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Spacciava nella zona di Rovigliano, preso lo stabiese Giuseppe Guida

Gli agenti della Polizia di Stato del Commissariato di Torre Annunziata hanno arrestato Giuseppe Guida, 20enne di Castellammare di Stabia per il reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente. Nell’ambito di un predisposto servizio finalizzato al contrasto del fenomeno dello spaccio di sostanze stupefacenti, a seguito di un’attività info investigativa, i poliziotti hanno effettuato una serie di controlli con l’ausilio di unità cinofile dell’Ufficio Prevenzione Generale della Questura di Napoli. Gli agenti si sono recati in zona Rovigliano nell’appartamento dove era domiciliato il giovane. A seguito del controllo effettuato i poliziotti hanno rinvenuto 50 grammi di cocaina nonché un bilancino di precisione , un coltello a serramanico con tracce di sostanza stupefacente alla punta e due piccoli involucri di cellophane termosaldati contenente sostanza del tipo canapa indiana. La sostanza stupefacente e tutto il materiale per il confezionamento è stato sequestrato, mentre il 20enne è stato arrestato e sottoposto alla misura degli arresti domiciliari in attesa del processo con rito direttissimo.

Rubano opere d’arte vestiti da fantasma: identificati e denunciati

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Oggi alle ore 12, nella Sala Stampa del Comando Provinciale dei carabinieri di Milano via Moscova, si svolgerà una conferenza stampa durante la quale il capitano Fabio Volpe, della Compagnia di Pavia, esporrà gli esiti dell’attività d’indagine denominata “Operazione Ghostbusters” che ha portato al denuncia in stato di libertà di due italiani ritenuti responsabili del furto di due opere d’arte vestiti da fantasmi.

I compro oro, dal boom alla crisi

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Ormai da anni i Compro oro fanno parlare l’opinione pubblica della loro controversa esistenza. La loro ascesa, evidente sin quasi a sembrare inarrestabile nel pieno della crisi economica, ha iniziato a sgonfiarsi da alcuni anni, sino a tramutarsi in vero e proprio declino.
Sono proprio le statistiche a chiarire il quadro: se nel 2013 si potevano contare 35mila compro oro disseminati lungo tutto il territorio nazionale con particolare riferimento alle grandi città, soprattutto compro oro a Roma, Milano, Torino, Napoli, oggi ce ne sono circa 15 mila in meno. A fornirle è l’Associazione Nazionale Tutela Comparto dell´Oro, che da tempo ragiona anche sulle cause di questa crisi.

Il calo delle quotazioni

Il primo motivo indicato dagli esperti per la crisi del comparto sarebbe da ricercare nel netto abbassamento delle quotazioni del metallo sul mercato internazionale. Basti pensare al proposito come nell’arco di appena un anno l’oro abbia fatto registrare un calo di quotazione pari al 30%, pari a circa 14 euro. In un settore che vive e prospera soprattutto sulle quotazioni, si tratta di una contrazione gravissima, che ha contribuito non poco a incidere sul numero di Compro oro in attività lungo lo stivale.

Gli altri motivi della crisi

Se le quotazioni dell’oro hanno avuto un certo peso nella scrematura dei compro oro, sarebbe però riduttivo affermare che la crisi in cui versa il settore sia dovuta solo ad esse. Anzi, sono molti gli osservatori che fanno notare come la crisi fosse iniziata ben prima che il metallo giallo facesse registrare una caduta così netta delle sue quotazioni.
In particolare gli stessi addetti ai lavori fanno notare come proprio l’evoluzione della crisi economica seguita allo scoppio della bolla dei mutui subprime, che ha spinto molte famiglie ad alienare il proprio oro, abbia preparato la strada alla contrazione degli affari, per mancanza di materia prima. Detto in parole povere, le famiglie colpite duramente dal mix tra crisi e austerità hanno rapidamente esaurito le scorte di metallo prezioso. Un dato di fatto reso ancora più evidente dal fatto che mentre chiudevano i compro oro posizionati nei quartieri popolari, ne aprivano di nuovi in quelli residenziali.

