Napoli – «Ho pagato per far morire mia figlia». È il grido di dolore, lucido e disperato, di Vincenzo Tucci, il padre di Francesca, la ragazza di 24 anni deceduta ieri, venerdì 3 luglio, nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Cardarelli di Napoli. La giovane si era sottoposta a un intervento chirurgico in regime di intramoenia nella stessa struttura sanitaria, ma il decorso post-operatorio si è purtroppo rivelato fatale.
Dopo la denuncia formale presentata dai familiari della vittima, la Procura della Repubblica di Napoli ha immediatamente aperto un fascicolo d’indagine per fare piena luce sulle cause del decesso. Il sostituto procuratore Mario Canale ha disposto il sequestro della salma e della documentazione clinica.
Come atto dovuto per consentire lo svolgimento degli accertamenti irripetibili, sono stati iscritti nel registro degli indagati tre operatori sanitari: il chirurgo Felice Pirozzi, Giuseppe Magno e Francesca Duro. Il collegio difensivo dei medici è composto dagli avvocati Massimo Lanna, Massimo D’Errico e Francesco Petruzzi.
La macchina investigativa si muoverà nei prossimi giorni con un passaggio chiave: per martedì prossimo è infatti fissato il conferimento dell’incarico ai periti che dovranno eseguire l’esame autoptico. La famiglia Tucci, decisa ad andare fino in fondo per comprendere cosa sia accaduto in sala operatoria e nelle ore successive, ha già nominato i propri consulenti di parte.
«Sono stato contattato dalla famiglia perché c’erano difficoltà nel reperire uno specialista di branca disponibile per l’autopsia», ha spiegato l’avvocato Petruzzi. Ad assistere i familiari in questa delicata fase medico-legale ci saranno il professor Maurizio Gentile e il medico legale Luca Scognamiglio, quest’ultimo già noto alle cronache per l’impegno sul caso del piccolo Domenico Caliendo. Sarà la relazione degli esperti, attesa dopo l’esame di martedì, a dover chiarire se vi siano state responsabilità o complicanze imprevedibili dietro la prematura scomparsa della ventiquattrenne.





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