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Castellammare, ruba bici elettrica in condominio: arrestato 50enne di Ercolano

Castellammare – Nuovo colpo alla microcriminalità nell’area stabiese. Questa mattina i carabinieri della Compagnia di Castellammare di Stabia hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di un 50enne di Ercolano, gravemente indiziato di furto in abitazione in concorso.

Il provvedimento è stato emesso dal Gip del Tribunale di Torre Annunziata su richiesta della Procura della Repubblica.

L’uomo è accusato di aver preso parte, lo scorso 2 aprile, al furto di una bicicletta elettrica all’interno di un condominio di Castellammare, insieme a una complice. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i due sarebbero stati sorpresi da un carabiniere libero dal servizio: il militare ha notato il 50enne mentre si allontanava a bordo di uno scooter Honda SH nero, spingendo con un piede la bici appena rubata, guidata nel frattempo dalla donna.

Il ladro è stato sorpreso da un carabiniere fuori servizio

Il carabiniere ha tentato di bloccare entrambi, riuscendo a fermare soltanto la complice, colta in flagrante ancora in sella alla bicicletta. La refurtiva è stata immediatamente recuperata e restituita alla legittima proprietaria, mentre l’uomo è riuscito a dileguarsi.

Le indagini partite subito dopo hanno permesso di identificare con un alto grado di probabilità il 50enne come l’autore del furto. Nei suoi confronti è quindi scattata la misura cautelare, notificata direttamente nella sua abitazione, dove si trovava già ai domiciliari per un altro reato.

L’episodio conferma l’attenzione delle forze dell’ordine sul territorio e l’impegno della Procura di Torre Annunziata nel contrastare i reati predatori che colpiscono i cittadini e le loro abitazioni.

Napoli, il 24 settembre le associazioni dei tassisti in piazza contro il caos traffico

Napoli- Le principali associazioni di tassisti napoletani, tra cui Napoli Fast Confsal, Federtaxi Cisal, Sitan/Atn Orsa Taxi, Tassisti di Base, Confail, UGL Unimpresa, UriTaxi e Uti/Consortaxi, lanciano un grido d’allarme e convocano un’assemblea generale per il prossimo 24 settembre alle ore 10:00 in Piazza Municipio.

L’iniziativa nasce dalla crescente esasperazione della categoria, che denuncia un attacco su più fronti, culminato nel gravissimo problema del traffico cittadino.

Un settore sotto assedio: tra abusivismo e assenza di regole

Il comunicato congiunto delle sigle sindacali e associative non lascia spazio a interpretazioni: il lavoro dei tassisti sarebbe “sotto attacco come mai prima d’ora”. Una delle minacce principali proviene dalle app multinazionali, accusate di smistare corse a veicoli che operano al di fuori delle normative, ignorando il principio della territorialità previsto dalla legge 21/92.

A questo si aggiunge un dilagante abusivismo, con pubblicità di servizi illeciti sui social network, strutture ricettive che offrono trasporti non autorizzati e agenzie che mascherano noleggi illegali. Le associazioni chiedono un intervento immediato della Polizia Postale e delle altre autorità competenti per fermare questo “far west”.

A peggiorare la situazione si aggiunge la presunta intenzione dell’Assessore Cosenza di rilasciare 30 nuove licenze per il trasporto di persone disabili, una misura che, secondo le associazioni, aumenterebbe l’organico “senza alcuna pianificazione” e rappresenterebbe “un colpo basso a una categoria già in difficoltà”.

La vertenza nazionale e il “caos totale” della viabilità

Il malcontento non si limita al contesto locale. I tassisti lamentano che anche a livello nazionale la vertenza è bloccata, con l’assenza di regole chiare che impedisce di pianificare il futuro della categoria. Ma l’aspetto che più di tutti sta mettendo in ginocchio il settore a Napoli è la viabilità.

Le associazioni descrivono il traffico cittadino come un “caos totale”, che rende impossibile lavorare. Denunciano l’inerzia di Comune e Assessorato ai Trasporti, che avrebbero ignorato per mesi le problematiche sollevate nei tavoli tecnici, sia in Municipio che in Prefettura.

I tassisti rivendicano la necessità di un piano del traffico efficiente che riconosca la priorità al trasporto pubblico non di linea, al fine di garantire un servizio realmente fruibile per i cittadini e gli utenti. L’appello è chiaro: “È il momento di dire basta” e la partecipazione all’assemblea di fine settembre è definita un “dovere” per tutti i colleghi.

Pen-drive Zagaria, colpo di scena in Cassazione: annullata la condanna al poliziotto

Napoli – Una svolta clamorosa chiude il caso della pen-drive di Michele Zagaria, il boss dei Casalesi catturato il 7 dicembre 2011 a Casapesenna (Caserta).

La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna nei confronti di Oscar Vesevo, il poliziotto accusato di aver sottratto, durante l’operazione di arresto del capoclan, una chiavetta USB che, secondo la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, conteneva i segreti del boss.

Altri reati contestati all’agente, tuttora in servizio presso la Questura di Isernia, sono stati dichiarati prescritti, mettendo la parola fine a una vicenda giudiziaria lunga e controversa.Il caso aveva preso il via con un’accusa grave: Vesevo, difeso dall’avvocato Giovanni Cantelli, sarebbe stato responsabile del furto della pen-drive e della sua successiva vendita per 50mila euro a un imprenditore ritenuto vicino al clan dei Casalesi.

Un’ipotesi, quest’ultima, che non ha mai trovato riscontro né nelle indagini né nel processo di primo grado, celebrato al Tribunale di Napoli Nord ad Aversa. Nel giugno 2023, Vesevo era stato condannato a sei anni e quattro mesi per peculato (4 anni e sei mesi) e due episodi di truffa (un anno e otto mesi) legati alla vendita di una casa all’asta.

Tuttavia, il tribunale aveva già smontato parte dell’impianto accusatorio, assolvendo l’agente dall’accusa di accesso abusivo a sistema informatico e, soprattutto, escludendo l’aggravante mafiosa, che rappresentava il cuore delle imputazioni legate alla presunta cessione della chiavetta al clan.

In Corte d’Appello, la posizione di Vesevo si era ulteriormente alleggerita: il reato di peculato era stato derubricato a furto, con l’aggravante dell’accesso in un edificio destinato ad abitazione, e la pena era stata ridotta a tre anni e tre mesi.

Ora, la decisione della Cassazione segna un punto di svolta definitivo, annullando la condanna e sancendo la prescrizione degli altri capi d’imputazione.Il caso, che aveva sollevato interrogativi sulla gestione di prove sensibili durante operazioni di alto profilo, si chiude dunque con un esito favorevole per il poliziotto, lasciando però aperte riflessioni sull’efficacia dei controlli interni e sulla complessità delle indagini che coinvolgono la criminalità organizzata.

La pronuncia della Suprema Corte rappresenta un momento di sollievo per Vesevo e il suo legale, ma non cancella il dibattito su una vicenda che ha tenuto banco per oltre un decennio.

Svelato l’enigma dei Campi Flegrei: scoperto il motore del Bradisismo

Napoli- Un’importante scoperta scientifica getta nuova luce sul fenomeno del bradisismo che sta tenendo con il fiato sospeso la popolazione dei Campi Flegrei. Una ricerca congiunta, frutto della collaborazione tra il Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) e la società Steam srl, ha identificato il motore principale che sta alimentando il sollevamento del suolo: il riscaldamento e la pressurizzazione di un acquifero sotterraneo.

Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista Solid Earth, ha analizzato i fluidi fumarolici della Solfatara, i cosiddetti “messaggeri” del sottosuolo, per comprendere i processi che avvengono a grande profondità. “I gas portano in superficie le informazioni relative alle proprie sorgenti,” spiega Matteo Lelli, ricercatore del Cnr-Igg e tra gli autori della ricerca. Utilizzando specifici strumenti di misurazione, i ricercatori hanno calcolato la temperatura e la pressione di tre acquiferi presenti nel sottosuolo flegreo negli ultimi 40 anni.

La sfera di cristallo sottoterra: acqua e pressione

I dati raccolti, incrociati con informazioni provenienti da indagini di superficie e da pozzi geotermici perforati negli anni ’70 e ’80, hanno permesso di elaborare un modello concettuale del sistema magmatico-idrotermale della Solfatara. Il risultato è sorprendente: il bradisismo non è alimentato direttamente dal magma, ma dalla graduale pressurizzazione dell’acquifero intermedio, posizionato tra 2,7 e 4,0 chilometri di profondità. Questo fenomeno è a sua volta controllato dal degassamento magmatico.

“Finché l’acquifero intermedio rimarrà pressurizzato, potrebbero verificarsi esplosioni idrotermali,” avverte Claudia Principe, ex dirigente di ricerca del Cnr-Igg e associata a Ingv. Questo tipo di esplosioni, dovute alla vaporizzazione dell’acqua, potrebbero causare il crollo delle rocce sovrastanti, con il conseguente riversamento di fango bollente e detriti. “È importante sottolineare che questa fenomenologia non implica il coinvolgimento diretto di una massa magmatica,” precisa la scienziata, un dettaglio cruciale per rassicurare la popolazione.

Verso un futuro a prova di rischio: geotermia e sicurezza

La ricerca non si limita a diagnosticare il problema, ma offre anche soluzioni concrete per mitigarne il rischio. I ricercatori propongono un monitoraggio costante della temperatura e della pressione dell’acquifero intermedio utilizzando i geotermometri e geobarometri a gas, sviluppati nell’ambito dello studio.

L’idea più audace, però, riguarda lo sfruttamento della geotermia. Luigi Marini, uno degli autori dello studio, suggerisce che la perforazione di pozzi geotermici, oltre a produrre energia pulita e recuperare materie prime preziose come il litio, potrebbe contribuire a ridurre la pressione nell’acquifero, controllando così il bradisismo e mitigando il pericolo di esplosioni idrotermali. Un’idea già esplorata negli anni ’70 e ’80, ma che oggi, grazie alle nuove tecnologie, potrebbe essere finalmente realizzata, trasformando un rischio potenziale in un’opportunità economica e di sicurezza.

Camorra, il clan Fezza De Vivo come una holding di famiglia: i nomi dei 93 indagati

Come una holding di famiglia, così anche il clan camorristico Fezza-De Vivo passa di padre in figlio e poi ai nipoti, con la particolarità che ogni boss ha la sua ‘Lady’ che ne cura gli affari durante i periodi di lunga detenzione.

Non è la storia degli anni ’90-2000 quella scoperta dagli inquirenti che, dopo mesi di indagine, hanno dato il via al blitz che ha portato in carcere 79 persone.

E’ la storia di oggi che perpetua nella città di Pagani, spaccio di stupefacenti, estorsioni e atti intimidatori.

I nomi sono quelli noti, cambiano solo le date di nascita perchè a Pagani la stirpe criminale si tramanda anche attraverso il nome di battesimo. A tenere insieme le fila dell’organizzazione camorristica che ha tramandato nel tempo gli ‘affari’ alle nuove generazioni sono alcuni capi storici ancora in auge come i fratelli Vincenzo e Daniele Confessore, Francesco Fezza, Andrea De Vivo.

A Pagani la stirpe criminale si tramanda anche attraverso il nome di battesimo

Questi si occupavano della prosecuzione e della riorganizzazione del clan, demandando alle donne non detenute e ai giovani il compito di occuparsi delle attività di famiglia.

Un gruppo ristretto, con legami di sangue o familiari, quello delle seconde file, capeggiato da Anna Mannoni e Rita Fezza. Secondo gli inquirenti queste erano coadiuvate da Gioacchino D’Auria Petrosino (nipote del vecchio boss paganese), Michele D’Auria Petrosino, Vincenzo Petranovic e Alfonso Cicalese nella gestione del clan.

Il gruppo criminale, stroncato dall’ennesima misura cautelare, emessa dal Gip della Dda di Salerno, oltre a gestire le piazze di spaccio e le estorsioni sul territorio di Pagani e di alcuni paesi limitrofi, aveva ormai una struttura capace di riciclare i proventi illeciti in attività apparentemente lecite.

Il clan, inoltre, mirava ad espandere il proprio predominio nell’area stabiese tra San’Antonio Abate e Santa Maria la Carità.

Anna Mannoni e Rita Fezza direttrici e organizzatrici dell’organizzazione criminale, con il compito di gestire la cassa comune dell’organizzazione e spartire il danaro ai vari affiliati liberi o detenuti.

Gran parte del danaro, ovviamente, proveniva dall’attività di spaccio di sostanze stupefacenti. Ad alcuni fedelissimi era demandato il compito di reinvestire gli ingenti capitali in operazioni finanziarie con operazioni di riciclaggio che avrebbero messo al sicuro i soldi illeciti.

Le due donne agivano con la supervisione dal carcere di Francesco Fezza, Andrea De vivo e Vincenzo Confessore. Loro sono i capi indiscussi che si occupano di individuare le persone da sottoporre a estorsione e di sedare possibili dissidi nell’organizzazione camorristica.

Il ruolo delle donne in primo piano nell’ordinanza di custodia cautelare, eseguita stamane.

Oltre a Fezza e Mannoni, un’altra ‘moglie di’ si occupava di fare da trait d’union tra i detenuti e i loro accoliti sul territorio: s tratta di Antonietta Luna, consorte di Vincenzo Confessore.

Luna, secondo l’accusa è una partecipe dell’organizzazione camorristica, ma anche un elemento importante per la leadership di Confessore.

La donna riceveva gli ordini del marito dal carcere, ma ormai archiviati gli obsoleti messaggi in codice in parlatorio e i bigliettini nascosti sotto ai vestiti, i coniugi Confessore dialogavano ‘amabilmente’ con il cellulare.

I due, hanno scoperto gli inquirenti, si videochiamavano spesso. Lui con lo sfondo delle grate della cella, lei con quello della sua confortevole abitazione di Pagani. Conversazioni illegali, ovviamente, nelle quali Vincenzo Confessore oltre a sincerarsi dei suoi affetti familiari elargiva alla moglie direttive da far arrivare ai suoi fedelissimi.

Nulla era lasciato al caso dalle estorsioni, alle piazze di spaccio, ai dissidi tra i guaglioni e alle spartizioni del danaro illecito.

