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Strage del bus: la Procura di Avellino dispone il sequestro di altri 9 viadotti

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 Nuovi sequestri di viadotti da parte della Procura della Repubblica di Avellino. Questa volta a finire al centro delle attenzioni sono nove ponti situati tra l’A1 Napoli-Milano, la A14 Bologna-Taranto e la A16 Napoli-Canosa. Tre viadotti per parte hanno visto scattare i sigilli: Val Freghizia, Fosso pezza secca, Rio Pescara, Fonte dei preti, Del Vomano, Colonella, Lamia, Omero fabriani, D’Antico. L’operazione rientra nell’inchiesta bis nata dopo la strage di Acqualonga del luglio 2013, quando un pullman di pellegrini volò giù da un viadotto sulla Napoli-Canosa nel territorio di Monteforte Irpino, morirono 40 persone. Il mezzo andò a urtare violentemente contro le barriere sul viadotto dopo aver perso il controllo a causa di un guasto meccanico. L’indagine bis mette al centro delle attenzioni proprio la sicurezza e la manutenzione delle autostrade. I nove viadotti sequestrati vanno ad aggiungersi a quelli posti sotto sigillo in estate tra la Bologna Taranto e la Napoli-Canosa.  Il nuovo filone d’inchiesta condotto dai Pm Rosario Cantelmo e Cecilia Annecchini, riguarda la struttura delle barriere e la relativa manutenzione e nel registro degli indagati figurano dirigenti di Autostrade per l’Italia gia’ coinvolti nel processo per la strage di Acqualonga, dove il tribunale di Avellino ha emesso condanne da 5 a 6 anni, riconoscendo come principale responsabile il titolare dell’agenzia che noleggio’ il bus precipitato dal viadotto, Gennaro Lametta, condannato a 12 anni di reclusione. Assieme a Michele Renzi, Massimo Giulio Fornaci e Gianni Marrone, per Aspi sono indagati anche Costantino Vincenzo Ivoi, Donato Dino Giuseppe Maselli, Mauro Crispino, Stefano Castellani e Salvatore Belcastro.

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L’episodio si è verificato nel pomeriggio di ieri, intorno alle 16.30, nei pressi di un bar in via Forche Caudine, a Maddaloni, in provincia di Caserta. Secondo quanto ricostruito dai militari dell’Arma, la vittima, un ragazzo di 14 anni che si trovava in compagnia di un amico, sarebbe stata avvicinata da due coetanei. Dopo la minaccia con un’arma da taglio, i due si sarebbero impossessati dei suoi effetti personali per poi allontanarsi rapidamente.

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«Lo hanno messo al primo posto nella lista dei trapiantandi italiani», ha spiegato la donna, riferendo di essere stata informata direttamente dal ministero. Una notizia che rappresenta un passaggio cruciale nella corsa contro il tempo per salvare il piccolo, le cui condizioni restano delicate ma compatibili, secondo i medici, con un nuovo intervento.

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