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Napoli, senza Verdi cambiamenti per Ancelotti

L’infortunio, ennesimo, di Verdi costringe Ancelotti a rivedere i suoi progetti per la sfida col Chievo. Il ragazzo avrebbe giocato dal primo minuto, su questo non c’erano dubbi. Non è un problema ovviamente per il prossimo impegno, ma in vista di Stella Rossa e Atalanta non sarebbe stato male dare un turno di riposo a qualcuno. Soprattutto per coloro che nei giorni scorsi sono stati impegnati con le nazionali. Ipotizziamo dunque nuovamente la squadra di domenica pomeriggio: Karnezis; Malcuit, Maksimovic, Albiol, Mario Rui; Callejon, Rog, Diawara, Zielinski; Milik, Insigne. Diciamo che qualche dubbio (da parte nostra, non di Ancelotti, ovvio) c’è. Diciamo uno per reparto. In difesa tra Albiol e Koulibaly. Sin qui il franco senegalese ha sempre giocato, alla grandissima. Se vogliamo l’unica perplessità è per il fatto che è in diffida. Sarebbe stato meglio farlo ammonire a Marassi, in modo da scontare col Chievo la squalifica, e pulire la fedina penale. Adesso forse non è il caso di rischiarlo prima della trasferta di Bergamo. Per altro in casa col Chievo… In mezzo al campo il dubbio può essere tra Rog, Diawara e Hamsik: sono in 3 per due maglie. Magari parte il Capitano dalla panchina. Poi si vede, nella speranza che non ci sia bisogno, come con l’Empoli, di mandare in campo i titolari. In avanti Insigne e Milik, anche se Mertens smania, e potrebbe scendere in campo da titolare.

David Bernan nelle vele di Scampia incontra il nuovo boss dopo i Di Lauro e gli scissionisti

Scampia, periferia nord, per anni la piazza di spaccio più remunerativa d’Europa. Il mercato all’aperto, dove ancor oggi, è possibile trovare ogni tipo di sostanza. Anche qui, dove una volta tutto si muoveva nel nome e per conto del boss Paolo Di Lauro, le nuove leve hanno provato a scalzare i vecchi padrini, imponendo le regole e la legge della malavita in erba. In alcuni casi ci sono riuscite.
A Scampia si reca anche il giornalista David Beriain per intervistare un giovane boss emergente e inserire la sua «testimonianza» nel reportage «Baby Camorra» del format «Clandestino».
L’appuntamento è fissato di notte, la macchina di Beriain entra in uno slargo, dove ad attendere c’è un’altra vettura, una Audi grigia. Il conducente segnala con l’intermittenza dei fari la sua presenza, è il codice convenuto per far avvicinare il giornalista, che affianca l’altra auto e poi smonta dall’abitacolo.
L’affiliato che ha il compito di portare Beriain nella «tana» del capo, lo perquisisce per verificare che addosso non abbia armi; poi utilizza un apparecchio, una sorta di intercettatore di frequenze, per accertarsi che non ci siano microfoni, né microtelecamere nascoste.
Infine fa salire in auto il suo passeggero
ed insieme partono alla volta del covo.
Diversi chilometri dopo, si arriva nell’appartamento: il baby-boss indossa una t-shirt bianca con la stampa di un cobra rosso. Sopra la maglietta un k-way scuro, il volto è coperto da un passamontagna (come quello del subcomandante Marcos) che ne fa intravedere solo gli occhi chiari dalle pupille estremamente dilatate e ne «ovatta» la voce.
Avrà poco più di vent’anni. «Sono il più forte», esordisce. Ripete: «Sono il più forte». «A Napoli – continua – comando io perché ho già aperto il fuoco. Già ho azzeccato a terra (steso al suolo) chi dovevo uccidere. Noi siamo giovani e abbiamo la guerra in testa», afferma il baby-boss.
Riceve Beriain in una salone tinteggiato di ocra,
appesantito dal barocco kitsch delle cornici
dei quadri e del resto dell’arredamento.
Sullo sfondo, all’inizio di una scala, l’immagine di un Cristo avvolto dalla luce. Il giornalista gli chiede se sia un baby-boss e lui risponde prontamente: sì, sono il numero uno. Ma quante persone si devono uccidere per diventare un boss? Chiede ancora Beriain. «Tutte quelle che si devono uccidere. Con precisione non lo so, ma se il gruppo è formato da 20 affiliati, tu devi farli fuori tutti», afferma il camorrista.
Parla a scatti, è sensibilmente agitato. Ha caldo, toglie il giubbino e chiede a uno dei suoi di tenergli la pistola.
Prima di continuare a raccontare, pretende che i tatuaggi
che gli invadono soprattutto la pelle del braccio destro,
non vengano ripresi. La camera inquadra l’immancabile Rolex.
Il giovane boss è di nuovo pronto a parlare: «Io mi sono ribellato – afferma – e sono stato io a fare partire tutto. Perché non mi piaceva più di stare sotto padrone, dovevo ammazzare, dovevo guadagnare io, la droga doveva essere mia. E basta. Poi chi è più forte di me, mi ammazza e prende lui il mio posto».
Quando è arrivato, per il giovane boss, il momento di ribellarsi e di mettersi a capo di un clan? Chiede Beriain. «Ho capito che stavo tradendo (il riferimento è ai suoi ex sodali) e ho fatto una cosa che non si fa, però mi piacciono i soldi. Mi piace il potere». Quali sono i traffici che svolge insieme al suo gruppo? Domanda ancora il giornalista. «Attualmente sono impegnato con la droga, ma mi occupo di tutto: anche di contraffazioni, di estorsioni. La prima cosa è lo spaccio di droga, però, perché si fanno i soldi. Trattiamo soprattutto cocaina, ma anche eroina, crack, hashish. Però la cocaina è quella che viene più consumata, a Napoli ne fanno uso anche i ragazzini di 12 anni».
Ma perché fa quella vita? Cosa gli piace
maggiormente comprare col denaro del suo business?
«Le macchine – risponde il boss -, Porsche soprattutto. Ma mi piace anche portare tanti soldi addosso. Quando vado in un locale, sono capace di spendere 10-15mila euro, e poi mi piace vestire bene, e fare le cose che solo i soldi ti permettono di fare». Quanti anni crede di poter riuscire a vivere uno che conduce una esistenza come quella del baby-boss? chiede infine Beriain. «E’ come se avessi una malattia incurabile, un tumore, mi convinco di essere malato anche se sono in buona salute. Perché già so che un giorno posso morire, se sarò forte, resterò in piedi, altrimenti dovrò morire», risponde il camorrista.

