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Napoli, si nasconde sotto il letto per evitare l’arresto preso 25enne di Scampia

Gli agenti della Polizia di Stato dell’Ufficio Prevenzione Generale hanno eseguito un’Ordinanza di Custodia Cautelare in Carcere nei confronti di Rambo Kostic, di 25 anni. Stanotte gli agenti hanno rintracciato il giovane in un appartamento di viale della Resistenza dopo che lo stesso aveva tentato di nascondersi sotto le coperte della camera da letto per evitare l’arresto.
Kostic da diversi mesi si trovava sottoposto agli arresti domiciliari. Ma più volte aveva violato la prescrizione rendendosi latitante. Lo scorso mese di giugno l’Ufficio del Giudice per le Indagini preliminari presso il Tribunale di Napoli ha emesso il provvedimento restrittivo eseguito questa notte dagli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale. Pertanto il 25enne è stato arrestato e condotto presso la Casa Circondariale di Poggioreale.

Sono tutti del rione Sanità i rapina Rolex ‘trasfertisti’ arrestati dalla squadra mobile di Milano

 

Ci sono anche due ultras del Napoli tra i cinque cosiddetti “trasfertisti del Rolex” arrestati nei giorni scorsi a Milano per una serie di rapine di Rolex e altri orologi di lusso. I due rapinatori fanno parte del tifo organizzato della Curva A dello stadio San Paolo e non a caso si sarebbero trasferiti da Napoli a Milano proprio in occasione di partite giocate dal club partenopeo contro squadre delle principali città del Nord.
Si tratta di Carmine Tolomelli, di 32 anni, e Raffaele D’Avino, di 38.A Milano avrebbero messo a segno 3 colpi: rapine compiute soprattutto nei giorni precedenti o successivi alle partite del Napoli. Per loro il fermo (già convalidato dal gip) è scattato il 31 ottobre scorso, all’indomani di una rapina: merito soprattutto di un poliziotto della Squadra Mobile che aveva riconosciuto uno dei due malviventi in sella uno scooter lungo via Via Foppa, in zona Parco Solari.
I pedinamenti a distanza, compiuti soprattutto attraverso una minuziosa analisi delle telecamere di sicurezza posizionate lungo il percorso effettuato dai rapinatori, ha portato gli investigatori della Squadra Mobile a scoprire la base logistica milanese della banda: un appartamento preso in affitto a Rozzano dove la polizia, insieme a 3 Rolex frutto delle rapine messe a segno nei giorni precedenti, ha trovato anche alcuni telefoni cellulari e una ricetrasmittente, servita a due malviventi per comunicare tra loro senza correre il rischio di essere intercettati dalle forze dell’ordine. Nel box, invece, c’erano tre scooter e diversi caschi usati dai due rapinatori nelle loro “trasferte” milanesi.
“Abbiamo eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per tre persone risultate organiche di un gruppo arrestato in passato e a cui sono state contestate 42 rapine di orologi preziosi – ha spiegato Luca Izzo, capo della sezione antirapine – In manette il 47enne Ciro Torino, il 40enne Giuseppe Zerlenga e il 34enne Mario Perrucci. Gli contestiamo 9 colpi commesso tra la fine del 2016 e inizio 2017.
Hanno tutti precedenti specifici. Torino, in particolare, e’ risultato a Milano mentre avrebbe dovuto essere ai domiciliari in una comunita’ di Napoli”. Le ordinanze, firmate dal pm David Monti, sono state eseguite a Napoli, nel quartiere Sanita’. L’arresto di altri tre napoletani specializzati nelle rapine di Rolex a Milano è invece il risultato di un’indagine coordinata dal pm David Monti. Di quest’ultima batteria, accusata di aver messo a segno 9 rapine nel capoluogo lombardo, faceva parte anche Torino, che ora risponde anche di evasione per aver commesso una rapina a Milano mentre stava scontando gli arresti domiciliari all’interno di una comunità del Partenopeo. Due diverse batterie di rapinatori che però agivano sempre con la stessa tecnica, il collaudato trucco dello specchietto: uno scooter urta un’auto (soprattutto di grossa cilindrata quelle prese di mira) spostando lo specchio a lato guida. Quando la vittima abbassa il finestrino per raddrizzare lo specchietto, è sorpreso alle spalle da un uomo che gli afferra il braccio strappandogli l’orologio dal polso.
Tutto ciò nel giro di una manciata di secondi: quanto basta al rapinatore per strappare l’orologio, balzare in sella dello scooter guidato da un complice e scappare. Un fenomeno, quello dei “trasfertisti del Rolex”, che soltanto a Milano negli ultimi 8 anni ha portato a 40 arresti relativi a oltre 150 rapine, facendo recuperare refurtiva per decine di migliaia di euro. “Milano – ha commentato il dirigente della Squadra Mobile, Lorenzo Bucossi – è il bersaglio ideale per l’alto numero di orologi di valore in circolazione”. Tutti i 5 arrestati risiedono a Napoli, nel quartiere Sanità, e nel 2014 erano già finiti in carcere per reati analoghi.