Le norme antiriciclaggio

Infine, occorre anche ricordare come proprio per rispondere agli allarmi destati agli albori dal fenomeno, quando molti compro oro sono stati usati come strumento di riciclaggio dei capitali sporchi, siano stati varati provvedimenti tesi a fare chiarezza anche sul piano normativo. La punta dell’iceberg in tal senso può essere considerato il disegno di legge 237, per effetto del quale gli operatori del settore vengono equiparati a quelli professionali e si vara un complesso di norme antiriciclaggio sempre più preciso. Un quadro che però ha spaventato molti esercenti, i quali hanno preferito chiudere, lasciando il campo a quelli che intendono reggere la sfida puntando sempre di più sulla professionalità e la capacità imprenditoriale.

Autocertificazione stato di famiglia: cos’è e a cosa serve

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Nei rapporti con la Pubblica Amministrazione o con svariati soggetti privati, può capitare di vederci richiedere lo Stato di Famiglia. Con tale denominazione si indica il documento che va ad indicare la residenza e la composizione della famiglia anagrafica, una sorta di elenco di tutte le persone che abitano in una determinata casa o appartamento, anche nel caso in cui non sussista alcun rapporto di parentela tra di loro.
Il certificato in questione può essere facilmente ottenuto recandosi personalmente all’apposito sportello del proprio comune oppure richiedendone l’invio per posta, ove l’ente locale offra tale servizio. In alternativa è poi possibile richiederlo online al sito istituzionale dello stesso comune. Per chi non abbia in simpatia le complicazioni che potrebbero sorgere, è però possibile produrlo in autocertificazione.

Autocertificazione: come funziona?

La possibilità di ricorrere all’autocertificazione stato di famiglia è stata introdotta nel nostro ordinamento a partire dal 2012. Si tratta di un documento contenente una dichiarazione firmata dell’intestatario del documento stesso, il quale può essere usato nei rapporti con la Pubblica Amministrazione, ovvero con le scuole, le aziende ospedaliere, le Aziende Sanitarie Locali e altri soggetti analoghi.
L’autocertificazione, inoltre, può essere utilizzata nel caso di società o enti i quali gestiscono, o hanno in concessione, pubblici servizi, categoria che include ad esempio i fornitori di luce e gas o le aziende di trasporto locale. Anche nelle relazioni con soggetti privati, ad esempio le banche, l’autocertificazione può essere prodotta, ma in questo caso sarà la controparte a decidere se accettarla o meno. La possibilità è invece da escludere nel caso dell’autorità giudiziaria, per ovvi motivi.

Cosa accade se si dichiara il falso?

L’autocertificazione rappresenta quindi un valido strumento per poter bypassare le lungaggini burocratiche e rendere più semplici i rapporti con una lunga serie di soggetti, in particolare quelli pubblici. La sua validità, nel caso dello Stato di Famiglia è di sei mesi, trascorsi i quali il documento non cessa la sua utilità, a patto che l’utente il quale lo utilizzi provveda a dichiarare che la composizione del nucleo non ha subito modifiche nel frattempo. L’esecuzione di tale operazione comporta la semplice aggiunta di questa dichiarazione in fondo al documento, per poi apporre la firma dell’interessato.
Occorre però ricordare che la dichiarazione deve corrispondere a verità. Dichiarare il falso in sede di autocertificazione, anche dello Stato di Famiglia, può infatti esporre al rischio di una verifica da parte delle autorità di controllo. Una violazione di questo genere, sulla base di quanto disposto dal DPR 445/2000, testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, viene infatti equiparato ad un vero e proprio reato penale, il falso ideologico, tale da far scattare conseguenze civili e penali a carico dell’autore della falsa dichiarazione, a partire da una pena detentiva.

