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Villa di Briano, arrestato truffatore: deve scontare oltre due anni di carcere

Nella mattinata odierna, a Villa di Briano, i Carabinieri della Stazione di Frignano hanno portato a termine un intervento che ha condotto all’esecuzione dell’ordine di carcerazione nei confronti del 42enne, già noto alle forze dell’ordine.

Dopo aver ricevuto il provvedimento restrittivo, i militari hanno avviato le attività di rito, individuando e rintracciando l’uomo presso la sua abitazione. L’intervento si è svolto in modo rapido e senza alcuna criticità.

La condanna definitiva

Il provvedimento scaturisce da una condanna definitiva per reati di associazione a delinquere e truffa. Secondo quanto emerso, i fatti contestati sarebbero riconducibili a un arco temporale compreso tra il 2013 e il 2016 e si sarebbero svolti in diverse province italiane, in particolare tra Milano, Bologna e Trieste, a delineare un’attività illecita articolata e protratta nel tempo.

Verso la casa circondariale

Terminate le formalità di rito, il 42enne è stato accompagnato presso il carcere di Santa Maria Capua Vetere, dove dovrà scontare la pena residua di 2 anni e 8 mesi di reclusione. Della esecuzione dell’ordine di carcerazione è stata data comunicazione alla competente Autorità Giudiziaria, come previsto dalle procedure vigenti.

Nel quadro delle attività di controllo

L’operazione si inserisce nell’ambito delle attività quotidiane dell’Arma finalizzate a garantire l’effettività delle sentenze e il rispetto della legalità, assicurando alla giustizia soggetti destinatari di provvedimenti definitivi.

Radici dello Sport: un premio che corre nelle radici del territorio per la Podistica Pollese

Un premio che valorizza l’attività che la società porta avanti da anni con impegno e dedizione, dimostrando come si possa crescere puntando esclusivamente sulla forza del territorio, sui valori dello sport e sulla passione che anima il podismo.

Un’associazione sportiva dilettantistica che non dimentica da dove viene: esplora il mondo lasciando la propria impronta, quella da cui continua a risuonare l’anima delle stesse radici che la guidano fin dall’inizio e che oggi rappresentano un autentico simbolo di identità, sportiva e comunitaria.

La cerimonia ufficiale di premiazione delle Benemerenze Sportive Provinciali, in uno scenario ricco di significato e alla presenza di autorità civili e militari, ha reso ancora più solenne il momento della consegna del riconoscimento.

Un premio che racconta e valorizza l’attività portata avanti dal presidente Rino Di Leo, dai dirigenti Ida Soldi, Francesco Panza, Giuseppe Venosa e da tutti gli associati – alcuni dei quali presenti insieme al presidente e ai dirigenti – che con spirito di abnegazione, ogni domenica, percorrono chilometri di asfalto conquistando traguardi in Campania e oltre.

Un impegno che trova la sua espressione più alta nella Strapollese, gara simbolo della squadra, che anno dopo anno consolida la sua acclamata presenza nel panorama nazionale dell’atletica leggera.

Il Delegato Provinciale CONI Salerno, Renato Del Mastro, esprimendo ammirazione per il sacrificio investito dalla squadra nel concretizzare il proprio impegno sportivo, ha manifestato significativo apprezzamento per il prezioso oggetto celebrativo dell’evento Strapollese: la medaglia – frutto della creatività dell’ingegnere Giuseppe Sarno – coniata appositamente ogni anno con un’effigie che richiama monumenti
storici e architettonici del luogo, e che sublima il rapporto identitario con la comunità di appartenenza.

Il premio Radici dello Sport alla Podistica Pollese non celebra soltanto i meriti sportivi, ma la storia collettiva di una società che corre lasciando un segno che va oltre lo sport.

Botte con un bastone a Paolisi, la Corte d’Appello proscioglie Picchietella

Arpaia – Si chiude con un proscioglimento dinanzi alla Corte d’Appello di Napoli la vicenda giudiziaria che vedeva imputato Luigi Floriano, 41enne di Arpaia, conosciuto negli ambienti criminali con il soprannome di “Gino e’ Picchietella”.

L’uomo, difeso dall’avvocato Vittorio Fucci, era accusato di lesioni personali dolose aggravate dall’uso di un’arma e di detenzione abusiva di oggetti atti ad offendere.

La ricostruzione dell’accusa

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il fatto risalirebbe a qualche tempo fa. Il Floriano avrebbe affrontato un uomo di Paolisi in un luogo pubblico, colpendolo con un bastone di legno. Un’aggressione che, stando all’impostazione della procura, avrebbe causato alla vittima lesioni giudicate guaribili in diversi giorni, in particolare alla gamba e alla spalla sinistra.

Per questo episodio, in primo grado, il Tribunale di Benevento aveva emesso una sentenza di condanna, disponendo per il 41enne la reclusione in carcere.

Il ribaltamento in Appello

Una decisione, quella dei giudici sanniti, che è stata però integralmente rivista in secondo grado. I magistrati della Corte d’Appello partenopea, esaminando nuovamente gli atti del processo, hanno infatti stabilito il non doversi procedere nei confronti di Floriano. La sentenza, arrivata nelle scorse ore, proscioglie l’imputato dalle accuse di lesioni personali aggravate e porto di quel bastone, che per l’accusa configurava l’ipotesi di detenzione abusiva di armi.

L’esito del processo d’appello rappresenta un deciso cambio di rotta rispetto al verdetto di primo grado, restituendo piena libertà al pluripregiudicato arpaiese.

Stretta sulla movida violenta: la Polizia chiude cinque locali tra Napoli e provincia

Napoli non fa sconti a chi mette a rischio la sicurezza pubblica. Con un’azione decisa a tutela dell’ordine e della tranquillità dei cittadini, il Questore di Napoli ha firmato cinque provvedimenti di sospensione (ai sensi dell’art. 100 del T.U.L.P.S.) per altrettanti locali notturni e della ristorazione, situati tra il capoluogo campano e la sua provincia. Stop temporaneo, dunque, alla somministrazione di cibi e bevande, così come alle serate di musica e ballo.