Disoccupato tenta di aggredire il sindaco di Casoria

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Il sindaco di Casoria, Pasquale Fuccio, ha subito questa mattina all’interno del palazzo comunale un tentativo di aggressione da parte di un disoccupato del luogo che chiedeva al primo cittadino l’elargizione di contributo economico.
L’uomo ha iniziato ad inveire contro Fuccio ma e’ stato bloccato da alcune persone giunte sul posto. Nella concitazione il disoccupato e’ rimasto leggermente ferito ad un braccio. Sulla vicenda indagano i carabinieri che stanno valutando la posizione dell’uomo.

Napoli, allarme bomba alla linea 1 della Metro: ma era una borsa frigo

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Falso allarme bomba alla Metro di Napoli. Bloccata per una mezzora la linea 1 tra Università e Garibaldi per un pacco sospetto sulla banchina della stazione di piazza Garibaldi. Intervenuti forze dell’ordine e artificieri, grandi disagi anche per il contemporaneo sciopero dei taxi. I passeggeri dei treni sono stati fatti scendere, bloccate tutte le stazioni nel tratto compreso tra piazza Dante e piazza Garibaldi. Alla fine si è scoperto che era una borsa frigo.

Napoli, il killer dei Quartieri Spagnoli incastrato dalla moglie, incinta, della vittima

Il killer dei Quartieri Spagnoli è un cugino della vittima. La pm Mariella Di Mauro, della Dda di Napoli ha emesso un mandato di fermo per Francesco
Valentinelli, accusato di essere responsabile dell’assassino di Gennaro Verrano. I due erano cugini da parte di madre. E’ stata la moglie della vittima ad inchiodare l’assassino. La donna, al quarto mese di gravidanza, si trovava insieme col marito e stavano rincasando quando sono arrivati i killer. Erano in due su una moto. Uno è sceso e ha fatto fuoco più volte contro Verrano prima di scappare.
La donna è riuscita a mettersi in salvo e poi è stata soccorsa in stato di choc da alcuni abitanti di piazzetta Trinità degli Spagnoli e dai parenti. Verrano nel frattempo era stato portato al Vecchio Pellegrini ma vi è arrivato già morto per i colpi ricevuti. Il killer fuggito con il complice è stato poi rintracciato dalla polizia dopo due giorni. Si cerca ora il complice. Alla base dell’omicidio ci sarebbe una violenta lite avvenuta tra i due per motivi di droga.

 

 

Avevano incendiato la macelleria islamica concorrente: arrestati padre, madre e figlio

Questa mattina, al termine di una complessa attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord, militari del Gruppo della Guardia di Finanza di Aversa hanno eseguito tre ordinanze di custodia cautelare carcere emesse dal Gip di Napoli Nord nei confronti di tre persone di nazionalità marocchina appartenenti al medesimo nucleo familiare- di anni 45, 51 e 23 tutti residenti a Frignano -accusate di aver incendiato, con fini estorsivi, l’esercizio commerciale di un loro diretto concorrente.
L’emissione delle citate misure restrittive costituisce il risultato di un’ attività investigativa, che ha consentito di ricostruire le motivazioni e le modalità esecutive dell’attentato incendiario, di chiara natura dolosa, posto in essere, a inizio febbraio scorso, a danno di una macelleria islamica da poco insediatasi nel Comune di San Marcellino in provincia di Caserta, dove la comunità islamica è molto numerosa.
Gli approfondimenti svolti da parte dei finanzieri del Gruppo di Aversa, coordinati dalla Procura di Napoli Nord, consentivano di escludere ipotesi investigative legate al racket della criminalità organizzata o a motivi di intolleranza razziale, facendo invece emergere elementi che orientavano le indagini verso dinamiche territoriali di concorrenza commerciale nell’ambito della comunità marocchina di San Marcellino.
All’esito delle indagini svolte anche attraverso la visione dei filmati delle telecamere presenti nella zona dell’attentato, nonché l’ascolto di numerose intercettazioni telefoniche ed ambientali, venivano ricostruite le responsabilità, nella pianificazione dell’attentato, del titolare di una macelleria islamica limitrofa a quella colpita, congiuntamente alla moglie di questi e al figlio della coppia, quale materiale esecutore dell’atto incendiario.