Omicidio del boss di Foggia: catturato uno dei presunti killer

E’ stato catturato uno dei due killer di Rocco Dedda, il mafioso ucciso il 23 gennaio del 2016 a Foggia, alla presenza della convivente e del figlio di 4 anni. Si tratta di uno degli omicidi piu’ cruenti dell’ultima guerra di mafia tra i clan Sinesi-Francavilla (di cui faceva parte Dedda) e i Moretti-Pellegrino-Lanza. Gli agenti della squadra mobile del capoluogo pugliese e del Servizio Centrale Operativo hanno eseguito il fermo di indiziato di delitto, emesso dalla procura distrettuale di Bari, nei confronti di uno dei due autori materiali dell’omicidio, ritenuti elementi di spicco del clan mafioso di Foggia dei “Sinesi Pellegrino”. I dettagli dell’operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terra’ questa mattina presso la questura di Foggia, alla presenza, tra gli altri, del Procuratore Aggiunto Coordinatore della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, Francesco Giannella e del questore della provincia di Foggia, Mario Della Cioppa. Il nome di Rocco Dedda (alias “Tempo Zero” e “Sombrero”) e’ nella recente lista di vittime della guerra di mafia a Foggia, scatenata, da un lato, dalla batteria dei Sinesi-Francavilla della quale “Sombrero” faceva parte, dall’altro lato dai Moretti-Pellegrino-Lanza.

Traffico di droga tra Napoli e Potenza: 21 misure cautelari

Ventuno misure cautelari sono state eseguite stamani dai Carabinieri al termine di indagini su altrettanti indagati ritenuti responsabili, a vario titolo, di detenzione a fini di spaccio di droga, proprio nel capoluogo lucano. Le misure cautelari sono state eseguite a Potenza – dove e’ stata sgominata “una cellula criminale nigeriana” – a Napoli e in alcuni comuni della provincia di Potenza. Alcuni dei 21 indagati sono stati arrestati e saranno detenuti in carcere, ad altri e’ stato notificato il divieto di dimora. La base del clan era proprio a Potenza.

Scossa di terremoto nella notte tra le province di Piacenza e Genova

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Una scossa di terremoto di magnitudo 3.2 e’ stata registrata alle 00:04 tra le provincia di Piacenza e Genova. Secondo i rilevamenti dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), il sisma ha avuto ipocentro a 8 km di profondita’ ed epicentro a 2 km da Ferriere in provincia di Piacenza e a 12 da Santo Stefano d’Aveto in provincia di Genova. Non si segnalano danni a persone o cose.

Camorra: preso il boss super latitante Antonio Orlando mazzolillo

Era tra i 100 latitanti più ricercati d’Italia. E nella notte la sua fuga è finita a Mugnano, non lontano dalla sua Marano. Antonio Orlando detto mazzolillo è stato stanato in un appartamento di Mugnano. I carabinieri erano sulle sue tracce da mesi. Era ricercato dal 2003. Il boss, 60 anni, nonostante la sua latitanza non faceva mancare la sua presenza ai summit di camorra nella zona, come quando nell’agosto del 2015 partecipò al summit con i Polverino e i Nuvoletta in cui gli Orlando presero il controllo di tutte le attività illecite nella zona di Marano e dintorni diventando di fatto una delle cosche più potenti della provincia di Napoli. Gli investigatori avevano piazzato delle cimici nell’auto di alcuni suoi affiliati di primo piano e poterono ascoltare i commenti all’andata e al ritorno dell’incontro e in quelle circostanze ebbero la certezza della presenza di Antonio Orlando ai summit.Sul suo capo pendono due ordinanze di custodia cautelare con l’accusa di associazione di tipo camorristico emesse dalla Dda di Napoli. “Anche per lui la pacchia è finita. Grazie alle Forze dell’Ordine e agli investigatori: ci fanno cominciare bene la giornata e ci fanno essere ancora di più orgogliosi di loro”. Così il ministro dell’Interno Matteo Salvini.

