Sono tornati in azione i killer ieri sera nel Gargano dopo la marcia organizzata a Foggia in occasione della Giornata delle Memoria e dell’impegno contro le vittime innocenti delle mafie. Il ferito è Marco Raduano, ritenuto esponente di rilievo della malavita di Vieste. Era a piedi e stava rientrando a casa in località Scialara quando è stato ferito con colpi di arma da fuoco che lo hanno raggiunto ad una mano, ad un fianco e ad una gamba. A sparare, forse con un’arma da guerra, sarebbero state almeno due persone.
Sequestro di diamanti: 60 carati, denunciato iraniano
Diamanti per un totale di circa 60 carati sono stati sequestrati all’aeroporto di Reggio Calabria da Polizia di Stato e Guardia di finanza che hanno denunciato anche un cittadino iraniano di 52, K.R.R., residente a Milano, per ricettazione. Gli agenti della polaria ed i finanzieri si sono insospettiti vedendo l’atteggiamento insofferente dell’uomo – che doveva imbarcarsi per Milano – al momento dei controlli di sicurezza. Hanno quindi deciso di approfondire la perquisizione e nel bagaglio a mano dell’uomo sono stati trovati i diamanti privi della documentazione idonea a comprovarne la lecita provenienza.
Furti nelle scuole di Casoria: il ladro scoperto dalle impronte digitali e arrestato
Casoria. Furto nelle scuole: ladro scoperto e arrestato grazie alle impronte digitali. I Carabinieri della Compagnia di Casoria hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Napoli Nord su richiesta della Procura nei confronti di Federico Mazzone, un 46enne del luogo già noto, ritenuto responsabile di 2 furti consumati in Istituti scolastici della città. Le indagini iniziarono nell’aprile 2017 quando il Dirigente Scolastico dell’Istituto “Mitilini” denunciò il furto dei distributori automatici e del denaro che era all’interno. I Carabinieri intervennero e durante il sopralluogo rilevarono un frammento di impronta digitale su una cassetta metallica sradicata da un distributore e abbandonata sul pavimento dopo essere stata svuotata. Dinamica simile il 30 maggio quando venne consumato un furto analogo nell’Istituto “Ludovico da Casoria”: entrata forzata e distributore depredato. Anche in quel caso i militari rilevarono un’impronta su un davanzale dell’Istituto. Entrambe le tracce, dopo la comparazione, hanno condotto a Mazzone, che stato individuato, tratto in arresto e condotto in carcere.
Ubriaco alla guida colpisce un carabiniere al volto: arrestato per resistenza a Marano
Marano. Era ubriaco alla guida, scoperto dai carabinieri colpisce un militare al volto con una gomitata: un 41enne di Marano mentre conduceva la sua auto su via Tagliamento è stato fermato dai carabinieri dell’aliquota radiomobile della compagnia di Marano che lo hanno sottoposto al test dell’etilometro: il soffio, pochi minuti d’attesa duranti i quali c ha inveito contro i militari e ne ha colpito uno con una gomitata al volto, e poi il risultato: 3,2 grammi di alcol per litro di sangue. L’uomo è stato così tratto in arresto per lesioni e violenza a un pubblico ufficiale nonché segnalato per guida in stato di ebbrezza. Adesso è in attesa del giudizio con rito direttissimo.
Bisca clandestina per cinesi nei pressi della stazione centrale di Napoli: denunciate 5 persone
Napoli. I finanzieri del Comando provinciale di Napoli hanno scoperto un circolo ricreativo adibito a bisca clandestina nei pressi della Stazione centrale. Scoperto un locale, ricavato in un piano interrato e poco visibile, frequentato principalmente da cinesi. La bisca clandestina era organizzata con tavoli, fiches e dadi, dove diversi avventori erano impegnati a giocare al “mahjong” (tipico gioco cinese). Sopra alcuni tavoli da gioco veniva rinvenuto anche denaro contante per una somma di circa 1.000 euro. Rinvenute anche 2.400 borse contraffatte, recanti noti brands della moda, presumibilmente destinate alla commercializzazione. Sequestrato il locale e denunciati 5 responsabili, per esercizio del gioco d’azzardo e per contraffazione.
