Un calcio spettacolare è ciò che sta regalando il Napoli in questo inizio di campionato. Cinque vittorie nelle altrettante cinque partite in Serie A, 19 gol siglati da calciatori provenienti da ogni parte del mondo. In Europa nessuno meglio degli Azzurri. La banda di Sarri vince, convince e diverte, frutto dell’impronta data dal tecnico, il quale basa il gioco prettamente sulla tattica. Passaggi di prima, possesso palla ed inserimenti sono il pane quotidiano degli Azzurri. Come se non bastasse, la rosa è condita da calciatori di assoluto valore, come Insigne, Hamsik, Koulibaly, Callejon e Dries Mertens, per i napoletani Ciro, in grado di realizzare gol indimenticabili. A tanti, la marcatura contro la Lazio ha fatto tornare alla mente quel gol di Diego Maradona proprio contro i biancocelesti al San Paolo.
E se a Napoli la parola scudetto non è più una “bestemmia”, allora vale la pena guardare qualche numero del passato. Cinque vittorie in cinque match non si vedevano dal lontano 87/88, qualche mese dopo il primo scudetto. Allora, la striscia terminò dopo sei trionfi, e sabato, contro la Spal, c’è un’altra partita da disputare.
E se per i successi, l’appuntamento con la storia si scoprirà sabato, per le 19 reti c’è da guardare dietro ancor di più. Erano gli anni 50′, ed a guidare l’attacco non vi era il folletto belga, ma bensì un brasiliano che i napoletani riconoscono come “O’ Lione”. Il suo nome era Luis Vinicio.
Ma tornando al presente, la forza di questa squadra non è soltanto nei singoli. La qualità del gioco espresso dona una facilità di andare al tiro impressionante. E non è quindi un caso se la macchina del gol registra più di qualche firma. Esattamente sono dieci coloro che hanno marcature all’attivo in questo campionato: 6 Mertens, 3 Callejon, 2 Zielinski, 1 Insigne, Allan, Koulibaly, Jorginho, Milik, Ghoulam e Rog. Solo il capitano, Marek Hamsik, è ancora all’asciutto, ma non c’è fretta, arriverà anche il suo momento. Eh si, perché a tutti capiterà sui piedi l’occasione per fare gol, proprio a tutti. Forse solo Reina sarà escluso, FORSE.
Ciò che conta ora è far bene nelle prossime sfide, ed è forse ciò il motivo che ha spinto Sarri a rintanarsi in sala video per studiare la Spal. Perché in fondo, è il futuro quello che conta.
Antonio Citarelli
Il Napoli dà spettacolo. L’armata di Sarri ammirata in tutta Europa
Evade dai domiciliari per seguire la festa del Santo Patrono: arrestato
La Guardia di Finanza, nell’ambito delle operazioni di presidio del territorio, ha controllato un’autovettura priva di assicurazione, di documenti di circolazione e oggetto di fermo amministrativo con a bordo un giovane salernitano, con precedenti di polizia, che si era sottratto al regime degli arresti domiciliari approfittando della festa del Santo Patrono
Camorra, duplice omicidio ”Cold case”: ergastolo per il boss Adinolfi
È stato condannato all’ergastolo Umberto Adinolfi ‘ a scamarda il boss di San Marzano sul Sarno ritornato agli onori della cronaca nei mesi scorsi per i colloqui intercettati in carcere con il boss mafioso, Giuseppe Graviano in cui parlava di Berlusconi e di Gigi D’Alessio. E’ accusato delduplice omicidio di Vincenzo Marrandino ed Antonio Sabia, avvenuto il 30 luglio 1986 a Capaccio e che dopo 31 anni rischiava di trasformarsi nell’ennesimo Cold Case di camorra. Stessa condanna arrivata anche per Salvatore Mercurio . dal processo è emerso che il giorno in cui vennero uccisi Vincenzo Marrandino (figlio del boss cutoliano Giovanni) e il suo autista Sabia, era ospite dello zio a Capaccio dove arrivò Salvatore Mercurio ufficialmente per fargli visita. Adinolfi, ha raccontato in aula, che non sapeva dell’idea di Mercurio di compiere il duplice omicidio. Arrivati a Ponte Barizzo, località di Capaccio, i due si fermarono e Mercurio con un binocolo individuò il Sabia che, essendo l’autista di Marrandino, era sempre in sua compagnia . Mercurio voleva uccidere il figlio del boss per i torti che aveva subito dallo stesso nel carcere di Poggioreale.Mercurio sparò diversi colpi di arma da fuoco. E quando la pistola si inceppò, esortò Adinolfi a portare a termine l’esecuzione. Marrandino morì sul colpo mentre Sabia riuscì ad uscire dall’auto e cercare riparo tra i campi ma Mercurio – recuperata una seconda pistola che aveva messo nell’auto – lo raggiunse uccidendolo.
