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Nola, colpo alla filiera dei ricambi rubati: denunciati due uomini per ricettazione

Nella giornata di ieri (13 marzo 2026), gli agenti del Commissariato di Polizia di Nola hanno eseguito un blitz mirato in un deposito di una società di trasporti della zona. L’intervento è scattato nell’ambito di servizi predisposti per contrastare il fenomeno dei furti organizzati di componenti automobilistici, sempre più frequenti nell’area nolana e vesuviana.

Durante l’ispezione del capannone, gli operatori hanno rinvenuto merce di provenienza furtiva, asportata nella stessa giornata da una nota casa automobilistica (di cui era già stata sporta regolare denuncia di furto). Il bottino includeva:39 leve per cambio automatico .4 motori completi di autovetture. Tutta la refurtiva è stata immediatamente riconosciuta e sequestrata.

Il controllo stradale e il secondo sequestro

L’attività non si è fermata al deposito. Poco dopo, un autoarticolato in partenza proprio da quel sito è stato fermato e sottoposto a controllo stradale. All’interno del mezzo gli agenti hanno scoperto un ulteriore carico sospetto: 120 compressori di aria condizionata per autovetture, tutti privi di matricola identificativa e sprovvisti di qualsiasi documento di trasporto.

L’assenza di codici seriali e di bolle di accompagnamento ha rafforzato il sospetto di provenienza illecita, collocando il carico nel classico circuito della ricettazione di pezzi di ricambio destinati al mercato nero (officine non autorizzate, esportazione o vendita online).

Le denunce e la restituzione della merce

Al termine degli accertamenti, due persone sono state denunciate in stato di libertà per ricettazione: un 63enne napoletano e un 48enne di origini polacche.

La merce rubata (leve, motori e compressori) è stata restituita integralmente al legittimo proprietario, la casa automobilistica derubata, chiudendo così positivamente l’operazione.

L’intervento evidenzia ancora una volta come il territorio di Nola resti un crocevia sensibile per i traffici illeciti legati al settore auto: furti mirati nei capannoni industriali o nelle concessionarie, seguiti da immediato smistamento verso depositi logistici per la rivendita.

La prontezza della Polizia di Stato ha permesso di interrompere la filiera in poche ore, evitando che i componenti finissero sul mercato secondario.

Controlli nella movida di Chiaia: identificati 58 giovani e sanzionati diversi locali

Napoli – Controlli straordinari nelle aree della movida cittadina. Nella serata di ieri la Questura di Napoli ha disposto un servizio mirato di presidio e verifica nel quartiere San Ferdinando, con particolare attenzione alla zona dei cosiddetti “baretti” di Chiaia e alle strade limitrofe.

All’operazione hanno preso parte gli agenti della Polizia di Stato dei commissariati San Ferdinando e Scampia, il personale della Divisione Polizia Amministrativa e Sociale, insieme ai militari della Guardia di Finanza, agli agenti della Polizia Locale e ai funzionari dell’ASL Napoli 1.

Identificate 58 persone e controllati 21 locali

Nel corso dell’attività di controllo sono state identificate complessivamente 58 persone, quattro delle quali risultate con precedenti di polizia. Parallelamente sono state sottoposte a verifica 21 attività commerciali presenti nell’area della movida.

Durante le ispezioni, gli operatori hanno riscontrato diverse irregolarità amministrative e strutturali, contestando ai titolari alcune non conformità ritenute significative.

Denuncia per violazioni alla sicurezza e sanzioni per rumori

L’operazione si è conclusa con il deferimento all’autorità giudiziaria della titolare di un esercizio commerciale, denunciata per l’inosservanza delle normative in materia di sicurezza.

Altri due locali sono stati invece sanzionati per la mancata osservanza delle prescrizioni relative all’impatto acustico, nell’ambito delle verifiche effettuate per garantire il rispetto delle regole nelle aree della movida cittadina.

Abusi su minore, la Corte d’Appello di Napoli proscioglie il 70enne di Benevento

Un settantenne di Benevento era finito sotto processo con l’accusa di aver compiuto atti sessuali su una minorenne, amica della propria figliastra, contro la sua volontà. I fatti contestati si sarebbero verificati all’interno dell’abitazione dell’uomo, in un contesto apparentemente ordinario: la ragazza si trovava ospite per il pranzo, in assenza dei genitori, di fatto affidata alla madre convivente dell’uomo e all’uomo stesso.

La condanna in primo grado

Il Tribunale di Benevento aveva ritenuto provata la responsabilità dell’imputato, emettendo nei suoi confronti una sentenza di condanna. La minorenne e il padre si erano costituiti parte civile nel procedimento, chiedendo il riconoscimento del danno subito.

Il ribaltamento in Appello

La Corte d’Appello di Napoli ha tuttavia emesso sentenza di non doversi procedere a carico del settantenne, assistito dall’avvocato Vittorio Fucci del foro di Benevento, ribaltando così l’esito del giudizio di primo grado.

Napoli e i suoi simboli: dal Vesuvio al tifo azzurro

Napoli non è solo una città: è un universo simbolico unico, dove storia millenaria, tradizioni popolari e passioni collettive si intrecciano quotidianamente. Parlare di simboli Napoli significa attraversare un patrimonio culturale ricco e stratificato che va dal Vesuvio, emblema naturale della città, ai riti e alle iconografie legate alla squadra locale e al tifo Napoli, che trasforma ogni partita in una festa di identità e appartenenza.

Il Vesuvio, le tradizioni popolari e altri segni di identità

Il Vesuvio è indubbiamente il primo dei simboli Napoli. La sua sagoma è diventata emblema della città stessa: maestoso, silenzioso e carico di significato, è presente su cartoline, quadri e souvenir come espressione della tensione tra bellezza naturale e potenziale catastrofe che ha segnato la storia del golfo.

Accanto alla presenza fisica del Vesuvio, altri simboli popolari raccontano Napoli attraverso mito e superstizione. Ad esempio, il cornicello rosso, un amuleto portafortuna tradizionale, è considerato un potente antidoto contro il malocchio e rappresenta la fusione tra cultura greca-romana e credenze popolari partenopee.

All’interno del tessuto urbano, simboli minori ma profondamente radicati, come la fontana della Sirena Parthenope, figura mitica legata alla fondazione leggendaria della città, incarnano l’identità collettiva nei luoghi quotidiani.

Infine, iniziative recenti come l’installazione della scritta monumentale “Napoli” in piazza Municipio contribuiscono a rafforzare e mostrare all’esterno simboli Napoli in chiave contemporanea, celebrando il patrimonio culturale attraverso linguaggi visivi moderni.

Il calcio come simbolo collettivo: storia, colori e tifo Napoli

Quando si parla di tifo Napoli, si entra nel cuore pulsante dell’identità cittadina contemporanea. La squadra di calcio SSC Napoli non è soltanto un club sportivo, ma un simbolo sociale in cui confluiscono senso di appartenenza, memoria storica e passione condivisa.

