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Napoli, arrestati per estorsione due parcheggiatori abusivi

Napoli – Un racket del parcheggio in piena regola, con tanto di richiesta di “pedaggio” forzato per la sosta in una delle vie centrali della città. Ieri notte, gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico della Polizia di Stato hanno tratto in arresto due uomini, di 46 e 26 anni, entrambi cittadini marocchini irregolari sul territorio nazionale e già noti alle forze dell’ordine.

La dinamica, ricostruita dalla Polizia, è quella classica dell’estorsione. Un giovane automobilista, appena parcheggiata la propria vettura in Via Diaz, è stato avvicinato dai due uomini che, senza alcun titolo, hanno preteso del denaro in cambio della “custodia” forzata dell’auto o semplicemente per la sosta. Per evitare guai peggiori, il ragazzo ha ceduto alla richiesta, consegnando due euro.

Fortunatamente, subito dopo l’episodio, l’automobilista ha notato una pattuglia della Polizia di Stato in transito e ha deciso di denunciare l’accaduto sul posto, indicando con coraggio i due estorsori che si erano allontanati di qualche metro.

Gli agenti sono intervenuti immediatamente, bloccando e perquisendo i due sospettati. Su uno di loro è stata trovata la moneta da due euro che era stata estorta poco prima, elemento decisivo che ha confermato il racconto della vittima e ha portato all’arresto per il reato di estorsione in concorso.

Oltre a questo capo d’accusa, per i due uomini è scattata anche la denuncia per ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato. Dopo le formalità di rito, sono stati trasferiti in carcere a disposizione dell’autorità giudiziaria.

L’episodio riaccende i riflettori sul fenomeno, purtroppo non nuovo in alcune zone della città, del parcheggio abusivo e delle estorsioni ai danni di automobilisti inermi, un illecito che lede la tranquillità dei cittadini e la sicurezza del territorio.

Arzano, blitz della Polizia Locale contro l’abbandono dei rifiuti

Arzano – Prosegue senza sosta la guerra della Polizia Locale di Arzano contro l’abbandono e lo smaltimento illecito dei rifiuti. In una serie di controlli a sorpresa, gli agenti, sotto la direzione del comandante Biagio Chiariello, hanno setacciato il territorio, concentrandosi in particolare su via Pecchia e via Annunziata.

L’operazione ha portato a individuare decine di responsabili di “sversamenti selvaggi”. I poliziotti, esaminando il contenuto dei sacchetti abbandonati, sono riusciti a risalire ai loro proprietari, comminando pesanti sanzioni.

Tra i “furbetti” scoperti, non solo residenti di stabili condominiali, ma anche un commerciante che, alla vista degli agenti, ha tentato di difendersi sostenendo di essere un “cittadino modello”

L’ispezione della sua attività, tuttavia, ha rivelato prove inconfutabili che lo hanno costretto ad ammettere di non effettuare la raccolta differenziata. Per lui, oltre a una salata multa, è scattato un controllo approfondito sull’attività commerciale.

Un altro individuo è stato addirittura denunciato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord per abbandono di rifiuti, a conferma della linea dura intrapresa dalle forze dell’ordine.

“Il contrasto al fenomeno dell’abbandono dei rifiuti,” ha commentato il comandante Chiariello, “potrebbe essere ancora più efficace con una maggiore collaborazione dei cittadini, che purtroppo spesso manca.” L’azione della Polizia Locale di Arzano si intensifica, dunque, nel tentativo di contrastare una pratica che deturpa il decoro urbano e danneggia l’ambiente.

P.B.

Napoli, colpi di pistola durante la Via Crucis: arrestato il figlio del boss Rinaldi

Napoli – Un intero quartiere sotto assedio, un corteo religioso interrotto dal rumore delle pistole e la guerra di camorra che torna a fare paura a San Giovanni a Teduccio.

A distanza di decenni dall’inizio della sanguinosa faida tra i Rinaldi e i D’Amico – due clan storici del rione Villa che hanno lasciato sul selciato decine di morti, tra cui vittime innocenti – la tensione è esplosa nuovamente la scorsa Pasqua.

Le indagini dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia, hanno portato all’arresto di Francesco Rinaldi, 36 anni, detto “Ignazio”, figlio del capoclan Antonio Rinaldi – assassinato nel 1990 in un agguato della faida con i Mazzarella – e nipote dell’attuale boss Ciro Rinaldi, detto mauè o my way.

Insieme a lui è finito in manette anche il presunto complice, Salvatore Attanasio, 35 anni. Per entrambi il Gip ha disposto la custodia cautelare in carcere con le accuse di pubblica intimidazione con l’uso di armi, detenzione e porto abusivo di pistole.

Incastrati dai filmati di video sorveglianza

A incastrarli sarebbero stati i filmati della videosorveglianza e gli indumenti che indossavano al momento dell’azione. Quattro le “stese” finite sotto la lente della Dda e dei militari, tutte concentrate nelle strade di San Giovanni a Teduccio durante il periodo pasquale del 2025.

