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Facebook avvia la verifica di chi fa pubblicità politica su social

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Facebook spinge sempre di più sulla trasparenza. Dopo un 2017 in cui è stato travolto dalle polemiche per avere ospitato pubblicità russe pensate per interferire nelle elezioni presidenziali americane del novembre 2016, vinte da Donald Trump, il social network ha annunciato una serie di misure che chiamano in causa gli inserzionisti. A pochi giorni dalla sua testimonianza al Congresso Usa dedicata allo scandalo Cambridge Analytica, il Ceo Mark Zuckerberg ha detto che chi vuole fare pubblicità sulla piattaforma deve prima fornire una verifica della propria identità e della località di riferimento. Così facendo il gruppo di Menlo Park (California) vuole prevenire interferenze straniere nelle chiamate alle urne. In modo simile, la società si impegna a verificare l’identità delle persone associate a grandi pagine Facebook simili a quelle usate da agenti russi che si sono finti americani per spargere disinformazione riguardante tutti e due gli schieramenti politici Usa, quello democratico e quello repubblicano. Non è stato indicato un limite oltre il quale questa misura scatta. In un post, l’amministratore delegato 33enne ha spiegato che “questi passi da soli non fermeranno tutti coloro che vogliono farsi gioco del sistema ma renderanno molto più difficile per chiunque agire come hanno fatto i russi durante le elezioni del 2016 usando account e pagine false per lanciare pubblicità”, ha scritto Zuckerberg. Il suo post segue di pochi giorni l’annuncio della rimozione dal social network di 270 account e pagine legate all’Internet Research Agency, la cosiddetta fabbrica di troll usata dal Cremlino per provocare divisioni nell’elettorato americano. Zuckerberg, inoltre, si è detto favorevole a un disegno di legge del Senato chiamato Honest Ads Act. Il provvedimento richiederebbe a gruppi come Facebook, Twitter e Snap di rispettare le stesse regole sulla pubblicità di tipo politico che sono chiamati a onorare i media tradizionali come tv, stampa e radio. “L’interferenza nelle elezioni è un problema più grande di qualsiasi piattaforma ed è per questo che siamo in favore dell’Honest Ads Act”. Esso “aiuterà ad aumentare i livelli di standard di tutta la pubblicità politica online”. In una giornata di forti vendite provocate da timori di guerre commerciali tra Usa e Cina, il titolo Facebook il 6 aprile ha perso l’1,34% a 157,20 dollari. Nel 2018 ha ceduto l’11% e negli ultimi 12 mesi ha guadagnato l’11,36%. Per un confronto, l’S&P 500 nel 2018 ha lasciato sul terreno il 2,59% e nell’ultimo anno è salito del 10,5%.

Schianto con la Porsche in autostrada: morti due giovani di Giugliano

Viaggiavano a bordo di una Porsche Cayenne che ha perso il controllo finendo dapprima in una scarpata e po contro lo spartitraffico in cemento dell’A1. Due giovani residenti a Giugliano, in provincia di Napoli, hanno perso la vita, la notte scorsa, lungo la corsia nord dell’A1 in territorio di San Vittore del Lazio, nel frusinate. Inutile ogni soccorso. Sull’esatta dinamica dell’incidente stanno indagando gli agenti della sottosezione A1 della Polizia Stradale di Cassino. La loro Porsche Cayenne, per cause ancora in fase di accertamento da parte degli agenti della sottosezione A1 di Cassino della Polizia Stradale, dopo aver perso il controllo è finita in una scarpata e poi contro il new jersey in cemento. Uno dei due giovani è deceduto sul colpo mentre l’altro poco dopo l’arrivo all’ospedale di Cassino.

Salerno, sbaglia la diagnosi e il paziente muore: medico a processo

Salerno. Una diagnosi tardiva che si è rivelata fatale, l’ennesimo presunto caso di malasanità nel salernitano. Siamo nel reparto di urologia dell’azienda ospedaliera San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona dove ad un paziente affetto da un tumore alla vescica fu diagnosticato in un primo momento una patologia benigna. Troppo tardi, purtroppo, arrivò la diagnosi esatta. Infatti per Antonio Avallone non c’era più niente da fare. Un errore umano, secondo la Procura, che è costato la vita lo scorso 29 maggio al 72enne salernitano. Il sostituto procuratore Elena Cosentino ha chiesto il rinvio a giudizio del medico in servizio al reparto con l’accusa di omicidio colposo. Nel corso dell’udienza preliminare la famiglia della vittima si è costituita parte civile. Intanto i legali Silverio Sica ed Angela Cisale hanno chiesto ed ottenuto la chiamata in causa dell’azienda ospedaliera come responsabile civile. Si ritornerà in aula il prossimo 31 maggio quando il giudice dovrà esprimersi sulla questione delicata. Secondo quanto raccolto dagli inquirenti il magistrato ricostruisce le responsabilità dello specialista che avrebbe omesso di effettuare i dovuti approfondimenti diagnostici e disporre il ricovero presso il reparto di urologia e solo con un controllo continuo, l’effettuare più accertamenti, si sarebbe giunti da un’esatta diagnosi.