Il club ha radici profonde nel territorio: i colori azzurri evocano il mare del golfo e il cielo partenopeo, mentre il semplice emblematico “N” sullo stemma, rinnovato nel 2024 per una versione più moderna e riconoscibile, parla di continuità identitaria radicata nei valori napoletani. La storia dei simboli del club, compresi soprannomi come I Partenopei o I Ciucci (quest’ultimo nato da una battuta di spirito e trasformato dai tifosi in emblema di resilienza) racconta l’evoluzione di un popolo che sa reinventare la propria immagine in chiave ironica e affettuosa.

Il tifo Napoli vero e proprio è un fenomeno collettivo che va oltre le gradinate dello stadio. Gruppi organizzati di ultras, cori come “‘O surdato ‘nnammurato”, e riti pre-partita nelle strade, nei bar e nei quartieri, trasformano ogni match in un evento di coesione sociale. Questa passione è spesso centrata anche sulla figura di Diego Maradona, il calciatore che ha segnato un’epoca e rappresenta per molti tifosi un simbolo d’appartenenza e orgoglio identitario.

Simboli e narrazioni nella Napoli contemporanea

I simboli Napoli non restano confinati alla storia o alla tifoseria: essi si intrecciano nella narrazione culturale globale della città. Le immagini della pizza, del mare, dei murales dedicati a Maradona, di San Gennaro e di Pulcinella, compongono un mosaico simbolico che comunica a turisti e residenti l’essenza di Napoli, complessa, ironica, passionale.

In epoca recente, anche la moda e il merchandising sportivo incorporano simboli tradizionali (ad esempio elementi folkloristici nascosti nelle divise), creando nuove connessioni tra cultura pop e identità storica.

Questi segni, antichi e moderni, mostrano come Napoli riesca a trasmettere la sua unicità attraverso un linguaggio simbolico dinamico, capace di rinnovarsi pur mantenendo forti legami con il passato.

Simboli Napoli: dal Vesuvio al tifo Napoli, identità e passione

Scopri i simboli Napoli più iconici: dal Vesuvio al tifo Napoli, tra storia, cultura popolare e passione calcistica che unisce la città.

Simboli Napoli

Tifo Napoli

Napoli, finto operatore bancario ruba la carta e le svuota il conto di 9.000 euro: arrestato 47enne

Napoli – Tutto è iniziato con un messaggio sul cellulare e la paura di perdere i propri risparmi. Una donna è stata contattata tramite sms da un finto operatore bancario che la allarmava riguardo a un fantomatico tentativo di frode informatica sul suo conto.

Seguendo le istruzioni, la vittima ha telefonato al numero indicato, cadendo in una rete di raggiri ben orchestrati. I malviventi sono riusciti a farsi comunicare il Pin e l’hanno convinta che la sua carta fosse ormai bloccata, fissando un incontro per consegnarle una nuova tessera sostitutiva in totale sicurezza.

L’appuntamento è andato in scena nei pressi della Stazione Marittima. Qui si è presentato un uomo a bordo di uno scooter che, fingendosi un corriere incaricato dall’istituto di credito, ha consegnato alla donna una busta chiusa. In cambio, il finto fattorino ha ritirato la carta di credito originale della vittima, per poi allontanarsi a tutto gas nel traffico cittadino.

L’amara scoperta e la denuncia

L’illusione di aver messo al sicuro il proprio denaro è durata pochissimo. Aperta la busta ricevuta dal corriere, la malcapitata ha trovato al suo interno solo una vecchia carta di credito, parzialmente tagliata e intestata a un perfetto sconosciuto. A quel punto ha controllato il proprio conto corrente, scoprendo l’amara verità: i truffatori avevano già effettuato prelievi a raffica in vari sportelli, prosciugandole ben. 9.000 euro. Compreso l’inganno, la donna si è precipitata negli uffici della Polizia di Frontiera dello scalo marittimo per sporgere denuncia.

L’inseguimento e il blitz in casa

La risposta delle forze dell’ordine non si è fatta attendere. Grazie a un’indagine lampo condotta in sinergia tra gli agenti della VI Zona Polizia di Frontiera e i Falchi della Squadra Mobile, i poliziotti si sono messi subito sulle tracce dello scooter segnalato. Il fuggitivo è stato intercettato e bloccato poco dopo in Calata Ponte di Casanova. Sottoposto a perquisizione, l’uomo, un 47enne napoletano, nascondeva addosso 1.745 euro in banconote di vario taglio, il probabile provento dei primi prelievi fraudolenti.

I poliziotti hanno poi esteso la perquisizione all’abitazione del sospettato, chiudendo definitivamente il cerchio. In casa sono spuntati altri 150 euro, diverse schede Sim usate verosimilmente per i contatti telefonici illeciti, le casacche utilizzate per travestirsi da corriere e, soprattutto, la carta di credito originale sottratta alla donna. Di fronte all’evidenza delle prove, per il 47enne sono scattate le manette con l’accusa di truffa aggravata.

Salernitana verso il cambio di proprietà: Olidata pronta a rilevare il club

La US Salernitana 1919 potrebbe presto cambiare nuovamente proprietario. Il gruppo Olidata sarebbe infatti pronto ad acquisire il pacchetto azionario attualmente nelle mani del patron Danilo Iervolino.

Secondo le indiscrezioni che circolano negli ambienti finanziari e sportivi, le trattative sarebbero ormai in una fase molto avanzata e potrebbero chiudersi nel giro di pochi giorni. L’operazione segnerebbe l’ingresso nel calcio del gruppo tecnologico attivo nei settori dell’informatica e della cybersecurity.

I rapporti politici e la regia dell’operazione

Dietro l’operazione, secondo le ricostruzioni che filtrano, si muoverebbero anche dinamiche politiche interne all’area di Forza Italia. In particolare avrebbe svolto un ruolo decisivo la rete di relazioni dell’ex patron granata Claudio Lotito, oggi presidente della SS Lazio.

Lotito, grazie ai rapporti personali con Cristiano Rufini — attuale amministratore di Olidata — avrebbe contribuito a favorire i contatti che hanno portato all’avvio della trattativa per l’acquisizione del club campano.

Il nodo della fideiussione

Il perfezionamento dell’accordo resta tuttavia subordinato a un passaggio formale decisivo: il via libera della Federazione Italiana Giuoco Calcio alla fideiussione che dovrebbe essere garantita proprio da Olidata.

Si tratta di un passaggio tecnico ma fondamentale per rendere effettivo il trasferimento delle quote e formalizzare il nuovo assetto societario.

Il ruolo di Maurizio Milan

A coordinare e accompagnare l’operazione sarebbe Maurizio Milan, attuale presidente della Salernitana e presidente di Forbes Italia. Milan starebbe svolgendo il ruolo di regista istituzionale nella fase finale delle trattative tra le parti coinvolte.