La più grave, quella che ha fatto saltare la tregua tra i clan, risale al Venerdì Santo, il 18 aprile: intorno alle 19.30, in piazza Capri, nei pressi della chiesa di San Giuseppe Madonna di Lourdes, una pioggia di colpi d’arma da fuoco interruppe la Via Crucis, costringendo il parroco a interrompere la celebrazione e a chiamare le forze dell’ordine.

Sul selciato furono ritrovati nove bossoli e due ogive. Solo per pura fatalità nessuno rimase colpito, ma il rischio di una strage fu concreto. Il parroco raccontò agli investigatori di aver udito colpi distinti in due momenti diversi, anche alle spalle della chiesa.

Il giorno successivo, lo stesso Francesco Rinaldi – allora sentito come persona informata sui fatti – dichiarò di aver assistito alla sparatoria mentre si trovava nel corteo religioso insieme al figlio e ad altri familiari.

Disse di aver visto due uomini in scooter sparare nella sua direzione e verso il gruppo guidato dal sacerdote. Una versione che, secondo la Dda, sarebbe servita a depistare gli investigatori.

Gli inquirenti ritengono che quella stesa di Pasqua, attribuita verosimilmente al clan D’Amico, abbia segnato la rottura della pax mafiosa che da alcuni mesi reggeva nel quartiere, frutto di un accordo tra Gennaro Rinaldi, detto ’o Lione, e i vertici della federazione Mazzarella, tra cui Roberto Mazzarella e Clemente Amodio.

Un equilibrio fragile, costruito su interessi criminali e spartizioni di piazze di spaccio, che è bastato poco a far crollare. Ora, con il nuovo arresto che coinvolge un nome pesante come quello dei Rinaldi, San Giovanni a Teduccio torna a vivere lo spettro di una guerra di camorra che da oltre quarant’anni segna la storia del rione Villa.

Il culto di San Castrese: origini, storia e tradizioni

Il culto di San Castrese affonda le proprie radici tra il IV e il V secolo d.C., in un contesto segnato dalle persecuzioni dei Vandali. La tradizione agiografica racconta che Genserico, re dei Vandali, volle eliminare un gruppo di dodici vescovi africani inviandoli in mare su una nave fatiscente senza timone, con l’intento di farli affogare. Contrariamente alle intenzioni, la nave miracolosamente approdò sulle coste campane, e tra quei vescovi c’era Castrese, che decise di stabilirsi nella zona di Sinuessa (oggi nel territorio di Mondragone o Sessa Aurunca) per proseguire la propria missione pastorale.

Il racconto, forte di simbolismo religioso, funge da origine narrativa per un culto che ben presto si diffuse in numerosi centri della Campania, come Marano di Napoli, Castel Volturno, Sessa Aurunca e Quarto Flegreo, e, con il trasferimento delle reliquie, giunse fino a Monreale, in Sicilia.

Questa introduzione concentrata arricchisce l’articolo incorporando dettagli storici più profondi sul contesto di provenienza del santo e sulle località coinvolte nel suo culto.

Le origini: martirio e miracoli nella Passio

La narrazione della Passio Sancti Castrensis, redatta probabilmente tra Sessa e Capua, è centrale per comprendere l’identità agiografica di San Castrese. Secondo questa tradizione, durante le persecuzioni vandale (circa 439–440 d.C.), Castrese e altri undici vescovi africani furono imprigionati e imbarcati su una nave destinata al naufragio. Sorprendentemente, l’imbarcazione naufragata giunse integra in Campania, a testimonianza di un intervento miracoloso.

Una radicazione significativa del culto viene confermata da evidenze archeologiche: una “transenna marmorea quadrata” con croce monogrammatica, datata ai secoli V–VI, scoperta nel Museo di Capua, potrebbe indicare una fenestella confessionis collocata sulla presunta tomba di San Castrese. Inoltre, una pittura datata tra l’VIII e il X secolo, rinvenuta in una grotta nei pressi di Calvi (Caserta), rappresenta Castrese affiancato a un altro vescovo (Prisco), a ulteriore testimonianza del radicamento locale della venerazione.

Il miracolo della nave e la sopravvivenza miracolosa del gruppo di vescovi rientrano in un topos agiografico frequente in Campania: storie simili si ritrovano in altre Passiones, modellate per edificare la fede locale e nobilitare figure martiri, spesso con valenze simboliche forti più che con intento storico rigoroso

Il culto e i pellegrinaggi: reliquie, devozione e memoria comunitaria

Trasferimento delle reliquie a Monreale e simbolismo politico-religioso

Nel 1177, in occasione delle nozze tra il re normanno Guglielmo II di Sicilia e Giovanna d’Inghilterra, l’arcivescovo Alfano di Capua offrì come dono nuziale il corpo di San Castrese (privo della testa rimasta in Campania). Il corpo fu deposto sotto l’altare maggiore della Cattedrale di Monreale, dando così origine al culto del santo come protettore della città siciliana.
Nel corso del Cinquecento, il cardinale Ludovico II Torres fece erigere la Cappella di San Castrense nella cattedrale, che nel 1637 fu ulteriormente arricchita dal nipote, cardinale Cosimo de Torres, con un pregevole reliquiario in argento per custodire le reliquie.