A rischio gli investimenti pubblicitari sui giornali online
Leggiamo in un (informato?) articolo del Sole24Ore che siamo agli sgoccioli, poiché è atteso in tempi brevi il DPCM con cui si darà attuazione all’avvio del credito d’imposta al 75% (90% se a investire sono piccole e medie imprese, microimprese e startup innovative) per le imprese e i lavoratori autonomi che investono in campagne pubblicitarie su quotidiani e periodici, emittenti TV e radio locali. Si tratta di una misura giusta e opportuna per rilanciare gli investimenti pubblicitari, favorendo l’intero settore editoriale.
Perché di questo si tratta: di un intervento di sistema pensato per porre rimedio alla crisi generale. Solo che il Sole24Ore, dopo una analisi ben informata delle tematiche del decreto, ci dice perentoriamente che dal provvedimento saranno esclusi gli investimenti sul web. Perentoriamente, senza neanche una formula dubitativa. Questo cosa vuol dire? Che le aziende che investono sulle testate online non potranno beneficiare di alcun contributo dello Stato.
A prescindere da quello che risulta a noi, che non riteniamo mai di essere così perentori, la domanda, per così dire, nasce spontanea: perché il Governo dovrebbe escludere dai benefici le testate online? La Legge 198/2016, a proposito del contributo sulla pubblicità incrementale, parla di “stampa quotidiana e periodica” ed è ormai pacifico che le testate online, registrate in Tribunale, iscritte al ROC, con un direttore responsabile (perché di queste testate stiamo parlando) siano completamente parificate dalla legge e dalla giurisprudenza delle Sez. Unite della Corte di Cassazione alle testate cartacee.
Di più. La pubblicità sulle testate online costa infinitamente meno che sulle testate cartacee e quindi il contributo comporterebbe un esborso minimo da parte dello Stato. E ancora. Il settore dei giornali online sta cercando di crescere pur non avendo mai beneficiato di uno straccio di contributo anche minimo di qualsivoglia Ente pubblico. In pratica, non esistono ragioni giuridiche, o di contabilità dello Stato, o politiche, per escludere le testate online. Certo, potrebbe trattarsi di una scelta di Governo. E il Governo può fare le sue scelte come i settori possono valutarle.
Sembra strano, però, che arrivi una simile dichiarazione di ostilità nei confronti di un comparto povero dal punto di vista economico, ma estremamente seguito dall’opinione pubblica e con crescente credibilità, al contrario di altre tipologie di giornali. Tutto nel presupposto che ad aver bisogno siano sempre e solo i grandi gruppi editoriali e i “soliti noti”.
Ma questa è la posizione (apparentemente informata) del Sole24Ore e della logica che lo ispira. Crediamo e speriamo che non sia quella del Governo.
(Fonte Paese Italia on line)
Mistero in ospedale: dopo l’intervento chirurgico parla in inglese
Eboli. Un intervento banale senza rischi quello a cui si è sottoposta una 27enne. La giovane donna ha subito un’ operazione al naso. Quando si è svegliata dall’anestesia la paziente non parlava più in italiano ma solo in inglese. Rispondeva ai medici in inglese, nonostante si trattasse di un’ italiana. Per lungo tempo i camici bianchi hanno avuto paura ed erano tante le domande a cui non riuscivano a dare una risposta. Danno neurologico? Anestesia sbagliata? Farmaco somministrato in dose esagerata? Le ipotesi si sono rincorse, ma nessuna soluzione. La giovane per più di un’ora ha continuato a parlare in inglese, così è stato richiesto l’ausilio di un neurologo il quale non ha rassicurato i colleghi. La 27enne poi improvvisamente ha ripreso a parlare in italiano, in modo più che naturale. Molto stupita per l’accaduto ha raccontato di essere iscritta all’ università, di essere appassionata alla lingua inglese, di insegnarla ai ragazzi della sua zona. Intanto il mistero post operatorio non è stato ancora risolto e il motivo che ha fatto parlare la giovane per circa tre ore in un’altra lingua resterà, probabilmente, un mistero.