Medicina senza miracolo: nata senza udito, ora ci sente
Storia bella, grazie all’ospedale Ramazzini di Carpi. Dopo un intervento, Serena Mancino ha conquistato la capacità di sentire, dipinge i suoni. E la sua vita è diventata un tripudio di colori. Tanto che ha deciso di mettere a frutto le sue abilità artistiche per realizzare quadri. Serena è nata con un’ipoacusia bilaterale profonda. Ha sempre coltivato curiosità verso il mondo che la circonda. Ha studiato per diventare grafica pubblicitaria, poi, all’università in un primo tempo ha scelto di iscriversi al Dams. Poi, su consiglio dei servizi sociali si è candidata alla prova per l’Accademia di Belle Arti di Bologna. La svolta? Un intervento al Ramazzini in cui le è stato innestato un impianto cocleare. Questo impianto è un orecchio artificiale elettronico con cui si riesce a ripristinare l’udito in chi soffre di sordità profonda.
Camorra a Castellammare, uccisero due boss dei D’Alessandro: fine pena mai per Scarpa e Omobono
Castellammare di Stabia. Un gruppo criminale che nel 2004 ambiva a sostituirsi al clan D’Alessandro nella gestione del malaffare, due omicidi eccellenti in pochi mesi. A chiudere questa vicenda giudiziaria in Appello arrivano due ergastoli per le vicende relative alla faida stabiese, nonostante manchi l’aggravante mafioso. La faida fu innescata dagli Omobono- Scarpa ex cutoliani della prima ora che usciti dal carcere dopo numerosi anni di detenzione agli inizia degli anni duemila cercarono la vendetta nei confronti del potente clan D’Alessandro che avevano vinto la guerra. Fine pena mai per Massimo Scarpa, ‘o napulitano e Michele Omobono detto ‘o marsigliese. Il fratello del primo fu ucciso negli anni Ottanta dal clan D’Alessandro all’interno di un negozio di barbiere in piena centro a Castellammare, un agguato stile Chicago anni Trenta. I due secondo la Dda sono stati identificati come i due capi che tentarono innescarono una guerra senza esclusione di colpi. Ci furono due omicidi eccellenti che dovevano segnare la fine del clan di Scanzano che come l’Araba Fenice riesce sempre a risorgere dalle ceneri. A morire per primo fu, il 23 settembre del 2004, Antonio Martone, il cognato del capoclan defunto Michele D’Alessandro, e all’epoca reggente della cosca Si trovava all’esterno di un bar nei pressi del porto di Castellammare quando si avvicinarono due sicari in sella a una moto e lo crivellarono di proiettili. neanche un mese dopo, ovvero la mattina del 19 ottobre a trecento metri di distanza da dove era avvenuto l’omicidio Martone fu ucciso Giuseppe Verdoliva, 51 anni conosciuto come “Peppe l’autista” perché era stato l’autista del defunto padrino Michele D’Alessandro. Verdoliva fu ucciso mentre stava andando al lavoro di mattina presto in Fincantieri, era dipendente di una ditta dell’indotto. Con lui rimase ferito anche un’altra persona. I giudici della corte d’Assise di Napoli hanno ribadito quanto si era già espresso nelle fasi processuali precedenti e confermato l’ergastolo a Massimo Scarpa e Michele Omobono. Nonostante il contesto fosse chiaramente camorristico non è stato inserito l’aggravante mafioso, condannati quindi per omicidio pluriaggravato con recidiva infraquinquennale. Per gli altri tre imputati a processo sono state ridotte le pene per sopraggiunta prescrizione di reati. Condannato a 16 anni Raffaele Martinelli e Giovanni Savarese, 17 anni e mezzo per Raffaele Carolei. In primo grado erano stati condannati tutti a 25 anni. Raffaele è il cugino di Paolo Carolei, un uomo in passato ai vertici del clan D’Alessandro. Risulta irreperibile da anni, dal 2012 è scomparso. Le tracce si sono perse nella sua abitazione al rione Moscarella e da allora è introvabile.
