Saranno gli accertamenti tecnici dei vigili del fuoco e le indagini dei carabinieri a chiarire le cause dell’incendio che dal pomeriggio di ieri e fino a notte inoltratta a distrutto una palazzina deposito della famiglia Cesarano di Marano, che opera nel settore delle pompe funebri e colpita il mese scorso da una interdittiva antimafia da parte della Prefettura di Napoli per pressunti legami con i clan locali. L’incendio si è sviluppato nel tardo pomeriggio di ieri in via Calamandrei, a Calvizzano, dove sorge il deposito annesso a una palazzina in cui risiedono diverse famiglie, che per ragioni di sicurezza, sonostati evacuate. I carabinieri che hanno avviato le indagini stanno facendo anche le verifiche sui permessi visto che i Cesarano avrebbero dato il deposito in affitto ad un residente della zona, e vi erano custoditi materiali di vario genere: decori natalizi, piccoli abeti e plastica. L’uomo è stato sentito a sommarie informazioni dai militari e ha riferito di non aver ricevuto ne minacce ne richieste estorsive, tantomeno avrebbe notatol in giro qualcosa di strano o presenze non gradite nei giorni precedenti all’incendio. Anche gli abitanti dell’edificio saranno ascoltati in merito.
Inchiesta sui titoli di insegnamento fasulli: nel mirino 200 insegnanti di sostegno
Maestre e professori assunti diciannove anni fa in Campania e adesso sotto accertamento per un titolo sospetto che li ha abilitati all’insegnamento degli alunni disabili. Nel mirino sono finiti quegli insegnanti assunti per il sostegno e poi passati a insegnare, negli anni, altre materie come italiano, inglese o matematica. Questo il quadro emerso dalle indagini amministrative avviate dall’Ufficio scolastico della Campania nell’ambito dello scandalo sui titoli di sostegno usati come scorciatoia per essere immessi in ruolo più velocemente. “Sono indagini mirate, verifiche di titoli con indicazioni del giorno dell’esame di abilitazione e la data di iscrizione ai corsi abilitanti sul sostegno che si svolgevano presso scuole ed enti privati”, confermano dall’Ufficio scolastico regionale a guida di Luisa Franzese.
A seguito della denuncia di due enti di formazione privati nel salernitano e l’inchiesta avviata a carico di tre docenti accusate di aver prodotto titolo di sostegno falso, come riporta Il Mattino, l’amministrazione scolastica avvia accertamenti sulle pratiche di immissione in ruolo sulle cattedre di sostegno agli inizi degli anni 2000. Almeno cinquecentododici docenti che tra il 1998 e il 1999 furono assunti in tutta la regione perché in possesso di un’abilitazione proprio sul sostegno, sono ora finiti sotto la lente d’ingrandimento. A far scattare le indagini amministrative è stata la scoperta di titoli di abilitazione al sostegno fasulli che facevano riferimento al periodo scolastico precedente all’anno 2000 e non si escludono altri casi simili. Sotto indagine potrebbero finire insegnanti di ruolo, quindi titolari da più di diciannove anni e ormai cinquantenni. “Prima ai corsi abilitanti privati si accedeva per fare la maestra di sostegno anche a 20 o 21 anni”, spiega un funzionario del Provveditorato di Salerno, sede in cui, il 2 dicembre scorso, è stato appiccato il rogo doloso nei locali archivio dell’ufficio. È stato quell’attentato incendiario ad accendere i riflettori anche della Procura della Repubblica di Napoli, che indaga su un giro di falsi titoli abilitativi.
Giugliano: la nuova ordinanza al ras Napolitano prima dell’imminente scarcerazione
Giugliano. Il ras Francesco Napolitano, detto o’ napulitan, raggiunto ieri da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, era in procinto di essere scarcerato e, verosimilmente, avrebbe potuto riprendere in mano le redini del clan, secondo gli inquirenti. La Direzione Investigativa Antimafia di Napoli ha notificato nelle carceri di Parma e di Voghera due misure cautelari Francesco Napolitano e a Michele Olimpo, detto o’ bumbularo rispettivamente, reggente ed elemento di vertice del clan Mallardo, con l’accusa di essere responsabili, in concorso, dell’omicidio di un affiliato, Mario Di Lorenzo, avvenuto il 12 ottobre del 1996 a Giugliano in Campania. Secondo gli inquirenti, decise di far uccidere Di Lorenzo a causa delle reiterate violazioni delle regole interne del clan. Grazie a questa nuova accusa ora, pero’, resta in carcere. Olimpo, invece, secondo gli investigatori, sarebbe stato, l’esecutore materiale dell’omicidio, insieme con un altro affiliato, Filippo Caracallo, che ebbe il ruolo di ‘specchiettista’. Caracallo, nel 2018, divenne successivamente collaboratore di giustizia e ha contribuito a fare luce sull’omicidio. Sono state le dichiarazioni di Caracallo, infatti, che hanno consentito di ricostruire la dinamica dell’omicidio, oltre che le attivita’ di indagine della DIA e della Direzione Distrettale Antimafia partenopea. La decisione di Caracallo di pentirsi sarebbe stata legata ai timori di essere ucciso. A destare in lui il sospetto fu una “strana” convocazione ricevuta Olimpio in quale, effettivamente, temeva che Caracallo potesse parlare. Olimpio, preoccupato del possibile pentimento di Caracallo, aveva deciso di parlargli convocandolo a Busano in provincia di Torino dove all’epoca si trovava ai domiciliari. Proprio il giorno della convocazione, lo stesso Caracallo si era presentato ai carabinieri di Giugliano manifestando la sua volonta’ di collaborare con la giustizia nell’aprile 2018. Le sue dichiarazioni hanno trovato riscontro con le altre attivita’ d’indagine svolte. Olimpio e’ attualmente detenuto nel carcere di Voghera, condannato a 30 anni per l’omicidio di Luigi Giglioso, luogotenente di Giovanni Alfano, all’epoca a capo del sodalizio criminale egemone nel quartiere Posillipo, commesso a Napoli il 18 settembre del 1997.
