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Evade dalla comunità dov’era finito per una rapina: minore trasferito in carcere

Evade dalla comunità dov’era finito per una rapina. Minore trasferito in carcere.
Il giovane pregiudicato è stato arrestato in esecuzione all’ordinanza di applicazione della misura cautelare della custodia in Istituto Penale per Minori. Il ragazzo si era reso responsabile di una rapina in danno di due giovani, ai quali riuscì a sottrarre un telefono cellulare e alla richiesta della restituzione dell’apparecchio, le vittime vennero minacciate e aggredite con calci e pugni. Le successive indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale Per i Minorenni di Napoli e svolte dal Commissariato di P.S. di Maddaloni hanno, poi, consentito di acquisire elementi tali da determinare la competente A.G. ad emettere nei suoi confronti la misura cautelare del collocamento in Comunità. Durante la permanenza in Comunità, il giovane ha posto in essere condotte trasgressive, fino ad allontanarsi arbitrariamente dal luogo. Il comportamento realizzato dal giovane ha determinato l’A.G. competente all’adozione della misura cautelare in esecuzione della quale, personale di questo ufficio ha provveduto a collocare il giovane presso L’Istituto Penale Minorile di Napoli.

 Gustavo Gentile

Common Ground, al via un lungo weekend all’insegna della musica

Sarà un weekend lungo e ricco all’industrial club & bistrò Common Ground di via Scarfoglio. Sabato due tra le tribute band più amate di Vasco e Ligabue si sfideranno a suon di cover, mentre domenica debutta il “Compilation Tour: Monte Carlo Coast” che girerà l’Italia con le scalette di Radio Yacht e la prima tappa sarà proprio il Common Ground di Napoli.
Venerdì 25 gennaio, dunque, secondo appuntamento con il Caraoche Cerchietto Live, in diretta dal palco del Common Ground: il nuovo format musicale ispirato 50% al “Musichiere” e 50% a “X-Factor” ricomincia con la partecipazione straordinaria di chiunque abbia voglia di cantare. Prodotto dal collettivo musicale Drop e ideato da DJ Cerchietto, resident dal 2008 del sabato Drop, il progetto mette a disposizione del pubblico veri musicisti per intonare i pezzi cult della musica pop. “Regista” musicale dell’evento è Massimiliano Jovine aka JRM from 99 Posse che ha messo insieme la Quadretti’s Band composta da Davide Afzal al basso; Lorenzo Campese alle tastiere; Antonio Esposito alla batteria; Dario Spinelli al basso; Giuseppe Spinelli alla chitarra. (Apertura: ore 20.30. Ingresso Free).
Sabato 26 gennaio Drop unisce le proprie forze con Grande Napoli per uno spettacolo che metterà a confronto i successi di Vasco e Ligabue: le tribute band “Senza Resa Vasco” e “Radio Freccia Ligabue” si sfideranno in un grande live show che ripercorrerà la carriera dei due grandi cantautori italiani, una battaglia a colpi di brani e di fan. Due band, due concerti, doppia emozione: alla fine della serata chi vincerà? (Apertura: ore 21. Start Live: 22.30. Ingresso Free fino a mezzanotte).
Domenica 27 gennaio debutta invece un nuovo format organizzato da Lunare Project and Radio Yacht, in collaborazione con DROP e Valerio’s Party&Friends. Si chiama “Compilation Tour: Monte Carlo Coast” e ripercorre idealmente i viaggi di Radio Yacht lungo una delle coste più belle del mondo: Napoli sarà la prima tappa di questo tributo in musica per ricordare gli eventi vissuti e quelli futuri nel magico Principato. Compilation Line_up: Roberto Barone, Lupo Dimare, SONIDY. (Apertura: ore 19. Ingresso in lista nominale).

Paziente muore mentre fuma, a fuoco il letto dell’ospedale

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Un paziente e’ morto nella notte all’ospedale San Filippo Neri di Roma dove si e’ verificato un principio d’incendio. Sul posto vigili del fuoco e polizia. Da una primissima ricostruzione sembrerebbe che l’uomo, un malato terminale in ossigenoterapia, stesse fumando quando la sigaretta e’ caduta sul materasso che ha preso fuoco. Da una prima analisi il corpo presenterebbe solo due bruciature. Le fiamme sono state subito spente. Non si esclude al momento che l’uomo sia deceduto per cause naturali mentre fumava e che la sigaretta gli sia caduta di mano dando fuoco al letto.

In Italia due studenti su 3 vittime del cyberbullismo, al via la campagna della Polizia

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Parte da Matera, capitale europea della cultura, la sesta edizione di “Una Vita da Social”, la campagna educativa itinerante realizzata dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e del Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, nell’ambito delle iniziative di sensibilizzazione e prevenzione dei rischi e pericoli della Rete per i minori. I social network sono ormai uno strumento di comunicazione del tutto integrato nella quotidianità dei teenager e in virtù del numero sempre maggiore degli adolescenti presenti sul web hanno determinato una crescita esponenziale dei minori vittime di reati contro la persona che negli anni è raddoppiato: dai 104 casi registrati nel 2016 si è passati a 177 nel 2017 e 208 casi trattati nel 2018, le vittime hanno tutte un’età compresa tra i 14 e i 17 anni. Secondo la polizia, due studenti su 3 sono vittima di bullismo on line e un teenager su 4 posta sui social almeno un selfie al giorno. Ancora oggi i ragazzi si esprimono e sembrano pensare che il web sia un po’ “una terra di nessuno”, dove si scambiano messaggi e post senza pensarci troppo e le azioni online vengono valutate spesso come un gioco privo di conseguenze. Tra i giovani, poi, è ormai acclarata la selfie-mania, come ha evidenziato una ricerca condotta da Skuola.net, Università di Roma ‘Sapienza’ e Università Cattolica di Milano per conto della Polizia, intervistando 6.671 giovani tra gli 11 e i 25 anni. Il selfie è sempre più caposaldo della propria identità per le nuove generazioni. La metà del campione ne scatta almeno 4 prima di pubblicarlo sui social, cosa che avviene con frequenza almeno settimanale in 9 casi su 10. Il web è letteralmente inondato di immagini che li ritraggono, raccontando molto di sé, della propria identità e magari dei luoghi frequentati, con tutti i rischi del caso.