Napoli, controlli e multe ai tassisti abusivi nel centro città

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Gli Agenti del Nucleo Mobilità Turistica della U.O. Chiaia hanno effettuato un altro dei controlli mirati al contrasto del trasporto abusivo di persone e sono riusciti ad intercettare un soggetto napoletano che pubblicizzava i servizi di trasporto di persone con auto a pagamento. Attraverso il monitoraggio di un social network, sul quale il soggetto si faceva pubblicità, gli agenti si sono messi in contatto con l’abusivo concordando un appuntamento in via Foria come “clienti” facendo intendere di volersi recare a Salerno in gita in occasione dello spettacolo delle luci artistiche natalizie. Il tassista abusivo dopo aver chiesto una ricompensa di 18 euro all’ora, all’appuntamento concordato all’altezza dell’Orto Botanico, è stato fermato dalla Polizia Turistica che lo ha verbalizzato per trasporto pubblico abusivo di persone con il fermo del veicolo ed il ritiro della carta di circolazione.
Gli Agenti hanno poi effettuato 12 controlli ai taxi in piazza Dante, Molo Beverello e Piazza Municipio elevando 5 verbali per svolgimento irregolare del servizio e contestando ad un tassista la violazione dell’uso del telefonino durante la guida. Infine, durante i controlli per la repressione del fenomeno dei parcheggiatori abusivi gli Agenti dell’Unità Operativa Chiaia hanno verbalizzato due volte in 48 ore un parcheggiatore abusivo sorpreso a svolgere l’attività illegale in prossimità della Stazione della Cumana in Corso Vittorio Emanuele, applicando così la normativa prevista e richiedendo per il parcheggiatore abusivo l’emissione della misura del daspo.

The Sonics: la storica garage rock-band statunitense live in Italia nel 2018

Il 2018 sarà di certo un anno all’insegna del rock. A febbraio sbarcherà in Italia una delle band più importanti della storia della musica mondiale nonchè il gruppo che porta da sempre alta la bandiera del Rock and Roll e del Garage: il leggendario gruppo garage rock statunitense The Sonics.
La rock-band di Seattle, la cui formazione storica ricorda membri del calibro di Gerry Roslie, Andy e Larry Parypa, Rob Lind e Bob Bennet (le uniche eccezioni rappresentano Freddie Dennis al basso e Dusty Watson alla batteria ndr), sarà di scena in Italia per quattro date assolutamente da non perdere: Milano, Ravenna, Avellino (unica data del Sud Italia) e Firenze i luoghi in cui la band si esibirà. Fin dal loro primo album del 1965 “Here Are the Sonics”, si sono distinti dal panorama rock di quei tempi per il loro sound aggressivo influenzando consistentemente la scena punk e hard rock a venire. Brani come “Have Love, Will Travel”, “Strychnine”, “Psycho a Go-Go” sono dei veri e propri manifesti di anni meravigliosi e mai dimenticati.

14 febbraio 2018 | Santeria Social Club, Milano
15 febbraio 2018 | Bronson, Ravenna
16 febbraio 2018 | Tilt, Avellino
17 febbraio 2018 | Auditorium Flog, Firenze

Mario Miccio

Minore costringeva una ragazza romena a prostituirsi: gli agenti della polizia municipale di Napoli arrestano un 16enne