(nella foto grande il ras Francesco Napolitano, nei riquadri Michele Olimpo e il pentito Filippo Caracallo)
Rintracciato nella notte l’egiziano fuggito dall’aereo alla Malpensa
E’ stato rintracciato nella notte l’egiziano di 30 anni fuggito ieri sera dall’aeroporto di Malpensa mentre stava per subire un respingimento. Secondo quanto riferiscono fonti del Viminale, l’uomo e’ stato individuato dai carabinieri nel comune di Samarate in provincia di Varese non lontano dallo scalo: “non e’ ferito e nelle prossime ore verra’ allontanato dall’Italia”.
Napoli, bomba nella notte contro la pizzeria Sorbillo ai Decumani
Una bomba e’ stata fatta esplodere davanti all’ingresso della storica pizzeria Sorbillo di via Tribunali, ai Decumani nel cuore del centro storico di Napoli. Nessun danno a persone, solo all’ingresso della struttura ma tanta paura per il boato che e’ stato avvertito e soprattutto stupore perche’ colpito un brand ormai riconosciuto, cui fanno capo una serie di locali aperti in diverse citta’ in Italia e anche all’estero. Lo stesso titolare, Gino Sorbillo, su Facebook annuncia che la pizzeria “e’ chiusa per bomba” ma, assicura “riapriremo presto”. Cinque anni fa la pizzeria di via Tribunali 32, dove c’e’ la sede storica, fu incendiata. Nel post, corredato dalle foto dei danni subiti, Gino Sorbillo scrive: “Dopo l’incendio di 5 anni fa adesso arrivano anche le bombe… Mi scuso con tutta la Napoli “buona”, l’Italia “buona” e con tutte le persone che vivono onestamente perché certi avvenimenti così forti ed eclatanti fanno cadere le braccia e demoralizzano la società. Sono stato nell’Arma dei Carabinieri ed ho scelto di fare il Pizzaiolo perché amo troppo la mia città e la amerò per sempre. La Napoli “sana” è sempre nel mio cuore. Gino Sorbillo #Napoli #Pizza#poliziadistato #carabinieri“.
Napoli, latitante da 4 anni e mezzo tradito dai preparativi per la festa del figlio: catturato dai carabinieri
Napol.I carabinieri del comando provinciale di Napoli hanno catturato Massimo Pariota, un 46enne del centro storico latitante dal giugno 2014, quando si era dato alla macchia per sfuggire a un ordine di esecuzione pena emesso dalla procura generale di Taranto sperando di evitare l’espiazione di 8 anni, 3 mesi e 10 giorni di reclusione quale residuo pene di varie condanne subìte per truffa, sostituzione di persona, associazione per delinquere, ricettazione e riciclaggio.
All’approssimarsi del compleanno del figlio avuto durante la latitanza (il bambino stava per compiere 3 anni) i carabinieri della sezione catturandi del nucleo investigativo di Napoli che erano sulle sue tracce da tempo hanno notato che i movimenti dei familiari portavano a una villetta con piscina nell’hinterland a nord di Napoli, fuori mano ma allo stesso tempo vicina al capoluogo campano, a Giugliano in Campania, in via Staffetta. Quando si sono realizzate le condizioni per farvi irruzione in sicurezza i militari dell’arma sono entrati in azione bloccando Pariota e i suoi familiari. Il ricercato non ha opposto resistenza né tentato la fuga lasciandosi pacificamente ammanettare. L’uomo è stato rinchiuso a Poggioreale. continuano le indagini per accertare modalità e identificare le persone che lo hanno aiutato nella sua lunga latitanza.
Migrante respinto si lancia da aereo, Malpensa in tilt
Aeroporto di Malpensa in tilt, con una decina di voli in arrivo dirottati e quelli in partenza ritardati, per la fuga di un cittadino egiziano, che alle 19.30 si e’ lanciato dal portellone posteriore dell’aereo che lo doveva riportare a Dakar. Una volta in pista, l’uomo si e’ messo a correre e non e’ stato trovato. L’egiziano – E.E., di 30 anni – era arrivato a Malpensa domenica da Dakar e dallo scalo milanese doveva proseguire per Il Cairo. Mentre era in transito, e’ stato fermato per un controllo dagli agenti della polizia di stato di Malpensa. L’uomo non aveva con se’ i documenti e per questo e’ partita la procedura di respingimento. Il primo volo utile per Dakar, la localita’ da cui proveniva, era appunto oggi. L’uomo era scortato dalla Polizia di Stato dello scalo internazionale varesino e, quando e’ salito sull’aereo di AirItaly, dal portellone anteriore, ha percorso tutto il velivolo fino al portellone posteriore. Quando il personale di volo ha tolto la scaletta prima del decollo, ha deciso di approfittare di un attimo di distrazione di una hostess per lanciarsi dal portellone rimasto aperto. Una volta atterrato sulla pista, ha iniziato a correre facendo perdere le sue tracce. Il gestore dello scalo, per motivi di sicurezza, ha immediatamente chiuso le piste e i voli in arrivo sono stati dirottati su altri scali. Subito si e’ riunito il comitato di crisi composto da Enac, Enav, Polizia di Stato e da tutte le autorita’ aeroportuali, compreso il gestore dello scalo e alle 20.20, su decisione di Enav, Enac e polizia una delle due piste di Malpensa, la 35L, e’ stata riaperta. Alle 22.33 e’ stata poi riaperta anche la seconda pista e l’operativita’ dello scalo e’ ripresa regolarmente. Gli aerei che erano stati ritardati hanno iniziato a partire dall’hub, mentre tutti i raccordi sono presidiati dalla polizia, che ha chiesto il supporto del gestore dello scalo milanese. “Sto seguendo la situazione e sono sicuro, come mi hanno assicurato le Forze dell’Ordine, che l’extracomunitario verra’ rintracciato velocemente”, ha commentato il ministro dell’Interno Matteo Salvini. “Lo prenderemo e lo espelleremo immediatamente”.
Minaccia di uccidere la mamma con una lancia: arrestato uomo nel Casertano
A Marzano Appio, in provincia di Caserta, è stato tratto in arresto dai carabinieri, per maltrattamenti in famiglia, un 52enne del luogo. Lo ha reso noto il comando provinciale dei carabinieri di Caserta. I militari dell’Arma, sono intervenuti presso l’abitazione dell’arrestato in quanto l’uomo, poco prima, in stato di alterazione psicofisica dovuta all’assunzione di sostanze alcoliche e armato di lancia, per futili motivi, aveva minacciato di morte la madre 71enne. La vittima ha denunciato ai carabinieri i continui maltrattamenti subiti dal figlio a partire dal 2016. L’arma è stata sottoposta a sequestro.