(nella foto da sinistra Michele Omobono, Massimo Scarpa, Giuseppe Verdoliva e Antonio Martone)
Situazione Politica: incontri, trappole e poltrone per Parlamento e Governo
Il caos regna sovrano, come il Parlamento che apre domani i battenti. Centro-destra e Cinque Stelle avrebbero trovato un accordo per spartirsi le presidenze di Camera e Senato. Ma sui nomi non c’è ancora l’intesa piena. Spetta a Forza Italia la presidenza della Senato. Il Cavaliere punta tutto sull’esperto Romani, i grillini dico no in presenza di una vecchia condanna per peculato, una sim del comune di Monza usata a sbafo dalla figlia. Le alternative sarebbero Gasparri, Bernini e soprattutto Casellati. A presiedere la Camera, Di Maio e company hanno indicato Fico, un passato da Bertinotti e Bassolino. Più complessa ancora la questione governo. Di Maio e Salvini si parlano, Berlusconi apre con parsimonia all’intesa, gli elettori pentastellati di sinistra mugugnano, flat tax e reddito di cittadinanza assieme sono improponibili, il Pd al momento dice no a tutti ma difficilmente potrà rispondere picche ad un invito alla responsabilità di Mattarella. A chi andrà il primo incarico? Salvini, Di Maio o un terzo uomo rintracciabile nelle aree dei vincitori? Intanto, placido e tranquillo, Gentiloni governa ancora.
Milan: mistero Li, interviene la Procura di Milano
Sulle tre “segnalazioni di operazioni sospette”, trasmesse nei mesi scorsi dall’Unità di informazione finanziaria di Bankitalia alla Gdf in relazione alla vendita del Milan all’imprenditore cinese Yonghong Li, in Procura a Milano è aperto, allo stato, un fascicolo ‘a modello 45’, ossia il registro degli atti non costituenti notizia di reato. Un fascicolo, dunque, al momento senza ipotesi di reato né indagati. Lo si è appreso oggi in merito agli accertamenti da parte degli inquirenti milanesi di cui si era già parlato lo scorso gennaio. “Allo stato non esistono procedimenti penali sulla compravendita dell’A.C. Milan”, aveva spiegato ai cronisti lo scorso 13 gennaio il procuratore di Milano Francesco Greco. Ora si è saputo che il dipartimento guidato dal procuratore aggiunto Fabio De Pasquale ha aperto un ‘modello 45’, dove ha raccolto il rapporto della Gdf che contiene le tre ‘sos’ e che al momento, da quanto si è potuto capire, non sarebbero state effettuate rogatorie o altre attività d’indagine. Il club rossonero era passato nell’aprile dello scorso anno dalle mani di Silvio Berlusconi a quelle dell’imprenditore cinese Yonghong Li per 740 milioni di euro e con l’utilizzo di fondi off shore. Le tre “segnalazioni di operazioni sospette”, arrivate all’Unità di Informazione Finanziaria (Uif) della Banca d’Italia e da questa trasmesse al Nucleo di polizia tributaria della Gdf di Milano, erano state raccolte lo scorso dicembre in un rapporto di una decina di pagine consegnato al procuratore aggiunto De Pasquale. Le ‘sos’ sono segnalazioni che banche, intermediari finanziari o altri operatori del settore, anche professionisti, sono tenuti ad inviare all’Uif di Bankitalia quando, come prevedono le norme, “sanno, sospettano o hanno ragionevoli motivi per sospettare che siano in corso o che siano state compiute o tentate operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo”. Sulla base di questi atti ricevuti dalle Fiamme Gialle gli inquirenti stanno valutando come procedere nelle indagini (ad esempio, si potrebbe attivare una rogatoria in Cina) che potrebbero portare all’iscrizione di un fascicolo con ipotesi di reato. Per vicende di questo tipo, aveva precisato due mesi fa il procuratore Greco, “così fumose e complicate, dove non si sa quali siano le parti in causa, non si procede subito alle iscrizioni”.
Caso Facebook: le scuse e i timori per il futuro
“Chiedo scusa e sono disponibile a testimoniare davanti al Congresso americano”: lo ha detto Mark Zuckerberg in una intervista alla Cnn, la prima dopo lo scandalo dei dati personali raccolti su Facebook e utilizzati per scopi politici. Zuckerberg ha spiegato di essere disponibile anche all’ istituzione di nuove regole per i social network. Zuckerberg è sicuro che si voglia ancora una volta sfruttare la piattaforma di Facebook per influenzare le elezioni, e lancia l’allarme in vista del voto di metà mandato in cui gli americani rinnoveranno gran parte del Congresso. “Sono certo che c’è una seconda edizione di tutto quello che è stato lo sforzo della Russia nel 2016, ci stanno lavorando. E sono certo che ci sono nuove tattiche che dobbiamo essere sicuri di individuare e fronteggiare”.
