Conte domani va da Mattarella per dimettersi e punta al ‘Ter’ con i moderati

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Giuseppe Conte si recherà al Quirinale per dimettersi, aprendo una delicata crisi di governo. Comunicherà prima al Consiglio dei Ministri la sua decisione di lasciare il governo, poi salirà al Colle per la formalizzazione.

Da quel momento in poi diverse soluzioni entreanno negli scenari che dovrà valutare il Capo dello Stato, che sicuramente avvierà consultazioni lampo con tutte le forze politiche, dal reincarico al premier uscente per un “ter”, come a parole auspicano Pd,M5s e Leu, fino alla soluzione estrema dello scioglimento delle Camere. Il Movimento Cinque Stelle, a caldo, definisce il passaggio a un Conte ter “inevitabile” e “l’unico sbocco di questa crisi scellerata”. “Un passaggio necessario – prosegue una nota dei capigruppo pentastellati – all’allargamento della maggioranza”. Anche il Pd apre a un nuovo governo a guida dell”avvocato degli italiani’, ma sul come è ancora buio pesto. La decisione di salire al Colle, arriva dopo una lunga giornata segnata dalla tensione e dall’incertezza.

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Un appello alle forze europeiste, diretto a coloro che la settimana scorsa hanno votato la fiducia ma soprattutto a chi non ha avuto il coraggio di fare un passo avanti perche’ si aspettava un segnale di discontinuita’. Il primo passaggio di Giuseppe Conte dopo le dimissioni e il confronto con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sara’ sul solco di quanto spiegato nel suo ultimo discorso alle Camere. Il Capo dell’esecutivo mira a puntellare il fronte rosso-giallo con una pattuglia di una quindicina di ‘costruttori’ ma il Pd continua a chiedere che ci sia “una maggioranza stabile” che possa arrivare a fine legislatura. Ovvero a ricucire con Italia viva, puntando sul fatto che Renzi possa, pero’, non essere piu’ determinante sui numeri e dettare l’agenda.

Il senatore di Rignano incontera’ i suoi domani o mercoledi’, ha scelto la strada del ‘low profile’, sta trattando in prima persona. Ma un ‘big’ di Iv ritiene che sia difficile comunque la strada di una riappacificazione, che occorra puntare su una figura diversa a palazzo Chigi, magari su un esponente dem come Guerini, con una maggioranza ‘Ursula’. Sul rapporto con Renzi il premier non chiude piu’ la porta ma si affida alla prima carica dello Stato. Nel momento in cui si avvieranno le consultazioni sara’ Mattarella ad esprimersi, il suo ragionamento. Il partito del Nazareno, il Movimento 5 stelle e Leu si sono schierati al suo fianco ma aspettano di capire quali carte ha in mano il premier.

Conte e’ convinto che i numeri ci siano, che la ‘quarta gamba’ possa essere in grado di sostenere il peso di una nuova maggioranza. Per un governo di ‘salvezza nazionale’, di salute pubblica. E se Renzi vuole essere della partita puo’ anche farlo ma non piu’ da una posizione di forza. Ma restano le incognite sul dopo-dimissioni. Il centrodestra tornera’ domani a vedersi per cercare di nuovo di ricompattare i parlamentari. Affinche’ nessuno possa cedere alle ‘sirene’ contiane.

“FI potrebbe perdere solo qualche pezzo”, osserva una fonte azzurra. Berlusconi ha respinto gli assalti e detto no ad un nuovo governo guidato da Conte, potrebbe aprire ad un esecutivo di unita’ nazionale ma il convincimento anche nella Lega e in FI e’ che l’ex premier non cedera’, nonostante ci sia un lavorio in corso dei pontieri contiani su alcuni esponenti forzisti. Ad ora non ci sono certezze su cosa succedera’ dopo il passo indietro di Conte. Qualora si riuscisse a formare un ‘Conte ter’ c’e’ anche l’incognita su come sara’ formata la squadra. Perche’ nel momento in cui si aprira’ il vaso di Pandora c’e’ l’ipotesi di un azzeramento della composizione del ‘Conte 2′.

Nel Movimento 5 stelle, per esempio, si fanno i nomi di Cancelleri, Castelli, Buffagni, Ruocco. Ma un nuovo esecutivo potrebbe portare al cambiamento di alcuni ministri che vengono visti come figure non piu’ appartenenti al Movimento. Come Pisano e Catalfo. Ma c’e’ anche chi parla di un rinnovamento piu’ ampio che possa arrivare anche a modificare alcune caselle come quella della Giustizia. Nei gruppi parlamentari dem, invece, circolano sempre i nomi di Delrio e Marcucci e del vice segretario dem, Orlando che potrebbe assumere il ruolo di ministro del ‘Recovery’ o il ruolo di vice premier a palazzo Chigi.



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