Scontri tra tifosi del Napoli e Verona, gli ultrà organizzarono un agguato. IL VIDEO
Napoli. Sapevano esattamente cosa dovevano fare e cosi’ si erano messi tutti d’accordo per arrivare alla spicciolata alla stazione centrale di Napoli. Solo che i loro movimenti erano stati notati dalla Digos partenopea che ben conosce la forte rivalita’ tra il Napoli e il Verona. Gli scaligeri erano stati autorizzati dal Viminale a partecipare alla trasferta al San Paolo ed erano arrivati in massa, tutti con il biglietto e la tessera del tifoso in tasca. Quello programmato dagli ultra’ azzurri alla stazione era proprio un agguato; erano arrivati in 200 e cercarono in ogni modo di raggiungere gli autobus scortati dei veronesi. Non ci riuscirono e parti’ la guerriglia contro le forze di polizia. Decine di feriti, cinque auto di servizio danneggiate e date alle fiamme. Il pool della Procura di Napoli per i reati da stadio, coordinato dal procuratore aggiunto Lucantonio, ha chiuso il cerchio attorno a cinque dei responsabili. Sono tutti della curva B dello Stadio San Paolo, due del gruppo Area Nord, due del gruppo Secco Vivo e uno del gruppo Ultras 72. Rispondono di resistenza, lesioni, danneggiamento, incendio. Provvedimenti restrittivi in carcere per Carmine Cacciaputi, Tommaso Fiorillo, Gennaro Iescone, Diego Infante e Fabio Vegliante. Infante e Cacciapuoti erano gia’ ai domiciliari perche’ coinvolti nell’assalto agli autobus dei tifosi della Roma di ritorno dalla trasferta a Barcellona. Oltre alle misure cautelari, ci sono state dieci perquisizioni, con altrettanti iscritti nel registri degli indagati che saranno destinatari di Daspo. Le indagini sono state possibili grazie a una ricostruzione capillare e paziente delle immagini dei sistemi di videosorveglianza della stazione. I responsabili dell’assalto si erano tutti dati appuntamenti allo stadio San Paolo per poi partire in scooter verso la stazione.
Supercoppa: Allegri predica umiltà contro il Milan
Umiltà e difesa. Sono i due ingredienti primari con cui Massimiliano Allegri intende ‘cucinare’ il Milan domani avversario nella Supercoppa giocata in terra araba. Sfida che la Juventus non può fallire, per non correre il rischio di allungare le delusioni patite nelle ultime finali. “Difficile farsi un’idea del perché perdi due partite ai rigori, con Napoli e Milan, e con la Lazio, dove l’avevamo recuperata ma prendendo poi gol al 92′. Spero che domani sia diverso”, è l’auspicio del tecnico bianconero. E guai a parlare di una Signora che non dovrebbe preoccuparsi di questo Milan: “Dobbiamo fare una bella prestazione perché i 22 punti di differenza in classifica, in campo, si azzerano. Una delle nostre forze – ha ricordato – è quella di avere grande rispetto dell’avversario, l’umiltà di saper difendere. E’ una qualità non dobbiamo perdere e non è una vergogna. Perché serve per arrivare in fondo e vincere le grandi partite. La finale contro il Real l’abbiamo persa perché abbiamo fatto una brutta difesa”. A Gedda in palio il primo trofeo della stagione, ma per Allegri “è un test importante, come lo è stato in Coppa Italia col Bologna e come lo sarà con l’Atalanta, per prepararci all’ottavo di Champions. Le partite secche senza possibilità di replica devi giocarle in modo diverso”.A sostituire l’infortunato Mandzukic, ovviamente, sarà uno tra Douglas Costa e Bernardeschi. Confermati Dybala e ovviamente Ronaldo, l’uomo chiamato a vestire i panni dell’asso di (Super) coppa. “Se Cristiano ha dato maggiore consapevolezza e se questo si percepisce alla vigilia di una finale? Per dimostrarlo, bisogna vincere”, ha puntualizzato Allegri. “Se si vincono i trofei ha dato più consapevolezza, se non si vincono, no. Ronaldo è abituato a vincere trofei, per noi è un valore importante e va sfruttato.Ma non scordiamoci – ha sottolineato il tecnico – che la Juve negli ultimi anni ha giocato due finali di Champions contro quelle che in quel momento erano le due squadre migliori del mondo. E nei quattro anni di Champions la Juve si è ben comportata”. In tema formazione, da capire se il recuperato Cancelo sarà della partita: “Devo decidere, sta bene, come De Sciglio. Per l’attacco un cambio può essere Kean, ma speriamo di non andare ai supplementari. I cinque centrocampisti stanno tutti bene e questo mi fa ben sperare per il futuro perché avremo tante partite”. Si entra nel periodo decisivo della stagione e l’imperativo è uno solo: “Vincere più trofei possibili. E non è facile, serve un po’ di fortuna, ancora di più in Champions che negli ultimi anni è aumentata di livello, con cinque-sei squadre che possono arrivare in fondo”.
