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Napoli, incendio doloso al centro polifunzionale di Soccavo

Incendio, verosimilmente di origine dolosa, nel centro Polifunzionale di Soccavo, a Napoli, dove le fiamme sono divampate in due locali che si trovano al piano terra. L’intervento dei vigili del fuoco e della Polizia Municipale ha impedito che l’incendio si propagasse. All’interno dei due locali era stato accatastato materiale di risulta. Secondo una prima ispezione sembra che il rogo sia partito da alcuni focolai distanti tra loro.
Per fortuna non c’è stato coinvolgimento di persone nell’evento ma solo danni ad oggetti. Non si sa se l’incendio sia di natura dolosa, l’unica certezza è il degrado in cui la struttura si trova da tempo.L’incendio ha provocato danni all’intero deposito del piano terra dell’edificio.

Droga e telefoni cellulari nel carcere di Venezia: arresti tra la città lagunare e Torre del Greco

Venezia. Spaccio di droga in carcere telefoni cellulari: scatta l’operazione Cometa. All’alba di questa mattina, nelle province di Venezia e Napoli, il Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Venezia, con l’ausilio del personale della Compagnia di Mestre e di Torre del Greco, del 4° Battaglione Carabinieri ”Veneto”, del 14° Nucleo Elicotteri di Belluno e del Nucleo Cinofili di Torreglia in provincia di Padova, hanno eseguito 8 misure di custodia cautelare, di cui 5 in carcere, 2 all’obbligo di dimora ed un divieto di dimora nella Provincia di Venezia, emesse dal Gip del Tribunale di Venezia, in accoglimento della richiesta della Procura lagunare, nei confronti di altrettanti soggetti di nazionalità albanese, tunisina e italiana, ritenuti tutti responsabili, a vario titolo di ”spaccio di sostanze stupefacenti continuato in concorso”. L’attività investigativa, convenzionalmente denominata ”Cometa”, è stata avviata e condotta tra novembre 2016 e ottobre 2017, a seguito di attività investigative che consentivano di appurare come alcuni detenuti di origine albanese e un cittadino italiano, ristretti presso la Casa Circondariale di Venezia ”Santa Maria Maggiore”, avessero la disponibilità di apparati telefonici cellulari con i quali mantenevano costanti contatti con l’esterno, finalizzati a proseguire e dirigere le loro attività criminali per il tramite dei loro complici all’esterno, nonché introdurre sostanze stupefacenti e anabolizzanti all’interno della struttura carceraria. Nel corso dell’attività d’indagine, diretta dal Pm Giorgio Gava, venivano eseguite, in stretta collaborazione con la Direzione del Carcere, una serie di perquisizioni nelle celle dei detenuti che permettevano di rinvenire e sequestrare 2 smartphones, 4 schede sim, 2 caricabatterie, un centinaio di pastiglie di anabolizzanti e 1 coltello costruito artigianalmente con lama di 8 cm. L’intercettazione dell’utenza cellulare in uso ad un cittadino italiano permetteva di verificare che, nel periodo detentivo, il recluso riceveva in più occasioni sostanza stupefacente del tipo cocaina, eroina e hashish, che gli veniva consegnata in carcere dalla moglie durante i colloqui periodici. L’introduzione dello stupefacente, poi rivenduto agli altri detenuti, veniva agevolata dal fatto che la donna lo occultava tra gli effetti delle figlie minori, eludendo così i controlli da parte della Polizia Penitenziaria. Venivano, altresì, individuati anche i canali di approvvigionamento dello stupefacente e più precisamente si appurava che la moglie del detenuto, su precise indicazioni del marito, reperiva la cocaina e l’hashish dal fratellastro dello stesso, mentre acquistava l’eroina da una donna veneziana e da un uomo calabrese. Anche il fratellastro gestiva un’autonoma rete di spaccio che si svolgeva principalmente nella zona di Marghera. Le successive attività tecniche, poste in essere proprio nei confronti dei due fornitori, permetteranno di individuare anche il livello superiore. Infatti questi gestivano una rete di spaccio composta da un’ottantina di ”clienti” che, giornalmente, venivano riforniti di cocaina e hashish nella zona di Mestre-Carpenedo. In tale attività, uno dei due pusher era coadiuvato dalla moglie italiana, che si prestava ad accompagnarlo in auto nei luoghi di spaccio, rimanendo poi in attesa in parcheggi limitrofi, aspettando di essere raggiunta dal marito che prelevava, di volta in volta, lo stupefacente destinato alle cessioni a terzi. La stessa accompagnava in auto il marito in occasione degli approvvigionamenti dai fornitori e, in tutte queste circostanze, la donna portava con sé il figlio di solo un anno d’età, proprio per evitare eventuali controlli da parte delle Forze di Polizia. Da ultimo, veniva accertato che gli spacciatori si rifornivano della cocaina, con cadenza settimanale, da cittadini albanesi anch’essi operanti nella zona di Mestre. Anche in questo caso, i carabinieri accertavano che i due fratelli operavano assieme ad altri connazionali, con i quali gestivano lo spaccio di cocaina e marijuana rivolto ad una ”clientela” composta da almeno quaranta persone. Le zone di spaccio in cui era concentrata la propria attività delittuosa – ora disarticolata – erano in particolare i parchi pubblici del veneziano ”Albanese”; ”Bosco dell’Osellino”, ”Hayez”, ”Bosco di Mestre”(parchi in cui veniva anche nascosto lo stupefacente) e nei bar vicini, frequentati da molti giovanissimi. Nel corso delle indagini sono state arrestate 7 persone in flagranza di reato, sono state denunciate in stato di libertà altre 8 persone oltre ai destinatari di misure cautelari, tutte per il medesimo reato, sono stati denunciati 5 degli attuali indagati anche per reati contro il patrimonio, sono stati sequestrati circa 500 grammi di cocaina, 2 kg di hashish; un centinaio di pastiglie anabolizzanti, beni di presunta provenienza furtiva per un valore di circa 2.000 euro. Inoltre il Gip, concordando con la richiesta del Pm, ha disposto il sequestro preventivo, ai fini della confisca per equivalente, di beni per un valore complessivo di 109.660 euro, derivanti dalle vendite di stupefacente effettuate dagli indagati. Contestualmente al provvedimento cautelare, sono stati eseguiti i decreti di perquisizione domiciliare a carico dei soggetti indagati.