Napoli. A 16 anni sfruttava una ragazza romena costringendola a prostituirsi. Dopo settimane di ricerche, gli agenti della Polizia Municipale di Napoli sono riusciti ad assicurare alla giustizia il giovane, gravemente indiziato del reato di sfruttamento della prostituzione minorile a carico della coetanea. Secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dalla Procura per i Minorenni di Napoli il ragazzo, insieme alla madre e alla sorella, sfruttava la ragazza romena attirata dalle donne in Italia con la promessa di un matrimonio e che invece, una volta a Napoli, sarebbe stata costretta con violenze e minacce a prostituirsi in strada ogni sera, anche durante la gravidanza e fin quasi al momento del parto.
Anche dopo la nascita di sua figlia la minorenne ha continuato a prostituirsi mentre la neonata veniva trattenuta dalle due sfruttatrici in pegno per la consegna dei guadagni da parte della mamma. L’incubo è finito nel mese di settembre quando gli agenti, dopo aver intercettato la ragazza in strada, hanno raccolto la richiesta disperata della ragazza che era riuscita a confessare le proprie sofferenze e a chiedere aiuto per sé e la figlioletta. In quell’occasione le due donne e il ragazzo si sono dati alla fuga portando con sé la neonata e solo dopo ore di ricerche le due donne sono state scovate in un terraneo, dove la piccola era stata nascosta su un soppalco nascosta tra scatole e stracci. Le due donne sono state arrestate, mentre del minore si sono perse le tracce per settimane.
Attraverso anche il monitoraggio dei vari profili social del ragazzo, gli agenti dell’Unità operativa Tutela emergenze sociali e minori della Polizia Municipale di
Napoli sono riusciti a rintracciare il 16enne nella zona della Stazione centrale. Il giovane è stato portato nel carcere minorile di Nisida.

Incidente sulla Firenze-Pisa: morti due operai di San Giorgio a Cremano e Pisciotta

Lucca. Due operai campani sono morti in un incidente stradale avvenuto ieri sera intorno alle 23,30 sull’autostrada A11 Firenze-Pisa nel tratto tra Capannori e Lucca est, in direzione di Pisa. All’altezza del km 60 una Nissan micra e un mezzo pesante si sono tamponati. Sull’auto viaggiavano Salvatore Abate e Luigi Balzano – entrambi 50enni residenti a San Giorgio a Cremano e Pisciotta, in provincia di Salerno.
Secondo una prima ricostruzione dei fatti, l’auto stava procedendo in direzione mare, quando, per causa ancora da accertare, è andata a sbattere violentemente contro il carrello del mezzo pesante. I due uomini a bordo dell’auto sono praticamente morti sul colpo. Sul posto la polizia stradale, i vigili del fuoco e le ambulanze. Le operazioni di soccorso hanno richiesto una temporanea chiusura del tratto autostradale, riaperto verso l’una della scorsa notte.

Camorra, il nuovo pentito: ”Nappello voleva uccidermi perché ho una relazione con la moglie del cugino”