Ritorno in Campania: la Peregrinatio del 2025

Dopo 848 anni, nel settembre 2025, le reliquie di San Castrese sono tornate in Campania per una peregrinatio che ha coinvolto Marano di Napoli, Quarto Flegreo, Sessa Aurunca (frazione San Castrese) e Castel Volturno.
L’evento è iniziato l’1 settembre a Marano con la solenne accoglienza presieduta dall’Arcivescovo di Monreale, proseguendo con iniziative liturgiche, concerti, momenti di preghiera e presenza dei fedeli. In particolare, il 2–3 settembre le celebrazioni hanno coinvolto la comunità maranese in un approfondito percorso di preghiera, confessione del Credo e momenti dedicati ai più piccoli.
La reliquia ha poi toccato Sessa Aurunca (con la messa solenne il 4 settembre officiata dal vescovo locale) e Castel Volturno (dove il corpo è rimasto fino al 9 settembre) prima di ritornare infine a Monreale il 10 settembre

 

 

Capri: tragedia a Punta Cannone, 38enne precipita in un dirupo e muore

Un dramma ha sconvolto l’isola di Capri nella tarda mattinata di oggi, quando un uomo di 38 anni, originario del posto, ha perso la vita dopo essere precipitato in un dirupo nella suggestiva ma impervia zona di Punta Cannone.

Nonostante il rapido intervento dei soccorsi, per il giovane non c’è stato nulla da fare.L’allarme è scattato poco dopo l’incidente, quando alcuni passanti hanno segnalato la caduta. Sul posto si sono immediatamente precipitate le squadre della Polizia Municipale, del Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) e l’elisoccorso del 118 di Napoli.

Un medico, calato con il verricello nel punto esatto della tragedia, ha potuto solo constatare il decesso del 38enne, il cui corpo giaceva sul fondo del dirupo, in una zona difficilmente accessibile.

Le operazioni di recupero, coordinate dal CNSAS con il supporto dei Vigili del Fuoco, sono state complesse e delicate. Dopo aver ricevuto l’autorizzazione del magistrato di turno, gli operatori hanno raggiunto il corpo senza vita, provvedendo a trasferirlo su una barella e a calarlo verso valle attraverso manovre su corda

. La salma è stata poi consegnata ai servizi funebri per le formalità di rito.Le cause dell’incidente sono ancora al vaglio delle autorità. Non è chiaro se il 38enne abbia perso l’equilibrio accidentalmente o se altri fattori abbiano contribuito alla tragedia.

La zona di Punta Cannone, nota per i suoi panorami mozzafiato ma anche per la sua natura selvaggia e scoscesa, è spesso meta di escursionisti e residenti che ne conoscono i sentieri, ma non è raro che incidenti di questo tipo si verifichino a causa della conformazione del terreno.

La notizia ha gettato nello sgomento la comunità caprese, dove l’uomo era conosciuto. Le indagini proseguiranno per chiarire la dinamica dell’accaduto, mentre sull’isola si respira un’aria di cordoglio per una vita spezzata troppo presto. Intanto, le autorità rinnovano l’appello alla prudenza per chi si avventura in aree impervie, sottolineando l’importanza di adottare misure di sicurezza adeguate.

Castellammare, crisi all’indotto Fincantieri: 60 operai a casa e un mistero sulle commesse

Castellammare – Non si placa la crisi sociale che sta investendo le maestranze dell’indotto di Fincantieri. A una settimana dai licenziamenti, le rassicurazioni della società di Trieste – che avrebbe dovuto ricollocare i dipendenti della ditta appaltatrice estromessa – si sono rivelate un buco nell’acqua.

Sono circa 60 gli operai, infatti, ancora senza uno stipendio e un futuro, lasciati soli con le proprie famiglie a fronteggiare un’emergenza che assume i contori di un dramma collettivo.

La vicenda ha origine dall’improvvisa estromissione di una ditta appaltatrice dagli stabilimenti di piazza Amendola, ufficialmente per problemi di natura legale. Un evento che ha lasciato un vuoto di manodopera specializzata e gettato la direzione dello stabilimento nella corsa a trovare un sostituto.

La procedura d’urgenza avviata – un’indagine di mercato – sembrava aver dato i suoi frutti. Quattro aziende erano state individuate e, in prima battuta, tutte avevano dato la loro disponibilità a rilevare i lavori e, si presumeva, le maestranze. È qui che la situazione si tinge di giallo.