Il pentito: ‘Gli imprenditori anti clan facevano parte del ‘cerchio magico’ del boss Zagaria’
Gli imprenditori antimafia Armando, Nicola e Antonio Diana, arrestati oggi con l’accusa di essere vicini al clan dei Casalesi, facevano parte del cosiddetto “cerchio magico”, nel quale c’erano gli imprenditori per i quali il boss Michele Zagaria “avrebbe potuto scatenare una guerra”. A riferirlo, nel corso di un interrogatorio reso il 5 febbraio del 2016, e’ Massimiliano Caterino, il primo collaboratore di giustizia a parlare del boss, per lungo tempo suo uomo di fiducia in quanto incaricato di “difendere le ragioni degli imprenditori amici di Zagaria, che si trovavano ad operare in zone di influenza di altre famiglie del clan o addirittura di altri clan”. Massimiliano Caterino parla anche degli “ottimi rapporti” tra la famiglia Zagaria e Armando, Nicola e Antonio Diana e dei contributi versati nelle casse del clan. “Mi recavo periodicamente, precisamente tre volte all’anno…a ritirare i soldi che i Diana versavano a Michele Zagaria. Si trattava generalmente di una somma che ricordo all’ammontare a circa 15mila euro che io provvedevo a consegnare a Zagaria Michele”. Zagaria perorava le ragioni di questi imprenditori, spiega Caterino, un atteggiamento che teneva “per gli imprenditori suoi amici, cioe’ quelli per i quali metteva a disposizione il proprio prestigio e la propria forza per la loro affermazione imprenditoriale e che ovviamente, a loro volta, versavano cospicue somme di denaro”. Da imprenditori antimafia a soggetti collusi con il clan dei Casalesi: è stato un vero e proprio fulmine a ciel sereno per le associazioni antimafia l’indagine della Dda di Napoli che oggi ha portato agli arresti domiciliari per concorso esterno in camorra, il 77enne Armando Diana e i nipoti Antonio e Nicola Diana, fratelli gemelli di 51 anni. Le misure cautelari emesse dal gip sono state eseguite dalla Squadra Mobile della Questura di Caserta. Antonio e Nicola sono figli di Mario, imprenditore edile ucciso nel 1986 dalla camorra e ritenuto vittima innocente, in quanto si sarebbe opposto – come accertato nella sentenza definitiva – alle richieste economiche delle cosche casalesi allora in ascesa; nel nome del papa’, i gemelli Diana hanno creato una Fondazione che organizza eventi anti-camorra e ogni anno assegna delle borse di studio a giovani svantaggiati. Fino ad oggi, dunque, i Diana erano considerati imprenditori anti-clan; peraltro Antonio Diana e’ cognato del collaboratore di giustizia Michele Barone, ex fedelissimo del boss Michele Zagaria, ma neanche questa vicinanza aveva mai scalfito il ruolo di veri e propri testimonial della legalita’; piu’ volte i Diana, soprattutto Antonio, hanno denunciato l’illegalita’ diffusa nel Casertano e l’ingerenza della camorra nell’imprenditoria. Nel 2010 Legambiente nomino’ Antonio Diana ambientalista dell’anno. Nella loro azienda, i Diana hanno anche assunto Massimiliano Noviello, figlio di Domenico, imprenditore ucciso nel 2008 dai killer dell’ala stragista dei Casalesi guidata da Giuseppe Setola perche’ aveva denunciato e fatto arrestare gli estorsori della camorra. Non solo, tra i dipendenti dei Diana figura anche il carabiniere che arresto’ il sanguinario killer della fazione Bidognetti. Una posizione rilevante sul piano socio-economico e culturale che l’indagine della Dda di Napoli (coordinata dal procuratore aggiunto Luigi Frunzio e dai sostituti Alessandro D’Alessio e Maurizio Giordano) ora mette in discussione. Per gli inquirenti i tre imprenditori avrebbero stretto gia’ dagli anni ’90 un patto criminale con i Casalesi, in particolare con il gruppo del boss Michele Zagaria, originario di Casapesenna come i Diana. Il patto avrebbe permesso ai Diana di godere di una protezione e di una tranquillita’ operativa tali da permettere loro di raggiungere una posizione imprenditoriale privilegiata; in cambio il clan avrebbe ottenuto dai Diana prestazioni di servizi e utilita’, quali il cambio di assegni e la consegna sistematica di cospicue somme di denaro, necessarie ad alimentare le casse dell’organizzazione di Zagaria. Per gli inquirenti i Diana versavano somme al clan, non tangenti ma corrispettivo per i servigi resi. Come quando, proprio grazie all’intervento del clan, riuscirono ad evitare una richiesta di pizzo proveniente dalla famiglia camorristica Russo. Contestualmente alla notifica delle ordinanza, gli investigatori della Squadra Mobile hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo di tutte le societa’, tuttora attive, riconducibili ai Diana, dislocate nell’agro aversano, nel capoluogo Caserta e nelle citta’ di Napoli e Milano.
Supercoppa, Gattuso: Con Juve senza paura. Higuain via?
In palio c’è un trofeo che Alessio Romagnoli che per il Milan può rappresentare la “svolta della stagione”. Ma la trasferta di Gedda, dove domani i rossoneri di Rino Gattuso proveranno a ripetere lo ‘scherzetto’ tirato alla Juventus nell’edizione di Doha 2016, si accompagna inevitabilmente alle voci di mercato che circondano Gonzalo Higuain, il grande ex della sfida. Sono le ore in cui si potrebbero sciogliere i dubbi sul futuro del Pipita, tentato dal raggiungere Sarri al Chelsea, e il tecnico non può sfuggire alla questione. E ‘Ringhio’ l’affronta con la caratteristica serenità e lucidità che lo contraddistinguono nelle conferenze. “Gonzalo si allena bene ed è a disposizione”, ha spiegato dalla sala stampa dello stadio King Abdullah Sports City. “Poi, vedremo se giocherà. Ci sono tantissime voci, vediamo come si sistemerà questa situazione”. Il tecnico ha assicurato di vederlo “sereno e dentro al progetto. Va d’accordo con tutti i compagni, non sta mai zitto. O è un grandissimo attore… Comunque non è facile far cambiare idea a un giocatore, poi vediamo cosa succede. Ma – ha precisato – a me non è mai venuto a dirmi che vuole andar via”.In ogni caso, per il tormentone-Pipita Gattuso si è detto pronto ad ogni tipo di epilogo: “Se andasse via, non ci rimarrei male. Ho fatto il calciatore, conosco le dinamiche. Ogni giocatore è diverso dall’altro. Comunque non è corretto parlare solo di Higuain. Domani al 90 per cento, gioca. La cosa importante è questa partita”. Una partita di quelle che “a noi fanno bene” e dove Gattuso chiede ai suoi uomini di giocare senza paura e “con grande spensieratezza. Non sempre nel calcio vince la squadra più forte. Voglio rivedere lo spirito del Milan di 7-8 mesi fa a Torino contro la Juventus in campionato. Dobbiamo essere presenti e avere grande voglia per 95 minuti, senza essere preoccupati dal fatto che nella Juve ci sono grandi campioni. Non voglio vedere la squadra sbracare. Come con l’Olympiacos, partita regalata quando ce l’avevamo in mano”, ha aggiunto. “Siamo migliorati tanto, non dobbiamo perdere le certezze e il coraggio”.Quanto alla formazione, Gattuso è orientato a regalare un’altra chance da titolare al nuovo volto Paquetà: “Sta bene è un giocatore importante per noi. A Genova ha fatto cose importanti. Vedremo se domani giocherà o no”. Tanti elogi anche per Cutrone, fresco eroe di Coppa Italia: “Siamo contenti di Patrick, ce lo teniamo stretto, ce lo coccoliamo. Quando entra a gara in corso, fa la differenza. Quando non gioca non è contento, ma è normale. Parliamo molto e sta crescendo”.Spande ottimismo Romagnoli: “Le sensazioni sono positive c’è una bella atmosfera. Daremo il massimo per vincerla. Per noi è un bellissimo test. Sappiamo di affrontare una delle migliori squadre d’Europa. Abbiamo rispetto per loro, però – ha sottolineato il difensore – sappiamo anche le nostre qualità e ciò che dobbiamo fare per metterli in difficoltà. Siamo consapevoli di essere più forti del gruppo che ha vinto due anni fa a Doha”. E così come successo per la capitale del Qatar, i rossoneri si augurano che anche Gedda da domani possa essere associata a un bel ricordo. E, a proposito della scelta, accompagnata in Italia da tante polemiche, di far disputare la Supercoppa in Arabia, Gattuso la vede così: “Siamo orgogliosi di essere qua. Domani ci saranno anche le donne allo stadio. Per come siamo stati accolti e trattati in questi giorni, il voto è dieci e lode”.
