AGGIORNAMENTO : 3 Febbraio 2026 - 23:11
13.7 C
Napoli
AGGIORNAMENTO : 3 Febbraio 2026 - 23:11
13.7 C
Napoli
Home Blog Pagina 42

Calcagno difende gli arbitri italiani: I migliori al mondo, ma servono riforme

ROMA – “Abbiamo gli arbitri migliori al mondo e questo è un dato di fatto”. Umberto Calcagno, presidente dell’Associazione Italiana Calciatori, non usa mezzi termini nel difendere la classe arbitrale italiana, al termine della riunione sulle riforme del calcio convocata dal presidente Figc Gabriele Gravina. Una presa di posizione netta che arriva in un momento di continue polemiche sugli episodi arbitrali e sull’uniformità di giudizio nei campionati.

Calcagno riconosce che esistono margini di miglioramento, ma individua altrove il nodo della questione. Secondo il numero uno dell’Aic, il sistema arbitrale italiano è condizionato da norme decise a livello sovranazionale, che non dipendono direttamente dagli addetti ai lavori italiani. Nonostante questo, sottolinea, gli arbitri italiani restano un’eccellenza riconosciuta anche all’estero, tanto da essere richiesti in numerosi contesti internazionali.

Nel suo intervento, Calcagno ha anche allargato lo sguardo al tema delle riforme strutturali del calcio professionistico, ribadendo la necessità di definire con chiarezza chi possa realmente sostenere il professionismo nelle varie categorie. Un passaggio che si intreccia con la qualità dello spettacolo offerto in campo, come dimostrato, a suo avviso, da Inter-Napoli, indicata come uno spot straordinario per il calcio italiano. Una partita giocata a ritmi altissimi, che ha messo in luce anche la difficoltà fisica di sostenere simili intensità, soprattutto in un contesto di arbitraggio che Calcagno ha definito personalmente di alto livello.

Non manca infine un riferimento al tema dei calendari sempre più congestionati. Il presidente dell’Aic ha espresso la speranza che non si debba considerare normale questa situazione, ricordando come i calciatori amino le sfide di alto livello ma soffrano quando non riescono a esprimersi al massimo delle proprie possibilità a causa della stanchezza.

Serie A, Simonelli: Più confronto con gli arbitri per uniformare le decisioni

ROMA – Più dialogo e più confronto per ridurre le polemiche e garantire uniformità di giudizio. È questa la linea indicata da Ezio Maria Simonelli, presidente della Lega Serie A, intervenuto sul tema arbitrale al termine della riunione tenutasi a Roma nella sede della Figc, dedicata alle riforme del sistema calcio.

“Stiamo cercando, insieme agli arbitri, di fare sempre più incontri per spiegare meglio le decisioni e arrivare a un’uniformità di giudizio”, ha dichiarato Simonelli, riconoscendo implicitamente una delle criticità più discusse del campionato. Un tema che continua ad alimentare polemiche tra club, tifosi e addetti ai lavori e che la Lega punta ora ad affrontare attraverso un confronto più strutturato con la classe arbitrale.

Nel corso dell’incontro, ha spiegato il presidente, il focus è rimasto sul quadro generale delle riforme, con l’obiettivo di rendere il sistema calcio più solido e sostenibile nel tempo. L’arbitraggio, in questo contesto, viene indicato come uno degli snodi centrali per restituire credibilità al campionato e ridurre le tensioni che ciclicamente esplodono durante la stagione.

Sicurezza nellarea vesuviana, reati in calo in 14 Comuni

NAPOLI – Un quadro complessivamente in miglioramento, ma ancora segnato da criticità che impongono attenzione costante. È quanto emerge dalla riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, svoltasi a Ottaviano nel Palazzo Mediceo e presieduta dal prefetto di Napoli Michele di Bari, alla presenza dei sindaci dell’area vesuviana e dei vertici provinciali delle forze dell’ordine.

L’analisi dei dati mostra una diminuzione dei reati in quattordici Comuni, mentre in altri sei si registra un lieve incremento. Un segnale incoraggiante che tuttavia non consente abbassamenti di guardia, soprattutto nei territori dove restano operative le ordinanze prefettizie che istituiscono le cosiddette zone rosse, strumenti che permettono l’allontanamento di soggetti ritenuti pericolosi e già noti alle forze dell’ordine. In queste aree, tra cui Castellammare di Stabia, Torre Annunziata e Pompei, le misure adottate hanno già prodotto effetti positivi sul piano della sicurezza urbana e della fruibilità degli spazi pubblici.

Nel corso dell’incontro è stata affrontata anche la difficoltà, da parte dei Comuni, di rafforzare gli organici delle polizie municipali. Per questo il prefetto ha annunciato la possibilità di valutare un progetto di collaborazione tra corpi di polizia locale, con l’obiettivo di garantire interventi mirati in situazioni di emergenza.

Particolare attenzione è stata riservata al contrasto delle infiltrazioni della criminalità organizzata nell’economia legale. Negli ultimi due anni sono stati adottati numerosi provvedimenti interdittivi antimafia nei confronti di imprese attive soprattutto nei settori più esposti, come edilizia, commercio e servizi funebri, rafforzando così la tutela del tessuto economico sano. A supporto delle attività investigative, l’area vesuviana è stata inoltre interessata da un significativo potenziamento dei sistemi di videosorveglianza, con l’installazione di oltre millecinquecento dispositivi tra telecamere e lettori di targhe, finanziati attraverso fondi ministeriali e risorse locali.

Il prefetto di Bari ha infine ribadito l’importanza di proseguire il confronto diretto sui territori, sottolineando come la sicurezza non possa prescindere da un dialogo costante tra istituzioni, realtà sociali e cittadini, in un’ottica di responsabilità condivisa e miglioramento della qualità della vita.