Gustavo Gentile

Benevento, colpiscono migrante a colpi di pietre: due giovani ai domiciliari

Prendono a pugni un 22enne gambiano fino a colpirlo con una pietra alla testa. E’ successo a Benevento, dove sono stati arrestati un 30enne e un 19enne, entrambi beneventani, gravemente indiziati dei delitti di lesioni e violenza privata aggravati anche dai futili motivi. I fatti sono ricostruiti nell’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari emessa dal gip di Benevento su richiesta della Procura sannita: i due, lo scorso 26 febbraio, hanno costretto il 22enne gambiano a lasciare il luogo in cui si trovava e, alla semplice richiesta formulata dal migrante sui motivi per i quali si doveva allontanare, lo hanno preso a pugni e poi colpito con una pietra, causandogli ferite alla testa guaribili in 10 giorni. Le indagini, coordinate da magistrati della Procura di Benevento ed eseguite dalla Squadra Mobile della Questura beneventana, culminate nell’emissione della misura, hanno consentito di acquisire importanti e rilevanti elementi indiziari nei confronti dei due aggressori, che nei mesi scorsi erano stati anche arrestati insieme per alcuni furti ai danni di esercizi commerciali.

Aggressione al consigliere regionale Borrelli: due misure cautelari

Due obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria sono stati notificati stamattina dalla polizia municipale di Napoli al titolare di un bar e a un parcheggiatore abusivo accusati di avere aggredito e rapinato il cellulare al consigliere regionale della Campania Francesco Emilio Borrelli, il 30 giugno scorso. Borrelli e’ stato picchiato dal titolare del bar, dal parcheggiatore abusivo e da alcuni dipendenti dell’esercizio commerciale perche’ sorpreso mentre stava filmando il consistente rallentamento del traffico, su via Amerigo Vespucci, a Napoli, in prossimita’ del bar “Il Ciottolo”, a causa della sosta selvaggia delle auto e anche a causa dell’arredo del bar, sistemato anche oltre i limiti del marciapiede. Borrelli, che venne affrontato e picchiato con calci e pugni, riporto’ lesioni giudicate guaribili in dieci giorni. Inoltre per impedire la diffusione del video, gli venne anche sottratto il cellulare che poi gli indagati furono costretti a consegnare agli agenti della Municipale, prima che potessero cancellare le immagini. I due destinatari dei provvedimenti sono accusati di lesioni, rapina aggravata e violenza privata: dovranno presentarsi due volte al giorno dai carabinieri e non potranno allontanarsi dalla loro abitazione di residenza tra le 21 e le 5 di ogni notte.

La Finanza sequestra a Casalnuovo oltre 500 chilogrammi di ‘bionde’

Oltre 500 kg di sigarette di contrabbando sono state sequestrate a Casalnuovo di Napoli dalla Guardia di Finanza: arrestato in flagranza di reato un contrabbandiere. Le fiamme gialle, durante un’ordinaria attività di controllo del territorio nel comune di Casoria, hanno notato un’automobile che procedeva a velocità sostenuta: il veicolo fermato ed ispezionato nascondeva all’interno dell’abitacolo 140kg di sigarette di contrabbando. I finanzieri hanno esteso i controlli ad un locale in uso al conducente dell’automezzo, adibito allo stoccaggio delle ‘bionde’ di contrabbando, sequestrando cosi’ un ulteriore quantitativo pari a kg 400 di sigarette di varie marche, principalmente “cheap white” provenienti dai paesi dell’est Europa. L’autista del furgone – un 31enne di Casoria, con precedenti specifici – e’ stato arrestato in flagranza di reato e condotto agli arresti domiciliari a disposizione della competente autorità giudiziaria di Napoli nord.

