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Sciopero dell’Anm, i dipendenti del trasporto pubblico protestano davanti al comune di Napoli

Napoli. Sospese le corse della funicolare e della Metropolitana linea 1 di Napoli a causa dello sciopero dei lavoratori dell’Anm, proclamato per 24 ore oggi in città. Alcune decine di dipendenti dell’Azienda del trasporto pubblico locale cittadino sono fuori a palazzo San Giacomo, sede del Comune, per denunciare come il piano di risanamento presentato dall’azienda preveda tagli “soprattutto a discapito dei lavoratori”. Attualmente e’ in corso un tavolo, proprio a palazzo San Giacomo, tra una delegazione di tutte le sigle sindacali e l’assessore al Lavoro del Comune di Napoli, Enrico Panini. Appuntamento che si replicherà  il prossimo giovedì 5 ottobre alla presenza – è quanto auspicano i sindacati – anche del sindaco, Luigi de Magistris. “Alla base di questo sciopero c’è il futuro dell’azienda – spiega alla Dire Pierino Ferraiuolo, segretario regionale Uil Trasporti Campania -. Manca una prospettiva per 258 lavoratori e rivendichiamo il mancato rispetto di un accordo, sottoscritto da tutte le sigle sindacali, che prevedeva anche l’erogazione del premio risultato 2016. Ci sono una serie di atti unilaterali intrapresi dall’azienda che modificano in maniera autonoma le organizzazioni del lavoro, penalizzando fortemente i dipendenti Anm. Ma a preoccuparci, prima di tutto, è la tenuta aziendale. Il Comune – continua – deve garantire risorse per far uscire Anm fuori dalla crisi. Quest’azienda è un pezzo di storia della città e il fallimento dell’Anm, certo speriamo non accada, ma non è un evento impossibile. Questa situazione deve cambiare”.

Ladri nelle case, il Questore di Napoli: ”Segnalate qualsiasi cosa sospetta”

“Segnalare ai numeri di emergenza 112 e 113 l’eventuale presenza di persone sospette e soprattutto la percezione di rumori nell’ambito dei condomini, che potrebbero essere sintomatici di una violazione degli appartamenti”. E’ l’appello del questore di Napoli, Antonio De Iesu, dopo l’operazione della Squadra Mobile che oggi, al termine di indagini, ha sgominato una banda di ladri che ha messo a segno una serie di furti a Napoli, in provincia, nel Salernitano e anche nel basso Lazio. “Tale strategia, che passa attraverso il necessario impegno di ogni condomino a segnalare persone e rumori sospetti, – spiega De Iesu – si ritiene fondamentale per prevenire e reprimere la recrudescenza di furti in appartamento e permettere alle forze di polizia di intervenire in maniera tempestiva e mirata su azioni criminose relative ai furti in appartamento”. Il questore di Napoli rivolge un appello anche ai cittadini affinche’ “rafforzino le misure di difesa passiva e i sistemi di videosorveglianza a tutela della proprie abitazioni, che sono molto utili per prevenire tale tipo di reato e fornire agli organi di polizia indizi utili alle indagini”. 

Sparò al suocero, 26enne arrestato nell’Avellinese

Si era reso irreperibile dopo aver ferito il suocero con un colpo di pistola. La vicenda risale allo scorso 22 settembre quando un 26enne originario di Foggia aveva bloccato l’auto del congiunto, a bordo della quale viaggiava anche sua moglie, ferendolo all’inguine. L’uomo é stato intercettato ad un posto di blocco, tra i comuni irpini di Mirabella e Grottaminarda, dagli agenti del Commissariato di Ariano Irpino che lo hanno arrestato con l’accusa di tentato omicidio e porto abusivo di arma da fuoco.

Giugliano. Ancora gravi le condizioni della 12enne investita sabato sera

E’ grave ma stazionaria la ragazza di 12 anni che la sera tra sabato e domenica scorsa e’ stata investita con il fratello di 18 anni che ha riportato una frattura e diverse contusioni mentre stava attraversando una strada per andare a comprare dei cornetti. I due giovani sono stati travolti da un diciassettenne che era alla guida di una vettura malgrado fosse senza patente. Il tutto è successo davanti agli occhi dei genitori. Il 17enne e’ stato rintracciato e denunciato dai carabinieri per lesioni gravi e omissione di soccorso.

Napoli, una lite per una chiave mal duplicata ha fatto scoprire la banda di ladri. LE FOTO