Tragedia sfiorata a Fuorigrotta: monopattino piomba dallalto e ferisce una donna

Napoli – Un monopattino precipitato da diversi metri d’altezza si è trasformato in un oggetto potenzialmente letale, ferendo gravemente una donna di 67 anni.

È accaduto nel pomeriggio di oggi, giovedì 15 gennaio 2026, nel quartiere Fuorigrotta, a pochi passi dallo stadio Diego Armando Maradona e dalla sede del Sert, il Servizio per le dipendenze.

La donna è stata colpita alla testa e alla spalla dal mezzo, caduto improvvisamente da un’altezza stimata tra i 7 e gli 8 metri. Soccorsa dal personale del 118 e dagli agenti del commissariato San Paolo, è stata trasportata d’urgenza all’ospedale Cardarelli, dove resta ricoverata in prognosi riservata. Le sue condizioni sono serie, ma – secondo quanto si apprende – non sarebbe in pericolo di vita.

Il mistero della caduta

Resta però da chiarire il punto centrale della vicenda: come e perché un monopattino sia precipitato nel vuoto. Dai primi accertamenti, il mezzo sarebbe caduto dal parcheggio soprastante l’edificio che ospita il Sert, una zona normalmente frequentata e accessibile. Un dettaglio che apre a più interrogativi: si è trattato di una tragica fatalità, di una disattenzione o di un gesto volontario?

Gli investigatori della Polizia di Stato stanno passando al vaglio le immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti nell’area, nel tentativo di ricostruire i momenti precedenti all’impatto. Non è ancora chiaro se il monopattino fosse parcheggiato in modo irregolare, se sia stato urtato accidentalmente o se qualcuno lo abbia spinto oltre il parapetto.

Accertamenti in corso

Al momento non risultano persone indagate, ma l’episodio viene trattato con la massima attenzione. L’area è densamente frequentata e il rischio che un oggetto del genere potesse colpire altri passanti rende l’accaduto ancora più allarmante. Gli agenti stanno inoltre verificando se il monopattino fosse di proprietà privata o appartenesse a un servizio di sharing.

Un fatto che, oltre al dramma umano, riaccende il dibattito sulla sicurezza degli spazi urbani e sulla gestione dei mezzi di micromobilità nelle zone pubbliche. Un episodio che, per dinamica e conseguenze, resta avvolto da un alone di mistero e che ora attende risposte dalle indagini.

Truffe agli anziani, 26enne di Nocera Inferiore: condannata a 5 anni

Genova– Cinque anni di reclusione: è la condanna inflitta questa mattina a una 26enne originaria di Nocera Inferiore, riconosciuta responsabile – con rito abbreviato – di aver partecipato a un’associazione a delinquere specializzata nelle truffe ai danni di anziani.

La sentenza è stata emessa dal gup Giorgio Morando, che ha accolto l’impianto accusatorio della Procura; il sostituto procuratore Francesco Cardona Albini aveva chiesto una pena di quattro anni e quattro mesi.

Secondo quanto ricostruito dalle indagini, alla giovane vengono attribuiti quattro episodi complessivi tra Genova, Castenedolo e Cremona, con due truffe consumate nel capoluogo ligure tra marzo e aprile 2024. Il metodo sarebbe quello ormai noto: telefonate a persone anziane da parte di un’organizzazione con base in Campania, con la falsa notizia di un familiare in grave difficoltà e la richiesta di denaro “urgente” per sbloccare la situazione.

A quel punto, stando all’accusa, la 26enne si sarebbe presentata direttamente nelle abitazioni delle vittime spacciandosi per la segretaria di un legale, facendosi consegnare contanti e oggetti di valore. In uno dei casi – quello che ha portato alla denuncia e all’avvio dell’inchiesta – avrebbe ottenuto 300 euro in contanti, gioielli per un valore stimato in circa
20.000 euro e anche un bancomat, poi utilizzato per prelevare ulteriori 7.200 euro. La refurtiva, viene riferito, non è stata recuperata.

La donna, già detenuta nel carcere di Salerno, ha seguito la lettura del dispositivo in collegamento da remoto. Nel procedimento risulta coinvolta anche un’altra imputata, che ha scelto la strada del dibattimento.

Napoli, il bivio di Manfredi: apertura al nuovo impianto, ma il restyling del Maradona non si ferma

Napoli – In una vicenda che somiglia sempre più a una partita a scacchi infinita, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi ha mosso oggi un’altra pedina. Intervenendo ai microfoni di Radio Capri, il primo cittadino ha tracciato il solco entro cui si muoverà l’amministrazione nei prossimi mesi: apertura al dialogo con la SSC Napoli per una nuova struttura, ma nessuna intenzione di lasciare che lo stadio di Fuorigrotta cada nell’oblio.

Il “Sì” condizionato a De Laurentiis

Dopo mesi di indiscrezioni, tensioni burocratiche e l’ormai nota suggestione (spesso osteggiata dai vincoli ambientali) di un impianto a Bagnoli, Manfredi non chiude la porta al Presidente De Laurentiis.

«Siamo assolutamente favorevoli se c’è un progetto credibile, forte e realizzabile nei tempi giusti», ha dichiarato il Sindaco. Una frase che suona come un guanto di sfida: la palla passa ora alla società, chiamata a presentare un piano economico e strutturale che vada oltre i desiderata e che possa concretamente vedere la luce in tempi compatibili con le esigenze della città.

Il “Piano B” (o forse il Piano A): il restyling del Maradona

Tuttavia, il Comune non resta a guardare. La querelle che dura da anni – alimentata dalle critiche di De Laurentiis sullo stato dei servizi e della struttura di Fuorigrotta – vede ora un fronte compatto tra Palazzo San Giacomo e la Regione Campania.