La Procura per i minori pronta a chiedere il processo immediato per gli aggressori di Arturo

La Procura per i minori di Napoli è pronta a chiedere il processo immediato per gli aggressori di Arturo. E’ la prossima mossa dopo l’arresto avvenuto ieri da parte della Squadra Mobile del 15enne imparentato con un killer suicida e l’individuazione del quarto componete del branco, un 13enne, quindi non imputabile legato alla famiglia camorristica dei Mauro del rione Sanità. Intanto lunedì mattina davanti al Tribunale del Riesame si discute l’appello di ‘o nano, il quindicenne (difeso dal penalista Emireno Valteroni), il primo ad essere fermato nel mese di dicembre e per il quale il gip aveva un mese fa rigettato una istanza di scarcerazione. Il secondo fermato, il 16enne G.P. noto come “Tic Tac” e ritenuto il capo del branco continua a difendersi e a sostenere la sua innocenza. Difeso dalla penalista Giulia Esposito, ha presentato indagini alternative fornendo un video dal proprio cellulare dal quale farebbe evidenziare la presenza in via Foria negli stessi momenti scattò l’aggressione ad Arturo ma sul marciapiede opposto. le indagini della Mobile napoletana hanno anche permesso di ricostruire il tentativo da parte di tutti i soggetti del gruppo di cancellare tracce compromettenti dai propri cellulari, dai propri profili facebook. Come la frase “‘O nano fai l’uomo”, dopo il primo fermo del 15enne. E le chat sono state fondamentali anche per arrivare al terzo arrestato. Il 15enne fermato ieri infatti un parente di Arturo Raia, l’uomo che accusato dell’omicidio di Claudio Taglialatela, ucciso l’8 dicembre 2003 a 22 anni in corso Umberto a Napoli  durante una rapina. Raia fu fermato dai carabinieri l’8 gennaio 2004, e prima della convalida del fermo, si tolse la vita impiccandosi nel bagno del carcere con un lenzuolo legato a un tubo per l’acqua. Sul profilo facebook del ragazzo il mese scorso è stata postata la frase: “Mi disse di stare attento a dove mettevo i piedi e io gli risposi: attento tu che io seguo i tuoi passi”, che per gli investigatori rappresenta un  chiaro segnale di appartenenza al branco. Ma anche di “seguire i passi” del suo parente suicida visto che sul profilo facebook ci sono numerosi riferimenti ad Arturo Raia.

“Oggi si scrive un’altra pagina di uno Stato che vince, é presente”. Maria Luisa Iavarone, mamma di Arturo, il diciassettenne accoltellato nel dicembre scorso in via Foria a Napoli, aveva commentato così ieri  la custodia cautelare in istituto di pena minorile per un quindicenne ritenuto responsabile dell’aggressione insieme con altri ragazzi. “Mi aspetto una giustizia coraggiosa, capace di reinserire i ragazzi individuati come responsabili – -aveva spiegato- non una giustizia giustizialista. Mi aspetto giustizia per Arturo, mio figlio, ma anche per gli altri ragazzi affinché venga individuato un serio percorso di recupero e vengano restituiti alla società con una condizione di vita giusta. Non mi interessa che trascorrano in carcere 5 o 10 anni o che vengano sbattuti in cella e buttata via la chiave, non é questo quello che voglio. L’auspicio è che non accada quanto già successo  che un ragazzino ritenuto responsabile risultata, per il passato, gia’ inserito in un percorso di messa in prova, misura poi revocata e di cui non si è saputo più nulla. La mamma di Arturo ha spiegato che “la sua battaglia non finisce oggi, ma, al contrario, inizia adesso. La polizia ha lavorato egregiamente e tempestivamente ora tocca agli altri pezzi dello Stato, compresi noi, prenderci cura di questi ragazzi, fare in modo che possano avere condizioni di vita giuste. Il risultato di oggi  richiede il mio impegno civile e educativo di madre che ha realizzato che si deve e si può fare qualcosa”.