Eccellenza: la situazione a tre giornate dalla fine

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Giocato il turno infrasettimanale, se ne riparlerà dopo Pasqua per lo sprint finale d’Eccellenza. Nel girone A, vittoria di campionato già assegnata al Savoia. Rischiano di non giocarsi i playoff se l’Afragolese, damigella d’onore, manterrà l’attuale a passo nei confronti di Puteolana e Casoria. In Promozione è già retrocesso il Pimonte. Gli accoppiamenti playout al momento sarebbero: Sessana-Mariglianese e Real Forio-Barano. Nel girone B, il Sorrento rallenta ma mantiene 5 punti di vantaggio sull’Agropoli: a meno di tonfi, Serie D messa in cassaforte. Per tre posti playoff, sono in lotta sei squadre: Audax Cervinara, Nola, Palmese, Virtus Avellino, Castel San Giorgio e Valdiano. Retrocesso in Promozione il Sant’Agnello. Gli accoppiamenti playout al momento sarebbero: Picciola-Faiano e Costa d’Amalfi-Battipagliese.

Freddo? Non a Tarumbò. Musica, sorrisi e tanto calore da questa sera a domenica 25 marzo

Non è di certo il freddo a fermare il secondo lungo week end musicale al Tarumbò di Scafati. Si comincia questa sera, 22 marzo, con il consueto appuntamento Jazz del giovedì.
Protagonisti della serata, a cura di Atom  – Concerti e Tarumbò, Gino Giovannelli al piano, Umberto Lepore al basso e Salvatore Rainone alla batteria. A seguire Open Jam.
Venerdì 23 è festa di fanfara balcanica con MM & CF from Fanfara Station: un’intera sezione ritmica nord africana; un’orchestra ottomana che si unisce ad un ritmo dei neri del sud della Tunisia. È un dance party creato dal vivo da due soli musicisti, Marzouk Mejri (voce, percussioni, fiati tunisini, loops station) e Charles Ferris (tomba, trombone e loops station), grazie alle loop station usate per sovraincidere i diversi strumenti suonati sul palco, dove le percussioni scascika, tar, bendir, darbuka e tabla si intrecciano con la tromba, il trombone, il clarinetto e i tre fiati tunisini.
Fanfara Station è un progetto che vuole celebrare la storia migrante del Mediterraneo, i flussi che sempre hanno connesso il medioriente al Magreb e al sud dell’Europa.
I testi vengono dalla poesia classica araba, da quella moderna anti-colonialista e dalla penna del musicista magrebino. Parlano d’amore, di nostalgia e allegria, del godere di un bicchiere di vino, del migrare.
Si passa a sabato 24 con i Pennelli di Vermeer. Un progetto musicale ma non solo; un’opera aperta, sempre in evoluzione dove transitano, si scontrano e si fondono il rock, il teatro e la canzone d’autore. L’unica parola che contraddistingue il progetto è contaminazione… di generi, di linguaggi espressivi, di umori e di persone. Un laboratorio privo di confini dove l’Arte è intesa come esperienza esistenziale, ricerca, terapia. Sabato sera, a Tarumbò, si sta quindi in compagnia della musica di Pasquale Sorrentino (voce e chitarra), Stefania Aprea (voce), Michele Matto (basso), Marco Sorrentino (batteria), Joe Dardano (chitarra elettrica), Catello Tucci (violoncello). Apre e chiude il live Dilis DJ set.