«In parallelo – ha sottolineato Manfredi – lavoriamo al nostro Maradona. Insieme alla Regione stiamo portando avanti un progetto di riqualificazione importante». L’obiettivo è chiaro: non farsi trovare impreparati all’appuntamento con Euro 2032. Lo stadio che fu di Diego resta il «simbolo della città» e l’amministrazione intende tutelarne il valore iconico e funzionale, indipendentemente dalle scelte del club.

Uno scontro che dura da anni

La vicenda si inserisce in un clima di perenne tensione. Da una parte il Presidente azzurro, che chiede la concessione dello stadio per 99 anni o la possibilità di costruire un impianto moderno e di proprietà sul modello europeo; dall’altra il Comune, che deve bilanciare le esigenze del calcio professionistico con la gestione di un bene pubblico monumentale.

L’apertura odierna di Manfredi sembra voler stemperare i toni, offrendo una sponda istituzionale ai desideri di De Laurentiis, ma ponendo paletti rigorosi sulla “credibilità” dell’investimento. Resta da capire se questa doppia velocità – la via del nuovo stadio e la ristrutturazione dell’antico – porterà a una sintesi o se la “guerra fredda” del mattone sportivo napoletano è destinata a continuare.

Pozzuoli, gira con una balestra in piazza: era ricercato in tutta Europa

Pozzuoli – Sembrava una scena uscita da un film, ma era la realtà di un tranquillo pomeriggio in piazza Italo Balbo. Un uomo di 53 anni, originario della Repubblica Ceca, è stato arrestato dagli agenti del Commissariato di Pozzuoli mentre, seduto su una panchina, era intento a maneggiare e caricare una balestra.

I poliziotti, impegnati nel consueto servizio di controllo del territorio, hanno notato l’uomo mentre tentava con forza di arretrare la corda dell’arma. Temendo per l’incolumità dei passanti, gli agenti sono intervenuti immediatamente, disarmandolo e bloccandolo prima che potesse scoccare qualsiasi dardo.

Un curriculum criminale internazionale

Sottoposto a controlli più approfonditi, il 53enne è risultato essere un latitante con un profilo giudiziario pesante. Su di lui pendeva infatti un Mandato d’Arresto Europeo (MAE) emesso dalle autorità ceche nel luglio 2022 per il reato di lesioni personali.

Ma i guai con la giustizia non finivano oltre i confini nazionali. L’uomo era ricercato anche dalla Procura di Bolzano: su di lui pendeva un ordine di carcerazione emesso nell’agosto 2023. Deve scontare sei mesi di reclusione per un furto aggravato commesso in Alto Adige nel 2017.

Oltre all’esecuzione dei due provvedimenti restrittivi, l’uomo è stato denunciato a piede libero per porto di armi od oggetti atti ad offendere. Dopo le formalità di rito, il cittadino straniero è stato condotto in carcere, ponendo fine a una latitanza durata anni e interrottasi bruscamente su una panchina di Pozzuoli.

Inseguimento da film a Castellammare: sperona auto e finisce contro una saracinesca, arrestato 38enne

Castellammare – Un inseguimento folle, culminato con schianti a catena e il tentativo disperato di fuggire a piedi tra i vicoli del centro. È finita con le manette ai polsi la notte di un 38enne stabiese, volto già noto agli archivi delle forze dell’ordine per reati specifici, protagonista di una rocambolesca fuga tra le strade di Castellammare di Stabia.

L’uomo deve ora rispondere di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio e resistenza a Pubblico Ufficiale.

La folle corsa in centro

Tutto è iniziato in Piazza Spartaco, quando una pattuglia dei Carabinieri della Compagnia locale ha intimato l’alt a un’auto sospetta. Il conducente, invece di accostare, ha premuto il piede sull’acceleratore, dando il via a una serie di manovre azzardate che hanno messo a rischio la sicurezza degli altri automobilisti. La fuga si è fatta violenta in via Calata Mercato: qui il 38enne ha urtato un veicolo in transito, causando una carambola che ha coinvolto e danneggiato la stessa auto dei militari.

L’impatto finale e il sequestro

Nonostante i danni, il fuggitivo ha proseguito la corsa fino a quando non è incappato negli agenti del Commissariato di Polizia di Stato. In via Gesù, ormai braccato, il 38enne ha perso il controllo del mezzo finendo la sua corsa contro la saracinesca di un esercizio commerciale. Abbandonata l’auto per tentare l’ultima carta della fuga a piedi, è stato raggiunto e bloccato dagli agenti dopo una breve colluttazione.

Le ragioni di tanta audacia sono emerse chiaramente durante la perquisizione del veicolo incidentato. All’interno dell’abitacolo, gli operatori hanno rinvenuto:

123 grammi di hashish già pronti per lo smercio.

Un bilancino di precisione per la pesatura delle dosi.

L’uomo, con precedenti specifici, è stato tratto in arresto in flagranza di reato. Le operazioni congiunte tra Arma e Polizia confermano l’intensificarsi del controllo del territorio nel quadrilatero caldo dello spaccio stabiese.

Racket della sosta, la morsa degli abusivi arriva nel Casertano: donna minacciata a Vairano Patenora

Il fenomeno dei parcheggiatori abusivi ha ormai superato da tempo la soglia dell’emergenza urbana, trasformandosi in un vero problema di ordine pubblico anche nelle aree provinciali.

Non si tratta più di episodi sporadici, ma di una rete organizzata di estorsione quotidiana che, attraverso intimidazioni e aggressioni, impone il pagamento di un vero e proprio “pizzo” per il semplice diritto di parcheggiare. In molti casi, dietro questi soggetti si intravedono collegamenti con la criminalità organizzata, che utilizza la gestione illegale della sosta come strumento di controllo del territorio.