Caso Orlandi, l’analisi del Dna rivela che le ossa trovate in Nunziatura sono di un uomo. Ecco l’esito del Circe Laboratory di Caserta

Le ossa ritrovate a Villa Giorgina, nella Capitale, non sono né di Emanuela Orlandi né di Mirella Gregori. L’analisi ufficiale dei reperti, infatti, esclude che le ossa siano di una persona vissuta negli anni 80’, ma dovrebbero appartenere a una persona sicuramente morta prima del 1964. L’esito degli accertamenti è arrivato dal laboratorio di Caserta e, spiegano gli inquirenti, «le persone nate prima del 1963 hanno segni inequivocabili e gli esami su radio e calotta cranica hanno un contenuto di Carbonio 14 tale che la persona sarebbe morta prima del 63’».

Non solo. Gli inquirenti specificano che le ossa potrebbero essere anche molto più vecchie. Non solo. Il laboratorio della Scientifica ha tirato fuori il Dna sul radio e le ossa appartengono a un uomo. Gli accertamenti dei poliziotti della Squadra Mobile e della polizia Scientifica, coordinati dalla procura di Roma, proseguiranno comunque nelle prossime settimane. L’obbiettivo è quello di dare un nome ai resti ossei ritrovati.
La dichiarazione di Giovanni Arcudi direttore di Medicina Legale all’Università Tor Vergata nominato consulente del Vaticano.

Ma, da una fonte autorevole, arriva anche una prima smentita dopo giorni di fibrillazione delle famiglie: quelle ritrovate finora, infatti, sarebbero ossa di una persona adulta, approssimativamente tra i 25 e i 35 anni di età, come ha detto all’AgiGiovanni Arcudi, direttore di Medicina Legale all’università di Tor Vergata, nominato consulente dal Vaticano nell’ambito dell’indagine aperta dalla Procura capitolina. «Ovviamente dobbiamo aspettare l’esito delle analisi di laboratorio – spiega Arcudi – ma la mia impressione sulla base di un primo esame è che si tratti di una persona di età relativamente avanzata, non giovanissima, diciamo trentenne». Questo si evince, spiega l’esperto, «da una serie di elementi relativi alla struttura ossea, il cui sviluppo in questo caso ci dice che questa persona molto probabilmente aveva più di 25 anni». Il che, ovviamente, farebbe cadere l’ipotesi Orlandi: «Io per la verità – confida Arcudi – non ho mai avuto la sensazione che si trattasse di lei».

Gustavo Gentile

Santa Maria Capua Vetere riceveva i clienti a casa: preso 38enne

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I carabinieri del nucleo Operativo della Compagnia di Santa Maria Capua Vetere  hanno proceduto all’arresto in flagranza di reato per detenzione e spaccio di sostanza stupefacente, di Di Monaco Giovanbattista, di 38 anni, residente a Santa Maria Capua Vetere, in atto sottoposto agli arresti domiciliari. L’uomo è stato notato ricevere, presso la propria abitazione, un giovane che si aggirava in quei pressi con fare sospetto e che, opportunamente sottoposto a controllo, è stato trovato in possesso di grammi 2,80 di hashish, sostanza stupefacente pochi istanti prima cedutagli da Di Monaco.
La successiva perquisizione, eseguita presso l’abitazione dell’arrestato, ha permesso di rinvenire 3 stecche di hashish del peso di gr. 10,7, racchiuse in cellophane termosaldato, un panetto della medesima sostanza del peso di gr. 97 nonché una banconota di euro 10,00, quale compenso della precedente cessione. Quanto rinvenuto è stato sottoposto a sequestro. Di Monaco Giovanbattista è stato accompagnato presso la casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere, a disposizione della competente Autorità Giudiziaria.