Il 3 aprile scorso. viene redatto il primo verbale illustrativo della sua collaborazione. Ciro Ferrara decide di seguire il figlio Emanuele nel percorso della dissociazione dalla criminalità organizzata. Dopo gli arresti ed i pentimenti ‘eccellenti’, i territori di Chiaiano e Marianella sono in balia degli emergenti e tra costoro ci sono uomini dello spessore criminale di Valerio Nappello. La paura di essere ucciso dai fedelissimi del Nappello ma anche dagli avversari appartenenti al gruppo degli Stabile ha spinto il vecchio affiliato del clan Lo Russo a pentirsi.
Ha ripercorso in modo preciso i suoi ingressi in carcere, riferendo altresì di aver beneficiato di numerosi permessi; ha poi chiarito che dal dicembre 2014 è recluso presso la Casa di lavoro di Vasto dalla quale si è allontanato facendo perdere le proprie tracce per lungo tempo fino a quando non è stato arrestato ed ha scelto di collaborare.
Di Ciro Ferrara come referente sui territori di Chiaiano e Marianella, in particolare, nel settore delle estorsioni, riferisce anche Carlo Lo Russo nell’ambito del verbale del 14 settembre 2016:
“…Alla foto nr. 2 riconosco Ciruzzo Ferrara. Io a questo l’ho salvato perché Mariano lo voleva uccidere ed io lo ho impedito. Lui stava alla Casa Lavoro a Vasto e mi veniva sempre a trovare, quando veniva a Napoli in permesso. Parliamo di agosto 2015 o giù di lì. Io gli davo anche una cosa di soldi, circa 2000 euro. Stava in casa lavoro con Gaetano Stabile e con due fratelli Sperandeo… omissis… Questo Ciruzzo Ferrara me lo portò a casa mio figlio Enzo quando sono stato scarcerato. Eravamo d’accordo che quando finiva la casa di lavoro lo avrei messo come responsabile a Chiaiano. Prendeva 1000 euro al mese.
Stava nella lista dei carcerati da mantenere anche prima che io lo conoscessi. Mariano lo voleva uccidere perché ha un figlio pentito. Però era una scusa perché si volevano prendere Chiaiano e certo non mi sono fatto prendere per fesso da Mariano. Avrei dato Chiaiano a Ferrara perché mi fidavo di lui. Ciruzzo Ferrara ce l’aveva con gli Stabile e pure per questo mi stava simpatico. Ciruzzo Stabile a sua volta ce l’aveva con lui…”.
Il 2 agosto del 2017. Ciro Ferrara ha spiegato in modo dettagliato i motivi di rancore, anche personali esistenti con Valerio Nappello ed acuitisi all’indomani dell’arresto di Carlo Lo Russo: “… omissis… Mi viene chiesto di chiarire in primo luogo il motivo del mio contrasto con Valerio Nappello e dico che il contrasto risale al 2014, prima dell’omicidio di Mimmo Raffone, ed è legato alla relazione
sentimentale che io avevo iniziato ed ho tuttora con la moglie del cugino omonimo. Sono infatti legato sentimentalmente a Veneruso Anna che è sposata con Valerio Nappello cugino di Valerio Nappello fratello del Pavone, quest’ultimo di recente ucciso. Il contrasto con Valerio Nappello si è poi aggravato in conseguenza dei nuovi assetti successivi all’indebolimento dei Lo Russo .
Si deve comprendere che a seguito delle collaborazioni con la giustizia degli esponenti di vertice del clan Lo Russo e da ultimo di Carlo Lo Russo i Nappello si erano imposti sul territorio e facevano abusi anche nel territorio di Chiaiano e Marianella sul quale invece operavo io con il mio gruppo. In particolare si è venuto a creare un forte contrasto tra il mio gruppo, di cui facevano  parte…omissis.. gruppo che definisco “ gruppo di Chiaiano Ferrara-Stabile” ed il gruppo di Miano che faceva capo a Valerio Nappello.
In particolare per la zona di Miano, dopo gli arresti e le collaborazioni con la giustizia dei Lo Russo erano rimasti in pochi ed in particolare solo Vincenzo Lo Russo o’Signore che era latitante, Lino Torre fratello di Mariano Torre, Marco Corona, Ginetto Torino e Peppe figlio di Antonio Lo Russo di Giuseppe.
In seguito all’indebolimento dei Lo Russo, Valerio Nappello aveva quindi preso il sopravvento con un suo gruppo che aveva il controllo del territorio di Miano. Il gruppo facente capo a Valerio Nappello, detenuto in comunità di recupero ma presente a Miano grazie ai permessi che gli consentivano libertà di movimento, era composto da Annunziata Gianluca, Mango Luigi, Ruggiero Gennaro, Peluso Alessio ed altri . Annunziata Gianluca e Mango Luigi, cognato di Valerio, erano i suoi referenti. Uscito in permesso dalla casa lavoro di Vasto, a fine luglio del 2016, precisamente il sabato 23, seppi da mio nipote Prinno Luigi e da Cavallino Gaetano che il gruppo di Nappello Valerio stava facendo abusi anche nella nostra zona, cioè a Chiaiano e Marianella.
In particolare mi dissero che stavano facendo le estorsioni…omissis…. Decisi quindi di incontrare i referenti di Valerio e mi recai a sorpresa in una abitazione in uso a Gennaro a’ Cannola, che sono in grado di indicare, che si trova in un parco a Miano chiamato “la Villetta”. Insieme a me vennero: Corrado Salvatore ( detenuto con me a Vasto che intanto aveva avuto un permesso) mio nipote Prinno Luigi e due suoi amici (quelli che sono poi stati arrestati con lui)…omissis… Incontrai Gennaro Ruggiero, Annunziata Gianluca, Mango Luigi ,Peluso Alessio e tale Checco , a fare da vedetta fuori alla casa vi era Salvatore Pescetiello.
Dissi chiaramente ai referenti di Valerio Nappello, cioè Mango Luigi e Annunziata Gianluca , che Marianella e Chiaiano era “zona mia” e offri loro una quota per i carcerati. Ovviamente il mio messaggio doveva essere riportato a Valerio Nappello ed immaginavo che non avrebbe accettato di rinunziare al controllo della zona di Chiaiano e Marianella come poi è stato. Dopo qualche giorno mi mando’una imbasciata tramite Annunziata Gianluca per incontrami ma io ho capito che era una trappola e non ci sono andato…”.