Questo ricco fine settimana volge al termine domenica 24, serata in cui è possibile soddisfare i palati più raffinati con un gustoso aperitivo accompagnati dal sound di una selezione musicale che è la porta d’ingresso di nuova settimana.

Fisco, maxi sequestro di 12 milioni di euro ad una società di trasporti del salernitano

Salerno. Maxi sequestro ad una società di trasporti del salernitano. Documenti contabili inattendibili, crediti di imposta e contributivi fittizi, omesso versamento di imposte liquidate dal contribuente ma non versate. Sono i motivi che hanno portato al provvedimento di sequestro per equivalente di oltre 12,2 milioni di euro, tra denaro e beni immobili, nei confronti di una società di trasporti del Salernitano. La misura, disposta dal gip del tribunale di Salerno, dopo una verifica fiscale eseguita dal nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza. Dai controlli, infatti, sono emerse diverse irregolarità amministrative e penali.

Bar di Pagani vendeva sigarette senza autorizzazione: la guardia di finanza lo segnala all’Agenzia dele dogane

Pagani. Le Fiamme Gialle di Nocera Inferiore hanno controllato a Pagani un bar privo di autorizzazione ove erano detenuti per la vendita svariati pacchetti di tabacchi lavorati nazionali. Il responsabile è stato segnalato alla competente Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per l’irrogazione delle conseguenti sanzioni amministrative.

Parcheggiatori abusivi: divieto di dimora per cinque persone che operavano nel quartiere Chiaia

Napoli. Questa mattina i Carabinieri della Stazione di Napoli – Posillipo hanno eseguito un’ordinanza che applica la misura cautelare del divieto di dimora nel Comune di Napoli emessa dal Gip dii Napoli su richiesta della Procura della Repubblica a carico di 5 persone attive nel quartiere di Chiaia. Durante l’indagine, avviata nel gennaio 2017 e tesa a contrastare un fenomeno diffuso in città, anche grazie all’utilizzo di telecamere si è potuta monitorare e documentare una fiorente attività illecita comprendendone le dinamiche organizzative e di gestione.
Le immagini hanno permesso di documentare numerosissimi e continui episodi, gran parte dei quali subiti e non denunciati dalle vittime, di cui solo una minima parte ha deciso di denunciare. Gli automobilisti erano costretti a pagare anche per parcheggiare sulle “strisce blu” e secondo un “tariffario” che non prevedeva sconti. Il timore che induceva i più a cedere alla richiesta era dettato dalla necessità di dovere posteggiare in zona e, maggiormente, dalla preoccupazione di danneggiamenti alla vettura. Quest’ultima ipotesi era ben concreta considerato che è stato documentato che parcheggiare e non cedere alle richieste provocava la reazione degli abusivi che, in diverse occasioni, sono stati immortalati a danneggiare i veicoli dei “non paganti”. L’illecito introito si può stimare in varie centinaia di euro giornalieri. I destinatari del provvedimento da domani dovranno comunicare alla P.G. il luogo, diverso dal Comune di Napoli, in cui stabilire la loro dimora per effetto del provvedimento cautelare.