Non accetta la separazione dalla ex e incendia la sua auto e quella del nuovo fidanzato

Una storia d’amore finita all’improvviso e senza una ragione valida. Lui non l’accetta e soprattutto non accetta che lei abbia una “nuova vita” in così poco tempo. Attualmente  lei vive con un altro uomo, lui è finito nel carcere di Poggioreale dopo il raptus di follia sfociato in un raid incendiario. E’ accaduto a Poggiomarino, i residenti del quartiere sono stati svegliati di soprassalto dai rumori sca­tenati dalla forza delle fiamme che hanno prima sfondato i fi­nestrini di alcune auto in corsa e poi scatenato lo scoppio delle vetture parcheggiate in strada. Autore dell’incendio doloso, un pregiudicato di Terzigno accusato di aver dato fuoco a tre auto di proprietà della ex fidan­zata e del nuovo compagno di lei. L’uomo è stato bloccato dai militari dell’Arma del nucleo radiomobile di Torre Annunzia­ta, agli ordini del maresciallo Antonio Russo, allertati dai residenti della zona.
L’uomo, secondo la ricostruzione fatta dalle forze dell’ordine, non ave­va mai superato la separazione dalla ex nonostante fosse passato parecchio tempo. La scorsa notte, intorno alle 5, ha deciso di entrare in azione armato di corde, accendini e taniche di benzina. Tempestiva la telefonata dei residenti della zona per allertare i carabinieri che, arrivati in pochi minuti insieme ai Vigili del fuoco, hanno potuto constatare che una Mercedes classe A, una Nissan Qhashqai e una Wolkswagen Lupo erano avvolte dalle fiamme. Il colpevole è stato bloccato prima che potesse scappare in quanto era rimasto sul posto a godersi la scena. I carabinieri lo hanno trovato ancora in possesso della tanica utilizzata per il rogo. Oltre che per i danni causati dall’incendio doloso, l’uomo è finito in manette anche per atti persecutori.

‘Monday Dance – I lunedì della danza’ presenta ‘Matricola 0541’, ‘Non esistono più le mezze stagioni’ e ‘Album’

Proseguono gli appuntamenti della rassegna Monday Dance – I lunedì della Danza al Teatro Nuovo di Napoli, che ospiterà lunedì 26 novembre, a partire dalle ore 21.00, tre appuntamenti in successione, Matricola 0541, coreografia di Luigi Aruta, Non esistono più le mezze stagioni, con la coreografia di Angelo Egarese, e Album, coreografia di Sara Lupoli. La rassegna Monday Dance, che s’inserisce in un’ampia programmazione del Teatro Pubblico Campano dedicata alla danza, è divenuta, ormai, un appuntamento fisso nella stagione del palcoscenico partenopeo, in particolar modo per il giorno cui è destinata la programmazione. Giunta alla terza edizione, la naturale evoluzione della rassegna è rappresentata dall’impegno costante di una programmazione che sia sempre più in sintonia con il pubblico, rendendolo partecipe anche oltre le performance, con incontri, discussioni e interazioni post spettacolo con gli artisti ospiti. Monday Dance nasce dalla funzione di antenna della danza contemporanea campana, che il Teatro Pubblico Campano svolge all’interno della Rete Anticorpi XL, prima rete italiana dedicata alla Giovane Danza d’Autore, e che, da dieci anni, rappresenta una delle più significative “buone pratiche” della scena in Italia. Ad aprire la serata sarà Matricola 0541, presentato da Borderline Danza, un esercizio in evoluzione, che nasce dalla volontà di ricercare il vocabolario motorio umano, durante lo studio e nel tempo che separa uno studente da un esame. La frenesia, l’agitazione, il dondolio, il prurito, la sudorazione sono strategie comiche adottate per la sopravvivenza. A seguire sarà in scena Non esistono più le mezze stagioni, presentato da Kinesis Danza, Florence Dance Festival e Archetipo, una storia che, a modo suo, racconta la vita senza vie di mezzo, in cui gli alti e bassi sono alla base della linea guida coreografica e drammaturgica. Uno spettacolo esilarante, ma che, allo stesso tempo, fa riflettere sulla vita reale, in cui chiunque, in situazioni estreme, si affida al proprio istinto, alla naturale forza di sopravvivenza, e i propri sentimenti. A chiudere la serata lo spettacolo Album, presentato da Körper in coproduzione con PianoBe Artistic Research e Le Nuvole, un’investigazione corporea sul tema del doppio, condotta nei territori dell’intimità. Non c’è una vera e propria storia, ma la narrazione emerge dal susseguirsi d’immagini che descrivono le innumerevoli rappresentazioni di noi stessi. Un percorso visionario che si delinea a due, e trasforma fatti minimi della quotidianità in spunti di riflessione sui possibili modi in cui interagiamo con il nostro corpo.

Omicidio Dallarino: emessa la sentenza di secondo grado per Domenico Belforte e Gennaro Buonanno

Marcianise E’ stata confermata la sentenza di primo grado per l’omicidio Dallarino, che vedeva imputati il boss Domenico Belforte e Gennaro Buonanno.
Entrambi hanno incassato la pena di 30 anni anche in secondo grado, condanne sancite dalla Corte d’Assise d’Appello di Napoli. Pasquale Dallarino fu ucciso il 17 luglio 1997 a Marcianise. Considerato vicino al clan Piccolo, era addetto alla raccolta delle estorsioni per la cosca.