Una lite tra due componenti del gruppo per una chiave mal duplicata, le botte, una denuncia. Sono questi gli elementi che a giugno 2016 hanno portato la Squadra mobile di Napoli a indagare su una ‘batteria’ di 10 elementi specializzati in furti in appartamento e negozi apparentemente inspiegabili se non con il sospetto che qualcuno dei frequentatori del luogo, dalla colf agli amici, fosse complice dei ladri o ladro. Sono 7 i colpi esaminati nella misura cautelare emessa dal gip di Napoli Fabrizio Carola attribuiti agli indagati, 8 dei quali arrestati oggi, mentre due, di cui uno e’ una donna, sono ancora ricercati; per 8 il gip ha disposto il carcere, mentre a 2 sono stati concessi i domiciliari. Solo una delle 3 donne coinvolte e’ incensurata, e un’altra ha precedenti per lesioni, mentre gli 8 elementi restanti della banda hanno tutti precedenti specifici. Per la polizia, l’organizzazione agiva almeno da marzo 2016, ma i furti attributi agli indagati partono da quello compiuto il 25 dicembre di un anno fa fino a uno fatto a maggio di questo anno. Tra i ‘colpi’, anche quello da 10mila euro al parcheggio sotteraneo in piazza San Francesco a Napoli, ai danni della societa’ Napoli Park, aprendo le casse automatiche per il pagamento della sosta; non tutte, pero’, perche’ scatto’ l’allarme e arrivarono vigilantes e carabinieri. C’e’ poi anche il ‘colpo’ mai compiuto a una gioielleria in provincia, non portato a segno perche’ fu quello della lite per la chiave venuta male da cui parti’ la denuncia. Anche le porte blindate non avevano segreti per l’organizzazione, le cui conversazioni intercettate hanno fornito materiale per comprendere tecnica e vittime, seppure interpretando linguaggio in parte criptico in parte ellittico perche’ si riferiva a circostanze note agli interlocutori ma non a chi ascoltava. Altri elementi sono arrivati dal sequestro di arnesi utilizzati dalla banda fatto il 10 maggio scorso, durante le indagine. Cosi’ la Squadra Mobile ha ricostruito i ruoli svolti da ciascun componente della banda e le modalita’ operative per duplicare le chiavi e mettere a segno i furti. Il capo dell’organizzazione, Salvatore Imperatore, insieme a Ciro Rubino, si occupavano dei soprtalluoghi ed erano gli esecutori materiali di numerosi furti, nonche’ il punto di contatto tra i vari componenti dell’associazione; in particolare, Imperatore fotografava le serrature delle porte d’ingresso delle abitazioni-obiettivo, dirigeva le operazioni e gestiva i contatti con il fabbro di Acerra, Mario Tedeschi, e sua moglie Loredana Brancaccio, che riproducevano in un laboratorio casalingo le chiavi che venivano poi utilizzate per i furti. Altri, di volta in volta, erano complici nei singoli furti. Gli appostamenti continuavano anche dopo aver individuato il potenziale bersaglio del ‘colpo, per capire le abitudini dei proprietari delle abitazioni, fino a che non si individuava il giorno propizio per l’esecuzione. Il furto non veniva quasi mai realizzato solo da una persona, essendo necessario che almeno un’altra persona facesse da vedetta. La fase successiva ai furti consisteva nella vendita dei preziosi presso gioiellerie compiacenti. Tutto il materiale utilizzato per riprodurre le chiavi, nonche’ le chiavi, gli arnesi, chiavini e chiavistelli sono stati sequestrati stamane nel corso dell’esecuzione dei provvedimenti.

 

 

TAM TAM Basketball, quando educare all’inclusione è un dovere e non un diritto

Sta facendo parecchio rumore la vicenda della giovanissima squadra di basket di Castel Volturno denominata ‘TAM TAM Basketball’, associazione che si prefigge di generare un impatto positivo sui ragazzi e sullo sviluppo delle comunità con una forte attenzione all’inclusione sociale. La TAM TAM è un team formato da ragazzi, tutti amanti della palla a spicchi, dai 13 ai 15 anni nati in Italia da genitori emigrati dall’Africa già da decenni e che per questo, secondo le regole della FIP, impossibilitati a giocare in un campionato perchè considerati ”stranieri” (il regolamento della FIP prevede che in ogni campionato dilettantistico ci possano essere non più di due atleti stranieri ndr). Nei giorni scorsi il coach che si sta occupando della squadra da un anno (l’ex guardia di Virtus Bologna e Napoli Massimo Antonelli, per lui anche un bronzo ai Giochi del Mediterraneo di Algeri, in Algeria, nel 1975) aveva lanciato un accorato appello alle istituzioni con la raccolta di firme ”Io sto con TAM TAM Basket” affinchè scendessero in campo per dare una concreta ”mano” verso questi ragazzi che null’altro desiderano fare che giocare a basket.
A prendere la palla al balzo, come si dice in gergo, ci ha pensato il deputato del Partito democrativo On. Michele Anzaldi che, nel corso di un’interrogazione parlamentare al ministro dell’interno Minniti e dello sport Lotti, ha espressamente chiesto di ”assumere le opportune informazioni presso le competenti federazioni per fare in modo che anche i ragazzi possano prendere parte al campionato giovanile al quale hanno intenzione di iscriversi”. Il TAM TAM Basketball, sotto la guida attenta di Coach Antonelli, si allena da circa un anno sul playground di Parco Saraceno.
Ottimo riscontro ha ricevuto l’appello alla raccolta firme ”Io sto con TAM TAM Basket” grazie alla straordinaria partecipazione di personaggi dello spettacolo, dell’arte, della cultura e dell’informazione.

di Mario Miccio

Litigò con il compagno della sua ex: è morto dopo un mese Giovanni Masturzo di Anacapri

Anacapri. Il compagno della sua ex gli sferrò un violento pugno in faccia: dopo un mese muore all’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli, Giovanni Masturzo, 45 anni di Anacapri.