Terrorismo, gestiva chat su Telegram pro Isis in italiano: denunciato minorenne

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C’era un minorenne italiano di origine algerina dietro due chat chiuse e diversi canali Telegram in cui venivano diffusi messaggi di propaganda dell’Isis tradotti in italiano e fatti atti di proselitismo per spingere i membri a compiere attentati. L’indagine della Polizia, condotta dagli uomini della sezione Cyberterrorismo della Polizia Postale di Trieste e delle Digos del capoluogo friulano e di Udine, e’ partita nel dicembre del 2016 con l’obiettivo di individuare i membri del canale ‘Khalifah News Italy”. Il minorenne e’ stato denunciato. Nei confronti del minorenne che gestiva le chat e i canali Telegram di propaganda jihadista, e’ stato avviato, per la prima volta in Italia, un percorso di deradicalizzazione. Dopo aver accertato le sue responsabilita’, la Polizia e la procura dei Minori di Trieste, hanno infatti dato il via ad un processo di recupero grazie agli strumenti messi a disposizione dell’ordinamento, ‘scollegando’ di fatto il giovane dal ‘cyber jihad’. Il giovane, inoltre, verra’ affiancato da un imam perche’ apprenda una visione piu’ ampia dell’Islam.

Camorra, il clan Ranucci sparò per errore contro un innocente che non denunciò per timore di altre ritorsioni

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Sant’Antimo. Si attende la convalida del fermo da parte del gip per i sei esponenti del clan Ranucci fermati su disposizione della Dda la notte scorsa dai carabinieri della compagnia di Giugliano. Michele Aliberti, 27 anni, Gaetano Ciuffa, 45 anni, Mario Curtiello, 26 anni, Sergio Iannicelli, 26 anni, Eduardo Turacci, 35 anni e Gennaro Celentano, 24 anni, tutti di Sant’Antimo, già noti alle forze dell’ordine e ritenuti dagli inquirenti elementi contigui alla cosca Ranucci da poco alleata con i vecchi nemici del clan Verde, avevano messo sotto scacco commercianti e imprenditori anche di Grumo Nevano e Casandrino. Stese, estorsioni, raid punitivi, tentate gambizzazioni, minacce.  Avevano creato un clima di terrore pesantissimo. Si sentivano i padroni tanto che anche un uomo estraneo alla criminalità, ma che per errore (perché scambiato per un rivale), era stato oggetto di un attentato andato a vuoto aveva preferito non denunciato per timore di altre ritorsioni. Il gruppo di criminali arrestati l’altra notte da tempo sottoponevano a estorsione una società di noleggio veicoli per ottenere -con minacce di morte e senza pagare- vetture da usare nel corso di azioni criminali o per gli spostamenti del latitante Filippo Ronga, poi tratto in arresto il 12 gennaio a Formia e ferito dai Carabinieri perché aveva puntato una pistola contro uno dei militari che lo stavano catturando. E l’arresto di Ronga aveva scatenato ancora di più la follia criminale del gruppo che aveva cominciato a compiere attentati. Il loro arresto comunque non ha frenato l’escalation criminale a Sant’Antimo perché nella notte, in via Lambrakis, sono stati esplosi diversi colpi di pistola contro una finestra dell’abitazione di un pregiudicato.

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Benevento: il questore invita alla sportività

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“Confidiamo tantissimo nel senso sportivo del pubblico beneventano che durante tutto l’anno ha dato una grande dimostrazione di sportivita’ anche quando la squadra non ha prodotto i buoni risultati attesi. Speriamo, e siamo sicuri, che anche in questo caso i tifosi sanniti sapranno fare in modo che il tutto venga vissuto come una festa”. Lo ha detto il questore di Benevento, Giuseppe Bellassai, alla vigilia del match di domani allo stadio “Vigorito” del Benevento contro la capolista Juventus.

Vigile del fuoco muore nel crollo di un capannone nel Milanese

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Un vigile del fuoco e’ morto schiacciato dal crollo del tetto di un capannone di una ditta di detersivi a San Donato Milanese, nell’hinterland del capoluogo lombardo, in cui era scoppiato un incendio in serata. Il rogo e’ divampato, in via Marcona, poco dopo le 21, ma il crollo e’ avvenuto alle 23 circa. Inutili i tentativi di soccorso dei suoi colleghi, il pompiere e’ morto sotto le macerie.
Nel capannone, per cause non note, si era sviluppato un incendio intorno alle 21. Nel corso delle operazioni di spegnimento, alle il tetto della struttura e’ crollato e uno dei pompieri intervenuti e’ rimasto schiacciato, decedendo poco dopo. Sul posto sono ancora presenti diverse autobotti che stanno cercando di domare le fiamme.
La ditta in cui e’ scoppiato l’incendio e’ la Rykem, specializzata nella vendita di detersivi e prodotti professionali per la pulizia. Le cause sono ancora in via di accertamento: sul posto sono presenti 4 autobotti dei vigili del fuoco che sono impegnate a domare le fiamme. Non si conoscono ancora le generalita’ della vittima. Sul caso indagano i carabinieri.