‘Sympátheia. Il sentimento dell’arte’, la personale d’arte di Lilliana Comes alla galleria WeSpace di Napoli

L’arte del sentimento lascia il segno. Negli spazi della galleria WeSpace (Vico del Vasto a Chiaia, 52 Napoli) , curata da Willy Santangelo, prende avvio la personale d’arte “Sympátheia. Il sentimento dell’arte” di Lilliana Comes, con inaugurazione sabato 1 dicembre alle ore 17.00. Con Lilliana Comes saranno presenti Vincenzo Villarosa, curatore della mostra, e Antonella Nigro, critico d’arte. In rassegna una serie di dipinti, sculture e disegni, una produzione artistica che si basa sulla natura poetica dell’espressione artistica e rimanda all’importanza della sua funzione sociale nel contesto dell’arte contemporanea. L’artista partenopea Lilliana Comes invita, in un racconto di suggestive emozioni visive, alla riscoperta della centralità del sentimento e della poesia per il riscatto di quei valori umani e comunitari indispensabili per una maggiore comprensione del contesto storico, delle condizioni di vita, sia individuali che sociali, e per migliorare l’esistenza quotidiana. La mostra annuncia già nel titolo una precisa volontà di raccontare il sentimento con l’arte. Perché niente più dell’arte, può mettere a nudo e rivelare qualcosa di molto intimo. Comes è armonia, porta sulle tele visioni di un mondo onirico, popolato da una figura femminile, eterea e sognante, d’una delicatezza quasi impalpabile, depositaria di un sapere arcano e perduto.
La mostra è visitabile dal lunedì al sabato, dalle ore 10.30 alle 13.30 e dalle 16.30 alle 19.30.

Rapinava le prostitute lungo il litorale domitio: preso 46enne di Villaricca

Nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord, i Carabinieri della Compagnia di Giugliano hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP del Tribunale di Napoli Nord, nei confronti di una persona di anni 46, residente a Villaricca per il reato di rapina. Le attività di indagini hanno avuto inizio in seguito alla denuncia sporta ai carabinieri di Varcaturo da una donna che esercitava il meretricio. La stessa raccontava di essere stata vittima sul litorale domitio, nello scorso mese di settembre 2018, di una rapina da parte di un uomo che, fingendosi occasionale cliente, la faceva salire a bordo della propria autovettura per sottrarle, successivamente, la borsa e scaraventarla dall’abitacolo con l’autovettura ancora in movimento.
Gli elementi forniti dalla vittima hanno permesso di ricostruire la dinamica degli eventi e di identificare l’uomo che, dopo una settimana di ricerche in cui si era dato irreperibile, è stato rintracciato e sottoposto alla misura coercitiva.

Maddaloni, due incidenti e 4 feriti lungo l’Appia: viabilità nel caos

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Maddaloni. Incidenti a raffica sull’Appia. Quattro feriti. Giornata pesante per la viabilità maddalonese. Infatti, questa mattina, in poco meno di un’ora, si sono registrati due incidenti sull’Appia. Il primo, all’altezza di via Ficucella, ha visto il tamponamento di due auto con un bilancio di due feriti lievi. Nel secondo, sempre in via Appia, poco dopo la caserma dei carabinieri ha visto coinvolti tre mezzi e due persone ferite e trasportate al pronto soccorso del locale nosocomio.

Gustavo Gentile

Il mercato del falso lungo l’asse Napoli-Trento: i ruoli e il funzionamento

Pedinamenti e intercettazioni, sia telefoniche che ambientali, hanno permesso Guardia Di Finanza di ricostruire la filiera del falso e del commercio online illegale di false griffe lungo l’asse Trento-Napoli e che ieri ha portato al’emissione di 11 ordinanze cautelari. C’era chi avrebbe acquistato prodotti contraffatti da varie fabbriche clandestine di Napoli, per poi spedirli via posta ai clienti contattati su internet: il pagamento sarebbe avvenuto tramite postepay. E chi, utilizzando finti nomi e schede telefoniche intestate a terze persone, sarebbe stato in grado di gestire un flusso di capi d’abbigliamento proveniente da Cina, Turchia e Vietnam. Ai prodotti sarebbero poi stati apposti i marchi di alcune delle più note firme, e alcuni degli indagati si sarebbero riforniti di altri capi d’abbigliamento e accessori con marchi contraffatti anche da un altro gruppo criminale comandato da una coppia di Acerra.

