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La tragedia delle Alpi: i morti salgono a 5, gli italiani sono 4

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Sale a 5 morti, di cui almeno 4 italiani, il bilancio della tragedia alpinistica avvenuta tra domenica e lunedì nella zona della Pigna d’Arolla, sulle Alpi svizzere. Secondo quanto ha riferito all’ANSA la gendarmeria cantonale del Vallese, uno dei feriti gravi è deceduto in ospedale nelle ultime ore. Rimangono altre quattro persone in gravi condizioni, ricoverate nei nosocomi della zona. Tra le vittime, oltre alla guida della spedizione, Marco Castiglioni di Como, ci sono anche tre escursionisti esperti di Bolzano, Elisabetta Paolucci, Marcello Alberti (53 anni) e Gabriella Bernardi (53 anni), marito e moglie.

Terremoto in Toscana: 3,6 alle 7,16

Una scossa di terremoto di magnitudo 3.6 è stata registrata alle 7.16 in Toscana. L’epicentro, secondo quanto riporta l’Ingv, è stato nel comune di Castelnuovo Val di Cecina, in provincia di Pisa, a una profondità di 11 chilometri. La scossa è stata avvertita distintamente dalla popolazione, anche in provincia di Siena. Secondo le prime informazioni, al momento, non sono comunque arrivate richieste di soccorso ai vigili del fuoco.

Avvelenò l’ingegnere Buonomo e la fidanzata: a processo il prof assassino

E’ stata fissata per il 18 maggio l’udienza preliminare, che si terrà nel tribunale di Venezia,  a carico del professore d’inglese Stefano Perale accusato del  duplice omicidio di Anastasia Shakurova, di 30 anni, di cui si era invaghito, e il suo compagno Biagio Junior Buonomo, ingegnere di 31 anni, originario di Sant’Arpino in provincia di Caserta ma era cresciuto a Sant’Antino. L’omicidio, che potrebbe inquadrarsi in un episodio della serie “A cena con delitto” si consumò il 18 giugno dello scorso anno a Mestre in provincia di Venezia. Il professore Perale, molto conosciuto per organizzare periodicamente gli ‘spritz english’ con gli studenti, incontri per bere assieme l’aperitivo parlando rigorosamente in inglese, aveva invitato a cena la coppia che avrebbe peraltro voluto comunicargli  che la donna era incinta al quinto mese di gravidanza. Era stato proprio questo secondo l’accusa a far scattare la molla omicida nell’uomo. I  due  giovane sarebbero stati in parte sedati con un mix di farmaci. La donna sarebbe stata uccisa per soffocamento in camera da letto, mentre l’uomo a sprangate quando, riavutosi, avrebbe fatto un estremo tentativo di fuga. Fu lo stesso Perale, in stato confusionale, a chiamare in piena notte la Polizia e confessare: “venite ho ucciso due persone”. Quando gli agenti arrivarono sul posto i segni della carneficina erano ancora evidenti, a partire dalla grande macchia di sangue all’ingresso del condominio. L’uomo aveva prima fatto bere alla coppia una sostanza narcotizzante, mescolata alle bibite servite a tavola, e poi li aveva uccisi. Si accanì prima sulla sua ex, una bella ragazza dai lunghi capelli castani che aveva studiato all’Universita’ Ca’ Foscari di Venezia, soffocandola in camera da letto, forse con un fazzoletto premuto a lungo sul volto abusando perfino sessualemente della ragazza già morta, e poi rivolese la sua rabbia contro il ‘rivale’, colpito a sprangate in cucina e finito, nell’androne del palazzo, raggiunto in un disperato tentativo di fuga.Nell’udienza preliminare  oer Anastasia si costituirà parte civile l’ex marito, attraverso il legale Monica Marchi. Mentre i genitori di Biagio e la sorella sono rappresentati in udienza dall’avvocato Raffaele Costanzo. Biagio junior Buonomo era originario di Sant’Arpino in provincia di Caserta ma era cresciuto a Sant’Antimo. Vito Buonomo, padre del ragazzo ucciso, lavora come geometra al comune di Sant’Arpino e la sua è una famiglia molto conosciuta nel paese casertano. Biagio junior aveva molti amici a Sant’Antimo dove era cresciuto. Aveva studiato al liceo Diaz di Caserta, poi  la laurea in ingegneria all’ università Federico II di Napoli.Da qualche anno viveva a Gallarate, in provincia di Varese, insieme alla bellissima ragazza russa. I due erano stati in Campania la settimana prima del duplice omicidio a Barano d’Ischia, dove aveva preso la residenza, per le elezioni comunali. La donna aspettava un bambino e avevano acquistato una casa a Mestre.

 

 

Terremoto: scossa di magnitudo 3.6 in provincia di Pisa

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Una scossa di terremoto di magnitudo 3.6 e’ stata registrata alle 7.16 in Toscana. L’epicentro, secondo quanto riporta l’Ingv, e’ stato nel comune di Castelnuovo Val di Cecina, in provincia di Pisa, a una profondita’ di 11 chilometri. La scossa e’ stata avvertita distintamente dalla popolazione, anche in provincia di Siena. Secondo le prime informazioni, al momento, non sono comunque arrivate richieste di soccorso ai vigili del fuoco. 