Aliscafo Alilauro da Ischia a massima velocità con una partoriente a bordo attracca a Napoli

Un aliscafo della compagnia Alilauro è stato protagonista questa mattina nel Golfo di Napoli di una corsa contro il tempo: alle 8,40 il Dsc Rosaria Lauro, con a bordo circa 300 passeggeri, lascia il porto di Ischia in direzione Napoli. Poco distanti da Capo Miseno il comandante Vincenzo Picconi viene allertato dal suo equipaggio su un’emergenza in corso a bordo: una donna ha le doglie. Verificato che a bordo non vi era neanche un medico il comandante ha chiesto a Compamare Napoli di autorizzarlo a raggiungere la massima velocità. Arrivata l’autorizzazione in pochi minuti il Dsc Rosaria Lauro è giunto nelle acque del porto di Napoli e con una virata da F1, tra gli applausi e i complimenti degli increduli passeggeri, ha attraccato. Giunti a terra la donna è stata trasportata in ospedale.

Camorra, la convivente di Stravato: ‘Lello aveva paura dei Lo Russo perché aveva visto i killer della sala giochi’

Il boss pentito Carlo Lo Russo ha confessato di essere il mandante dell’omicidio di Raffaele Stravato, ucciso a Marianella il 24 ottobre del 2015. Il commando di killer che lo uccise è lo stesso che il 6 settembre 2015 ha ucciso il 17enne Genny Cesarano, vittima di una pallottola finita nella direzione sbagliata. Luigi Cutarelli e Ciro Perfetto sono stati condannati all’ergastolo a dicembre dopo aver confessato di essere autori del raid che mancò l’obiettivo e uccise il ragazzo mentre provava a scappare nel cuore del quartiere Sanità. Cutarelli e Perfetto, nonostante la giovane eta’, sono ritenuti responsabili di altri tre omicidi commessi per ordine del loro capo, ora pentito, Carlo Lo Russo. Perfetto poi é figlio di Raffaele detto “musso ‘e scigna”, reo confesso di una decina di omicidi commessi per lo stesso clan per i quali sconta quattro ergastoli. Sul movente che ha portato alla morte di Stravato, l’unica pista seguita dagli investigatori della polizia é stata sempre legata alla scissione interna nel clan Lo Russo all’indomani del pentimento clamoroso di Salvatore Lo Russo, ‘il capitone’, nel 2010. In quel periodo il clan era gestito dall’allora latitante Antonio, figlio di Salvatore catturato poi un anno dopo a Nizza, che ordino’ tre omicidi per placare la voglia di diventare autonomi di alcuni affiliati. Il primo agguato fu un duplice delitto Scognamiglio-Paolillo avvenuto nel quartiere di Miano il 5 agosto 2011. Testimone oculare di quell’agguato fu proprio Stravato che spari’ dalla circolazione per quattro anni.

Nel verbale del 12 agosto 2016 l’ex boss pentito Carlo Lo Russo fa la confessione choc sull’omicidio Stravato: “…Foto n. 10: e’ Marco Corona , detto anche come lei mi chiede o’Cinese. Prendeva la droga da noi e la passava a Marianella, inoltre nell’ultimo periodo mi dava una quota di 2 o 3000 euro al mese proprio per i guadagni che faceva da queste piazze . Fa anche le puntate di erba con mio figlio Enzo ed anche con me tramite Ettore Bosti di Nunzio. Io me lo sono cresciuto, era amico di mio figlio Enzo, non l’ho mai utilizzato per commettere omicidi però mi ha dato notizie sul fratellastro Stravato Raffaele che mi sono servite per ucciderlo. Lui non voleva che io lo uccidessi ma io poi l’ho informato che ero stato io…”. Quindi secondo il boss pentito Marco Corona, in un primo momento probabilmente senza sapere a cosa servivano le sue indicazioni, avrebbe aiutato il boss ad uccidere il fratellastro.