I due  avrebbero gestito un’organizzazione familiare composta da sei persone, che sarebbe stata in grado di produrre e commercializzare borse di ogni tipo e delle più svariate griffe di alta moda. Il gruppo avrebbe operato a Napoli e avrebbe usato appartamenti e locali per la fabbricazione, il deposito e la vendita della merce contraffatta: la produzione sarebbe arrivata a 160 pezzi al giorno.
I primi accertamenti avevano dimostrato, attraverso l’esame dei tabulati telefonici, che G.A, una donna di 51 anni di origine sarde ma residente in provincia di Trento. aveva stretti contatti con un soggetto in particolare, S.A. (48 anni), di Napoli, il quale acquistava prodotti contraffatti da varie fabbriche clandestine di Napoli e li spediva via posta ai clienti contattati via internet, facendosi poi pagare tramite postepay. I rapporti con S.A. si sono poi interrotti bruscamente nel giugno 2018 a seguito del rifiuto di questi alla richiesta pervenutagli da G.A. di sostituire una borsa “Gucci” contraffatta arrivata rovinata via posta alla cliente finale, che se n’era lamentata con G.A.: questa si è quindi rivolta a una coppia, T.A. (42 anni) e N.E. (46 anni), residenti ad Acerra (NA), con precedenti specifici per vendita di prodotti contraffatti, con cui ha proseguito i propri traffici illeciti divenendone socia in affari.
T.A. e N.E. si sono rivelati molto più accorti: utilizzavano finti nomi, usavano schede telefoniche intestate a terze persone ed erano in grado di gestire un flusso di capi d’abbigliamento proveniente da Cina, Turchia e Vietnam cui poi apponevano i marchi di alcune delle più note firme, rifornendosi anche di altri capi d’abbigliamento e accessori con marchi contraffatti da un altro gruppo criminale comandato da due campani (S.U., 51 anni e S.A. 50 anni, entrambi di Napoli).
G.A. gestiva gli ordinativi on-line descrivendo i prodotti, illustrandone le caratteristiche e contribuendo a creare un mercato illecito di più ampie proporzioni: G.A. non vendeva solo a clienti finali, ma anche a soggetti che rivendevano a loro volta i prodotti contraffatti, come ha rivelato il caso di un ragazzo egiziano residente in provincia di Brescia che in una sola settimana aveva acquistato merce contraffatta per circa mille euro; G.A. commercializzava sporadicamente anche Rolex contraffatti, acquistandoli sempre on-line per 500,00 euro e rivendendoli a circa 900,00 euro, con un ricarico illecito pari quasi al 100% del costo iniziale.

G.A. ricevute le spedizioni da Napoli, contribuiva anche all’attività di contraffazione dei marchi applicandoli personalmente sui capi di vestiario e sugli accessori; in media il prezzo di una borsa contraffatta viaggiava dai 45 ai 65 euro ma con borse di maggior qualità il prezzo giungeva a circa 200 euro; il guadagno mensile netto di tali traffici le fruttava più di 2.000,00 euro al mese. Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati circa diecimila tra capi di abbigliamento (giubbotti, felpe, magliette e maglioni), accessori (scarpe, cinture, borse e borsette) e marchi quali “Moncler”, “Armani”, “Prada”, “Napapijri”, “Woolrich”, “Gucci”, “Fendi”, “Burberry”, “Timberland”, “Dolce &Gabbana”, “Versace”, “Moschino”, “Adidas”, “Luis Vuitton”, Liu Jo”, “Puma”, “Nike” e altri; sono anche stati sequestrati cinque finti “Rolex” di buona fattura, penne e bracciali contraffatti.

Sant’Anastasia. Presentazione del romanzo della Buccarelli al London Park

E’ stato il poeta Giuseppe Vetromile, ideatore degli incontri poetici e letterari al “London Park”, a mettere in luce l’anima dell’autrice Cristiana Buccarelli rivelata tra le righe del suo primo romanzo dal titolo “Il punto zenit”.
Il London Park, al parco pubblico di via Libero Grassi di Sant’Anastasia, per più di un’ora si è prestato a creare la cromatica atmosfera di una Napoli degli anni ’70 percorsa dai protagonisti dell’opera in cerca di certezze tra le strade, i palazzi storici ed i luoghi di ritrovo artistici. Napoletana da pochi anni, Cristiana Buccarelli arriva in città da Vibo Valentia e conduce laboratori e stage di scrittura narrativa sia a Napoli che in Calabria. Ha pubblicato tre anni fa il libro di racconti “Gli spazi invisibili” e di recente l’opera “Il punto Zenit”, entrambi presentati al Festival italiano di letteratura Leggere&Scrivere.
“Ho conosciuto il poeta Giuseppe Vetromile all’interno di alcuni Festival campani di poesia e narrativa e l’ho più volte incontrato nell’ambiente della poesia e della narrativa partenopea, così – spiega Cristiana Buccarelli – si è pensato insieme di far partecipare il mio romanzo alla sua bellissima rassegna London Park letterario da lui curata a Sant’Anastasia, una rassegna nata per la poesia ma tuttavia molto aperta alla narrativa nel suo complesso’’.
“Zenit – racconta l’autrice – è una parola che mi ha sempre affascinato e che ho voluto intendere nella mia narrazione in più di un senso. Prima di tutto con il significato stesso della parola araba, che significa “direzione della testa” e che si ottiene guardando con il capo all’insù dal punto in cui ci si trova, in modo che lo sguardo sia perpendicolare alla superficie a cui si appoggiano i piedi, inoltre ho voluto trarre da questa parola un senso immaginario di misurazione temporale, mediano e irripetibile, a cui ogni cosa della vita precedente dei due personaggi protagonisti accorre e da cui ogni esperienza successiva allontana. La narrazione si apre in un caffè letterario chiamato ‘Lontano da dove’, un luogo realmente esistito in via Bellini, che una dozzina di anni fa accoglieva giovani e non solo, particolarmente legati alla letteratura, alla poesia, al jazz e al teatro. Si è trattato di una specie di rifugio per la mia generazione, nata negli anni Settanta, che si è trovata a dover vivere un crollo assoluto di certezze. Il mio libro racconta proprio questa generazione che vive i trent’anni all’inizio del terzo millennio e difficilmente riesce a radicarsi in qualcosa di stabile, di definitivo, che non sia destinato a naufragare attraverso il sabotaggio della vita stessa, divoratrice dei sentimenti più incontaminati”. “Mi complimento con l’autrice e con l’organizzazione di questo incontro letterario che mi ha veramente colpito positivamente e auspico di poter essere ancora presente ad iniziative di così ampio respiro culturale – dice l’assessore Bruno Beneduce – che costituiscono un vero baluardo nei confronti delle moderne forme di comunicazione, immediatamente fruibili ma certamente non paragonabili al piacere di interloquire personalmente in incontri e discussioni di tal genere”.