Uno schema che ricalca, in piccolo, i meccanismi tipici della camorra: occupazione degli spazi pubblici, imposizione di una tassa illegale e uso sistematico della minaccia per garantire il rispetto delle regole dettate dalla strada.

L’episodio di Vairano Patenora

L’ultimo caso che riporta il fenomeno al centro dell’attenzione arriva da Vairano Patenora, nel Casertano. Il 12 gennaio scorso, nei pressi degli uffici Inps, una donna è stata avvicinata da un parcheggiatore abusivo che pretendeva il pagamento per la sosta dell’auto.

Al rifiuto, sono scattati insulti e minacce. La vittima ha chiesto l’intervento delle forze dell’ordine, ma – secondo quanto denunciato – nessuna pattuglia sarebbe arrivata sul posto, lasciandola sola di fronte all’aggressore.

Un episodio che fotografa in modo emblematico la vulnerabilità dei cittadini di fronte a un sistema illegale che agisce alla luce del sole, spesso senza incontrare un’immediata risposta repressiva.

Borrelli: «Estorsione quotidiana con metodi mafiosi»

Sulla vicenda è intervenuto il deputato Francesco Emilio Borrelli (Alleanza Verdi-Sinistra), da anni impegnato nella denuncia del fenomeno:
«Siamo di fronte a un cancro che si sta estendendo in tutto il Paese e che ha ormai superato i confini di Napoli. A Vairano Patenora abbiamo visto l’ennesimo schiaffo alla legalità: delinquenti che, con metodi criminali, sottomettono cittadini inermi. È inaccettabile che una donna venga minacciata davanti a un ufficio pubblico e resti senza assistenza».

Il parlamentare punta il dito anche contro l’assenza di strumenti giuridici adeguati:
«Abbiamo presentato una proposta di legge per introdurre il reato penale di parcheggiatore abusivo, superando l’inefficacia delle semplici sanzioni amministrative. La maggioranza l’ha bocciata. Chi governa oggi si assume la responsabilità di lasciare le strade in mano alla criminalità».

Il vuoto normativo e il rischio di impunità

Secondo Borrelli, il problema non è solo di ordine pubblico ma anche legislativo. Le multe, spesso mai riscosse, non rappresentano un deterrente reale. Senza una fattispecie penale specifica, i parcheggiatori abusivi continuano a operare come veri e propri esattori illegali, forti di una sostanziale impunità.

«Serve una legge severa e immediata – conclude il deputato –. Chi estorce denaro con minacce deve finire in galera, non cavarsela con un verbale che resterà lettera morta».
Nel frattempo, mentre il dibattito politico resta acceso, il racket della sosta continua a espandersi, spostandosi dalle grandi città ai centri di provincia, dove il controllo del territorio appare ancora più fragile. A farne le spese, come a Vairano Patenora, sono i cittadini comuni, lasciati soli di fronte a un’illegalità sempre più organizzata e aggressiva.

Dramma in cantiere a Castel di Sangro: operaio napoletano precipita nel vuoto, è in fin di vita

L’incidente nell’area dei lavori dell’ospedale: volo di cinque metri dall’impalcatura. L’uomo trasportato in eliambulanza all’Aquila in codice rosso. È l’ennesima tragedia sul lavoro che colpisce i pendolari dell’edilizia campana

L’Aquila– Un boato sordo, poi le urla dei colleghi e la corsa disperata dei soccorsi. È l’ennesima scena di un copione tragico che si ripete con frequenza allarmante, l’ennesimo capitolo di quella “strage silenziosa” che insanguina i cantieri d’Italia.

Questa mattina, il dramma si è consumato a Castel di Sangro, nell’aquilano, ma il dolore e l’angoscia rimbalzano fino alla Campania. La vittima, infatti, è un operaio originario di Napoli, uno dei tanti lavoratori che ogni giorno macinano chilometri per garantire il pane alle proprie famiglie, spostandosi di regione in regione seguendo le commesse edili.

La dinamica dell’incidente

Erano da poco passate le prime ore della mattina quando, nel cantiere allestito per i lavori di adeguamento sismico e ristrutturazione dell’ospedale civico di Castel di Sangro, si è sfiorata la tragedia irreparabile. Secondo le prime ricostruzioni fornite dagli inquirenti, l’uomo si trovava su un’impalcatura esterna quando, per cause ancora tutte da accertare, ha perso l’equilibrio. Un volo terribile, da un’altezza di circa cinque metri, terminato con un impatto violento al suolo.

Immediato l’allarme lanciato dagli altri operai presenti sul posto, testimoni impotenti della caduta. La gravità della situazione è apparsa subito evidente ai primi soccorritori giunti con l’ambulanza. Le condizioni dell’uomo, politraumatizzato, hanno richiesto l’intervento urgente dell’elisoccorso del 118.

La corsa in ospedale

L’elicottero si è alzato in volo in pochi minuti, trasportando il ferito in codice rosso presso l’ospedale San Salvatore dell’Aquila. L’operaio napoletano è stato immediatamente preso in carico dall’equipe del pronto soccorso e trasferito in rianimazione. Attualmente è ricoverato in prognosi riservata: le sue condizioni sono giudicate gravissime dai medici, che stanno monitorando costantemente i parametri vitali per valutare l’entità delle lesioni interne e dei traumi riportati nella caduta.

Indagini in corso: sicurezza sotto accusa

Mentre i medici lottano per salvare la vita all’uomo, sul luogo dell’incidente sono scattate le procedure di rito per fare chiarezza sull’accaduto. I Carabinieri della compagnia locale e gli ispettori del servizio prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro della Asl sono al lavoro per verificare il rispetto di tutte le normative di sicurezza.

