In corteo, qualcuno con i figli, altri con il padre. La protesta degli operai della contro la decisione dell’azienda di chiudere a ottobre lo stabilimento di , coinvolge tutti, non solo i dipendenti del sito, ma anche quelli degli altri opifici in tutta Italia.

A , sfilano dalla stazione di Mergellina, dove si sono radunati, verso il consolato americano, attraverso il lungomare, con striscioni, bandiere tricolore, tamburi e vessilli di Fiom, Fim e Uilm.

Con cappello o fazzoletto per proteggersi dal sole, ci sono intere generazioni che hanno lavorato in quella fabbrica o che da quella fabbrica prendono lo stipendio su cui costruire il loro futuro e che ora rischiano di perdere il lavoro. A vengono prodotte lavatrici di alta gamma, e proprio una di queste campeggia su uno striscione che reca lo slogan della battaglia ingaggiata un anno fa anche al MiSe per ora senza successo, ‘ Napoli non molla’, che fa capolino anche in diverse magliette. A dare un sostegno concreto agli oltre 400 che a fine anno sarebbero senza reddito e occupazione sono arrivati gia’ da ieri, un po’ alla volta, da Varese, Melano, Siena, Comunanza, Pero e Cassinetta, insieme a delegazioni di lavoratori di altre aziende come l’Embraco di Torino. I manifestanti ora sono in presidio davanti i cancelli della rappresentanza Usa.



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