Il suo intervento sarebbe stato decisivo per consolidare i rapporti tra il gruppo interessato all’acquisizione e l’attuale proprietà.

Il progetto sportivo e il possibile ritorno di Fabiani

L’accordo, secondo quanto trapela, non riguarderebbe soltanto l’assetto societario ma anche il futuro sportivo del club. Tra le ipotesi in campo ci sarebbe infatti il ritorno a Salerno del dirigente Angelo Fabiani.

Fabiani potrebbe essere chiamato a costruire una nuova struttura tecnica con l’obiettivo dichiarato di rilanciare la squadra e riportarla in Serie A nel giro di pochi anni.

Trattativa alle battute finali

Le negoziazioni sarebbero ormai alle battute conclusive. Se gli ultimi passaggi formali andranno a buon fine, il cambio di proprietà della Salernitana potrebbe essere ufficializzato a breve, aprendo una nuova fase nella storia recente del club granata.

Giugliano, colpo grosso alla pompa: 510 litri di gasolio rubati con un telecomando clonato

Giugliano  – Un telecomando rubato, una notte qualunque e la possibilità di fare rifornimento a costo zero. Ma per un 39enne del posto il “pieno” da 510 litri di gasolio si è trasformato in un arresto.

I Carabinieri della sezione Radiomobile della Compagnia di Giugliano in Campania hanno infatti sorpreso e bloccato un uomo mentre, con la complicità di una donna, stava svuotando letteralmente la riserva di carburante di un distributore self-service.

Il colpo è stato sventato grazie a un controllo mirato dei militari nella zona del parco commerciale Grande Sud, dove ha sede l’impianto Star Oil finito nel mirino dei ladri.

L’insospettabile Fiat Multipla e le taniche nel bagagliaio

L’attenzione della “gazzella” è stata catturata da una Fiat Multipla parcheggiata in un’area insolita all’interno della stazione di servizio. Alla guida non c’era nessuno, ma sul lato passeggero era seduta una giovane donna. Un dettaglio che non è sfuggito all’occhio esperto dei carabinieri, che si sono avvicinati per un controllo.

Avvicinandosi, la scena è apparsa chiara: sul lato opposto del veicolo, un uomo era intento a riempire freneticamente delle taniche. Il bagagliaio era spalancato e i sedili posteriori abbassati per fare spazio a numerosi contenitori, quasi tutti già pieni di gasolio.

La scoperta: un telecomando per “comandare” la pompa

Bloccato immediatamente, il 39enne è stato sottoposto a perquisizione personale. Nelle sue tasche i militari hanno trovato un oggetto che ha subito insospettito: un telecomando elettronico.
Non si trattava di un comune dispositivo, ma di uno strumento tecnico in dotazione esclusiva ai gestori degli impianti di carburante. Quel telecomando, infatti, permette di interfacciarsi da remoto con il distributore per:

Leggere i dati di erogazione;
Modificare le impostazioni tecniche;
Cambiare i prezzi;
Bloccare o sbloccare l’erogazione del carburante.

Un vero e proprio “passe-partout” che, caduto nelle mani sbagliate, aveva permesso ai malviventi di aggirare qualsiasi sistema di pagamento e attivare la pompa come se fossero i legittimi proprietari.

Doppia targa e bottino recuperato

Il quadro indiziario si è aggravato con il controllo del veicolo. La Fiat Multipla, infatti, montava due targhe diverse: quella anteriore risultava rubata, mentre quella posteriore era stata denunciata come smarrita. Un espediente per eludere eventuali controlli e telecamere.

Al termine del blitz, i carabinieri hanno recuperato l’intero bottino: 510 litri di gasolio già travasati nelle taniche, pronti per essere immessi nel mercato nero o utilizzati per rifornire una flotta di veicoli. Il carburante è stato immediatamente restituito al legittimo proprietario dell’impianto.

Il 39enne è stato tratto in arresto con le accuse di furto aggravato e ricettazione. La 25enne che lo attendeva in auto è stata, invece, denunciata a piede libero per gli stessi reati.

Terrore in casa a Pimonte, picchia la moglie con una padella davanti al figlio: 37enne ai domiciliari

Pimonte – Un vero e proprio incubo domestico, fatto di vessazioni quotidiane, botte e umiliazioni, vissuto per giunta davanti agli occhi terrorizzati del figlio minorenne. È la drammatica vicenda scoperta dai Carabinieri della Stazione di Pimonte, che nella giornata del 13 marzo hanno messo fine alle violenze arrestando un uomo di 37 anni del posto.

Su richiesta della Procura della Repubblica, il Gip del Tribunale di Torre Annunziata ha disposto per l’uomo la misura cautelare degli arresti domiciliari, con accuse gravissime: maltrattamenti in famiglia, aggravati dalla presenza del figlio minore e dall’alterazione dovuta all’uso di sostanze stupefacenti.

Un incubo lungo due anni

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la donna era costretta a subire un regime di vita impossibile ormai dal 2022. Le liti in casa erano diventate pane quotidiano, spesso esasperate dalla dipendenza dalla droga dell’uomo, che sfociavano in episodi di violenza brutale.

Il quadro dipinto dalle indagini è agghiacciante: durante una delle tante aggressioni, il 37enne avrebbe spinto la moglie contro una stufa, per poi morderla ripetutamente. In un altro violento scatto d’ira, non ha esitato a colpirla con forza utilizzando una padella.

Indagini lampo grazie a chat e testimonianze

L’intervento dei militari dell’Arma è stato decisivo per evitare che la situazione degenerasse ulteriormente. Le indagini, scattate immediatamente e coordinate dalla Procura oplontina, si sono avvalse delle testimonianze di chi conosceva la coppia, del drammatico racconto della vittima e dell’analisi delle chat scambiate sui telefoni.

Elementi che hanno permesso di raccogliere “gravi indizi di colpevolezza” e di blindare il provvedimento cautelare in tempi rapidi, scongiurando il rischio che l’uomo potesse reiterare i reati.

Braccialetto elettronico e isolamento

Dopo le formalità di rito in caserma, per il 37enne si sono aperte le porte della casa dei genitori, dove dovrà scontare gli arresti domiciliari. Per assicurarsi che non si avvicini più alla moglie, i giudici gli hanno applicato il braccialetto elettronico. Non solo: all’indagato è stato imposto il divieto assoluto di utilizzare qualsiasi sistema telefonico o telematico, isolandolo di fatto da ogni possibile contatto esterno.

Napoli, diffamazione nei confronti della influencer: assolto Pino Grazioli

Il tribunale di Napoli, VII sezione, ha assolto Pino Grazioli dall’accusa contestata nel procedimento penale, ritenendo insufficienti le prove a sostegno della responsabilità.