Tragedia della neve in Svizzera, 5 alpinisti perdono la vita: 4 sono italiani

 Sale a 5 morti, di cui almeno 4 italiani, il bilancio della tragedia alpinistica avvenuta tra domenica e lunedi’ nella zona della Pigna d’Arolla, sulle Alpi svizzere. Uno dei feriti gravi e’ deceduto in ospedale nelle ultime ore. Rimangono altre quattro persone in gravi condizioni, ricoverate nei nosocomi della zona. Gli altri 4 sono tutti italiani. Erano rimasti bloccati da una bufera di neve nella zona della Pigna d’Arolla, a oltre 3.000 metri di quota lungo il percorso della Haute Route, un itinerario scialpinistico che collega Chamonix, ai piedi del Monte Bianco, con Zermatt, sotto il Cervino. Lo riportano diversi media on line. Oltre alla guida italiana Marco Castiglioni, tra le vittime ci sarebbero tre escursionisti esperti di Bolzano Elisabetta Paolucci, Marcello Alberti (53 anni) e Gabriella Bernardi (53 anni), marito e moglie. Volevano portare a termine una delle escursioni alpinistiche e sci-alpinistiche piu’ entusiasmanti di tutta la catena alpina, la Haute Route da Chamonix (Francia) a Zermatt (Svizzera) lunga 180 chilometri, ma l’improvvisa bufera che gli ha costretti a trascorrere la notte all’addiaccio e’ stata fatale per cinque alpinisti, quattro di essi italiani. Diversi scialpinisti si trovano ricoverati in gravi condizioni di ipotermia negli ospedali del Canton Vallese, Berna e Losanna. La tragedia a 3.270 metri di altitudine tra la Pigne d’Arolla e il Monte Collon nella notte tra domenica e ieri mattina. Il gruppo formato da 14 persone di nazionalita’ italiana, tedesca e francese era atteso ai 3.160 metri di Cabane des Vignettes in territorio svizzero ma non e’ mai arrivato. Morti per il grave stato di assideramento nel quale versavano, la nota guida alpina comasca Marco Castiglioni, 59 anni che da alcuni anni viveva in Canton Ticino assieme alla moglie di origini bulgare con la quale organizzava escursioni in montagna, e tre soci del Cai di Bolzano, il commercialista bolzanino Marcello Alberti di 53 anni, sua moglie Gabriella Bernardi, 52, direttrice da oltre sei anni delle risorse umane della Thun (la famosa azienda che produce gli angioletti in ceramica), e l’insegnante bolzanina Elisabetta Paolucci di 44. I soccorritori, arrivati in quota con il supporto di ben sette elicotteri, raccontano che le condizioni meteo erano pessime con la temperatura sotto i cinque gradi, raffiche di vento che hanno raggiunto i 79 chilometri orari e precipitazioni nevose. Inizialmente l’allarme, arrivato alle ore 6,30 di lunedi’ mattina, parlava di una persona in difficolta’ ma una volta giunti sul posto i soccorritori si sono ritrovati davanti a una situazione drammatica con ben 14 persone coinvolte. 

Napoli, ennesima stesa nella notte in via delle Repubbliche Marinare

Napoli. I clan della zona Orientale si fanno di nuovo sentire a colpi di pistola . Questa volta la stesa avviene in via delle Repubbliche marinare, il vialone che divide San Giovanni a Teduccio da Barra Una ventina i proiettili esplosi da due pistole o forse da un mitra. L’ennesima azione di forza dei clan. Sul posto la polizia per le indagini. I proiettili hanno colpito le pareti di alcuni palazzi. Per il volume di fuoco esploso gli investigatori propendono per la pista che porta al clan Mazzarella-D’Amico e in particolare a quello che tutti chiamano “l’uomo nero” di san Giorgio a Cremano che da mesi sta attuando una strategia del terrore per colpire i suoi avversari. Ovvero quelli del clan Rinaldi-Reale e di tutte le famiglie malavitose della zona che hanno creato una sorta di cartello criminale, un’alleanza per contrastare il disegno criminale di prendere il controllo dei traffici illeciti partendo appunto da San Giorgio a Cremano e Portici per arrivare fino al centro di Napoli, ovvero alla Maddalena e Forcella passando per piazza Mercato. Quella della notte scorsa è stata solo l’ultima dimostrazione di forza di questo gruppo che nei mesi scorsi era stato protagonista di plateali stese o scorribande in sella a moto allo scopo di incutere timore nelle zone in cui transitavano. Nonostante gli arresti di una decina di esponenti di primo piano del clan avvenuti nel mese di marzo e la latitanza del boss Salvatore Fido il clan Mazzarella non ha mai mollato la presa e la stesa dell’altra notte ne è la dimostrazione. Ora agli inermi abitanti della zona non resta che attendere la risposta degli avversari con la speranza che i proiettili non facciano danni a persone o cose come è capitato tante volte in questi mesi. Sulla stesa della notte scorsa gli investigatori hanno preso visione delle immagini di alcune telecamere pubbliche e private che ci sono lungo la strada. Probabile che qualcuno abbia immortalato il corteo di pistoleri e questa volta si riesca a dare un volto e un nome a chi ha fatto fuoco.

 

Il mistero della scomparsa di Luigi Celentano torna in tv a ‘Chi l’ha visto?’