L’attrazione per il selfie alle volte è tale da spingere i giovani a mettersi deliberatamente in una situazione di pericolo. Il 35% dichiara di aver provato a farsi un autoscatto in condizioni potenzialmente pericolose, prevalentemente alla guida del motorino o della macchina. Come anche testimoniano i casi di cronaca con esiti letali, a cimentarsi con queste pratiche sono prevalentemente i maschi, verso i vent’anni, con un rendimento culturale o accademico o molto basso o molto elevato. Un selfie viene pubblicato su un qualunque social network prevalentemente una volta a settimana (63%), mentre ciò accade una volta al giorno nel 14% dei casi e più volte al giorno nel 13% dei casi. A conti fatti 1 su 4 ne posta almeno una volta al giorno, mentre 9 su 10 almeno una volta a settimana. Ovviamente il risultato deve essere il migliore possibile. Quindi la metà dei soggetti intervistati ne scatta almeno 4 prima di procedere alla pubblicazione di uno di essi. Anche perché se si posta un’immagine che non riceve abbastanza “mi piace”, il 31% si dichiara abbastanza/molto propenso a cancellarlo, contro il 38% che non è per nulla propenso. Sono abbastanza/molto propensi a cancellarlo i più giovani e quelli con un basso rendimento scolastico. Non è un gioco da ragazzi, ma quasi un lavoro da agenzia pubblicitaria. Il 52% in media passa 10 minuti a modificare e a descrivere (con commenti o didascalie) un selfie prima di pubblicarlo. Sono prevalentemente le femmine e i più giovani (meno di 17 anni). Il 36% usa spesso i filtri per i propri autoritratti. Che soddisfano globalmente il 53% del campione. Ci sono delle correlazioni anche con il contesto familiare. A conferma del fatto che le famiglie rivestono un ruolo chiave nell’educazione dei figli, sia negli ambiti tradizionali che nei nuovi ambiti digitali. Ad esempio c’è una certa prevalenza di soggetti provenienti da famiglie con titolo di studio più modesto tra quelli più propensi al selfie pericoloso (il cosiddetto “Daredevil selfie”). Al contrario i ragazzi che si “limitano” a postare non più di un selfie a settimana sui social devono fare i conti con genitori con elevato titolo di studio.

Attraverso il progetto “Una vita da social”, gli operatori della Polizia Postale e delle Comunicazioni hanno incontrato oltre 1 milione e 700 mila studenti sia nelle piazze che nelle scuole, 180mila genitori, 100.00 insegnanti per un totale di 15mila Istituti scolastici, 250 città raggiunte sul territorio e due pagine twitter e facebook con 126.000 like e 12 milioni di utenti mensili sui temi della sicurezza online. Confermata la presenza a fianco della Polizia Postale di aziende come Baci Perugina, Facebook, Euronics, FireEye, Google, Instagram, Nexi, Karpesky lab, Skuola.net, Vodafone, WindTre, Youtube. Il truck allestito con un’aula didattica multimediale partirà da Matera e concluderà il suo tour a Roma, toccando le principali città italiane, dove gli operatori della Polizia Postale incontreranno studenti, genitori e insegnanti sui temi della sicurezza online con un linguaggio semplice ma chiaro adatto a tutte le fasce di età. Inoltre, quest’anno gli studenti attraverso il diario di bordo su Facebook (www.facebook.com /unavitadasocial) potranno lanciare il loro messaggio positivo contro il cyberbullismo. “Capire i ragazzi oggi non è sempre per gli adulti compito agevole, soprattutto quando si tratta di comprenderne i bisogni, i modelli di riferimento, gli schemi cognitivi inerenti i diversi gruppi di riferimento che compongono il variegato universo giovanile”, dice Roberto Sgalla, direttore centrale delle Specialità della Polizia di Stato: “Il fascino della rete – continua Sgalla – e la sottile suggestione del messaggio virtuale, cosi come l’idea di sentirsi anonimi e il senso di deresponsabilizzazione rispetto ai comportamenti tenuti online, stanno dilagando così da determinare serie preoccupazioni. Per fare della Rete un luogo più sicuro crediamo tuttavia – conclude Sgalla – che occorra continuare a diffondere una cultura della sicurezza in rete e in questo contesto si inserisce l’iniziativa di ‘Una vita da social’ per un uso corretto e consapevole del web”.

Gli operatori oss e gli infermieri precari del Ruggi di Salerno scrivono a De Luca

La situazione di precarietà lavorativa  e di incertezza su loro futuro ha spinto una delegata degli operatori socio sanitari e degli infermieri precari dell’ospedale Ruggi di Salerno a scrivere una lettera al presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, nella quale chiedono un suo intervento per arrivare alla loro assunzione a tempo indeterminato. “Carissimo Presidente De Luca, a scriverle è una dipendente a tempo determinato dell’azienda ospedaliera “San Giovanni Di Dio e Ruggi D’Aragona” di Salerno, la quale si fa portavoce della situazione che stanno vivendo tutti gli operatori socio sanitari e gli infermieri precari della suddetta azienda. Nell’anno 2016- si legge nella lettera- fu bandito un avviso pubblico sia per operatori socio sanitari che per infermieri, che ha consentito fino ad oggi di assumere tutti noi sia nell’ospedale di Salerno che in molti altri ospedali della Campania ed è stato così consentito, a fatica, di garantire i LEA. Ad oggi, noi siamo precari senza un futuro certo, senza nessun tipo di garanzia, nonostante già quasi tre anni di servizio raggiunti da buona parte di noi e nonostante ormai noi siamo la parte integrante e necessaria per mandare avanti le basilari e ordinarie attività sanitarie. E le aggiungo che in tutti i reparti del Ruggi di Salerno si sta vivendo una situazione lavorativa insostenibile dal momento che c’è una grandissima carenza di organico nonostante la nostra presenza e siamo costretti a fare turni massacranti e turni di straordinario per coprire gli ordinari turni di lavoro e tutto questo oltre a gravare su noi stessi, grava innanzitutto anche sui pazienti. Inoltre, lavorando nell’ospedale da molto tempo, si è raggiunto un equilibrio ed una coesione nell’equipe di tutti i reparti e sarebbe controproducente e molto dannoso licenziare tutti noi, bandire un nuovo concorso che significherebbe altro spreco di soldi e di tempo e formare altra gente. Credo che ci sia subito bisogno di un intervento di stabilizzazione sotto ogni aspetto per consentire così il proseguimento delle normali attività lavorative, per ridarci un minimo di serenità e per non farci continuare a lavorare in condizioni disumane. Le scrivo, dunque, e mi faccio portavoce di questa situazione, per chiederle un immediato e preciso intervento a nostro favore, per tutelare la nostra dignità di cittadini e di lavoratori, considerato anche che la maggior parte di noi siamo giovani, in cerca di un futuro stabile, genitori e quindi il futuro della nostra regione sia in ambito lavorativo sia per lo sviluppo sociale. Siccome lei si sta impegnando da sempre per non far emigrare noi giovani ma per restituirci la dignità che ci è stata tolta negli anni, siccome lei ha appena firmato un decreto per tutelare la sanità campana, rinnovarla e stabilizzare i tanti precari , io le chiedo gentilmente di ascoltare la nostra richiesta e aiutarci. Aiutarci a restare qui nella nostra Regione e consentirci di poter continuare a lavorare con dignità, e poter mettere in campo le nostre qualità lavorative per portare avanti una sanità fatta di giovani che hanno voglia di lavorare. Cordiali saluti Rossella Curcio – portavoce dei dipendenti oss e infermieri precari DELL’AOU RUGGI DI SALERNO”