La sentenza mette così fine al processo scaturito da una vicenda che aveva preso le mosse da presunti comportamenti persecutori nei confronti della nota influencer napoletana Maria Grazia Imperatrice, ipotesi che tuttavia non ha trovato conferma nel corso dell’istruttoria dibattimentale.

Le accuse legate ai social

Il procedimento era stato avviato sulla base dell’accusa di diffamazione aggravata e continuata commessa attraverso i social network, con contestazione di reiterazione del reato nel tempo ai sensi dell’articolo 595 del codice penale in combinato con l’articolo 81.

Sin dalle fasi iniziali delle indagini preliminari, la difesa della parte civile aveva tentato di sostenere anche la sussistenza di presunti atti persecutori, circostanza che tuttavia non ha trovato riscontro nel processo.

La linea difensiva

Il collegio giudicante ha sostanzialmente accolto la linea difensiva sostenuta dall’avvocato Massimo Viscusi, che ha ricostruito la vicenda nel corso di un’arringa durata circa un’ora.

Le conclusioni della difesa sono giunte dopo le richieste formulate dall’accusa e dall’avvocato della parte civile, Francesco Cafiero de Raho, che aveva rappresentato gli interessi della persona offesa.

Le richieste e il risarcimento

Nel corso del processo, la Procura aveva chiesto una condanna a cinque mesi di detenzione nei confronti di Grazioli.

La parte civile, invece, aveva avanzato richieste ben più severe: tre anni di reclusione e un risarcimento di 500mila euro per i presunti danni subiti.

Il tribunale ha invece disposto un risarcimento di 5mila euro, con una provvisionale immediatamente esecutiva di 2mila euro, demandando la definizione della restante eventuale responsabilità alla sede civile.

Maxi sequestro in spiaggia a Bacoli: trovati oltre 2 chili di hashish tra la sabbia di Miliscola

La scoperta è avvenuta sul litorale di Bacoli, precisamente nel tratto di spiaggia libera di via Miliscola. Durante le operazioni di pattugliamento della fascia costiera flegrea, i carabinieri della compagnia di Pozzuoli hanno rinvenuto e posto sotto sequestro una busta sospetta abbandonata sull’arenile.

All’interno si nascondeva un ingente carico di droga: ben 2 chili e 380 grammi di hashish. Lo stupefacente era già stato accuratamente suddiviso in 20 panetti, pronti con ogni probabilità per essere immessi nelle piazze di spaccio locali, alimentando il mercato illegale che spesso prolifera all’ombra della movida.

Controlli a tappeto tra Bacoli e Monte di Procida

Il maxi sequestro di Miliscola si inserisce in una più ampia e capillare operazione di controllo del territorio disposta dall’Arma. I militari hanno concentrato la loro attenzione sulle zone ad alta densità di frequentazione serale e notturna comprese tra i comuni di Bacoli e Monte di Procida.

Le pattuglie hanno presidiato le arterie principali e i luoghi di ritrovo, identificando complessivamente 77 persone e sottoponendo a verifica 50 veicoli in transito. L’attività di prevenzione ha portato anche a colpire l’indisciplina alla guida: sono state elevate 5 sanzioni per violazioni al Codice della Strada, per un importo complessivo di 1.500 euro.

Banconote false e denunce

Nel corso del medesimo servizio, i controlli si sono estesi al contrasto dei reati contro la fede pubblica. Due persone sono state deferite all’autorità giudiziaria con l’accusa di contraffazione, dopo essere state fermate e trovate in possesso di banconote false, presumibilmente pronte per essere spacciate nei locali o nelle attività commerciali della zona.

Per uno dei due soggetti fermati la posizione si è ulteriormente aggravata: dagli accertamenti in banca dati è scattata una seconda denuncia in quanto risultato irregolare sul territorio nazionale.

Spaccio nel garage tra San Giorgio e Portici: telecamere e «scrivania operativa», arrestato 17enne

È notte quando i carabinieri della stazione di San Giorgio a Cremano avviano un servizio mirato di controllo del territorio tra San Giorgio e Portici, con l’obiettivo di contrastare lo spaccio di stupefacenti.

L’attenzione dei militari si concentra su corso Garibaldi, dove da tempo è segnalata una possibile piazza di spaccio nascosta alla fine di un vicoletto che conduce a una serie di portoni e box.

I carabinieri si appostano a poca distanza. Dopo alcuni minuti vedono uscire dalla stradina un giovane: si guarda attorno con fare sospetto, controlla di non essere osservato e si allontana rapidamente.È il segnale che spinge i militari ad avvicinarsi.

L’irruzione nel locale con le telecamere

I carabinieri attraversano la strada ed entrano nel vicolo. In fondo trovano una porta in ferro coperta da una tettoia, con la luce accesa all’interno. All’esterno sono installate anche telecamere di videosorveglianza che controllano ingresso e perimetro.

Poco dopo esce un uomo. La porta sta per richiudersi, ma il maresciallo riesce a bloccarla con il piede. A quel punto scatta l’irruzione.

La scena che si presenta ai militari ricorda quella di un normale ufficio: una scrivania, due uomini e uno schermo acceso.

Il 17enne “responsabile” dietro la scrivania

Dietro la scrivania siede un 17enne incensurato, come fosse il responsabile di un’agenzia. Sul tavolo però non ci sono documenti ma droga pronta per essere venduta.

Accanto a lui c’è un altro uomo che osserva con attenzione lo schermo di una televisione, sul quale scorrono le immagini delle telecamere esterne utilizzate per controllare eventuali arrivi sospetti.

Il locale è organizzato nei minimi dettagli. Sulla scrivania ci sono bilancino di precisione, cucchiaini, involucri di cellophane e materiale per il confezionamento, mentre lungo le pareti sono sistemati scaffali con scorte di droga sottovuoto e strumenti ancora sigillati.

La colluttazione e la fuga del complice

Alla vista dei militari il minorenne reagisce con violenza e tenta di aggredirli. Anche il complice si unisce alla colluttazione, ma riesce a divincolarsi e a fuggire.

Il 17enne viene invece bloccato e perquisito: nella tasca del gilet i carabinieri trovano 200 euro in contanti, ritenuti provento dell’attività di spaccio.

Droga, contanti e una card di libreria usata per tagliare la cocaina

All’interno del locale i militari sequestrano un vero e proprio deposito di stupefacenti. In una piccola cassaforte utilizzata come cassa vengono trovati 380 euro, probabilmente destinati a custodire gli incassi o a dare il resto ai clienti.

Sul tavolo ci sono 35 grammi tra cocaina e hashish già suddivisi in dosi. Accanto al materiale per il confezionamento viene trovata anche una scheda utilizzata per suddividere la cocaina: si tratta, paradossalmente, di una loyalty card per l’iscrizione a una nota catena di librerie.

Sugli scaffali laterali i carabinieri scoprono inoltre altre confezioni di droga sottovuoto, per un totale di 212 grammi.