Significativo è il racconto fatto nel 2015 a due settimane dall’omicidio dalla convivente di Raffaele Stravato: ” Sono la convivente di Stravato Raffaele, ucciso il 23 ottobre scorso- esordisce la donna davanti alla pg il giorno 12 novembre 2015. E mi viene chiesto di fornire notizie in ordine alle frequentazioni di Raffaele, le sue abitudini di vita, ed ogni altro elemento utile per comprendere i motivi per cui è stato ucciso e dico quanto segue: Ho iniziato la relazione con Raffaele nel 2009 quando lui abitava in una casa nel San Gaetano a Via Teano, una casa che Lello diceva di avere ereditato dalla nonna. A me non piaceva quella casa e quella zona e quando abbiamo iniziato la convivenza siamo andati in affitto in una casa a Via Janfolla dove pagavamo 500 euro al mese. In quel periodo Lello faceva piccoli reati tipo furti e cose del genere e poi si arrangiava così come mi arrangiavo io lavorando con i vestiti e andando a fare servizi domestici… Non abbiamo avuto figli insieme ma io ho adottato un bambino che già viveva con me e tuttora vive con me. Raffaele ha molti fratelli o meglio fratellastri tra cui Salvatore e Marco. Marco si chiama Corona di cognome così come anche altri fratelli mentre non ricordo il cognome di Salvatore . Lello quando l’ho conosciuto faceva anche droga con Marco Corona. Lello nell’agosto del 2011 ha assistito all’omicidio di Salvatore Scognamiglio e Salvatore Paolillo nella sala giochi a Miano, è andato anche dalla polizia a testimoniare. Dopo questo omicidio Lello mi disse che voleva troncare ogni rapporto con Miano e con quella gente. Era preoccupato, sapeva che questo omicidio era colpa del clan Lo Russo ed aveva paura, non so dire di chi in particolare ma aveva deciso di rompere ogni tipo di rapporto. Dopo questo omicidio ha rotto i rapporti anche con il fratellastro Marco Corona con cui aveva invece lavorato con la droga …dei fratelli di Lello solo Valeria Corona e Salvatore di cui non ricordo il cognome sono venuti a farmi le condoglianze, Marco non è venuto e nemmeno gli altri fratelli e sorelle che portano il cognome Corona. Valeria nell’occasione mi ha detto che lei era tempo che non lo vedeva e sentiva e che temeva che potessero fargli del male per via di quello che aveva fatto il suo convivente Fabio Cardillo. Valeria mi ha cioè raccontato la vicenda dell’omicidio di Mimmo Raffone ed il fatto che Fabio Cardillo aveva sparato per i problemi legati alla relazione sentimentale che una donna aveva con Mario Lo Russo e quindi temeva che i Lo Russo potessero come ritorsione prendersela con suo fratello… Non conosco le persone di Miano che Lello frequentava posso solo dire che conoscevo Paolillo e che so che Lello in passato aveva “fatto la droga” con Marco Corona …omissis…”.

Raffaele Stravato fu ucciso il 23 ottobre del 2015 in via Battaglia, una strada di periferia tra Piscinola e Marianella. Aveva appena parcheggiato: era sceso dall’auto e si era accorto dell’arrivo dei killer in moto. Cominciò a correre, attraversò la strada: di fronte  c’erano le scale. le salì tutte d’un fiato con il killer alle calcagna arrivato nelle palazzine fu raggiunto dal killer che gli esplose i primi colpi che lo centrarono alle spalle. Raffaele cadde a terra esanime e il sicario senza pietà gli esplose il colpo di grazia alla testa dileguandosi nel silenzio in cui erano piombate le palazzine popolari di Marianella.

Antonio Esposito

@riproduzione riservata

(nella foto da sinistra il boss pentito Carlo Lo Russo, la vittima Raffaele Stravato e il fratellastro Marco Corona)

Arrestata la ‘Donna Imma’ di Lavello: aveva spinto il marito a uccidere un uomo per vendetta

Era solita farsi chiamare “donna Imma”, come la moglie del boss di camorra protagonista della serie tv Gomorra. Angela Di Noia, 37enne di Venosa in provincia di Potenza, ma residente a Lavello, e’ stata arrestata all’alba di oggi, per concorso in tentato omicidio. In manette anche il marito della donna, Michele Di Cosmo, 38enne di Venosa, che il 9 aprile scorso aveva materialmente aggredito e ferito in modo grave l’uomo che la coppia riteneva responsabile dell’arresto dello stesso Di Cosmo per detenzione di stupefacenti. Secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dalla Procura di Potenza, sarebbe stata proprio la 37enne, a spingere il marito a vendicarsi di Raffaele Avigliano. Il 9 aprile scorso Di Cosmo aveva dato appuntamento alla vittima a Lavello e una volta raggiuntolo lo aveva colpito con una spranga di ferro, “ripetutamente con brutale violenza”,riferiscono gli inquirenti, ferendolo al torace e alle gambe. Solo grazie ad un passante, che aveva bloccato Di Cosmo, la vittima era riuscita a sottrarsi ad ulteriori conseguenze nonostante le gravi ferite. Avigliano, infatti, era stato ricoverato in prognosi riservata e sottoposto ad un intervento chirurgico per l’asportazione della milza. Marito e moglie, al termine delle indagini sono stati arrestati dai carabinieri del Nor di Venosa, su disposizione del gip della Procura di Potenza. L’uomo si trova attualmente in carcere, mentre la donna e’ ai domiciliari.

