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Violoncelles vibrez, interpretato da Giovanni Sollima per il Concerto di Natale dal Senato

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Alle 12.15 di domenica 17 dicembre, in diretta su Rai 1, Giovanni Sollima eseguirà il suo celebre “Violoncelles, vibrez!” nel corso del tradizionale Concerto di Natale dal Senato, alla presenza dei Presidenti della Repubblica, della Camera e del Senato.
Il Concerto è aperto ai cittadini e per acquistare i biglietti è necessario contattare il numero 06 67 06 56 18 oppure 06 67 06 56 19, dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle ore 15.00 alle 17.00, fino a domani venerdì 15 dicembre. Come da tradizione, l’intero incasso sarà devoluto in beneficenza con il contributo dei presidenti e dei senatori.
Il prezzo dei biglietti è di cento euro per i posti in Aula e di cinquanta euro per quelli in Tribuna.
“Violoncelles, vibrez!” è attualmente il brano contemporaneo italiano più eseguito nel mondo. Fra gli interpreti più importanti si ricordano Yo-Yo Ma, Mischa Maisky, Sol Gabetta con la Kremerata Baltica diretta da Gidon Kremer, I Solisti di Mosca diretti da Yuri Bashmet, Mario Brunello, Enrico Dindo, Julius Berger, Antonio Meneses, il Duo Cellos. Con Sollima suonerà l’Orchestra Nazionale dei Conservatori diretta da Alessandro Cadario. In programma anche musiche di Bellini, Rossini, Strauss, Verdi e tradizionali natalizie.

Camorra, la Dda pronta a chiedere il processo per il ‘macellaio’ dei due contrabbandieri. LE INTERCETTAZIONI

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La Dda di Napoli ha notificato il decreto di conclusione delle indagini preliminari al 24 enne Domenico D’Andò, detto ‘o chiatto accusato di aver ammazzato e fatto a pezzi i due ras del contrabbando Luigi Ferrara e il suo socio Luigi Rusciano insieme con il suo complice minorenne Aniello I. di Acerra.

I corpi dei due di Mugnano e Casoria furono ritrovati il 16 febbraio scorso fatti a pezzi e seppelliti in contrada Franzese di Afragola. Una operazione da “macelleria messicana” per sbarazzarsi dei corpi dei due che avevano “sgarrato” con i clan dell’area Nord di Napoli. Domenico D’Andò è il nipote di Pietro Caiazza ras del clan Amato-Pagano e figlio di Antonino, vittima di lupara bianca nell’ambito della prima faida di Scampia tra il clan Di Lauro e gli scissionisti. I due furono attirati in una trappola e uccisi nella loro auto. Poi i cadaveri furono portati a Giugliano in una casa in uso a Doemico D’Andò e fatti a pezzi rinchiusi in due bustoni della spazzatura e portati ad Afragola dove furono sotterrati.
Era stata la moglie Maria Maglione, moglie di Rusciano a denunciare la scomparsa del marito il primo febbraio. Poi il giorno dopo dai carabinieri di Casoria si presenrtò anche la moglie di Rusciano. Dopo due settimane i corpi furono ritrovati dalla polizia che in breve tempo strinse il cerchio attorno agli assassini arrestandoli. Il minorenne sarà processato a febbraio. E’ rinchiuso nel carcere minorile e  ha anche cercato di farsi passare come incapace di intendere e volere sottoponendosi a una perizia psichiatrica.
Pochi giorni prima del ritrovamento dei corpi Domenico Esposito, fratello del pentito Bruno, affiliato al clan Moccia di Afrogola, ha deciso di pentirsi e ha raccontato quello che sapeva a proposito di Ferrara e del contrabbando di sigarette. Nel suo primo interrogatorio datato 13 febbraio 2017  ha spiegato: ” Conosco bene Ginetto Ferrara. So poi che di recente Ginetto entrato in società con altri sia delinquenti di Scampia come o’ cinese un contrabbandiere a livello grande che io saprei riconoscere in foto e che so che abita nella zona di Scampia che viene prima del Lotto G la zona posta alle spalle della casa di Alessandro Acanfora detto o’ niro il cui fratello venne ammazzato a Ponticelli…Franzese era anche in affari nel settore del contrabbando di sigarette con Caiazza Pietro e persone di Melito e Mugnano entrato anche in società con quelli di Melito e Mugnano impegnati in particolare nel contrabbando. So anche che le persone di Melito in società con Ginetto nella gestione del contrabbando delle sigarette sono anche soci di Pierino Caiazza parente di Lello Amato a vecchia di Melito o meglio sono uomini della paranza di Caiazzo cioè di Pierino o’ fraulese quello con gli occhi celesti… Saprei riconoscere in foto gli uomini della paranza di Pierino o’ fraulese che sono soci in affari di Ginetto…. Ginetto Ferrara, non era un dipendente ma un socio di Pierino Caiazza, almeno da quando, credo 2-3 anni fa, quest’ultimo è stato cacciato da Melito ed è ritornato fìsso alle Salicelle.
So che ha subito anche degli agguati. Del gruppo oltre a Pietro  Caiazza e Ginetto, vi era il Cinese, e delle persone di Mugnano che io ho visto fino allo scorso anno con il Cinese… credo di saper riconoscere queste persone di Mugnano. Per come mi chiede io non sono a conoscenza di discussioni tra il Caiazza e Ginetto per le sigarette; so per certo, invece che Ginetto ha avuto una discussione con i soci di Mugnano nel bar di Melito Questi soci di Mugnano di Ginetto, nell’attività commerciale del bar a Melito, non sono certo di poterli riconoscere. Per come mi chiede Pietro Caiazza faceva sia le bancarelle nelle Salicelle che il grossista per le altre bancarelle di Afragola, senza pagare nulla al clan Moccia”.