L’uomo era in coma dal primo settembre, era stato aggredito dall’attuale compagno della sua ex fidanzata, S. M., 50 anni di Roma. L’aggressore fu subito fermato dai carabinieri e denunciato con l’accusa di lesioni gravissime. Un’accusa che ora è destinata ad aggravarsi a seguito del decesso del 45enne. L’ episodio avvenne lo scorso primo settembre in via Pagliaro ad Anacapri. Masturzo incontrò la sua ex fidanzata con il nuovo compagno e accecato dalla gelosia iniziò ad insultarli. Il 50enne reagì colpendo l’anacaprese con un solo pugno, fratturandogli la mascella. Nel cadere a terra l’uomo battè la testa perdendo i sensi e riportando un’emorragia cerebrale. Fu trasportato prima al Capilupi di Capri e poi in elicottero a Napoli, era ricoverato al San Giovanni Bosco dove oggi è deceduto.

Castellammare: indagini sull’insospettabile e i 300mila euro nella valigetta

Venerdì scorso gli agenti del commissariato di Polizia di Castellammare di Stabia hanno ritrovato una valigetta di pelle nera dal contenuto prezioso. Infatti all’interno, in pezzi da 100, 200 e 500 sono stati scovati 300 mila euro in contanti. Una cifra esorbitante che ha fatto insospettire la polizia e gli investigatori.
La valigetta era custodita in un locale di una stradina vicino a Piazza Principe Umberto, il cui proprietario è considerato un insospettabile. Infatti è un uomo che non ha mai avuto problemi con la giustizia, per cui si crede che forse sia stato costretto a tenere la grossa cifra nella sua proprietà o che collabori “silenziosamente” con la criminalità organizzata della zona.
La Polizia sta seguendo due piste riguardo la finalità del denaro: ricettazione oppure compravendita illegale di gioielli, profumi e quadri. Anche se non si escludono le piste dell’acquisto di armi o di droga.

Napoli, speronarono e poi travolsero con l’auto un 21enne: tutti condannati a 30 anni di carcere

Trenta anni di carcere per i tre baby killer di Secondigliano che uccisero il 21enne Fabio Giannone il 10 aprile del 2016 prima investendolo e poi passando sopra il corpo con l’auto. Nel processo che si è celebrato con il rito abbreviato davanti al gup De Stefano (18esima sezione gip del Tribunale di Napoli) sono stati condannati Vincenzo De Luca, Pasquale Paolo e Simone Scaglione.

I primi due avevano investito con un’ auto rapinata Giannone, che viaggiava in sella uno scooter, per vendicarsi di un pestaggio subito ad opera di Giannone e del fratello il 4 gennaio 2015, nel quale De Luca aveva riportato numerose fratture. Il pestaggio era stato causato dal danneggiamento delle vetrine di un negozio di abbigliamento di proprietà di uno zio dei fratelli Giannone, avvenuto nella notte del Capodanno 2015 da parte di De Luca. Il cadavere di Giannone fu trovato sotto una “Citroen C3”, abbandonata al centro della carreggiata con le porte aperte. Accanto vi era uno scooter “Honda SH” di proprietà di Giannone. Grazie alle immagini di alcune telecamere di videosorveglianza gli agenti della Squadra Mobile di Napoli e del Commissariato Secondigliano accertarono che Giannone fu investito volontariamente da De Luca. Il giovane, noto come ‘o dannato, che era evaso dagli arresti domiciliari, si era poi costituito la stessa notte dell’omicidio al Commissariato di Polizia di Giugliano. Pasquale Paolo, anch’egli ai domiciliari ma per droga, è il figlio di Raffaele detto “o’ Rochets”, detenuto e considerato in passato uno dei capipiazza dei Di Lauro, vicino in particolare al boss Paolo detto “Ciruzzo o’ milionario” per la zona di Secondigliano. Giannone infine, era il figlio di Ciro, ammazzato il 1 febbraio 2002 in un agguato di camorra: secondo gli investigatori proprio il clan lo decise perché avrebbe dato fastidio in qualche maniera, ma l’indagine si è conclusa senza l’individuazione dei responsabili, almeno finora. Un altro congiunto della vittima del finto incidente stradale è Claudio, suo zio, finito in manette per armi anni fa. Vincenzo De Luca è il principale accusato. Sarebbe lui l’ideatore dell’omicidio per vendicarsi del pestaggio avvenuto il 4 gennaio scorso, tre giorni dopo che la vetrina del negozio di abbigliamento dello zio di Giasone era andata in frantumi nel corso dei festeggiamenti per il nuovo anno. Il 21enne gli addebitava la responsabilità dell’accaduto e così era scattata la spedizione punitiva. “O’ dannato”, che non è ritenuto legato alla criminalità organizzata così come l’amico Pasquale Paolo, ha un tatuaggio che riporta il soprannome, che evidentemente gli piace molto e rispecchia il suo carattere: uno che non si arrende mai.

