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Benevento, gli avvocati della famiglia si oppongono alla riesumazione del corpo della piccola Maria

Ha suscitato non poche reazioni la decisione di riesumare la salma della piccola Maria, trovata morta in una piscina a San Salvatore Telesino a Giugno del 2016. Gli avvocati difensori degli indagati Daniel e Cristina Ciocan hanno preannunciato di chiedere l’intervento probatorio al Giudice per le indagini Preliminari.
“Per quanto riguarda la riesumazione del cadavere di Maria – dichiara la criminologa Ursula Franco che assiste i due indagati – alla ricerca di segni di una colluttazione che sono stati esclusi dai due precedenti medici legali, consulenti della Procura, non posso che dirmene disgustata, la Procura non riesce ad ammettere di aver commesso un errore, continua a buttare i soldi dei contribuenti in indagini inutili invece di seguire le indicazioni dei Giudici e della difesa”. E’ la stessa criminologa che, in una nota, ricorda che per quattro volte la Procura ha chiesto l’arresto e per quattro volte i giudici, anche quelli della Cassazione, hanno espresso parere negativo. “ I vari giudici, sostiene la criminologa Franco – che hanno respinto gli arresti dei due indagati, hanno suggerito alla Procura di “indagare anche nell’ambito familiare circa eventuali abusi sessuali sulla bambina”. I giudici, inoltre, “hanno avanzato l’ipotesi della morte accidentale seguita ad un gioco ed hanno escluso che Daniel Petru e Cristina Ciocan fossero in paese mentre la bambina moriva. La difesa dei Ciocan, di cui io faccio parte in veste di criminologo consulente, ha sempre sostenuto che Maria, la sera della sua morte, aveva un appuntamento con un’amica, ormai maggiorenne, e con lei si diresse in piscina per fare un bagno, si spogliò e purtroppo affogò. L’amica era più grande e molto intima, per questo motivo Maria si fidò e non si vergognò di lei. L’aver scambiato un semplice caso di morte accidentale, in un contesto familiare degradato, per un omicidio, ha distrutto la vita di due giovani che sono estranei ai fatti, lo provano i testimoni, le celle telefoniche, l’assenza di un movente, ma, soprattutto, Daniel Petru e Cristina Ciocan non si trovavano a San Salvatore Telesino mentre Maria moriva”.

Renato Pagano

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