Gragnano, parenti a controllare i parenti: bufera sull’amministrazione per le nomine del Nucleo di Valutazione

Gragnano. Parenti a controllare i propri parenti, così il Nucleo di Valutazione del Comune di Gragnano è un vero e proprio “affare di famiglia”. Due le persone in particolare legate alla maggioranza che sostiene il sindaco Paolo Cimmino. Il primo cittadino, con proprio decreto, ha designato gli avvocati Giuseppe Abagnale ed Ester Di Martino all’interno dell’organo. Così sono iniziati i primi “mal di pancia” tra le fila della maggioranza e dell’ opposizione che puntano il dito contro Paolo Cimmino. Un ritorno alla casa comunale quello di Abagnale, proprietario di un centro di fisioterapia e assessore nelle consiliature Serrapica e Patriarca, rimasto fuori nel primo mandato Cimmino per poi allearsi con quest’ultimo alle ultime amministrative, facendo eleggere la figlia Rosina.
Quelle del nucleo di valutazione “sono state scelte di fiducia e non politiche”, fanno sapere dal comune. Lo stesso conflitto di interessi riguarda anche l’altra componente dell’organo, l’avvocato Ester Di Martino che durante i lavori del nucleo di Valutazione dovrà verbalizzare il giudizio sull’operato della suocera che è capo settore alla Pubblica Istruzione. La posizione della donna è ancor più scomoda perché, oltre al legame con la funzionaria, può “vantare” anche di rapporti con alcuni consiglieri di maggioranza, il consigliere di maggioranza,  Mario Di Nola, suo cognato, e il vicesindaco Mario D’Apuzzo, mancato senatore e zio del marito. Inoltre in veste di avvocato ha anche partecipato al concorso per avvocatura bandito dal Comune di Gragnano, rientrando dell’elenco degli idonei. Buona parte dell’ assise, e non solo, è già sul piede di guerra per mettere in discussione le scelte di Paolo Cimmino.

Salerno, condannato a due anni di carcere lo stalker della giornalista tv

La vide in televisione mentre lavorava, la cerca su Facebook ed inizia a perseguitarla su messenger. La vittima è una giovane giornalista di Salerno perseguitata da un 46enne che, per più di un anno, le ha mandato messaggi hard e resa protagonista dei suoi racconti erotici, creandole non pochi problemi. L’altro giorno l’uomo è stato condannato a due anni di reclusione ai domiciliari dove è già ristretto a seguito di una condanna ad un anno e otto mesi per detenzione di materiale pedo pornografico.
La giornalista, come riporta Il Mattino, dopo un po’ ha denunciato tutto alla polizia che ha subito iniziato le indagini ed identificato la persona che si mostrava con un profilo falso. Gli agenti una volta sequestrato il suo hard disk hanno trovato molto di più: oltre ventimila tra foto e video che ritraevano bambini in pose erotiche oppure mentre facevano sesso. A rendere ancora più macarba la scoperta dei poliziotti è che, in alcuni video, i piccoli erano accompagnati talvolta anche da animali.

Napoli: sequestrati 11mila kg di riso e 3 quintali di pesce a Casandrino

Il Reparto Carabinieri Tutela agroalimentare di Salerno, a seguito di verifiche svolte nella provincia di Napoli, ha sequestrato 11 tonnellate di riso e 3 quintali di pesce congelato per la mancanza di rintracciabilita’ sulla provenienza degli alimenti. Lo ha reso noto il Comando Carabinieri politiche agricole e alimentari, informando che questa settimana sono state sequestrate, solo in Campania, oltre 23 tonnellate di prodotti alimentari.

Mafia, si stringe il cerchio su Matteo Messina Denaro: perquisiti i suoi fiancheggiatori

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Duecento agenti della Squadra Mobile di Palermo e dello Sco stanno effettuando decine di perquisizioni nella zona di Castelvetrano, in provincia di Trapani, paese del boss latitante Matteo Messina Denaro. Il blitz e’ coordinato dalla dda di Palermo. Le perquisizioni sono in corso nelle abitazioni di una trentina di fiancheggiatori del capomafia, tutti indagati per favoreggiamento.Messina Denaro e’ latitante dall’estate del 1993, dopo gli attentati mafiosi a Roma, Firenze e Milano. Figlio del boss di Castelvetrano Francesco Messina Denaro, vicino ai corleonesi di Toto’ Riina, e’ l’ultimo padrino di Cosa nostra ricercato.
Negli ultimi anni gli inquirenti gli hanno fatto terra bruciata attorno a lui arrestando familiari – come la sorella Patrizia e il cognato Vincenzo Panicola – e decine di fiancheggiatori. Col blitz di oggi si continua a colpire chi aiuta il boss nella latitanza: per gli indagati infatti si profila il reato di procurata inosservanza della pena aggravato dall’agevolazione mafiosa. Gli agenti stanno perquisendo case, masserie, magazzini nel territorio di Castelvetrano e in comuni vicini. Le indagini per la cattura del latitante sono coordinate dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi e dall’aggiunto Paolo Guido.