Pensionato di Cava muore dopo il giro di tre ospedali dell’Agro: 31 medici indagati

Umberto Ferrara, pensionato di Cava de’ Tirreni e residente a Nocera Superiore è morto due giorni fa in una struttura privata dopo mesi di cure, esami e terapie in ben tre strutture ospedaliere, quella di Pagani, di Scafati e di Nocera Inferiore. Ora i familiari intendono conoscere la verità sulla sua morte  e hanno presentato una denuncia ai carabinieri di Nocera per capire realmente cosa sia accaduto. A seguito della denuncia, il sostituto procuratore di Nocera, Viviana Vessa, ha iscritto nel registro degli indagati trentuno medici, il numero dei camici bianchi che ha incontrato il settantasettenne deceduto nei tre ospedali in cui è stato ricoverato. L’accusa formale per tutti è di omicidio colposo. L’attività investigativa si preannuncia non di veloce soluzione, visto il numero dei medici al momento coinvolti e per la mole di verifiche che la procura dovrà effettuare, una volta eseguita l’autopsia predisposta per martedì. Il percorso medico del paziente ha avuto inizio nell’ottobre dello scorso anno, e anche prima, quando l’uomo ha effettuato una serie di controlli. Secondo fonti ospedaliere, l’anziano era vasculopatico. I medici iscritti nel registro degli indagati, in questo caso, provengono dai reparti di rianimazione di Nocera Inferiore, Scafati e Pagani. A seguire i reparti di Medicina e Pneumologia, sempre a Scafati, la Chirurgia e anche il reparto di Neurologia, a Nocera Inferiore.
Al momento pare che l‘uomo sarebbe deceduto in seguito a un ictus. Affetto da alcune patologie, avrebbe avuto problemi neurologici e cardiaci. Ora il perito dovrà confrontare, dopo i risultati dell’esame autoptico, se i medici che hanno avuto in cura il paziente abbiano rispettato tutti i protocolli del caso. Una volta effettuata questa verifica bisognerà poi compararla con le terapie e le diagnosi.

Nicola Dragotto in concerto al ‘Pit’ di Napoli

Domani, 25 gennaio, Nicola Dragotto, cantautore siculo-partenopeo, si esibirà in concerto, a partire dalle ore 21, nello spazio culturale “Pit” (via Marco Aurelio Severino, 11A), allestito dal fanclub Pink Cadillac che, in onore del “Boss” più famoso al mondo, ha dato vita ad un vero e proprio museo per il rocker americano Bruce Springsteen. L’artista, con la smarcante ironia che lo caratterizza, condividerà con il pubblico il suo repertorio di canzoni, alcune incluse nel più recente lavoro discografico “L’ultima causa”, prodotto e distribuito dalla PoloSud Records.
Allo spettacolo di musica si alterneranno momenti di poesia e prosa con monologhi tratti dal suo scritto ancora inedito “Controcorrente, galleggiando…diario di bordo di un allegro relitto alla deriva”. Ad accompagnare Nicola Dragotto, oltre alla sua inseparabile compagna di viaggio a sei corde, anche il cilentano Bruno Tomasello, sassofonista, polistrumentista, arrangiatore, compositore e leader degli “StereoRebus”.

Giornata della memoria. A Nola proiezione el film ‘Terra bruciata!’ di Luca Gianfrancesco

E’ in programma a Nola lunedì 28 gennaio, presso il Multisala Savoia, a partire dalle ore 10 una proiezione speciale di Terra bruciata!, il film documentario sulle stragi naziste nel Meridione d’Italia diretto da Luca Gianfrancesco. Per l’occasione il regista sarà presente in sala per un incontro con i ragazzi delle scuole del territorio insieme all’attore Arturo Sepe, tra i protagonisti della pellicola. L’iniziativa è promossa dal circolo culturale Passepartout in partnership con il gruppo di imprese che fa capo all’imprenditore nolano Francesco Napolitano e rientra nell’ambito degli appuntamenti organizzati in occasione della “Giornata della memoria”.
All’evento, patrocinato dal comune di Nola, parteciperà anche il sub commissario prefettizio Maura Perrotta.
“Raccontiamo ai ragazzi una delle pagine più tristi della nostra storia soffermandoci sui luoghi e sulle testimonianze attraverso il racconto del regista Luca Gianfrancesco che ben ha saputo interpretare i sentimenti e il dramma di quel periodo – spiega Rosa Barone, referente letteraria del circolo Passepartout – A questo aggiungiamo che la pellicola ha riscosso successo in tutta Italia ricevendo non pochi riconoscimenti e che nel cast c’è anche un figlio di questa città, Arturo Sepe, insignito del premio Candelaio attribuito proprio da Passepartout come nolano doc”.
“E’ la memoria la forza di un popolo, a noi il compito di tramandare alle nuove generazioni una parte della nostra storia che ha segnato il cammino dell’umanità e di cui i giovani ancora oggi sono troppo poco informati – commenta l’imprenditore Francesco Napolitano – Rafforziamo i legami tenendo sempre alta l’attenzione sui grandi temi che hanno caratterizzato il Paese ed in particolare il Sud”.

Acquisti online: sempre in crescita tecnologia e abbigliamento

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Il 2018 si è concluso con un trend che prosegue ormai da diversi anni e anche il 2019 sembra iniziare nel medesimo modo, ovvero con tecnologia e abbigliamento che rientrano nella tipologia di articoli maggiormente acquistati online da parte dei consumatori.

Da quando internet è entrato a far parte della vita quotidiana dei cittadini italiani, il concetto di shopping online si è ben radicato nel modo di agire degli stessi acquirenti, che prediligono fare acquisti da casa invece che recarsi presso i diversi negozi fisici e comportarsi in maniera classica.

I dati svolti dai diversi enti specializzati in ricerche di mercato mettono in mostra come almeno l’80% degli italiani ha effettuato un acquisto online nel corso del 2018, con una media di una compera al mese: in particolar modo sono le donne ad essere coloro che rappresentano la maggior parte delle acquirenti che decidono di effettuare gli acquisti direttamente sul web, mentre gli uomini tendono a rimanere meno attratti da questa proposta, seppur gli uomini siano in crescita rispetto gli anni passati.