(nella foto una immagine di archivio di un arresto di Antonio Orlando giovanissimo)

Nuova bufera su Arzano: l’imprenditore ‘sponsor’ di un consigliere di maggioranza a una cena con un killer del clan Amato Pagano

Arzano. Imprenditoria & camorra: alla festa del clan Misso con il killer Renato Napoleone. Una nuova bufera si abbatte sul comune di Arzano già sciolto per infiltrazioni camorristiche nel 2008 e 2015. Stavolta ad essere immortalato con quello che la Direzione distrettuale antimafia definisce il killer del clan Amato-Pagano Renato Napoleone (seduto sulla sedia), il reggente del cartello scissionista nei comuni di Arzano e Melito attualmente il capo zona del clan della 167 che sarebbe stato molto attivo durante la campagna elettorale del 2017. Tra i presenti nientemeno che un imprenditore con addentellamenti addirittura presso il ministero della pubblica istruzione. Un imprenditore molto attivo durante l’ultima campagna elettorale per il suo “compariello” poi eletto a consigliere comunale di maggioranza. La foto, scattata durante una festa in onore di alcuni esponenti del clan Misso poi finiti in carcere poiché ritenuti i sicari che nel 2006 durante la faida di Scampia uccisero in via Cardarelli ad Arzano a colpi di Kalashnikov, i fratelli Ciro e Domenico Girardi. Nessun reato, ma pur sempre sintomatico di rapporti che sul territorio arzanese paiono essere neppure troppo velati tra consiglieri comunali e il mondo della criminalità organizzata e in particolare con esponenti del clan egemone della 167. Clan che a quanto pare registrò anche l’ intimidazione ai danni del rivale del sindaco Fiorella Esposito che dovette addirittura scappare inseguito da uomini con casco integrale dentro la caserma dei carabinieri di Arzano. Napoleone è anche accusato di essere l’esecutore unitamente a Francesco Russo detto cicciariello, del duplice omicidio avvenuto nel 2014 in cui finirono sotto i colpi dei killer l’innocente Vincenzo Ferrante e il boss del clan Moccia, Ciro Casone.

Antonia Blasetti

La lettera choc del figlio di Mariarca al padre assassino: ‘Papà ma quando esci uccidi anche me?’

“Il bambino – ha raccontato la zia Virginia – comunica solo con lettere, in cui scrive quello che prova e come sta. E mia sorella, quando lo vede giù, cerca di farlo parlare, gli chiede se vuole scrivere al papà. Nell’ultima lettera ha scritto al padre che ha paura che quando uscirà dalla galera ammazzerà anche lui come ha ammazzato la mamma. Il bambino non chiede nulla, ma te ne accorgi dagli atteggiamenti che gli mancano i genitori. E’ stato deluso, perché lui adorava il papà”.  Non parla più il figlio di Maria Archetta (Mariarca) Mennella, accoltellata a morte a trentotto anni, il 23 luglio del 2017, dall’ex marito Antonio Ascione, pizzaiolo di 45, nell’appartamento di Musile dove la donna si era da poco trasferita da Torre del Greco con la ragazzina di quindici anni e il bambino di nove, nel tentativo di rifarsi una una vita dopo la separazione. “Il bambino – ha continuato Virginia Mennella, sorella di Mariarca a Tg2 Dossier -, chiedeva continuamente alla nonna di telefonare alla mamma e la nonna gli diceva che la mamma non poteva rispondere al telefono perché stava lavorando. Allora il bambino insisteva per chiamare il papà. Poi il piccolo ha iniziato ad arrabbiarsi e la nonna, che stava malissimo, gli ha detto: Mi dispiace, la mamma non c’è più perché tuo padre l’ha uccisa. Il bambino l’ha saputo in questo modo”. Per l’uccisione dell’ ex moglie, Antonio Ascione è stato condannato a vent’anni di carcere con il rito abbreviato.

E’ tornata a casa la ragazza scomparsa 4 giorni fa da Capodrise

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“Bravata” della ragazza scomparsa! Michela è tornata a casa. Si era allontanata volontariamente. Della sua scomparsa si era interessata anche la trasmissione “Chi l’ha visto”, Siamo lieti per lei, i suoi familiari e per i suoi amici che tanto si erano dannato lanciando messaggi di disperazione sui social.  Michela Acciaro era scomparsa il 21 novembre da Capodrise. L’ultima volta Michela era stata vista dirigersi verso la stazione di Marcianise. Il tam tam mediatico si era diffuso e gli amici sui social aveva diffuso la sua foto e il seguente messaggio: “È di costituzione robusta, altezza circa 1,60, al momento della scomparsa indossava un capotto nero e una borsa verde”. Ma Michela si era allontanata volontariamente e oggi è tornata a casa.