Festival internazionale del ‘700 Musicale Napoletano: Un maestro e una cantante di Lauro Rossi

Dopo il sold out di “Mozart alla Corte di Pulcinella”, il programma della XVIII edizione del Festival Internazionale del ‘700 Musicale Napoletano, organizzato dalle associazioni Domenico Scarlatti e Il canto di Virgilio, prosegue con lo Scherzo Comico in un atto, “Un maestro ed una cantante” composta da Lauro Rossi.
Domenica 17 dicembre alle ore 19.30 la Domus Ars ospiterà il celebre scherzo comico per la regia di Filippo Zigante. Con l’orchestra “La Real Cappella di Napoli” diretta da Ivano Caiazza, il baritono di fama internazionale Filippo Morace nei panni del Maestro e la soprano, Ilaria Iaquinta, nel ruolo della cantante. Scene e costumi a cura di Giuseppe Zarbo.
Questo spettacolo rappresenta la prima esecuzione in tempi moderni dell’opera di Lauro Rossi grazie alla revisione ed orchestrazione di Ivano Caiazza il quale haricostruito da uno spartito per canto e pianoforte la partitura completa.
Un maestro ed una cantante. Nel 1867 debuttò a Torino “Un maestro ed una cantante” e ottenne molto successo sia per la sua gradevolezza che per la divertente ironia comicità. L’opera inizia con il maestro di musica che rincasa e siede al pianoforte per comporre. Le dita scorrono sulla tastiera e ne escono temi intriganti ma egli stesso scopre che non sono suoi: sono di Verdi, Donizetti, e così via. Che fare? Abbandonarli? Ma no! Li scrive. Chi se ne accorgerà? L’ironia è evidente. Improvvisamente bussano alla porta. E’ una bella signora, una cantante. Gorgheggia e proclama di sapere più lingue, ma poi dichiara perché è lì: vuole che il maestro le insegni una canzone napoletana di successo: “Fenesta vascia”. Il maestro, che non è napoletano, non capisce, pronuncia male e in maniera ridicola il titolo, ma poi alla fine si siede al pianoforte e l’accompagna. Il risultato è eccellente e i due potranno avere successo presentandosi insieme in concerto.
Lauro Rossi nacque a Macerata nel 1810 e studiò musica a Napoli, al Real Collegio di Musica dove fu allievo di illustri maestri, tra i quali Zingarelli, autore teatrale di notevole prestigio. E fu proprio all’ombra del Vesuvio che Rossi entrò a contatto con la vasta eredità dell’Opera Buffa napoletana. “Un maestro ed una cantante” è l’esempio di come il seme gettato nel ‘700 abbia continuato a dare i suoi frutti anche in epoca molto più avanzata, quando ormai il linguaggio musicale aveva abbandonato gli stilemi del classicismo per addentrarsi nel ricco e complesso territorio del romanticismo. Lauro Rossi muore a Cremona il 5 maggio 1885. A lui è intitolato il Teatro di Macerata.

Terremoti: nuova scossa magnitudo 3.7 nel Canale di Sicilia

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Una nuova scossa di terremoto di magnitudo 3.7 e’ stata registrata alle 2:59 nel Canale di Sicilia. Secondo i rilevamenti dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), il sisma ha avuto ipocentro a 10 km di profondita’ ed epicentro in mare 57 km a sud di Modica (Ragusa). Non si segnalano danni a persone o cose. La scossa segue quella di magnitudo 3.9 delle 2:13, seguita a sua volta da due repliche di magnitudo 2.8 e 2.6. Gia’ ieri altre due scosse di magnitudo 3.5 e 3.6 erano state registrate nella zona tra le 12 e le 13.

Camorra, la donna boss: ‘Ma noi ci prendiamo il torto e pure la ragione … perché se abbiamo torto noi ci facciamo dare ragione’. LE INTERCETTAZIONI 