Ecco l’elenco dei 93 indagati

  1. ALFANO Massimiliano, nato a Pagani (SA) il 02.09.1997, residente ad Angri (SA).

  2. AMENDOLA Fiorente, nato a Nocera Inferiore (SA) il 17.07.2001, residente a Pagani (SA).

  3. AQUINO Giuseppe, nato a Pompei (NA) il 19.04.1982, residente a Scafati (SA).

  4. ARNONE SCARPATO Martina, nata ad Avellino il 23.09.2000, residente ad Angri (SA).

  5. ATTIANESE Salvatore, nato a Nocera Inferiore (SA) il 01.09.1988, residente a Pagani (SA).

  6. AURIEMMA Giovanni, nato a Pagani (SA) il 03.01.1987, residente a Pagani (SA).

  7. BASELICE Vincenzo, nato a Nocera Inferiore (SA) il 09.07.1981, residente a Pagani (SA).

  8. BERGAMO Luca, nato a Nocera Inferiore (SA) il 10.09.1999, residente a Pagani (SA).

  9. BOSCO Mario, nato a Nocera Inferiore (SA) il 07.09.1993, residente ad Angri (SA).

  10. CALABRESE Sabato, nato a Gragnano (NA) il 24.12.1989, residente a Sant’Antonio Abate (NA).

  11. CALABRESE Mirko, nato a Nocera Inferiore (SA) il 21.05.1987, residente a Sant’Antonio Abate (NA).

  12. CALIFANO Antonio, nato a Mercato San Severino (SA) il 12.06.1998, residente a Pagani (SA).

  13. CALIFANO Karol, nato a Nocera Inferiore (SA) il 08.07.2005, residente a Pagani (SA).

  14. CERUSO Angelo, nato a Nocera Inferiore (SA) il 30.07.2002, residente a San Marzano Sul Sarno (SA).

  15. CERUSO Giovanna, nata a Pagani (SA) il 25.11.1974, residente a Pagani (SA).

  16. CICALESE ALFONSO, nato a Nocera Inferiore (SA) il 16.04.1979, residente a Pagani (SA).

  17. COLELLA Giuseppe, nato a Cava dè Tirreni (SA) il 01.12.2003, residente a Nocera Superiore (SA).

  18. CONFESSORE Daniele, nato a Pagani (SA) il 17.02.1990, residente a Pagani (SA).

  19. CONFESSORE Vincenzo, nato a Pagani (SA) il 13.01.1978, residente a Pagani (SA).

  20. COPPOLA Domenico, nato a Gragnano (NA) il 29.10.1983, residente a Scafati (SA).

  21. COPPOLA Gerardo, nato a Nocera Inferiore (SA) il 19/12/2004, residente a Pagani (SA).

  22. COPPOLA Giancarlo, nato a Pagani (SA) il 02.01.1966, residente a Pagani (SA).

  23. COPPOLA Vincenzo, nato a Mercato San Severino (SA) il 24.09.1998, residente a Pagani (SA).

  24. CRESCENZO Tommaso, nato a Cetara (SA) il 20.03.1967, residente a Cetara (SA).

  25. D’AMBROSIO Marco, nato a Nocera Inferiore (SA) il 13.11.2000, residente a Pagani (SA).

  26. D’ANIELLO Alberto, nato a Scafati (SA) il 28.06.2002, residente a Sant’Egidio del Monte Albino (SA).

  27. D’AMARO Giovanni, nato a Nocera Inferiore (SA) il 05.01.2004, residente a Nocera Inferiore (SA).

  28. D’AMARO Mario, nato a Nocera Inferiore (SA) il 31.10.1984, residente ad Angri (SA).

  29. D’AMARO Michele, nato a Nocera Inferiore (SA) il 03.07.2006, residente ad Angri (SA).

  30. D’AURIA Antonio, nato a Pagani (SA) il 02.06.1976, residente a Pagani (SA).

  31. D’AURIA Giovanni, nato a Pagani (SA) il 31/08/1997, residente a Pagani (SA).

  32. D’AURIA Giuseppe, nato a Pagani (SA) il 22.02.1992, residente a Pagani (SA).

  33. D’AURIA Giuseppe, nato a Castellamare di Stabia (NA) il 31.03.1969, residente a Sant’Antonio Abate (NA).

  34. D’AURIA Mario, nato a Scafati (SA) il 07.12.2001, residente a Sant’Antonio Abate (NA).

  35. D’AURIA PETROSINO Antonio, nato a Cava dè Tirreni (SA) il 13.02.1980, residente a Pagani (SA).

  36. D’AURIA PETROSINO Michele, nato a Salerno il 01.03.2006, residente a Pagani (SA).

  37. D’AURIA PETROSINO Gioacchino, nato a Salerno il 23.04.2004, residente a Pagani (SA).

  38. D’AURIA PETROSINO Gioacchino, nato a Pagani (SA) il 13.11.1955, residente a Pagani (SA).

  39. DE NAPOLI Antonio, nato a Nocera Inferiore (SA) il 13.10.1988, residente a Nocera Inferiore (SA).

  40. DE PRISCO Biagio, nato a Mercato San Severino (SA) l’11.02.1996, residente a Castel San Giorgio (SA).

  41. DE PRISCO Mario, nato a Pagani (SA) il 19.06.1978, residente a Pagani (SA).

  42. DE VIVO Andrea, nato a Pagani (SA) il 09.01.1985, residente a Pagani (SA).

  43. DESIDERIO Antonio, nato a Pagani (SA) il 19.01.1971, residente a Pagani (SA).

  44. DESIDERIO Francesco, nato a Pagani (SA) il 12.10.1990, residente a Pagani (SA).

  45. DESIDERIO Giosuè, nato a Nocera Inferiore (SA) il 08.11.1987, residente a Pagani (SA).

  46. DESIDERIO Matteo, nato a Sarno (SA) il 27.04.1993, residente ad Angri (SA).

  47. EL KSIS Yassine, nato a Khouribga (Marocco) il 05.07.1984, residente a San Giuseppe Vesuviano (NA).

  48. ESPOSITO AMARANTE Francesco, nato a Pagani (SA) il 21.06.1989, residente a Pagani (SA).

  49. ESPOSITO Mario, nato a Nocera Inferiore (SA) il 02.06.1999, residente ad Angri (SA).

  50. FALANGA Vincenzo, nato a Torre del Greco (NA) il 20.05.1977, residente a Scafati (SA).

  51. FERRAIOLI Antonio, nato a Nocera Inferiore (SA) il 12.08.1976, residente ad Angri (SA).

  52. FERRAIOLI Eugenio, nato a Pagani (SA) il 03.07.1985, residente a Pagani (SA).

  53. FEZZA Rita, nata a Nocera Inferiore (SA) il 09.04.1983, residente a Pagani (SA).

  54. FEZZA Francesco, nato a Pagani (SA) il 11.10.1963, residente a Pagani (SA).

  55. FEZZA Francesco, nato a Pagani (SA) il 15.10.1987, residente a Pagani (SA).

  56. GAROFALO Francesco, nato a Torre Annunziata (NA) il 08.05.1982, residente a Pagani (SA).

  57. GAROFALO Pasquale, nato a Nocera Inferiore (SA) il 14.09.2004, residente a Pagani (SA).

  58. GIORDANO Gennaro, nato a Battipaglia (SA) il 07.04.1986, residente a Nocera Inferiore (SA).

  59. GRIMALDI Nunziante, nato a Scafati (SA) il 19.04.2002, residente ad Angri (SA).

  60. HAKA Klodian, nato in Albania il 19.01.1976, residente a Roma (RM).

  61. LAMBIASE Valentino, nato a Cava dè Tirreni (SA) il 04.09.1997, residente a Vietri sul Mare (SA).

  62. LA ROCCA Nicola, nato a Sarno (SA) l’11.02.1990, residente a Sarno (SA).

  63. LAMBERTI Antonio, nato a Castellammare di Stabia (NA) il 13.06.2005, residente a Pagani (SA).