 Gustavo Gentile

Bombe e pizzo a Scafati, chiesti 57 anni di carcere per Buonocore & C.. ECCO LE RICHIESTE

Scafati. Estorsioni, armi, droga: nove richieste di condanna e un’assoluzione per i ‘signori’ del pizzo di Scafati che a suon di pistolettate e bombe chiedevano le tangenti ai commercianti scafatesi. Cinquantasette anni di carcere questa la somma degli anni di reclusione chiesta stamane dal pm della Dda Giancarlo Russo al giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Salerno. Ma l’udienza di stamane ha anche registrato una piccola sconfitta per la pubblica accusa che ha chiesto di far acquisire agli atti del processo alcune intercettazioni telefoniche dal quale si sarebbe evinto il coinvolgimento di Giuseppe Buonocore, genero del boss Franchino Matrone, ritenuto uno dei capi di questo gruppo criminale nel traffico e nella detenzione di armi (mitragliette, pistole). Le intercettazioni, secondo quanto prospettato dall’accusa, avrebbe consentito al giudice di provare nuove accuse nei confronti di Buonocore. Secondo i pm Russo e Silvio Marco Guarriello, il riascolto delle conversazioni ‘ha consentito di far venire alla luce nuovi e più importanti elementi’ per consentire al giudice di raggiungere un giudizio di colpevolezza nei confronti non solo di Buonocore ma anche degli altri imputati per i reati legati alla detenzione di armi clandestine (fucili, pistole, mitragliette).
Ma il Gup, accogliendo la tesi dei difensori, sia di Buonocore – Massimo Autieri e Stella Criscuolo – che degli altri imputati ha ritenuto che il deposito non fosse tempestivo: le conversazioni acquisite nel 2017 erano già a disposizione della Procura prima della fissazione dell’udienza preliminare, tanto che anche la Procura ne ha dato atto.
Ma quelle prove potrebbero non andare perdute (tutti gli imputati hanno chiesto il giudizio abbreviato) ma potrebbero essere un buon viatico per nuove accuse nei confronti dei soggetti coinvolti, tutti orbitanti intorno alla figura di Franchino Matrone e del genero Buonocore.
Al termine della requisitoria, il pm Russo ha formalizzato le richieste di pena che saranno valutate dal Giudice per le udienze preliminari, nei confronti di Peppe Buonocore, genero del boss di Scafati, Franchino Matrone ‘a belva, Francesco Berritto, Vincenzo Muollo, Pasquale Palma di Torre Annunziata, Nicola Patrone, residente a Giugliano in Campania, Elvira Improta, Vin­cenzo Nappo, detto ‘o nonno, Giovanni Barbato Crocetta, Antonio Palma di Boscoreale e Mar­cello e Pasquale Panariello, figli di Improta. Gli imputati sono accusati a vario titolo di concorso in tentata estorsione aggravata, armi, detenzione di stupefacenti, con l’aggravante del metodo mafioso. A maggio scorso, in quattro finirono in cella. Secondo gli inquirenti avrebbero chiesto tangenti a suon di bombe e proiettili. Tre i tentativi di estorsione avve­nuti tra i mesi di agosto e dicembre dello scorso anno ai danni di un imprenditore del­l’area scafatese, contestati agli imputati che facendo riferimento all’appartenenza al clan Matrone di Scafati, chiedevano ai commercianti di pagare il pizzo. Tra i vari atten­tati contestati, quello nei confronti dell’inse­gna dei Roxe Legend Bar di via Melchiade di proprietà della famiglia Buonocore. Un altro davanti al centro scommesse di via Martiri d’Ungheria “Fly Play”. E ancora, colpi di pistola calibro 7,65 nei confronti del bar La Dolce Vita di Giuseppina Generali, moglie di Dario Spi­nelli (ora pentito) per finire ad agosto 2017 quando finirono nel mirino la pescheria Acqua e Sale di via Montegrappa (a commettere l’atten­tato furono per gli inquirenti i fratelli Pana­riello) il negozio di parruccheria Nico Style di Ni­cola Tamburo. L’Antimafia nella sua conclusione indagini ha anche contestato la lettera dal carcere che Panariello spedì al fratello nella quale sarebbe emersa la volontà del detenuto di far scomparire la pistola servita per l’attentato al ristorante pescheria. A di­cembre, poi, l’estorsione al titolare di un tabacchi da parte di Giovanni Barbato Crocetta. Secondo gli inqui­renti le azioni criminose erano state ordinate da Peppe Buonocore il quale, proprio ai giudici del Riesame di Salerno, ri­badì di non essere artefice di nessun clan e il Tribunale confermò che nelle azioni delit­tuose non c’era agevolazione mafiosa.
Rosaria Federico

