La direzione distrettuale antimafia di Napoli aveva chiesto 30 anni di reclusione a testa per ognuno degli esecutori materiali dell’ di , avvenuto a Napoli nella centralissima Via Toledo, a seguito di un violento pestaggio con verificatosi la notte del 13 agosto 2005 davanti al pub Lander Suisse.

Le penetranti indagini avevano portato alla emissione della ordinanza di custodia cautelare a carico di , e di , poi processati. La gravità degli indizi aveva retto anche all’esito del ricorso proposto dalle difese al Tribunale del riesame. Indubbiamente coraggiosa la scelta degli imputati di non optare per il giudizio abbreviato ed affrontare il processo ordinario, il quale è stato caratterizzato dallo svolgimento di una lunga istruttoria dibattimentale, durata circa due anni, scandita anche dalla sostituzione del collegio giudicante.

Il probabile movente del delitto era, secondo gli inquirenti, da ricercarsi nel mondo degli stupefacenti, precisamente nei debiti accumulati dalla vittima.
Seppur il quadro a carico sembrava inossidabile, atteso che l’accusa poteva far leva anche sulle dichiarazioni accusatorie rese da numerosi collaboratori di giustizia, quali Buccino Rosario, Scala Salvatore, Martusciello Carmine, Gallozzi Vincenzo, la difesa degli imputati nel corso dell’istruttoria è innanzitutto riuscita a far emergere l’astio dei dichiaranti, all’epoca appartenenti al clan Di Biasi, nei confronti degli imputati che erano tutti appartenenti all’avverso clan Terracciano, in guerra con l’avverso clan Di Biasi per il predominio criminale nella zona dei quartieri spagnoli.

Inoltre, di estremo interesse si è rivelata la istruttoria nel punto in cui ha fatto emergere la possibilità di eventuali intese ed accordi tra i pentiti che avevano reso dichiarazioni su tale fatto di sangue.
Ma la principale dichiarazione indiziante, quella che aveva portato agli arresti degli imputati, era indubbiamente quella resa dal collaboratore di giustizia Rosario Buccino, il quale aveva affermato che, subito dopo il delitto, suo cognato avrebbe a lui confessato di esserne stato l’autore; la confidenza sarebbe avvenuta al centro della città di Napoli presso la abitazione di Buccino.
Il colpo di scena verificatosi durante la istruttoria è maturato allorquando i difensori di tutti gli accusati hanno fatto sorgere dei dubbi nel collegio giudicante che in quel periodo il pentito Buccino si trovasse nella città di Napoli, veicolando nel processo dichiarazioni di testimoni che invece lo collocavano in Grecia, precisamente a Mykonos, fornendo anche documentazione fotografica prodotta da Equabile Carmela, sorella dell’imputato .

È nata cosi la necessità di riascoltare in aula Buccino, il quale ha ammesso di essere stato in Grecia nell’agosto di quell’anno, il 2005, partendo in aereo da Roma- Fiumicino, senza però ricordare il giorno della partenza e del rientro.
In questo delicato punto dell’istruttoria l’avvocato Dario Vannetiello, difensore del principale destinatario delle accuse del pentito Buccino, si è reso protagonista di una scelta rischiosa che, però, alla fine si è rilevata vincente : ha chiesto alla Corte di assise di effettuare la verifica presso l’aeroporto di Fiumicino onde individuare la data di partenza e di rientro del pentito sui voli Roma-Mykonos, circostanza questa oramai da cui non si poteva più prescindere.

avvocato Dario Vannetiello

Ebbene, all’esito della camera di consiglio, il collegio giudicante ha condiviso la istanza del penalista, e, quindi, la necessità di tale verifica, prima di decidere se utilizzare le dichiarazioni accusatorie del pentito Buccino ed emettere il verdetto finale. La direzione dell’aeroporto di Roma-Fiumicino ha relazionato alla Corte segnalando la impossibilità di evadere la richiesta alla luce del notevole lasso di tempo trascorso, con conseguente inutilizzabilità del pentito centrale.

E così, all’esito delle arringhe degli avvocati Giusida Sanseverino – che insieme all’avvocato Dario Vannetiello ha condiviso la difesa Equabile Salvatore – di quella effettuata dall’ avvocatessa Mirella Baldascino in difesa di e di quelle degli avvocati Giovanni Fusco e Gennaro Pecoraro che hanno difeso Terracciano Edoardo, sono stati assolti tutti e tre gli imputati per i quali l’accusa aveva chiesto anni 30 di reclusione, ordinandone anche la immediata liberazione, se non detenuti per altra causa, di Equabile Salvatore e di ( era già stato in precedenza rimesso in libertà).
Una particolarità: trattasi dell’ultimo processo per , iniziato molti anni fa, che ha visto la partecipazione dell’avvocato Dario Vannetiello alla istruttoria dibattimentale di primo grado presso il Palazzo di Giustizia della città di Napoli, avendo tale professionista deciso di accettare quali nuovi incarichi solo procedimenti da trattarsi innanzi alla Corte di Cassazione.



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