Via Fani: nuova scritta oltraggiosa sulla scorta di Moro
Una scritta, con vernice rossa, che inneggia alle brigate rosse. È stata nuovamente imbrattata la lapide commemorativa di Aldo Moro e la sua scorta in via Fani a Roma. Un mese fa la base di cemento era già stata sfregiata con una svastica disegnata a spray e la scritta “A morte le guardie”. A intervenire sul posto una pattuglia dei carabinieri del Comando Provinciale di Roma che ora indagherà sull’accaduto.
La settimana scorsa è stato ricordato il sequestro di Aldo Moro e l’uccisione degli uomini della scorta a 40 anni dai fatti di via Fani.
La Parola di oggi
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 8,51-59.
In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «In verità, in verità vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte».
Gli dissero i Giudei: «Ora sappiamo che hai un demonio. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Chi osserva la mia parola non conoscerà mai la morte”.
Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti; chi pretendi di essere?».
Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria non sarebbe nulla; chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “E’ nostro Dio!”,
e non lo conoscete. Io invece lo conosco. E se dicessi che non lo conosco, sarei come voi, un mentitore; ma lo conosco e osservo la sua parola.
Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò».
Gli dissero allora i Giudei: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?».
Rispose loro Gesù: «In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».
Allora raccolsero pietre per scagliarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.
Guida alla scelta delle migliori cartucce compatibili
A chi non è mai capitato di vedersi segnalare sul proprio computer l’esaurimento cartuccia della stampante dopo a malapena qualche ciclo di stampa? L’acquisto delle cartucce in fondo non è molto economico, soprattutto se si parla di stampanti costose.
Proprio per questo, oggigiorno il mercato offre un’alternativa alle cartucce originali: le cartucce compatibili.
Cosa sono le cartucce compatibili
Le cartucce compatibili non sono altro che dei surrogati di quelle originali. Hanno, quindi, una forma ed un involucro che gli consentono di adattarsi a diversi tipi di stampanti e contengono, comunque, un inchiostro di qualità molto vicina a quello originale.
Queste cartucce possono andar bene per diversi tipi di stampanti ma non per tutte. Prima di acquistarle è sempre bene leggere sul cartoncino esterno quali sono le stampanti compatibili.
Alcune persone sono ancora restie ad acquistare cartucce compatibili perché il rimanere fedeli alla marca della propria stampante li fa sentire più sicuri, altri non le acquistano perché le considerano cartucce rigenerate. Ma così non sono. In entrambi i casi, e per qualsiasi tipologia di cartuccia, tonercartuccestampanti.it è il portale più completo a livello di assortimento.
Differenza tra cartucce compatibili e rigenerate
Le cartucce rigenerate sono le più economiche sul mercato ma non sono altro che le cartucce originali della propria stampante che vengono ricaricate. Per ricaricarle si può acquistare un apposito kit o portarle da un professionista.
In pratica, nelle cartucce rigenerate, l’involucro esterno rimane lo stesso, ed è quindi compatibile con la stampante, ma l’interno non è originale. Viene reinserito solamente un qualsiasi inchiostro senza sostituire le parti meccaniche della cartuccia che col tempo, inevitabilmente, si usurano dando scarsi risultati in termini di qualità di stampa.
Le cartucce compatibili, invece, sono delle cartucce che si acquistano nuovamente. Vengono, cioè, normalmente prodotte ed immesse sul mercato. L’unica differenza è che anziché essere prodotte dalla casa produttrice della propria stampante, sono prodotte da terzi.
In termini economici sono una via di mezzo tra le cartucce originali e quelle rigenerate ma sono in grado di garantire una buona qualità in termini di stampa.