Scafati, De Luca chiama a raccolta anche la Lega Sud Ausonia in vista delle amministrative
La Lega Sud Ausonia sbarca a Scafati in vista del voto amministrativo dei prossimi mesi. E lo fa con l’ex assessore Raffaele De Luca. “Per anni questo movimento politico- spiega De Luca- è stato ai margini della politica meridionale e nazionale e ora si dice pronto a sostenere le problematiche del meridione. Ci sono alcuni movimenti politici in Campania che si sono uniti al percorso della Lega Sud , saranno veri leghisti del Sud a combattere per il nostro territorio pronti a dialogare con tutti, ma la cosa più importante è riempire quel vuoto politico e ideologo che manca. Siamo convinti che la Campania aprirà un percorso per le regioni meridionali che autonomamente gestiranno le loro problematiche. Saremo quella costola che unirà l’Italia in questo momento così delicato per noi del Sud.
Nei prossimi giorni potremmo già presentare in tutto il territorio il lavoro svolto e presentare i veri leghisti campani. In alcuni comuni dove si voterà è già presente il simbolo”.
Cesare Battisti: “Sono malato, ora sono cambiato”
“Mi dite in quale parte del mondo mi trovo? Ormai è tutto finito, ho 64 anni, sono malato, sono cambiato”. Sono queste le prime parole di Cesare Battisti, appena arrivato nel carcere di Massama (Oristano), secondo quanto riferisce all’ANSA l’ex parlamentare sardo Mauro Pili che lo ha appreso da fonti qualificate. Battisti ha parlato con diversi agenti penitenziari ed è stato a colloquio con il direttore del carcere. Francia, esamineremo altre richieste dall’Italia.”Tutte le richieste – prosegue il portavoce della ministra Belloubet – sono oggetto di valutazione caso per caso. Il ministero della Giustizia verifica in particolare, prima della trasmissione della richiesta di estradizione alle autorità giudiziarie francesi per l’esecuzione, la regolarità della richiesta, in particolare riguardo alla prescrizione dei fatti e al carattere politico del reato”. Prima visita di un difensore in carcere – Prima visita in carcere a Massama (Oristano) per Cesare Battisti. Secondo quanto apprende l’ANSA questa mattina l’ex terrorista, che si trova nell’istituto sardo, hs incontrato il suo avvocato, arrivato per il colloquio. Subito le visite mediche poi un colloquio con l’educatore. Sono queste, secondo quanto apprende l’ANSA le prime formalità espletate da Cesare Battisti nel carcere di Massama (Oristano). L’ex terrorista, arrivato ieri in Italia dopo la cattura in Bolivia e subito trasferito in Sardegna, ha incontrato il suo avvocato Davide Steccanella.”Non lo conoscevo, l’ho visto oggi per la prima volta”. Ha rilasciato solo poche parole ai giornalisti che attendevano fuori dal carcere l’avvocato Davide Steccanella, al termine del colloquio con l’ex terrorista nel carcere di Massama (Oristano). Il colloquio è durato circa un’ora. Il legale si è limitato a spiegare che Battisti ieri ha avuto “una giornata pesantina”, che è il suo assistito e che per “giudicarlo umanamente” un’ora non basta. Incontro con il cappellano del carcere – Oltre ad avere avuto dei colloqui con il direttore e l’educatore del carcere di Massama (Oristano), Cesare Battisti ha incontrato il cappellano della struttura Don Gabriele Cossu. “Nei confronti di Battisti è stato eseguito un decreto di estradizione ed è stata compiuta una azione di giustizia doverosa da parte dello Stato, alla quale plaudo. Mi riservo poi di verificare, e di valutare un intervento, se ci siano stati elementi di spettacolarizzazione e se in sede istituzionale sia stato usato un linguaggio aderente alla Costituzione”. E’ quanto sottolinea, interpellato dall’ANSA, il Garante nazionale dei detenuti, Mauro Palma, in merito alla gestione del rientro in Italia di Cesare Battisti e più in generale richiamando alla necessità che le istituzioni utilizzino “un linguaggio conforme alla Carta costituzionale”.
Napoli, paura in via Chiatamone: crolla il cornicione della chiesa delle Crocelle ai Mannesi
Napoli. Paura in via Chiatamone per il crollo parziale di una parte del cornicione della chiesa delle Crocelle ai Mannesi. Tante le telefonate ai vigili del fuoco, sul posto sono intervenuti gli agenti della polizia municipale, una pattuglia della polizia e i caschi rossi con un’autoscala. Sono in corso le operazioni di messa in sicurezza dell’area, si sono registrate inoltre ripercussioni alla circolazione veicolare.