Resta da capire se tutte le misure di protezione fossero attive: l’imbracatura era indossata correttamente? I ponteggi erano a norma? Domande che esigono risposte rapide, perché non si può continuare a parlare di fatalità quando in gioco c’è la vita di chi esce di casa per lavorare e rischia di non farvi più ritorno. L’incidente riaccende inevitabilmente i riflettori sulla sicurezza nei cantieri edili, un settore dove i lavoratori campani rappresentano una forza lavoro imponente e, troppo spesso, le prime vittime di un sistema che talvolta antepone la velocità alla cautela.

Crans-Montana, spunta la pista dei fuochi illegali: nel locale petardi prodotti in provincia di Napoli

Milano– Non solo candele scintillanti e addobbi festivi. Nell’inchiesta sulla strage di Crans-Montana emerge un dettaglio finora rimasto nell’ombra: all’interno del locale distrutto dalle fiamme erano presenti anche fuochi d’artificio illegali, prodotti in provincia di Napoli.

È quanto risulta dalle carte dell’indagine, sull’incendio che nella notte di Capodanno ha provocato 40 morti e 116 feriti. La polizia di Zurigo ha sequestrato una borsa blu a tracolla trovata sul pavimento del locale “Le Constellation”, davanti a un divano, durante il recupero del corpo di una delle vittime.

All’interno, gli agenti hanno rinvenuto diversi articoli pirotecnici, successivamente analizzati dagli specialisti del servizio di disinnesco e dall’Istituto forense.

Tra i reperti figurano otto petardi “Lupo P1”, descritti nei verbali come “articoli pirotecnici illegali, non autorizzati in Svizzera, che esplodono a terra”. Si tratta di petardi con effetto flash, capaci di produrre non solo un forte boato ma anche un impatto visivo particolarmente intenso. Sull’etichetta è indicata la provenienza: una fabbrica di Roccarainola, in provincia di Napoli.

Gli ordigni sono stati trovati intatti. Un dettaglio che fa ipotizzare come fossero destinati a essere utilizzati all’esterno del locale dopo la mezzanotte, e non durante la festa. Gli inquirenti precisano infatti che i fuochi non hanno avuto alcun ruolo nell’innesco dell’incendio: “Il presente rapporto non fornisce indicazioni sulle possibili cause del rogo”, si legge negli atti.

La Procura del Canton Vallese ha già accertato che l’origine della tragedia va ricondotta alle candele scintillanti a fontana, utilizzate per creare un’atmosfera festosa e rivelatesi invece fatali. Un innesco improvviso che ha trasformato il locale in una trappola mortale.

Restano intanto in carcere Jacques Moretti, mentre Jessica Maric è sottoposta a braccialetto elettronico: entrambi sono indagati per omicidio colposo, incendio e lesioni colpose. Ma il ritrovamento dei petardi illegali apre ora un ulteriore squarcio su ciò che accadeva dietro le quinte dell’ultima notte dell’anno, aggiungendo un nuovo e inquietante tassello alla ricostruzione della strage.

Scampia, piantate 400 piante per la prima microforesta

Napoli– Un lembo di macchia mediterranea sfida il grigio di Scampia. Stamattina, in via Zuccarini (comparto H), è nata la prima Microforesta di Comunità del quartiere: 200 metri quadrati colonizzati da 400 piantine autoctone e una siepe perimetrale di Teucrio. Un patto tra Legambiente, Comune e realtà locali per rigenerare un’area dimenticata, con il metodo Miyawaki che promette un bosco urbano in miniatura, resiliente e a basso costo.

Un patto contro il degrado: i protagonisti dell’inaugurazione

Presenti il sindaco Gaetano Manfredi, la vicesindaca Laura Lieto, l’assessore al Verde Vincenzo Santagada, Nicola Nardella presidente dell’Ottava Municipalità e Giuseppe Esposito consigliere.

Con loro Mariateresa Imparato di Legambiente Campania, Sandro Scollato di AzzeroCO2 e Adriana Oliva, ex docente Vanvitelli e co-finanziatrice. Il progetto unisce Legambiente (capofila con circoli Iride e La Gru), imprese come AzzeroCO2 e L’Uomo e il Legno, più la Municipalità 8.

Metodo Miyawaki: biodiversità che si autoregola

Ispirata alle “Tiny Forest del Mediterraneo”, la microforesta punta a creare un ecosistema compatto: 16 specie native per potenziare aria pulita, biodiversità e lotta all’isola di calore. Obiettivo ecologico: zero manutenzione dopo l’attaccamento iniziale, grazie all’autoregolazione naturale. Obiettivo sociale: coinvolgere residenti, scuole e terzo settore nella cura dello spazio, favorito dalla vicinanza alla metro linea 1.

Cosa sappiamo finora sull’impatto locale

Dati allarmanti sul verde: Napoli soffre di spazi pubblici insufficienti; qui si lancia la sfida alla riforestazione urbana low-cost.

Pannelli informativi in arrivo: Su legno, per regole d’uso, sensibilizzazione e attività didattiche.

Replicabilità: Monitoraggio costante per esportare il modello in altri angoli degradati della città.

“La riforestazione urbana è salute per i cittadini e resilienza climatica”, tuona Imparato. “Da Scampia ripensiamo gli spazi abbandonati: più verde, più comunità, meno cemento”.

Acerra, controlli straordinari della Polizia di Stato sul territorio

Acerra – Prosegue l’attività di presidio e controllo del territorio da parte della Polizia di Stato. Nella giornata di ieri è stato messo in campo un servizio straordinario ad Acerra, finalizzato al contrasto dei reati e al rafforzamento della percezione di sicurezza tra i cittadini.