Sequestrata anche tutta l’attrezzatura utilizzata per il controllo dell’area: telecamere, televisore, lettore dvd e due telefoni cellulari.

Il minorenne arrestato, caccia al complice

Il 17enne è stato arrestato per detenzione di droga ai fini di spaccio e trasferito nel Centro di accoglienza dei Colli Aminei.

Nel frattempo i carabinieri hanno avviato le ricerche del complice riuscito a fuggire durante il blitz.

Napoli, piazza Nazionale abbraccia Noemi, inaugurato il murales della rinascita

Napoli – Si è svolta a Piazza Nazionale la cerimonia di inaugurazione del restyling del murales dedicato a Noemi Staiano, in occasione del suo undicesimo compleanno, con una partecipazione ampia di cittadini, studenti e rappresentanti delle istituzioni civili e militari. L’iniziativa, intitolata “Coloriamo la Vita”, è nata come momento di comunità e rinascita, nel segno della vicinanza della città alla bambina e alla sua famiglia.

Il murales

L’opera è stata realizzata dall’artista Giulia Noeyes ed è ispirata a un disegno della stessa Noemi, che ha firmato personalmente il murales durante la cerimonia. Il gesto ha assunto un forte valore simbolico, trasformando il muro in un segno pubblico di rinascita e in un messaggio di speranza affidato al quartiere e alla città.

Musica e scuole

L’evento è stato accompagnato dalle esibizioni dell’orchestra ensemble e del coro del Liceo Classico Vittorio Emanuele II, insieme agli studenti degli istituti scolastici del territorio. La presenza delle scuole ha rafforzato il senso civile della manifestazione, costruita attorno ai temi della vita, della legalità e della riconquista degli spazi da parte dei più giovani.

Decoro urbano

In occasione dell’inaugurazione sono stati eseguiti anche interventi di ripristino del decoro urbano a cura del servizio PIS di Napoli Servizi, con la pulizia e la sistemazione del muro dedicato a Noemi. I lavori hanno riguardato anche il rifacimento dell’intonaco e la tinteggiatura dei muretti che delimitano le aree verdi, il recupero dei cordoli usati come sedute e il ripristino di diversi basoli della pavimentazione, in un’azione richiesta dalla Municipalità 4 e coordinata dal Tavolo Tecnico Permanente per il Decoro Urbano.

Le parole delle istituzioni

Il sindaco Gaetano Manfredi ha definito Piazza Nazionale “il simbolo di una città che non si piega”, sottolineando che il murales ispirato alla creatività di Noemi ricorda come “il male non ha vinto” e come bellezza e legalità possano essere più forti della violenza. La presidente della Municipalità 4, Maria Caniglia, ha evidenziato il valore dell’arte urbana come strumento di sensibilizzazione e ha indicato Noemi come simbolo di resilienza, mentre la partecipazione di prefetto, questore, rappresentanti della magistratura, del Consiglio regionale, del Consiglio comunale e della Fondazione Pol.i.s. ha dato ulteriore peso istituzionale alla giornata.

Dal carcere al lavoro: a Napoli un nuovo percorso per il reinserimento dei detenuti

Napoli – Si è svolto nella sala Arengario del Palazzo di Giustizia di Napoli l’incontro sui “Percorsi di formazione e di inserimento nel mondo del lavoro delle persone detenute negli istituti penitenziari e di quelle in esecuzione penale esterna”.

L’appuntamento è stato organizzato in collaborazione tra la Corte d’Appello di Napoli, il Tribunale di Sorveglianza di Napoli, il Provveditorato regionale dell’Amministrazione Penitenziaria della Campania e l’Unione Industriali di Napoli.

 “Offrire lavoro significa offrire dignità”

Ha aperto i lavori Maria Rosaria Covelli, che ha sottolineato come l’incontro non sia solo un momento di riflessione, ma “un’occasione concreta per offrire nuove possibilità a chi è incappato nelle maglie della rete penale”.

Secondo Covelli, lavorare significa acquisire dignità, responsabilità e una prospettiva di futuro. Il lavoro in ambito penitenziario, ha aggiunto, è uno strumento fondamentale per contrastare il sovraffollamento carcerario e ridurre il rischio di recidiva, con un impatto diretto sulla sicurezza della collettività.

La base costituzionale del progetto

Covelli ha richiamato l’articolo 27 della Costituzione, che stabilisce che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. L’incontro di oggi punta su un approccio concreto: una formazione mirata all’inserimento lavorativo, costruita attraverso una sinergia tra istituzioni e imprese del territorio.

Il ruolo del Provveditorato penitenziario

Il Provveditore dell’Amministrazione Penitenziaria della Campania, Carlo Berdini, ha ricordato che “il lavoro e la formazione rappresentano elementi cardine del trattamento penitenziario, così come previsto dall’articolo 15 dell’ordinamento penitenziario”. Berdini ha definito incoraggiante la risposta delle associazioni imprenditoriali, che si sono dimostrate fin da subito disponibili a collaborare con il progetto.

Il carcere come opportunità di cambiamento

Patrizia Mirra, Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Napoli, ha sostenuto che “la detenzione può e deve essere l’occasione per dare strumenti nuovi, soprattutto per esercitare un’attività lavorativa”. Lavorare resta, secondo Mirra, la modalità principale per allontanare le persone dalla devianza, spesso legata a motivazioni economiche, e costruire un vero argine alla recidiva.

L’impegno delle imprese

Costanzo Jannotti Pecci, Presidente dell’Unione Industriali di Napoli, ha sottolineato “l’interesse delle imprese a trovare itinerari che coniughino esigenze sociali e aziendali”. Le imprese, ha aggiunto, sono pronte a dare una chance a chi cerca il riscatto, contribuendo al contempo al miglioramento economico e culturale di aree colpite da emarginazione.

Percorsi formativi nei settori chiave

Giulia Russo, Direttrice della casa circondariale “G. Salvia” di Poggioreale, ha illustrato l’idea di creare “percorsi virtuosi e performanti finalizzati all’acquisizione di competenze spendibili nel mondo del lavoro”, in settori come l’edilizia, la cantieristica navale e l’hospitality. L’obiettivo è trasformare il periodo di detenzione in una fase di crescita professionale e personale.

Il ruolo dell’uomo e dei diritti

A chiudere i lavori è intervenuto Michele di Bari, Prefetto di Napoli, che ha ribadito come “bisogna mettere al centro l’uomo e il rispetto dei diritti fondamentali, come patrimonio universale”. In questo modo, i percorsi di formazione e inserimento lavorativo hanno anche una forte valenza preventiva, contribuendo a ridurre la probabilità di nuovo ingresso nel circuito detentivo.

Nasce il tavolo tecnico

Al termine della giornata è stato deciso di istituire un tavolo tecnico permanente, volto a favorire l’incontro tra imprese e realtà penitenziaria. L’obiettivo è strutturare canali stabili di collaborazione, definire standard comuni e monitorare l’efficacia dei percorsi formativi per garantire un vero reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti e semiliberi.