A San Giorgio a Cremano tutti sapevano che donna Imma era la reggente del clan Troia e commercianti e imprenditori scattavano sull’attenti quando la incontravano per strada o quando Immacolata Iattarelli telefonava loro. Scrive il il gip Giuliana Pollio a proposito della Iattarelli: “La donna si rivela un vera e propria “Manager” del crimine, continuamente dedita alla riscossione delle somme dovute o dai commercianti estorti o dai gestori delle piazze di spaccio. Le conversazioni, chiarissime nel contenuto, evidenziano come tutto ruoti intorno alla figura di Iattarelli Immacolata, che, come dichiarato dai collaboratori di giustizia, dirige l’organizzazione in assenza dei figli detenuti, anche attraverso le direttive impartite da questi ultimi nel corso dei colloqui in carcere, gestisce personalmente la cassa del clan e provvede alla ripartizione dei proventi delle attività illecite tra gli affiliati e al mantenimento delle famiglie dei detenuti, impartisce ordini agli affiliati, si occupa dei rapporti con le altre organizzazioni, in particolare con i Rinaldi, ai quali sono legati anche da vincoli di parentela”.
Non a caso nel corso parlando con la sorella Anna di un litigio tra il nipote e la famiglia della sua ragazza, di appartenere ad una famiglia camorristica e di non aver paura di nessuno ” ti faccio capire che la famiglia nostra … siamo noi.. .. tu non sei nessuna” “infatti…noi questo ti siamo venuti a dimostrare … ogni tre e quattro (ogni tanto) … tu e questo tuo cognato … ma chi è tuo cognato ….. tutto o blocco …. quello mio cognato è quello che è …… mio nipote è quello che è …… no tuo cognato … ma chi è ……. ogni tre e quattro”; ” io poi sopra Rosetta disse che lei scese giù la vide a questa … (incomprensibile) … stava con una faccia bianca … ” “ma noi ci prendiamo il torto e pure la ragione … perché se abbiamo torto noi ci facciamo dare ragione .. (risata) … “. Nelle 1146 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare che tre gorni hanno portato in carcere la donna boss, i figli, la nuore  e altre 30 affiliati ci sono numerose altre conversazioni rivelano poi l’attività estorsiva del clan che, tramite la stessa Iattarelli che provvede a riscuotere le somme dagli imprenditori e commercianti taglieggiati, pretende il pagamento del pizzo da quasi tutti gli operatori commerciali di S. Giorgio a Cremano.
La Iattarelli contatta con impressionante precisione  ogni mese gli imprenditori estorti per sollecitare il pagamento delle somme dovute. Come questa che si riporta in cui la donna boss telefona  un imprenditore che aveva una ditta di pulizie e che era taglieggiato dalla stessa per lamentarsi del ritardo nel pagamento. Iattarella: “Pronto”.  Giorgio “Imma, mi hai chiamato? Buongiorno”. I: «”E buongiorno, eee già sai perché ti ho chiamato, l’imbasciataaaaa … a parte che ieri non è venuto il piastrellista che doveva venire”. G: «No, viene domani pomeriggio perché ieri non c’era”. I: “Eh … ho capito eee”. G: “Viene domani pomeriggio verso l’ora di pranzo, e noi ci vediamo tra giovedì e venerdì, non ti preoccupare”. I: “No Giorgio, com’è giovedì, venerdì, giovedì venerdì è maggio”. G: “Oh .. giovedì”. I: “Stiamo ad aprile, che dobbiamo fare dai?”. G: «Eh, e che vuoi da me, tu sempre il tre sempre il trenta, adesso che vuoi da me? Non ti preoccupare, può darsi pure che domani mattina ti vengo a trovare, non avere fretta, lo sai come sono io, quando do una parola la mantengo”. I: “No non hai capito, eh bravo, sei un uomo di parola, anche io, quando do una parola, lo sai no? Come me”. G: “Ti dico la verità, può essere anche domani mattina, però per essere più si- curo ti dico giovedì, però non ti preoccupare, è capace anche che domani mattina”.

 Antonio Esposito

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Castellammare. Eventi natalizi: amministrazione confusa con poche idee

Castellammare di Stabia. Il Natale è ormai alle porte e se nei comuni limitrofi si respira il clima natalizio con piazze colorate dalle luci del Natale a Castellammare di Stabia non si sa ancora cosa sarà offerto ai turisti per queste feste ormai inoltrate. Mentre gli enti del comprensorio pensano a cosa fare in termini di eventi ed attrattive per l’estate che verrà, se non addirittura per il prossimo Natale, la città delle acque non ha ancora eventi. Nella giornata di ieri, sotto una pioggia battente, un gruppo di operai stava montando delle “luci d’artista” nelle aiuole della villa comunale. Per gli eventi, però, si dovrà aspettare il 23 dicembre. Il taglio del nastro avverrà solo all’antivigilia di Natale con due spettacoli previsti nel cartellone: 23 e 31 dicembre. Ad essi si aggiungeranno animazione in strada dal 23 al 6 gennaio. Si tratta di date molto aleatorie e di direttive più che flessibili che fanno il paio con il “cartellone degli eventi estivi dell’amministrazione Antonio Pannullo, partiti a ottobre ma bloccati da un immediato “stop”. Dopo il flop estivo si parte con il Natale e di un progetto di promozione e sviluppo cofinanziato dalla Regione Campania, ma fermo al palo. Sarebbe dovuto partire con il Palio dei Fuochi. Così non è stato. La notte tra il 7 e l’8 dicembre è stata chiamata con il nome del progetto, sperando di farla rientrare poi nei fondi regionali. Intanto il comune pare abbia anticipato, con una variazione di bilancio, circa 30mila euro 10 mila per i due spettacoli,19mila per i fuochi pirotecnici, falò e oneri vari.

Scafati, insospettabile professionista arrestato per pedopornografia

Un professionista di 53 anni finisce in manette per pedopornografia. L’uomo è stato arrestato qualche giorno fa dai carabinieri in esecuzione di un ordine di carcerazione emesso lo scorso 23 novembre dalla procura di Milano. L’uomo, insospettabile, coniugato è stato trasferito al carcere di Fuorni. Dovrà scontare una pena di 4 anni e 4 mesi di reclusione e pagare un’ammenda per fatti risalenti al periodo compreso tra il 2010 e 2013. L’uomo dovrà rispondere di pornografica minorile con l’aggravante dell’ età delle vittime che all’epoca dei fatti avevano meno di 16 anni. Secondo quanto riportato in condanna il 53enne avrebbe approfittato di particolari condizioni per far sì che le vittime non potessero difendersi.