Santa Maria C.V. ‘Il nostro Istituto ha bisogno di un urgente sopralluogo’: la lettera di uno studente al sindaco.

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Santa Maria Capua Vetere. Le nuove generazioni, quasi sempre per luogo comune, sono incastrate in un’eccessiva tendenza alla non ottemperanza ai propri doveri. I giovani sono scansafatiche, si scrive e si legge troppo spesso, ma si sa che di tutta un’erba il fascio non è mai stata la regola da seguire. A dimostrarlo è il gesto di un giovane allievo sammaritano frequentante il quinto anno del liceo classico C. Nevio che, preoccupato per le ormai frequenti avverse condizioni climatiche e relative conseguenze, ha deciso di scrivere al sindaco della città di Santa Maria Capua Vetere invitandolo a deliberare un urgente sopralluogo all’Istituto.
“Non parlo di crollo, perché sarebbe ovviamente e logicamente impossibile – scrive il ragazzo nella lettera – ma di un accertamento sul fatto che non ci sia alcuna irregolarità che possa non assicurare o addirittura interrompere lo svolgimento delle lezioni”.

Gustavo Gentile

In carcere il papà orco: costringeva la figlia 12enne a toccarlo nelle parti intime

Tre anni e cinque mesi di reclusione nel carcere di Vallo della Lucania per il padre orco che costringeva la figlia di soli dodici anni a toccarlo nelle parti intime. “Devi crescere – le ripeteva – così diventi brava”. La Corte di Cassazione che ha rigettato il ricorso presentato dai legali dell’uomo di cinquantuno anni di Licusati (frazione di Camerota), e ha dato il via all’esecuzione della sentenza di condanna emessa dalla Corte di Appello di Salerno. In primo grado era stato condannato a sei anni di reclusione. “Sono stato incastrato da mia moglie” – dichiara l’uomo che ha fin dall’inizio ribadito la sua innocenza. I fatti risalgono al 2009; le indagini partirono dopo la denuncia presentata dalla madre della ragazza, compagna dell’uomo. La donna, come riporta Il Mattino, insospettita dall’improvviso cambio di umore della figlia iniziò ad attenzionare il marito. I sospetti della donna furono confermati quando sorprese il marito in casa mentre si masturbava davanti alla ragazzina. Una situazione comprovata anche da alcuni video mostrati nelle aule dei tribunali durante il processo. La donna ha fornito infatti agli inquirenti delle immagini in cui sarebbe stata chiara la colpevolezza dell’uomo. L’uomo è stato processato e condannato per violenza privata e violenza sessuale. I militari lo hanno arrestato a seguito di un provvedimento cautelare della procura generale della corte d’Appello di Salerno dopo la chiusura del processo di terzo grado. 
Subito dopo l’avvio del processo la moglie con la figlia dodicenne e un’altra figlia più grande ha lasciato Licusati. Si sono trasferite in Polonia, paese di origine della donna. Il cinquantunenne, originario di Napoli, ha invece sempre vissuto a Licusati.