Si conferma la pista degli incontri di boxe clandestini dietro la scomparsa di Luigi Celentano detto ‘Gigino wi-fi’, sempre intento a navigare col suo cellulare. La conferma arriva ancora una volta dalla trasmissione televisiva “Chi l’ha visto?” che ha annunciato novità sul caso nelle puntata in onda mercoledì 2 maggio alle 21.15, in diretta su Rai3. Il 18enne sparito da Meta il 12 febbraio dello scorso anno stando a quanto dichiarato dal padre Giovanni alle telecamere di “Chi l’ha visto?” lo scorso mese di febbraio al momento della scomparsa, secondo l’uomo, il ragazzo sarebbe stato pronto ad affrontare un match per incassare una somma di 500 o di mille euro. E ora a due mesi di distanza quella pista investigativa sembra avere altre novità. “Luigi mi chiese di allenarlo in vista dell’incontro con un suo coetaneo”, aveva spiegato ancora il padre in tv. Anche se la madre invece aveva smentito categoricamente tale ipotesi: “Non mi risulta che mio figlio fosse dedito al pugilato. A casa della nonna si allenava con i pesi, ma solo per sentirsi più bello perché era un tipo piuttosto vanitoso”. Eppure, prima di fuggire, Luigi disse di sentirsi minacciato aggiungendo che di lì a qualche giorno sarebbe stato ammazzato. Possibile che l’improvviso allontanamento del giovane sia dovuto alle conseguenze della sua partecipazione all’incontro di boxe?  Sulla vicenda è sempre alta l’attenzione della Procura della Repubblica di Torre Annunziata, che ha aperto un’inchiesta affidandola al sostituto Emilio Prisco, e dei carabinieri della compagnia di Sorrento, agli ordini del capitano Marco La Rovere.Sarà proprio il lavoro di inquirenti e investigatori a chiarire da chi o da che cosa Luigi sia fuggito e, soprattutto, dove si sia rifugiato.

Agente penitenziario aggredito in carcere

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Aggredito un agente di polizia penitenziaria nel carcere fiorentino di Sollicciano. Ne da’ notizia il segretario regionale della UilPa Eleuterio Grieco, spiegando che il fatto risale al 28 aprile e che “l’agente coinvolto ha riportato una prognosi di venti giorni”. “E’ inaccettabile – sottolinea Grieco in una nota – che proprio nella giornata mondiale per la salute e la sicurezza e la prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali, vi siano luoghi di lavoro, come quello di Firenze Sollicciano, dove dipendenti dello Stato ‘sono sistematicamente aggrediti’ senza che nessuno si preoccupi di intervenire e analizzare le motivazioni di questo feroce attacco sistematico”. Per il segretario, “dopo innumerevoli episodi, occorre che la gestione di comando della struttura vada istantaneamente rivista, poiche’ e’ inaccettabile mantenere ambienti di lavoro e modalita’ operative della polizia penitenziaria prive d’investimenti e di un minimo di garanzia di prevenzione quando si e’ in contatto diretto con personaggi di criminalita’ organizzata e terrorismo”. Grieco annuncia che il 15 maggio si terra’ in Palazzo Vecchio un convegno su ‘Carcere condizioni ambientali e diritti della polizia penitenziaria’, promosso della UilPa per “far comprendere all’opinione pubblica il degrado di una struttura penitenziaria come quella fiorentina e la sua gestione”.

Armi e pizzini: nuovi guai per gli uomini di Matteo Messina Denaro

Devono rispondere anche di detenzione illegale e di ricettazione di arma da guerra Vittorio Signorello e Vincenzo La Cascia, due dei fermati nell’operazione congiunta di carabinieri, polizia e Dia denominata “Anno Zero”, portata a termine sotto il coordinamento della Dda di Palermo il 19 aprile scorso. I fermi sono stati convalidati dai Gip dei tribunali di Marsala (Trapani) e Sciacca (Agrigento) e gli atti trasferiti poi nel capoluogo siciliano: adesso nelle carte ci sono i riferimenti precisi alle armi ritrovate nel corso delle perquisizioni. I due trapanesi – gia’ sotto inchiesta perche’ ritenuti appartenenti alla cerchia dei fiancheggiatori del superlatitante Matteo Messina Denaro – devono rispondere del possesso di due diverse pistole, ritrovate nel corso delle perquisizioni effettuate durante l’esecuzione dei 22 provvedimenti cautelari: Signorello, che ha 55 anni, e’ accusato dei reati relativi a entrambe le armi, una pistola calibro 9 marca Tokarev a canna lunga, di fabbricazione sovietica, e una Beretta calibro 9 a canna corta; il settantenne La Cascia e’ indagato per la pistola russa, sprovvista di numero di matricola, che fu ritrovata in un terreno di Campobello di Mazara (Trapani), ritenuto a lui riconducibile. L’arma, nonostante risalisse a molti anni fa, al periodo antecedente la dissoluzione dell’Urss (1989-’90), era perfettamente efficiente ed era stata messa in un tubo che impediva all’umidita’ del terreno di penetrare e di danneggiarla. Della “Tokarev” – usata dall’Armata Rossa gia’ agli inizi del XX secolo e durante la Seconda guerra mondiale – Signorello parlava in alcune conversazioni intercettate e da qui le ricerche mirate, effettuate dai carabinieri del gruppo speciale Cacciatori di Calabria, coronate dal ritrovamento. La Beretta era invece materialmente in possesso di Signorello, nascosta nella sua abitazione di Castelvetrano: si tratta di un’arma oggetto di furto e per questo all’indagato viene contestata anche la ricettazione.  “Una statua gli devono fare, una statua allo zio Ciccio (Francesco Messina Denaro, padre del latitante Matteo, ndr)”. Cosi’ Vittorio Signorello, uno dei due presunti fiancheggiatori del clan mafioso di Castelvetrano (Trapani) adesso destinatari di accuse collegate alla detenzione di armi, si esprimeva in alcune conversazioni intercettate: “Che vale una statua di Padre Pio? Ci devono mettere allo zio Ciccio e a quello accanto, quelli sono i santi”. Signorello parlava cosi’ appena lo scorso mese, il 18 marzo: “Io ho le mie vedute – spiegava al cognato di Messina Denaro, Gaspare Como – significa essere colpevole? Arrestami! E’ potuto essere stragista, le cose giuste…”. A questo aggiunge considerazioni di tipo politico-qualunquistico: “Mangia e fai mangiare, voialtri tanto mangiate, state facendo diventare un paese… L’Italia e’ uno stivale pieno di merda, le persone sono scontente, questo voi fate, glielo posso dire? Arrestatemi… sino alla morte come diceva quello…”. Ancora piu’ gravi altre affermazioni fatte da Signorello, che pur di farsi bello agli occhi degli uomini del superlatitante, si spingeva a giustificare l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, sciolto nell’acido, a gennaio del 1996, per punire il padre, Santino, detto Mezzanasca, uno dei pentiti fondamentali per la ricostruzione delle responsabilita’ della strage di Capaci. Commettendo un evidente errore storico-processuale (attribuiva a Riina, arrestato tre anni prima, un crimine in realta’ progettato e posto in essere da Giovanni Brusca), Signorello diceva che il boss aveva “fatto bene” a sciogliere il ragazzino nell’acido: “Giusto e’? Ha rovinato mezza Palermo quello, allora perfetto, e’ pentito… va bene a posto”. Il suo interlocutore, un commerciante che pur di non denunciare le estorsioni si era fatto condannare per favoreggiamento, interveniva a sua volta: “Dico il bambino e’ giusto che non si tocca, pero’ aspetta un minuto perche’ a due giorni lo poteva sciogliere Settecento giorni sono due anni, tu perche’ non ritrattavi tutte cose? Se tenevi a tuo figlio… allora sei tu che non ci tenevi”. Conclude Signorello: “Dice: ‘Sono protetto, non mi possono fare niente” si’, a te, pero’ ricordati coglione che una persona la puoi ammazzare una volta, ma la puoi far soffrire un mare di volte e allora no, meglio morire… lui ha fatto la sua scelta e quello ha fatto la sua!”. 

