Il duro attacco del presidente della Campania, Vincenzo De Luca, al governo e alla struttura commissariale per i ritardi con cui stanno inviando attrezzature e dispositivi di protezione per fronteggiare l’emergenza Coronavirus riaccende lo scontro politico in Campania, dopo alcune settimane in cui i toni si erano abbassati e l’attenzione si era focalizzata sul diffondersi dei contagi. Il centrodestra chiede a gran voce un commissario che si occupi della gestione della crisi. “Il grido d’allarme del presidente della Regione è un’ammissione di debolezza di fronte alle difficoltà – dice Stefano Caldoro, capo dell’opposizione in Consiglio e possibile sfidante di De Luca alle regionali – per rispondere a questa situazione riteniamo opportuna la nomina di un commissario per l’emergenza che affianchi le istituzioni locali”. Il deputato Paolo Russo, responsabile Sud di Forza Italia, annuncia la presentazione di un interrogazione al governo, si chiede dove siano i ministri campani e spiega che, dopo l’atto di accusa, “De Luca si sarà ricreduto rispetto a quel che disse il 29 ottobre scorso, cioè che la Campania fosse la prima regione d’Italia”. I parlamentari campani della Lega attaccano le due principali forze di maggioranza a livello nazionale: “Il governo Pd-M5s vanta numerosi campani, eppure la Regione lo accusa di ignorare le richieste di aiuto. De Luca ha mille lamentele, coerenza zero. E’ il suo Pd che snobba la Campania: nessuno show del governatore può cancellare la realtà”. Anche FdI si unisce alla richiesta di un’unita’ di crisi con la nomina di un commissario. “Gli endorsement della Campbell e di Verdone sono serviti soltanto a sollevare l’ego di De Luca – esplicita il senatore, Antonio Iannone – da giorni ripetiamo che in Campania i rischi sono altissimi”.

Il M5s condivide con il centrodestra la bocciatura dell’operato della Regione, ma dissente sul commissariamento. “Non è la soluzione – evidenzia  il capogruppo in Consiglio, Valeria Ciarambino – perché non conoscerebbe la sanità campana. Invece bisogna unire le forze, mettere a sistema le migliori energie, chiamando a raccolta i principali esperti che abbiamo in Campania”. Giudica l’intervento di De Luca un “attacco scomposto”, perché il governo sta ragionando in ottica nazionale e sta distribuendo tutto il materiale disponibile, che è difficilmente reperibile. “Abbiamo compreso qual è il piano B di De Luca – argomenta – scaricare i morti sul governo, ma le sue responsabilità sono certificate dai numeri e dai tagli. Qui la situazione è drammatica, la sanità è crollata prima del previsto: sono bastati 1.000 contagiati, di cui il 16% in terapia intensiva, a fronte del 6% della media nazionale, perché si fanno pochi tamponi, l’esito arriva in ritardo, mancano posti letto, gli ospedali sono diventati dei focolai, i medici non rispondono alle chiamate dei pazienti e al 118 viene richiesto di gestire l’emergenza e fare anche i tamponi”. Il Pd legge diversamente le parole di De Luca e, allo stesso tempo, riconosce il lavoro che si sta facendo a livello nazionale. “Le richieste del presidente rappresentano un campanello d’allarme nei confronti di una possibile espansione del coronavirus in Campania – chiarisce il segretario metropolitano di Napoli, Marco Sarracino – ma non entrano assolutamente in conflitto con gli sforzi che il governo sta mettendo in campo, tutt’altro. Il governo, estremamente attento alle questioni del Sud, si adopererà sicuramente, nelle compatibilità nazionali, per assicurare alla Campania gli strumenti necessari per fronteggiare l’emergenza. Siamo tutti impegnati in queste ore nell’affrontare un fenomeno che non ha alcun precedente nella storia contemporanea, occorre quindi la massima collaborazione istituzionale, lavorando d’intesa, per esempio, per aumentare il numero di tamponi effettuati a chi combatte in prima linea come i nostri operatori sanitari”.