  64. LUNA Antonietta, nata a Nocera Inferiore (SA) il 17.04.1982, residente a Pagani (SA).

  65. LOMBARDI Francesco Pio, nato a Mercato San Severino (SA) il 09.12.2003, residente a Pagani (SA).

  66. MAGLIOZZI Vincenzo, nato a Castellammare di Stabia (NA) il 07.02.1987, residente ad Angri (SA).

  67. MARINO Mattia, nato a Salerno il 18.03.2003, residente a Sant’Egidio del Monte Albino (SA).

  68. MATRONE Giuseppe, nato a Torre del Greco (NA) il 14.03.1968, residente a Torre del Greco (NA).

  69. MAIORINO Marco, nato a Sarno (SA) il 26.03.1987, residente a Sarno (SA).

  70. MANNONI Anna, nata a Pagani (SA) il 19.07.1963, residente a Pagani (SA).

  71. MANZO Luigi, nato a Vico Equense (NA) il 17/07/1982, residente a Sant’Antonio Abate (NA).

  72. MARESCHI Danilo, nato a Salerno il 25.08.1995, residente a San Giorgio di Piano (BO).

  73. MARIGLIANO Alex, nato a Salerno il 04.06.2003, residente a Pagani (SA).

  74. MARIGLIANO Giuseppe, nato a Villaricca (NA) il 22.01.2005, residente a Pagani (SA).

  75. MASULLO Giovanni, nato a Cava dè Tirreni (SA) il 04.01.1973, residente a Nocera Inferiore (SA).

  76. MONTAGNA Sergio, nato a Pagani (SA) il 01.02.1981, residente a Pagani (SA).

  77. NAPOLANO Ettore, nato a Bologna il 28.07.2001, residente a Pagani (SA).

  78. PASSAMANO Alfonso, nato a Nocera Inferiore (SA) il 02.07.1992, residente a Nocera Inferiore (SA).

  79. PECORARO Francesco, nato a Nocera Inferiore (SA) il 27.07.1992, residente a San Valentino Torio (SA).

  80. PETRANOVIC Vincenzo, nato a Pagani (SA) il 05.07.1994, residente a Santa Maria la Carità (NA).

  81. PETRONE Daniele, nato a Nocera Inferiore (SA) il 06.10.1985, residente a Sant’Egidio del Monte Albino (SA).

  82. PETRONE Graziano, nato a Scafati (SA) il 02.03.1995, residente a Pagani (SA).

  83. QUADRELLI Luigi, nato a Serravezza (LU) il 05.07.1959, residente ad Atripalda (AV).

  84. RUSSO Luigi, nato a Nocera Inferiore (SA) il 10.09.1998, residente a Pagani (SA).

  85. SCARFATO Mario, nato a Pagani (SA) il 19.01.1994, residente a Sant’Egidio del Monte Albino (SA).

  86. SCARPATI Alessandro, nato a Scafati (SA) il 01.03.2005, residente a Nocera Inferiore (SA).

  87. SIRICA Domenico Pasquale, nato a Nocera Inferiore (SA) il 26.04.1990, residente a Sarno (SA).

  88. SOLFERINO TIANO Luciano, nato a Nocera Inferiore (SA) il 20.09.1991, residente a Nocera Inferiore (SA).

  89. TORTORA Anna, nata a Nocera Inferiore (SA) il 22.12.1983, residente a Pagani (SA).

  90. TORTORA Anna, nata a Pagani (SA) il 03.06.1995, residente a Nocera Inferiore (SA).

  91. UKA Isuf, nato in Albania il 25.01.1982, residente a Mercato San Severino (SA).

  92. VERZIERO Alfonso, nato a Napoli il 06.02.1997, residente a Pagani (SA).

  93. VITIELLO Jacopo, nato a Nocera Inferiore (SA) l’11.05.2005 residente a Pagani (Sa)

CNA: nel 2024 il total Tax Rate in lieve calo al 52,3%

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Lieve calo della tassazione sulle imprese personali nel 2024 al 52,3% dal 52,8%, e conferma di consistenti divari territoriali. Sono le principali evidenze dell’Osservatorio sul fisco della Cna “Comune che vai fisco che trovi” giunto alla settima edizione.

In media, le imprese hanno lavorato per il fisco fino al 9 luglio, due giorni in meno rispetto all’anno precedente. Dalla fotografia scattata dall’Osservatorio Cna, Bolzano si conferma sul gradino più alto del podio con una tassazione al 46,3% mentre a chiudere la graduatoria dei 114 capoluoghi di provincia è Agrigento con una pressione fiscale complessiva del 57,4%.

Il rapporto della Cna riguarda un’impresa tipo rappresentativa. Nello specifico un’impresa individuale che utilizza un laboratorio artigiano di 350 mq e un negozio di proprietà destinato alla vendita di 175 mq con valori immobiliari di 500mila euro in tutti i comuni, ricavi per 431mila euro e un reddito d’impresa di 50mila.

Le differenze territoriali riflettono in particolare le addizionali regionali e comunali sul reddito, l’Imu e l’imposizione per raccolta e gestione rifiuti. Il rapporto inoltre rileva che il livello di tassazione è più elevato nelle province dove è minore l’efficienza della gestione e della qualità dei servizi offerti a cittadini e imprese. In media nel nord-Italia la pressione fiscale è più lieve rispetto al Sud.

Nel complesso la divergenza territoriale rimane di 11 punti come l’anno precedente. Soltanto in 10 comuni il total tax rate è inferiore al 50%. Tra le grandi città Milano è in 18ma posizione con una pressione complessiva al 50,5% che consente di smettere di lavorare per il fisco il 3 luglio, a Palermo il tax free day è il 7 luglio (46ma in classifica), il 12 luglio a Roma e Genova, il 15 a Torino che mostra un total tax rate al 53,9%, il 17 a Firenze, il 19 luglio a Napoli mentre a Bologna si deve attendere fino al 23 luglio.

Il presidente Cna, Dario Costantini, sottolinea che “il nostro Osservatorio certifica una lieve riduzione del total tax rate ma è evidente che il livello di tassazione resta molto elevato e rappresenta un vincolo alla crescita. Le imprese meritano un fisco più leggero, più semplice e più equo.

Auspichiamo che la proroga per la riforma del fisco sia utilizzata per attuare l’equiparazione delle detrazioni a prescindere dalla tipologia di reddito e la separazione della tassazione del reddito d’impresa delle imprese personali tra quello che viene distribuito e quello destinato ai consumi personali”.

Il segretario generale della Confederazione, Otello Gregorini, rileva che “dalla nostra analisi emerge che la pressione fiscale è minore nelle province più efficienti e comunque fa impressione che in alcune aree del Paese il fisco assorbe quasi il 60% del reddito” sottolinea il segretario generale Cna Otello Gregorini.