Nascondeva la droga nella stufa, arrestata 35enne di Pomigliano D’Arco

Pomigliano D’Arco. Una 35enne di Pomigliano residente nel complesso popolare “ex legge 219”, nascondeva nel corpo di una stufetta a piantana 140 grammi di droghe varie. Una “pietra” di crack di 70 grammi e 300 dosi di cocaina, hashish e crack, appunto, sono state sequestrate dai carabinieri della stazione di Pomigliano e della tenenza di Casalnuovo durante perquisizione domiciliare: i militari hanno accertato anche che in casa la donna si dedicava alla realizzazione delle dosi: si era procurata infatti cellulari con cui “lavorare”, coltelli, trita-erba, bilancini e cellophane. Arrestata per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio, dopo le formalità è stata portata al carcere femminile di Pozzuoli.

Milano: imbrattato il murales interista appena inaugurato

E’ stato imbrattato con della vernice rossa nella notte il grande murales realizzato in via Borsieri a Milano per i 110 anni dell’Inter.
L’illustrazione di 18 metri per 10 sulla facciata laterale di un palazzo, era stata inaugurata solo alcuni giorni fa. Da un lato la scritta ‘Certi attimi durano per sempre’ dall’altro ‘presented by Mediaset premium’ il muro raffigura grandi protagonisti del club da Milito, a Ronaldo fino a Giuseppe Meazza. Ora però tutti bombardati di vernice rossa, con la didascalia sotto ‘Inter m….’.

Dischetti di plastica inquinanti, risolto il giallo: provenivano dal depuratore alla foce del Sele in provincia di Salerno

Salerno. Erano fuorusciti da un impianto di depurazione in prossimità della foce del Sele, in provincia di Salerno, i dischetti spiaggiati sulle coste tirreniche da circa un mese. E’ stato finalmente risolto, grazie all'”intensa attività d’indagine” delle strutture centrali e periferiche del Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera il mistero dell’inquinamento da dischetti di materiale plastico riversatisi copiosamente da giorni in più tratti costieri del Mar Tirreno Centrale, con picchi preso l’Isola di Ischia, sul litorale campano e su quello laziale tra Fiumicino ed Anzio. “Nel corso dell’intensa attività ricognitiva presso gli assi fluviali (Sele, Mingardo, Lambro, Irno, Tusciano, Volturno, Sarno, Carigliano) ricadenti nel territorio di giurisdizione delle Capitanerie di porto di Napoli, Salerno e Gaeta, è stata accertata, nelle vicinanze di un impianto di depurazione collocato in prossimità della foce del Sele e sugli argini dello stesso fiume, una ingente concentrazione di tali filtri”, spiega la Guardia costiera. “Dalle ulteriori verifiche svolte presso il depuratore sospetto – continua -, il personale della Guardia Costiera ha potuto accertare l’avvenuta fuoriuscita dei filtri che, a causa di un cedimento strutturale di una vasca dell’impianto, si sono riversati nel fiume Sele per poi confluire nel Mar Tirreno, dove per effetto delle correnti si sono distribuiti lungo le coste della Campania e del Lazio, fino a raggiungere il litorale meridionale della Toscana. L’inchiesta è stata affidata alla Procura di Salerno, delegandole alla Capitaneria di porto di Salerno. “Determinante – segnala la Guardia costiera- è stata l’attività del personale del Nucleo speciale d’intervento (Nsi) della Guardia Costiera, coordinato dal Reparto Ambientale Marino (Ram) cui il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, ha conferito espresso mandato al fine di fare luce sulla vicenda”.

Agguato a Vieste: ferito un esponente criminale di primo piano

Sono tornati in azione i killer ieri sera nel Gargano dopo la marcia organizzata a Foggia in occasione della Giornata delle Memoria e dell’impegno contro le vittime innocenti delle mafie. Il ferito è Marco Raduano, ritenuto esponente di rilievo della malavita di Vieste. Era a piedi e stava rientrando a casa in località Scialara quando è stato ferito con colpi di arma da fuoco che lo hanno raggiunto ad una mano, ad un fianco e ad una gamba. A sparare, forse con un’arma da guerra, sarebbero state almeno due persone.