Napoli, da Secondigliano in Calabria per rubare i pacchi di Natale dall’ufficio postale: arrestati in tre

Avevano rubato decine di pacchi regalo depositati nel Centro meccanizzato postale di Lamezia Terme, ma sono stati scoperti ed arrestati dai Carabinieri che sono riusciti a salvare il Natale di tante famiglie. In manette sono finiti tre giovani napoletani, Pasquale Sacra, 37 anni, Sabatino D’Andrea, 28 anni, e Ciro Esposito, 49. I tre sono partiti dal capoluogo partenopeo a bordo della loro autovettura, raggiungendo il centro dove viene smistata tutta la corrispondenza in arrivo ed in partenza dalla Calabria.
Una volta entrati nel magazzino dove vengono depositati i plichi di vario genere in attesa di essere poi inoltrati verso le rispettive destinazioni, avevano scartato i pacchi, frugando nella corrispondenza e scegliendo quanto di piu’ appetibile ci fosse. Decine e decine di pacchi, spedizioni Amazon, o semplicemente spediti personalmente, contenenti oggetti, da capi di vestiario a strumenti tecnologici ma, soprattutto, tanti regali e giochi per le prossime festivita’, indirizzati a figli, nipoti e amici lontani che, senza l’intervento dei Carabinieri, avrebbero passato un Natale un po’ meno felice. La banda dei maldestri “Babbi Natale” aveva fatto razzia di plichi e stava facendo ritorno a Secondigliano.
E’ stata una telefonata al 112 ad allertare i Carabinieri, segnalando la presenza di tre persone che caricavano l’auto nei pressi del centro postale. I militari di Lamezia Terme hanno bloccato i tre dopo un inseguimento a piedi nelle campagne limitrofe. Uno di loro e’ riuscito a fare perdere le sue tracce, ma e’ stato successivamente raggiunto sulla statale 18. Per i tre sono scattate inevitabilmente le manette per furto aggravato.

Camorra, il pentito: ‘La droga a San Giorgio o la prendete dai Troia o pagate il pizzo di 100 euro a settimana’

E’ stato Giovanni Gallo il primo pentito del clan Troia di San Giorgio a Cremano sgominato ieri dalla Dda di Napoli in un blitz che ha portato a ben 33 persone tra capi e gregari in carcere. Il collaboratore di giustizia ha ripercorso la storia criminale della famiglia Troia affrancatosi dagli Abate “cavallari”, il ruolo degli esponenti della famiglia a comincia da Vincenzo Troia, reggete della cosca dopo l’arresto del padre Ciro e poi quello di Immacolata Iattarelli, la mamma, diventata spietata boss decisionista a tal punto da imporre le sue regole a tutti. Ha messo a verbale Gallo: “La prima cosa di cui voglio dirvi e che sono detenuto per un episodio di spaccio di droga (7 5 grammi) dal giugno del 2012 episodio per il quale non avrei sofferto presumibilmente lunga detenzione ma sono mesi che rimurgino con la mia coscienza e mi devo affidare a qualcuno per uscire da questa
situazione….omissis… Vi spiego come sono andati i fatti: mi occupo da sempre di spaccio di droga attività c he s volgo chiaramente con “l’autorizzazione ” del clan camorristico locale.
Anzi in proposito vi preciso che siccome Enzo Troia reggente a San Giorgio dopo la scissione con gli Abate non permetteva a nessuno di vendere droga al di fuori della sua gestione  anche io seguivo questa regola. Secondo le indicazioni di Troia o avrei dovuto comprare la droga da lui oppure avrei potuto comprarla da altri versando però una quota di cento euro a settimana al predetto Troia. Io lavoravo da anni con Andrea Attanasio, cognato di Enzo Troia (costui ha spostalo la sorella di Attanasio) e la droga l’ho sempre presa da lui e così Attanasio per non essere in difficoltà con il cognato Enzo Troia mi vendeva la droga – mi dava 50 grammi di cocaina a settimana – a cinquantacinque euro a grammo, anziché cinquanta prezzo di mercato proprio perché i cinque euro andavano al cognato. Io gestivo una piazza di spaccio nel quartiere dove abito cosiddetto “Manicomio”….Omissis.
Preciso che nella struttura camorristica Andrea Attanasio aveva capacità criminali sicuramente superiori a quelle del cognato Enzo Troia, che invece voleva solo cercare di prendere soldi in tutti i modi ed in quel periodo doveva affermare la sua supremazia con il clan Abate e quindi l’omicidio di Ciro Formicola coniugava diverse esigenze, sia la vendetta per l’estorsione denunciala sia l’obiettivo di colpire una persona vicina agli Abate, tale era il Ciro Formicola e quindi ribadire la supremazia su San Giorgio di Enzo Troia…mi chiedete di chiarire se nel periodo in cui sono stato libero ho avuto contatti e conoscenze con ambienti camorristici e di che genere, invitandomi a riferire tutto quanto a mia conoscenza, sia in relazione ad eventuali ferimenti, sia in relazione ad episodi associativi, tipo estorsioni ed altro, sia in relazione al traffico di droga.
In merito ai ferimenti confermo quanto vi ho già dichiarato nello scorso interrogatorio in relazione al ferimento di quattro ragazzi fuori “al manicomio” dove abito io. Come vi ho detto, tale episodio è stato consumato dal fratello di Andrea Attanasio, di nome Giuseppe. Non sono a conoscenza di altri ferimenti e/o attentati… mi chiedete se ci sono altre piazza gestite dall’Attanasio ed in merito vi ribadisco che a San Giorgio la droga o la prendete da Enzo Troia o gli pagate la commissione per venderla….”.