 I quartieri colpiti e lo stop alle attività

I provvedimenti, già notificati e immediatamente esecutivi, interessano alcune delle zone più frequentate della movida partenopea. Nel dettaglio, nel quartiere di Chiaia, due esercizi dovranno abbassare le saracinesche rispettivamente per 30 e 15 giorni. Chiusura di un intero mese (30 giorni), invece, per altri tre locali situati nel quartiere di Montecalvario e nei comuni di Pozzuoli e Pomigliano d’Arco.

Violenza e allarme sociale alla base della decisione

La mano dura della Questura non è casuale. L’intervento scaturisce da una serie di gravi episodi di violenza, avvenuti in orari notturni all’interno o nelle immediate vicinanze delle strutture. Disordini che hanno messo in serio pericolo l’incolumità dei giovani clienti e la tranquillità dei residenti, trasformando i luoghi del divertimento in teatri di insicurezza.

Tolleranza zero per la tutela di cittadini e turisti

Queste chiusure non rappresentano un’iniziativa isolata, ma si inseriscono in una più ampia e strutturata strategia di controllo del territorio. Un’operazione coordinata dalla Questura di Napoli, in sinergia con tutte le Forze dell’Ordine, con un obiettivo chiaro: bloccare sul nascere gli episodi che generano allarme sociale e garantire che napoletani e turisti possano vivere la città in totale sicurezza.

Caso Domenico, chiesta la sospensione per Oppido e Bergonzoni

Napoli- Trapianto al Monaldi: chiesta l’interdizione e la sospensione dalla professione medica per i cardiochirurghi Guido Oppido e la sua vice Emanuela Bergonzoni. Intanto, è stato sequestrato un nuovo cellulare utilizzato per le riprese in sala operatoria.

Nuove accuse per la morte del piccolo di 2 anni Domenico Caliendo sottoposto ad un trapianto il 23 dicembre dello scorso anno. Oltre all’omicidio colposo, insieme ad altri 5 medici, ai cardiochirurghi Guido Oppido e Emanuela Bergonzoni viene contestata l’accusa di falso per aver ‘aggiustato’ l’orario del clampaggio aortico nella cartella clinica. Il clampaggio indica il momento in cui è stato espiantato il cuore di Domenico ed è iniziato il trapianto.

Secondo i pm napoletani sarebbe stata modificata la cartella clinica relativa all’intervento chirurgico al quale è stato sottoposto il piccolo Domenico, bimbo di 2 anni deceduto il 21 febbraio scorso, al quale è stato trapiantato un cuore danneggiato.

Intanto proprio per scoprire gli orari di inizio e fine dell’intervento, il Nas su disposizione della Procura di Napoli ha sequestrato un altro cellulare dove, ci sarebbero foto e video realizzati nella sala operatoria il 23 dicembre 2025 e ritenuti utili all’attività investigativa. Il telefono appartiene a una infermiera che non risulta iscritta nel registro degli indagati. Il prossimo 26 marzo è stata fissata la copia forense del dispositivo.

Invece l’interrogatorio preventivo per Oppido, difeso dagli avvocati Vittorio Manes e Alfredo Sorge, e la sua vice Emma Bergonzoni, difesa dall’avvocato Vincenzo Maiello, è stato fissato al prossimo 31 marzo. In quell’occasione il Gip deciderà se accogliere la richiesta di interdizione dall’esercizio della professione formulata dalla Procura di Napoli.

Chi è stato il più grande calciatore del Napoli oltre Maradona?

Diego Armando Maradona rappresenta l’apice assoluto della storia del Napoli: un’icona senza tempo capace di portare il club sul tetto d’Italia e d’Europa negli anni ’80. Il suo impatto tecnico, emotivo e culturale resta ineguagliabile.
Tuttavia, guardando alla lunga storia azzurra, diversi campioni hanno segnato epoche differenti, al punto da alimentare un dibattito sempre aperto: chi è stato il più grande calciatore del Napoli dopo Maradona?

Analizziamo i principali candidati, considerando numeri, importanza storica e impatto sul club.

Dries Mertens: il miglior marcatore di sempre

Dries Mertens è diventato il miglior marcatore nella storia dell’SSC Napoli, con 148 gol in tutte le competizioni con la maglia azzurra, realizzati in circa 397 presenze. Questo lo pone nettamente davanti a figure leggendarie come Lorenzo Insigne (122 reti) e Marek Hamšík (121) nella classifica all-time dei cannonieri partenopei.

Il belga, soprannominato affettuosamente “Ciro” dai tifosi, è stato protagonista di nove stagioni tra il 2013 e il 2022, segnando gol in Serie A e in competizioni europee e diventando un simbolo della continuità offensiva del club.
Il suo record non riguarda solo il totale di gol, ma anche l’importanza delle reti in partite decisive, walk-on che gli hanno garantito un posto indelebile nella storia del club.

Marek Hamšík: il re delle presenze e leader storico

Marek Hamšík è uno dei giocatori più iconici del Napoli degli anni recenti. Arrivato nel 2007 e rimasto fino al 2019, lo slovacco vanta oltre 520 presenze con la maglia azzurra, un record di longevità che lo rende una bandiera del club.

Con 121 gol segnati, Hamšík è stato per anni uno dei migliori marcatori del Napoli e ha rappresentato un vero e proprio capitano dentro e fuori dal campo. I tifosi lo ricordano non solo per i numeri, ma per la leadership e la costanza, caratteristiche che lo pongono al centro del progetto sportivo azzurro per oltre un decennio.

Edinson Cavani: il bomber esplosivo e simbolo di un’era

Edinson Cavani, pur avendo giocato solo per tre stagioni (dal 2010 al 2013), ha lasciato un marchio indelebile nel club. Il centravanti uruguaiano ha segnato 104 gol in 138 partite, con una media realizzativa molto alta (circa 0,75 gol a partita), una delle migliori nella storia recente del Napoli.

Durante la sua permanenza, Cavani realizzò anche record importanti, tra cui quello di miglior marcatore stagionale del club con 33 gol in Serie A nella stagione 2010/11, e successivamente 38 gol complessivi nella stagione 2012/13. Prima del suo trasferimento al Paris Saint-Germain, era uno dei centravanti più temuti del campionato italiano.