Anziano uccide il figlio disabile: dichiarato incapace di intendere e di volere
Uccise figlio Domenico e nel momento in cui commise il delitto non era in grado di intendere e di volere perché, secondo quanto refertato dal medico che lo ha esaminato, Luigi Piacquadio era affetto da una forte depressione. L’omicidio di Domenico, disabile 38enne, è avvenuto nello scorso settembre. Luigi, un ex segretario comunale, avevano tentato di togliersi la vita con la stessa lama con cui aveva ucciso il figlio e solo l’intervento dei carabinieri riuscì ad evitare il peggio. Il Magistrato dopo l’arresto in carcere, aveva concesso all’ imputato da alcuni mesi gli arresti domiciliari ed ospitato presso una casa famiglia di Rieti. Il pensionato 73enne accoltellò Domenico, suo unico figlio disabile, perché non riusciva a pensare alla vita di un suo figlio una volta rimasto solo in qualche istituto. Il 38enne era orfano della madre morta quando era ancora piccolo, e oltre al padre con cui viveva, era accudito anche da una zia, sorella della madre
Camorra, il boss Egizio si accusa di 4 omicidi: ”solo” 30 anni di carcere
Ha evitato l’ergastolo il boss Umberto Egizio e con lui il suo fedelissimo Domenico Tortora. I due grazie all’ammissione degli addebiti fatta in aula al termine della penultima udienza, sono stati trent’anni di reclusione nonostante siano stati riconosciuti come mandanti di ben quattro omicidi.Sono stati invece assolti i due presunti sicari Salvatore Alfuso e Antonio De Luca. In primo grado avevano rimediato l’ergastolo: troppe le incongruenze emerse dalle dichiarazioni rese dai pentiti. La sentenza è stata emessa dai giudici Seconda sezione della Corte d’assise d’appello di Napoli (presidente Capocelato). Il processo ha portato di nuovo alla ribalta della cronaca la sanguinosa faida del 200, che vide all’epoca contrapporsi il clan Crimaldi-Tortora di Acerra agli Egizio di Casalnuovo e ai Veneruso di Volla con quattro delitti consumatisi nel giro di appena sei mesi. Si tratta di Carmine Esposito, elemento apicale della Nuova camorra organizzata e del clan De Sena (eseguito ad Acerra il 24 aprile del 2002), Domenico De Luca, appartenente al clan Tortora (12 agosto 2002), Gennaro Panico, affiliato al clan Crimaldi (17 agosto 2002) e Giuseppe D’Alessandro, organico al clan Egizio (commesso a Sant’Anastasia il 9 ottobre del 2002).
Mette in vendita on line il figlio nascituro: denunciata
Annuncia online la vendita del proprio figlio nascituro ma viene identificata dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni di Catania e denunciata. La donna, residente a Milano e che non e’ incinta si giustifica, “era una provocazione”. L’indagine e’ stata avviata dopo il rinvenimento di un annuncio sulla pagina Facebook “Compro e vendo tutto” in cui una utente, asserendo di essere al quinto mese di gravidanza e pubblicando l’ecografia del feto, proponeva il nascituro al miglior offerente con prezzo di partenza di 10.000 euro. Si e’ quindi risaliti alla donna che e’ stata sottoposta a perquisizione domiciliare ed informatica su disposizione della Procura Distrettuale di Catania ed eseguita dalla Polizia Postale di Milano. L’indagata, coniugata, con un impiego di addetta in un esercizio commerciale, ha ammesso di essere l’autrice dell’annuncio ma ha riferito di averlo scritto in maniera provocatoria, in qualita’ di “troll”, ovvero utente che pubblica messaggi provocatori con la finalita’ di creare disturbo e fomentare gli utenti. In particolare, la donna, che non era in stato di gravidanza, aveva prelevato l’immagine dell’ecografia in Rete da un gruppo web di mamme e, per attirare l’attenzione nel gruppo Facebook, lo aveva Un troll, termine che deriva dalla mitologia scandinava, nel gergo di internet e’ un soggetto che interagisce con altri nell’ambito degli spazi virtuali, pubblicando scritti possibilmente falsi, diffamatori, molesti, fortemente provocatori, al fine di attirare l’attenzione, fomentare le discussioni e disturbare. La Polizia Postale consiglia di non rispondere ai troll, ignorando le provocazioni e segnalando, comunque, i contenuti che potrebbero configurare reati procedibili d-¦ufficio o imminenti pericoli al fine, in ogni caso, di verificarne la fondatezza. Coloro che si rendono autori di tali condotte possono rendersi responsabili di illeciti penalmente o civilmente perseguibili.