Sono differenti le motivazioni che rendono gli acquisti online maggiormente piacevoli da svolgere: varietà di articoli, merce di prima qualità, rapidità di consegna, articoli recenti e prezzi assai bassi sono tutte le differenti tipologie di motivazioni che spingono i consumatori ad acquistare online.

Il primo settore in crescita degli acquisti online

Sono due i settori che si sono contraddistinti nel corso degli ultimi anni, così come nel 2018, è quello del settore della moda che, ancora una volta, è riuscito a contraddistinguersi per la sua capacità di attirare con immensa facilità i consumatori.

In particolar modo sono le donne a essere la ragione per la quale questo settore riesce, anno dopo anno, a conseguire un ottimo risultato in termini di fatturato complessivo annuale: indipendentemente dalla fascia d’età, con particolare predisposizione da parte delle 20enni fino alle 50enni circa, le donne decidono di acquistare i capi d’abbigliamento online.

Indumenti alla moda, nuove uscite e capi vintage, così come quelli in stock, sono tra gli articoli maggiormente gettonati da parte delle donne, che rendono il settore della moda uno dei migliori online.
A questi poi si affianca anche l’acquisto di intimo online, ulteriore sotto-categoria che è riuscita a ritagliarsi un notevole ruolo: sempre più donne hanno deciso di usufruire del web e degli e-commerce per comprare indumenti intimi, sia sexy che classici e comodi, per dare un tocco di classe al proprio look.

Gli uomini invece lasciano l’arduo compito di fare shopping di capi d’abbigliamento online per loro conto: pochissimi consumatori di sesso maschile decidono di effettuare l’acquisto di indumenti sul web e quella fetta di acquirenti si focalizza in particolar modo sul genere sportivo.

Il settore mobile e gli acquisti online

Da diversi anni a questa parte anche gli acquisti tramite smartphone rappresentano un’operazione che i consumatori italiani hanno deciso di effettuare.
Basti pensare che ogni e-commerce, al giorno d’oggi, possiede un’applicazione che consente di effettuare le compere senza complicazioni, con pochissimi tocchi del dispositivo mobile, permettendo ai clienti di avere un’esperienza positiva e abbastanza breve da portare a termine.
In questo caso la maggior parte degli acquirenti rientra in un target abbastanza giovane: in particolar modo sono i 30enni e 40enni ad effettuare gli acquisti tramite smartphone e tablet, usufruendo sia della versione mobile del portale dove è possibile svolgere la compera sia le varie applicazioni.

Pertanto anche le compere dal settore mobile sono riuscite a rappresentare un trend assai presente nel modo di comportarsi dei consumatori, che prediligono questa soluzione rispetto quella classica e anche per quanto riguarda l’acquisto sfruttando i sistemi fissi.

La tecnologia, l’altro sempreverde dell’e-commerce

Ma il primo posto del podio di migliore settore in crescita nel corso degli ultimi anni non appartiene solo all’abbigliamento, che viene tallonato da quello della tecnologia.
Seppur circa un lustro fa la tecnologia veniva leggermente surclassata da altri settori, come quello del turismo, nell’ultimo biennio i consumatori hanno deciso di tornare a considerarlo, facendolo tornare a risplendere.
Anche in questo caso le motivazioni che hanno fatto in modo che la tecnologia tornasse a essere un settore gettonato dai consumatori online sono molteplici: prodotti nuovi, garanzia estesa e valida anche presso i punti vendita di quel brand di dispositivi tecnologici e prezzi molto bassi rispetto quelli proposti dai negozi classici hanno fatto in modo che questo settore riuscisse a recuperare il terreno perso nel corso degli anni.

Smartphone e orologi intelligenti in primo piano per quanto riguarda la tecnologia, con gli uomini appassionati a questi articoli e maggior fetta di acquirenti: le novità che rientrano in questo settore riescono ad attirare il pubblico maschile, che si focalizza su ricerche specifiche per trovare il miglior prodotto possibile per le proprie esigenze.

Terzo posto invece, quasi inaspettato, per il settore di prodotti dedicati ai bambini, tra i quali spiccano sempre capi d’abbigliamento e giocattoli, che rappresentano gli articoli maggiormente acquistati dagli acquirenti italiani.

Lippi lascia l’incarico di ct della Cina dopo il ko in Coppa d’Asia

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Marcello Lippi lascia la guida della nazionale cinese dopo piu’ di due anni: e’ stato lo stesso tecnico toscano ad annunciarlo dopo l’eliminazione della Coppa d’Asia per la sconfitta per per 3-0 contro l’Iran nei quarti di finale. “Voglio ringraziare tutti, perche’ con questa partita termina il mio contratto con la nazionale cinese”, ha detto l’ex ct dell’ Italia campione del mondo nel 2006, al termine della partita. “E’ stato un onore per me allenare una nazionale cosi’ importante per un Paese cosi’ importante come la Cina”. Lippi era alla guida della nazionale cinese dalla fine del 2016: l’obiettivo di portare la squadra agli scorsi Mondiali di calcio non era stato raggiunto, ma la nazionale allenata dal tecnico di Viareggio aveva entusiasmato i fan per alcuni buoni risultati, tra cui la prima storica vittoria, per 1-0, contro la Corea del Sud, nelle qualificazione a Russia 2018. “Ho cercato di fare del meglio per migliorare questa squadra e penso di avere costruito qualcosa. Speravo di potere chiudere questa esperienza in un modo migliore”, ha proseguito amareggiato il ct della nazionale cinese, per gli errori difensivi che hanno deciso il risultato finale. “Abbiamo regalato a una squadra come l’Iran tre gol in una partita cosi’ importante”, ha sottolineato l’ex allenatore della Juve, “i nostri giocatori hanno fatto del loro meglio durante il girone, ma stanotte non voglio dire loro grazie”. Il miglioramento sul piano tecnico della nazionale allenata dal tecnico di Viareggio e’ stato riconosciuto, dopo la partita, anche dal ct dell’Iran, Carlos Queiroz. “Lippi e’ uno dei piu’ grandi allenatori della storia del calcio”, ha detto. “E’ un peccato che non possa rimanere con la Cina. Ci siamo incontrati due anni fa, per le gare di qualificazione per i mondiali, e da allora la Cina e’ diventata piu’ organizzata e meglio preparata”.

