Manca una condotta omissiva, mancano i presupposti per sostenere che Giovanni Castellucci si sia sottratto in qualche modo alla giustizia. Con queste conclusioni, il difensore dell’amministratore delegato di Autostrade per l’Italia ha chiesto l’assoluzione con formula piena. Per l’avvocato Paola Severino, che in una lunga arringa, ha cercato di smontare le accuse di concorso in omicidio colposo plurimo, disastro colposo e omissioni, non reggono le contestazioni che la procura muove su responsabilita’ nell’incidente avvenuto il 28 luglio 2013, nel quale persero la vita 40 persone, che viaggiavano sul bus precipitato dal viadotto autostradale Acqualonga. Se tutte la colpe di Aspi si fondano sul mancato contenimento della barriera precipitata assieme al pullman, l’avvocato Severino ricorda in aula che “tutti i periti consultati hanno affermato che la barriera era adeguata per classe e nelle condizioni di installazione avrebbe contenuto agevolmente il pullman”. “Abbiamo portato all’attenzione del giudice prove solide e chiare sulla correttezza del comportamento dell’ingegner Castellucci nel suo ruolo di amministratore delegato. – sottolinea l’ex ministro della Giustizia, al termine di un’arringa durata circa due ore – non ci siamo limitati, quindi, a sottolineare l’assenza di qualunque prova a carico dell’ad, ma abbiamo documentato e provato tutte le scelte di organizzazione volte ad assicurare alle strutture tecniche la possibilita’ di decidere, con ampia autonomia, gli interventi di adeguamento delle barriere”. In conclusione, l’avvocato respinge anche un addebito che il procuratore Rosario Cantelmo mosse ai vertici di Aspi nella sua requisitoria. Castellucci, non facendosi interrogare, non si sarebbe sottratto alla giustizia. “E’ stato presente sul luogo dell’incidente il giorno successivo – ricorda Severino – ha subito incontrato il sindaco di Pozzuoli per offrire sostegno e ha disposto che sei orfani dell’incidente venissero assunti”. L’ultimo intervento dell’udienza sara’ affidato all’avvocato Carlo Marchiolo, sempre in difesa dell’amministratore delegato, che anticipa il tema della sua arringa. “Le condizioni del bus, come e’ gia’ emerso nella fase istruttoria – dice Marchiolo – e ancora con maggiore precisione durante il dibattimento, erano praticamente disastrose. Il pullmann aveva quasi 1 milione di chilometri. Non aveva la meccanica in ordine, era stato sottoposto a una revisione finta, perche’ non sarebbe mai stato in grado di superarne una regolare. Gli pneumatici erano usurati e, per giunta, non omogenei. Quel mezzo quindi e’ partito in condizioni impossibili, assolutamente precarie, che erano anche state intuite da alcuni dei poveri passeggeri che poi hanno perso la vita”. L’udienza proseguira’ anche con le arringhe dei difensori di altri dirigenti di Aspi e si concludera’ con l’intervento dell’altro difensore di Giovanni Castellucci, l’avvocato Carlo Marchiolo.

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