Dramma a San Giorgio a Cremano, 50enne decide di farla finita lanciandosi dal balcone

San Giorgio a Cremano. familiari e amici sotto sotto choc da stamane. Ancora non riescono a darsi una spiegazione sul folle gesto di Giuseppe C, per gli amici Pino, il 50enne che stamane si lanciato dal balcone di casa  nel Parco del Pino in via San Giorgio Vecchio. La tragedia si è consumata alle prime luci del giorno A quanto pare l’uomo, 50 anni, aveva problemi familiari. Sul posto sono intervenuti gli uomini della polizia municipale. Gli operatori del 118 arrivati sul posto purtroppo non hanno potuto fare altro che constatarne la morte. lPino era molto conosciuto e benvoluto in città. In molti lo ricordano con affetto sui social.

Salerno, slitta all’11 giugno la sentenza per l’attore Domenico Diele

La sentenza del processo, con rito abbreviato, in cui e’ imputato per omicidio stradale l’attore Domenico Diele arrivera’ il prossimo 11 giugno. L’attore 31enne e’ accusato di aver tamponato mentre era alla guida della sua autovettura lo scooter sul quale viaggiava una donna di 48 anni, Ilaria Dilillo. La donna mori’ a seguito del violento impatto. Il fatto avvenne, la notte del 24 giugno dello scorso anno, lungo la corsia nord dell’autostrada del Mediterraneo, nei pressi dello svincolo di Montecorvino Pugliano in provincia di Salerno). Al tribunale di Salerno oggi sono stati ascoltati i periti nominati lo scorso 12 marzo dal giudice per l’udienza preliminare Piero Indinnimeo. Il pool di esperti, quest’oggi, ha spiegato le risultanze delle proprie valutazioni.

Arzano, ‘Forza Fiorella, non cedere ai ricatti’. Chiesto l’azzeramento di alcuni incarichi

Arzano.“Forza Fiorella, non cedere ai ricatti”. Sta spopolando su Facebook e sui vari profili social la frase che inneggia alla sindaca ad andare avanti sulla linea della trasparenza e non cedere a quelli che in molti definiscono “ricatti politici” velati del nuovo gruppo autodefinitisi “Agire”. E in molti ora si domandano ma “agire” per conto di cosa o di chi ? “ Assurdo – afferma Luigia D. -, tradire il mandato e il programma elettorale per mettere sotto scacco il sindaco e la maggioranza. Ormai il gioco delle tre carte lo hanno capito in molti e non durerà in eterno”. In effetti, nella lettera di chiarimenti all’apertura ufficiale della crisi, anche se nascoste tra le righe, alcune richieste potrebbero essere già ben chiare. La strategia sarebbe stata quella di spostare l’attenzione su falsi problemi e imporre invece una forte spinta su edilizia e ditta esterna per il recupero dei tributi e non solo. Ma secondo vox populi, in una delle tante riunioni infuocate tenutasi in via Mazzini, di fronte la centrale operativa di via Boccaccio legata al filo conduttore di via Saviano, almeno uno dei quattro mutanti politici, avrebbero chiesto anche la “testa” del Presidente Luca Basile e quella politica di Giuseppina Piglia, Polizia locale e ufficio tecnico. Ma cosa o chi si potrebbe nascondere dietro le voci circolanti su presunte spinte che aleggiano su edilizia e finanze dove si muove economia, soldi e clientelismo e già oggetto di indagini e sequestri da parte della Procura ? Salvare chi o far partire quali cantieri ? Chi sono gli studi tecnici che spingono e le ditte che attendono i pagamenti ? Chi avrebbe preso contatti con una fantomatica ditta di Pagani ? Forse solo supposizioni o fantapolitica, ma intanto anche alla luce degli ultimi sviluppi, in attesa del “parto” del documento che Agire starebbe facendosi preparare, in attesa degli approfondimenti di cronaca che si faranno sugli interessi “alti” che starebbero in gioco, la città è sgomenta di fronte al nuovo che avanza.