Caporalato, pagavano i lavoratori in base al colore delle pelle: arrestati due fratelli
I carabinieri della compagnia di Paola stanno eseguendo un’operazione di contrasto allo sfruttamento dei rifugiati ospitati nei centri di accoglienza con l’esecuzione di 2 misure cautelari agli arresti domiciliari a carico di due fratelli di Amantea, di 48 e 41 anni, disposte dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Paola, Maria Grazia Elia. Gli arrestati sono accusati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, aggravati dalla discriminazione razziale. Il provvedimento prevede anche il sequestro preventivo dell’azienda e di altri beni mobili registrati di proprietà degli arrestati per un valore stimato in circa due milioni di euro. Le indagini, condotte dai militari della stazione di Amantea, sono iniziate nel giugno scorso sotto la direzione del sostituto procuratore, Anna Chiara Fasano e il coordinamento del procuratore capo della Repubblica di Paola, Pierpaolo Bruni. Gli elementi raccolti dai carabinieri hanno permesso di accertare che i rifugiati, principalmente provenienti dal Nigeria Gambia, Senegal e Guinea Bissau, venivano solitamente prelevati in una parallela del centro di accoglienza ”Ninfa Marina” e portati a lavorare presso l’azienda agricola dei due fratelli arrestati. I rifugiati africani si trovavano a lavorare nei campi assieme ad altri lavoratori in nero provenienti principalmente dalla Romania e dall’India ma la paga variava in base al colore della pelle. In particolare, i ”bianchi” avevano diritto a 10 euro in più degli africani, infatti i primi prendevano 35 euro al giorno, mentre i secondi venivano pagati solo 25, tutto in nero. Le indagini hanno fatto emergere anche le condizioni di lavoro degradanti a cui erano sottoposti i lavoratori in nero: dormivano in baracche, mangiavano a terra e erano sottoposti a stretta e severa sorveglianza da parte dei due fratelli arrestati. I dettagli dell’operazione verranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà presso la compagnia carabinieri di Paola alle ore 10.
Il Vangelo di oggi
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 8,1-3.
In quel tempo, Gesù se ne andava per le città e i villaggi, predicando e annunziando la buona novella del regno di Dio.
C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria di Màgdala, dalla quale erano usciti sette demòni,
Giovanna, moglie di Cusa, amministratore di Erode, Susanna e molte altre, che li assistevano con i loro beni.