Attacco a Nairobi: sette morti certi
Sarebbero almeno 7 i morti dell’attacco a Nairobi: un testimone ha riferito di aver visto cinque corpi all’entrata dell’hotel, mentre i soccorritori hanno detto che due dei feriti sono deceduti all’arrivo in ospedale. Il testimone ha detto inoltre che alcune persone chiedevano aiuto e “quando siamo accorsi per cercare di recuperarle, dalle scale sono arrivati colpi di arma da fuoco: ci siamo dovuti accucciare dato che miravano a noi e potevamo vedere due persone sparare”. Almeno 14 i feriti nell’attacco condotto da un gruppo armato contro l’hotel Dusit D2. Durante l’assalto ci sono state alcune esplosioni, poi una sparatoria fra i terroristi e le forze di sicurezza, e diverse auto sono state date alle fiamme. Il gruppo armato ha anche preso numerosi ostaggi all’interno dell’hotel. Mobilitate le teste di cuoio anti-terrorismo. Gli estremisti somali di Al Shaabab hanno rivendicato l’attacco. L’unità di crisi della Farnesina e l’ambasciata d’Italia a Nairobi sono al lavoro sin dal primo momento per verificare l’eventuale presenza di connazionali sul posto e prestare ogni necessaria assistenza. Lo si apprende da fonti della Farnesina.
Brexit, Westminter boccia l’accordo. May non si dimette
L’accordo sul divorzio dall’Ue raggiunto a novembre dalla premier Tory, Theresa May, con Bruxelles è stato bocciato stasera dalla Camera dei Comuni britannica con 432 no contro 202 sì. La ratifica è stata negata con uno scarto di 230 voti, molto pesante per il governo. Sono 118 i deputati conservatori che hanno votato contro l’accordo. Il leader laburista Jeremy Corbyn ha presentato una mozione di sfiducia al governo Tory. La mozione sarà discussa domani. Corbyn ha parlato di “sconfitta devastante”, ha accusato la premier d’essersi negata al dialogo con l’opposizione per scongiurare un no deal e di aver privilegiato gli interessi del Partito Conservatore su quelli del Paese. Ha infine auspicato che la Camera dia domani il suo “verdetto sull’incompetenza di questo governo”.
Il portavoce del Dup, il partito degli unionisti nordirlandese, ha annunciato che voterà la fiducia a Theresa May. I 10 voti del Dup sono decisivi per assicurare la maggioranza al governo. May aveva chiesto alle opposizioni di presentare una mozione di fiducia per vedere se l’esecutivo dispone ancora del sostegno di una maggioranza. La premier ha detto che il no all’accordo è chiaro, ma che non sono emerse chiaramente altre proposte sul tavolo. E ha insistito, in caso di fiducia, sulla volontà di andare avanti e di continuare a lavorare per attuare la Brexit.
L’accordo sulla Brexit sottoposto al Parlamento rispetta “la volontà democratica” espressa dal popolo britannico nel referendum del 2016 e apre la strada “a un futuro migliore” per la Gran Bretagna. Così aveva detto la premier concludendo il dibattito ai Comuni. May ha quindi passato in rassegna le alternative, denunciando un eventuale secondo referendum come uno strumento di divisione per il Paese e un no deal come una soluzione in contrasto con l’interesse nazionale. Si riapre la partita della Brexit: l’accordo sul divorzio dall’Ue raggiunto a novembre dalla premier Tory, Theresa May, con Bruxelles è stato bocciato stasera dalla Camera dei Comuni britannica con 432 no contro 202 sì. La ratifica è stata negata con uno scarto di 230 voti, molto pesante per il governo. Sono 118 i deputati conservatori che hanno votato contro l’accordo.
Il leader laburista Jeremy Corbyn ha presentato una mozione di sfiducia al governo Tory. La mozione sarà discussa domani. Corbyn ha parlato di “sconfitta devastante”, ha accusato la premier d’essersi negata al dialogo con l’opposizione per scongiurare un no deal e di aver privilegiato gli interessi del Partito Conservatore su quelli del Paese. Ha infine auspicato che la Camera dia domani il suo “verdetto sull’incompetenza di questo governo”.
Il portavoce del Dup, il partito degli unionisti nordirlandese, ha annunciato che voterà la fiducia a Theresa May. I 10 voti del Dup sono decisivi per assicurare la maggioranza al governo. May aveva chiesto alle opposizioni di presentare una mozione di fiducia per vedere se l’esecutivo dispone ancora del sostegno di una maggioranza. La premier ha detto che il no all’accordo è chiaro, ma che non sono emerse chiaramente altre proposte sul tavolo. E ha insistito, in caso di fiducia, sulla volontà di andare avanti e di continuare a lavorare per attuare la Brexit.
L’accordo sulla Brexit sottoposto al Parlamento rispetta “la volontà democratica” espressa dal popolo britannico nel referendum del 2016 e apre la strada “a un futuro migliore” per la Gran Bretagna. Così aveva detto la premier concludendo il dibattito ai Comuni. May ha quindi passato in rassegna le alternative, denunciando un eventuale secondo referendum come uno strumento di divisione per il Paese e un no deal come una soluzione in contrasto con l’interesse nazionale.