 Raffaele Desiani

Il Napoli rompe il silenzio: ‘La sconfitta va accettata con orgoglio quando ci si batte con il cuore’

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Rompe il silenzio la società calcio Napoli. Dopo 48 ore di silenzio il Napoli si fa sentire e con un post sui social. La SSC Napoli ha pubblicato sui suoi canali social una lettera non firmata, con alcune immagini del disperato Allan al fischio finale di Fiorentina-Napoli. “Ieri, dopo la partita, ho chiamato mio figlio. Era molto triste. Gli ho detto che non doveva esserlo, ma lui: “la frustrazione va oltre la tristezza”. Gli ho risposto che “si deve accettare la sconfitta con orgoglio quando ci si è battuti a testa alta e con il cuore”.
Essere “azzurri” significa vincere facendo leva soltanto sulle proprie forze.
Le nostre vittorie valgono oro e sono la gioia dei tifosi napoletani che, nel mondo, soffrono, gioiscono per la loro squadra e possono dire con orgoglio #ForzaNapoliSempre. Ma veramente sempre”.

Turista deceduta a Ischia: i carabinieri sequestrano la salma

I carabinieri dalla compagnia di Ischia, su disposizione della Procura della Repubblica di Napoli, hanno posto sotto sequestro la salma dell’anziana tedesca, G.H. 77 anni, deceduta ieri sera all’interno di un albergo di Sant’Angelo a Ischia. La salma sarà quindi trasportata al II Policlinico a disposizione dell’autorità giudiziaria per una possibile autopsia.  “Quello che è successo a Sant’Angelo di Ischia, dove un turista è morto in attesa dell’ambulanza rimasta bloccata dalla transenna che delimita l’area pedonale, è gravissimo e bisogna accertare tutte le responsabilità, una a una, e verificare anche se il malore che ha colpito il turista era di quelli che non avrebbe comunque lasciato scampo perché se così non fosse i responsabili vanno indagati per omicidio colposo”. Lo ha detto il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, componente della Commissione sanità, per il quale “è assurdo che l’equipaggio dell’ambulanza in servizio sull’isola non abbia la chiave per accedere all’isola pedonale di Sant’Angelo, come ha riportato Il Golfo”. “Già il fatto che l’isola pedonale, per volere del Comune, sia delimitata da una transenna chiusa con un catenaccio lascia perplessi, ma che poi un’ambulanza non riesca a passare, né a trovare la chiave del lucchetto in tempi brevissimi lascia davvero senza parole” ha aggiunto Borrelli ribadendo che “su questa vicenda va fatta chiarezza totale, sia per rispetto del turista morto e della sua famiglia che per evitare altre tragedie simili, ma anche perché i responsabili devono pagare per la grave negligenza che potrebbe aver provocato la morte di una persona”.   “Fermo restando il cordoglio per la turista deceduta a Sant’Angelo ed assolutamente certa della massima tempestività possibile dei sanitari, andrebbe subito detto che gli accessi alle Ztl, in via generale, andrebbero affidati a chi di dovere: a pubblici ufficiali comunque reperibili h 24, gli unici che possono assumersi una responsabilità che non può essere affidata ad altri. Né ad operatori economici né ad infermieri o medici”. Lo afferma la Consigliera regionale di Forza Italia Maria Grazia Di Scala intervenendo sul decesso di una turista tedesca colta da un malore in un albergo di Sant’Angelo ad Ischia. “Il tema, ovviamente, dovrebbe poter andare al di là del singolo episodio o della polemica di circostanza che serve solo a prendersi qualche rigo sui giornali mentre, al di là della necessità di dover fare comunque chiarezza (magari in commissione Sanità), bisognerebbe interrogarsi su altro: sul fatto se Ischia ha davvero tutte le risorse necessarie per fronteggiare, soprattutto nella stagione estiva, la domanda di salute dei cittadini e dei turisti e le emergenze che come è noto non mancano mai”. “Su questo, nonostante le tantissime sollecitazioni che ho rivolto al governatore-commissario De Luca, il dubbio mi sembra più che legittimo”, conclude la consigliera di Forza Italia.

San Giorgio, un papà separato denuncia: ‘Io discriminato dalla scuola di mio figlio’