L’operazione ha visto impegnati gli agenti del Commissariato di Acerra, supportati dal Reparto Prevenzione Crimine Campania, che hanno effettuato posti di controllo e verifiche nelle aree ritenute più sensibili del territorio comunale.

Nel corso del servizio sono state identificate complessivamente 58 persone, di cui 16 già note alle forze dell’ordine per precedenti di polizia. Sottoposti a controllo anche 15 veicoli, con accertamenti sulla regolarità della documentazione e sul rispetto delle norme del Codice della Strada.

L’attività rientra in una più ampia strategia di prevenzione disposta dalla Questura, volta a intensificare la presenza delle forze dell’ordine sul territorio e a contrastare fenomeni di illegalità diffusa, microcriminalità e degrado urbano. Controlli analoghi proseguiranno anche nei prossimi giorni.

Napoli, la Fontana della Marinella affoga tra siringhe e rifiuti

Napoli – Dove un tempo scorreva l’acqua del Settecento, oggi ristagnano incuria e disperazione. La Fontana della Marinella, opera di pregio realizzata nel XVIII secolo dall’architetto Francesco Sicuro, è scivolata nell’abisso del degrado più estremo.

Da monumento storico a “hub” dello squallore: le vasche borboniche sono diventate un ricettacolo di stracci, rifiuti organici e siringhe usate, trasformando uno dei simboli della zona costiera in un bucatoio a cielo aperto.

La denuncia, documentata da una serie di segnalazioni fotografiche inviate dai cittadini, arriva dal deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli, che punta il dito contro l’abbandono di un’area – quella del Vado del Carmine – ormai percepita come una “zona franca”.

“È questo il biglietto da visita che vogliamo dare della nostra storia?” attacca Borrelli. “Siamo di fronte a uno sfregio continuo. Una fontana che ha attraversato i secoli, sopravvissuta a spostamenti e mutilazioni, oggi viene umiliata. Vedere quel marmo borbonico circondato da rifiuti e siringhe non è solo un colpo all’occhio, è un insulto alla dignità di Napoli.”

Un dramma tra storia e marginalità
La situazione nell’area di via Marina è complessa. La vicinanza con le mense per i poveri attira quotidianamente decine di persone fragili che, in assenza di alternative, finiscono per accamparsi tra i resti della storia aragonese e borbonica. Il risultato è una convivenza impossibile tra la bellezza monumentale e il consumo di droghe pesanti alla luce del sole.

Secondo Borrelli, non basta più la semplice pulizia ordinaria, spesso vanificata in pochi giorni dal ritorno del degrado. La richiesta alle autorità è duplice: da un lato, un intervento deciso dei servizi sociali per assistere i senzatetto e le persone con dipendenze che vivono tra i rifiuti; dall’altro, la messa in sicurezza definitiva del cantiere delle Torri del Carmine.

“Non si può restare a guardare mentre la bellezza viene soffocata dall’incuria,” conclude il deputato. “Pretendiamo che il restauro della fontana e delle Torri non sia un cantiere eterno e fantasma, ma un impegno concreto per restituire decoro a questo quadrante della città. Serve un presidio costante del territorio: la storia non può essere calpestata così.”

Taxi sociale per anziani: parte la sperimentazione in Alta Irpinia

Avellino — Nasce in Alta Irpinia il primo “taxi sociale” destinato agli anziani con difficoltà motorie che devono raggiungere le strutture sanitarie per cure periodiche. L’iniziativa, che coinvolge 25 Comuni della provincia di Avellino, punta a colmare un vuoto assistenziale in un territorio caratterizzato da forte dispersione geografica e popolazione anziana in crescita.

Il servizio si rivolge principalmente agli ultra 65enni senza familiari di riferimento, affetti da patologie croniche che richiedono visite e trattamenti regolari presso ospedali e ambulatori. La gestione operativa è affidata alla Misericordia di Torella dei Lombardi, che opererà secondo un regolamento specifico approvato dalla Città dell’Alta Irpinia.

Un territorio complesso che invecchia

“Le ragioni dell’iniziativa sono evidenti”, spiega Rosanna Repole, presidente della Città dell’Alta Irpinia. “Il numero della popolazione over 65 e la distanza tra i comuni e le strutture sanitarie rendono indispensabile questo tipo di intervento”. La presidente ha sottolineato come l’obiettivo sia fornire risposte concrete a un’area montana dove l’accesso ai servizi sanitari rappresenta spesso un ostacolo per chi vive da solo.

La sperimentazione parte con l’auspicio di trasformarsi, se i risultati saranno positivi, in un servizio stabile e strutturato. Il progetto rappresenta un modello di welfare territoriale che potrebbe essere replicato in altre zone interne della Campania alle prese con le stesse problematiche di invecchiamento demografico e isolamento geografico.

Castellammare, strappa gli orecchini a una donna: arrestato 46enne

Castellammare– Rapido intervento della Polizia di Stato ieri pomeriggio a Castellammare di Stabia, dove un 46enne del posto, già noto alle forze dell’ordine per reati specifici contro il patrimonio, è stato arrestato per furto con strappo.

Gli agenti del Commissariato locale, impegnati in servizi di controllo del territorio, hanno notato l’uomo mentre, in viale Europa, strappava con violenza gli orecchini dalle orecchie di una donna per poi scappare a bordo di un motorino.

Immediato l’inseguimento: nonostante l’indagato abbia accelerato bruscamente tentando di seminare gli inseguitori, i poliziotti sono riusciti a raggiungerlo e a bloccarlo dopo poche centinaia di metri.

Addosso all’uomo sono stati trovati gli orecchini appena rubati, immediatamente restituiti alla legittima proprietaria.Il 46enne è stato dichiarato in stato di arresto per furto aggravato dalla violenza e dalla fuga.