Come si collocano i grandi marcatori nella storia

Secondo le classifiche ufficiali dei migliori marcatori azzurri, la top 6 delle reti segnate con la maglia del Napoli è la seguente:

  1. Dries Mertens – 148 gol
  2. Lorenzo Insigne – 122 gol
  3. Marek Hamšík – 121 gol
  4. Diego Armando Maradona – 115 gol
  5. Attila Sallustro – 108 gol
  6. Edinson Cavani – 104 gol

Questi dati mostrano come, oltre a Maradona, Mertens, Hamšík e Cavani emergano chiaramente come i maggiori protagonisti della storia del club in campo offensivo e simbolico.

Il più grande calciatore del Napoli dopo Maradona: Hamšík, Mertens o Cavani?

Chi è stato il miglior calciatore del Napoli oltre Maradona? Analisi approfondita su Hamšík, Mertens e Cavani tra numeri, record e impatto storico.

Il potere delle parole: malocchio e scaramanzie napoletane

Il termine malocchio napoletano racchiude una delle superstizioni più diffuse e radicate a Napoli, secondo la quale lo sguardo di una persona invidiosa, gelosa o malevola può arrecare sfortuna, malessere fisico e mentale a chi lo subisce. Questa credenza è così profondamente iscritta nella cultura locale che perfino espressioni dialettali come “Ma teniss’ l’uocchie ‘ncuoll?” sono entrate nel linguaggio comune quando si sospetta che qualcuno sia perseguitato dalla jella.

Nella tradizione popolare, il malocchio non è solo una superstizione (la jettatura), ma si collega a idee molto antiche secondo cui la negatività scaturita da uno sguardo “carico” potrebbe materializzarsi in sfortuna o problemi reali. Chi ne soffre può manifestare sintomi come stanchezza, difficoltà nel dormire e mal di testa, esperienze spesso descritte in termini folklorici.

Per individuare e combattere il malocchio, la cultura popolare napoletana ha sviluppato rituali specifici. Uno dei più noti è il rito dell’olio e dell’acqua: si versa acqua in una ciotola, si aggiunge qualche goccia d’olio d’oliva e si interpreta il comportamento dell’olio mentre galleggia o si disperde per determinare se la persona è stata colpita dall’influsso negativo. In questi casi, si accompagnano gesti di segno della croce e formule rituali recitate sottovoce.

Formule e scaramanzie napoletane: le parole come talismani

Un’altra dimensione fondamentale delle scaramanzie napoletane riguarda le parole e le formule utilizzate per allontanare la sfortuna o “disattivare” il malocchio. La tradizione popolare pullula di scongiuri, brevi invocazioni sonore di frasi che si crede abbiano effetto apotropaico, spesso recitate insieme a gesti simbolici.

Una delle formule più famose tramandate nella cultura napoletana compare addirittura nella commedia classica Non è vero… ma ci credo! di Peppino De Filippo. Frasi come “Aglio, fravaglio, fattura ca nun quaglia…” sono esempi archetipici di parole magiche che, se pronunciate nel giusto contesto, si pensa possano allontanare la malasorte.

Parole come “sciò sciò” (scaccia via) e “furticielle all’uocchie” vengono spesso usate insieme a gesti come il lancio di sale dietro la schiena o il gesto delle corna con le dita, indice e mignolo alzati, per potenziare la protezione contro gli influssi negativi e rivestire la comunicazione quotidiana di un’aura rituale.

È interessante notare come molte di queste formule non abbiano un significato letterale facilmente decifrabile: il loro potere deriva proprio dall’essere percepite come parole cariche di simbolismo, radicate nella tradizione orale e nella memoria collettiva.

Simboli, oggetti e gesti: dal curniciello alla vita quotidiana

Accanto alle parole e ai rituali verbali, le scaramanzie napoletane includono anche oggetti e gesti simbolici che incarnano la lotta contro il malocchio e la jella. Il più celebre tra questi è il cornicello napoletano, o curniciello, un piccolo amuleto a forma di corno, spesso di colore rosso.

Il cornicello deriva da antichi simboli fallici associati a fertilità, forza e protezione, legami culturali che risalgono almeno all’epoca greco-romana. Tradizionalmente, il curniciello deve essere ricevuto in dono per mantenere tutto il suo potere protettivo.

Il gesto delle corna, invece, è un altro elemento chiave della scaramanzia locale e si usa non solo per proteggersi dal malocchio, ma anche per “respingere” simbolicamente la malasorte verso chi l’ha evocata. Questo gesto è profondamente ritualizzato nell’immaginario partenopeo e appare frequentemente nel folklore e nella vita quotidiana.

Le scaramanzie non si limitano però a talismani e formule: includono anche comportamenti quotidiani come evitare di aprire l’ombrello in casa, non camminare sotto una scala o non versare l’olio, tutte pratiche che, pur prive di fondamento scientifico, persistono per la loro valenza culturale e simbolica.

 

La sedia miracolosa di Santa Maria Francesca

Nel cuore dei Quartieri Spagnoli di Napoli esiste un luogo dove fede, tradizione popolare e speranza si incontrano ogni giorno. Qui, in un piccolo santuario nascosto tra i vicoli della città, è custodita la celebre sedia della fertilità Napoli, meta di un singolare pellegrinaggio femminile che dura da oltre due secoli.

Molte donne arrivano in questo luogo in silenzio, spesso accompagnate solo dal proprio desiderio di maternità. Il rituale è semplice: sedersi sulla sedia appartenuta alla santa e pregare affinché arrivi la grazia di un figlio. Per alcune è un gesto di fede, per altre un’ultima speranza dopo lunghi tentativi falliti.

Ancora oggi questo rito continua a richiamare visitatrici da tutta Italia e anche dall’estero, trasformando la piccola casa-santuario in uno dei luoghi più particolari della spiritualità popolare napoletana.

Chi era Santa Maria Francesca, la santa della maternità

La tradizione della sedia miracolosa Santa Maria Francesca nasce dalla figura di Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe, una delle sante più amate a Napoli.

Nata nel XVIII secolo con il nome di Anna Maria Rosa Nicoletta Gallo, proveniva da una famiglia di artigiani dei Quartieri Spagnoli. Fin da giovane mostrò una forte vocazione religiosa e, nonostante l’opposizione del padre, riuscì a entrare nel Terz’Ordine francescano alcantarino all’età di sedici anni.

La sua vita fu segnata da una profonda spiritualità e da fenomeni mistici che la resero molto famosa tra i fedeli. Secondo la tradizione, possedeva anche il dono della preveggenza e avrebbe predetto diversi eventi storici, tra cui l’inizio della Rivoluzione francese.