Presso il IV circolo Stanziale, scuola Noschese di San Giorgio a Cremano si discriminano un papà separato. La storia ce la racconta proprio il nostro protagonista Giorgio Contovas papà separato, con un figlio di 7 anni che frequenta detto istituto e che denuncia aver subito numerosi episodi di discriminazione ormai non più tollerabili e chiede pertanto un intervento urgente alle preposte autorità a cui ha denunciato tali episodi.
Ho iscritto mio figlio presso il IV circolo Stanziale, plesso Noschese succursale Sant’Agnello perché li è dove la mia ex moglie ha voluto iscrivere mio figlio, io avrei preferito la centrale ma non ho potuto fare altro che accettare.
Da subito la scuola e per essa il Dirigente scolastico ha manifestato nei miei confronti una inconcepibile ostilità: mi hanno rifiutato il modulo di iscrizione perché “preferivano darlo alla mamma”, telefono alla segreteria scolastica per domandare quando veniva eletta la rappresentante di classe ma mi veniva staccato il telefono in faccia in molo modo perché a detta della dipendente scolastica al telefono “non poteva perdere tempo con me”. Ancora, una volta eletta la Rappresentante di classe ,chiedo a Costei di essere inserito nel gruppo Whatsapp dei genitori della classe ma mi viene rifiutato l’accesso perché “maschio”, mi viene addirittura detto “che ci devi fare nel gruppo il gallo in mezzo alle galline…” e stiamo parlando del gruppo whatsapp dove la rappresentante avrebbe dovuto fornirmi le notizie scolastiche di mio figlio. Dopo numerose mie proteste in merito contro ciò che era a tutti gli effetti una discriminazione la rappresentante di classe mi manifesta allora tutta la sua ostilità dicendomi che visto che volevo entrare a tutti i costi nel gruppo di genitori e lei non era tenuta ad inserirmi avrebbe cambiato nome al gruppo dei genitori nominandolo “amiche di scuola” così rimanevo escluso e non potevo nemmeno più lamentarmi, nel mentre mi informava che avrebbe costituito un finto gruppo whatsapp “solo per me”, senza la mia ex moglie all’interno dove avrebbe solo fatto finta di informarmi delle attività scolastiche di mio figlio, in modo appunto da non permettermi di lamentarmi e terminando il suo discorso insito di disprezzo dove asseriva “nel gruppo dei genitori non ti inserisco, tanto non mi puoi fare nulla mi sono informata”. Nelle settimane successive la rappresentante ha costituito un finto gruppo whatsapp dove la mia ex moglie non era presente ed io non venivo informato di tutte le attività scolastiche di mio figlio se non sporadicamente e al primo vero colloquio che ho avuto nel “finto” gruppo whatsapp con altre mamme in merito alla gita scolastica la rappresentante a quel punto inspiegabilmente, compie un atto gravissimo: in data 04 dicembre 2017 aveva trasmesso alla mia ex moglie copia di tutte le conversazioni che il sottoscritto aveva effettuato nel “finto” gruppo whatsapp con le altre mamme tramite gli screenshoot delle schermate tant’è vero che la mia ex moglie aveva utilizzato queste conversazioni presso la Corte d’Appello di Napoli per presentare ricorso incidentale nel procedimento di appello in corso per modificare il regime di affidamento di mio figlio. Ancora non riesco a spiegarmi cosa ci abbia potuto guadagnare da un simile gesto una rappresentante di classe che dovrebbe fungere solo da anello di collegamento tra insegnanti e genitori informando questi ultimi delle attività scolastiche. A che scopo aiutare la mia ex moglie nel cercare di togliermi l’affidamento condiviso di mio figlio? E’ questo il ruolo delle rappresentanti di classe a San Giorgio a Cremano? Ovviamente di ciò veniva informata immediatamente sia la magistratura che la dirigente scolastica che è rimasta volutamente inerte.
Inutile aggiungere che durante tutto l’arco dell’anno scolastico non sono mai stato informato su tantissime attività di mio figlio. Non sono stato informato quando la scuola è rimasta chiusa per neve, nè tanto meno di quando ha riaperto, nemmeno dei giorni di chiusura quando la scuola è stata impegnata come seggio elettorale, né quando mio figlio usciva prima di scuola. Addirittura non vengo informato quando c’è una gita, località dove mio figlio svolgerà in gita, orario di partenza, di arrivo, costo ne tanto meno se al termine della gita i bambini hanno fatto regolare rientro a scuola, rimanendo all’oscuro ed in apprensione. Non vengo informato su chi vada a prendere mio figlio fuori la scuola sebbene più volte abbia richiesto alla Dirigente di essere informato su “chi vada a prendere mio figlio fuori scuola” non avendo autorizzato nessun altro ad andarlo a prendere. La scuola neanche mi informa su chi va a prendere mio figlio fuori la scuola! Quest’ultima domanda non è banale, su tale questione l’unica risposta che mi ha fornito la scuola è che “agli atti non è presente alcuna delega sottoscritta da entrambi i genitori, il che implica che non vi sono altre persone legittimate a prelevarlo da scuola” ebbene osservo: se la madre di mio figlio si è trasferita volontariamente per lavoro a circa 500 km da San Giorgio a Cremano lasciando mio figlio ai suoi anziani genitori ( di cui negli atti giudiziari narra delle loro invalidità fisiche per malattie, ovvero narra che non sono autosufficienti e necessitano di assistenza medica) allora chi va a prendere mio figlio fuori scuola? Non vengo informato in merito alle riunioni scuola/famiglia venendomi così impedito di conoscere l’andamento scolastico di mio figlio e violando così il mio diritto/dovere alla genitorialità, il diritto dovere di mio figlio di essere seguito da entrambi i genitori, sebbene norme di legge tutelino la mia genitorialità e gli stessi principi sono anche tutelati sulla carta dalle circolari MIUR che vengono tristemente e totalmente disattese presso il IV circolo Stanziale. Tutto ciò accade nella civilissima San Giorgio a Cremano che si propone quale modello a favore dei bambini, come città a misura di bambino, che istituisce ogni anno “la giornata del gioco”, dove esiste il “registro della bigenitorialità”, tutto ciò accade ad un papà separato che non ha nessun impedimento giuridico anzi ha la piena potestà genitoriale e si trova in affido condiviso, quindi le ragioni di queste discriminazioni sono esclusivamente culturali dove, in un ambiente scolastico prettamente di stampo femminista si crede falsamente che l’importante sia informare solo la mamma mentre invece per legge bisogna rendere partecipi entrambi i genitori. Concludo dicendo che la mia oltre ad essere una battaglia per il diritto di mio figlio a vedere liberamente riconosciuto e partecipe il proprio papà nella vita scolastica vuole anche essere una battaglia di civiltà in favore dei tanti, troppi papà separati che quotidianamente subiscono dopo la separazione giudiziaria un infinità di discriminazioni, venendo totalmente esclusi dalla vita dei propri figli, il mio consiglio a tutti loro è di non arrendersi e combattere sempre, combattere contro l’ignoranza, contro l’ingiustizia, contro le discriminazioni, contro l’ideologia femminista patricida che vede i figli come “un oggetto esclusivo” delle loro mamme: non abbiate timore di denunciare. Ogni anno solo in Italia 200 papà separati si suicidano perché non riescono più ad avere alcun rapporto con i loro figli, esclusi totalmente dalle loro ex mogli e da un sistema cieco che li riduce a semplici bancomat che devono versare solo il mantenimento. Una strage che si consuma nella più assoluta indifferenza e nel silenzio delle istituzioni. A tutti questi genitori separati il mio appello è di uscire dal silenzio, dall’indifferenza, affermare con forza i propri diritti, le strade ci sono basta saperle percorrere.
Con questo appello a denunciare si conclude il racconto del nostro papà separato che ha denunciato le discriminazioni fin qui subite a tutti gli organi competenti sia civili che penale, ai Ministeri competenti, forze dell’ordine, al Garante dei Minori, alle associazioni di tutela dei diritti dei minori. Giorgio Contovas è un papà separato che da oltre 6 anni si occupa di bigenitorialità, difesa dei diritti e sostegno ai genitori separati e loro figli. E’ amministratore di un gruppo OPEN SPACE con circa 1800 iscritti dove fornisce consulenza legale e psicologica gratuita ai genitori separati. Ha uno sportello su San Giorgio a Cremano per le tematiche antidiscriminatorie in difesa dei diritti dei più deboli e per le pari opportunità presso la sede di Iniziativa Sangiorgese in via Pittore 88, dove ha anche uno spazio fisso sul periodico diretto da Ciro Di Giacomo.