Dopo pochi giorni, infatti, tre di queste quattro aziende hanno fatto misteriosamente marcia indietro, contattando gli uffici di Fincantieri per ritirare la propria disponibilità. Un dietrofront improvviso e coordinato che getta un’ombra di opacità sull’intera vicenda e che ha di nuovo lasciato la direzione operativa senza forza lavoro. Solo una ditta avrebbe finora confermato.

Ma il vero rompicapo, ancor più delle dinamiche industriali, è il silenzio assordante che circonda la crisi. Un muro di omertà che coinvolge tutti gli attori in campo. I sindacati appaiono incredibilmente muti, una posizione definita da più parti “disarmante” di fronte a un’emergenza sociale di questa portata che coinvolge circa 100 nuclei familiari.

Sindrome del silenzio tra sindacati e istituzioni. In consiglio comunale siede Giovanni Nastelli operaio Fincantieri

Stessa quiete, giudicata ancor più incomprensibile, dall’amministrazione comunale. Una situazione che sorprende maggiormente considerando la presenza di Giovanni Nastelli, consigliere comunale di maggioranza e, non da ultimo, operaio Fincantieri egli stesso.

La preoccupazione maggiore, tuttavia, è la paura che serpeggia tra gli operai stessi. Voci di corridoio riportano un clima d’intimidazione: molti temono di protestare pubblicamente perché Fincantieri, stando a precedenti esperienze, “non vede di buon occhio” chi alza la voce. Un clima che spiega il silenzio e che rischia di lasciare decine di famiglie senza tutele e senza una soluzione all’orizzonte, in un assordante vuoto di rappresentanza.

Napoli, Conte: “Meret? Una garanzia, ma anche Milinkovic avrà spazio”

Alla vigilia della trasferta contro la Fiorentina, Antonio Conte ha fatto il punto sul reparto portieri del Napoli, sottolineando l’importanza di un equilibrio tra esperienza e nuove risorse. “Abbiamo due ottimi portieri”, ha esordito il tecnico.

Meret rappresenta una garanzia per il Napoli, visto che è stato il portiere dei due scudetti. Allo stesso tempo abbiamo preso Milinkovic Savic, che arriva da una realtà diversa, e cercheremo di trovare il modo di dargli spazio. Vanja ha caratteristiche diverse da Alex, anche lui dovrà giocare”.

Conte evidenzia così la necessità di gestire attentamente le risorse tra un veterano che conosce bene la squadra e un portiere nuovo, pronto a inserirsi nel gruppo e a dare un contributo importante. La scelta dei portieri diventa strategica anche in vista del tour de force stagionale, con le partite ravvicinate e la necessità di rotazioni efficaci.

Napoli, Conte avverte: “Inizia il momento della verità, servirà pazienza con i nuovi”

Il Napoli si prepara a una stagione impegnativa: “È il primo momento della verità”, ha dichiarato Antonio Conte alla vigilia della trasferta contro la Fiorentina. Dopo le prime due partite giocate sulle certezze della rosa, ora ogni tre giorni ci sarà bisogno di inserire i nuovi arrivi, con inevitabili momenti di assestamento e possibili errori iniziali.

Il tecnico ha sottolineato la complessità del calendario: tra campionato, Coppe e impegni delle Nazionali, la gestione delle energie e delle rotazioni diventa fondamentale. L’assenza di Rrahmani, pilastro difensivo con 38 presenze nella passata stagione, rappresenta un fattore da considerare, ma il mercato ha portato rinforzi come Beukema e Marianucci pronti a dare il loro contributo.

Conte ha poi evidenziato la necessità di pazienza verso i nuovi: “I ragazzi arrivano con grandi aspettative e devono comprendere il contesto. Questo sarà l’anno più complesso della mia esperienza: lo Scudetto sul petto cambia la prospettiva di tutto e richiede un adattamento rapido”. Hojlund ed Elmas, rientrati dalle Nazionali, e altri giocatori nuovi avranno tempo e spazio per integrarsi, ma sarà essenziale il supporto del gruppo storico per mantenere continuità e competitività.

Il messaggio del tecnico è chiaro: responsabilità condivisa, lavoro costante e gestione attenta degli infortuni. Il Napoli, campione in carica, si avvia a un ciclo di impegni serrati in cui ogni elemento dovrà dare il massimo, con l’obiettivo di difendere il titolo e costruire il futuro della squadra.

Napoli, a giudizio per diffamazione l’influencer Mariagrazia Imperatrice

E’ stata rinviata a giudizio la nota influencer Mariagrazia Imperatrice, con l’accusa di diffamazione aggravata dal mezzo social.

La decisione è del Tribunale penale di Napoli, nona sezione, Dott.ssa Cangiano, a seguito delle discussioni nell’udienza predibattimentale.

Secondo la Procura di Napoli, a seguito di querela della cugina nei suoi confronti, la influencer avrebbe gravemente diffamato la cugina in una diretta social, poi cancellata.