I vantaggi dell’utilizzo delle cartucce compatibili
I vantaggi principali che si hanno nell’acquistare e nell’utilizzare cartucce compatibili sono:
- Alta qualità dell’inchiosto: poiché lo scopo è quello di garantire una buona qualità di stampa, quasi uguale a quella ottenuta con cartucce originali, la qualità dell’inchiostro contenuto nelle cartucce compatibili non è per nulla inferiore.
- Nessun problema di compatibilità: in passato, infatti, le cartucce compatibili non erano viste di buon occhio proprio perché, appena immesse sul mercato, gli acquirenti avevano riscontrato diversi problemi nella compatibilità tra cartucce e stampanti. Oggi, invece, con l’avanzare della tecnologia, salvo casi eccezionali, si riescono ad acquistare solo cartucce che saranno sicuramente compatibili e che, quindi, non causeranno alcun problema alla propria stampante.
- Grande quantità di documenti stampabili: le cartucce compatibili, infatti, hanno una durata più lunga e consentono ugualmente di ottenere delle degne stampe.
- Risparmio:è sicuramente il vantaggio più ricercato e, grazie alle numerose offerte che si trovano soprattutto online, può arrivare fino al 50%. Se si vuole risparmiare ancora di più è consigliabile effettuare acquisti all’ingrosso su internet.
Scelta delle cartucce compatibili
Innanzitutto è preferibile scartare quelle troppo economiche poiché si tratta sicuramente di cartucce rigenerate. Preferite le cartucce compatibili che costano circa un terzo delle originali.
Molte cartucce compatibili possono essere dotate di un chip che segnalerà alla stampante la non originalità del prodotto, ma non c’è da preoccuparsi. Basterà confermare più volte di voler di continuare con la stampa.
Come per quelle originali, anche le cartucce compatibili presentano un nastro adesivo sul foro. Prima dell’utilizzo bisognerà rimuoverlo e controllare la pervietà del foro per evitare che l’inchiostro, non venendo risucchiato, non scenda.
Insomma, ormai l’utilizzo delle cartucce compatibili sembra essere la nuova frontiera della stampa che consente di avere un numero maggiore di stampe ad una buona qualità e a costi decisamente inferiori. Perciò, salvo particolari esigenze, le cartucce compatibili rappresentano una soluzione ideale per ricaricare la propria stampante.
La bella vita romana degli eredi dei Licciardi tra Lamborghini e locali alla moda. I RUOLI DEL CLAN ESPOSITO
I figli del vecchio boss della Masseria Cardone “Giggino Nacchella” per l’anagrafe Luigi Esposito avevano esportato a Roma il modello Scampia delle piazze di spaccio. E per questo che come succedeva negli anni di piombo a Nord di Napoli anche su Roma chi “sgarrava” veniva punito. Imponevano ai pusher l’esclusivo approvvigionamento della droga dall’organizzazione. Ma i fedelissimi per mostrare il rispetto verso i due capi si tatuavano le loro iniziali sul corpo proprio come accadeva e accade ancora oggi con i clan della camorra a Napoli. È quanto accertato dai carabinieri del Nucleo investigativo di Roma. In particolare nell’aprile 2015 a San Basilio, alla periferia della Capitale, tre pusher vennero gambizzati perché si erano riforniti da estranei al gruppo guidato dai fratelli Esposito. E furono gambizzati proprio da Genny Esposito. Lui e il fratello Sasà, che vivevano nel lusso ai Parioli a Roma, tra auto di lusso, abiti firmati, ristoranti stellati e locali alla moda, non si nascondevano dietro i convenevoli. Loro erano i due boss e come tali erano capiclan che non avevano vie di mezzo, come quando decisero di dedicarsi alle attività di droga. Secondo le forze dell’ordine riuscivano a garantire i passaggi di sostanze stupefacenti grazie alla “fedeltà” che i pusher gli davano. Ecco il ruolo dei due perni principale dell’indagini, ovvero Gennaro e