Napoli, scoperte nei ricci di mare le molecole ‘amiche’ del cuore

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 Napoli. Scoperte nei ricci di mare le molecole ‘amiche’ del cuore: neutralizzano i radicali liberi e favoriscono la funzionalita’ del sistema cardiovascolare e il flusso del sangue nei vasi. Si chiamano Ovotioli e potrebbero essere usate come integratori alimentari. Queste molecole sono state studiate da due ricercatrici della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, Imma Castellano e Anna Palumbo, in collaborazione con il gruppo di Assunta Pandolfi, dell’universita’ di Chieti. La ricerca e’ stata pubblicata sulla rivista Oxidative Medicine and Cellular Longevity. I ricercatori hanno sperimentato le molecole sulle cellule endoteliali umane, ossia quelle che rivestono la superficie interna dei vasi sanguigni, dei vasi linfatici e del cuore. Le cellule sono state isolate dalla vena di cordone ombelicale di donne affette da diabete gestazionale e di donne sane. Con la somministrazione delle molecole di Ovotiolo si e’ riscontrata nelle cellule una notevole riduzione dei livelli di radicali liberi e un aumento dei livelli di una piccola molecola (ossido nitrico) nota per favorire il flusso del sangue e la funzionalita’ del sistema vascolare. 

Napoli: il sindaco va giù duro con arbitri e Juve

La grande delusione dopo la grande illusione. La vittoria allo Juventus Stadium aveva acceso le speranze della squadra e la fantasia dei tifosi. La sconfitta di Firenze, in concomitanza con il successo dei bianconeri a San Siro con l’Inter, e’ una doccia gelata che ha lasciato tutti senza fiato. Il Napoli, nonostante i calcoli matematici non abbiano ancora emesso un verdetto definitivo, sente che il campionato e’ perso. La squadra fantasma che al Franchi si e’ difesa come ha potuto, dopo l’espulsione di Koulibaly, ha finito la partita con le lacrime agli occhi. I giocatori di Sarri speravano di regalare un sogno ai propri tifosi e invece rimane solo una cocente delusione. Tra i sostenitori azzurri e’ ancora forte la rabbia anti juventina per cio’ che e’ accaduto a San Siro e per una vittoria che, secondo una corrente di pensiero molto diffusa, avrebbe condizionato psicologicamente in negativo il Napoli. Tra i piu’ arrabbiati, il sindaco della citta’, Luigi De Magistris il quale ha postato su Facebook un commento al vetriolo contro i ‘Palazzi’ in genere (il riferimento inespresso e’ al Governo che non ripiana il debito pregresso del Comune, accumulato prima della sua elezione) e contro quello del calcio in particolare. ”La nostra Citta’ e il popolo napoletano sono stanchi delle ingiustizie. Ci riprenderemo tutto quello che ci avete levato, – scrive De Magistris – conquisteremo quello che ci spetta. Nulla di piu’ di cio’ di cui abbiamo diritto. Noi comunque viviamo perche’ amiamo ed abbiamo un cuore grande e profonda umanita’, loro invece si sentono forti e potenti rubando, con furti di stato o di calcio. Il maltolto ce lo riprenderemo tutto”. Il campionato continua comunque. Domenica al San Paolo scendera’ in campo il Torino ed e’ indispensabile trovare le motivazioni giuste per riprendere il filo di un discorso interrotto. Dentro e fuori della squadra, pero’, nessuno piu’ crede al miracolo e allora e’ arrivato il momento di concentrarsi su discorsi che erano stati messi in soffitta, su situazioni congelate in attesa del verdetto del campo. Il primo nodo e’ quello dell’accordo con Sarri. L’allenatore ha un contratto in scadenza fra due anni, ma c’e’ una clausola rescissoria che puo’ essere esercitata entro il 31 maggio prossimo, al prezzo di otto milioni di euro. Le intenzioni del tecnico non sono note. Le poche dichiarazioni che ha fatto fino ad ora sull’argomento fanno intendere che per rimanere (indipendentemente dal fatto che fino a ora nessuna societa’ si sarebbe dichiarata disponibile a versare la cifra del riscatto) vuole garanzie da De Laurentiis. E non si tratta solo di un aumento di ingaggio, argomento sul quale il presidente non si tirerebbe indietro. Serve un piano molto serio e convincente di potenziamento della rosa. D’altro canto Sarri sa bene che il gruppo di cui dispone ora ha gia’ dato il massimo e che il prossimo anno difficilmente potrebbe migliorarsi ulteriormente. Insomma l’allenatore potrebbe voler restare, ma solo a patto di poter lottare da pari a pari con la Juventus e con le altre big del campionato. Il piano del tecnico sarebbe quello di conquistare finalmente lo scudetto in una piazza che ama e dalla quale e’ intensamente riamato. E’ probabile che l’incontro risolutore, nel bene o nel male, tra i due protagonisti della storia possa avvenire in tempi brevi. Difficilmente, pero’, prima della partita con il Torino. La settimana prossima, quando le idee sulla conclusione del torneo saranno ancora piu’ chiare, ci potrebbe essere il contatto. Per il momento Sarri si riposa assieme a tutta la squadra. Domani e’ il primo maggio, festa dei lavoratori, ma il Napoli sara’ regolarmente a Castel Volturno in linea con il modo di Sarri di intendere il mestiere, cioe’ onorare il lavoro lavorando.