Morì nel 1791 dopo una vita dedicata alla preghiera e alla carità. La sua fama di santità crebbe rapidamente: fu proclamata beata nel 1843 e canonizzata nel 1867 da papa Pio IX. Oggi è considerata compatrona di Napoli insieme a San Gennaro e viene spesso invocata dalle donne che desiderano diventare madri.

Proprio questa particolare devozione ha dato origine al culto della famosa sedia.

La sedia della fertilità Napoli e il rito della grazia

La sedia della fertilità Napoli si trova all’interno della casa-santuario dove la santa visse per circa trentotto anni, situata in vico Tre Re a Toledo 13, nei Quartieri Spagnoli.

La piccola abitazione conserva ancora gli arredi originali dell’epoca. Dal piano della chiesa, dove si celebrano le messe e dove è custodita la tomba della santa, una stretta scala conduce all’appartamento che oggi è meta di pellegrinaggi continui.

Il rito è semplice ma ricco di simbolismo. Le donne si siedono una alla volta sulla sedia che appartenne alla santa, mentre una suora recita una preghiera e benedice la fedele con un crocifisso o con un reliquiario contenente frammenti della santa. In alcuni casi la reliquia viene avvicinata al ventre della donna, chiedendo l’intercessione per ottenere la maternità.

Secondo la tradizione popolare, sedersi su questa sedia significa entrare simbolicamente in contatto con la santa e affidarle il proprio desiderio di avere un figlio. La Chiesa cattolica, più cauta, parla invece di intercessione: i santi non compiono miracoli direttamente, ma pregano Dio per chi chiede una grazia.

Negli anni sono stati raccontati numerosi casi di donne che, dopo aver compiuto il rituale, sono rimaste incinte. Queste storie hanno contribuito a rafforzare il mito della sedia miracolosa.

Ex voto, nastri e storie di fede: un pellegrinaggio che continua

Entrando nella casa-santuario si comprende subito quanto sia radicata questa devozione. Le pareti sono ricoperte di ex voto, fotografie di neonati, bavaglini, ciucci e soprattutto nastri rosa e azzurri lasciati dalle famiglie che credono di aver ricevuto la grazia.

Molti genitori tornano qui con i propri figli per ringraziare la santa, mentre altri inviano piccoli vestitini o lettere anche dall’estero. In alcuni casi i bambini vengono persino chiamati Maria Francesca in segno di gratitudine.

Ogni giorno, davanti alla cappella e alla casa-santuario, si formano lunghe file di donne in attesa del proprio turno. Alcune sono già incinte e tornano per ringraziare, altre arrivano per la prima volta, portando con sé una speranza che spesso non raccontano a nessuno.

In un’epoca dominata dalla medicina e dalle tecniche di fecondazione assistita, il pellegrinaggio verso la sedia miracolosa Santa Maria Francesca continua a essere un fenomeno sorprendentemente vivo. Non importa se lo si interpreti come fede, tradizione o semplice suggestione: per molte donne questo piccolo angolo dei Quartieri Spagnoli rappresenta ancora oggi un luogo dove affidare il sogno più grande, quello di diventare madre.

Ospedale delle Bambole Napoli: un luogo unico da visitare a Napoli

Nel cuore del centro storico partenopeo, tra le stradine che compongono il celebre decumano di Spaccanapoli, si trova una delle realtà più suggestive e meno conosciute di cosa vedere a Napoli: l’Ospedale delle Bambole Napoli. Più di una semplice bottega, questo luogo unico al mondo è da oltre un secolo un laboratorio vivo di restauro e memoria, dove bambole, giocattoli, burattini e persino statue sacre vengono “curati” con la stessa dedizione di un medico.

Le origini e la storia dell’Ospedale delle Bambole Napoli

La storia dell’Ospedale delle Bambole Napoli inizia alla fine dell’Ottocento, intorno al 1895, quando Luigi Grassi, scenografo teatrale specializzato nei teatri di corte e nei teatrini di pupi, iniziò ad aggiustare bambole su richiesta di clienti e passanti nel suo laboratorio di Via San Biagio dei Librai. Una prima bambola riparata con successo generò rapidamente interesse e, in breve, il laboratorio si riempì di richieste da ogni parte della città.

Il nome “Ospedale delle Bambole” nasce proprio da questa trasformazione: l’artigiano, spesso vestito con un camice bianco, cominciò ad essere associato a un medico, tanto che la gente del posto iniziò a chiamare il suo spazio ‘o spitale d’è bambule (“l’ospedale delle bambole” in dialetto).

Questa bottega è sopravvissuta per oltre quattro generazioni, trasmessa di padre in figlia fino ad arrivare a Tiziana Grassi, attuale direttrice del laboratorio. Oggi l’attività non è solo un laboratorio artigiano, ma anche un museo interattivo che accoglie migliaia di visitatori ogni anno.

Un luogo di artigianato, memoria e turismo

Visitare l’Ospedale delle Bambole Napoli significa immergersi in un’esperienza che unisce artigianato tradizionale, emozione e turismo culturale. All’interno della struttura, gli artigiani eseguono interventi di restauro su ogni tipo di oggetto: bambole di porcellana, pupazzi di stoffa, orsacchiotti moderni, e persino statue sacre.

Il laboratorio è organizzato come un vero “ospedale” per giocattoli, con reparti dedicati ad attività specifiche come l’oculistica, l’ortopedia e la sartoria delle bambole. Nel 2017 l’attività si è trasferita nella storica sede delle scuderie di Palazzo Marigliano, ampliando gli spazi e trasformandosi in un museo-bottega di circa 180 mq visitabile da adulti e bambini.

La visita offre molteplici possibilità: si può osservare il processo di restauro in atto, partecipare a laboratori didattici, e scoprire una vasta collezione di oggetti d’epoca che raccontano storie di infanzie passate. Per molte famiglie e appassionati, è una tappa imperdibile quando si pensa a cosa inserire nella lista di cosa vedere a Napoli oltre alle mete tradizionali.

Visita, curiosità e consigli pratici

L’Ospedale delle Bambole Napoli si trova all’interno di Via San Biagio dei Librai 39, una delle vie storiche che collega i principali punti di interesse del centro cittadino, rendendolo facilmente raggiungibile durante un itinerario turistico a piedi.