‘Questi quando scendono portano la morte sulle spalle…credimi …è finita ‘, così il boss intercettato parlava di Minichini. GLI ARRESTATI
” .. Questi quando scendono … portano la morte sulle spalle .. credimi .. è finita .. “. Si esprimeva così il boss di Marigliano, Luigi Esposito o’ Sciamarro nel novembre del 2015 parlando con un suo fedelissimo di Michele Minichini, o’ tigre, figlio del boss detenuto Ciro. I due commentavano l’omicidio di Vincenzo De Bernardo detto pisiello, uomo del clan Mazzarella ucciso a Somma Vesuviana l’11 novembre del 2015. Per quell’omicidio oggi i carabinieri di Castello di Cisterna grazie alle dichiarazioni di alcuni pentiti e a numerose intercettazioni ambientali e telefoniche hanno notificato 6 ordinanze cautelare ad altrettanti esponenti del clan Rinaldi del rione Villa di san Giovanni a Teduccio. Il boss Ciro Rinaldi detto mauè continua la sua latitanza e nelle 176 pagine del provvedimento firmato dal gip Egle Pilla viene indicato come il mandante di quell’omicidio e fornitore delle armi. Con lo stesso ruolo (ovvero di mandante) Luigi Esposito o’ sciamarro che partecipò anche alla fase esecutiva dell’agguato, così come Luisa De Stefano, 49 anni, detta Luisa a pazzignara, moglie del boss detenuto Roberto Schisa, e che è a capo del gruppo che controlla il traffico di stupefacenti nel rione Pazzigno insieme con la nipote Enzina Maione pure lei raggiunta dall’ordinanza cautelare perchè avrebbe dato il segnale delle presenza di De Bernardo al killer Michele Minichini che fece materialmente fuoco contro la vittima mentre era in auto con il cognato Salvatore Grimaldi in attesa delle rispettive mogli che erano in un supermercato vicino a fare la spesa. Con lui secondo i pentiti c’erano anche due esponenti di spicco dell’ex paranza dei Bimbi che non risultano indagati in questa inchiesta. Il provvedimento cautelare ha colpito anche il 33enne Stefano Gallo residente a Scisciano, uomo di fiducia del boss Luigi Esposito o’ sciamarro che si occupò di nascondere le armi utilizzate per l’agguato (armi che poi furono sequestrate dalle forze dell’ordine prima che venissero riprese). Indagato invece Mauro Marino (arrestato nel luglio scorso e subito diventato collaboratore di giustizia) uno dei cinque pentiti che hanno contribuito a fare luce sull’agguato e sugli scenari criminali tra la zona est di Napoli e i paesi vesuviani confinanti. Il boss Rinaldi, Luisa De Stefano, Enzina Maione, e Michele Minichini erano già stati colpiti da un precedente ordinanza: il primo quale mandante, le due donne quali organizzatrici e complici e Minichini sempre come esecutore materiale del clamoroso agguato compiuto il 17 giugno del 2016 in un circolo privato al Lotto 0 di Ponticelli dove trovarono la morte il boss Raffaele “Ultimo” Cepparuolo uomo dei Barbudos del rione Sanità e l’innocente Ciro Colonna.
Dall’inchiesta emerge che il clan Rinaldi era a capo di un cartello criminale composto da alcuni gruppi camorristici, uno capeggiato anche Luisa De Stefano, ritenuta vertice del cosiddetto clan delle “pazzignane”. Dell’alleanza faceva parte anche il gruppo di Luigi Esposito o’ sciamarro (a capo dei cosiddetti “paesani”), il quale intendeva evitare che i Mazzarella giungessero fino alla “sua” Marigliano. L’obiettivo dell’alleanza, oltre che essere finalizzato a fare affari, soprattutto con la droga, era cercare di fronteggiare le mire espansionistiche del clan rivale dei Mazzarella, che aveva intenzione di allungare le mani sui comuni della cintura vesuviana e sulla zona di Nola. L’omicidio di Vincenzo De Bernardo, avvenuto l’11 novembre del 2015, secondo quanto emerso dall’attivita’ investigativa dei carabinieri di Napoli – coordinati dalla Procura partenopea – venne messo in pratica per vendicare l’uccisione di colui che era ritenuto il capo della cosiddetta “paranza dei bambini”, il baby boss Emanuele Sibillo. A quell’agguato aveva preso parte il giovanissimo Roberto De Bernardo nipote di ‘Pisiello’ che dopo l’omicidio trovò riparo prpiro a Marigliano a casa dello zio per sfuggire alla vendetta dei Sibillo.Il cartello capeggiato dal clan Rinaldi, di cui facevano parte questi gruppi, si sciolse una volta ottenuto l’obiettivo. Nel corso delle perquisizioni i militari hanno anche recuperato e sequestrato cinque pistole, tra cui una potente pistola-mitraglietta, un giubbotto antiproiettile e un cospicuo quantitativo di hashish. Il secondo episodio criminale sui cui si e’ concentrata l’attivita’ degli investigatori riguarda il tentato omicidio di Antonio Amato, scattato il 7 settembre del 2017, perché sospettato di aver preso parte all’assassinio di Vincenzo De Bernardo con il ruolo di “specchiettista”. All’agguato fallito contro Amato prese parte anche il nipote della vittima. Per questo episodio sono finiti in carcere Roberto De Bernardo, 29enne figlio del boss ucciso Vincenzo o’ pisiello, in qualità di mandante e Daniele Baselice di 28 anni ed Enrico Mirra di 22 esecutori materiali del tentato delitto. Erroneamente Amato era ritenuto coinvolto nell’omicidio De Bernardo. L’azione fu eseguita nello stesso complesso di edilizia popolare. La vittima fu intercettata dai sicari mentre parcheggiava la propria auto in compagnia del figlio di tre anni. Dopo l’esplosione dei primi colpi d’arma da fuoco, riusci’ a salvarsi rifugiandosi dietro alcuni veicoli in sosta riportando solo una ferita a una gamba.