LE RICHIESTE DI CONDANNA
Berritto Francesco 3 anni e 2000 euro di multa
Buonocore Giuseppe 12 anni e 25 mila euro
Palma Pasquale 5 anni e sei mesi, 2000 euro
Patrone Nicola 4 anni, sei mesi 2000 euro
Muollo Vincenzo 3 anni 2000 euro
Improta Elvira Assoluzione
Nappo Vincenzo 5 anni 3000 euro
Barbato Crocetta Giovanni 7 anni, 4000 euro
Palma Antonio 6 anni 3000 euro
Panariello Pasquale 8 anni  5000 euro
Panariello Marcello 3 anni 1500 euro

Sfondano il vetro dell’auto e gli puntano la pistola in faccia: colpo da 50 mila euro

Aversa. Studiavano i suoi movimenti da tempo e sapevano bene dove e come colpire. Ed oggi sono entrati in azione poco dopo mezzogiorno. L’agguato è scattato in corso Vittorio Emanuele ad Aversa: un fiduciario di un imprenditore di una grande azienda di distributore di benzina aveva appena completato il giro per la raccolta degli incassi del week end e si stava recando in banca per depositarli quando è stato aggredito. Davanti a lui una Panda ha bloccato il transito della sua vettura ed a quel punto lo hanno raggiunto altri tre rapinatori, in sella ad una moto: due avevano il casco integrale, uno a volto scoperto. Un malvivente si è avvicinato alla vettura, impugnando una pistola, ed invitandolo ad abbassare il finestrino. Al rifiuto dell’uomo ha preso una mazza di ferro e gli ha spaccato il vetro. A quel punto non c’era più nulla da fare. Alla vittima non è rimasto che consegnare la borsa all’interno della quale vi erano circa 50mila euro in contanti. I rapinatori si sono allontanati velocemente, mentre sul posto sono giunti gli uomini del commissariato di Aversa a cui ha presentato la denuncia.

 Gustavo Gentile

Alla Camera di Commercio di Caserta: Little Digitale Faire: “ La fiera del digitale”

Alla Camera di Commercio di Caserta: Little Digitale Faire: “ La fiera del digitale”. Nei giorni 27 e 28 Novembre 2018, presso la sede della Camera di Commercio di Caserta, verrà allestita una “piccola fiera del digitale” per dare dimostrazione ad imprenditori e studenti del funzionamento di alcune tecnologie 4.0 e per approfondire con loro, attraverso due workshop interattivi e ludico-esperienziali, le competenze necessarie per il lavoro del futuro.

Lega, conferma in appello per confisca dei beni e condanna a Bossi

La Corte d’appello di Genova ha condannato l’ex leader della Lega, Umberto Bossi, a 1 anno e 10 mesi di reclusione e l’ex tesoriere del Carroccio, Francesco Belsito, a 3 anni e 9 mesi, nell’ambito del processo per la maxi truffa ai danni dello Stato sui rimborsi elettorali. I giudici hanno inoltre confermato la confisca di 49 milioni di euro nei confronti della Lega. Nel processo erano coinvolti anche tre revisori dei conti, Antonio Turci e Diego Sanavio, che sono stati condannati a 8 mesi e Stefano Aldovisi, che è stato condannato a 4 mesi. In primo grado Bossi era stato condannato a 2 anni e 6 mesi e Belsito a 4 anni e 10 mesi. Le pene per l’ex segretario e l’ex tesoriere del Carroccio sono state ridotte perché su alcuni addebiti, come la truffa aggravata risalente al 2008, è intervenuta la prescrizione. Intanto, dopo la conferma della confisca dei 49 milioni di euro, continuerà la rateizzazione del debito. A settembre i magistrati genovesi e l’attuale tesoriere della Lega, Giulio Centemero, avevano infatti concordato il versamento di 100 mila euro ogni due mesi.