La struttura è visitabile tramite visite guidate e tour su prenotazione, che permettono di esplorare i reparti come se si fosse all’interno di un vero ospedale per giocattoli, con camici bianchi e strumenti di restauro tradizionali. I bambini, in particolare, possono vivere l’esperienza in prima persona, indossando piccoli camici e partecipando alle attività.

Oltre alle visite, l’ospedale offre servizi di restauro personalizzato: se hai un giocattolo o una bambola con un valore affettivo, puoi portarlo direttamente qui e affidarlo alle cure degli artigiani. Questo elemento testimonia quanto il luogo sia radicato non solo nella cultura artigianale ma anche nella memoria emotiva delle famiglie napoletane e non solo.

 

Tentato omicidio ai Quartieri Spagnoli: l’aggressore era scappato in Basilicata. Fermato a Potenza

È stato fermato nella notte dalla Polizia di Stato il presunto responsabile della brutale aggressione avvenuta lo scorso fine settimana nei Quartieri Spagnoli di Napoli, ai danni di un 31enne originario del Casertano.

L’uomo era stato accoltellato tra sabato 14 e domenica 15 marzo, al culmine di una lite degenerata in violenza, e trasportato in condizioni gravissime all’ospedale Pellegrini, dove era giunto in codice rosso e in pericolo di vita.

Le indagini e l’identificazione

Determinanti si sono rivelate le indagini lampo condotte dagli agenti della Squadra Mobile di Napoli e del commissariato Montecalvario.

Attraverso l’analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza e le testimonianze raccolte, gli investigatori sono riusciti a risalire al presunto autore del ferimento, identificato in un cittadino di nazionalità egiziana, avventore del locale teatro della rissa.

L’uomo è ora gravemente indiziato del reato di tentato omicidio.

La fuga e il fermo in Basilicata

Dopo l’aggressione, il sospettato si era allontanato da Napoli nel tentativo di far perdere le proprie tracce.

È stato rintracciato e bloccato dagli agenti in provincia di Potenza, grazie anche alla collaborazione della Squadra Mobile locale.

Attualmente si trova detenuto presso la casa circondariale di Potenza, in attesa della convalida del fermo da parte del giudice per le indagini preliminari.

La rissa e i futili motivi

Secondo quanto ricostruito, l’episodio sarebbe scaturito da una rissa iniziata all’interno di un locale notturno tra un gruppo di giovani italiani e uno di stranieri.

Il violento confronto si sarebbe poi spostato nella piazzetta di Montecalvario, dove il presunto aggressore, armato di coltello, avrebbe colpito la vittima con diversi fendenti.

Uno di questi, particolarmente profondo, ha provocato le gravi lesioni che hanno ridotto il 31enne in fin di vita.

L’uomo, irregolare sul territorio italiano e senza fissa dimora, è ora a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Il pubblico ministero della Procura di Potenza ha disposto la sua detenzione in carcere, in attesa del giudizio di convalida del fermo.

Olimpiadi di Matematica, lo studente napoletano Lorenzo Solla vola alle finali nazionali

Un talento dei numeri che si fa strada fino al palcoscenico nazionale. Lorenzo Solla, studente della classe quinta A OSA dell’istituto “Enrico De Nicola” di Napoli, ha conquistato l’accesso alle finali nazionali delle Olimpiadi di Matematica, distinguendosi tra i migliori del Distretto partenopeo.

Un risultato che premia impegno, costanza e capacità analitiche, confermando il valore di un percorso costruito negli anni. «È un traguardo importante», si sottolinea in ambito scolastico, dove il giovane ha saputo emergere nelle competizioni matematiche grazie a un approccio rigoroso e brillante.

La qualificazione alla fase nazionale non rappresenta soltanto un successo individuale, ma diventa anche motivo di orgoglio per l’intero istituto e per il territorio campano, che vede uno dei suoi studenti tra i protagonisti della competizione più prestigiosa dedicata alla matematica.

Accanto al risultato personale, arriva anche una conferma sul piano collettivo. La squadra di matematica della scuola ha ottenuto il sesto posto a livello regionale in Campania, conquistando inoltre il terzo gradino del podio nella provincia di Napoli. Un piazzamento che testimonia la qualità del lavoro di gruppo e la preparazione degli studenti coinvolti.

Dietro questi risultati c’è un percorso fatto di allenamento, studio e guida costante. «Un lavoro di squadra che valorizza le eccellenze», emerge dal contesto scolastico, dove i docenti referenti accompagnano da anni i ragazzi nelle competizioni scientifiche, sostenendone la crescita e le ambizioni.

Per Lorenzo Solla, ora, si apre la sfida più importante. Le finali nazionali rappresentano non solo un banco di prova, ma anche un’occasione per confrontarsi con i migliori studenti d’Italia e continuare a coltivare una passione che guarda lontano.

Morte del piccolo Domenico: due medici indagati per aver falsificato la cartella clinica

Nuovo sviluppo nell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino deceduto in seguito a un trapianto di cuore eseguito all’ospedale Monaldi di Napoli. La Procura partenopea ha contestato il reato di falso a due dei sette medici già indagati nel procedimento per omicidio colposo in concorso.

Si tratta del cardiochirurgo Guido Oppido, indicato come il medico che eseguì il trapianto, e della seconda operatrice Emma Bergonzoni. Per entrambi i pubblici ministeri Giuseppe Tittaferrante e il procuratore aggiunto Antonio Ricci hanno chiesto al giudice per le indagini preliminari l’applicazione di una misura interdittiva. I due professionisti, secondo quanto emerso, saranno ascoltati alla fine del mese.

Il nodo degli orari

Al centro del nuovo filone investigativo ci sarebbero alcune presunte modifiche alla cartella clinica del piccolo paziente. In particolare, gli accertamenti si concentrano sugli orari di arrivo del cuore da Bolzano a Napoli e su quelli relativi all’inizio dell’espianto dell’organo malato dal torace del bambino.

Secondo gli inquirenti, proprio su questi passaggi si anniderebbero incongruenze ritenute rilevanti ai fini dell’inchiesta. Le criticità, infatti, riguarderebbero soprattutto la coincidenza tra l’orario di arrivo del cuore in sala operatoria e le fasi preparatorie dell’intervento di trapianto.