Sequestro di diamanti: 60 carati, denunciato iraniano

Diamanti per un totale di circa 60 carati sono stati sequestrati all’aeroporto di Reggio Calabria da Polizia di Stato e Guardia di finanza che hanno denunciato anche un cittadino iraniano di 52, K.R.R., residente a Milano, per ricettazione. Gli agenti della polaria ed i finanzieri si sono insospettiti vedendo l’atteggiamento insofferente dell’uomo – che doveva imbarcarsi per Milano – al momento dei controlli di sicurezza. Hanno quindi deciso di approfondire la perquisizione e nel bagaglio a mano dell’uomo sono stati trovati i diamanti privi della documentazione idonea a comprovarne la lecita provenienza.

Furti nelle scuole di Casoria: il ladro scoperto dalle impronte digitali e arrestato

Casoria. Furto nelle scuole: ladro scoperto e arrestato grazie alle impronte digitali. I Carabinieri della Compagnia di Casoria hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Napoli Nord su richiesta della Procura nei confronti di Federico Mazzone, un 46enne del luogo già noto, ritenuto responsabile di 2 furti consumati in Istituti scolastici della città. Le indagini iniziarono nell’aprile 2017 quando il Dirigente Scolastico dell’Istituto “Mitilini” denunciò il furto dei distributori automatici e del denaro che era all’interno. I Carabinieri intervennero e durante il sopralluogo rilevarono un frammento di impronta digitale su una cassetta metallica sradicata da un distributore e abbandonata sul pavimento dopo essere stata svuotata. Dinamica simile il 30 maggio quando venne consumato un furto analogo nell’Istituto “Ludovico da Casoria”: entrata forzata e distributore depredato. Anche in quel caso i militari rilevarono un’impronta su un davanzale dell’Istituto. Entrambe le tracce, dopo la comparazione, hanno condotto a Mazzone, che stato individuato, tratto in arresto e condotto in carcere.

Ubriaco alla guida colpisce un carabiniere al volto: arrestato per resistenza a Marano

Marano. Era ubriaco alla guida, scoperto dai carabinieri colpisce un militare al volto con una gomitata: un 41enne di Marano mentre conduceva la sua auto su via Tagliamento è stato fermato dai carabinieri dell’aliquota radiomobile della compagnia di Marano che lo hanno sottoposto al test dell’etilometro: il soffio, pochi minuti d’attesa duranti i quali c ha inveito contro i militari e ne ha colpito uno con una gomitata al volto, e poi il risultato: 3,2 grammi di alcol per litro di sangue. L’uomo è stato così tratto in arresto per lesioni e violenza a un pubblico ufficiale nonché segnalato per guida in stato di ebbrezza. Adesso è in attesa del giudizio con rito direttissimo.

Bisca clandestina per cinesi nei pressi della stazione centrale di Napoli: denunciate 5 persone

Napoli. I finanzieri del Comando provinciale di Napoli hanno scoperto un circolo ricreativo adibito a bisca clandestina nei pressi della Stazione centrale. Scoperto un locale, ricavato in un piano interrato e poco visibile, frequentato principalmente da cinesi. La bisca clandestina era organizzata con tavoli, fiches e dadi, dove diversi avventori erano impegnati a giocare al “mahjong” (tipico gioco cinese). Sopra alcuni tavoli da gioco veniva rinvenuto anche denaro contante per una somma di circa 1.000 euro. Rinvenute anche 2.400 borse contraffatte, recanti noti brands della moda, presumibilmente destinate alla commercializzazione. Sequestrato il locale e denunciati 5 responsabili, per esercizio del gioco d’azzardo e per contraffazione.