Roma-Juve e Samp-Napoli in contemporanea serale il 13 maggio

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Gli incontri di calcio Roma-Juventus e Sampdoria-Napoli, nella penultima giornata di campionato, si giocheranno in contemporanea serale domenica 13 maggio. Lo ha stabilito la Lega di Serie A, che ha reso noto il programma degli anticipi e dei posticipi della 18/a giornata di ritorno: sabato 12 maggio Benevento-Genoa, h.18.00, Inter-Sassuolo h.20.45; domenica 13 maggio Atalanta-Milan h.18.00, Roma-Juventus h.20.45, Sampdoria-Napoli h.20.45.

Arzano, deceduta per una trasfusione di sangue infetto: agli eredi 400mila euro

Lo Stato dovra’ pagare 400mila euro alle eredi di una donna di Arzano  che, nel 1992, contrasse l’epatite C in seguito a una trasfusione di sangue infetto. E’ quanto stabilito dal Tar Campania che, confermando la sentenza di primo grado del Tribunale di Napoli, ha condannato il ministero della Salute al risarcimento della somma. La donna – secondo la ricostruzione fornita da fonti della difesa – venne ricoverata in una casa di cura di Napoli dove fu sottoposta alla somministrazione di sacche di sangue. In seguito a tali trattamenti sarebbe stata a contagiata da HCV epatite virale di tipo C. La commissione medica del Ministero della Difesa di Napoli a seguito dell’istanza presentata dalla stessa accerto’ nel 2004 il nesso di causalita’ tra le emotrasfusioni praticate e l’epatopatia da virus C. In seguito all’aggravamento di questa patologia il 9 novembre 2005 la donna mori’. I suoi eredi nel 2006 conferirono incarico all’avvocato Maurizio Albachiara per agire contro il Ministero della Salute al fine di ottenere il danno subito dalla madre ed il danno da perdita del rapporto parentale. Nel 2013 il Tribunale Di NAPOLI, sesta sezione civile, condanno’ il Ministero per mancata vigilanza sulle sacche di sangue infetto al risarcimento dei danni subiti dalla compianta madre per la somma di ? 402.000 oltre interessi. Dopo 4 anni di attesa venne interpellato il Tar Campania, sezione di NAPOLI che con sentenza n. 2703 ha dichiarato l’obbligo del Ministero al pagamento entro 60 giorni. “Dopo oltre dieci anni questa vicenda giudiziaria giunge al termine”, commenta con soddisfazione l’avvocato Albachiara che precisa “per agire in giudizio in caso di decesso di un parente si deve agire entro 10 anni dalla morte. Si spera in un pagamento celere da parte del ministero. Agiremo contro il ministero della Giustizia per la richiesta dei danni morali per la irragionevole durata del processo”.

Detenuto ricoverato in coma: denuncia in Procura

Un esposto e’ stato presentato oggi alla procura di Napoli sul caso di Roberto Leva, 50 anni, detenuto del carcere di Poggioreale che dal 27 aprile scorso e’ ricoverato in coma farmacologico al reparto di terapia intensiva dell’ospedale San Paolo. Leva era stato arrestato il 20 aprile scorso per espiare una pena di sei mesi di reclusione. Secondo quanto ricostruito nell’esposto, presentato dall’avvocato Raffaele Minieri della direzione nazionale di Radicali Italiani, la sera del 26 aprile l’uomo fu portato all’ospedale Cardarelli per una frattura al setto nasale ed ecchimosi in varie parti del corpo. Ma dal Cardarelli fu dimesso il giorno successivo quando fu nuovamente trasferito, in condizioni assai gravi, dapprima all’ospedale san Giovanni Bosco e successivamente al San Paolo dove ora e’ intubato nel reparto di terapia intensiva. Nella denuncia si chiede alla procura di svolgere accertamenti per capire in primo luogo se si possano ravvisare responsabilita’ da parte dei medici che disposero il ritorno in carcere dopo il primo ricovero, sottovalutando – e’ l’ipotesi avanzata dai familiari – la gravita’ delle condizioni. La procura viene invitata inoltre a indagare anche sulle cause delle lesioni che determinarono il ricovero al Cardarelli.  Sulla vicenda sono intervenuti oggi anche i sindacati degli agenti penitenziari che parlano di “insulti e offese infamanti”. I responsabili sindacali di Sinappe, Uil P. P., Fns Cisl, Uspp, Cnpp spiegano: “Al di là di quelli che sono gli accertamenti della magistratura che seguirà il suo corso individuando responsabilità, laddove ce ne dovessero essere, ciò che non ci appare condivisibile,  è la facilità con cui si infanga l’operato di uomini che agiscono al servizio dello stato e a tutela della cittadinanza garantendo l’ordine e la sicurezza. Amareggia, continuano le stesse, la leggerezza con cui fanno eco, notizie tutte da verificare che rendono nulli lo spirito di sacrificio e abnegazione degli uomini della Polizia Penitenziaria”.