Napoli, processo Materazzo, parla l’esperto dei Ris: ‘Tracce biologiche e Dna ‘portano’ all’imputato’

Napoli. Secondo Luciano Garofano, ex generale dei Ris e consulente dell’accusa nel processo per la morte di Vittorio Materazzo l’esame del Dna non mente e tutti i reperti raccolti sul luogo del delitto la sera del 28 novembre del 2016 sono compatibili e “portano” all’imputato Luca Materazzo. In particolare il consulente dell’accusa si è soffermato sulle tracce trovate nel casco marca “Nolan” e nel guanto marca “Balz” rinvenuti abbandonati nella discarica a ridosso di corso Vittorio Emanuele. “Sia all’interno del casco, sia su uno dei guanti, è stato possibile rinvenire con scientifica certezza profili misti costituiti dal sangue di Vittorio Materazzo e dal sudore di Luca Materazzo”, ha spiegato Garofano.  poi il presidente della Corte d’Assise Provitera ha chiesto a Garofano di spiegare meglio il concetto di profilo misto trovato all’interno del casco. Dove è stato estratto questo profilo misto? “Dalla calotta interna al casco perché quando l’assassino si è tolto il casco, è avvenuto il rilascio della traccia biologica”, ha spiegato a quel punto Garofano. L’avvocato di Luca Materazzo, la penalista Silvia Buonanno,ha cercato di far emergere la contraddizione visto che il casco e gli altri indumenti erano sicuramente di Luca, che però ne denunciò la scomparsa il giorno dopo il delitto. Garofano è stato categorico: “Ritengo fantasiosa l’idea che l’assassino indossasse un passamontagna (che per altro non è stato mai rinvenuto), mentre per gli altri profili rinvenuti posso solo concludere con il concetto di verosimiglianza, vista la sovrabbondanza di sangue e di dna riconducibile alla vittima”. Insomma una udienza che ha segnato parecchi punti a favore della pubblica accusa.

 

 

Scuole chiuse oggi a Casamicciola dopo il crollo di ieri

Scuole chiuse oggi nel comune di Casamicciola Terme, sull’isola d’Ischia. Lo ha deciso il sindaco Giovan Battista Castagna a seguito del crollo di un terrapieno sulla strada litoranea nei pressi dell’eliporto, avvenuto nella tarda serata di ieri probabilmente a causa della pioggia che si è abbattuta sull’isola. Il terreno si è riversato sul manto stradale, senza causare danni a cose o persone. Il primo cittadino ha deciso di disporre la chiusura delle scuole in via precauzionale alla luce dei disagi derivanti dalla chiusura della strada sulla viabilità cittadina.

Nave della Grimaldi contro nave della Tirrenia nel porto di Olbia: a bordo numerosi campani. IL VIDEO

E’ stata una forte folata di vento a provocare l’urto tra la nave della compagnia Grimaldi che questa mattina usciva dal porto di Olbia e una nave della Tirrenia ancora ormeggiata in previsione della partenza per Genova.  Nelle immagini la collisione tra i due traghetti. Momenti di paura sulla plancia di comando della nave Tirrenia. Le voci nel video, prima dell’impatto: “Michè chist ci piglia ci piglia” dice in napoletano uno dei procidani a bordo della nave “Althara” della Tirrenia, che ha subito l’impatto. “Mannaggia… il porco… ma va fan..”, grida un altro. E ripete: 2Ma va fanc… ci ha pigliao”. E il comandante allora comincia a dare gli ordini: Attenzione a sinistra, attenzione a sinistra, preparatsi ai posti di manovra…”. E quando uno dei sottufficiali di bordo si rendere conto dell’impatto imminente grifa al comandante: “Dottò livatev alloc(toglietevi da li)”.  il “Cruise Bonaria” della Grimaldi ha toccato la nave “Althara” della Tirrenia, al porto di Olbia a causa del vento. La Capitaneria di Porto di Olbia ha aperto un’inchiesta.

La Grimaldi aveva mollato gli ormeggi e aveva il rimorchiatore, obbligatorio in caso di vento, ma a causa dell’improvvisa folata ha urtato la Tirrenia ferma in banchina. Non avendo subito gravi danni, la nave diretta a Livorno e’ partita regolarmente e stasera, al suo arrivo, sara’ ulteriormente ispezionata dalla capitaneria livornese. L’urto ha invece danneggiato l’aletta di plancia della Tirrenia, e la pressione ha spaccato il vetro di plancia. A bordo delle due imbarcazioni si trovavano numerosi campani di Procida e di Torre del Greco. Momenti di concitazione a bordo della nave della Tirrenia quando dalla plancia di comando l’equipaggio si è reso conto, seguendo le manovre della nave Grimaldi, che non sarebbe stato possibile evitare l’impatto.

Napoli, litiga con i parenti in ospedale: arrestato

Ieri sera gli agenti della Polizia di Stato dell’Ufficio prevenzione generale , sezione volanti, hanno dato esecuzione ad un provvedimento di revoca di sospensione di un ordine di esecuzione per la carcerazione, nei confronti di Salvatore Pelliccia, 51enne, napoletano , emesso dalla Procura della Repubblica del Tribunale di Napoli, nell’ottobre del 2018.
I poliziotti sono intervenuti, su segnalazione della sala operativa, per una lite presso l’ospedale Cardarelli, scaturita per futili motivi tra parenti e dove il Pelliccia, uno degli autori, è stato identificato in quanto è stato trovato in possesso di un coltello a serramanico.
Il 51enne è stato accompagnato presso gli uffici di polizia e mentre si procedeva a deferirlo in stato di libertà per possesso di arma da taglio e gravi minacce nei confronti di un parente, è emerso nei suoi confronti un provvedimento di revoca di sospensione.

Il 51enne è stato arrestato ed accompagnato presso il Carcere di Poggioreale.

Arzano: Edilizia, camorra e politica: ora i ‘censori’ sono quelli che hanno avuto rapporti con gli ex capo clan della camorra