“Il livello di tassazione è la questione principale ma il fisco è anche complicato. Il percorso tracciato dalla riforma va nella giusta direzione ed è necessario che il progetto venga completato nella sua interezza e assicurare successivamente stabilità all’impianto normativo, evitando le continue modifiche che producono forte incertezza”.

Materdei, stupefacenti nascosti in casa: arrestato 27enne

Proseguono senza sosta i controlli straordinari disposti dalla Questura di Napoli per contrastare la diffusione di armi e sostanze stupefacenti nei quartieri cittadini.

L’ultima operazione è scattata ieri pomeriggio a Materdei, dove gli agenti del Commissariato Dante hanno arrestato un 27enne napoletano, già con precedenti penali, per detenzione ai fini di spaccio di droga.

I poliziotti hanno fatto irruzione in un’abitazione di vico Paradiso, dove il giovane stava scontando una misura di arresti domiciliari con braccialetto elettronico. All’interno dell’appartamento, durante la perquisizione, sono stati rinvenuti e sequestrati 55 involucri di hashish per un peso complessivo di circa 150 grammi, una dose di marijuana da 3 grammi, oltre a vario materiale per il confezionamento e 1.885 euro in contanti, ritenuti provento dell’attività illecita.

A insospettire ulteriormente gli investigatori la presenza di un sistema di videosorveglianza artigianale: una telecamera puntata verso l’esterno dell’abitazione, verosimilmente utilizzata per monitorare eventuali arrivi indesiderati, comprese le forze dell’ordine.

Il 27enne è stato tratto in arresto e condotto in questura. La droga e il denaro sono stati posti sotto sequestro. L’operazione si inserisce nel più ampio piano di controllo messo in campo dalla Polizia di Stato nei quartieri a rischio della città, volto a disarticolare le piazze di spaccio e a rafforzare la presenza sul territorio.

Movida a Napoli, residenti in guerra: “Il Comune scelga da che parte stare”

Napoli – Non è solo una battaglia tra il diritto al divertimento e il diritto al riposo. Quella che infuria nei vicoli del centro storico di Napoli, tra i bicchieri dei locali e le finestre chiuse dei palazzi, è una guerra di narrazione.

E i residenti di via Cisterna dell’Olio, 37 famiglie in prima linea, si sentono vittime silenziose di un racconto distorto che, a loro dire, privilegia gli interessi economici dei gestori della movida e mette in secondo piano un diritto costituzionale: la salute.

La protesta, portata avanti da anni, trova oggi nuova linfa in una serie di sentenze del tribunale che danno ragione ai cittadini, ma che, sostengono, rimangono inapplicate o ignorate nel dibattito pubblico. “Stiamo assistendo a una narrazione distorta della realtà dove si prova a giustificare e a difendere l’indifendibile”, accusa all’ANSA un portavoce dei residenti. “Le nostre ragioni vengono lasciate nel silenzio. Si dà spazio solo alla difesa degli interessi commerciali, senza che si evinca una chiara presa di posizione delle istituzioni per garantire il nostro diritto a una vita vivibile”.

Il cuore della polemica non è solo il rumore notturno, ma l’apparente immobilismo delle istituzioni di fronte a un conflitto diventato ormai cronico. I residenti portano come argomento forte una comparazione amara: “In Italia – spiega il portavoce – si decide di chiudere fabbriche inquinanti, mandando a casa centinaia di operai, pur di tutelare la salute sancita dalla Costituzione. Qui, di fronte a un inquinamento acustico e a una qualità della vita deteriorata che anche la magistratura ha riconosciuto, sembra che gli interessi commerciali abbiano la priorità”.

Il riferimento è a precise pronunce giudiziarie che hanno sancito come l’intensità e la prolungata durata della movida in quelle stradine rappresenti una violazione palese delle norme sul quieto vivere, imponendo in alcuni casi limiti stringenti o la chiusura anticipata di alcune attività. Sentenze che, secondo i comitati, non hanno trovato piena e convonta applicazione da parte degli organi competenti.

L’appello che lanciano oggi è quindi prima di tutto politico e culturale, prima che giudiziario: “A prescindere dalle sentenze, vorremmo che le dichiarazioni e le decisioni di chi ci amministra ci facessero chiaramente capire da che parte sta il Comune”. Una richiesta di schieramento netto che chiama in causa il sindaco Gaetano Manfredi e la sua giunta, costantemente in bilico tra la necessità di regolamentare un fenomeno economico e sociale vitale per la città e il dovere di tutelare chi in quelle strace ci vive.

La palla passa dunque all’Amministrazione comunale, chiamata a trovare un equilibrio impossibile: salvaguardare un settore economico che dà lavoro e caratterizza la città, senza calpestare i diritti fondamentali di chi quella città la abita 24 ore su 24. Il rischio, altrimenti, è che la guerra della movida si trasformi in una crisi di fiducia tra i cittadini e le istituzioni, con un conflitto sempre più radicato e difficile da sanare.

Benevento, “O la finisci, o ti ammazzo”: assolto

Un’assoluzione piena e clamorosa quella emessa oggi dal Tribunale di Napoli, IX sezione, in favore di M. R., 48 anni, di Benevento.

L’uomo, difeso dall’avvocato Massimo Viscusi, è stato prosciolto dall’accusa di minaccia aggravata e violazione degli obblighi di assistenza familiare “perché il fatto non sussiste”. La sentenza, pronunciata dal giudice Cangiano, ribalta completamente le accuse mosse dalla sua ex moglie.

La controversia sull’assegno di mantenimento

Il caso ruota attorno a una disputa economica seguita al divorzio della coppia, avvenuto cinque anni fa. Ad aprile 2025, M. R. aveva ottenuto dal giudice civile una riduzione dell’assegno di mantenimento destinato alla sua ex consorte, residente nel centro di Napoli.

L’uomo aveva regolarmente ottemperato alla nuova disposizione, ma la donna lo aveva denunciato sostenendo che la cifra versata fosse inferiore a quanto dovuto, basandosi su una sua interpretazione della sentenza.

Questa situazione di tensione avrebbe portato all’episodio che ha scatenato il procedimento penale. L’accusa sosteneva che M. R., esasperato dalla pretesa economica della donna, l’avesse minacciata di morte con la frase “o la finisci o ti ammazzo una volta e per sempre”.

Le ragioni dell’assoluzione

Nonostante l’esplicita minaccia contestata, il Tribunale ha accolto in pieno la tesi difensiva dell’avvocato Viscusi, che ha optato per il rito abbreviato. Le argomentazioni legali del legale hanno messo in luce non solo l’errore di calcolo nella pretesa della donna, ma anche una serie di “evidenti incongruenze” riscontrate nelle denunce e nelle testimonianze rese dalla stessa ex moglie.

De Luca, gaffe alla presentazione stazione Monte Sant’Angelo: “Bella la figlia di Kapoor”. Ma era la moglie

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Napoli – Una nuova gaffe firmata Vincenzo De Luca. È accaduto questa mattina durante la cerimonia di inaugurazione della nuova stazione Monte Sant’Angelo della Linea 7 dell’Eav, infrastruttura attesa da anni e arricchita da due monumentali sculture realizzate dall’artista di fama internazionale Anish Kapoor.

