Scafati, l’armiere del clan Matrone spacciava dai domiciliari: dopo 48 di carcere torna a casa

Scafati. Per la Dda salernitana è considerato un rampollo del clan Buonocore-Matrone. Si tratta di Marcello Panariello, ventenne scafatese, che sebbene giovanissimo può vantare il triste primato di avere innumerevoli processi alle spalle, un folto curriculum di pendenze criminali. Era stato portato a processo con l’accusa di essere un jolly del crimine scafatese pronto a nascondere armi e droga per conto del clan ed a piazzare bombe ai negozi, partecipando attivamente al racket estorsivo. La sua partecipazione all’associazione del Buonocore era confermata dai pizzini che riceveva dal carcere il giovane. Nell’ultimo processo dedicato al Clan scafatese che aveva preso l’avvio dopo le bombe che gli uomini di racket avevano collocato, Marcello Panariello, sebbene il pm aveva chiesto una condanna di 3 ann, ha riportato l’assoluzione.
Qualche mese fa il giovane aveva impugnato una pistola e si era diretto presso l’abitazione della compagna, colpevole di non avergli dato la possibilità di vedere il figlio per diversi mesi. In piena notte Panariello aveva esploso 5 colpi di pistola sulla porta d’ingresso della ragazza presso la sua abitazione di Pompei. Le strade della città mariana erano diventate un far west. In quella circostanza Panariello era stato arrestato ma dopo qualche giorno di cella era stato immediatamente scarcerato.
La storia si è ripetuta con il ritorno nuovamente in carcere del Panariello.Nella giornata del 18 settembre i carabinieri di Scafati avevano bussato alla sua porta per una normale perquisizione. Il giovane che doveva risultare detenuto si trovava al di fuori della sua abitazione. I militari hanno deciso di perquisire il suo appartamento trovando marijuana e crack oltre a dei bigliettini che dimostravano che il giovane lavorava, dagli arresti domiciliari, in un sistema di spaccio. Per finire sono stati rinvenuti 2 bilancini di precisione oltre al denaro di piccolo taglio. Il pm del tribunale di Nocera, dottoressa Fasano, aveva disposto il trasferimento dell’arrestato in carcere. Secondo il pubblico ministero solo il carcere poteva essere la misura cautelare più idonea a salvaguardare le esigenze di tutela sociale. Nella convalida in carcere, il giovane ha negato gli addebiti. Il Giudice dopo aver sentito la difesa dell’imputato affidata all’avvocato Gennaro De Gennaro, ha accolto la tesi difensiva ed ha disposto la sua immediata scarcerazione. Il giovane ha potuto così lasciare il carcere di Fuorni per fare ritorno presso l’abitazione della famiglia per riprendere gli arresti domiciliari disposti nella vecchie procedura della minaccia intimidatoria a colpi di pistola fatta dal giovane ai danni della compagna.

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