Medicina senza miracolo: nata senza udito, ora ci sente

Storia bella, grazie all’ospedale Ramazzini di Carpi. Dopo un intervento, Serena Mancino  ha conquistato la capacità di sentire, dipinge i suoni. E la sua vita è diventata un tripudio di colori. Tanto che ha deciso di mettere a frutto le sue abilità artistiche per realizzare quadri. Serena è nata  con un’ipoacusia bilaterale profonda. Ha sempre coltivato curiosità verso il mondo che la circonda. Ha studiato per diventare grafica pubblicitaria, poi, all’università in un primo tempo ha scelto di iscriversi al Dams. Poi, su consiglio dei servizi sociali si è candidata alla prova per l’Accademia di Belle Arti di Bologna. La svolta? Un intervento al Ramazzini in cui le è stato innestato un impianto cocleare. Questo impianto è un orecchio artificiale elettronico con cui si riesce a ripristinare l’udito in chi soffre di sordità profonda.

Camorra a Castellammare, uccisero due boss dei D’Alessandro: fine pena mai per Scarpa e Omobono

Castellammare di Stabia. Un gruppo criminale che nel 2004 ambiva a sostituirsi al clan D’Alessandro nella gestione del malaffare, due omicidi eccellenti in pochi mesi. A chiudere questa vicenda giudiziaria in Appello arrivano due ergastoli per le vicende relative alla faida stabiese, nonostante manchi l’aggravante mafioso. La faida fu innescata dagli Omobono- Scarpa ex cutoliani della prima ora che usciti dal carcere dopo numerosi anni di detenzione agli inizia degli anni duemila cercarono la vendetta nei confronti del potente clan D’Alessandro che avevano vinto la guerra.  Fine pena mai per Massimo Scarpa, ‘o napulitano e Michele Omobono detto ‘o marsigliese. Il fratello del primo fu ucciso negli anni Ottanta dal clan D’Alessandro all’interno di un negozio di barbiere in piena centro a Castellammare, un agguato stile Chicago anni Trenta. I due secondo la Dda sono stati identificati come i due capi che tentarono innescarono una guerra senza esclusione di colpi. Ci furono due omicidi eccellenti che dovevano segnare la fine del clan di Scanzano che come l’Araba Fenice riesce sempre a  risorgere dalle ceneri. A morire per primo fu, il 23 settembre del 2004, Antonio Martone, il cognato del capoclan defunto Michele D’Alessandro, e all’epoca reggente della cosca Si trovava all’esterno di un bar nei pressi del porto di Castellammare quando si avvicinarono due sicari in sella a una moto e lo crivellarono di proiettili. neanche un mese dopo, ovvero la mattina del 19 ottobre a trecento metri di distanza da dove era avvenuto l’omicidio Martone fu ucciso Giuseppe Verdoliva, 51 anni conosciuto come “Peppe l’autista” perché era stato l’autista del defunto padrino Michele D’Alessandro. Verdoliva fu ucciso mentre stava andando al lavoro di mattina presto in Fincantieri, era dipendente di una ditta dell’indotto. Con lui rimase ferito anche un’altra persona. I giudici della corte d’Assise di Napoli hanno ribadito quanto si era già espresso nelle fasi processuali precedenti e confermato l’ergastolo a Massimo Scarpa e Michele Omobono. Nonostante il contesto fosse chiaramente camorristico non è stato inserito l’aggravante mafioso, condannati quindi per omicidio pluriaggravato con recidiva infraquinquennale. Per gli altri tre imputati a processo sono state ridotte le pene per sopraggiunta prescrizione di reati. Condannato a 16 anni Raffaele Martinelli e Giovanni Savarese, 17 anni e mezzo per Raffaele Carolei. In primo grado erano stati condannati tutti a 25 anni. Raffaele è il cugino di Paolo Carolei, un uomo in passato ai vertici del clan D’Alessandro. Risulta irreperibile da anni, dal 2012 è scomparso. Le tracce si sono perse nella sua abitazione al rione Moscarella e da allora è introvabile.

 

(nella foto da sinistra Michele Omobono, Massimo Scarpa, Giuseppe Verdoliva e Antonio Martone)