Arzano – Edilizia, camorra e politica: “non c’è limite alla indecenza in questa città. Ora si ergono a “paladini” e a censori quelli in rapporti certificati dalla gazzetta ufficiale con gli ex capoclan della camorra”. Una commissione d’accesso a lavoro con veleni e strategie tese a lanciare messaggi occulti e fermare presumibilmente le attività investigative dell’antimafia. Tanto che secondo il giornalista Domanico Rubio, gli interessi in gioco sarebbero talmente forti che i soggetti interessati sarebbero scesi direttamente in campo senza paura di essere stati certificati i loro rapporti con il boss del clan Moccia ucciso in un agguato nel 2014, Ciro Casone. “Ma chi parla in questa città? Chi ci vorrebbe dare lezioni di moralità ed etica pubblica, e che addirittura, in modo paradossale, fa persino dei sermoni di allarmata preoccupazione sul generale problema camorra che attanaglia i nostri territori? Chi getta fango contro di noi e vorrebbe addirittura delegittimarci agli occhi dell’intera città per la nostre battaglie antimafia? Vuoi vedere che anche i due scioglimenti per camorra di Arzano sono stati fin qui una invenzione di polizia, carabinieri, guardia di Finanza, Commissioni d’accesso, Parlamento, ministri degli Interni e Presidenti della Repubblica? Abbiate, almeno, un minimo di decenza, di dignità e zittite. Evitate altre ignobili figuracce pubbliche. Ma soprattutto evitateci il voltastomaco…perché noi non tolleriamo il lezzo, anche a debita distanza, di chi si è già sporcato di merda-camorra. Troviamo, quindi, davvero paradossale che proprio coloro che hanno concorso alla seconda consecutiva iattura dello scioglimento del Comune di Arzano sostenendo un’amministrazione commissariata per infiltrazioni e condizionamenti della camorra, vogliano oggi salire su un pulpito per dare lezioni ed emettere giudizi di delegittimazione nei nostri confronti e della stampa “libera” e antimafia…È allucinante che proprio coloro che sono stati parte integrante di quella maggioranza e parte dello staff “fiduciario” dell’ex primo cittadino, “protagonisti” di quella ignobile pagina nera della nostra città, abbiano oggi anche il coraggio di parlare, di screditare il sottoscritto, e la sua storia di “impegno pubblico” , la sua vita giornalistica, il suo curriculum professionale, etc. Lezioni di vita da personaggi con ruoli pubblici “miseri” di valori etici (i rapporti con l’Antistato) non li accettiamo (l’accumulo di ricchezza non fa diventare in automatico uomini da “nobili valori”, istituzionalmente e pubblicamente rispettabili. Questi ultimi sono “titoli” di merito che non si possono comprare, si conquistano con la propria quotidiana vita, giorno per giorno, con scelte nette, coraggiose, senza tornaconti, e per molti versi anche scomode). Da personaggi del genere, quindi, e non lo diciamo certo per partito preso o per una nostra folle invenzione , ma perché lo dice la storia di questa città, che è, piaccia o non piaccia, “certificata” negli atti della “GAZZETTA UFFICIALE”, accertata e sottolineata da organi di polizia e Commissione d’accesso, dal Parlamento, da decreti firmati da ministri e presidente della Repubblica (ne alleghiamo qui un breve passaggio) circa i loro “INCONTESTABILI” rapporti con la criminalità organizzata, non accettiamo lezioni”.

Luca Rossi

Napoli, ‘il ‘tigre’ Minichini scatenò la guerra ai reduci dei De Micco: gli arresti

Quando decise di fare il boss, avevano da poco arrestato tutti i vertici del clan De Micco del quartiere di Napoli di Ponticelli. Era la prima settimana di novembre nel 2017, e Michele Minichini si tatuo’ sul capo un tigre, il suo cognome e tre proiettili. Cosi’ ha iniziato a girare per il quartiere e con altre cinque persone a fare fuoco contro le case dei nemici. Sono state le immagini delle telecamere a incastrarlo, visto che era l’unico senza passamontagna la notte del 12 dicembre 2017. Questa mattina la Squadra mobile partenopea lo ha arrestato con il fratello Alfredo e con Gennaro Aprea detto “‘o nonno”, boss di Barra. Con loro altre sei ragazzi tutti ritenuti componenti del commando che ha messo a segno una ‘stesa’ (raid armato con spari in aria, ndr.) a Ponticelli e poi di essere entrati in un bar di Porta Nolana armati di pistole il 13 gennaio scorso. Si tratta di Fabio Oliviero, Luigi De Martino, Kevin Suriano, Giovanni De Turris e Ciro Cerrato. Michele e’ il figlio di Ciro, boss ergastolano soprannominato “‘o cartone” e gia’ da tempo e’ considerato il nuovo capoclan della zona Est del capoluogo campano. Scelta dettata dalla necessita’ dei Rinaldi di avere alleati sul territorio. Questa l’ipotesi avanzata dalla polizia e supportata da attivita’ investigative della Dda di Napoli che hanno dimostrato lo stretto collegamento tra le cosche Minichini, Aprea, De Luca Bossa e Rinaldi con un solo obiettivo, eliminare i Mazzarella che invece nel quartiere orientale di San Giovanni a Teduccio dominano. E strettamente collegata alla faida in atto anche al centro storico, e’ la bomba che il 22 dicembre 2017 uccise Antonio Perna, uomo dei Rinaldi, mandato a piazzare l’ordigno davanti casa di un uomo legato ai Mazzarella. Con lui c’era Monica Veneruso, la sua compagna, arrestata oggi dopo indagini dei carabinieri per omicidio colposo.

Con la droga nascosta nelle parti intime va al colloquio in carcere dal fidanzato: arrestata

Aveva occultato nella vagina 100 grammi di hashish destinato al compagno detenuto nella casa circondariale di Salerno. Gli uomini della polizia penitenziare di Salerno guidati dal commissario capo Gian Luigi Lancellotti, hanno fatto scattare le manette ai polsi della ventiduenne Angela Amoretti di Torre Annunziata. Lo stupefacente doveva essere consegnato a Luigi Albergatore, 30 anni, con precedenti per rapina e spaccio e, arrestato dopo una breve latitanza. L’uomo, anche egli di Torre Annunziata fu sorpreso dai carabinieri in spiaggia.
Ieri mattina, la Amoretti si era presentata presso il carcere di Fuorni per colloquiare con il compagno, Luigi Albergatore. Mentre la donna si trovava nell’area riservata ai colloqui ed era in attesa di incontrare il suo uomo, l’unità cinofila presente nella stanza si è avvicinato alla 22enne facendo intuire ai poliziotti che qualcosa non andava.
A questo punto gli agenti hanno immediatamente sottoposto a perquisizione personale Angela Amoretti. Il personale femminile del penitenziario ha rinvenuto, suddiviso in tre bussolotti, ed occultato nella vagina 100 grammi di hashish. Recuperato lo stupefacente gli agenti hanno informato dell’accaduto il magistrato di turno presso il Tribunale di Salerno, Maurizio Cardea, il quale ha disposto l’arresto della giovane donna. Successivamente, alcuni agenti si sono recati presso l’abitazione di Torre Annunziata della 22enne. Qui la perquisizione ha dato esito negativo.
Sottoposta a fermo Angela Amoretti è stata trasportata al pronto soccorso dell’ospedale “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” dove i sanitari l’hanno sottoposta ad un eco addominale al fine di escludere l’eventuale presenza di ulteriore stupefacente. L’esame non ha scongiurato tale ipotesi.
Non è la prima volta che gli agenti della polizia penitenziaria, nonostante le mille difficoltà, riescono a sventare tentativi di introduzione di sostanze stupefacenti all’interno della casa circondariale di Fuorni. La carenza di organico non fa abbassare la guardia a nessun agente in servizio quotidianamente.