 Rosaria Federico

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Tavecchio nei guai, una dirigente accusa: ”Mi ha molestata”

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Piove sul bagnato per Carlo Tavecchio, costretto a dimettersi da presidente della Figc dopo la clamorosa esclusione dell’Italia dai Mondiali 2018 in Russia. L’ormai ex numero 1 del calcio italiano rischia ora una grave accusa per delle presunte molestie ai danni di una dirigente sportiva. La donna ha raccontato al Corriere della Sera di aver dato mandato al suo avvocato “di presentare denuncia alla Procura della Repubblica”.
“Le molestie che sono stata costretta a subire da Carlo Tavecchio sono accadute in tempi recenti”, ha specificato la dirigente che ha preferito mantenere l’anonimato. “Si tratta di violenze anche morali, psicologiche. Episodi recenti”, ha detto ancora. “Non è più pensabile che una donna che vuole lavorare, che vuole parlare di calcio, sia costretta a subire violenze di questo tipo — ha concluso —. Molte ragazze in passato hanno provato a denunciare, a raccontare. Ma senza prove non vengono credute. Io invece quelle prove ce le ho, audio e video”.

Rapinatori ‘trasfertisti’ da Napoli a Milano: 5 arresti

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Cinque rapinatori ‘trasfertisti’, tutti provenienti da Napoli per commettere reati a Milano, sono stati arrestati dalla Squadra mobile nel capoluogo lombardo. Ne ha dato notizia la Polizia di Stato. Ai cinque, tutti con precedenti, vengono contestate 15 rapine di orologi, ma si sospetta che i colpi messi a segno possano essere di piu’. Due sono stati presi in flagranza durante un servizio di controllo della questura, e altri tre sono stati raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare.

Napoli. La protesta contro le aggressioni che subiscono i camici bianchi

Napoli. Trenta secondi di silenzio per dire basta alla violenza sui camici bianchi e su quanti ogni giorno lavorano per soccorrere chi ha bisogno. L’iniziativa, organizzata dall’Associazione professionisti dell’emergenza territoriale, è stata lanciata su ‘Nessuno tocchi Ippocrate’ la pagina facebook ideata dal personale sanitario che sempre più spesso è vittima di aggressioni a Napoli e in Campania. “Solo 30 secondi di silenzio – spiega il presidente dell’associazione Natale De Falco – perché il nostro lavoro non può fermarsi neanche per un minuto. Ma il nostro sarà un silenzio assordante, un silenzio che le istituzioni non potranno far finta di non sentire. Momento clou della manifestazione di protesta, o se si preferisce di questa richiesta di aiuto, sarà quello del 22 novembre al Loreto Mare. L’Ospedale, che è tristemente, il simbolo delle aggressioni ai medici e al personale sanitario e parasanitario, ospiterà i 30 secondi di silenzio che idealmente uniranno tutto il 118 campano”. Nell’occasione gli operatori indosseranno le pettorine ‘antiproiettile’ ideate e distribuite dall’Ordine dei Medici di Napoli proprio in occasione di una campagna antiviolenza voluta all’inizio del mandato da Silvestro Scotti. Proprio Scotti sarà presente al Loreto Mare per sostenere la richiesta di aiuto degli operatori del 118 e manifestare solidarietà a quanti sono stati vittime di violenza nel compiere il proprio lavoro. Ha confermato la sua presenza anche il consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli (Verdi). “Per fare ‘arrivare a tutti il nostro silenzio’ – conclude Natale De Falco – abbiamo voluto promuovere anche una campagna social. Abbiamo infatti chiesto a tutti gli operatori del 118 di registrare un video, che in fin dei conti è anche una richiesta di aiuto. I videoclip giorno per giorno vengono tutti pubblicati sulla pagina Facebook ‘Nessuno tocchi Ippocrate’ iniziativa che possa far riflettere su quanto sta avvenendo in Campania. Alla manifestazione del Loreto Mare sono stati invitati Carmela Pagano (Prefetto di Napoli), Mario Forlenza (Direttore Generale della Asl Napoli 1 Centro) e i consiglieri regionali che si interessano al tema della Salute.