Le contestazioni della Procura

L’ipotesi investigativa della Procura è che nella documentazione sanitaria siano state riportate indicazioni temporali non corrispondenti a quanto effettivamente accaduto in sala operatoria. Un punto ritenuto delicato, perché quegli orari possono incidere sulla ricostruzione clinica e organizzativa dell’intervento.

A rafforzare i dubbi degli investigatori ci sarebbero anche le dichiarazioni di alcuni sanitari ascoltati come persone informate sui fatti. Alcuni di loro, infatti, non avrebbero confermato gli orari riportati nella cartella clinica, aprendo così un ulteriore fronte nell’inchiesta già avviata per accertare eventuali responsabilità nella morte del bambino.

I difensori

Il cardiochirurgo Guido Oppido è assistito dagli avvocati Alfredo Sorge e Vittorio Manes, mentre la dottoressa Emma Bergonzoni è difesa dall’avvocato Vincenzo Maiello.
Un’inchiesta che si complica

La nuova contestazione di falso rappresenta un passaggio particolarmente delicato nell’economia dell’indagine, perché non riguarda soltanto l’esito medico dell’intervento, ma anche la tenuta e l’attendibilità della documentazione clinica. Un elemento che potrebbe pesare nella ricostruzione dell’intera vicenda e nell’accertamento delle eventuali responsabilità penali.

Reggio Calabria, pirata della strada uccide una giovane finlandese

Reggio Calabria – La tragedia è accaduta nella notte, intorno alle 3 in viale Calabria. La ragazza, secondo quanto ricostruito dalla polizia locale, stava attraversando la strada quando è stata centrata in piena dal veicolo ed è morta sul colpo a causa dell’impatto violento.

Senza prestare soccorso il conducente si è dato alla fuga. La polizia locale, oltre a eseguire i rilievi dell’incidente, sta visionando le telecamere di videosorveglianza presenti nella zona nel tentativo di risalire alla targa dell’auto e identificare la persona alla guida.

La persona alla guida dell’auto pirata non ha prestato soccorso alla vittima e si è dileguata a bordo dell’auto, facendo perdere le proprie tracce.

La donna è morta sul colpo. Sul caso il pm di turno della Procura di Reggio Calabria, Giulia Scavello, ha aperto un fascicolo per omicidio stradale.

Giacomo Rizzo al Teatro Troisi con «Ecco… Francesca da Rimini»

Al New Teatro Troisi, spazio sempre più vitale e attento alle dinamiche del teatro contemporaneo sotto la direzione di Pino Oliva, giunge un appuntamento che intreccia memoria scenica e rinnovata leggerezza: “Ecco… Francesca da Rimini”, riduzione e libero adattamento firmato, diretto e interpretato da Giacomo Rizzo.

In scena dal 19 al 29 marzo (feriali ore 21:00, domenica ore 18:00), lo spettacolo si offre al pubblico di via Leopardi come un raffinato congegno teatrale capace di attraversare i secoli della tradizione per approdare a una comicità viva, mai banale. Il tragico amore di Paolo e Francesca, filtrato attraverso il testo di Silvio Pellico, viene qui ribaltato e trasfigurato in una farsa brillante, che trova nel linguaggio della Commedia dell’Arte il suo naturale respiro.

Non è un’operazione nostalgica, bensì un ritorno consapevole: già nel 1976 Rizzo, accanto ai fratelli Aldo Giuffrè e Carlo Giuffrè, consegnava alle scene una versione rimasta nella memoria collettiva, capace di raccogliere consensi lungo tutta la penisola. Oggi, quella stessa intuizione si rinnova, conservando intatta la sua efficacia comica e la sua struttura artigianale, fatta di tempi perfetti, lazzi, improvvisazioni e un rapporto diretto con lo spettatore.

Accanto a Giacomo Rizzo, in un affiatato gioco corale, troviamo Gianni Parisi, Carla Schiavone, Enzo Attanasio, con la partecipazione di Ida Anastasio, Ivano Schiavo, Mario Arienzo e Peppe Miccio. Un ensemble che si muove con disinvoltura tra registri farseschi e accenti più sottili, restituendo ritmo e vivacità a una drammaturgia che vive di continui slittamenti tra alto e basso.

Completano l’allestimento le scene di Massimo Malavolta e i costumi di Anna Giordano. Ne scaturisce uno spettacolo che è, prima di tutto, una dichiarazione d’amore al teatro popolare: un teatro che diverte, sì, ma che soprattutto riconosce nella risata una forma alta di intelligenza scenica. E in questa risata, antica e sempre nuova, si ritrova il senso più autentico dell’operazione di Rizzo: trasformare il dramma in gioco, senza mai tradirne l’eco.

Usura ed estorsione a Maddaloni, arrestata una 56enne

Un sistema fatto di pressioni, richieste di denaro e minacce si è interrotto nel tardo pomeriggio di ieri a Maddaloni, nel Casertano, dove i carabinieri hanno arrestato in flagranza una donna di 56 anni con l’accusa di usura ed estorsione.

L’indagine è partita dalla denuncia di una cittadina che si è rivolta ai militari raccontando una situazione ormai diventata insostenibile. «Ero sotto pressione continua», avrebbe riferito, descrivendo un meccanismo di richieste economiche ripetute, accompagnate da intimidazioni, riconducibili a un presunto rapporto usurario.

Ricevuta la segnalazione, i carabinieri hanno avviato immediatamente gli accertamenti, organizzando un intervento mirato per verificare quanto denunciato. Il momento chiave è arrivato quando la vittima ha consegnato una somma in contanti di 1.300 euro. Subito dopo il passaggio di denaro, i militari sono intervenuti bloccando la 56enne.

L’operazione è proseguita con una perquisizione domiciliare che ha portato al sequestro di ulteriori 3.785 euro in contanti, ritenuti collegati all’attività illecita. In casa sono stati trovati anche appunti manoscritti, considerati una sorta di contabilità, e uno smartphone ora al vaglio degli investigatori.

L’autorità giudiziaria, informata dei fatti, ha disposto il trasferimento della donna nella casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere. Il denaro recuperato nel corso dell’operazione è stato restituito alla vittima. Un intervento rapido che ha permesso di interrompere una situazione di grave difficoltà, riportando al centro il ruolo della denuncia come primo passo per spezzare dinamiche di usura ed estorsione.