Arte. Enzo Angiuoni, dopo vent’anni una personale ad Avellino, la sua città

Sabato 24 novembre 2018, presso il Complesso Monumentae ex Carcere borbonico (piazza De Marsico) di Avellino, il maestro Enzo Angiuoni – alle ore 17.00 – presenterà un selezione di opere di pittura e ceramica. “Le circumnavigazioni cromatiche”, suggeriscono un doppio binario d’indagine che l’artista affronta in questa nuova ricerca concettuale, estetica e tecnica, ove da un alto vi è l’espressione ceramica a tutto tondo e dall’altro lo studio sul colore: dalla sua corposità e stesura agli accostamenti di nuance.
La sfera ha, per la sua caratteristica di perfezione, un ruolo unico nell’immaginario
umano che diviene potentemente simbolico in quello artistico: dal globo crucigero a
Maurits Cornelis Escher, da Arnaldo Pomodoro a Lucio Fontana, le opere d’arte che ne
sposano la materiale circolarità, arricchiscono di austera bellezza e di un misterioso
incanto molte interpretazioni non solo dell’arte contemporanea. Enzo Angiuoni ritorna
alle origini, all’ancestralità, suggerendo questa forma quale vera e profonda
manifestazione della Natura, che si rappresenta sovente con linee curve: dal sole alla
luna, dal gioco dell’acqua, quando, cadendovi un sasso, crea cerchi concentrici che s’
irradiano, quasi magicamente, fino a dissolversi. Quest’analisi e riproposta d’un
concetto relativo al “primigenio”, abbraccia anche il materiale scelto, cioè l’argilla
confluendo, così, nell’idea di elemento stesso di creazione artistica, ove i manufatti,
rappresentano la prima forma d’arte in assoluto.
L’evento artistico è a cura di Antonella Nigro (critico d’arte ) mentre la
presentazione della mostra è a cura della professoressa Enza Trerotola,
con interventi dell’architetto Nicola Guarino, della professoressa Luciana Mascia e del giornalista Gianpaolo Palumbo.

Arzano, il sindaco revoca le dimissioni ma scoppia il caso del consigliere di maggioranza a cena col boss

Arzano. Revoca delle dimissioni ma scoppia il primo caso per il sindaco Fiorella Esposito. Beni confiscati alla mafia sottratti al controllo dello stato e consigliere di maggioranza a tavola con un boss del clan Licciardi. Ad appena 12 ore dalle revoca delle sue dimissioni, la Esposito si ritrova sul tavolo uno di quei casi nazionali che farebbero tremare chiunque. Non tesi accusatorie, né tantomeno ipotesi giornalistiche, ma documenti fotografici inediti in cui risultano ritratti allo stesso tavolo e in rapporti di stretta amicizia consiglieri eletti di maggioranza, boss e riciclatori dei soldi sporchi della camorra. Ma cosa c’entra l’eventuale collegamento del consigliere con la politica di maggioranza a gestione Fiorella Esposito ? C’entra nella misura in cui il boss (ripreso nella foto e per ovvii motivi sbiadita), condannato in via definitiva per associazione a delinquere di stampo mafioso unitamente ad esponenti del calibro del defunto boss Gennaro Licciardi detto gennarino a’scigna: sia il proprietario del 90 per cento dei beni confiscati alla criminalità organizzata dallo stato e assegnati al comune di Arzano. Beni che dopo 16 mesi di amministrazione, aldilà di qualche mero atto d’indirizzo, risultano ancora non utilizzati. Dimenticanze, semplice lentezza burocratica o c’è qualcosa in più? Fatto sta che il condannato in via definitiva calcherebbe le stanze comunali accompagnato proprio da qualche consigliere. Beni che si aggirano oltre i due milioni di euro di valore. Si tratta di una villa di due piani, garage e giardino in via Colombo, di un palazzo in via A. Barone e un negozio commerciale in via Pecchia.

Antonia Blasetti

Il narcos aveva 110 chilogrammi di ‘fumo’ in casa: finisce in cella

I suoi complici sono stati arrestati più volte nel corso dell’ultimo anno e finiti in varie circostanze agli arresti domiciliari. Ieri è toccato a lui. Si tratta di Giovanni Palumbo, 43 anni, di Lettere detto ‘o pazzo uno degli ultimi narcos del Monti Lattari che era libero. I carabinieri lo hanno beccato con un ingente quantitativo di droga. Ben 110 chilogrammi di marijuana custoditi in bustoni di plastica che ha cercato di gettare dalla finestra per disfarsene alla vista dei militari. Ma sotto casa appostati, mentre gli altri salivano c’erano altri carabinieri che li hanno recuperati. per lui naturalmente sono scattate le manette.Palumbo era rimasto coinvolto nell’inchiesta “Secundario” con 17 arresti nel 2014. Il gruppo di Narcos con a capo i ‘soliti noti’ Di Lorenzo o’ lignammone, Gargiulo o’ biondo, Sabatino insieme con altri complici aveva invaso con piantagioni di marijuana e cannabis oltre che la zona zona dei Lattari anche la Piana del Sele. Un vero e proprio business della coltivazione nella quale venivano impiegati persone, tra i quali esperti coltivatori, che alimentavano il mercato della droga locale ma anche estero. Molte delle piantagioni erano in aree demaniali dei Monti Lattari, ma anche dell’estesa Piana del Sele e di Grottaglie. La gang si occupava della semina e della coltivazione con i semi provenienti dall’estero, in particolare dall’Olanda e dal Venezuela, dove esistono le migliori qualità di piantine di droga.

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