Napoli, Ancelotti: “Troppo blandi col Chievo”

La Juventus che si allontana, la qualificazione agli ottavi di Champions che puo’ avvicinarsi, anzi gia’ diventare realta’ mercoledi’ sera. Il Napoli si mette alle spalle il deludente pareggio con il Chievo, che permette alla Juventus di allungare la fuga in testa alla classifica: ora i bianconeri sono a +8 punti e la rincorsa si fa piu’ difficile. Carlo Ancelotti cerca di tirare fuori il buono dalla partita di ieri, trasformandola in una lezione per il match di mercoledi’ sera, quando nello stadio San Paolo arrivera’ la Stella Rossa Belgrado nella penultima giornata del girone di Champions League. “Siamo partiti troppo blandi, c’e’ sicuramente da preoccuparsi, ovvero da occuparsi prima, della gara contro la Stella Rossa che sara’ molto simile a questa”, ha detto il tecnico nel prepartita sapendo gia’ che contro i serbi i tre punti sono vitali. La vittoria potrebbe portare infatti il Napoli gia’ agli ottavi con una giornata di anticipo in caso di vittoria del Liverpool in casa del Paris Saint Germain o in caso di pareggio tra francesi e inglesi, in questo caso per il maggiore numero di gol segnati negli scontri diretti contro Mbappe’ e compagni. Insomma, se il Psg non vince e il Napoli batte la Stella Rossa il girone di ferro da’ gia’ il suo verdetto, inatteso a inizio stagione. Una chance che il Napoli vuole provare a sfruttare fino in fondo, considerando poi la difficolta’ dell’ultimo trno in casa del Liverpool. A sospingere gli azzurri ci sara’ il calore del San Paolo che si annuncia con 45.000 spettatori: tra loro anche 2600 tifosi serbi che andranno gioiosamente a mischiarsi in curva B con i tifosi napoletani in virtu’ del gemellaggio tra sostenitori. Clima rilassato, anche se resta alta l’attenzione delle forze dell’ordine sia nella giornata di avvicinamento alla partita che nella serata del match: il timore e’ di possibili incroci pericolosi tra cani sciolti delle due tifoserie. Ancelotti si avvicina alla gara pronto a schierare il Napoli piu’ in forma e accoglie tra gli undici a disposizione, ma non per l’Europa visto che non e’ in lista Uefa, anche Amin Younes che e’ tornato ad allenarsi in gruppo. Intanto il legale del Napoli Mattia Grassani, fa intravedere la possibilita’ che le contestazioni sulle presunte ingiustizie arbitrali nel campionato scorso possano finire in tribunale: “Il presidente – ha detto a Radio Marte – e’ un amabile provocatore che mette sul piatto tematiche interessanti. Non ci sono rapporti tra me e lui relativa a questo tema, ma spesso ho sentito De Laurentiis discutere di cio’ perche’ lui paga per un servizio, lo offre, fa girare l’economia e si trova di fronte a tanta incapacita’ che qualcuno deve risarcire”.

La Corte di Cassazione di Bucarest concede la proroga chiesta dalla Dda per Nicola Inquieto

Nicola Inquieto resta in Italia per altri sei mesi. La Corte di Cassazione di Bucarest ha respinto il ricorso presentato da parte dell’imprenditore di Casapesenna, accusato di camorra ed in particolare di essere vicino al boss Michele Zagaria, concedendo la proroga di ulteriori 6 mesi della consegna temporanea alle autorità italiane chiesta dalla magistratura antimafia. Secondo quanto si apprende dal breve dispositivo della Suprema Corte romena il ricorso, presentato contro la decisione della corte d’Appello di Pitesti, è stato respinto in quanto infondato. Una boccata d’ossigeno per la Dda che ha tutto l’interesse a completare l’iter giudiziario, almeno di primo grado, prima della riconsegna di Inquieto alla giustizia romena. L’imprenditore, in virtù di un mandato di arresto europeo spiccato nei suoi confronti in seguito ad un’inchiesta della Dia sul presunto reinvestimento di capitali del boss Zagaria in Romania, venne consegnato alle autorità italiane in via temporanea con la scadenza fissata al prossimo mese di dicembre. Per questo la Dda aveva chiesto una proroga di ulteriori sei mesi che era stata concessa e su cui pendeva il ricorso che oggi è stato respinto.