L’8 giugno scorso la svolta nelle indagini. Il pm ascoltando le intercettazioni tra i familiari di Vincenzo De Luca al carcere di Poggioreale dov’era detenuto decidono di eseguire un decreto di perquisizione. All’interno della cella sequestrano al ragazzo il giubbotto di colore blu scuro con il quale era entrato in galera il giorno che si è consegnato e le lettere che aveva ricevuto dai familiari. Nel coro del sequestro il ragazzo crolla e decide di rendere dichiarazioni spontanee. Dice di aver voluto dare una lezione a Giannone per motivi personali. La sera dell’omicidio aveva percorso più volte le vie del quartiere alla ricerca di Fabio. Di averlo visto affacciato al balcone e di essere stato istigato dallo stesso. Motivo per il quale lo aveva speronato con l’intento di procurargli lesioni. Però lo aveva travolto e non riuscendo a fermare il veicolo lo aveva ucciso, ma non voleva. Tre giorni dopo un nuovo interrogatorio, questa volta davanti al pm, ma con delle correzioni. Secondo l’accusa perché indottrinato dal padre.

De Luca Vincenzo: «Eh, mi sono accusato del reato. Ed si. Si. Cosa. Hanno detto, noi sappiamo che sei stato minacciato».

De Luca Raffaele: «Eh, ti sei fatto. Ti sei messo a piangere? Cose».

Vincenzo: «Come».

Raffaele: «Che non lo volevi fare apposta?».

Vincenzo: «Come. Che io non lo volevo fare apposta. Ha detto: noi lo sappiamo che è una famiglia di infami, che ti hanno fatto male, hai fatto un sacco di ricoveri. E poi è così, è così, è così, è così. Chi ci stava con te? Io stavo solo io, stavo solo io nella macchina, l’ho visto arrivare al lato sinistro e l’ho…».

Raffaele: «…incomprensibile…».

Vincenzo: «No, di lato! Ho detto, io l’ho solo tamponato. L’ho solo tamponato però non sono riuscito a prendere il controllo della macchina e l’ho fatto, non lo so se, gli sono passato per dosso. Non so nulla. Hanno detto, noi questo lo sappiamo che è stato un omicidio volontario e poi mi ha dato le carte, 575 e 577».

Raffaele: «Che?».

Vincenzo: «Omicidio aggravato».

Raffaele: «Aggravato?».

Vincenzo: «Poi cala la pena, hai capito?».

Raffaele: «Si sapeva».

Vincenzo: «Ah!».

Raffaele: «Si sapeva».

Vincenzo: «Erano tre di loro vennero, c’era l’ispettore quello con gli occhiali».

Raffaele: «Quello con il mellone? Quello quella quarta sezione di Secondigliano».

Vincenzo: «Eh. Ispettò io tengo 21 anni. Senza che perdiamo tempo, ho detto io. Sono stato io. E lui mi fa: “De Lù la mia parola contro la tua”. Io ti aiuto però l’indagine non la chiudo».

Raffaele: «Hai detto che la strada era a senso unico?».

Vincenzo: «No».

Raffaele: «Non stava a senso unico sto ragazzo?».

Vincenzo: «No».

Raffaele: «Non stava a senso unico?».

Vincenzo: «No».

Raffaele: «Da dietro?».

Vincenzo: «Di lato».

Raffaele: «Le telecamere non pigliavano bene, le telecamere non si pigliavano bene».

Vincenzo: «Però mi ha riconosciuto la coscia».

(da sinistra nella foto  Vincenzo De Luca, Pasquale Paolo e la vittima Fabio Giannone)

 

Ordine dei giornalisti, ecco gli eletti in Campania e al Consiglio nazionale

Napoli. Nella giornata di ieri si sono svolte le elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale della Campania e del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti. Tutti eletti al primo turno i professionisti e pubblicisti della lista “Giornalisti per la Campania”. Non ci sara’ dunque ballottaggio. Per i professionisti sono eletti al Consiglio regionale Ottavio Lucarelli (509 voti), Titti Improta (416), Paolo Mainiero (407), Vincenzo Esposito (369), Vincenzo Colimoro (353), Pino De Martino (349). Revisori dei conti Francesco Marolda (404) e Concita De Luca (365). Al Consiglio nazionale eletti Carlo Verna (481) e Antonio Sasso (470). Per i pubblicisti eletti al Consiglio regionale Mimmo Falco (932), Salvatore Campitiello (874), Massimiliano Musto (832). Revisore dei conti Francesco Ferraro (811). Al Consiglio nazionale Alessandro Sansoni (859). Entro il mese di ottobre Consiglio regionale e Consiglio nazionale si riuniranno per eleggere le cariche di presidente, vice presidente, segretario e tesoriere.