Snapchat lancia le maschere per iPhone X

A sei mesi di distanza dall’anteprima, durante l’evento di presentazione di iPhone X, diventano disponibili agli utenti le maschere di Snapchat che sfruttano la fotocamera frontale del nuovo melafonino. L’applicazione ha infatti introdotto le prime tre maschere in realtà aumentata esclusive per l’iPhone del decennale. I tre filtri si appoggiano sulla fotocamera TrueDepth dello smartphone, la stessa alla base delle animoji e del sistema di riconoscimento del volto FaceID, che analizza 52 movimenti dei muscoli facciali. I sensori catturano le informazioni tridimensionali sulla profondità del volto. Queste informazioni sono usate da Snapchat per creare maschere dall’effetto 3D che aderiscono meglio al volto in movimento dell’utente. Quella di Snapchat è una delle prime app a sfruttare la tecnologia TrueDept

Agenti aggrediti a sprangate nel carcere di Castrovillari

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Due assistenti della polizia penitenziaria in servizio nel carcere di Castrovillari in provincia di Cosenza sono stati aggrediti a colpi di spranga da un detenuto straniero. Lo rende noto il sindacato Sappe in una nota a firma del segretario generale aggiunto, Giovanni Battista Durante, e del segretario nazionale, Damiano Bellucci .”Ovviamente – affermano Durante e Bellucci – saranno i magistrati ad accertare i fatti ed a definire l’ipotesi di reato, ma di certo si e’ trattato di un episodio di inaudita violenza. Ai due assistenti sono stati praticati, rispettivamente, 10 e 15 punti di sutura alla testa. Gli agenti sarebbero stati salvati, da quanto ci è stato detto, da un detenuto lavorante, intervenuto per fermare l’aggressore. Anche il detenuto ha riportato ferite al volto, con frattura del setto nasale. Riteniamo che a questo punto, vista la gravita dei fatti, sia necessario procedere all’immediato trasferimento dell’aggressore, per ragioni di opportunità, in altra struttura”.

La faida del Gargano fa un’altra vittima: ucciso il cugino del boss

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Agguato sulle sponde del Gargano oggi. Gianbattista Notarangelo di 45 anni e’ stato ucciso questo pomeriggio con almeno sei colpi di arma da fuoco mentre si trovava all’interno della sua campagna alla periferia di Vieste. La vittima era cugino di Angelo Notarangelo considerato il boss di Vieste ucciso nel gennaio del 2015. Sull’episodio indagano gli agenti del commissariato di Manfredonia. Sarebbero state almeno due le persone che hanno sparato uccidendo Gianbattista Notarangelo. La polizia ha trovato sul luogo dell’omicidio, in localita’ Palude Mezzane, 15 bossoli di pistola e fucile. Sei dei 15 colpi hanno raggiunto la vittima uccidendola. A scoprire il cadavere e’ stato un agricoltore che ha avvisato subito la polizia. Notarangelo aveva subito una condanna a oltre sette anni di reclusione nell’ambito del processo ‘Medioevo’ su estorsioni e il racket della guardiania aggravati dalla mafiosita’. E’ grave invece un giovane di 26 anni, Leonardo di Girolamo, ferito questa sera in un agguato messo a segno a Cerignola, nel Foggiano. Secondo la prima ricostruzione dei fatti da parte della polizia, il giovane si trovava alla periferia della citta’ quando sarebbe stato raggiunto da tre colpi d’arma da fuoco che lo hanno ferito all’addome, alla spalla e ad una gamba. Trasportato al pronto soccorso dell’ospedale Tatarella, le sue condizioni sarebbero gravi. Con l’omicidio di Giambattista Notarangelo, e’ salito a sette il numero degli omicidi avvenuti a Vieste dal gennaio 2015 ad oggi. E’ il bilancio di morti di una guerra di mafia a cui vanno aggiunti quattro agguati falliti e un caso di lupara bianca. Tutto e’ cominciato il 26 gennaio del 2015 con l’omicidio del boss della zona, Angelo Notarangelo, detto “contrario”, cugino di Giambattista ucciso oggi.