Il processo che inizierà il prossimo 14 novembre. La influencer e’ difesa dall’Avvocato Cafiero de Raho, la parte civile dal penalista avvocato Massimo Viscusi

Campi Flegrei, il mistero del bradisismo svelato dall’acqua sotterranea

Napoli – Un’importante scoperta scientifica potrebbe aver svelato il segreto dei movimenti del suolo che da anni preoccupano gli abitanti dei Campi Flegrei.

Secondo uno studio, in via di pubblicazione sulla rivista Solid Earth, la causa del fenomeno del bradisismo sarebbe un vasto bacino di acqua sotterranea situato a una profondità compresa tra i 2,7 e i 4 chilometri, proprio sotto l’area della Solfatara.

La ricerca, frutto della collaborazione tra il CNR, l’INGV e la società pisana Steam srl, ha individuato in questo bacino il “motore” del sollevamento del suolo che ha caratterizzato la zona a partire dal 2005.

I ricercatori, utilizzando strumenti avanzati per misurare temperatura e pressione degli acquiferi, hanno dimostrato che il graduale riscaldamento e la pressurizzazione di questa massa d’acqua sono responsabili dei periodici innalzamenti e abbassamenti del terreno.

Rischio di esplosioni idrotermali

Le implicazioni di questa scoperta non si limitano alla comprensione del bradisismo. L’acqua, riscaldandosi, potrebbe dare origine a esplosioni idrotermali. “Fino a quando l’acquifero intermedio sarà pressurizzato,” ha spiegato Claudia Principe, co-autrice dello studio, “potrebbero verificarsi esplosioni dovute alla vaporizzazione dell’acqua e all’espansione praticamente istantanea del vapore prodotto.”

Un evento di questo tipo, già verificatosi in passato, potrebbe causare lo sgretolamento delle rocce sovrastanti il bacino e la formazione di colate di fango bollente e detriti. Tali flussi, secondo i ricercatori, “si riverserebbero rapidamente al di fuori dell’area sorgente e si dirigerebbero verso la linea di costa, come già successo in passato alla Solfatara.” Lo studio fornisce quindi nuove e preziose informazioni per il monitoraggio e la valutazione dei rischi nella complessa area vulcanica dei Campi Flegrei.

Caserta, perseguita per mesi la ex compagna: arrestato 46enne

Caserta- Un uomo di 46 anni, di origini albanesi e già noto alle forze dell’ordine, è stato arrestato dai Carabinieri per il reato di stalking ai danni della ex compagna, una 29enne di Cancello ed Arnone, nel Casertano.

L’arresto è l’epilogo di una vicenda di ossessione e terrore culminata con l’invio di filmati in cui l’uomo si mostrava mentre brandiva quella che sembrava un’arma da fuoco.

La relazione tra i due si era interrotta diverse settimane fa, su esplicita decisione della donna. Una scelta che l’uomo, stando alle accuse, non ha mai digerito, dando inizio a una campagna di pressioni e intimidazioni per costringere l’ex a tornare con lui.

La situazione è precipitata quando alle telefonate insistenti e ai messaggi minatori si sono aggiunti dei video inquietanti. In quelle riprese, l’uomo lasciava intendere in modo chiaro e minaccioso di essere in possesso di una pistola, un’escalation psicologica insopportabile per la vittima.

Dopo aver sopportato per più di un mese questa condotta ossessiva e violenta, la 29enne ha trovato il coraggio di denunciare tutto ai Carabinieri della locale Stazione. I militari hanno avviato immediatamente le indagini, raccogliendo tutte le prove necessarie a corroborare il racconto della donna e a dimostrare la sussistenza del reato di atti persecutori.

Le prove sono state ritenute più che sufficienti dall’Autorità Giudiziaria, che ha emesso un ordine di custodia cautelare in carcere. L’arresto è stato eseguito senza intoppi. Il 46enne è stato quindi trasferito nel penitenziario di Santa Maria Capua Vetere, dove resterà a disposizione della giustizia.

L’episodio riporta l’attenzione sul fenomeno della violenza di genere e dello stalking, un crimine spesso sottovalutato che colpisce migliaia di persone, in maggioranza donne, e che troppo frequentemente si consuma all’interno di dinamiche relazionali già logorate

Avellino, famiglia di Antimo Graziano dona 500 libri al carcere intitolato al brigadiere ucciso dalla camorra

Un gesto di memoria e cultura per tenere viva la storia di un uomo caduto sotto i colpi della camorra. A 43 anni dall’agguato che costò la vita ad Antimo Graziano, brigadiere della Polizia Penitenziaria assassinato il 14 settembre 1982 a Piscinola, la sua famiglia ha donato 500 volumi alla biblioteca del carcere di Avellino, che porta proprio il suo nome.

