Napoli. Ci sono una serie di lettere, che la magistratura ha sequestrato, spedite dal boss Salvatore Sequino, dal carcere e indirizzate al nipote Giovanni detto Gianni Gianni e poi a un affiliato in cui mostra tutto il suo risentimento nei confronti di Patrizio Vastarella all’indomani dell’agguato del 3 agosto di vico Nocelle in cui furono uccisi il boss emergente Salvatore Esposito e Ciro Marfè , uomo dei Sequino e ferito Pasquale amodio, altro elemento di spicco del clan. Nella prima lettera Salvatore Sequino si rivolgeva al nipote ,  Giovanni detto Gianni Gianni, disponendo che gli affiliati adottassero le precauzioni del caso restando in casa, senza uscire, alla luce dell’agguato subito “…Ciao mio amato nipote …Omissis… vi raccomando di non camminare di stare sopra, dovete essere invisibili con tutti e con tutto…”.
Salvatore Sequino , inoltre, esternava in maniera palese il suo sentimento di vendetta, invitando gli affiliati ad attendere il momento opportuno per colpire il clan avverso “…io non dimenticherò mai e prima o poi ripagherò con la stessa moneta … dovete solo sapere attendere il momento giusto che stai sicuro arriverà voi dovete solo stare attenti e uniti … Vedrai che tutto passa vedrai che capiterà la nostra occasione che arriverà ma voi dovete essere invisibili sempre capito? State sempre tutti uniti, tutti stretti e avere tanta pazienza che arriverà il momento giusto vedrai lo faranno qualche errore questo è sicuro hai capito?…State solo attenti ti prego io già ho il cuore a pezzi per i nostri due fratelli e non lo sopporterei ancora, quindi tutti uniti non fidatevi di nessuno solo di voi e basta. Vedrai che tutto passa vedrai che capiterà la nostra occasione che arriverà ma voi dovete essere invisibili sempre capito? State sempre tutti uniti, tutti stretti e avere tanta pazienza che arriverà il momento giusto vedrai lo faranno qualche errore questo è sicuro hai capito? Ora state solo attenti e rilassati con la mente dovete essere lucidi in tutto ok ora mi fermo ti bacio e ti stringo forte a me ti raccomando state attenti non voglio più piangere non ce la farei. Ok vi amo!”. La lettera è data 13 agosto 2016. Due settimane dopo ovvero il 24 agosto Salvatore Sequino scrive a Mirko Zolfino: “…ciao carissimo Mirco … ma dimmi una cosa ma tu lo sai che abbiamo perso due fratelli? E lo sai che tu devi dare conto solo a me e no a Gianni?…”.
Sequino proseguiva redarguendo l’affiliato e gli spiegava la gravità della situazione, invitandolo ad allontanarsi da Napoli nel caso in cui non avesse voluto sottostare alle disposizioni impartite “…E allora io sono qui a dannarmi e a stare male e tu te ne vai al festino? Ma ti credi che si sta scherzando? Io non lo so ma se non volete stare andate via allontanatevi da Napoli prima che capita qualche altra cosa, mi sono spiegato?…”.
Il tono utilizzato dal Sequino nella lettera, lasciava trasparire, in maniera incontrovertibile, il carisma ed il ruolo di leader che quest’ultimo rivestiva all’interno del Clan; si poteva cogliere, inoltre, l’enorme esperienza criminale vantata dallo stesso “…Spero che mi ascolterai, come Ciro Macal non la vuole finire di andare e venire da casa sua? Io non lo so vi sembra tutto un gioco comunque te l’ho detto smettetela e pensate che abbiamo perso due fratelli capito?…”.

Anche le telefonate che i detenuti effettuavano dal carcere alle proprie famiglie si dimostravano essere un’occasione per trattare argomenti di interesse per le indagini in corso. Infatti in occasione della conversazione telefonica concessa al detenuto Nicola Sequino, il 25. agosto del 2017, parlava con il figlio Giovanni di questioni relative al sodalizio camorristico. Nel corso della telefonata emergeva che:Nicola chiedeva notizie a Giovanni sul fratello Salvatore anch’egli detenuto. La richiesta non riguardava il suo stato di salute, ma la reazione di Salvatore agli omicidi del 3 agosto scorso. Giovanni rassicurava il padre sullo stato di salute dello zio che era andato a trovare in carcere.
Nicola si interessava come stava facendo il figlio per non ottemperare all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria impostogli con DASPO al fine di rassicurarsi che il figlio stesse in casa ed evitare di correre rischi di altri agguati di camorra. Sull’argomento, già esaustivamente indottrinato dallo zio Salvatore, Giovanni rassicurava il padre, avendo intenzione di non presentarsi ai Carabinieri così come previsto. La moglie Maria Pirozzi, avendo capito quale fosse il senso della richiesta del marito in relazione al fratello, informava il coniuge che Salvatore serbava molto rancore per ciò che era accaduto il 3 agosto scorso e che questi aveva chiesto che Silvestro Pellecchia si presentasse al successivo colloquio in carcere. Questa informazione faceva capire a Nicola che Salvatore reputava Silvio più idoneo per gestire il difficile momento criminale della consorteria camorristica rispetto al figlio Giovanni che era ancora inesperto per certe dinamiche malavitose. Il 26 agosto si acclarava che anche Nicola Sequino si interessava al benessere dei propri affiliati, in particolare il ras si informava con la moglie se il figlio Giovanni stesse uscendo o se si fosse chiuso in casa. La domanda, logicamente, andava oltre il rapporto padre-figlio in quanto la condotta alla quale si interessava Nicola riguardava il modus operandi del clan che in quel momento storico si sentiva tradito ed in pericolo, e, pertanto, avrebbe potuto subire altri agguati di camorra. Allo stesso modo Nicola Sequino chiedeva notizie di Gennaro Passaretti con il quale avrebbe avuto il piacere di parlare al telefono. Tale interesse dimostrava il legame profondo che legava il ras ai suoi uomini”.

 Rosaria Federico

2. continua

La Redazione
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