Al termine delle formalità di rito è stato messo a disposizione dell’autorità giudiziaria.L’episodio conferma l’attenzione costante delle forze di polizia sul fenomeno dei furti con strappo, particolarmente odioso quando colpisce persone inermi per strada.

Battipaglia: si ferisce con la sua pistola clandestina, arrestato in ospedale

Nella notte tra il 9 e il 10 gennaio, a Battipaglia, in provincia di Salerno, un uomo di 41 anni è finito al centro delle indagini della Polizia di Stato dopo essere stato soccorso al pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria della Speranza con una grave ferita alla coscia sinistra.

I medici, esaminando la lesione, hanno riconosciuto subito la presenza di un foro d’ingresso e di uscita, accompagnato da una bruciatura tipica di un colpo d’arma da fuoco esploso a distanza ravvicinata.

Allertata la Squadra mobile, gli agenti hanno avviato le indagini ricostruendo l’accaduto: il 41enne, custodendo una pistola nella cintola dei pantaloni, ha fatto partire accidentalmente un colpo che lo ha ferito alla gamba. Dopo essere stato curato, è stato tratto in arresto per detenzione illegale di arma clandestina.

Nell’abitazione dell’uomo è stata rinvenuta una pistola replica della Beretta PX 4, modificata e pronta allo sparo, munita di caricatore con 4 cartucce calibro 380 Gfl. Inoltre, sono state trovate altre 37 cartucce calibro 19 e un’ogiva modificata, risultata essere stata deformata da un impatto diretto.

La vicenda evidenzia ancora una volta il rischio legato alla detenzione di armi non autorizzate e i controlli serrati delle forze dell’ordine sul territorio campano.

Ischia, paura a scuola: quattro studenti in ospedale dopo aver bevuto acqua minerale

Ischia – Mattinata di apprensione in un istituto superiore di Casamicciola Terme, dove quattro studenti sono stati colti da malori improvvisi dopo aver consumato dell’acqua minerale in bottiglia.

I giovani, che avevano acquistato il prodotto regolarmente sigillato all’interno della scuola, sono stati immediatamente trasportati al presidio ospedaliero “Anna Rizzoli” di Lacco Ameno.

Il quadro clinico

Secondo i primi bollettini medici, le condizioni dei ragazzi sono stabili e nessuno di loro sarebbe in pericolo di vita. Per tre di loro è stato disposto il ricovero nel reparto di Osservazione Breve Intensiva (OBI), dove resteranno monitorati per 24 ore come previsto dai protocolli per le sospette intossicazioni. Una quarta studentessa, che avrebbe assunto solo una minima quantità di liquido, è stata trattenuta in via precauzionale per accertamenti.

Le indagini e il sequestro

Sul caso sono intervenuti prontamente i Carabinieri della stazione di Casamicciola Terme. I militari hanno proceduto al sequestro delle bottiglie non ancora consumate e hanno raccolto le testimonianze dei genitori per ricostruire l’esatta dinamica dell’acquisto.

Parallelamente, è scattata l’allerta del Centro di Prevenzione dell’Asl Napoli 2 Nord. I tecnici dell’azienda sanitaria sono al lavoro per:

Identificare il numero di lotto della partita di acqua minerale.

Valutare l’eventuale ritiro precauzionale dal commercio dei prodotti appartenenti alla stessa serie.

Effettuare analisi chimiche e biologiche sui campioni sequestrati.

Attesa per gli esami tossicologici

Il materiale requisito sarà sottoposto a rigorose analisi di laboratorio per individuare eventuali agenti contaminanti. Gli inquirenti mantengono il massimo riserbo, in attesa dei risultati degli accertamenti tossicologici che dovranno stabilire se il malore sia stato causato da un’alterazione del prodotto o da fattori esterni accidentali.

Perquisizioni al Garante della Privacy, indagati i vertici: ipotesi di corruzione e peculato

Roma– Perquisizioni della Guardia di Finanza nella sede romana del Garante per la Protezione dei Dati Personali nell’ambito di un’indagine della Procura di Roma che ipotizza i reati di corruzione e peculato, commessi in concorso e in forma continuata fino al dicembre 2025. Nel registro degli indagati figurano tutti i membri del Collegio dell’Autorità, compreso il presidente Pasquale Stanzione.

Secondo quanto emerge dal decreto di perquisizione, lungo 16 pagine, notificato dai militari delle Fiamme Gialle, i pubblici ufficiali, “in quanto membri del Collegio e avendo in ragione del loro ufficio la disponibilità di denaro pubblico”, si sarebbero appropriati di fondi attraverso la richiesta di rimborsi per spese estranee all’esercizio del mandato, per un importo complessivo ancora in fase di quantificazione.

L’indagine è coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco, con delega ai reati contro la pubblica amministrazione.

Tra le contestazioni figura anche l’utilizzo improprio dell’auto di servizio, destinata per legge a inderogabili esigenze istituzionali. In particolare, uno dei componenti del Collegio, Agostino Ghiglia, avrebbe utilizzato l’autovettura con autista per recarsi presso la sede di un partito politico per finalità estranee al mandato.

Gli accertamenti della polizia giudiziaria avrebbero inoltre evidenziato un uso frequente delle auto di servizio da parte di tutti i membri del Collegio anche per spostamenti personali, inclusi quelli casa-lavoro.

L’ipotesi più grave riguarda però una presunta corruzione nell’esercizio delle funzioni. Secondo la Procura, i vertici dell’Autorità non avrebbero irrogato sanzioni sostanziali – limitandosi a rilievi meramente formali – nei confronti della società Ita Airways, nonostante irregolarità nel monitoraggio delle comunicazioni e nella gestione della documentazione sul trattamento dei dati.