Inchiesta Consip: chiesta l’archiviazione di Woodcock e Sciarelli

La procura di Roma ha chiesto l’archiviazione per il pm di Napoli Henry John Woodcock indagato per falso e per rivelazione del segreto in concorso con la giornalista Federica Sciarelli nell’ambito dell’inchiesta Consip, la centrale acquisti della pubblica amministrazione. L’archiviazione e’ stata chiesta dai pm romani anche per la conduttrice. La rivelazione del segreto d’ufficio era legata alla fuga di notizie avvenuta con la pubblicazione sul Fatto Quotidiano di una serie di articoli, tra il 21 e il 23 dicembre 2016, che svelavano l’esistenza di un’indagine Consip nella quale figuravano iscritti sul registro degli indagati il comandante generale dei carabinieri Tullio Del Sette e l’attuale ministro dello Sport Luca Lotti. Il procuratore Giuseppe Pignatone, l’aggiunto Paolo Ielo e il pm Mario Palazzi erano convinti che a passare quelle informazioni al giornalista Marco Lillo fosse stato proprio il pm partenopeo che su Consip stava lavorando da tempo. E che lo avrebbe fatto utilizzando la Sciarelli come tramite. Circostanza negata con decisione da tutti i protagonisti della vicenda. A confermare la loro versione l’analisi dei tabulati telefonici e dei messaggi WhatsApp, riferiti anche a un altro indagato, il maggiore Giampaolo Scafarto, che nella veste di ufficiale del Noe aveva condotto buona parte degli accertamenti su Consip, acquisendo in particolare la testimonianza dell’allora ad della Centrale acquisti della pubblica amministrazione Luigi Marroni. Chi era, dunque, la ‘talpa’ del Fatto? Le indagini non sono concluse ma l’attenzione dei magistrati romani e’ ormai rivolta allo stesso Scafarto e ai suoi collaboratori dell’epoca. Per quanto riguarda la seconda contestazione a Woodcock, il falso in concorso con Scafarto, gli inquirenti di piazzale Clodio hanno creduto al racconto fornito dal magistrato quando venne interrogato il 7 luglio scorso alla presenza dell’avvocato Bruno La Rosa. Il pm di Napoli ha ammesso di aver consigliato all’ufficiale di polizia giudiziaria di dedicare nell’informativa un capitolo ‘ad hoc’ sui servizi segreti che avrebbero spiato il Noe durante l’attivita’ di recupero dei cosiddetti ‘pizzini’ dalla spazzatura rinvenuta negli uffici romani dell’imprenditore campano Alfredo Romeo, ma solo per tutelare da possibili fughe di notizie i nomi dei nostri 007. Woodcock ha anche precisato che non poteva sapere che le verifiche effettuate proprio da Scafarto e dai suoi uomini avevano escluso la presenza di elementi dell’intelligence. (AGI) Cop 021203 OTT 17 NNNN

Siamo tutti Viva con Antonella, Maria e Raffaela: il bistrot di Poggiomarino per combattere la violenza degli uomini

“Viva” è vita. “Viva” è donna. E’ il simbolo concreto del riscatto personale. E’ un bistrot in via De Marinis 9 a Poggiomarino, in provincia di Napoli. E’ una cooperativa di tre donne vittime di violenze coniugali: Antonella, Raffaela e Maria, sopravvissute ai maltrattamenti subiti per anni in nome dell’amore. “Viva” è forza, coraggio, reazione; è volersi bene. Antonella, Raffaela e Maria sono “Viva”. Partono dalla cooperativa “Viola”, un laboratorio di pasticceria e panetteria sempre a Poggiomarino, aperto con il contributo di Coopfond e l’obiettivo di assicurare un reddito alle donne vittime di violenza. Da “Viola” arrivano a “Viva” e fanno impresa senza neanche conoscersi grazie ai loro avvocati che, artefici del sodalizio, le hanno convinte a questa nuova esperienza. Rosita Pepe e Grazia Acanfora seguono legalmente le tre donne nelle aule dei tribunali come nell’attività commerciale e lo fanno insieme a LegaCoop che ha condiviso immediatamente la proposta. “Viva” è una sala con trentasei coperti per gustare colazione, pranzo e cena. “Viva” è il luogo ideale e fisico dove le lacrime possono diventare sorrisi e l’angoscia, impegno per spazzare via la paura. Antonella è Antonella Cangianiello, trentanove anni e diciassette di violenza per mano di un marito alcolizzato. Un nullafacente che le rubava quei pochi euro riusciti a guadagnare con il suo lavoro da carrozziere, da falegname, da operaio in un autolavaggio, da addetto al confezionamento di verdure in fabbrica. A Reggio Emilia, dove viveva con i suoi due figli costretti a chiudersi in camera di notte e il marito violento. Rischia la vita per venti euro che aveva nascosto nella camicia da notte. Venti euro che il marito non può bersi. Torna a Poggiomarino e la situazione peggiora: ancora una lite, ancora botte, ancora sangue e lividi. Scappa e in strada uno spazzino aiuta lei e i suoi due figli. Ora è indipendente, ed è presidente della cooperativa. I suoi figli, la sua forza. Maria è Maria Sorrentino, ha trentatré anni ed è viva dopo aver rischiato, un mese fa circa, di essere bruciata dal marito. Maria ha urlato fuori al balcone di casa dei suoi genitori dopo essere stata cosparsa di alcool, suo cugino la sente e interviene salvandole la vita. Il marito la perseguita, la segue ovunque nonostante la diffida ad avvicinarsi. Maria vuole uscire da quest’incubo affrontando le sue paure, vuole essere più forte di suo marito. Raffaela è la più giovane, ha ventiquattro anni e un figlio di due. Laureata in Economia alla Federico II, Raffaela Caracciolo vive l’incubo della gelosia del marito che si trasforma in malattia quando la offende e la picchia. Ossessionato da ipotetici amanti riduce la sua vita a zero ma Raffaela si rialza, reagisce, spera e si riscatta con questo lavoro, il suo primo lavoro. Dora Iacobelli, direttrice Coopfond e vice presidente nazionale Legacoop, con delega alle Pari Opportunità, parla non soltanto di inserimento lavorativo ma di creazione di percorsi di prevenzione, di formazione e di accoglienza attraverso iniziative simili. Mario Catalano, presidente Legacoop Campania sottolinea la solidarietà delle tre donne che vanno supportate e non lasciate sole. Mette in risalto la loro forza e il valore della cooperativa “Viva” che riesce a dare lavoro e speranza. Seneca indica la strada all’ingresso del locale – “Non è perché le cose sono difficili che non osiamo, è perché non osiamo che sono difficili” -; sulle pareti Rita Levi Montalcini, Nilde Iotti, Fria Kahlo, Margherita Hack a cui riferirsi; 1522 il numero dell’antiviolenza scritto ovunque. “Donna come l’acqua di mare/chi si bagna vuole anche il sole/chi la vuole per una notte/c’è chi invece la prende a botte”, cantava Mia Martini. Antonella, Maria e Raffaela hanno detto di no e con coraggio e a viso scoperto, spezzano la catena di violenza e di soprusi, ricominciando a vivere la propria vita da donne libere: “Viva”.