Avellino: superare la sindrome da trasferta
La missione da portare a termine in terra piemontese è duplice: rompere l’incantesimo delle amare sconfitte in trasferta e provare a sfatare il tabù di Novara dove l’Avellino non ha mai assaporato la gioia della vittoria. Compito arduo, ma non impossibile, per una squadra in costante crescita come quella biancoverde che Walter Novellino sta provando a plasmare a sua immagine e somiglianza fin dal ritiro di Cascia. I sette punti in classifica, raccolti tutti al Partenio-Lombardi, rappresentano un buon bottino ma, di certo, non soddisfano del tutto l’ambizione del trainer di Montemarano. I passi falsi di Cremona e Cesena, l’allenatore lo ha dichiarato pubblicamente, non li ha digeriti affatto anche perché in entrambe le circostanze la squadra ha dimostrato di non essere inferiore agli avversari. Contestualmente, però, l’Avellino ha palesato sia in Lombardia che in Romagna una clamorosa vulnerabilità difensiva. Ecco perché, facendo tesoro di come sono andate le due precedenti partite lontano dall’Irpinia, il trainer appare deciso ad apportare una serie di accorgimenti al suo scacchiere. Senza per nulla intaccare il modulo, che resterà ancorato al 4-4-1-1, al Silvio Piola sono previste delle novità un po’ in tutti i reparti. In difesa, davanti a Radu che sembra aver riconquistato il posto pure senza aver fatto miracoli contro il Venezia, la novità assoluta potrebbe essere rappresentata dalla conferma tra i titolari del belga Ngwa con relativo dirottamento a destra. Sulla corsia opposta, infatti, ci sarà Rizzato che, pure ieri pomeriggio, ha lavorato a pieno regime ed è ormai recuperato alla causa insieme a Suagher, di rientro dalla squalifica, e dello stesso Migliorini, che non ha accusato fastidi al solito ginocchio. Escluso dalla linea difensiva, tuttavia, l’ex salernitano Laverone troverà posto più avanti su una delle due corsie laterali da dove uno tra Molina o, più probabilmente, Bidaoui finirà dritto in panchina per riposare. In realtà, nella zona nevralgica avrebbero bisogno di tirare il fiato pure Di Tacchio e D’Angelo ma saranno regolarmente della sfida. Entrambi agiranno alle spalle di Morosini, fantasista sempre più integrato nei dettami tattici di Novellino, che contro i piemontesi di Eugenio Corini potrebbe ritrovarsi a cambiare per l’ennesima volta partner. Sebbene la logica spinga per il ritorno dal primo minuto di Matteo Ardemagni al posto dell’affaticato Gigi Castaldo, infatti, non è affatto da escludere la mossa a sorpresa che porta a Raul Asencio. Il baby del Genoa, unico attaccante a non aver ancora scritto il suo nome nel tabellino dei marcatori tra Tim Cup e campionato, in allenamento sta dando dimostrazione di attraversare un buon momento di forma e di avere una grande voglia di vestire i panni del protagonista.
Benevento: bisogna reagire e rompere il ghiaccio
Camorra nella Piana del Sele: a processo i boss Bisogni e altri 17 affiliati
Sono stati rinviati a giudizio i nuovi boss della Piana del Sele e tutti gli affiliati. Il gip Roberto Benicchi del Tribunale di Salerno ha fissato per il 19 dicembre prossimo la prima udienza del processo a carico di 19 imputati accusati di associazione per delinquere traffico di droga, estorsioni e gioco d’azzardo. Si tratta dei due capi, i fratelli Enrico Bisogni, Sergio Bisogni , Agostino Cavallaro, Tommaso Cerrato, Sabino De Maio, Alfredo De Santis, Antonio Di Benedetto, Mario Donnarumma, Luigi Giuliano, Salvatore Izzo, Pierpaolo Magliano, Biagio Parisi, Paolo Pastina, Carmine Pecoraro, Pasquale Pellegrino, Antonio Piscopo, Cosimo Podeia , Vincenzo Marciano e Michele Della Notte La settimana prossima invece ci sarà la sentenza per gli imputati che hanno chiesto di essere giudicati con il rito abbreviato. Si tratta di Biagio Giffoni, Salvatore Di Nolfo, Sabatino Fasulo, Carmine Izzo, Paolo Maggio, Cosimo Melillo, Bruno Noschese, Lucia Noschese, Valter Pagano, Luigi Piscopo, il collaboratore di giustizia Paolo Podeia, Carmine Viscido, Annamaria Zoppo, Pasqualino Garofalo e Franco Cataldo, quest’ultimo impiegato comunale a Battipaglia e incaricato secondo la Procura di fornire informazioni al clan sugli appalti affidati dall’ente, avvicinando per primo gli imprenditori da sottoporre a estorsione.