Nel corso del suo intervento, il governatore campano ha presentato al pubblico una giovane donna accanto all’artista, presentandola con queste parole: «Questa bellissima ragazza non è solo una brava traduttrice ma è anche la figlia di Kapoor». Immediata la correzione dei presenti: non si trattava affatto della figlia, bensì della moglie di Kapoor, Oumaima Boumoussaoui.

Le scuse (con ironia)

Accortosi dell’errore, De Luca ha chiesto scusa a entrambi, tentando di smorzare l’imbarazzo con una battuta: «Anche in questo Kapoor dimostra di essere un creativo, siamo gemellati da questo punto di vista. Abbiamo dei gusti…». Una battuta che ha suscitato sorrisi e qualche commento divertito tra i presenti, ma che sui social è subito diventata virale, alimentando ironie e meme.

Tra arte e politica

L’episodio si è consumato durante una giornata che avrebbe dovuto essere interamente dedicata alla presentazione della nuova infrastruttura universitaria, pensata per collegare il campus di Monte Sant’Angelo al resto della città. La stazione, oltre a rappresentare un importante snodo per la mobilità cittadina, diventa anche un luogo di cultura grazie alle opere firmate da Kapoor, che confermano la tradizione napoletana di arricchire le fermate della metropolitana con arte contemporanea.

Le gaffe di De Luca

Non è la prima volta che De Luca, noto per il linguaggio diretto e l’ironia a tratti sopra le righe, finisce al centro dell’attenzione per dichiarazioni o battute improvvisate. Stavolta l’uscita ha avuto il sapore di un lapsus, ma il siparietto ha inevitabilmente catalizzato l’attenzione, quasi oscurando l’importanza dell’evento.

Tra opere d’arte e nuove infrastrutture, a restare negli occhi e nelle orecchie dei napoletani sarà forse più la gaffe del governatore che la stazione appena inaugurata.

Casoria, follia nella notte: 30enne devasta un locale e aggredisce i poliziotti, arrestato

Casoria– Una notte di caos a Casoria, dove un 30enne napoletano, già noto alle forze dell’ordine, è stato arrestato dalla Polizia di Stato con le accuse di falsa attestazione a pubblico ufficiale, danneggiamento, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale.

L’episodio, avvenuto sulla via SS Sannitica, ha richiesto l’intervento rapido e deciso degli agenti dei Commissariati di Afragola e Frattamaggiore, allertati dalla Sala Operativa per la segnalazione di un individuo in stato di escandescenza all’interno di un esercizio commerciale.

Secondo quanto ricostruito, il 30enne si è introdotto nel locale e, con un’azione fulminea, si è diretto dietro la cassa, devastandola a colpi di calci e pugni. Una guardia giurata addetta alla sicurezza ha tentato di fermarlo, ma l’uomo, in preda a un’evidente furia, ha opposto resistenza.

All’arrivo dei poliziotti, la situazione è ulteriormente degenerata: il soggetto, sprovvisto di documenti, ha fornito generalità false, nel tentativo di eludere i controlli. Solo dopo accertamenti approfonditi è emersa la sua vera identità e il suo passato di precedenti penali.

Gli agenti, non senza difficoltà, sono riusciti a immobilizzarlo dopo una colluttazione, durante la quale il 30enne ha opposto una strenua resistenza, arrivando ad aggredire i poliziotti. L’uomo è stato infine tratto in arresto e condotto in caserma, mentre le indagini proseguono per chiarire le motivazioni alla base del gesto e verificare eventuali ulteriori responsabilità.

Milano, il trapper Baby Gang arrestato in hotel: aveva una pistola clandestina

Milano – Nuovi guai giudiziari per Baby Gang, nome d’arte di Zaccaria Mouhib, 23 anni, uno dei trapper più discussi della scena italiana. L’artista è stato arrestato dai carabinieri di Lecco, con il supporto dei colleghi di Milano, dopo essere stato sorpreso in un albergo del capoluogo lombardo con una pistola con matricola abrasa.

L’arresto è avvenuto in flagranza di reato con l’accusa di detenzione di arma clandestina e ricettazione. Le indagini, coordinate dalla Procura, hanno portato i militari anche a Calolziocorte, nel Lecchese, dove Baby Gang ha una residenza. Durante la perquisizione, gli investigatori hanno rinvenuto altre due pistole nascoste in un vano. In casa era presente un uomo, la cui posizione è ora al vaglio degli inquirenti.

Le origini dell’inchiesta

L’indagine che ha portato al fermo del Trapper risale al gennaio 2024, quando un uomo era stato arrestato con droga e un fucile mitragliatore d’assalto AK47, di fabbricazione ex cecoslovacca, perfettamente funzionante e con relativo munizionamento. Gli accertamenti balistici e digitali avevano permesso ai carabinieri di collegare quell’arma alla presenza nei video musicali di Baby Gang e di Simba La Rue (vero nome Mohamed Lamine Saida, classe 2002), altro trapper di origini nordafricane, già arrestato e detenuto nell’ambito dello stesso procedimento.

Secondo gli investigatori, proprio le immagini delle clip diffuse online hanno offerto una pista decisiva per risalire alla provenienza e alla disponibilità delle armi.

Una carriera tra musica e tribunali

Baby Gang, originario di Lecco ma cresciuto artisticamente a Milano, è da anni uno dei protagonisti più controversi della trap italiana. Amato da una larga fetta di pubblico giovanile, ha spesso intrecciato il racconto della strada con episodi giudiziari reali: condanne per rapina, resistenza a pubblico ufficiale e risse gli hanno già procurato più volte guai con la giustizia.

Il suo stile, che mescola denuncia sociale e ostentazione di vita criminale, ha alimentato dibattiti e polemiche, rendendolo una figura divisiva nel panorama musicale e culturale italiano.

Le prossime mosse della magistratura

Ora il trapper dovrà rispondere davanti al giudice delle nuove accuse legate alle armi clandestine. Le indagini puntano a chiarire non solo la provenienza della pistola trovata in hotel e delle due rinvenute in casa, ma anche eventuali collegamenti con circuiti criminali più ampi.

Per Baby Gang si tratta dell’ennesimo capitolo giudiziario di una vita sospesa tra palco e cronaca nera.

Camorra, il clan Fezza-De Vivo nelle mani delle donne: 88 arresti

Salerno- Con tutti i capi in carcere erano le donne, ovvero moglie e parenti stretti dei boss ad aver preso il controllo del clan Fezza-de Vivo di pagani e dintorni,.

Stamane grazie  a un’operazione congiunta della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Salerno, della Squadra Mobile di Salerno e dei Carabinieri di Nocera Inferiore è stato inferto un duro colpo al clan Fezza-De Vivo.

Sono state eseguite due ordinanze di custodia cautelare che hanno portato all’arresto di 88 persone, tra cui tre minorenni. L’accusa per gli indagati, tra cui spiccano figure di primo piano del sodalizio criminale, è di associazione per delinquere di stampo mafioso, traffico di stupefacenti, tentato omicidio, estorsione e detenzione illegale di armi.

Le misure cautelari, 79 in carcere e 9 ai domiciliari, hanno coinvolto anche soggetti affiliati al clan e attivi tra Pagani, base operativa dell’organizzazione, e i comuni limitrofi delle province di Salerno e Napoli, in particolare Sant’Antonio Abate e Santa Maria la Carità.

