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Attualità

Sei indagati per i morti nel terremoto ad Amatrice

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Sei avvisi di garanzia sono stati notificati a progettisti, tecnici comunali di e funzionari del Genio Civile, dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Rieti, nell’ambito dell’inchiesta sul crollo, durante il del 24 agosto 2016, di uno stabile ad Amatrice (corso Umberto I ,83)che causo’ la morte di 7 persone. I sei dovranno rispondere dei reati di omicidio colposo e disastro colposo. Le indagini, coordinate dai sostituti procuratori della Repubblica Luana Bennetti e Rocco Gustavo Maruotti e avviate all’indomani del sisma, hanno accertato che il crollo dell’edificio oggetto delle indagini, e’ stato provocato dalla realizzazione sul vecchio immobile di una sopraelevazione eseguita a fini speculativi da una societa’ di Roma, la quale aveva acquistato l’intero stabile all’asta per realizzare all’ultimo piano ulteriori 9 unita’ abitative poi rivendute a prezzo di mercato. I due progettisti e direttori dei lavori, nonche’ soci della impresa, avevano realizzato per gli inquirenti un progetto non conforme alla normativa anti sismica vigente all’epoca. Gli accertamenti della Procura hanno evidenziato gravissime carenze inerenti la definizione dei materiali che costituivano le pareti dell’immobile, la totale mancanza di sopralluoghi finalizzati ad accertare la natura e la composizione delle stesse e il loro stato di conservazione, e un grossolano errore nella qualificazione della zona sismica del Comune di Amatrice. Queste criticita’ non erano state rilevate ne’ dal R.U.P. che viceversa, in qualita’ di Capo Settore dell’Ufficio Tecnico di Amatrice, aveva dapprima rilasciato il permesso a costruire e poi concesso il certificato di agibilita’ dell’intero immobile, ne’ dai dirigenti e tecnico istruttore del Genio Civile di Rieti, che infatti avevano concesso tutte le autorizzazioni previste. 

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Coronavirus

Covid-19, in Italia calano i contagi (1350) ma aumentano i ricoveri: 17 le vittime

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E’ in calo il numero dei contagi per il Covid nelle ultime 24 ore: sono 1.350 i casi a fronte dei 1.587 del giorno precedente.

Stabile il numero dei decessi, 17 morti nell’ultimo giorno rispetto alle 15 vittime di ieri. Il totale dei morti è 35.724. In netta diminuzione il numero di tamponi effettuati: 83.428, circa 28mila in meno di ieri. Questi i dati nel bollettino del ministero della Salute.  La Regione con più casi nelle 24 ore è la Campania (243), seguita da Lazio (198), Emilia Romagna (116) e Veneto (103), mentre la Lombardia si ferma a 90. Nessuna regione a zero casi, mentre l’Abruzzo ne segnala 72 ma è il dato cumulativo degli ultimi tre giorni. Il totale dei casi dall’inizio dell’epidemia sale a 299.506. Sul dato dei decessi pesa il bilancio del Lazio, 5 vittime in un giorno, cui si aggiungono Sicilia (3), Sardegna (2) e una ciascuna in Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte, Campania, Puglia, Abruzzo e Umbria. Il totale sale a 35.724, mentre i guariti totali sono 218.703. Sale ancora il numero delle persone attualmente positive, 981 in più (ieri 937), e sono 45.079. Dopo due giorni di calo, balzo dei ricoveri in regime ordinario, 110 in più, per un totale di 2.475, mentre le terapie intensive salgono di 10 unità e sono 232 in tutto. Infine, sono 42.372 le persone in isolamento domiciliare.

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Cronaca Giudiziaria

Tifoso dell’Inter ucciso, il pm chiede il processo per omicidio volontario per l’Ultrà del Napoli

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Tifoso dell’Inter ucciso, il pm chiede il processo per omicidio volontario per l’Ultrà del Napoli.

 

La Procura di Milano ha chiesto il processo con l’accusa di omicidio volontario nei confronti di Fabio Manduca, l’ultra’ napoletano di 40 anni arrestato il 18 ottobre del 2019 per aver travolto e ucciso col suo suv Daniele Belardinelli, ultra’ del Varese, all’inizio degli scontri del 26 dicembre 2018 in via Novara, nel capoluogo lombardo, prima di Inter-Napoli. Il procuratore aggiunto Letizia Mannella e i pm Michela Bordieri e Rosaria Stagnaro hanno confermato nell’istanza di rinvio a giudizio l’accusa di omicidio volontario per la quale Manduca era stato arrestato su ordinanza del gip Guido Salvini.

Accusa rafforzata sia da una decisione del Tribunale del Riesame che da un’importante consulenza tecnica firmata da diversi esperti, tra cui la nota anatomopatologa Cristina Cattaneo. Dalle 126 pagine della relazione emerge che, grazie al recupero di alcuni pezzi di vetro che erano nel giubbotto della vittima, si e’ potuto stabilire che Belardinelli, che aveva assunto cocaina, nella prima fase della ‘guerriglia’ ha colpito il finestrino di un Ford Transit, guidato da alcuni ultra’ napoletani, con un bastone o qualcosa di simile e nel fare questo e’ caduto per terra, rompendosi una clavicola. A quel punto, Manduca, che con la sua Renault Kadjar seguiva il Ford Transit, ha accelerato e ha quindi schiacciato l’ultra’ napoletano.

“Il corpo del Belardinelli, gia’ a terra – scrivono i consulenti – probabilmente prono e con la fronte appoggiata sul tombino del manto stradale, e’ stato sorpassato dalla Renault”. Di quest’ultima circostanza c’e’ ulteriore prova, definitiva secondo gli esperti, in una traccia di sigillante che e’ stato trovato sempre sul giubbotto della vittima e che e’ quello utilizzato dal costruttore per il pianale inferiore della Renault Kadjar.

Le condizioni di Belardinelli si sono aggravate perche’, nonostante le frattura del bacino, e’ stato sollevato mani e piedi dai suoi compagni e trascinato a lungo. “Risulta, tuttavia, difficile immaginare – si legge nella consulenza – che gente priva di competenze mediche potesse immaginare l’entita’ delle lesioni pelviche e i possibili effetti negativi prodotti da un’inadeguata mobilizzazione del corpo”.

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