Salvatore Esposito, figli del boss Luigi detto “Nacchella”, ex boss inserito negli elenchi dei trenta superlatitani. L’ordinanza di custodia si basa sugli accertamenti effettuati dai Carabinieri tra il 2013 e il 2016 nell’ambito dell’indagine denominata Gallardo (dal nome della Lamborghini in uso ai due fratelli), che ha permesso di accertare l’esistenza a Roma di un’organizzazione di narcotrafficanti capeggiata dai due fratelli. Secondo gli investigatori, il gruppo facente capo agli Esposito si occupava per lo più della gestione della piazza di spaccio di via Maiolati, a San Basilio, e della fornitura di coca nella zona del litorale romano. L’area era gestita sul modello di Scampia, con capipiazza, vedette e pusher: uno di questi, per certificare la propria fedeltà, si è persino fatto tatuare su un
braccio “Sasà” e “Genny”, i diminutivi dei suoi due capi. L’altra compagine, quella diretta da Vincenzo Polito, curava invece l’approvvigionamento e la successiva consegna di ingenti quantitativi di cocaina a Roma e provincia, grazie anche alla collaborazione di esponenti delle cosche di ‘ndrangheta della provincia di Reggio Calabria, le famiglie Filippone e Gallico, presenti a Roma. I fratelli Esposito si sarebbero trasferiti a Roma dopo un patto stretto dal padre Luigi, considerato storico esponente del clan Licciardi e braccio destro di Gennaro detto “a scigna”, con il boss Michele Senese. È quanto ricostruito dagli investigatori. In particolare Luigi Esposito e Michele Senese si sarebbero incontrati in una casa di cura della Capitale. Dopo quell’incontro i fratelli Esposito si trasferirono ai Parioli, vivendo in appartamenti di lusso e gravitando nella zona di Ponte Milvio dove si sarebbero avvalsi di gruppi di albanesi per l’approvvigionamento di droga e come loro ”braccio armato”.
I RUOLI
C’è chi faceva la “spesa”, chi “cuninava”, chi “consumava” e chi “incassava”. Ognuno, nel clan di Roma, aveva il suo compito. Ecco nello specifico chi faceva cosa.
SALVATORE SALVATORE EGENNY ESPOSITO dirigono e finanziano l’associazione, coordinando l’attività dei singoli partecipi.
MATTEO MENNA E MARCO CADILE dirigono e organizzano le attività di spaccio nel quartiere di San Basilio, coordinando l’attività dei soggetti preposti allo spaccio.
PIERO SANTARELLI, MANOLO BONGIORNO, TIZIANO CARDARELLO E ROBERTO CARDARELLO partecipano all’associazione con il compito della vendita al dettaglio di sostanze stupefacenti nella piazza di spaccio di San Basilio.
VINCENZO POLITO, partecipa all’associazione, fornendo abitualmente e continuativamente lo stupefacente al gruppo capeggiato dai fratelli Esposito. GIOVANNI RISPOLI GIOVANNI partecipa all’associazione, provvedendo alla custodia e alla cessione di sostanze stupefacenti per conto dell’organizzazione.
FRANCESCO CIOTOLA partecipa all’associazione, offrendo la sua costante disponibilità a favore dei fratelli Esposito e occupandosi anche di alcune cessioni al dettaglio.
DANIELE PETRUCCI partecipa all’associazione, svolgendo la funzione di raccordo tra Genny Esposito e i componenti della piazza di spaccio di San Basilio, e contribuendo all’assistenzaeconomica dei partecipi detenuti. BEATRICE BOGGIANI partecipa all’associazione, acquistando abitualmente, per il tramite di Giovanni Rispoli, sostanza stupefacente del tipo cocaina dall’organizzazione, per la successiva cessione al dettaglio.
SIRO SPARAPANO partecipa all’associazione, effettuando abitualmente operazioni di compravendita di sostanza stupefacente del tipo cocaina direttamente con i fratelli Esposito.
PASQUALE IOVINELLA partecipa all’associazione, acquistando abitualmente sostanze stupefacenti del tipococaina direttamente dai fratelli Esposito, destinate ad alimentare lo spaccio al dettaglio nella zona di Nettuno.