Scoperta la banda dei Monopoli che ‘rubava’ le sigarette sequestrate

Benevento. Commercializzavano sigarette sequestrate dalle forze dell’ ordine. Sono così scattati gli arresti domiciliari per sei dipendenti dei Monopoli di Stato. SI tratta di Gaetano Ceglia, 55 anni, beneventano, Claudio Iannella, 58 anni, di Apice, entrambi addetti alla portineria presso il deposito delle Dogane del Monopolio di Benevento; Rita Catalano, 61 anni, di Castelpoto, Rup delle attività istruttorie di custodia e gestione reperti di contrabbando; Marisa Tedino, 59 anni, di Castelpoto, sostituto del Rup e responsabile delle attività di relazioni esterne in ordine ai reperti in sequestro; Maria Iuliani, 61 anni, di Guardia Sanframondi, e Antonio De Gennaro, 59 anni, di Benevento, collaboratori dell’Ufficio tabacchi di contrabbando. Le ipotesi di reato contestate vanno dal peculato all’intralcio alle investigazioni. In mio particolare il peculato e il contrabbando per aver immesso in commercio un quantitativo di tabacchi esteri sul mercato vengono contestati a Gaetano Ceglia e Claudio Iannella, mentre l’intralcio all’attività investigativa, viene contestata a Rita Catalano, Marisa Tedino, Maria Iuliani e Antonio De Gennaro. Le indagini sono partite da un blitz dei carabinieri di Marcianise. In quattro furono sorpresi con sigarette provenienti dal deposito dei Monopoli. Le indagini hanno portato a capire che, ad opera di alcuni dipendenti, venivano re-immesse nel mercato clandestino, tabacchi lavorati esteri o nazionali, sottratti ai Monopoli. Le intercettazioni hanno consentito di verificare il coinvolgimento di altri dipendenti del Monopolio. Questi hanno cercato di ostacolare l’attività investigativa della Guardia di Finanza, utilizzando lo stratagemma dello spostare i colli spostando sigarette da un lato ad un altro, in modo da sopperire agli ammanchi, e far coincidere il peso e la quantità a quelli risultati nei verbali di sequestro. L’attività della Guardia di Finanza è terminata il mese scorso accertando che con queste attività illecite sarebbero state riammesse sul mercato clandestino due tonnellate di sigarette, pari ad un’ evasione dei diritti doganali di circa 300mila euro.

Era Ciro D’Agostino il nuovo boss del traffico di droga a Salerno: 17 misure cautelari

Era Ciro D’Agostino, il fratello minore dei boss salernitani Giuseppe e Antonio a controllare il traffico di droga nella provincia di Salerno che è stato scoperto dalla squadra mobile e che ha portato all’emissione di 17 misure cautelari da parte della Dda salernitana. Sette sono finiti in carcere, cinque ai domiciliari e cinque invece hanno avuto l’obbligo di dimora e presentazione alla polizia giudiziaria.
Agli indagati sono stati contestati i reati di partecipazione, a diverso titolo, ad una associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti nonché diverse cessioni di sostanza stupefacente del tipo cocaina ed hashish. Si sono resi necessari a seguito di approfondite e complesse indagini condotte dalla Squadra Mobile di Salerno, corroborate da specifiche attività di controllo del territorio ed attività tecniche riscontate da diversi sequestri di sostanza stupefacente, di cui il più rilevante relativo ad un chilo circa di cocaina.
In particolare, l’attività investigativa ha avuto la sua genesi nel mese di aprile del 2015, a seguito dell’arresto di un soggetto salernìtano, trovato in possesso di circa un chilogrammo di hashish. Dall’analisi dei contatti intrattenuti tra questi e altri personaggi gravitanti nel mondo dello spaccio di sostanze stupefacenti in città, si è giunti alla definizione di una fitta rete di spacciatori capeggiati da Ciro D’Agostino, vertice dell’organizzazione e reggente dell’omonimo clan. D’Agostino è germano di Giuseppe ed Antonio, soggetti legati stabilmente alla criminalità organizzata locale attualmente detenuti in carcere e già condannati in via definitiva per associazione a delinquere di stampo camorristico, omicidio ed altri gravi reati. Durante le attività, si è accertato che la sostanza stupefacente veniva acquistata nell’hinterland napoletano per poi essere suddivisa dagli accoliti in un nascondiglio sito nel comuni di Pellezzano. Successivamente la stessa veniva commercializzata nelle zone di Pastena, Mercatello e Fratte.