(nella foto Sergio Bisogni)
Salernitana: un’altra partenza al rallentatore
La gestione Lotito-Mezzaroma. Tre stagioni differenti ma stessi problemi, proprio per non farsi mancare nulla. Più che altro la sofferenza. Già. Anche quando al primo in cadetteria l’avvio fu per lo meno confortante. Otto i punti conquistati sui 15 disponibili. Era l’anno di Vincenzo Torrente in panchina, quello del definitivo rilancio nel calcio dei grandi. 3-1 nel derby con l’Avellino, 2-2 a Brescia, sempre Gabionetta protagonista, 0-2 in casa con lo Spezia, 1-1 a Pescara, tanto per cambiare la decise il brasiliano, e infine 2-1 sofferto contro la Ternana. Dopodiché il nulla. Il buio più totale, con Torrente sollevato dall’incarico all’inizio del girone di ritorno.Stesso epilogo, su per giù, anche per Giuseppe Sannino nella stagione successiva. Quella del cosiddetto rilancio mai avvenuto realmente. Con l’attuale tecnico della Triestina, l’avvio di campionato fu ancora più traumatico. Inaspettato, potremmo dire. Soprattutto dopo i pareggi per 1-1 contro Spezia e Verona, a ruota poi le pesanti sconfitte con Novara (1-0) e Vicenza (2-3) e il pareggio a reti bianche di Cesena che chiuse il primo mini ciclo del torneo. Un trend molto ma molto simile a quello attuale. Squadre leggermente diverse ma stessa sofferenza. D’altro canto qualche sprazzo positivo lasciato qua e là non può e non deve certamente bastare. Ovvio che no. Eppure alla fine bisogna fare i conti, che sono decisamente impietosi.
Casertana: Scazzola scalpita come il gruppo
La Casertana scalpita in attesa di scendere in campo dopo il turno di sosta imposto dal calendario. La concentrazione del tecnico Cristiano Scazzola è ormai completamente rivolta match di domani al Pinto contro l’Akragas. Una sosta che se da un lato ha un po’ spezzato il ritmo partita, dall’altro almeno è servita per oliare i meccanismi di gioco di una squadra che, di fatto, si è formata per sua gran parte nelle ultime battute del calciomercato, praticamente a ridosso dell’inizio del campionato. «Finalmente si gioca – dice Scazzola – dopo essere stati costretti a fermarci dopo tre buone prestazioni. Abbiamo avuto una settimana in più per lavorare sul gruppo, ma sappiamo che questo turno di riposo toccherà a tutti, per cui abbiamo lavorato per farci trovare pronti per questo impegno per noi molto importante e non facile. Giochiamo in casa e l’apporto del nostro pubblico, come lo è stato contro il Catania, sarà certamente significativo per centrare la vittoria. Noi, però, dovremo metterci del nostro».
Torre Annunziata, arresto convalidato per il 17enne fermato armato nel quartiere Murattiano
Torre Annunziata. Arresto convalidato e detenzione nella comunità di recupero per minori: è questa la decisione del gip del Tribunale di Torre Annunziata per il diciassettenne M.C che due giorni fa è stato fermato mentre girava in sella a una moto pistola in pugno nella zona del quartiere Murattiano. Si è difeso sostenendo che aveva litigato con gli amici e che voleva solo spaventarli. Il giovane abita nel palazzo di via Oplonti al rione Penniniello dove domenica notte sono stati esplosi cinque colpi di pistola contro l’abitazione di Lucia Gallo , sorella del boss Francesco ‘o pisiello reggente del clan Gallo-Cavalieri e moglie di Giovanni Colonia. Il ragazzo tra l’altro è imparentato con la donna. Gli investigatori stanno cercando di capire le sue reali intenzioni visto che il suo racconto non ha convinto affatto il gip. Con lui in sella alla moto c’era anche il 20enne Luigi Guida per il quale ieri il gip ha disposto gli arresti domiciliari.
Quindicenne morta a Foggia, l’assassino aveva annunciato che voleva andare a Viareggio ad uccidere la mamma
“Una volta mi sono trovato in caserma e ho accennato al Maresciallo: ‘vedi che mio cugino dice che ha una pistola’, ma essendo lui era un chiacchierone non prendevano in considerazione una cosa del genere”. Lo ha detto dinanzi alle telecamere della ‘Vita In Diretta’, il programma di Rai1 condotto da Francesca Fialdini e Marco Liorni, il cugino di Antonio Di Paola, l’uomo che ha ucciso ad Ischitella in provincia di Foggia, Nicolina Pacini, figlia della sua ex compagna. Lo rende noto l’ufficio stampa della trasmissione. “Un giorno e’ venuto qui con la lametta – ha raccontato – e ha detto: ‘mi ammazzo’ e io l’ho bloccato. Attualmente parlava con mio fratello e gli chiedeva dei soldi per andare a Viareggio per ucciderla. Gli ha chiesto 300 euro e mio fratello gli ha detto: ‘dove li prendo i soldi?’. Lui ha detto di avere una pistola carica con 12 proiettili. Lui non accettava che lei lo avesse lasciato, aveva quel tipo di mentalita’ ‘o con me o con nessuno'”.