Napoli, caccia ai pistoleri di Mianella, i 2 feriti: «Ci hanno rapinato»

Napoli – Il boato degli spari che lacera il silenzio di corso Mianella, poi la corsa disperata verso il pronto soccorso. È ancora una volta una notte di sangue quella che si è consumata nelle periferie nord di Napoli, dove due giovani sono rimasti feriti in quello che, a prima vista, appare come un agguato in piena regola.

La sparatoria in corso Mianella

Tutto accade in pochi istanti. Ciro Ioime, 20 anni, e Gennaro Vittoriosi, 24, stanno percorrendo corso Mianella quando vengono affiancati da uno scooter. In sella due persone, il volto coperto dal casco.

Il passeggero estrae una semiautomatica e punta verso il basso, una tecnica classica per “avvertire” o punire senza uccidere. Esplode una raffica. Ioime viene centrato tre volte: ginocchio, gluteo e coscia; Vittoriosi viene raggiunto da un proiettile al polpaccio.

La versione della rapina

Giunti al CTO, i due raccontano agli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale e della Squadra Mobile una versione fotocopia: «Volevano l’orologio, abbiamo reagito e ci hanno sparato». Un tentativo di rapina degenerato nel sangue, dunque. Una spiegazione che però, al momento, viene accolta con estrema cautela dagli investigatori del Commissariato San Carlo.

Ombre sul passato delle vittime

Il nodo centrale dell’indagine ruota attorno al profilo dei due giovani, entrambi originari di Secondigliano. In particolare, la posizione del ventenne Ciro Ioime è al vaglio degli inquirenti: nonostante la giovane età, il suo “curriculum” scotta. Precedenti per rapina, lesioni e furto tratteggiano una figura già nota agli archivi della Questura.

Il sospetto del regolamento di conti

Le modalità del ferimento — colpi mirati alle gambe da distanza ravvicinata — somigliano sinistramente a una “punizione” orchestrata dai clan della zona o a un regolamento di conti per sgarri nel mondo della microcriminalità. Gli agenti stanno ora setacciando le telecamere di sorveglianza di corso Mianella per verificare se lo scooter dei sicari sia stato immortalato e se la versione del tentativo di rapina possa reggere alla prova dei fatti o se sia solo un paravento per coprire dinamiche ben più profonde e pericolose.

Benevento, sequestrati oltre 100 chili di esplosivi: un arresto sulla Telesina

Un controllo su strada si trasforma in un’operazione ad alto rischio lungo la statale Telesina, dove la Guardia di Finanza ha sequestrato oltre 102 chilogrammi di materiale esplosivo ed esplodente, in gran parte costituito da ordigni rudimentali artigianali. Un uomo di origine beneventana è stato arrestato in flagranza.

L’intervento è scattato nei giorni scorsi durante un’attività di controllo economico del territorio condotta dai militari della tenenza di Solopaca. Il mezzo, un autocarro fermato nel territorio di San Salvatore Telesino, ha subito attirato l’attenzione dei finanzieri per il comportamento nervoso del conducente.

Alla richiesta di aprire il vano di carico, è emersa la gravità della situazione. All’interno del veicolo erano stipati decine di chili di materiale altamente pericoloso, accompagnati da attrezzature specifiche come rastrelliere professionali, mortai cilindrici, un detonatore per lunga distanza e due telecomandi.

Gli accertamenti hanno evidenziato l’assenza totale di documentazione fiscale e di autorizzazioni di pubblica sicurezza necessarie per il trasporto e la detenzione di quel tipo di materiale. Un elemento decisivo, nonostante l’uomo fosse abilitato all’utilizzo di esplosivi per spettacoli pirotecnici, ma non autorizzato a movimentarli in quelle condizioni.

«Materiale dotato di elevata capacità infiammabile ed esplosiva», sottolineano gli investigatori, evidenziando il potenziale rischio per la sicurezza pubblica. Da qui la decisione di procedere con l’arresto per detenzione e fabbricazione di materiale esplosivo.

Furto in supermercato ad Atripalda, nell’Avellinese: denunciata una coppia

Un intervento rapido dei carabinieri ha permesso di bloccare una coppia ritenuta responsabile di un furto aggravato all’interno di un supermercato di Atripalda, in provincia di Avellino. L’episodio si è verificato nei giorni scorsi durante un normale servizio di controllo del territorio.

I militari della sezione radiomobile della compagnia di Avellino sono intervenuti dopo una segnalazione che indicava la presenza di due persone con atteggiamento sospetto nei pressi dell’esercizio commerciale. Una volta giunti sul posto, hanno individuato i due soggetti e li hanno fermati all’esterno del supermercato.

La successiva perquisizione ha permesso di scoprire che la coppia, un uomo di 41 anni e una donna di 33, entrambi originari dell’Est Europa, era in possesso di due borse piene di prodotti alimentari e articoli per la cura della persona, ancora muniti di etichette e risultati essere provento di furto.

Gli accertamenti sono proseguiti con il controllo del veicolo utilizzato dai due, all’interno del quale sono stati rinvenuti ulteriori prodotti sottratti illecitamente. Il valore complessivo della merce recuperata è stato stimato intorno ai 500 euro. Tutta la refurtiva è stata restituita al titolare del supermercato, mentre per la coppia è scattata la denuncia in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Avellino.

Agro-zootecnia 4.0, la rivoluzione è già iniziata: Mazzoleni cresce e riscrive le regole del settore

Dietro i 178 milioni di euro di fatturato con cui Mazzoleni chiude il 2025 non c’è solo un risultato economico. C’è un segnale chiaro: l’agro-zootecnia italiana sta cambiando pelle. E chi vuole restare competitivo deve accelerare, senza però lasciare indietro le persone.

In un settore schiacciato tra aumento dei costi, pressione ambientale e transizione tecnologica, il vero salto di qualità non è più solo produttivo. È culturale. E passa dalla capacità di tenere insieme innovazione, sostenibilità e valorizzazione del lavoro.


Crescita record e visione industriale: non basta più produrre, serve evolvere

Il balzo da 143 a 178 milioni di euro in un anno racconta una crescita solida, ma non casuale. Dietro c’è una strategia precisa: investimenti in tecnologia, acquisizioni mirate e una riorganizzazione industriale che punta a costruire una filiera più efficiente e integrata.