Tragedia nel Cilento: auto precipita per 200 metri in un dirupo, morti due giovani fidanzati

Salerno -Ieri sera le strade del Cilento sono state teatro di un dramma fatale. A Montecorice, in provincia di Salerno, un terribile incidente ha spezzato le vite di Michele Pirozzi, 29 anni, e Maria Magliocco, 24 anni.

La giovane coppia di fidanzati stava rientrando verso Agnone Cilento dopo una serata trascorsa insieme, quando la loro Volkswagen Polo è precipitata in uno strapiombo per circa duecento metri, terminando la sua caduta tra gli scogli e le onde. Per i due giovani non c’è stata alcuna speranza di salvezza: sono morti sul colpo.

La dinamica dello schianto

Secondo le prime ricostruzioni, l’utilitaria dei due ragazzi stava percorrendo un tratto di strada stretto e semibuio quando è avvenuto il contatto con un furgone Citroen. In seguito all’urto, la Polo ha perso aderenza, ha sfondato il guardrail che delimita la carreggiata ed è precipitata nel vuoto.

Alla guida del mezzo commerciale vi era un pasticciere che stava rientrando a casa al termine del turno di lavoro. L’uomo, rimasto solo lievemente ferito, è stato soccorso dai sanitari del 118 e immediatamente sottoposto ai test di rito per alcol e droghe, ai quali è risultato negativo.

La sua posizione, tuttavia, resta al vaglio dei Carabinieri della sezione operativa della compagnia di Agropoli, coordinati dal comandante Giuseppe Colella, incaricati di ricostruire l’esatta dinamica e le responsabilità del sinistro.

Sbalzati dall’abitacolo: le difficili ricerche nel buio

La caduta della vettura è stata devastante. L’auto è rotolata più volte lungo l’impervia parete rocciosa prima di incastrarsi irreparabilmente sulla scogliera. La violenza degli urti ha sbalzato i corpi di Michele e Maria fuori dall’abitacolo.

Ritrovare i due fidanzati ha richiesto ore di estenuanti ricerche condotte in condizioni di oscurità e pericolo. Il relitto, completamente distrutto, è stato infine localizzato via mare grazie all’intervento di una motovedetta della Guardia Costiera di Agropoli, sotto il coordinamento del tenente di vascello Vincenzo Chetta.

Alle operazioni di ricerca ha preso parte persino il fratello di una delle vittime, che si è unito ai soccorritori a bordo di un peschereccio, nella disperata speranza di ritrovarli.

Il recupero via mare

Le caratteristiche geografiche del luogo dell’incidente hanno reso impossibile raggiungere le vittime via terra. È stata mobilitata un’ingente macchina dei soccorsi: sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco del nucleo SAF (Speleo Alpino Fluviale), supportati da un elicottero per il sorvolo dell’area e da un’autogru fatta arrivare appositamente da Salerno.

Le operazioni finali di recupero delle salme sono state affidate ai sommozzatori dei Vigili del Fuoco di Napoli, che hanno dovuto operare direttamente via mare. L’intera comunità locale è ora sotto shock per la perdita dei due ragazzi. Michele era ben inserito nel tessuto lavorativo della zona: lavorava come autista per un’azienda di Capaccio Paestum specializzata nel trasporto di balle di fieno per gli allevamenti locali.

Il Centro Commerciale del falso a San Giorgio a Cremano: sequestrati 25mila capi

Napoli – Non una semplice bancarella, ma un vero e proprio tempio del falso organizzato nei minimi dettagli. A San Giorgio a Cremano, i baschi verdi del Gruppo Pronto Impiego di Napoli hanno smantellato uno showroom della contraffazione che nulla aveva da invidiare alle boutique del centro, se non l’originalità della merce.

L’operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica, ha portato al sequestro di oltre 25.000 articoli e alla denuncia di quattro persone.

Lo showroom nascosto dietro la tenda

L’indagine, nata da un monitoraggio della filiera del “Made in Italy”, ha condotto i militari in un locale di circa 530 metri quadrati. L’accesso era protetto da un pesante tendaggio che nascondeva un’attività frenetica. All’interno, i finanzieri si sono trovati davanti a un’esposizione ordinata e curata: scaffali in legno ricolmi di abiti, scarpe e borse suddivisi meticolosamente per brand e tipologia.

Oltre 40 le griffe internazionali nel mirino dei falsari: dai classici di Gucci, Louis Vuitton e Fendi fino alle riproduzioni di lusso di orologi Rolex, penne Cartier e Mont Blanc. Un assortimento completo pensato per rifornire i grossisti e i rivenditori al dettaglio della città di Napoli.

Dal magazzino alla spedizione: una logistica perfetta

Ciò che ha colpito gli investigatori è stata l’organizzazione logistica della struttura. Accanto all’area espositiva, i finanzieri hanno scoperto una vera e propria centrale di spedizione. Qui, la merce era già inscatolata, etichettata e pronta per essere immessa sul mercato parallelo. Un sistema oliato che garantiva una distribuzione rapida ed efficiente in tutta l’area metropolitana.

L’intervento si è concluso con il sequestro preventivo di tutto il materiale rinvenuto. Per i quattro responsabili individuati durante il blitz è scattata la denuncia alla Procura della Repubblica di Napoli: dovranno rispondere dei reati di ricettazione e detenzione ai fini della vendita di prodotti contraffatti.

L’operazione del 6 febbraio scorso rappresenta un duro colpo alla filiera del falso, un business che non solo danneggia l’economia legale, ma alimenta i canali del mercato nero a discapito dei consumatori e delle imprese regolari.

Turismo da record, Napoli si prepara all’assalto di Pasqua: oltre 400mila presenze

Napoli – Numeri da capogiro per il turismo a Napoli. In vista del week end di Pasqua, la città partenopea si prepara ad accogliere un’ondata di oltre 400mila visitatori. È la previsione lanciata in occasione della BMT – Borsa Mediterranea del Turismo, dove l’amministrazione comunale ha presentato il secondo report dell’Osservatorio Turistico Urbano, dipingendo il quadro di una città sempre più meta ambita dai viaggiatori di tutto il mondo, e non più solo nei tradizionali periodi di alta stagione.

Un 2026 da incorniciare: boom di presenze già a gennaio e febbraio

I primi due mesi dell’anno hanno già fatto segnare risultati straordinari, certificando un trend di crescita inarrestabile. A gennaio si sono registrate 1 milione e 750mila presenze, seguite da 1 milione e 700mila a febbraio.

Numeri che fanno ben sperare per il futuro immediato: «Le previsioni per aprile – ha spiegato l’assessora al Turismo e alle Attività produttive, Teresa Armato – parlano di una chiusura con quasi 2 milioni di arrivi, confermando la piena destagionalizzazione del turismo a Napoli. Non esistono più solo maggio e dicembre, i visitatori arrivano tutto l’anno».