I NOMI DEGLI INDAGATI
BOGGIANI BEATRICE NATA A ROMA IL 07.08.1988,
BORGIANI ROBERTO NATO A ROMA IL 03.04.1963
BOTTIGLIERI ALESSANDRO NATO A ROMA IL 07.02.1971
CIOTOLA FRANCESCO NATO A NAPOLI IL 14.10.1979
ESPOSITO GENNY NATO A NAPOLI IL 20.04.1989
ESPOSITO SALVATORE NATO A NAPOLI IL 09.09.1986
FILIPPONE FRANCESCO NATO A MELICUCCO (RC) IL 10.08.1980
GIANNINI MARCO NATO A ROMA IL 07.12.1979
IOVINELLA PASQUALE NATO A ROMA IL 15.07.1981
LEKA ARBEN NATO A VLORE (ALBANIA) IL 19.02.1969
MAUTI SIMONE NATO A ROMA IL 07.03.1979
MAZZULLO ALESSANDRO NATO A OPPIDO (RC) IL 24.10.1983
MENNA MATTEO NATO A ROMA IL 22.07.1990,
MEZZATESTA DANIELE NATO A ROMA IL 20.07.1978
PERRONACE DAVIDE NATO A NETTUNO (RM) IL 10.07.1974,
PETRUCCI DANIELE NATO A ROMA IL 14.11.1980
PIERINI GABRIELE NATO A ROMA IL 26.12.1979
POLITO VINCENZO NATO A ROMA IL 21.12.1970
RISPOLI GIOVANNI NATO A NAPOLI IL 28.02.1991
SALVATORI DANIELE NATO A ROMA IL 17.10.1977
SPARAPANO SIRO NATO A ROMA IL 27.03.1985
ZOGU ARBEN NATO IN ALBANIA IL 20.03.1973
Torre Annunziata: carabinieri denunciano mamma che lascia 2 figlie a chiedere l’elemosina
Un carabiniere di quartiere della stazione di Torre Annunziata di pattuglia nel centro città ha notato la scena di una madre che spingeva una carrozzina con la figlia di 2 anni mentre le camminavano a fianco altre 2 bimbe. Aarrivate davanti a un negozio sul corso principale, la donna ha lasciato le figlie di 12 e 4 anni davanti all’ingresso a chiedere l’elemosina, poi si è allontanata con la piccola. Il carabiniere ha immediatamente raggiunto e bloccato la donna, identificandola in una 30enne di etnia rom e assicurato la sicurezza delle bimbe. condotta in caserma, la 30enne è stata denunciata per abbandono di minori. Le bambine segnalata ai servizi sociali cittadini.
Droga, telefoni e anabolizzanti in carcere: 7 arresti a Venezia
Avrebbero gestito lo spaccio di droga dalle celle dov’erano detenuti, facendo arrivare stupefacenti e anabolizzanti nello stesso carcere, gli uomini raggiunti stamane da 7 ordinanze di custodia cautelare emesse dal Tribunale di Venezia ed eseguite dai Carabinieri. Si tratta di 5 misure di custodia in carcere e due obblighi di dimora. E’ la conclusione di un’indagine condotta dai Carabinieri del nucleo investigativo di Venezia tra novembre 2016 e ottobre 2017. Ha consentito di appurare che alcuni detenuti di origine albanese e un cittadino italiano, ristretti al ‘Santa Maria Maggiore’ di Venezia, avevano la disponibilità di telefoni cellulari con cui mantenevano contatti con l’esterno, secondo le indagini dirigendo attivita’ illecite tramite i loro complici, e facendo arrivare all’interno del carcere droga e anabolizzanti. Nelle celle sono stati sequestrati alcuni smartphones, simcard, un centinaio di pastiglie di anabolizzanti e un coltello costruito artigianalmente.
Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di spaccio di sostanze stupefacenti continuato in concorso. Le perquisizioni sono state eseguite stamane all’alba nelle province di Venezia e Napoli; all’attivita’ hanno preso parte circa 80 carabinieri del Comando di Venezia e della Compagnia di San Giorgio a Cremano (Napoli), con l’ausilio di un elicottero e di unita’ cinofile. Le indagini sono state condotte in stretta collaborazione con la direzione del carcere di Venezia. I Carabinieri hanno scoperto dapprima i canali di approvvigionamento dello stupefacente, che coinvolgevano la moglie di un detenuto italiano, che secondo la ricostruzione reperiva da un familiare cocaina e hascisc, e da una donna veneziana e da un calabrese l’eroina. Successivamente hanno raccolto tutta una serie di elementi a carico di alcuni cittadini extracomunitari che gestivano un’ingente attivita’ di spaccio nella zona di Mestre, in particolare nei parchi pubblici e nei bar frequentati da molti ragazzi.