La ‘guerra’ tra i clan Rinaldi e Mazzarella che ancora oggi crea fibrillazioni in una larga parte di Napoli e’ nata nel 2015. A ricostruire le origini di una contrapposizione armata con agguati, omicidi e ‘stese’,l’indagine dei carabinieri su che ha portato a due misure di custodia cautelare in carcere emesse dal gip di Napoli, Egle Pilla a carico di 9 indagati ritenuti affiliati ai due gruppi di camorra attivi nella zona Orientale di Napoli e in provincia. Nel 2015, l’area compresa tra Somma Vesuviana e Marigliano era contraddistinta da un acceso antagonismo tra alleati dei Mazzarella e un gruppo locale, chiamato dei Paesani, legato ai Rinaldi. E’ lo scenario nel quale viene pianificato ed eseguito da sei degli indagati l’omicidio di Vincenzo De Bernardo, detto o’pisell, esponente di spicco dei Mazzarella, che dopo un periodo di detenzione, tornato in liberta’ l, si era trasferito a Somma Vesuviana con l’intenzione di assumere il controllo del territorio.Il suo nome era nella lista della morte. Doveva essere ucciso perche’ l’omicidio di Emanuele Sibillo, boss della paranza dei bambini di Forcella, ucciso a tradimento il 2 luglio del 2015 dal gruppo Buonerba, in buoni rapporti con i Mazzarella, reclamava vendetta. Prima ancora che i pm arrestassero mandanti ed esecutori, il 11 novembre di tre anni fa a Somma, nel.parco Fiordaliso, a 20 chilometri dal centro di Napoli dove il baby boss era stato finito, cadde vittima di agguato De Bernardo, zio di Roberto, sicario di Emanuele Sibillo, che aveva anche ospitato suo nipote dopo l’agguato mortale. Ciro Rinaldi, boss di San Giovanni a Teduccio, nemico storico dei Mazzarella e legato ai Sibillo per il controllo del centro di Napoli, decreto’ quella morte e con l’appoggio dei gruppo Minichini e in particolare di Luisa De Stefano, ‘la pazzignana’ e di Luigi Esposito, del gruppo Paesano della zona di Marigliano. A proprosito di Michele Minichini, il neo pentito Mauro Marino nel corso di un recente interrogatorio datato ottobre 2018 lo definisce: “un tumore, perche’, quando ti viene addosso non hai scampo”. Il boss Rinaldi e’ latitante ed e’ secondo la procura tra i ricercati piu’ pericolosi e piu’ influenti sui quali si stanno concentrando gli sforzi investigativi di questi mesi.
(nella foto da sinistra Emanuele Sibillo, Vincenzo De Bernardo, Michele Minichini. Luigi Esposito)
Napoli; Ancelotti, razzismo? Non se ne puo’ più
“Non se ne puo’ piu’, anche a Bologna un giocatore di vent’anni l’altro giorno e’ stato insultato, non ha senso. Il calcio italiano non e’ cambiato, gli ignoranti e maleducati continuano ad andare negli stadi e per loro serve un corso di educazione, senso civico e rispetto”. Carlo Ancelotti sceglie la cattedra dell’universita’ Vanvitelli di Napoli per ricordare che la battaglia contro il razzismo nel calcio italiano non riguarda solo il Napoli e Koulibaly, ma tutto il movimento, come dimostrato anche dai cori razzisti contro lo juventino Kean in Bologna-Juventus di Coppa Italia. Il tecnico azzurro tiene una lezione sulla gestione del gruppo nel calcio contemporaneo ma, rispondendo a una delle domande dal pubblico universitario, torna sulla battaglia contro il razzismo, replicando anche alle critiche che gli sono state mosse da diverse parti, tra cui il capo della polizia Franco Gabrielli: “Ho sentito dire – afferma – ‘Ancelotti non puo’ decidere di sospendere una partita’, ma forse quando parlo non mi faccio capire. Non ho mai chiesto di sospendere le partite, so bene che se 60.000 persone devono uscire dallo stadio ci sono problemi. Ma in caso di cori razzisti le partite si devono interrompere, si aspetta qualche minuto e poi si riprende. Del resto le gare si interrompono anche per la pioggia, nel 2000 aspettammo due ore prima di tornare in campo per il maltempo”. Il tecnico apprezza l’intenzione espressa dal presidente della Federcalcio Gravina di “semplificare la norma – dice – ma ricordiamoci anche che la norma c’e’ ed e’ gia’ applicabile quando c’e’ un insulto territoriale o razziale e a Milano non e’ stata applicata. Io ho avuto la fortuna di lavorare all’estero per nove anni e queste cose sono state debellate. E’ una cosa che l’Italia non puo’, ma deve fare e non e’ tanto complicata”. Ancelotti risponde su tutto, dalla gestione dello spogliatoio e delle primedonne (“lo sono solo fuori, ma nello spogliatoio sono tutti uguali, anche Cristiano Ronaldo”, dice) fino al mercato e a come si gestisce una stella che vuole andare via: “Lo si manda via”, dice secco e molti pensano alla corte che il Psg fa ad Allan, che Ancelotti pero’ non nomina. Il tecnico, pero’, e’ fiducioso nel futuro a breve termine: “Il Napoli – dice – e’ un gruppo vincente e sono convinto che non c’e’ da aspettare tanto per vincere. La squadra e’ forte, la societa’ ha investito bene in questi anni, il gruppo e’ giovane e sano e la societa’ vuole investire ancora”. La prima vittoria che il pubblico si aspetta e’ quella di domenica contro la Lazio, Ancelotti dovra’ far fronte a diverse assenze ma spera di recuperare Mertens che oggi ha svolto la seduta con il gruppo tranne la partitina finale.
Salerno per l’Arechi domani il summit, restyling da 2,7 milioni
Il Comune di Salerno domani incontrera’ le ditte aggiudicatarie dei lavori per il restyling dello stadio Arechi in vista delle Universiadi 2019, in programma nel prossimo mese di luglio. Il summit, inizialmente programmato per la giornata di giovedi’, e’ stato anticipato di ventiquattr’ore. Al tavolo, oltre all’assessore allo Sport, Angelo Caramanno, ai tecnici dell’Ente e le societa’ che realizzeranno l’intervento, dovrebbe prender parte anche una rappresentanza della Salernitana. L’impianto sportivo, infatti, ospita le gare casalinghe del club campano, ragion per cui bisognera’ trovare un modo per far coesistere i lavori con il prosieguo del campionato. L’intervento di restyling dello stadio Arechi avra’ un costo complessivo di 2,7 milioni di euro e riguardera’ la tribuna stampa, l’impianto d’illuminazione, i servizi igienici, la facciata dello stadio, gli interni degli spogliatoi. Inoltre saranno installati i sediolini in tutti e quattro i settori dell’impianto. Nello scorso mese di dicembre il Comune di Salerno aveva gia’ incontrato la Omsi, societa’ bolognese che si e’ aggiudicata l’appalto per l’installazione delle sedute. Nel corso dell’incontro avvenuto sul finire dello scorso anno a Palazzo di Citta’ fu garantito che l’installazione sarebbe terminata in 100 giorni dalla data d’inizio dei lavori.