Vivibilità e accoglienza: la sfida per una città “extralarge”

Di fronte a flussi così imponenti, l’amministrazione comunale guidata da Gaetano Manfredi punta a trasformare il record in opportunità, senza farsi trovare impreparata. «Il nostro impegno – ha proseguito Armato – è duplice: rendere Napoli sempre più vivibile per i cittadini e più accogliente per i turisti. Abbiamo rafforzato i servizi, ma dobbiamo aumentare la capacità di accoglienza in vista di appuntamenti cruciali come Napoli Capitale dello Sport 2026 e l’America’s Cup».

Un ruolo chiave in questa strategia è giocato dal dialogo costante con le strutture ricettive, pilastri dell’accoglienza. «Vanno supportate – ha aggiunto l’assessora – con progetti di decoro urbano e servizi, finanziabili anche attraverso una parte della tassa di soggiorno».

Oltre il record: l’esperienza, la genuinità e il “fattore ritorno”

Ma il successo di Napoli non si misura solo con i numeri assoluti. A certificare la qualità e la profondità del fenomeno è la professoressa Valentina Della Corte, coordinatrice dell’Osservatorio Turistico Urbano. «La città sta conoscendo uno sviluppo esplosivo del turismo, con un ampliamento quali-quantitativo dei target», ha dichiarato.

I turisti non si limitano a visitare, ma tornano, e lo fanno più volte, attratti da un’offerta sempre più variegata che spazia dall’enogastronomia al turismo religioso, fino ai grandi eventi sportivi. A fare la differenza, secondo Della Corte, è la capacità di conservare una spiccata “genuinità” nell’offerta, in un’ottica esperienziale che la rende unica nel panorama delle città d’arte.

Un dato, in particolare, colpisce e racconta questa peculiarità: «La permanenza media a Napoli è di 3 notti – ha sottolineato –, superando Firenze e Venezia (ferme a 2) e attestandosi a un passo da Roma (4)». Il Brand Napoli, insomma, si candida a diventare sempre più protagonista nel bacino del Mediterraneo, forte di una vivacità culturale, di una ricchezza di risorse e di uno spirito aperto e inclusivo.

Arrestati dalla polizia a Napoli due ricercati internazionali

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Napoli – Nella serata di mercoledì, gli agenti della Squadra Mobile della Polizia di Stato hanno proceduto all’arresto provvisorio ai fini di consegna di un 40enne rumeno, destinatario di un mandato di arresto europeo emesso dalle autorità rumene. Il provvedimento riguarda reati in materia di stupefacenti.

Dopo averlo rintracciato sul territorio napoletano, la Polizia ha verificato che lo straniero risultava effettivamente destinatario del mandato e, in seguito, lo ha tratto in arresto. L’uomo è stato sottoposto alla misura della custodia provvisoria e sarà poi consegnato alle autorità rumene per rispondere dei reati contestati.

Arresto della 37enne peruviana con mandato internazionale

Nella serata successiva, gli agenti del Commissariato Pianura hanno catturato una 37enne peruviana, destinataria di un provvedimento di arresto internazionale emesso dalle autorità peruviane. Il reato contestato è anch’esso in materia di stupefacenti.

Dopo il rintraccio, la donna è stata fermata e condotta in questura, dove è stata accertata la validità del mandato. Anche in questo caso l’arrestata è stata posta in custodia provvisoria ai fini di estradizione verso il Paese di origine.

Rafforzamento della cooperazione internazionale

Le due operazioni dimostrano l’efficacia della cooperazione internazionale nella lotta contro il traffico di droga. La Polizia di Stato ha sottolineato l’importanza della rete tra le autorità italiane ed estere, finalizzata a individuare e catturare individui latitanti o destinatari di provvedimenti restrittivi.

Napoli, l’impero silenzioso: il ritorno di ’o Muntato e la nuova mappa del clan Contini

Napoli – C’è un momento preciso in cui la geografia criminale di Napoli ha cambiato pelle, tornando a un passato che sembrava sepolto dalle manette. È il 12 giugno 2019. Quel giorno, i cancelli di un carcere si aprono per lasciar passare Gennaro De Luca, per tutti “Gennaro ’o Muntato”.

Ventidue anni di detenzione non hanno scalfito il suo carisma né la sua autorità. Al contrario, il suo ritorno in libertà coincide con un vuoto di potere lasciato dagli storici boss, Edoardo Contini e Patrizio Bosti, blindati al regime del 41-bis.

Le ultime indagini della Squadra Mobile e dei Carabinieri, coordinate dalla DDA di Napoli, cristallizzano quello che gli analisti definiscono il “nuovo corso”: una restaurazione mafiosa che poggia su radici antiche ma punta a obiettivi modernissimi. E’ quanto messo nero su bianco nelle oltre 1200 pagine dell’ordinanza cautelare, firmata dal gip Fabrizia Fiore, del 3 marzo che ha portato in carcere 39 esponenti del clan Contini con 126 indagati.

La geografia del comando: i viceré del Vasto e del “Connolo”

La mappa del potere tracciata dagli inquirenti non lascia spazio a dubbi. Il clan Contini  è  un organismo multicentrico che respira attraverso i suoi quartieri storici.

Nel quartiere Vasto-Arenaccia, il volto del clan è quello di Gaetano Girgenti, alias “Core e Fierr”. Poco distante, nel rione Sant’Alfonso, che tutti nel quartiere chiamano “’à Connolo”, la sovranità appartiene ai fratelli Russo: Gennaro, Giovanni e Antonio, noti come “I Suricill”. È a loro, e in particolare a Gennaro Russo — descritto come un criminale di estrema accortezza investigativa — che De Luca avrebbe affidato il core-business del narcotraffico.

Il legame tra “’o Muntato” e i Russo non è solo strategico, ma di sangue e piombo: già nel 2005 furono condannati insieme a oltre 22 anni per gli omicidi Mele e Annunziata, ferite aperte della guerra di fine anni Novanta. A chiudere il cerchio ci sono il Borgo Sant’Antonio Abate, sotto l’egida di Carmine De Luca (“Zezzella”), e i rioni Amicizia e San Giovanniello, il cuore pulsante dove tutto ebbe inizio con il fondatore “Edoardo ’o Romano”.

L’estorsione invisibile: “Non serve sparare quando tutti sanno chi siamo”

Ciò che emerge dalle carte del GIP Roberto D’Auria è una strategia criminale raffinata, quasi “statale”. A differenza delle giovani “paranze dei bambini” o dei clan emergenti che hanno bisogno di stese e proiettili per affermare la propria esistenza, i Contini praticano la pressione subdola.

