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Angri

Angri. Beni confiscati alla criminalità organizzata: pronto l’affidamento di un immobile in via Stabia alla Protezione civile comunale e alle associazioni di volontariato

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Il sindaco Cosimo Ferraioli sta concludendo l’iter di assegnazione dell’immobile di via Stabia, confiscato alla criminalità organizzata, da affidare alle forze di soccorso presenti sul territorio, al fine di garantire un migliore coordinamento delle stesse, puntando all’ottimizzazione e all’efficienza dei servizi resi alla pubblica cittadinanza. I locali saranno utilizzati dalla Protezione Civile comunale e dalle associazioni di volontariato che operano con finalità di Protezione civile.
Questa mattina è stato eseguito un nuovo sopralluogo per determinare gli spazi da affidare alle singole realtà di volontariato, per rendere l’immobile finalmente utile alle pubbliche esigenze.
Il sindaco dichiara:
“Siamo vicini a completare l’iter per l’utilizzo per finalità pubbliche di un bene confiscato ed acquisito a patrimonio comunale. Destinare la struttura di via Stabia alla realizzazione di un polo di Protezione civile, rappresenta una possibilità per avere una base operativa attiva sul territorio comunale, con il pieno coinvolgimento delle associazioni che operano nel campo della prevenzione dei rischi e di sostegno alla popolazione; una sede unica che consentirà una migliore logistica, sincronizzazione ed operatività”.
Dichiarazione Caterina Barba – Assessore al Patrimonio
“Dopo lunghi mesi di lavoro siamo giunti alla fase finale per restituire alla pubblica utilità una struttura confiscata. Un impegno assunto che presto diventerà concreto. Le attività di Protezione Civile saranno concentrate in un unico immobile, migliorando sinergie ed efficienza. Questo è solo il primo passo di un cammino di riutilizzo degli immobili confiscati che sono stati acquisiti a patrimonio comunale e che saranno utilizzati per una serie di finalità sociali, che consentiranno maggiori servizi ed un risparmio economico per l’ente”.

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Angri

Rifiuti e assenza del certificato anti-incendio, il Noe sequestra un capannone della Sea di Angri

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Angri. Rifiuti stoccati senza autorizzazione e assenza del certificato anti-incendio: i carabinieri del Noe di Salerno sequestrano un capannone della Sea di Angri, l’azienda che fa capo ai fratelli scafatesi Mauro e Corrado Scarlato che opera nel settore del riciclo della carta.

I militari del Noe di Salerno, su delega della Procura di Nocera Inferiore, hanno sequestrato alcuni locali della società con sede nell’area industriale di via Taurana ad Angri.
L’operazione che rientra nell’ambito dei controlli portati avanti dai carabinieri del nucleo ecologico e ambientale alle industrie dell’Agro nocerino sarnese ha portato alla luce alcune irregolarità nella sito di stoccaggio della fabbrica angrese. In un capannone di 1000 metri quadrati erano stoccate 70 tonnellate di materiale cartaceo conservate senza autorizzazione. Inoltre, 150 metri cubi di rifiuti non pericolosi erano stati stoccati senza i relativi permessi. Infine, la società era sprovvista del certificato antincendio. Il legale rappresentante dell’azienda controllata dagli Scarlato è stato denunciato, nel frattempo proseguono gli accertamenti sull’azienda via Taurano, su delega della Procura della Repubblica di Nocera Inferiore.
La Sea era assurta agli onori della cronaca già nel giugno del 2017 quando un incendio di vaste dimensioni distrusse alcuni capannoni dell’azienda e tonnellate di materiale stoccato nell’area industriale.

 

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Agguato ad Angri, i caschi dei killer all’attenzione del Ris di Roma

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Accertamento dei Ris di Roma sui caschi indossati dai due potenziali killer per concludere l’indagine sul fallito agguato all’imprenditore di Angri, Domenico Chiavazzo.

Dietro la decisione della Dda Antimafia, il reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri sta svolgendo una serie di attività tecnico-scientifiche sui caschi indossati da Nicola Liguori e Alfonso Manzella, ritenuti i due autori del fallito agguato all’imprenditore, lo scorso 25 maggio, ad Angri. Un lavoro di approfondimento, alla ricerca di tracce ematiche ed impronte, oltre che di comparazione di tracce biologiche, sul materiale sequestrato dai carabinieri nelle ore successive all’agguato, che costò il ferimento della vittima alle braccia, in ragione di una serie di proiettili esplosi contro di lui.

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