La cerimonia si è svolta questa mattina all’interno della casa circondariale irpina, alla presenza delle figlie del brigadiere, Concetta e Rosanna, che hanno voluto trasformare la donazione in un “atto di memoria condivisa”. «È un modo per ricordare nostro padre attraverso i libri, strumenti che possono accendere la coscienza e aprire nuove prospettive, anche per chi vive la condizione di detenuto», hanno sottolineato le due sorelle.

Le nuove sale della biblioteca, arricchite dalla donazione, saranno gestite da Pascaline, una detenuta che negli anni scorsi ha pubblicato un libro autobiografico, Un sogno che non muore, in cui racconta il suo percorso di vita e la sua esperienza in carcere.

«È una donazione dall’altissimo valore simbolico – ha commentato la direttrice della Casa circondariale, Maria Rosaria Casaburo – perché dimostra come la cultura e la lettura possano diventare occasioni di riscatto, capaci di far vivere altre vite anche a chi si trova dietro le sbarre».

Un ponte ideale, dunque, tra memoria e futuro: il sacrificio di un servitore dello Stato che continua a parlare attraverso le pagine di libri destinati a chi, proprio nel carcere che porta il suo nome, cerca una seconda possibilità.

Trentola Ducenta, inseguimento da film: 32enne bloccato dai carabinieri dopo una fuga spericolata

Trentola Ducenta– Pomeriggio ad alta tensione ieri tra le strade di Trentola Ducenta e San Marcellino, dove un 32enne egiziano, già noto alle forze dell’ordine, è stato arrestato dai carabinieri al termine di un rocambolesco inseguimento in auto e a piedi.

Il posto di blocco e la fuga

Tutto è iniziato durante un normale servizio di controllo del territorio. Alla vista della pattuglia della Stazione dei Carabinieri di Trentola Ducenta, l’uomo non si è fermato all’alt imposto dai militari e ha premuto sull’acceleratore tentando di seminare i carabinieri. Ne è nato un inseguimento a folle velocità tra le vie cittadine, con manovre pericolose che hanno messo in allarme residenti e automobilisti.

La corsa è finita a San Marcellino, in via Alberobello, dove il 32enne ha abbandonato l’auto per scappare a piedi nelle campagne circostanti. Ma i militari lo hanno raggiunto e bloccato poco dopo, evitando che riuscisse a far perdere le proprie tracce.

Le irregolarità scoperte

Durante la perquisizione personale, i carabinieri hanno trovato addosso all’uomo un piccolo quantitativo di hashish. Ma le sorprese non sono finite: dai controlli è emerso che il 32enne guidava senza patente e che l’auto utilizzata era radiata dai pubblici registri e sprovvista di copertura assicurativa.

Il veicolo è stato sequestrato e affidato in custodia giudiziale a una ditta autorizzata.

L’arresto e i reati contestati

Dopo le formalità di rito, l’uomo è stato condotto presso la sua abitazione, dove si trova ora agli arresti domiciliari, in attesa del rito direttissimo disposto dall’Autorità giudiziaria.
Dovrà rispondere di una lunga lista di accuse: detenzione di sostanza stupefacente, resistenza a pubblico ufficiale, guida senza patente, mancata copertura assicurativa e intestazione fittizia di veicolo.

Napoli, negozio trasformato abusivamente in casa: scatta il sequestro a Secondigliano

Un locale commerciale riconvertito in abitazione privata, lavori edilizi realizzati senza alcuna autorizzazione, danni alla struttura muraria e perfino un allaccio irregolare alla rete elettrica.

È quanto hanno scoperto gli agenti dell’Unità Operativa Secondigliano della Polizia Municipale di Napoli, intervenuti in via del Camposanto su segnalazione della Settima Municipalità e dell’U.O. Attività Tecnica del Comune.

Durante il sopralluogo, effettuato con il supporto tecnico dei funzionari di E-Distribuzione, è emerso che l’immobile, di proprietà comunale e destinato originariamente ad uso commerciale, era stato trasformato in un appartamento. L’attuale occupante, privo di qualsiasi titolo legittimo, aveva eseguito lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria, alterando la facciata e ricavando nuove aperture per finestre, in totale difformità dalle norme urbanistiche.

Le verifiche hanno inoltre accertato il furto di energia elettrica attraverso un collegamento abusivo alla rete, con conseguente segnalazione all’autorità giudiziaria.

Per evitare che i lavori proseguissero e scongiurare ulteriori danni alla struttura, i vigili hanno disposto il sequestro dell’immobile, limitato alle parti murarie ed edilizie, lasciando però all’occupante la possibilità di fruire temporaneamente degli spazi interni e degli arredi.Il caso è ora al vaglio della magistratura.

Monitor Italia. Dire-Tecnè: nelle Marche avanti Acquaroli con il 51%

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Roma, 12 set. – Acquaroli davanti a Ricci nella corsa per la guida delle Marche. E’ quanto emerge dal sondaggio Dire-Tecnè, con interviste effettuate tra il 10 e 11 settembre, in vista delle elezioni regionali.