È una violenza che non ha bisogno di essere gridata. La loro forza è “immanente”: un commerciante del Vasto sa già a chi deve rivolgersi, sa già quanto deve pagare. Non serve una pistola puntata, basta una parola sussurrata. Tuttavia, quando l’efficienza cala, il clan interviene. È accaduto con la sostituzione di Gaetano Girgenti, ritenuto “poco incisivo” nella riscossione, con Francesco Laezza, incaricato di “avvicinare” le vittime, come i titolari di supermercati e ristoranti tra via Casanova e via Cairoli.

L’Antistato negli ospedali: il welfare nero dell’Alleanza

Ma l’indagine solleva il velo su qualcosa di ancora più inquietante: la capacità dell’Alleanza di Secondigliano (il cartello che unisce Contini, Licciardi e Mallardo) di infiltrarsi nei gangli vitali della città. Non solo droga e racket, ma un monopolio che spazia dai distributori di carburante ai gioielli, dall’abbigliamento alle scommesse online.

Il dato più allarmante riguarda le strutture ospedaliere. Secondo l’accusa, alcuni dei più importanti nosocomi napoletani sarebbero stati utilizzati come uffici privati del clan: luoghi sicuri per tenere summit tra latitanti, per ricevere vittime di usura o per gestire il potere mafioso sotto la copertura delle corsie bianche. Un “welfare” criminale che garantisce le “mesate” alle famiglie degli affiliati detenuti, mantenendo intatta la fedeltà alla causa.

La “Glocal” di Secondigliano: una struttura unitaria

Gli inquirenti mettono in guardia dal considerare i clan come entità separate. L’Alleanza è una “sovrastruttura” che resiste ai blitz. Nonostante l’arresto di 126 esponenti nel giugno 2019, l’organizzazione si è rigenerata.

Il documento la definisce una struttura “glocal”: radicata ferocemente nel vicolo (locale) ma capace di proiettare i propri capitali in tutta Italia e all’estero (globale). Una visione lungimirante che risale agli anni ’90, quando Eduardo Contini comprese che una tregua tra i grandi gruppi avrebbe reso più di una guerra. Oggi, quella pace armata è diventata un impero economico che gestisce interi comparti industriali come un monopolio legittimo.

Le armi nel garage: la forza pronta all’uso

Sebbene poco inclini all’uso del piombo, i Contini non sono disarmati. I sequestri effettuati presso il garage “Iole” a Casoria o gli arresti di figure come Pietro Lucarelli della “Stadera” — trovato in possesso di fucili mitragliatori e persino di una bomba — dimostrano che l’arsenale è pronto. La pace è solo una scelta aziendale; la guerra resta una possibilità tecnica sempre sul tavolo di chi siede al vertice.

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Pozzuoli, la Cassazione annulla la condanna per Cristian Di Roberto

Pozzuoli – La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza di condanna emessa dalla Corte d’Appello di Napoli nei confronti di Cristian Di Roberto, imputato per estorsione aggravata in relazione a fatti avvenuti in via Campana, a Pozzuoli.

I giudici della Suprema Corte hanno accolto il ricorso presentato dalla difesa, rappresentata dagli avvocati Luca Gili e Valerio Vianello Accorretti.

Con la decisione degli ermellini, il procedimento dovrà ora essere nuovamente esaminato da un’altra sezione della Corte d’Appello partenopea, che sarà chiamata a celebrare un nuovo giudizio sul caso.

Di Roberto era stato arrestato insieme a un complice con l’accusa di aver minacciato e intimidito il titolare di un parcheggio privato per sottrargli la clientela.

Le minacce al parcheggiatore 91enne

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, gli indagati avrebbero imposto la loro presenza nella gestione delle auto nella zona della movida di Pozzuoli.

“Per il parcheggio devi dare i soldi a me, qui comando io” e ancora “stasera lo faccio io il parcheggio, devo lavorare”: sarebbero queste alcune delle frasi rivolte all’anziano titolare del parcheggio.

La vittima, nonostante i suoi 91 anni, sarebbe stata anche aggredita fisicamente: l’uomo sarebbe stato colpito con pugni e minacciato con una pistola.

Il controllo abusivo delle auto

Oltre alla richiesta di denaro, gli indagati avrebbero ostacolato l’ingresso dei clienti nel parcheggio privato dell’anziano, situato nei pressi di una discoteca molto frequentata.

L’obiettivo, secondo l’accusa, sarebbe stato quello di dirottare le vetture verso stalli improvvisati lungo la strada, dove le auto venivano sistemate abusivamente.
In questo modo avrebbero poi incassato direttamente i soldi dei parcheggi.

La denuncia e le indagini

Le indagini sono partite dopo la denuncia del 91enne. Il 23 ottobre 2022, uno degli indagati gli avrebbe puntato una pistola contro dopo che l’anziano aveva reagito a un’aggressione.

In quell’occasione sarebbe stato colpito con il bastone che utilizzava per camminare.

La versione fornita dalla vittima è stata successivamente riscontrata dalle immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti nella zona, che avrebbero documentato parte delle intimidazioni.

Ora, dopo la decisione della Cassazione, la vicenda tornerà davanti alla Corte d’Appello di Napoli per un nuovo esame dei fatti.

Sorrento, ladro seriale di biciclette: arrestato due volte in poche ore

Sorrento – Arrestato, liberato e poi arrestato di nuovo nel giro di poche ore. Non è un gioco di parole ma quanto accaduto sulla Costiera sorrentina, dove un 31enne di origine algerina è finito due volte in manette nel giro di una giornata.

Erano circa le 10 del mattino quando a Sorrento i carabinieri hanno fermato l’uomo con l’accusa di furto. Il 31enne, irregolare sul territorio nazionale e già noto alle forze dell’ordine per precedenti specifici, aveva tentato di impossessarsi di un monopattino elettrico appartenente a una donna.

Sul posto sono intervenuti i militari dell’Arma insieme agli agenti della polizia municipale. L’uomo è stato arrestato e condotto davanti all’autorità giudiziaria per il rito direttissimo previsto la mattina successiva.

La convalida senza misure cautelari

Il giudice ha convalidato l’arresto ma senza applicare misure cautelari nei confronti dell’indagato. Una decisione che, di fatto, ha rimesso in libertà il 31enne.
La permanenza fuori dalle celle, però, è durata solo poche ore.

Il secondo colpo e il nuovo arresto

Intorno alle 16.30, a Meta di Sorrento, i carabinieri della stazione di Piano di Sorrento lo hanno nuovamente sorpreso, questa volta subito dopo aver rubato un’ebike appartenente a una 55enne del posto.

Il secondo intervento dei militari è scattato immediatamente: il 31enne è stato bloccato e arrestato di nuovo.

Trasferito nel carcere di Poggioreale

Dopo il nuovo arresto, l’uomo è stato trasferito nel carcere di Carcere di Poggioreale, a Napoli, dove resta a disposizione dell’autorità giudiziaria in attesa della convalida del provvedimento.