Avevano 18 chili di hashish nel Suv: arrestati due corrieri a Salerno

Nella mattinata odierna, nell’ambito dei servizi disposti dal Questore di Salerno volti al contrasto del fenomeno del traffico e dello spaccio di sostanze stupefacenti nella città di Salerno, gli agenti della Polizia di Stato della Squadra Mobile – Sezione Antidroga, hanno tratto in arresto due uomini, entrambi pregiudicati, C.R. di anni 51 e R.P. di anni 41, per possesso di sostanze stupefacenti
finalizzato allo spaccio. Nel corso di un mirato servizio di appostamento in zona Mercatello, gli agenti notavano i due che, a bordo di un Suv, si fermavano nei pressi di un bar sul Lungomare Colombo con fare circospetto che immediatamente insospettiva gli operatori i quali intervenivano prontamente per un controllo degli stessi. Dalla successiva perquisizione veicolare venivano rinvenuti, occultati all’interno di due vani appositamente ricavati nella parte posteriore dell’autovettura, circa diciotto chilogrammi di sostanza stupefacente, rivelatasi di tipo hashish dalle successive analisi di laboratorio. Pertanto i due venivano tratti in arresto ed associati su disposizione dell’Autorità Giudiziaria presso la casa circondariale di Salerno – Fuorni in atteso del giudizio di convalida.

Usò i fondi del Cnr per ristrutturare casa con vasca idromassaggio: 4 anni e 6 mesi di carcere

Quattro anni e sei mesi di reclusione e’ la condanna inflitta a Vittorio Gargiulo, funzionario del Cnr di Napoli, riconosciuto responsabile di peculato per somme di denaro di cui si sarebbe impossessato sottraendole ai fondi dell’istituto. La sentenza e’ stata emessa oggi, al termine del processo con rito abbreviato, dal gup del Tribunale di Napoli, Roberta Attena. L’accusa, rappresentata dai pm Ida Frongillo e Giancarlo Novelli, aveva chiesto cinque anni di reclusione. Ammonta a oltre un milione di euro la somma sottratta alle casse di un settore dell’ Istituto di ricerca nell’ambito del quale Gargiulo – all’epoca dei fatti segretario amministrativo dell’Istituto Ambiente marino costiero del Consiglio nazionale delle ricerche – era l’unico soggetto legittimato a firmare i mandati di pagamento. Con il denaro dell’Istituto avrebbe acquistato una vasca con idromassaggio, giochi da utilizzare per intrattenimento dei bambini, il suo ”secondo lavoro”, mobili, tende, teloni, materiale informatico per 500mila euro che avrebbe rivenduto attraverso il mercato del web. Parte dei soldi sarebbero stati utilizzati per pagare i lavori di ristrutturazione del suo appartamento.

Benevento: i convocati per la Juve

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Al termine dell’odierna seduta di rifinitura, il tecnico Roberto De Zerbi ha diramato l’elenco dei 24 calciatori convocati per la gara di domani 7 aprile, ore 15:00, presso lo stadio “C. Vigorito”, contro la Juventus:

PORTIERI: 81 Puggioni, 22 Brignoli, 12 Piscitelli;

DIFENSORI: 91 Sparandeo, 18 Gyamfi, 23 Venuti, 2 Rutjens, 29 Billong, 83 Sagna, 6 Djimsiti, 16 Tosca;

CENTROCAMPISTI: 8 Cataldi, 4 Del Pinto, 73 Volpicelli, 14 Viola, 60 Sanogo, 30 Sandro, 31 Djuricic;

ATTACCANTI: 87 Lombardi, 66 Guilherme, 25 Diabaté, 33 Iemmello, 99 Brignola, 11 Coda.

Serre per marijuana nel Casertano: sequestrati 50 chili e un arresto

Due locali trasformati in serre per la coltivazione di marijuana. E’ quanto scoperto dai carabinieri della Stazione di Pietramelara che hanno arrestato, per detenzione ai fini di spaccio e coltivazione di sostanze stupefacenti, il pregiudicato 56enne NR. I militari dell’Arma, nel corso della perquisizione domiciliare a carico dell’arrestato, eseguita all’interno di uno stabile suddiviso in due piani, entrambi in uso esclusivo dell’uomo, hanno rinvenuto i locali del piano superiore trasformati in serre. L’accesso era celato da un armadio in legno, 343 piante di marijuana in vaso con altezze da 11 centimetri a un metro circa, per un peso complessivo di circa 50 chilogrammi e un valore totale in commercio al momento non quantificabile. E’ stata rinvenuta, inoltre, tutta l’attrezzatura utilizzata per la coltivazione: confezioni di terriccio, lampade incandescenti, fertilizzante e impianto di riscaldamento a led. Tutto è stato sottoposto a sequestro. Il 56enne è stato accompagnato presso la casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere.