La mamma della ragazza, Donatella Rago, e’ riuscita ad arrivare a Foggia solo nel primo pomeriggio, partendo in treno da Viareggio dove era tornata a vivere da qualche tempo probabilmente per sfuggire all’insistenza, alle pressioni e alle minacce dell’ex compagno. Di Paola aveva cosi’ rivolto la sua ossessione sui figli di lei. La donna ha raccontato di avere piu’ volte messo in guardia anche i suoi genitori dal rischio che l’uomo facesse del male alla ragazza. Donatella Rago e’ arrivata a Foggia in compagnia del padre di Nicolina, Ezio Pacini, che fa il custode di bagni pubblici a Viareggio: entrambi ammutoliti dal dolore, si sono trattenuti pochi minuti a piangere sul corpo della figlia. Poi, accompagnati e protetti dai carabinieri sono andati in caserma dove la mamma e’ stata ascoltata e dove ha ribadito i contenuti delle denunce che piu’ volte aveva presentato contro Di Paola. Il Ministero della giustizia approfondira’ la questione per verificare, ha detto il ministro Orlando, se “ci sia stata sufficiente attenzione nella fase in cui si poteva intervenire preventivamente”. Quello che emerge finora, tra il detto e non detto dei parenti e le accuse che rimbalzano tra uno e l’altro, e’ che la tragedia e’ nata in sua situazione di disagio sociale e di disgregazione famigliare e che a farne le spese e’ stata la parte piu’ vulnerabile, una ragazza di quindici anni, uguale almeno in apparenza a tutte le sue coetanee. La verita’, spiega il presidente del Tribunale per i Minori di Bari Riccardo Greco, che negli anni ha seguito la vicenda famigliare della 15enne, “e’ che la vera difficolta’ nel dare risposte certe a casi come questo e’ l’individuazione del livello di pericolosita’. Questa ragazza e’ morta per una concatenazione di situazioni non prevedibili, se non che la mamma avesse una relazione con un convivente di questo genere”. Una imprevedibilita’ confermata da uno dei cugini di Donatella Rago che, tra le lacrime dice “tutti in paese sapevano che lui aveva in mente qualcosa, che non accettava questa situazione, ma non si puo’ stare nella testa delle persone, chi poteva immaginare una cosa del genere”. “Quello che e’ successo e’ assurdo. Nessuno lo avrebbe mai immaginato – ha detto il parroco della chiesa Santa Maria Maggiore di Ischitella, don Dino Iacovone. Anche per questo il paese e’ sgomento ed arrabbiato allo stesso tempo. Arrabbiati perche’ non siamo stati capaci di evitare una tale tragedia”. Domani verra’ disposta l’autopsia sul corpo della ragazza e, subito dopo si potranno fare i funerali. Il sindaco di Ischitella ha gia’ annunciato che proclamera’ una giornata di lutto cittadino. “Qui c’e’ un paese in lacrime – ha detto il sindaco Carlo Guerra – un paese che soffre per la morte di una ragazza bella, dolce, solare, morta due volte, perche’ vittima innocente di una relazione complicata”.
Omicidio di Noemi: trovata una punta di coltello nella nuca della ragazza
La punta di un coltello e’ stata trovata incastrata nella nuca di Noemi Durini durante l’autopsia compiuta due giorni fa a Lecce. Per questo motivo il pm inquirente del Tribunale per i minorenni, Anna Carbonara, ha disposto una nuova perquisizione nella casa del fidanzato 17enne della ragazza, ora detenuto in Sardegna con l’accusa di omicidio premeditato. Nell’appartamento di Alessano e’ in corso da parte dei carabinieri della scientifica la ricerca della parte mancante del coltello utilizzato per commettere il delitto. Il fidanzato di Noemi, Lucio, durante il primo interrogatorio in cui aveva confessato il delitto, aveva detto che la lama del coltello utilizzato per uccidere la ragazza si era spezzata dopo aver sferrato il fendente alla nuca della sedicenne. Aveva quindi spiegato di aver avvolto il manico dell’arma nella sua maglietta e di averlo nascosto in una zona di campagna che non ha saputo indicare. Il giovane aveva spiegato che il coltello era stato portato proprio da Noemi all’alba del 3 settembre, giorno della scomparsa e del delitto, per mettere in atto l’uccisione dei genitori del ragazzo che si opponevano alla loro relazione.