 Antonio Esposito

@riproduzione riservata

 

(nella foto Vincenzo Troia e la mamma Immacolata Iattarelli)

Napoli, anziano investito a Pianura mentre attraversa la strada: morto sul colpo

Ennesima vittima della strada a Napoli in via Montagna Spaccata nel quartiere di Pianura: E’ accaduto nel tardo pomeriggio di oggi. La vittima è un uomo di 77 anni S. S. residente nella zona. E’ stato investito da un Fiat Panda della Napoli Servizi mentre attraversava la strada. L’impatto è stato violento nonostante la velocità dell’auto non fosse elevata.
L’anziano è caduto violentemente a terra ed è morto sul colpo.  Il conducente dell’auto si è fermato per prestare i soccorsi ma non c’è stato niente da fare. Quando sono arrivati gli operatori del 118 non hanno potuto fare altro che constatarne la morte. Sul posto è giunta la polizia municipale e polizia di Stato per i rilievi e le indagini.

20 Nababbi a Natale: quando una giocata ti fa vincere 1 milione di euro

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Come diventare uno dei 20 Nababbi a Natale e portarsi a casa 1 milione di euro? Non è così difficile, almeno non lo è tentare di farlo. Si dovrà semplicemente effettuare una giocata di SuperEnalotto SuperStar a cui verrà abbinato un codice univoco alfanumerico, incrociare le dita e attendere l’estrazione del concorso n.154 di sabato 23 dicembre. Un premio che potrà davvero cambiare la vita o almeno permetterà di togliersi qualche sassolino dalla scarpa realizzando qualche sogno chiuso in un cassetto da tempo. Insomma, vincere non è mai una brutta notizia, ma questo si sa.
Come fare per partecipare?
Giocare, semplicemente giocare. Non essendoci limiti di giocate, si potrà tentare di vincere con più di una schedina. Dove giocare? Si potrà fare nei punti vendita Sisal o utilizzando internet con il sito SuperEnalotto.it o la app ufficiale. In questo caso giocare significa anche divertirsi scegliendo tra le varie modalità come le schedine speciali dedicate all’iniziativa che saranno da 3 e da 6 euro, la quick pick cioè la giocata veloce di diversi tagli, la giocata da esposizione dedicata a 20 Nababbi a Natale negli importi da 3 e da 4,50 euro o la giocata della bacheca dei sistemi tra le molte tipologie pensate appositamente per il concorso.
Anche in questo caso, come avviene per lo shopping, le nuove tecnologie sono utilissime per risparmiare tempo e giocare in modo rapido e comodo senza neanche doversi recare in ricevitoria. Con il web tutto è a portata di mano, forse anche la vincita natalizia messa in palio giocando a SuperEnalotto Superstar.
Indicazioni utili per chi vince
Se siamo tra i vincitori dell’iniziativa dobbiamo tener presenti alcune indicazioni utili. Prima di ogni altra cosa bisognerà fare particolare attenzione a ricordare dove decidiamo di lasciare la ricevuta della giocata se siamo andati in uno di punti vendita Sisal o la stampa del dettaglio della giocata se abbiamo utilizzato app o sito internet. Ricevuta che dovrà essere completamente integra e originale. Le conseguenze, se si perderà, saranno sicuramente poco piacevoli.
Controllare se siamo davvero uno dei 20 nababbi a Natale è semplice, basta recarsi in uno dei punti vendita Sisal, entrare sul sito di SuperEnalotto alla pagina codici vincenti che sarà attiva subito dopo l’estrazione dei sabato 23 dicembre, consultare la app o la pagina 597 di Televideo.
Per ritirare il premio ci si dovrà recare negli Uffici Premi Sisal in via A. di Tocqueville, 13 a Roma o in viale Sacco e Vanzetti, 89 a Milano con la ricevuta (ufficiale e integra!) della giocata, un documento d’identità valido, il codice fiscale e il codice IBAN. Da ricordare che le vincite devono essere riscosse entro il 90esimo giorno successivo alla pubblicazione del Bollettino Ufficiale.
Una volta scoperte le modalità che si possono scegliere per giocare e i modi per scoprire se saremo tra i 20 vincitori, perché non buttarsi e fare più di una giocata? Più tentativi si faranno, più possibilità si avranno di diventare nababbi a Natale.