”La paziente era morta, ma il medico continuava ad operare”, la testimonianza choc al processo per la morte di Tommasina

Torre Annunziata. Morì durante un’operazione chirurgica all’ospedale di Boscotrecase. E’ una storia che risale all’ 8 Marzo del 2013 quando la 25enne Tommasina De Laurentiis fu sottoposta ad un intervento di colecistectomia, un’operazione di routine, non invasiva, effettuata con un sondino interno. Qualcosa però non andò per il verso giusto e la sordina tranciò l’aorta addominale. I medici quindi decisero di effettuare la classica operazione, aprire l’addome e suturare i vasi sanguigni tagliati. La situazione non migliorò e la ragazza andò in arresto cardiocircolatorio e fu iniziata la procedura per mantenere in vita la paziente mentre i chirurgi continuavano ad operare. “Dopo 45 minuti di massaggio cardiaco, constatammo il decesso della paziente e lasciammo la sala operatoria. Mentre uscivamo, però, il chirurgo stava ancora operando”. Sono le parole di Giuseppe Oriolo, primario di Anestesia e Rianimazione dell’ospedale di Boscotrecase, testimone al processo contro tre colleghi medici il primario Roberto Palomba e gli assistenti Antonio Verderosa e Alberto Vitale accusati a vario titolo di omicidio colposo e falso ideologico. “Andammo oltre la prassi e provammo a rianimarla per tre quarti d’ora, purtroppo senza riuscirci – ha detto Oriolo – alle 14 e 30 constatammo il decesso e andammo via, ma il chirurgo continuava continuava a chiedere fili per suturare”.
La 25enne fu sottoposta a tre operazioni in una mattinata e la terza si concluse quando ormai era deceduta, probabilmente per coprire o rendere meno evidenti i segni di un errore. Uno scenario orribile, nel quale si inserisce anche l’accusa di aver provato a falsificare alcuni contenuti della cartella clinica. La prossima udienza è fissata tra una settimana.

Napoli, 5 chili di droga nella valigia all’aeroporto di Capodichino

All’aeroporto di Capodichino la guardia di finanza di Napoli ha individuato ed arrestato un corriere della droga di 53 anni, di origine tanzaniana, che aveva nascosto nel doppiofondo del bagaglio da stiva un involucro con 5,1 kg di eroina. Arrivato a Napoli con un volo proveniente dal Kenya e scali intermedi a Dubai e Roma Fiumicino, l’uomo stava per lasciare l’aeroporto quando i militari della tenenza della guardia di finanza, in collaborazione con i funzionari doganali, impegnati in attività di prevenzione e repressione di traffici illeciti, hanno fermato il passeggero prima che abbandonasse la sala arrivi e lo hanno sottoposto a controllo.
Insospettiti dal nervosismo del 53enne, i finanzieri hanno approfondito i controlli e trovato la droga. L’uomo è stato arrestato con l’accusa di traffico internazionale di sostanze stupefacenti.

Maxi blitz antidroga a Salerno: 17 arresti

La Squadra Mobile di Salerno ha eseguito 17 misure cautelari emesse dal gip per associazione a delinquere ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Si tratta di indagati tutti salernitani. Alle 10 i dettagli dell’indagine in una conferenza stampa in procura a Salerno.

Carceri: ancora droga e telefonini a Bellizzi Irpino

Droga e cellulari per i detenuti del carcere di Bellizzi Irpino. E’ il secondo caso in due giorni. A rendere noto il nuovo, grave episodio è Leo Beneduci, segretario generale dell’Osapp, l’organizzazione sindacale di Polizia penitenziaria. E’ accaduto nella mattinata di ieri. Gli agenti penitenziari della struttura carceraria irpina nel compiere il consueto giro di ispezione  del perimetro del carcere hanno rinvenuto all’ingresso della struttura la sostanza stupefacente e un cellulare in una busta probabilmente da recapitare a qualche detenuto all’interno alla casa circondariale.
Naturalmente la direzione del carcere ha avviata subito una perquisizione straordinaria all’interno dell’istituto che non ha portato ad altri sequestri. Solo due giorni fa la scoperta
 del neonato utilizzato come corriere della droga e di telefonini di ultima generazione.Ad escogitarla era stato F.F., detenuto napoletano, recluso a seguito della condanna con pena definitiva da scontare.
L’uomo aveva pensato di fare arrivare in carcere la droga e un micro-telefonino di ultima generazione, facendo nascondere ala merce addosso al più piccolo dei suoi figli durante il colloquio con la moglie. Ma era stato scoperto.