De Luca-legge Severino, il Csm chiede di sanzionare il giudice Scognamiglio
La sanzione di un anno di perdita di anzianita’ nei confronti del giudice di Napoli, Anna Scognamiglio e’ stata chiesta davanti al Csm dal sostituto procuratore generale della Cassazione Alfredo Viola per non essersi astenuta dall’occuparsi del processo civile per l’applicazione della legge Severino nei confronti del governatore campano Vincenzo De Luca, e per aver violato il dovere di riservatezza e riferito al marito notizie riservate apprese per servizio. Secondo l’accusa formulata dal Pg, il marito della Scognamiglio si avvaleva delle informazioni ricevute dalla donna “per accreditare la possibilita’ di condizionare le decisioni della moglie e dei giudici del tribunale in favore di De Luca”. L’obiettivo finale era quelle di “esercitare, tramite altre persone, pressioni” sul governatore e ottenere, in danno di altri candidati, la nomina alla presidenza di una Asl nella Regione Campania. “Si tratta di fatti di particolare gravita’ perche’ dall’esito delle decisioni della Scognamiglio dipendeva l’eventualita’ di una nuova chiamata alle urne della popolazione dell’intera Campania”, ha sottolineato il Pg Viola intervenendo oggi pomeriggio a Palazzo dei Marescialli e aggiungendo che “c’e’ stata una palese strumentalizzazione delle funzioni”. Per questo, il Pg ha chiesto una sanzione ‘pesante’ e che raramente viene comminata come quella della perdita di un anno di anzianita’. L’udienza e’ stata aggiornata al prossimo 17 ottobre. “Se sono colpevole, sono colpevole per aver vissuto insieme venti anni con un uomo che ha tradito la mia fiducia e quella della mia famiglia”, si e’ difesa Scognamiglio prendendo la parola e spiegando che il marito, dal quale ora e’ separata, “millantava”. “Non ritenevo di dovermi astenere – ha proseguito Scognamiglio – perche’ non ho mai ritenuto concrete le possibilita’ di mio marito di ottenere la nomina a presidente di una Asl per questioni di valutazioni e punteggio, e non ho mai pensato che la sua carriera dipendesse dalla nomina di De Luca”. Il prossimo 17 ottobre ci sara’ anche l’udienza penale nella quale Scognamiglio e il marito separato Guglielmo Manna sono imputati, a Roma, “per induzione indebita a dare o promettere utilità”.
Casavatore: il comune più cementificato d’Europa dove si continua imperterriti a costruire
Nonostante Casavatore sia il comune più cementificato d’Europa, l’edilizia continua a prosperare florida. Nella città sporca e abbandonata, anche i commissari sembra stentino a dare risposte concrete. Arrivano segnalazioni continue: sui marciapiedi comunali sorgono strutture senza autorizzazioni che di fatto occupano il suolo pubblico, la città è in grande difficoltà economica, sporca e poco curata. Passeggiando per le strade e per i viali casvatoresi però, non si può non riflettere sulle differenze rispetto a come venivano tenute abitualmente le vie della città. Diventa quasi insopportabile pensare come in un paese, pure caotico e trafficato, gli abitanti riescono comunque a vivere in modo ordinato. Si riescono a mantenere pulite le strade, i grandi vialoni, senza vedere a lato dei marciapiedi quei cumuli di rifiuti, cartacce o erbacce ovunque. Pure l’ordinaria manutenzione lascia a desiderare. Basta un qualsiasi evento atmosferico fuori norma per mettere tutti in crisi. Senza contare l’economia in totale stagnazione, la disoccupazione giovanile mai stata così alta come in questo periodo. Va riaperto un dialogo con le categorie economiche e bisogna garantire sicurezza e viabilità, perché la gente si deve sentire libera di camminare per la città e trovare strade decongestionate e senza parcheggio selvaggio.