Situazione Politica: incontri, trappole e poltrone per Parlamento e Governo

Il caos regna sovrano, come il Parlamento che apre domani i battenti. Centro-destra e Cinque Stelle avrebbero trovato un accordo per spartirsi le presidenze di Camera e Senato. Ma sui nomi non c’è ancora l’intesa piena. Spetta a Forza Italia la presidenza della Senato. Il Cavaliere punta tutto sull’esperto Romani, i grillini dico no in presenza di una vecchia condanna per peculato, una sim del comune di Monza usata a sbafo dalla figlia. Le alternative sarebbero Gasparri, Bernini e soprattutto Casellati. A presiedere la Camera, Di Maio e company hanno indicato Fico, un passato da Bertinotti e Bassolino. Più complessa ancora la questione governo. Di Maio e Salvini si parlano, Berlusconi apre con parsimonia all’intesa, gli elettori pentastellati di sinistra mugugnano, flat tax e reddito di cittadinanza assieme sono improponibili, il Pd al momento dice no a tutti ma difficilmente potrà rispondere picche ad un invito alla responsabilità di Mattarella. A chi andrà il primo incarico? Salvini, Di Maio o un terzo uomo rintracciabile nelle aree dei vincitori? Intanto, placido e tranquillo, Gentiloni governa ancora.

Milan: mistero Li, interviene la Procura di Milano

Sulle tre “segnalazioni di operazioni sospette”, trasmesse nei mesi scorsi dall’Unità di informazione finanziaria di Bankitalia alla Gdf in relazione alla vendita del Milan all’imprenditore cinese Yonghong Li, in Procura a Milano è aperto, allo stato, un fascicolo ‘a modello 45’, ossia il registro degli atti non costituenti notizia di reato. Un fascicolo, dunque, al momento senza ipotesi di reato né indagati. Lo si è appreso oggi in merito agli accertamenti da parte degli inquirenti milanesi di cui si era già parlato lo scorso gennaio. “Allo stato non esistono procedimenti penali sulla compravendita dell’A.C. Milan”, aveva spiegato ai cronisti lo scorso 13 gennaio il procuratore di Milano Francesco Greco. Ora si è saputo che il dipartimento guidato dal procuratore aggiunto Fabio De Pasquale ha aperto un ‘modello 45’, dove ha raccolto il rapporto della Gdf che contiene le tre ‘sos’ e che al momento, da quanto si è potuto capire, non sarebbero state effettuate rogatorie o altre attività d’indagine. Il club rossonero era passato nell’aprile dello scorso anno dalle mani di Silvio Berlusconi a quelle dell’imprenditore cinese Yonghong Li per 740 milioni di euro e con l’utilizzo di fondi off shore. Le tre “segnalazioni di operazioni sospette”, arrivate all’Unità di Informazione Finanziaria (Uif) della Banca d’Italia e da questa trasmesse al Nucleo di polizia tributaria della Gdf di Milano, erano state raccolte lo scorso dicembre in un rapporto di una decina di pagine consegnato al procuratore aggiunto De Pasquale. Le ‘sos’ sono segnalazioni che banche, intermediari finanziari o altri operatori del settore, anche professionisti, sono tenuti ad inviare all’Uif di Bankitalia quando, come prevedono le norme, “sanno, sospettano o hanno ragionevoli motivi per sospettare che siano in corso o che siano state compiute o tentate operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo”. Sulla base di questi atti ricevuti dalle Fiamme Gialle gli inquirenti stanno valutando come procedere nelle indagini (ad esempio, si potrebbe attivare una rogatoria in Cina) che potrebbero portare all’iscrizione di un fascicolo con ipotesi di reato. Per vicende di questo tipo, aveva precisato due mesi fa il procuratore Greco, “così fumose e complicate, dove non si sa quali siano le parti in causa, non si procede subito alle iscrizioni”.

 

Caso Facebook: le scuse e i timori per il futuro

“Chiedo scusa e sono disponibile a testimoniare davanti al Congresso americano”: lo ha detto Mark Zuckerberg in una intervista alla Cnn, la prima dopo lo scandalo dei dati personali raccolti su Facebook e utilizzati per scopi politici. Zuckerberg ha spiegato di essere disponibile anche all’ istituzione di nuove regole per i social network. Zuckerberg è sicuro che si voglia ancora una volta sfruttare la piattaforma di Facebook per influenzare le elezioni, e lancia l’allarme in vista del voto di metà mandato in cui gli americani rinnoveranno gran parte del Congresso. “Sono certo che c’è una seconda edizione di tutto quello che è stato lo sforzo della Russia nel 2016, ci stanno lavorando. E sono certo che ci sono nuove tattiche che dobbiamo essere sicuri di individuare e fronteggiare”.

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