Gustavo Gentile

De Luca: ‘Il reddito di cittadinanza sarà intercettato dalla camorra’

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“Credo che buona parte del reddito di cittadinanza sara’ intercettata elegantemente dalla camorra”. Lo ha detto il governatore della Campania, Vincenzo De Luca durante l’assemblea pubblica di Confindustria Salerno. “Qualche esponente del mondo dell’artigianato – ha proseguito l’ex sindaco – mi diceva che con il reddito di cittadinanza sara’ difficile tenere in piedi i programmi di apprendistato. Perche’ se viene un apprendista prende 500 euro, se gli dai 800 euro, credo non avra’ dubbi sulla scelta da fare. Con qualche complicazione in piu’ nell’area campana”. De Luca, inoltre, ha evidenziato che “sono state appostate risorse per 8 miliardi di euro”, ricordando che secondo un rapporto Svimez “rispetto alle quote di poverta’, avremmo bisogno di 15 miliardi di euro, che non ci sono”.

Incendiano un locale dopo la lite, chieste due condanne per sette anni

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Sette anni complessivi di carcere sono stati chiesti dal pubblico ministero della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere a carico di due imputati accusati di aver appiccato un rogo allo Chalet Pinetarium di Pignataro Maggiore, devastato da un incendio doloso nell’agosto 2013. Stamattina, dinanzi al giudice Graziano di Santa Maria Capua Vetere, si è tenuta la requisitoria a carico di Salvatore Lettieri, 24enne di Caserta, e Alit Tekar, 22enne di origini rumene ma residente a Camigliano, entrambi accusati di incendio doloso. I due rischiano una pena a 3 anni e 6 mesi di carcere a testa. Il raid, secondo la ricostruzione della Procura, sarebbe scattato dopo che gli imputati avevano litigato con la proprietaria dello chalet, venendo anche allontanati dal locale. La sera stessa scoppiò l’incendio che distrusse la struttura.

 Gustavo Gentile

OpenMANN, la nuova card per visitare il Museo Archeologico Nazionale di Napoli

“OpenMANN”, quindici euro per visitare il Museo Archeologico Nazionale di Napoli tutto l’anno mostre comprese. L’inziativa, il cui slogan è ” Che bellezza!” parte dal primo  dicembre a un prezzo speciale. La card è nominativa e questa è una scommessa del direttore Paolo Giulierini ”Per consentire ai cittadini e ai turisti di vivere il Museo quotidianamente”. Il Mann, custode delle meraviglie pompeiane e farnesi, nell’ultimo triennio ha raddoppiato il numero dei visitatori e sono già oltre cinquecentocinquanta mila gli ingressi nel 2018, cifra che segna un record assoluto. La card si presenta intanto già con un pacchetto di “mostre evento”, senza ticket aggiuntivo, a partire dall’archeologia cinese di “Mortali – Immortali: i tesori dell’antico Sichuan”, dal14 dicembre all’11 marzo 2019), fino all’attesissimo “Canova e l’antico” dal 28 marzo al 30 giugno, passando per gli “Assiri all’ombra del Vesuvio” a giugno e “Thalassa. Il mare, il mito, la storia, l’archeologia” a settembre. Due le collezioni che verranno riaperte nella primavera del 2019: Preistoria e Protostoria e Magna Grecia. Dal 7 gennaio la card ordinaria avrà il costo di 25 euro; la versione young “under 25” da 10 costerà 13 euro; la family da 30 a 40 euro. Per tutti valido l’invito della campagna social #CivediamoalMuseo.

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