Non è più il tempo delle aziende che vendono prodotti. Oggi vince chi offre soluzioni.

In questa direzione si inserisce anche la registrazione europea del lievito Biocell, frutto della ricerca interna. Un passaggio chiave, perché nel nuovo scenario competitivo la differenza non la fa solo il prezzo, ma la qualità dell’innovazione e il valore aggiunto lungo tutta la filiera.


Dal prodotto al supporto completo: cambia il ruolo dell’azienda

L’integrazione di Sivam e Vitasol ha trasformato Mazzoleni in una realtà strutturata con oltre 200 dipendenti, capace di offrire non solo nutrizione animale ma anche consulenza tecnica e gestionale.

È qui che si gioca la partita del futuro: accompagnare l’allevatore, non limitarsi a servirlo.

Oggi l’efficienza non si misura più solo in produzione, ma nella capacità di mantenere equilibrio tra sostenibilità economica, innovazione e supporto tecnico continuo.

«Non basta vendere un prodotto: affianchiamo l’allevatore con dati, assistenza e visione industriale. La sua redditività è il nostro vero indicatore di successo», sottolinea il CEO Andrea Mazzoleni.


Tecnologia sì, ma senza perdere il lavoro: la sfida è integrare le persone

Automazione e digitalizzazione stanno entrando con forza anche nell’agro-zootecnia. Ma il punto non è sostituire le persone: è metterle al centro di un sistema più evoluto.

La certificazione Great Place to Work, confermata anche nel 2025, racconta proprio questo approccio: innovare senza disumanizzare.

Perché il vero vantaggio competitivo oggi non è solo tecnologico. È umano.

Team specializzati, competenze tecniche e consulenza avanzata diventano strumenti essenziali per garantire la sostenibilità economica degli allevamenti.


Stabilimenti intelligenti e sostenibilità reale: così cambia la produzione

La trasformazione passa anche dagli impianti.

Il progetto Hyperstock nello stabilimento di Cappella Cantone, con investimenti per circa 3 milioni di euro, ha introdotto robot autonomi e sistemi di magazzino verticale, migliorando velocità, tracciabilità ed efficienza.

Un modello che guarda avanti, ma con obiettivi concreti: ridurre sprechi, ottimizzare i flussi e aumentare la competitività.

Parallelamente, lo stabilimento Sivam di Battipaglia si è evoluto in hub produttivo avanzato, con un impianto fotovoltaico da 500 kW che consente un importante livello di autonomia energetica.

Innovazione e sostenibilità, qui, non sono slogan. Sono scelte operative.


Il vero messaggio: crescere non basta più

Il dato economico certifica la crescita, ma il punto più importante è un altro.

L’agro-zootecnia del futuro non può più permettersi modelli separati. Non esiste più produttività senza sostenibilità. Né tecnologia senza persone.

Mazzoleni prova a tracciare una strada: integrare ricerca, automazione, consulenza e capitale umano in un unico sistema. Perché oggi la vera sfida non è crescere.
È farlo senza perdere valore, competenze e lavoro lungo tutta la filiera.

Caianello, sequestrati 70 metri cubi tra scavi edili e materiali edili, 4 denunciati

I militari dei Nuclei Carabinieri Forestale di Vairano Patenora e di Roccamonfina, nel corso di un servizio di perlustrazione in territorio comunale di Caianello ), hanno scoperto un’area oggetto di smaltimento illecito di rifiuti speciali. L’intervento è avvenuto in località Ceraselle, dove i controlli hanno evidenziato cumuli di terreno vegetale proveniente da scavi, in fase di livellamento su una porzione di terreno agricolo.

Rifiuti e irregolarità nel trasporto

I rifiuti, individuati a vista come presumibilmente non pericolosi, erano composti da terreno vegetale, frammenti ferrosi, polistirolo, plastica e materiali da costruzione e demolizione. Secondo la nota dell’Arma, l’autocarro utilizzato per il trasporto del terreno vegetale – classificato come rifiuto se non caratterizzato e reimpiegato come sottoprodotto nelle forme previste – non risultava iscritto all’Albo Nazionale dei Gestori Ambientali.

Inoltre, i materiali sono stati trasportati senza Formulario di Identificazione dei Rifiuti, aggravando la violazione.

Sequestro dell’area e dei mezzi

Nel corso dell’intervento, i Carabinieri hanno sottoposto a sequestro un’area di terreno di circa 500 metri quadrati, sulla quale sono stati riscontrati i rifiuti speciali smaltiti illegalmente per un quantitativo stimato in circa 70 metri cubi. Contestualmente sono stati sequestrati il mini escavatore utilizzato per lo spianamento e l’autocarro impiegato nel trasporto. I mezzi sono stati fermati per indagini e per verificare eventuali ulteriori illeciti.

Denunciate a piede libero quattro persone, in concorso tra loro, nelle rispettive qualità:
il proprietario del terreno,
il legale rappresentante della ditta titolare del mini escavatore utilizzato per il livellamento,
il titolare della ditta dell’autocarro impiegato nel trasporto,
nonché l’autista dello stesso.

Tutti sono stati segnalati per gestione illecita di rifiuti speciali non pericolosi, con accuse legate sia allo smaltimento sul suolo che alla movimentazione priva delle autorizzazioni e dei documenti previsti per legge.

Sanzioni accessorie e amministrative

All’autista dell’autocarro è stata applicata la sanzione accessoria della sospensione della patente di guida, con il provvedimento di ritiro della stessa. Inoltre, è stata elevata una sanzione amministrativa di oltre 3.000 euro per il trasporto di rifiuti speciali senza Formulario di Identificazione dei Rifiuti, configurando una violazione sia penale che disciplinare alle norme ambientali.

L’operazione rientra nel più ampio contesto dei controlli dei Carabinieri Forestali sul territorio campano, rivolti a contrastare lo smaltimento abusivo di rifiuti, in particolare quelli derivanti da scavi edili e demolizioni. L’intervento a Caianello evidenzia ancora una volta il ricorso a terreni agricoli e aree rurali come basi di smaltimento di materiali non autorizzati, con rischi per l’ambiente e per la salute pubblica.