I ladri gli ripuliscono la casa e lui posta il video su Youtube. IL VIDEO

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Pompei. I ladri gli ripuliscono la casa in pieno giorno e lui decide di postare il video in rete in cui vedono i cinque della banda in azione. Le immagini, riprese da una telecamera di video sorveglianza esterna, della durata di 4 minuti mostrano degli uomini a bordo di una Lancia Delta nera che dopo perlustrato la zona, si introducono all’interno della villetta, in via Pontenuovo. Sono in quattro ad entrare mentre l’altro complice aspetta in macchina, portando via due televisioni, alcuni oggetti di elettronica, gioielli e danaro.
Il quinto componente della banda invece è rimasto in auto  e dopo aver fatto un giro si è fatto trovare pronto all’esterno della villetta quando i suoi complici probabilmente gli hanno telefonato per dire che era tutto ok. I cinque hanno riposto la refurtiva nel cofano e sul sedile posteriore e poi sono andati via come se nulla fosse accaduto. La scoperta del furto è stata fatta da una delle figlie che, arrivata a casa per accertarsi che stesse tutto in regola, ha ritrovato il cancelletto aperto e la porta di ingresso aperta e la casa in disordine.
Così il fratello ha postato il video su YouTube lanciando un vero e proprio appello: “Video Furto in una casa a Pompei il 10 Dicembre 2017. Chi riesce a riconoscere i ladri o l’autovettura mi contatti a questo indirizzo email: giuseppecesarano1@libero.it Grazie”.

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“Don Riboldi ha insegnato ai ‘senzatutto’ ad alzare la testa”: l’omelia del Vescovo di Acerra ai funerali del prete anticamorra

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Acerra. Una cattedrale gremita di persone, istituzioni ma anche tanta gente comune che con Don Riboldi ha condiviso un pezzo di vita. Si sono celebrati oggi pomeriggio nel Duomo di Acerra i funerali del padre rosminiano che per hanno ha guidato la diocesi napoletana. Nel giorno in cui, la camorra ha rialzato la testa in segno di sfida con una bomba esplosa nella notte nei pressi di un’impresa di pompe funebri, a due passi da dove giaceva la bara del Vescovo anticamorra, si è levato alto l’appello a continuare nel segno di Don Riboldi. “Il nostro don Antonio è stato un profeta, ha dato speranza al suo popolo, ha insegnato ai ‘senzatutto’ ad alzare la testa grazie al Vangelo e alla denuncia profetica”. Ha detto il vescovo di Acerra, Antonio Di Donna, durante l’omelia funebre per il suo predecessore Antonio Riboldi, vescovo emerito della città morto a Stresa nei giorni scorsi, che sarà tumulato nella cattedrale cittadina come da suo desiderio. Di Donna ha ricordato l’impegno di Don Riboldi per i terremotati della valle del Belice, e quello anticamorra ad Acerra. “Fino all’arrivo di Don Riboldi di camorra si parlava sottovoce – ha aggiunto il presule – lui si è esposto, l’ha fatto con la camorra, con le Br insieme al cardinale Martini, l’ha fatto per l’ambiente quando la camorra iniziava ad interrare ad Acerra i rifiuti tossici e forse questo è stato il suo più grande rammarico, perchè non ha capito in tempo cosa stava succedendo. E’ stato un grande sognatore, che desiderava la realizzazione del polo pediatrico in citta'”. Il vescovo ha anche sottolineato che Don Riboldi “è stato un grande costruttore di chiesa anche se passava solo come vescovo anticamorra”, affermando anche che il pastore emerito della diocesi “qualche volta è stato imprudente o ingenuo, come quando annunciò che un centinaio di camorristi erano pronti a pentirsi, ma non successe”. Di Donna, infine, annunciando la celebrazione del 40esimo anniversario della proclamazione a vescovo ad Acerra di Don Riboldi, ha invitato gli acerrani a “conservare il dono ricevuto da don Antonio”. “Non disperdiamo la sua eredità- ha concluso – non lasciamoci rubare la speranza”.
E proprio oggi, il sindaco di Ottaviano Luca Capasso, al termine dei solenni funerali di Don Riboldi ha annunciato che un’ala del castello mediceo di Ottaviano, bene confiscato al boss della camorra Raffaele Cutolo, sarà intitolata a don Antonio Riboldi, vescovo emerito di Acerra che nel 1982 sfidò il capo indiscusso della nco organizzando proprio ad Ottaviano una marcia anticamorra. “Don Riboldi arrivò ad Ottaviano in tempi difficili per la nostra città – ha spiegato Capasso – il popolo non era libero, e lui marciò per le strade della città anche per quei tanti morti ammazzati dalla camorra, come i consiglieri comunali Mimmo Beneventano e Pasquale Cappuccio, che non si erano piegati alla criminalità. La scorsa settimana abbiamo inaugurato il primo piano del castello mediceo, dimostrando che lo stato vince sulla camorra, ed un’ala dello stesso sarà intitolata a Don Riboldi”. Ad Acerra, invece, il sindaco Raffaele Lettieri ha annunciato che intitolerà a Don Riboldi l’ex palazzo del fascio, che si trova di fronte al duomo. “La nostra amministrazione continuerà ad agire nel solco tracciato da Don Riboldi – ha detto Lettieri – l’ex palazzo del fascio, acquisito a patrimonio comunale, sarà dedicato a lui, e per una parte diverrà sede della rete della legalità, proprio vicino a dove sarà sepolto Don Riboldi”. Alla cerimonia funebre, concelebrata da vescovi provenienti da varie zone della Campania e d’Italia, hanno assistito, tra gli altri, l’ex governatore della Regione Campania, Antonio Bassolino, il presidente regionale della commissione antimafia Carmine Mocerino, l’amministrazione comunale di Santa Ninfa della valle del Belice, il vescovo emerito di Ivrea, monsignor Bettazzi, 94 anni, giunto in treno per rendere omaggio ad “un amico”. “Da lui ho imparato tanto – ha detto – soprattutto che noi siamo l’uno per l’altro e che per arrivare alla pace bisogna mantenere la giustizia”.
”Don Riboldi per noi è stato un mito, un Vangelo vivente”. Don Antonio Coluccia, prete del Salento, più volte minacciato di morte dalla camorra e oggi sotto scorta, era tra i banchi della cattedrale di Acerra, insieme a don Luigi Merola, altro prete anticamorra per anni sotto scorta, per dare l’estremo saluto a monsignor Antonio Riboldi, vescovo emerito della cittadina partenopea, che come loro si era schierato, nei lontani anni ’80, contro la camorra e la criminalità. Tre vite differenti, tre storie che hanno in comune la ‘denuncia’ pubblica, quella fatta con le marce anticamorra e la vita spesa a cercare la conversione dei camorristi come don Riboldi, oppure a schierarsi apertamente contro il clan che aveva ucciso una quattordicenne a Forcella, come don Merola, o per aver trasformato la villa di un boss della banda della Magliana, in un centro di accoglienza per i bisognosi, come don Coluccia. E don Merola e don Coluccia erano lì, nascosti tra la folla, per salutare il loro ‘mito’, don Riboldi. Ma guai a chiamarli ”preti coraggio”. ”Siamo preti e basta – ha tuonato don Coluccia – bisogna essere preti con gli attributi che sappiano dire e predicare nel nome del Vangelo e della verità come ha fatto don Riboldi. Essere Chiesa che parla di Gesù e che si sporca le mani, così come ha fatto Cristo”. ”I cosiddetti preti di trincea si possono contare – ha sottolineato invece don Merola – anche don Riboldi era stato lasciato solo. Mi auguro che il messaggio lanciato oggi dal vescovo Antonio Di Donna, sia recepito da tutti i preti, e che si passi dalla Chiesa del tempio alla Chiesa di strada, lavorando anche per le conversioni, perchè molti collaboratori di giustizia collaborano, ma non si sono convertiti alla parola di Cristo, non si sono pentiti del male. La squadra vince se è squadra. Il mio giorno di vittoria l’ho avuto quando ho celebrato i 10 anni della mia fondazione ”a voce ‘re creature’: con me c’era il vescovo, e per me è stata una vittoria”.