Il 51% degli intervistati indica il governatore uscente, mentre il 45,5% sceglie lo sfidante del centrosinistra Matteo Ricci. Gli altri candidati sono al 3,5% ma ci sono ancora il 10% di incerti, con una stima dei votanti tra il 50 e il 54%.

Guardando le liste, FdI viene indicata dal 28%, FI dal 9, la Lega dal 5 (altre liste del centrodestra che sostengono Acquaroli dal 9). Sul fronte del centrosinistra il Pd ad oggi avrebbe il 25% dei voti, Avs il 7, il M5S il 5 (altre liste per Ricci l’8,5%).

In un anno Fdi e M5 su, giù il Pd

In un anno il consenso di Fratelli d’Italia e del M5S è aumentato, quello del Pd calato. E’ quanto emerge dal sondaggio Dire-Tecnè, con interviste effettuate tra il 10 e l’11 settembre. Rispetto a dodici mesi fa FdI è al 30,2% rispetto al 29 del settembre 2014. Forza Italia passa dal 10,9 all’11, la Lega dall’8,3 all’8,5.

Sul fronte del centrosinistra il M5S guadagna l’1,7% che porta il partito di Giuseppe Conte dal 10,7 al 12,4%. Perde invece 2,1 punti il Pd che scende 23,6 al 21,5%.

Leggero calo anche per Avs e Italia Viva: -0,2% per i primi che hanno il 6,5% dei consensi, -0,1 per il partito di Matteo Renzi all’1,8%. Azione passa dal 2,9 al 3,2%, Più Europa dall’1,8% scende all’1,5%.

Meloni e Tajani su, consensi in crescita in un anno

Quasi tre punti in un anno. Sale il gradimento di Giorgia Meloni tra i leader politici: in dodici mesi passa dal 43,1% di settembre 2024 al 46% di oggi (+2,9%). E’ quanto emerge dal sondaggio Dire-Tecnè, con interviste effettuate tra il 10 e il 11 settembre. Bene anche Antonio Tajani che sale al 39,3% (+2,6%), segno positivo anche per Giuseppe Conte che raggiunge il 31,3% (+1,4). In calo la segretaria del Pd, Elly Schlein che scende al 29,3% (-1,6).

Rispetto a un anno fa migliora anche Matteo Salvini dal 26,1% al 27. Seguono Carlo Calenda al 20,5% (+0.4), Angelo Bonelli al 16 (-0,5%), Nicola Fratoianni al 16% (-0,3), Riccardo Magi al 14,9%, chiude Matteo Renzi al 14%.

Fiducia Governo al 42,7%, +3,4 in un anno

Sale la fiducia nel governo Meloni. E’ quanto emerge dal sondaggio Dire-Tecnè, con interviste effettuate tra il 10 e l’11 settembre. Il 42,7% degli intervistati esprime fiducia nel governo guidato da Giorgia Meloni. Un anno fa erano il 39,3% (+3,4). Non ha fiducia il 50,1% (-3,2 rispetto al settembre 2024). Non sanno il 7,2 (-0,2%).

San Prisco, 25enne salvato dai Carabinieri mentre minaccia il suicidio

San Prisco  – Mattinata di paura a San Prisco, piccolo centro del casertano, dove un giovane di 25 anni ha tenuto un’intera comunità con il fiato sospeso, minacciando di lanciarsi nel vuoto dal terzo piano di un edificio.

Solo il coraggio e la prontezza dei Carabinieri hanno evitato una tragedia.L’allarme è scattato nelle prime ore di oggi, quando il ragazzo, visibilmente sconvolto, si è affacciato sul davanzale di una finestra al terzo piano, annunciando l’intenzione di togliersi la vita.

Sul posto sono intervenuti i militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Santa Maria Capua Vetere, che con un’azione fulminea e grande sensibilità hanno avviato un dialogo con il giovane.

Grazie alla loro esperienza e al sangue freddo, i Carabinieri sono riusciti a raggiungerlo e a portarlo in salvo, scongiurando il peggio in extremis.Subito dopo il salvataggio, il 25enne è stato affidato al personale del 118, accorso immediatamente sul luogo. I sanitari lo hanno trasportato d’urgenza all’ospedale di Sessa Aurunca, dove è stato sottoposto a cure mediche e psicologiche.

Secondo quanto trapelato, il gesto sarebbe stato dettato da tormenti di natura sentimentale, che avrebbero spinto il giovane a un atto disperato.L’operazione, condotta con estrema professionalità, ha permesso di salvare una vita e di affidare il ragazzo alle cure dei sanitari e al calore dei familiari.

La vicenda ha scosso la comunità di San Prisco, che ora si interroga sulle fragilità nascoste dietro un gesto così estremo, mentre i Carabinieri si confermano un baluardo di sicurezza e umanità in momenti di crisi.