Gli investigatori sono riusciti a documentare la fase di riorganizzazione interna del sodalizio, che stava cercando di inglobare nuove leve. Le indagini hanno rivelato il ruolo cruciale svolto dalle donne del clan, che gestivano la “cassa comune”, la distribuzione dei proventi illeciti e il riciclaggio dei capitali, agendo su ordini dei capi detenuti.

Un’indagine partita da un tentato omicidio

L’indagine, supportata anche da elicotteri e unità cinofile, è la prosecuzione di una precedente operazione del dicembre 2022. Il punto di svolta è arrivato nell’estate del 2023 con la cattura di Vincenzo Confessore, l’ultimo dei capi del clan ancora in libertà. A far scattare le indagini approfondite è stato il tentato omicidio di un giovane spacciatore di Pagani che si era rifiutato di sottomettersi al controllo del clan.

Il controllo del territorio e il traffico di armi e droga

L’organizzazione criminale, forte della sua violenza intimidatrice, aveva esteso il proprio dominio sulle piazze di spaccio paganesi. Il clan imponeva la fornitura diretta di droga o, in alternativa, una “tangente” mensile. Anche altri gruppi criminali, dediti a furti d’auto e ricettazione, erano costretti a pagare.

Parallelamente, la Guardia di Finanza di Salerno ha avviato un sequestro preventivo di beni di ingente valore, la cui provenienza non è compatibile con i redditi dichiarati dagli indagati. Le investigazioni hanno, inoltre, accertato che il sodalizio si era espanso fino al Napoletano per monopolizzare il mercato degli stupefacenti, una mossa che aveva generato tensioni con i clan locali, sfociate in violenze e azioni di fuoco.

Le indagini telematiche, condotte anche con la collaborazione della Francia, hanno permesso di decriptare la messaggistica cifrata utilizzata per gli approvvigionamenti di droga dal Sud America e dall’Europa. L’analisi delle chat ha svelato un traffico imponente: circa 600 kg di hashish, 100 kg di marijuana e 35 kg di cocaina movimentati in pochi mesi.

Infine, sono state documentate la detenzione e l’acquisto di armi da guerra, tra cui fucili Skorpion e Kalashnikov. In un covo del clan è stato scoperto un arsenale che includeva una mitragliatrice UZI, otto pistole e due giubbotti antiproiettile, oltre a circa mille munizioni. Il clan controllava anche il riciclaggio di veicoli rubati, fornendo la tecnologia necessaria per i furti.

 

Irpinia sotto la pioggia: smottamenti e danni tra Mirabella Eclano e Venticano

L’Irpinia fa i conti con le ferite lasciate dal maltempo che nella notte si è abbattuto con violenza sulla provincia di Avellino. A Mirabella Eclano, in località Castelletto, uno smottamento ha provocato l’apertura di una voragine di circa 15 metri lungo via Casale.

Lo squarcio nel terreno ha trascinato con sé anche un traliccio della rete elettrica, causando l’interruzione della fornitura a una casa della zona. Non è andata meglio a Venticano, dove le raffiche di vento hanno fatto crollare una quercia secolare direttamente nel giardino di un’abitazione privata. Un simbolo del territorio abbattuto dalla furia della tempesta.

In entrambi i casi, dopo l’intervento dei carabinieri, sono stati attivati gli uffici comunali competenti per il ripristino dei luoghi e la messa in sicurezza delle aree. Resta alta l’allerta in tutta la provincia, già duramente provata nelle ultime settimane da fenomeni atmosferici intensi e improvvisi, che riportano in primo piano la fragilità idrogeologica del territorio.

Operaio di Casaluce muore sul lavoro in provincia di Sulmona

Una nuova tragedia sul lavoro scuote l’Abruzzo. Francesco Ortucci, 55 anni, originario di Casaluce, in provincia di Caserta, è morto ieri mattina dopo essere precipitato da un ponteggio alto circa dodici metri all’interno di un cantiere edile a Vittorito, piccolo comune della Valle Peligna, a pochi chilometri da Sulmona.

Secondo le prime ricostruzioni, Ortucci – dipendente di una ditta edile dell’Aquila – stava lavorando insieme ad alcuni colleghi quando, per cause ancora in corso di accertamento, ha perso l’equilibrio ed è caduto nel vuoto.

Immediati i soccorsi: i compagni di squadra hanno allertato il 118, che è giunto sul posto con l’elisoccorso. Ma per il 55enne non c’è stato nulla da fare: i sanitari non hanno potuto che constatarne il decesso.

Le indagini dei carabinieri

Sul luogo dell’incidente sono intervenuti i carabinieri della Compagnia di Sulmona, il Nucleo Ispettorato del Lavoro dell’Aquila, gli ispettori della Asl e il magistrato di turno della Procura sulmonese, che ha aperto un fascicolo per accertare eventuali responsabilità. Al centro delle verifiche le condizioni di sicurezza del cantiere e il rispetto delle norme in materia di prevenzione.

Un dramma che si ripete

Il caso di Ortucci si inserisce in una scia nera che, purtroppo, non accenna a fermarsi. Ogni anno in Italia centinaia di lavoratori perdono la vita a causa di cadute dall’alto, schiacciamenti e altre dinamiche che mettono in luce le falle nella sicurezza. Solo in Abruzzo, nei primi mesi del 2025, si sono registrati diversi incidenti gravi in edilizia, settore particolarmente esposto ai rischi.

Il dolore della comunità

A Casaluce, piccolo centro della provincia di Caserta dove la vittima viveva con la sua famiglia, la notizia si è diffusa rapidamente, lasciando sgomenti parenti e amici. Ortucci era conosciuto come un uomo dedito al lavoro e legato ai suoi affetti.

La magistratura, insieme agli ispettori del lavoro, dovrà ora stabilire se nel cantiere fossero rispettate tutte le misure previste dalla normativa.

Un accertamento non solo di rito: perché dietro ogni tragedia c’è un nome, un volto e una comunità che resta a chiedere perché la sicurezza sul lavoro continui a essere troppo spesso sacrificata.

Napoli ricorda Chiara Jaconis: concerto in Basilica a un anno dalla scomparsa

Napoli non dimentica e si prepara a rendere omaggio a Chiara Jaconis, a un anno dalla sua scomparsa. Sabato 14 settembre, alle ore 19.30, la Basilica di San Giacomo degli Spagnoli, in Piazza Municipio, sarà teatro del concerto “Omaggio a Chiara: le note del cuore”, organizzato dall’Associazione Culturale Suaviter Nova con il sostegno dell’Assessorato al Turismo del Comune.

La serata, guidata dal coro polifonico diretto dal Maestro Pietro Biancardi, proporrà un repertorio di musiche della tradizione classica napoletana, trasformando il ricordo in un momento di bellezza condivisa. Saranno presenti i genitori e la sorella di Chiara, per ricevere l’abbraccio della città che li ha sempre accolti con affetto.

«Questo concerto è un modo per celebrare la sua passione per la musica, che era per lei un linguaggio dell’anima – ha spiegato l’assessora al Turismo Teresa Armato –. Napoli è una città che accoglie, che ricorda e che custodisce i legami più veri». Il tributo si inserisce in un percorso di memoria già avviato nei mesi scorsi: lo scorso marzo, infatti, al parco Viviani è stata piantumata una bouganville in suo ricordo, grazie a un’iniziativa congiunta degli assessorati al Turismo e alle Pari opportunità. L’ingresso al concerto sarà libero fino a esaurimento posti.