Choc ad Afragola: bimbo di 18 mesi si nasconde dietro al divano e muore asfissiato

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Una morta assurda, inspiegabile per come è avvenuta. Uno gioco che si è trasformato in tragedia e ha tolto la vita a un piccolo di appena di 18 mesi. E’ accaduto ad Afragola dove il  bambino di 18 mesi è morto nella sua abitazione, soffocato da un divano o da un mobile sotto il quale si era nascosto. I genitori lo hanno recuperato quando già il suo respiro era  flebile.
Una corsa al pronto soccorso di Villa dei Fiori ad Acerra, dove dopo 45 minuti di tentativi di rianimarlo i medici si sono arresi dichiarandone il decesso. I carabinieri della compagnia di Casoria hanno aperto un’inchiesta e su disposizione della Porcura di Nola la salma del piccolo è stata posta sotto sequestro in attesa dell’autopsia. Si indaga per incidente domestico.

 

Rosa Domenico è viva: ha inviato un messaggio video ai genitori

Rosa Di Domenico è viva. E’ arrivato il messaggio tanto atteso dopo che il padre di Alì Qasib aveva promesso di far avere ai genitori notizie della ragazza di 15 anni scomparsa a maggio da Sant’Antimo con il giovane pakistano. E’ questo il messaggio che compare sulla pagina facebook del programma televisivo di rai 3 “Chi L’ha visto?”.
In serata  viene mandato in onda il filmato con il quale la ragazzina tranquillizza i genitori e prometterebbe di ritornare al più presto a casa. Nel frattempo  la procura di Napoli Nord, diretta dal procuratore Francesco Greco ha acquisito il video e disposto  accertamenti. Sarà effettuata anche una perizia sul contenuto del video per verificare se la ragazzina possa essere stata costretta a dichiarare situazioni che in realtà non corrisponderebbero al suo stato di rapita. La 15enne di Sant’Antimo, in provincia di Napoli è scomparsa dal 24 maggio scorso. Non si sa dove si trova, l’ipotesi è che sia stata adescata e poi rapita dal giovane pakistano sospettato e che il padre del ragazzo sappia tutta la verità.
Il pakistano – secondo le indagini – avrebbe irretito la ragazza attraverso contatti su Facebook. I familiari, assistiti dall’avvocato Maurizio Lojacono, hanno piu’ volte sollecitato gli organi investigativi perche’ venisse impresso un piu’ incisivo impulso alle indagini per la ricerca di Rosa. E’ stato denunciato anche un atteggiamento di omerta’ opposto agli inquirenti da esponenti della comunita’ pakistana, che rende assai complicato la soluzione del caso.