Cinque anni firmati Allegri. Con il divorzio annunciato oggi, si conclude un’avventura fatta di fischi iniziali, trofei a raffica e un cruccio mai cancellato, nonostante due finali: la Champions. Allegri era piombato alla Juve a meta’ luglio di cinque anni fa, dopo il clamoroso addio di Antonio Conte al secondo giorno della preparazione estiva. Accolto con scetticismo dai tifosi, tanto che gli ultra’ avevano inscenato una contestazione a Vinovo, rendendo necessaria la mediazione dell’a.d. Beppe Marotta. Ma un mese dopo a Villar Perosa, nella tradizionale passerella bianconera nel feudo juventino, pur restando tiepidi verso l’ex allenatore del Milan, i tifosi avevano accettato l’idea di averlo alla guida dalla squadra bianconera, chiamata a proseguire il ciclo vincente di Conte. “E’ uno di noi. E’ juventino, – aveva garantito John Elkann – ci conosce, come dimostra anche il fatto che anni fa, come ha raccontato lui stesso, avesse in camera un poster di Platini. E la sua juventinita’ e’ una cosa molto positiva”. Un successo dietro l’altro in Italia, cinque scudetti consecutivi, portando la serie a 8 titoli, record assoluto per tutti i principali campionati europei, 4 Coppe Italia e due Supercoppe, oltre alle due finali di Champions, nel 2015 e nel 2017, hanno parlato a favore di Allegri, sempre ispirato dai suoi mantra, “ci vuole equilibrio” e “il Calcio e’ una materia semplice”. Una bandiera, quest’ultima, per Allegri che ha sempre respinto al mittente le critiche sul gioco brutto, con le memorabili litigate in tv prima con Sacchi e negli ultimi giorni con Adani. Vittorie e trofei non hanno mai fatto scoppiare l’amore con i tifosi. E l’Europa e’ rimasta un tabu’, anche dopo l’arrivo, l’estate scorsa, del giocatore piu’ prestigioso, Cristiano Ronaldo, che aveva vinto la Champions 5 volte, le ultime tre consecutive con il Real Madrid. Un fallimento? Guai ad azzardare un giudizio cosi’ duro con Allegri. “Forse qualcuno pensava di vincerla come il torneo che giocavo al bar in estate a Livorno…”, l’amaro e ironico commento del tecnico dopo il ko all’Allianz Stadium contro l’Ajax, ai quarti di finale. Quella Coppa attesa dal ’96, non arrivata, e’ probabilmente rimasto il principale cruccio del tecnico. Una Champions sfumata nel 2015 a Berlino, dopo aver fatto soffrire il Barcellona e due anni piu’ tardi a Cardiff contro il Real di Ronaldo, con quel crollo ancora oggi inspiegabile nel secondo tempo. “Ma quando sono arrivato alla Juve, c’era paura ad affrontare il Malmoe”, e’ stata spesso l’orgogliosa rivendicazione di Allegri. Se fosse arrivato a Madrid, a giocarsi la finale di quest’anno, forse le cose sarebbero andate diversamente tra la Juve e Allegri. O forse no.
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