Da Poggioreale al Cilento travestiti da poliziotti per compiere furti: presi padre e figli

Smantellata un’associazione per delinquere finalizzata ai furti di sportelli bancomat, in abitazioni, opifici ed esercizi. commerciali. I carabinieri della della Compagnia di Agropoli, diretti dal capitano Francesco Manna, hanno dato esecuzione all’ordinanza applicativa della misura cautelare in carcere, emessa dal Gip del Tribunale di Vallo della Lucania su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti del 52enne Vincenzo Fasano, del 28enne Tony Fasano e del 25enne Pasquale Fasano (padre e figli), nonché di un 37enne Armando Torre , tutti napoletani della zona di Poggioreale, poiché ritenuti responsabili del reato di “associazione per delinquere finalizzata ai furti di sportelli bancomat, in abitazioni, opifici ed esercizi commerciali”. L’indagine ha avuto inizio nell’aprile 2018 allorquando i militari del Norm, intervenivano sul furto perpetrato presso la filiale di un noto istituto di credito di San Marco di Castellabate, dove i malfattori, nottetempo, si introducevano mediante effrazione della porta d’ingresso asportando la cassaforte dell’ATM ivi collocata (contenente la somma di 35.000 euro circa); i piccoli indizi rinvenuti in fase di sopralluogo, nonché lo studio dei sistemi di videosorveglianza presenti in loco, consentivano di individuare le targhe di un furgone e due autovetture utilizzate dagli stessi per la commissione dei furti e contestualmente di avviare investigazioni più complesse. Da qui poi scaturiva l’attività tecnica, ossia l’acquisizione dei tabulati di traffico telefonico sostenuto sulle utenze dei 4 soggetti, nonché le classiche intercettazioni di quelle che si ritenevano necessarie ed indispensabili per la buona riuscita delle investigazioni, che statuiva la loro collaborazione nelle azioni predatorie. Le risultanze investigative permettevano, infatti, di accertare l’effettiva esistenza di una stabile organizzazione criminosa dedita alla commissione, in varie zone della penisola, di un numero indeterminato di furti in danno di istituti di credito, opifici e abitazioni, che venivano nella fattispecie pianificate in due basi operative: una presso il capoluogo partenopeo e l’altra nel comune cilentano di Montecorice, frazione “Giungatelle”, presso una abitazione presa in affitto da uno dei malfattori. Da qui, stabilendo con la massima puntigliosità i ruoli da assumere nel corso delle azioni delittuose, i malviventi erano soliti recarsi presso località distanti anche diverse centinaia di chilometri per perpetrare furti con il concorso di pluripregiudicati assoldati all’occorrenza e mediante strumentazione necessaria a rendere inefficaci anche i più sofisticati sistemi dall’allarme. Nel corso dell’indagine venivano scoperti ben 4 furti, di cui tre tentati, ai danni di altrettanti esercizi commerciali della provincia di Napoli, commessi il 19 giugno 2018, il 2 luglio 2018, il 10 luglio 2018 e il 28 luglio 2018, oltre quello in premessa, perpetrati in danno di due opifici di Cercola, un ristorante ed una gioielleria di Napoli e due appartamenti ubicati in Casoria e Castellabate. Inoltre, il 22 maggio dell’anno scorso, due indagati ritenuti appartenenti all’organizzazione, un 51enne di Ercolano e un 55enne di Portici, sono stati arrestati in flagranza dopo aver portato via, da un appartamento a Casoria, orologi di varie marche, monili e computer.

( Fonte foto Stiletv.it)

Zagaria dava ordini ai suoi anche dai collegamenti in video-conferenza durante i processi e nei colloqui con i familiari, nuova inchiesta

Casapesenna. I magistrati della Dda contestano a Michele Zagaria una nuova accusa: quella di aver partecipato alle attività criminali fino al 2018.. Ci sarebbe un nuovo processo in cui l’Antimafia contesta l’associazione mafiosa al boss in carcere. Il carcere duro non l’ha fermato: Michele Zagaria ha dettato la sua linea al clan anche dalle sbarre. Per la Dda, dal 2014 al gennaio scorso, “in qualità di capo ha partecipato alle attività criminali” della compagine camorristica. Lo avrebbe fatto impartendo ordini prima attraverso i colloqui con sorelle e cognate, poi tramite le udienze pubbliche, sfruttando i suoi video-collegamenti dal carcere di Milano ‘Opera’. Condotte, quelle di Capastorta, che sono state raccolte dalla procura e confluite in una nuova imputazione.
Le accuse
Al capoclan i pm Maurizio Giordano, Alessandro D’Alessio, Simona Belluccio e Catello Maresca contestano l’aver guidato l’associazione mafiosa fino al 2018. Accusa che gli è costato il coinvolgimento in un nuovo processo che sta affrontando, con la difesa dell’avvocato Paolo Di Furia, dinanzi al tribunale di Napoli Nord. La prossima udienza si celebrerà a marzo. Il dinamismo criminale di Zagaria, nonostante la sua detenzione, sarebbe emerso durante l’inchiesta che ha portato alla condanna in primo grado per camorra la sorella Beatrice e per ricettazione (il presunto incasso dello stipendio del clan) Francesca Linetti, 46enne, moglie di Pasquale Zagaria, Patrizia Martino, 55enne, sposata con Antonio Zagaria, Paola Giuliano, 46enne, moglie di Aldo Nobis, e Tiziana Piccolo, 42enne, coniuge di Carmine Zagaria.
Il delfino
Fuori, ora, a rischiare di tenere accesa la macchina del clan c’è il delfino di Capastorta: si tratta di Filippo Capaldo, figlio di Beatrice. Il 42enne nei mesi scorsi ha lasciato il carcere di Bancali. Il boss lo aveva designato suo ‘erede’. E da libero adesso si ritrova in un territorio, insieme allo zio Carmine, dove le altre cosche sono state demolite da indagini e pentimenti.
Il gruppo Schiavone è stato falcidiato dal duro lavoro della Dda e a dargli il colpo di grazia, a luglio, ci ha pensato la collaborazione con l’Antimafia del primogenito di Sandokan,Nicola Schiavone. Nelle stesse condizioni versa la cosca che faceva capo a ‘o Ninno. Bloccato sul nascere anche il tentativo dei bidognettiani di riorganizzarsi con la ‘Nuova gerarchia del clan’ benedetta, secondo gli inquirenti, da Michele Bidognetti, fratello di Francesco Cicciotto ‘e mezzanotte.
Zagaria Family
Resistono, invece, i tentacoli e la struttura della cosca di Zagaria. Perché una parte del gotha di quel gruppo, costituito dai congiunti del boss, è già libera. E l’altra parte rischia di esserlo nei prossimi anni. Perché i segreti custoditi da quella compagine malavitosa non sono stati ancora rivelati (almeno non tutti): trattare con colletti bianchi e politici ‘insospettabili’ era un affare di famiglia, di sangue. Tutto passava per Michele Zagaria, i fratelli o i nipoti. Lo hanno detto ripetutamente i pentiti quando i pm hanno chiesto loro di approfondire le relazione tra la mafia di Casapesenna e businessman in odore di camorra. “Erano rapporti che curava direttamente la famiglia”, hanno dichiarato come un mantra Massimiliano Caterino, Attilio Pellegrino e Michele Barone.
Il processo
Quella di Casapesenna più che una fazione di Casalesi è una ‘ndrina: il vincolo dell’omertà è stato sostituito da quello di sangue. E per azzerarla bisogna disarticolare quel patto interno, indebolirlo. Prima di tornare a Napoli Nord (per l’imputazione di associazione mafiosa), a fine mese il boss, difeso dagli avvocati Angelo Raucci e Andrea Imperato, dovrà affrontare la requisitoria del pm Belluccio per i delitti di Michele Iovine e Antonio Bamundo.