Bimbo di 5 anni dona i suoi risparmi per la ricerca all’oncologo che cura la madre

E’ un “grazie” speciale quello che ha ricevuto un’oncologo milanese che lavora all’Istituto Europeo di Oncologia a Milano. Un bimbo di cinque anni, arrivato dalla Sardegna con i genitori, ha ringraziato il vicedirettore del dipartimento di senologia dello Ieo, il dottor Pietro Caldarella, per le cure messe in campo per la madre con un bigliettino accompagnato da alcune monetine. “Questi sono i miei risparmi per la ricerca contro il cancro”, ha detto il piccolo al medico, che si e’ commosso e ha postato la foto del biglietto su Facebook. “Stamattina il figlio di una mia paziente di 5 anni mi ha dato questo biglietto per ringraziarmi delle cure alla sua mamma e dentro c’erano i suoi risparmi che ha voluto donarmi per la ricerca sul cancro …mi veniva da piangere !!!!”, ha scritto Caldarella sul social network. La notizia, ripresa oggi dal quotidiano il Mattino, e’ subito diventata virale sulla rete. “Il marito mi ha portato in dono due bottiglie di vino sardo e poi mi detto che c’era il figlio che voleva darmi una cosa – ha raccontato al Mattino Caldarella – Allora il piccolo, timidamente si e’ avvicinato. Tra le mani, stringeva una piccola busta di carta bianca. Gli ho fatto i complimenti e gli ho detto che e’ davvero un ometto. Poi l’ho tranquillizzato confermandogli che la sua mamma ora sta bene e non deve piu’ preoccuparsi perche’ stara’ sempre con lui”. “Normalmente sono schivo ma e’ stata tanta la voglia di raccontare una cosa bella che mi e’ successa. Per Giovanni, questo bambino che mi ha dato i soldi per la ricerca, la mamma e’ la cosa piu’ preziosa che ha e il suo gesto mi ha veramente scosso”. Lo ha detto all’Ansa il dottor Pietro Caldarella, l’oncologo dell’Istituto Europeo di Oncologia a Milano a cui un bimbo di cinque anni, arrivato dalla Sardegna con i genitori, ha donato i suoi risparmi, 45 centesimi, per darli alla ricerca dopo che il medico senologo aveva curato la madre. Siracusano trapiantato a Milano da 18 anni per lavoro, Caldarella ammette che “in 18 anni e’ la prima volta che capita una situazione del genere: e’ una cosa che ti gratifica, non ci sono soldi che possono darti la vera ricchezza e ti accorgi di avere fatto qualcosa per qualcuno – aggiunge – e’ la cosa piu’ bella”. Nel frattempo la settimana prossima si sara’ probabilmente una cerimonia simbolica per rispettare il volere di Giovanni e dare i suoi risparmi alla ricerca attraverso la Fondazione dello Ieo che sostiene appunto la ricerca oncologica e cardiovascolare.

Universiadi, De Luca: ‘Daremo una mano ma non possiamo fare altro’

Il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, definisce una “scelta coraggiosa” quella fatta a suo tempo di puntare sulle Universiadi. “Ci siamo candidati, abbiamo impegnato risorse perche’ ci sembrava una bella occasione di promozione soprattutto della citta’ di NAPOLI”, dice. Ora pero’ i tempo “bruciano”. Ecco perche’ De Luca, nel corso della trasmissione in onda su LiraTv, sottolinea che “accompagneremo con la massima disponibilita’ il prefetto commissario ma non possiamo fare altro”. “Daremo una mano e ci auguriamo che possano essere rispettati i tempi per completare gli impianti perche’ e’ una bella occasione di promozione, ci auguriamo di non perderla”, sottolinea. “Noi abbiamo fatto una scelta coraggiosa – spiega – quando si e’ avuta l’opportunita’ di portare in Campania le Universiadi ci siamo candidati, abbiamo impegnato risorse, ci pareva una bella occasione di promozione di NAPOLI. Sono un evento sportivo di rilievo internazionale quindi era una bella vetrina”. “Siccome vedevamo che c’erano i tempi biblici per decisioni anche governative – aggiunge – si e’ reso necessario nominare il commissario di governo. Dopo diversi mesi e’ stato nominato un commissario, una figura che dovrebbe utilizzare procedure rapide, dimezzare i tempi delle gare”. La Regione Campania, ricorda il Governatore, ha fatto un investimento di 270 milioni di euro, “abbiamo anche anticipato parte delle risorse che servono in primo luogo per ristrutturare impianti sportivi”. “Ovviamente e’ chiaro che i tempi bruciano – conclude – noi daremo una mano ma non possiamo fare altro”.