 Regina Ada Scarico

 

Napoli, la banda di ladri di appartamenti aveva anche il fabbro a disposizione. I NOMI

Alle prime luci del giorno la Squadra Mobile di Napoli ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip presso il Tribunale di Napoli su richiesta del pm presso la Procura della Repubblica di Napoli nei confronti di otto soggetti napoletani, associati tra di loro per consumare una serie di furti in abitazione ed in esercizi commerciali: Imperatore Salvatore, di 47 anni, Rubino Ciro, 62 anni, Tedeschi Mario, 46 anni, nato a Pomigliano d’Arco, Rusciano Renato, 33 anni, Mattiello Lucia, 36 anni, Brancaccio Loredana, 44 anni, Storto Fabio, 29 anni, Kobzar Sergio, Ucraino di 25 anni.

In esito ad approfondite indagini effettuate dalla locale Squadra Mobile sotto il coordinamento della locale Procura è emersa l’esistenza di un’associazione per delinquere dedita al compimento di furti in abitazioni, gioiellerie e parcheggi, per consumare i quali i malviventi avevano predisposto mezzi e uomini ed avevano raggiunto un’elevata preparazione tecnica nella creazione di chiavi complesse, riprodotte grazie ad un software informatico che funzionava sulla base di una semplice fotografia delle chiavi.

Dopo un’accurata scelta dell’obiettivo venivano effettuati sopralluoghi per studiare orari e abitudini delle vittime prescelte. Il gruppo, facente capo a Imperatore Salvatore, utilizzava la tecnica della duplicazione illegale di chiavi mediante l’utilizzo di fotografie senza nessuno scasso. La riproduzione veniva affidata a Tedeschi Mario, fabbro esperto del settore. La moglie di quest’ultimo, Brancaccio Loredana, teneva contatti con i membri dell’associazione, ed in particolare con Imperatore Salvatore. Questi più volte ha contattato la donna, ordinando riproduzioni di chiavi, partendo da semplici foto, per poi ritirarle presso l’abitazione dei due coniugi ad Acerra. La donna riceveva gli ordinativi, consegnando le chiavi a chi ne faceva richiesta e si faceva carico degli eventuali problemi insorti a seguito della non perfetta riproduzione operata dal marito.

Il 10 maggio scorso veniva effettuato dalla Squadra Mobile nel corso delle indagini un sequestro a carico di Imperatore Salvatore e Rubino Ciro, avente ad oggetto dei guanti neri, delle chiavi per aprire serrature blindate, una torcia, i telefoni cellulari in uso ad entrambi, uno smartphone contenente numerose foto di serrature e chiavi, alcuni video ritraenti persone impiegate ad aprire portoni di ingresso di vari fabbricati, nonché foto di chiavi blindate.

Dall’analisi di tale materiale e dalle attività tecniche di indagine poste i essere dagli uomini della Squadra Mobile partenopea, si risaliva all’attività della banda, ai ruoli svolti da ciascun associato e alle modalità operative poste in essere dagli stessi per duplicare le chiavi e mettere a segno i furti.

Imperatore Salvatore e Rubino Ciro venivano impiegati nelle attività di appostamento ed erano gli esecutori materiali di numerosi furti, nonchè il punto di contatto tra i vari componenti dell’associazione; in particolare l’Imperatore fotografava le serrature delle porte d’ingresso delle abitazioni-obiettivo, dirigeva le operazioni in sede di esecuzione del reato e gestiva i contatti con Tedeschi Mario e sua moglie Loredana Brancaccio, dediti alla riproduzione delle chiavi che venivano poi utilizzate per la commissione dei furti.

Gli altri soggetti erano a disposizione del gruppo, prestando costantemente la propria collaborazione al fine di mettere a segno i furti nelle abitazioni, come dimostra il fatto che ognuno di essi ha concorso alla commissione di un episodio delittuoso. Tutti erano perfettamente consapevoli di far parte di una associazione criminale e di dare il proprio effettivo, concreto e rilevante contributo alla vita della medesima.

Quanto al modus operandi adottato per la commissione dei vari furti, il gruppo, in seguito ad appostamenti ed attività di osservazione di fabbricati, ubicati in prevalenza nel quartiere Vomero-Arenella, individuava gli obiettivi per poi passare alla fase di riproduzione delle chiavi da utilizzare per introdursi abusivamente all’interno degli stessi. Gli appostamenti continuavano per capire le abitudini dei proprietari delle abitazioni prescelte, fino a che non si individuava il giorno propizio per l’esecuzione. Il delitto non veniva quasi mai realizzato solo da una persona, essendo necessario che almeno un altro soggetto facesse da vedetta.