In cambio, avrebbero ricevuto tessere “Volare” in classe executive, del valore di circa 6 mila euro ciascuna. Nel decreto si evidenzia anche un possibile conflitto di interessi legato al ruolo del responsabile della protezione dei dati della compagnia, appartenente a uno studio legale riconducibile a un componente del Collegio.

Nel mirino degli inquirenti anche l’andamento delle spese di rappresentanza e gestione dell’Autorità: da poco più di 20 mila euro nel 2021, i costi sarebbero cresciuti in modo significativo a partire dal 2022, fino a raggiungere nel 2024 circa 400 mila euro annui, dopo l’innalzamento del tetto di spesa autorizzato dal Collegio nel 2020.

Le perquisizioni sono finalizzate all’acquisizione di documentazione amministrativa e contabile, oltre a dispositivi informatici e telefoni, per verificare la fondatezza delle ipotesi accusatorie. L’inchiesta è nella fase delle indagini preliminari e, come previsto, vale la presunzione di innocenza per tutti gli indagati.

Game District supera i 2,2 miliardi di download a livello globale nel 2025

1

Dubai— Con 2,2 miliardi di download, 22 milioni di utenti attivi giornalieri (DAU) raggiunti nel picco massimo e una forte crescita dei ricavi, Game District dimostra che le aziende di gaming nate nell’area MENAP possono crescere su scala globale con efficienza e rigore operativo.

 

Game District, azienda di mobile gaming con sede nell’area MENAP e attiva in Pakistan, Turchia ed Emirati Arabi Uniti, ha annunciato che nel 2025 il suo portafoglio di titoli ha superato 2,2 miliardi di download. Un risultato che colloca la società tra il ristretto gruppo di publisher globali capaci di raggiungere numeri di questa portata nell’arco di un solo anno. Un traguardo che conferma l’area MENAP come un bacino sempre più credibile di realtà del gaming mobile in grado di competere a livello internazionale.

«Attribuiamo questi risultati a un processo di sviluppo molto rapido, supportato da strutture centralizzate per l’analisi dei dati, la monetizzazione e l’acquisizione degli utenti», ha dichiarato Saad Hameed Khan, CEO e co-fondatore di Game District. «Un sistema pensato per testare velocemente, imparare in fretta e far crescere su scala globale i prodotti che funzionano».

22 milioni di utenti attivi giornalieri

Nel 2025, Game District ha raggiunto 22 milioni di utenti attivi giornalieri nel momento di massimo picco, con più titoli presenti nelle classifiche degli app store nei principali mercati internazionali. L’espansione dell’azienda riflette un modello operativo molto concreto, basato su cicli di sviluppo rapidi, analisi precise dei risultati e una crescita scalabile.

«In una fase in cui il mercato del mobile gaming deve fare i conti con l’aumento dei costi di acquisizione, i cambiamenti delle piattaforme e i processi di consolidamento, il nostro slancio è particolarmente significativo», ha dichiarato Khan.

«A livello globale, i download dei giochi mobile hanno ormai smesso di crescere in modo significativo. Questo fa sì che oggi conti più l’efficienza con cui si sviluppano e si gestiscono i giochi che il semplice numero di download. Questo risultato dimostra che un publisher nato nell’area MENAP può competere sui mercati internazionali lavorando con metodo, continuità e attenzione ai dettagli».

Crescita efficiente in un settore che richiede grandi capitali

A differenza di molte aziende di gaming in forte crescita, Game District è rimasta in gran parte autofinanziata, sostenendo lo sviluppo soprattutto con le risorse generate dalla propria attività. Questo le ha permesso di continuare a espandersi nel tempo senza perdere il controllo strategico.

Nel 2025 i ricavi sono cresciuti del 55% su base annua, mentre i download totali sono aumentati del 35%. In un momento in cui molti publisher stanno rallentando gli investimenti o rivedendo la propria struttura, Game District ha continuato a crescere senza esporsi eccessivamente dal punto di vista finanziario.

I titoli di punta che trainano il coinvolgimento degli utenti

Secondo Sensor Tower, i cinque titoli principali di Game District generano circa il 40% degli utenti attivi giornalieri complessivi, a conferma del ruolo centrale dei giochi di punta e della capacità dell’azienda di mantenerli solidi nel tempo, pur gestendo un portafoglio ampio e diversificato.

Tra i titoli più rilevanti del 2025 figurano My Supermarket Simulator 3D, Annoying Uncle Punch Game, Mini Relaxing Game – Pop It, Kick & Break The Ragdoll Games e Satisfying Coloring. Ognuno di questi è cresciuto attraverso continui miglioramenti basati sui risultati ottenuti, con l’obiettivo di raggiungere e coinvolgere un pubblico sempre più ampio.

Sviluppata tra Lahore, Istanbul e Dubai

Game District opera con studi a Lahore, Istanbul e Dubai, unendo l’autonomia creativa dei team locali a una gestione centralizzata di prodotto, analisi dei dati, monetizzazione e acquisizione utenti.

Dopo una prima fase di crescita trainata dai giochi hyper-casual, l’azienda sta ora puntando su formati hybrid casual e hybrid simulation. I primi lanci in queste categorie hanno registrato un tasso di retention al 30° giorno del 16%, un valore quasi doppio rispetto alla media del settore.

«Abbiamo dimostrato di poter competere a livello globale», ha concluso Khan. «Ora stiamo costruendo giochi destinati a durare nel tempo, a cui i giocatori si affezionano per anni, continuando a crescere in modo sostenibile dall’area MENAP verso i mercati internazionali».

Contatti

Cansu Gultekin
cansugultekin@gamedistrict.co

 

Ad is loading…
Ad is loading…