Napoli, blitz contro i parcheggiatori abusivi di Chiaia: 5 misure cautelari. IL VIDEO
I Carabinieri della Compagnia di Bagnoli hanno eseguito una misura cautelare emessa dal Gip di Napoli a carico di 5 persone cui il Giudice ha imposto il divieto di dimora nel capoluogo campano: entro il giorno seguente dovranno fissare e comunicare alla polizia giudiziaria la nuova dimora fuori Napoli. Durante le indagini i Carabinieri della Stazione di Posillipo hanno installato delle telecamere per monitorare le attività di un gruppo di parcheggiatori abusivi che operava nell’esclusivo quartiere residenziale di Chiaia. I video girati dai militari documentano le quotidiane fasi dell’illecita attività a partire dai preparativi della prima serata quando gli abusivi occupavano posti liberi con mezzi di fortuna, compresi i bidoni della differenziata spostati a piacimento. Le telecamere hanno poi immortalato decine e decine di estorsioni perpetrate ai danni di automobilisti costretti a pagare anche per parcheggiare sulle ”strisce blu” e secondo un ”tariffario” rigido, fino a 5 euro. Il rischio del mancato pagamento, concreto e dimostrato dalle immagini, era il danneggiamento di alcune vetture di proprietà, probabilmente, di chi non si era arreso al pagamento dell’illecita richiesta.
Maltempo: forte nevicata in Irpinia, problemi di viabilità
Un’abbondante nevicata e’ in corso dalle prime ore del giorno su tutta l’Irpinia e gia’ si registrano i primi disagi, in particolare per la viabilita’. Nevica gia’ dalla serata di ieri in Alta Irpinia con conseguenze gravi per la statale Ofantina bis, dove si circola solo con le dotazioni invernali, e potrebbe scattare il divieto per i mezzi superiori alle 7,5 tonnellate. Situazione analoga lungo il tratto irpino dell’autostrada Napoli – Canosa. Sulla A16 i mezzi spargisale e spazzaneve sono gia’ in azione tra Lacedonia e Grottaminarda. Si viaggia solo con pneumatici invernali. Le scuole rimarranno chiuse per oggi in alcuni comuni dell’Alta Irpinia e ad Ariano Irpino.
Il boss muore in carcere e fa donare gli organi
Il boss muore in carcere ma prima lascia disposizione alla famiglia di donare parte dei suoi organi. Una sorta di riscatto morale per un uomo che ha gestito per anni gli affari illeciti lungo il litorale salernitano. Stiamo palando di Pellegrino Cataldo, boss di Pontecagnano e dintorni, morto a 68 anni nell’ospedale Peligno di Sulmona in provincia de L’Aquila. Stava scontando un ergastolo per un omicidio commesso nel 1998. Le sue condizioni di salute si erano aggravate nelle ultime settimane tanto da essere trasportate in rianimazione. Ma prima di morire ha spiegato alla moglie Maria Loreto D’Ignazio e al figlio Alessandro (entrambi indagati e i cui nomi insieme a quello dello stesso Pellegrino Cataldo compaiano nella maxi inchiesta Omnia con 93 tra boss e gregari della Piana del Sele finiti sotto inchiesta lo scorso anno) di donare i suoi organi. Proprio ieri si è celebrata l’udienza preliminare di questo processo. I medici hanno potuto recuperare solo il fegato subito impiantato su un paziente in attesa mentre le cornee sono andate nella Banca degli occhi dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila. Il figlio Alessandro tra l’altro rimase ferito in un agguato nel 2011 consumatosi nei pressi dello stadio di Pontecagnano. Nonostante fosse in carcere da anni il boss continuava a gestire le attività illecite imponendo il pizzo sui trasporti con la sua ditta attraverso moglie e figlio. Fu intercettato in carcere durante un colloquio con i congiunti nel quale mostrava le sue preoccupazioni sull’avanzata in tale settore dei fratelli Luigi e Francesco Mogavero detti i Paccitielli (entrambi arrestati nel blitz Omnia). Diceva Pellegrino Cataldo alla moglie: “Questi mo che viene ottobre vanno all’attacco, vogliono pure la Linea Verde e i viaggi di ritorno”.