La fase successiva ai furti consisteva nella vendita dei preziosi presso gioiellerie compiacenti.

Tutto il materiale utilizzato per riprodurre le chiavi, nonchè le chiavi, gli arnesi, chiavini e chiavistelli sono stati sequestrati stamane nel corso dell’esecuzione dei provvedimenti.

 

Napoli cade all’esordio ma secondo Coach Ponticiello: ”Il pubblico del PalaBarbuto ha dimostrato cultura cestistica”

Napoli, Palasport PalaBarbuto. Il cronometro della gara si ferma a 00.00; il finale recita 90 – 68 Leonis Eurobasket Roma, il Cuore Napoli Basket cade alla prima in casa dinanzi al pubblico amico che comunque omaggia i propri beniamini con un lungo applauso al termine del match.
”Ricominciamo come ci siamo lasciati. Grinta, cuore e grandi risultati”.
Ha risposto presente il pubblico di Napoli, una città che nonostante enormi difficoltà di ogni sorta tradusa pallacanestro e lo fa attraverso coloro che Napoli l’hanno sempre seguita negli anni, specialmente quelli d’oro dell’allora Società Sportiva Basket Napoli di Mario Maione con la Serie A, l’Eurolega, il Mario Argento e la Coppa Italia, ma questa è un’altra storia.
L’attualità racconta di una ”nuova” Napoli gestita e curata da Ciro Ruggiero, agropolese doc che con sacrificio e tanto cuore ha restituito alla Napoli a spicchi la cosa più preziosa che si potesse desiderare: una squadra di basket. E non importa se il primo match della stagione ha visto soccombere gli azzurri al cospetto di un roster davvero troppo forte, sia sulla carte che sul parquet, i tifosi accorsi al PalaBarbuto hanno comunque voluto omaggiare Ciro Ruggiero ed i suoi ragazzi per la splendida annata scorsa e per far capire loro che, a lottare per la salvezza in serie A2, non saranno i soli.
Questo lo ha capito anche Coach Ponticiello che, in sala stampa, ha definito il pubbico del PalaBarbuto come un pubblico che ha dimostrato di ”avere cultura cestistica perchè non è semplice capire ciò che hanno capito loro ed io voglio spendere due parole per ringraziarli, il loro sostegno è fondamentale per noi ed il loro applauso finale è per noi un tributo meraviglioso”.

di Mario Miccio

Come scegliere la migliore cuccia per cani grandi

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La scelta della giusta cuccia per il vostro cane di grandi dimensioni? È spesso un’opzione difficile da ponderare, visto e considerato che in commercio trovate tantissimi modelli, di diverso colore, forma e qualità. Dunque, quale scegliere? Cerchiamo di seguito di riassumere alcuni spunti sui quali vi consigliamo di soffermarvi, al fine di arrivare all’individuazione della migliore cuccia per cani grandi in legno!

Le dimensioni sono tutto

In primo luogo, ricordate che la cuccia è la tana del vostro cane. E che pertanto dovrà avere le dimensioni sufficienti per poterlo ospitare al sicuro o – meglio – che il vostro cane intenda come sufficienti per potersi sentire protetto. Cercate dunque di acquistare una tana che possa andar bene per la taglia del vostro cane, e ricordate sempre che questo criterio sarà quello più importante nella selezione della cuccia: al vostro animale domestico, infatti, importerà ben poco che la cuccia sia di un colore piuttosto che un altro, o che abbia un fregio particolare.

Questi altri elementi saranno requisiti di scelta per i vostri gusti, ma non per quelli dell’animale domestico. Cercate dunque di concentrare la vostra attenzione sull’elemento dimensionale, mentre utilizzate gli altri requisiti come criterio di selezione tra due o più alternative identicamente efficaci per l’interesse del vostro cane.

Porta, materiale & co.

La considerazione delle giuste dimensioni dovrebbe essere estesa anche alla porta. Oltre ad essere di dimensioni adeguate, la porta dovrebbe altresì essere posizionata in maniera tale che il cane non abbia alcuna difficoltà nell’ingresso e nell’uscita. Inoltre, il cane amerà che dalla porta possa guardare l’esterno in maniera sicura e comoda: evitate dunque di prendere delle cucce con porte scomode o troppo anguste, poiché il vostro cane potrebbe trovarle poco attraenti. Per quanto poi riguarda il materiale, il legno è sicuramente quello preferibile. Non solamente è un materiale ecologico, ma ha anche ottime capacità termiche.

Infine, soffermatevi a lungo sul posizionamento della cuccia, poiché una cuccia posizionata male difficilmente verrà accettata dal vostro cane. Mettetela invece in un luogo calmo e poco frequentato, non ventilato, fresco d’estate e caldo d’inverno.

Nel caso in cui sia necessario abituare il cane alla cuccia (non tutti gli animali sono particolarmente convinti di accettare i cambiamenti) provate a inserire al suo interno dei giochi o qualche indumento del padrone. Probabilmente, soprattutto se il cane è giovane, servirà a tranquillizzare l’animale e a permettergli di entrare in migliore confidenza con la nuova struttura.