 Gustavo Gentile

Attentato a Sorbillo i ‘bombaroli’ sono due: c’è un nuovo video

Napoli. C’è un nuovo video che mostra che sono stati due gli attentatori che la scorsa settimana  avevano piazzato una bomba all’ingresso della pizzeria di Gino Sorbillo in via dei Tribunali. L’imprenditore lo aveva anticipato oggi pomeriggio durante la trasmissione televisiva 2detto fatto” su Rai Due condotta da Bianca Guaccero. In serata il video è stato diffuso sulla pagina facebook dal consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, grande amico di Sorbillo.
Via Atri e’ vicolo nel cuore del centro storico di Napoli che arriva in via dei Tribunali. Il 16 gennaio in quella stradina arriva uno scooter e si ferma a poche decine di metri dall’incrocio. Sono le 2 e 11 minuti, sei minuti dopo c’e’ lo scoppio davanti alla pizzeria Sorbillo. Un ordigno di medie dimensioni che aveva lo scopo di intimidire tutti i commercianti della zona e non solo Gino, uno dei pizzaioli piu’ noti di Napoli. Le immagini sono nuove e sono state acquisite dalla Squadra Mobile della Questura di Napoli che sta indagando per cercare di risalire all’attentatore e al suo complice. Da queste immagini di una telecamera di sorveglianza di un edificio privato si vede in volto un giovane, che indossa un giubbotto scuro e largo, come i suoi pantaloni. Lo si vede scendere dallo scooter e in una frazione di secondo lo si vede in volto. Poi indossa il passamontagna. Arriva all’incrocio, si ferma e torna indietro. Forse vede qualcuno passare, poi ritorna e mette la bomba carta. La fiammata non si vede dalle telecamere ma si nota il ragazzo correre velocemente verso lo scooter che aveva gia’ fatto inversione di marcia. E’ questa la nuova svolta a una indagine complessa che vede la Questura di Napoli impegnata a dare una identita’ al giovane emissario del racket. La notizia dell’attentato ha avuto ampia eco anche oltre confine, e ai Tribunali la scorsa settimana sono arrivati finanche giornalisti inviati dal New York Times. L’ordigno potrebbe essere stato un segnale del clan Mazzarella ai suoi rivali Rinaldi. I primi sono alleati dei Buonerba, i secondi con i Sibillo che comandano proprio nella zona a ridosso dell’esplosione. Ecco il motivo per il quale gli investigatori ritengono che la bomba possa essere stata messa da esponenti dei Mazzarella, sia per intimidire i Sibillo, sia per costringere tutti i commercianti della zona, e in particolare quelli come Sorbillo che fanno affari con il turismo, a piegarsi alle richieste estorsive. La pista principale e’ infatti legata al business che ruota attorno al centro storico e alla rinascita cultuale e artistico dei Decumani di Napoli. Migliaia di turisti ogni fine settimana fanno di Napoli la meta numero uno in Italia oramai da due anni. Ecco il motivo per il quale la camorra avrebbe deciso di dislocare le piazze di sostanze stupefacenti in luoghi piu’ appartati, facendole gestire da extracomunitari richiedenti asilo politico, e di ripartire con richieste di pizzo a tappeto a tutte le attivita’ imprenditoriali a vocazione turistica.

“Proprio nel giorno in cui emergono nuovi particolari inquietanti della bomba al locale di Gino Sorbillo alcuni imprenditori e commercianti si lasciano andare a commenti di cattivo gusto e a tratti quasi giustificano la camorra affermando che non esiste” afferma il consigliere campano dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, pubblicando su fb un nuovo video della bomba posta nei giorni scorsi all’esterno della nota pizzeria di Via Tribunali a Napoli. “Abbiamo assistito in questi giorni alla passerella di Salvini ad Afragola, ai baciamano, ma la camorra continua a seminare terrore, atteggiandosi a padrona del territorio”, aggiunge Borrelli in relazione anche alla notizia dell’ordigno che ha danneggiato i locali di una tabaccheria del comune alle porte di Napoli. “Nonostante i proclami del ministro dell’Interno la prepotenza dei clan non sembra affievolirsi. D’altronde le passeggiate, i selfie, i sorrisi, le ironie su chi la pensa diversamente e i baciamano non servono a sconfiggere la malavita”.
“Salvini parla di impegni presi, annuncia che ‘la pacchia e’ finita’ per la malavita ma, nei fatti, non sembra aver contezza della gravita’ del fenomeno” aggiunge l’esponente campano dei Verdi che prosegue: “A parte l’indossare un giaccone della polizia, non ci risulta che abbia fatto granche’ per facilitare il lavoro delle forze dell’ordine nella lotta quotidiana alla criminalita’ organizzata”. Inoltre, evidenzia Borrelli, “ci fanno paura quei commercianti e imprenditori che stanno facendo ironia sul racket e sulle bombe arrivando anche a sostenere che la camorra non esiste piu’ e che addirittura siano le stesse vittime a mettere le bombe fuori ai locali per farsi pubblicita’. Queste teorie sono le stesse che alcuni collaboratori di giustizia – i cosiddetti pentiti – stanno facendo emergere pubblicamente cercando di creare un clima di dissenso verso chi denuncia e subisce azioni criminali. Un modo a nostro avviso pericoloso per creare il vuoto verso chi si ribella verso la criminalita'”. Gli attacchi contro le vittime di attentati sono stati stigmatizzati, fa sapere il consigliere regionale dei Verdi, da Mimmo Filosa, presidente dell’Unipan, l’associazione dei panificatori della Campania. “Trovo fuori luogo l’ironia sulle disgrazie altrui sopratutto se legate ad atti criminali. Dispiace che queste parole arrivino da un imprenditore che, invece di esprimere solidarieta’ a chi ha subito un attacco, approfitta di un evento tanto spiacevole per esprimere livore e di fatto cercare di emarginare chi intimidito e minacciato. L’attacco a Sorbillo si commenta da solo”.