Napoli, incidente in Tangenziale: auto in fiamme, disagi nel traffico

Napoli – Mattinata di passione per gli automobilisti napoletani a causa di un incidente in Tangenziale che ha visto un’auto prendere fuoco. L’episodio è avvenuto nella galleria Vomero Est, in direzione Pozzuoli, dove una vettura si è incendiata a seguito di un tamponamento.

Per permettere ai vigili del fuoco di intervenire in sicurezza, la galleria è stata inizialmente chiusa al traffico per circa quindici minuti. Successivamente, è stata riaperta su una sola corsia, generando forti rallentamenti.

Sul posto, oltre ai vigili del fuoco, sono intervenuti anche i tecnici della Tangenziale per gestire l’emergenza.

L’area interessata dall‘incendio richiede ora un intervento di pulizia e bonifica prima di poter ripristinare la piena circolazione. Al momento, si attendono i mezzi specializzati per la messa in sicurezza del tratto stradale.

Verona, 21 ultras Hellas denunciati per l’assalto ai tifosi del Napoli

Un carosello di gioia, il quarto scudetto del Napoli da celebrare in una pizzeria di Verona, è diventato teatro di paura e violenza.

La sera del 23 maggio scorso una quarantina di tifosi partenopei, tra cui donne e bambini, si erano radunati nel parcheggio di un locale in zona Zai per condividere canti e bandiere. Poco prima della mezzanotte, la loro festa è stata interrotta dall’irruzione di una trentina di ultras dell’Hellas Verona, molti con i volti coperti, armati di bastoni e cinture.

Il blitz è durato meno di un minuto, ma le conseguenze sono state pesanti: cinque feriti, prognosi fino a tre settimane, auto danneggiate, una costola rotta a un cinquantenne residente a Verona da anni. Le urla dei presenti raccontano la furia di chi non voleva “bandiere azzurre in città”, un chiaro messaggio di esclusione e intimidazione.

Le indagini della Digos hanno portato a identificare 21 membri del gruppo Hellas Army, tutti tra i 19 e i 49 anni, quasi tutti già noti per episodi di violenza da stadio e sette già sottoposti a Daspo.

Le prove raccolte – dalle immagini di videosorveglianza ai cellulari sequestrati – hanno ricostruito l’organizzazione dell’assalto: un gruppo partito già dal pomeriggio con l’obiettivo dichiarato di impedire qualsiasi celebrazione napoletana, fino all’attacco al locale frequentato dai partenopei.

La Procura ha contestato lesioni aggravate, furto, danneggiamento, possesso di armi improprie e travisamento in luogo pubblico. Resta ora da capire come si muoveranno le autorità giudiziarie e se arriveranno misure più pesanti nei confronti degli ultras coinvolti, in una vicenda che solleva ancora una volta interrogativi sulla deriva violenta del tifo organizzato.

Baiano, viola il divieto di avvicinamento: arrestato 47enne

Nonostante il divieto di avvicinamento imposto dal giudice, non ha resistito alla tentazione di ripresentarsi dalla sua ex compagna, arrivando a minacciarla e costringendola a promettergli un incontro.

È accaduto a Baiano, in provincia di Avellino, dove un uomo di 47 anni è stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di violazione della misura cautelare. La donna, spaventata dall’ennesima incursione, ha avuto la prontezza di segnalare l’accaduto alle forze dell’ordine, che hanno rintracciato l’uomo e lo hanno bloccato in flagranza differita.

La misura restrittiva, già in vigore, vietava al 47enne di avvicinarsi ai luoghi frequentati dall’ex compagna, ma ciò non è bastato a fermarlo. L’arresto rappresenta un ulteriore campanello d’allarme sul fenomeno della violenza di genere, che anche nei piccoli centri dell’Irpinia continua a manifestarsi con preoccupante frequenza.

Pompei, aggredisce e ruba zaino a turista davanti al Santuario: arrestato

Una rapina brutale, consumata davanti a uno dei luoghi simbolo della fede mariana. È accaduto lo scorso 24 agosto a Pompei, dove un uomo ha avvicinato una turista indiana fingendo di volerle scattare una foto davanti al Santuario, per poi strapparle lo zaino con una mossa fulminea.

La vittima ha tentato disperatamente di fermarlo mentre risaliva in auto, ma è stata colpita più volte con lo sportello della vettura. La donna, ferita al volto, ha riportato una lesione al sopracciglio e ha avuto bisogno di quattro punti di sutura, con una prognosi di sette giorni. Le indagini, coordinate dalla Procura di Torre Annunziata e condotte dagli agenti del Commissariato di Pompei, hanno consentito di risalire al responsabile grazie alle immagini degli impianti di videosorveglianza della zona.

L’uomo, ritenuto gravemente indiziato del reato di rapina aggravata e lesioni personali, è stato arrestato e trasferito nel carcere di Poggioreale, a Napoli, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip oplontino. Un episodio che scuote una città già affollata di turisti e pellegrini, costretti ad assistere a una scena di violenza proprio davanti al Santuario.