Marano: vince 120mila euro centrando una quaterna al Lotto con una giocata da un euro

Centrata a Napoli una quaterna da 120 mila euro con una giocata da 1 euro: finisce a Marano di Napoli la vincita piu’ alta realizzata con il Lotto nell’ultimo concorso. Un giocatore – riferisce l’agenzia Agimeg – ha portato a casa 120 mila euro centrando una quaterna con i numeri 19-70-72-89 sulla ruota di Napoli, con una spesa di 1 solo euro. Sul podio delle vincite di giornata, ma con importi inferiori, ancora protagonista la Campania con i 19 mila euro vinti in provincia di Avellino grazie a un ambo e i quasi 17 mila euro vinti ancora a Napoli con un terno centrato mettendo in gioco quattro numeri.

Cantone: ”Il mio futuro? In magistratura, ma farei anche il sindaco di Napoli”

“Non c’è stata nessuna apertura alla politica. Mi è stato semplicemente chiesto che cosa sta pensando di fare dopo la fine dell’esperienza (nell’anticorruzione), io ho risposto che se dovessi decidere domani, non avrei alcun dubbio nel dire che rientro a fare il magistrato, ma tre anni sono lunghi. Poi hanno estrapolato un pezzo nel quale io dicevo che tra tutte le proposte che mi erano arrivate, quella che non mi ha mai lasciato un attimo di perplessità è quella che riguardava il sindaco di Napoli”. Così Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, intervenuto a 24Mattino su Radio 24, ha risposto alla domanda di Oscar Giannino sulla possibile apertura del magistrato alla politica dopo la fine dell’esperienza all’Anticorruzione, così come era stato riportato in un’intervista. Cantone ha poi aggiunto su Radio 24: “Non ho mai parlato di nessun tipo di apertura alla politica, ho solamente fatto una considerazione onesta. Non so tra tre anni se sarà semplice ritornare in magistratura, ma mi riferivo a questo. Dal punto di vista della mia attività personale e professionale non escludo di prendere in considerazione altre opportunità oltre quella di tornare in magistratura”.

Fallisce la compagnia aerea low cost Monarch, 110mila passeggeri a terra

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La compagnia low cost britannica Monarch Airlines e’ stata dichiarata fallita la scorsa notte e la Civil Aviation Authority britannica ha annunciato che ha cessato le operazioni, lasciando a terra tutti i velivoli(35, quasi tutti Airbus) assieme a 110mila passeggeri, in buona parte ora bloccati all’estero. Per effetto del fallimento, inoltre, oltre 300mila prenotazioni sono state cancellate. Monarch, compagnia charter fondata cinquant’anni fa nel Regno Unito, aveva la sua base nell’aeroporto di Luton, non lontano da Londra. Dalle sue quattro principali basi britanniche trasportava circa sei milioni di passeggeri l’anno su oltre quaranta destinazioni, cinque delle quali in Italia (Roma Fiumicino, Napoli, Torino, Venezia e Verona). 

Napoli, sgominata banda specializzata in furti negli appartamenti: 8 arresti

La squadra mobile della Questura di Napoli ha eseguito 8 misure cautelari nell’ambito di una indagine su furti in appartamenti. Sequestrato anche materiale utilizzato per introdursi nelle abitazioni.  Sequestrate dagli agenti della Polizia di Stato sofisticate attrezzature che la banda utilizzava per mettere a segno i suoi colpi in città e in provincia.

Giugliano: ancora in gravi condizioni la piccola Alessia

Giugliano. E’ ancora in gravi condizioni Alessia la ragazzina di 12 anni rimasta ferita nell’incidente stradale di  sabato sera insieme al fratello Ciro di 18 anni, pure lui ferito. La ragazzina è ricoverata al Santobono di Napoli con la frattura della volta cranica e lacerazione e contusione cerebrale e versa in pericolo di vita. Il fratello. Ciro, 18enne, è ricoverato all’ ospedale di Pozzuoli:ha riportato la frattura della della tibia e contusioni multiple nella parte superiore del corpo.

 

I fatti. Ciro e la sorellina, dopo una serata trascorsa con i genitori decidono di acquistare dei cornetti nei pressi della loro abitazione. Giunti alla cornetteria i ragazzi attraversano la strada. La prima auto si ferma per consentire in passaggio ma, contemporaneamente, arriva un 17enne a bordo di una fiat panda che sorpassa la prima auto, non rendendosi conto dei pedoni, e li investe. Nonostante il tentativo di frenare non riesce ad evitare l’impatto. Un impatto così forte che vede scendere in strada tanti residenti. Così il 17enne, senza patente, ovviamente spaventato, abbandona la macchina e corre a casa. I carabinieri rintracciano il giovane e lo raggiungono a casa. Il giovane aveva tentato di raccontare al padre che la vettura gli era stata rubata. All’ arrivo dei militari la sua versione è crollata. Il padre, anche lui sotto shock, ha spiegato che il 17enne avrebbe preso la vettura a sua insaputa. Ora i carabinieri dovranno capire se quanto dichiarato sia vero o meno, se sia possibile effettivamente che il ragazzo avesse preso la macchina senza informare i suoi genitori.

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