Torre del Greco, trovato con pistola rubata e proiettili: arrestato un 26enne

Notte di controlli serrati a Torre del Greco, dove i Carabinieri della compagnia locale, con il supporto del reggimento Campania e del Nucleo cinofili di Sarno, hanno passato al setaccio strade, aree comuni e abitazioni. Il blitz ha portato all’arresto di Davide Caprio, 26 anni, accusato di detenzione abusiva di armi e ricettazione.

Nella perquisizione effettuata in un box di via del Clero, i militari hanno rinvenuto una pistola calibro 9×21, completa di caricatore e 20 colpi. L’arma, rubata nel novembre 2024, sarà ora sottoposta ad accertamenti balistici per chiarire se sia stata usata in episodi di sangue o altri reati. Caprio è stato trasferito in carcere in attesa delle decisioni dell’autorità giudiziaria. Le operazioni, proseguite fino all’alba, hanno portato inoltre all’identificazione di quattro cittadini colombiani irregolari sul territorio.

Tutti sono stati denunciati, mentre una 35enne è stata segnalata anche alla Prefettura dopo essere stata trovata in possesso di un grammo e mezzo di cocaina rosa, la sostanza stupefacente sintetica considerata tra le più costose e rare sul mercato. La presenza dell’arma e delle munizioni, insieme alle altre violazioni emerse, conferma come Torre del Greco resti un’area sotto costante attenzione delle forze dell’ordine, impegnate a stroncare ogni forma di illegalità diffusa.

Eurasia Packaging Istanbul Fair celebra i suoi 30 anni e continua a unire l’industria globale del packaging

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Istanbul – La 30ª edizione della Eurasia Packaging Istanbul Fair riunirà ancora una volta leader, pionieri e le più recenti tecnologie del mondo del packaging sotto lo stesso tetto, dal 22 al 25 ottobre 2025, presso ilTüyap Fair and Congress Center di Istanbul.Riconosciuta come la più grande e completa fiera dell’industria del packaging in un’ampia area geografica, dall’Europa all’Asia, dal Medio Oriente all’Africa, la Eurasia Packaging Istanbul continua a rappresentare la piattaforma ideale per marchi globali e locali che vogliono creare nuove partnership commerciali e opportunità di business.

La sostenibilità incontra la tecnologia alla Eurasia Packaging Istanbul

Organizzata in collaborazione con RX Tüyap e l’Associazione Turca dei Produttori di Packaging (ASD), la fiera mette in mostra l’intero panorama dell’industria del packaging: dalle macchine per l’imballaggio e le tecnologie di trasformazione alimentare e delle bevande, ai sistemi di stampa, all’automazione, agli imballaggi riciclabili e ai materiali ecosostenibili.Anche quest’anno, la fiera si confermerà una vetrina dinamica di soluzioni d’avanguardia per il packaging, pensate per settori chiave come alimentare, bevande, cosmetica, farmaceutica, igiene e logistica.

Oltre 1.200 espositori, quasi 80.000 visitatori: un punto d’incontro che cambia le regole del gioco

Presentandosi come piattaforma per lo sviluppo del business, la pianificazione degli investimenti e la visione strategica del settore, la fiera riunirà oltre 1.200 aziende e rappresentanti, sia locali che internazionali, che presenteranno le loro soluzioni innovative a quasi 80.000 professionisti provenienti da tutto il mondo nel corso di quattro giorni.Con la crescente domanda in ambiti come sostenibilità, trasformazione digitale e sicurezza alimentare, l’industria del packaging rimane uno dei settori più dinamici della Turchia, trainato dalle esportazioni. L’espansione dell’e-commerce e la maggiore consapevolezza ambientale stanno spingendo innovazione e investimenti in tutto il comparto.
La Eurasia Packaging Istanbul Fair è pronta ad accogliere tutti gli stakeholder che vogliono plasmare il futuro già oggi, con soluzioni capaci di rispondere a questi cambiamenti strategici.

Vivi il futuro del packaging alla Eurasia Packaging Istanbul 2025

In programma dal 22 al 25 ottobre 2025 presso il Tüyap Fair and Congress Center di Istanbul, la fiera celebra il suo 30º anniversario come principale evento dell’industria del packaging nella regione. Per quattro giorni, i professionisti del settore avranno l’opportunità di scoprire le tecnologie più recenti, esplorare innovazioni sostenibili e creare nuove connessioni di valore in grado di spingere il settore verso il futuro.Maggiori informazioni su packagingfair.com.Contatti:
Burcu Buse Arseven
burcu.arseven@unite.com.tr

 

Come funziona una donazione in memoria

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Quando una persona cara ci lascia, il dolore si accompagna a un profondo desiderio di onorarne l’esistenza e di dare una forma tangibile all’eredità di affetti e valori che ci ha trasmesso. La memoria, infatti, non è solo un atto passivo di ricordo, ma può diventare una forza attiva che genera bene. È in questo delicato frangente che un gesto di cordoglio può trasformarsi in un’azione di speranza.

Le donazioni in memoria nascono proprio da questa esigenza e permettono di incanalare il ricordo in un contributo concreto, capace di portare sollievo a chi si trova in difficoltà, perpetuando l’impatto positivo di una vita anche dopo la sua fine. A fronte dell’immobilità del lutto, questo gesto introduce un elemento di dinamismo e di futuro, un filo di luce che prosegue il cammino interrotto.

Cosa sono le donazioni in memoria e come effettuarle

Quando si prende questa decisione, una donazione in memoria diventa un gesto unico e dal grande significato, una scelta che privilegia un impatto duraturo rispetto a un omaggio effimero. Il percorso per realizzarla è pensato per essere intimo e rispettoso.

Prima di tutto occorre scegliere l’organizzazione che ne andrà a beneficiare. Basta un momento di riflessione per individuare una causa che era importante per il proprio caro, dalla grande organizzazione umanitaria alla piccola associazione locale che si occupa del quartiere. A volte, le famiglie scelgono di creare, in collaborazione con un ente, una pagina di raccolta fondi dedicata, per un progetto specifico in memoria del defunto.

Una volta scelto l’ente, la donazione si effettua tramite canali ufficiali e tracciabili, come bonifico o piattaforme online sicure, avendo cura di specificare sempre nella causale “Donazione in memoria di” con il nome del defunto. Questa precisazione è fondamentale affinché l’intento venga gestito con la dovuta attenzione.

Chi può donare e in quali momenti

Questa commemorazione è aperta a chiunque senta il desiderio di partecipare.

Spesso è la famiglia stessa a promuovere l’iniziativa, indicandola come preferenza al posto di fiori o altri omaggi. Altre volte, sono gli amici o i colleghi a unirsi in una donazione collettiva. Questo diventa un modo per elaborare insieme il lutto e per onorare l’impronta che quella persona ha lasciato nella sua comunità professionale e sociale, un ultimo atto di stima e affetto.

Non c’è un unico momento giusto per donare: si può fare nell’immediato della perdita, ma anche in seguito, per celebrare un anniversario o un compleanno. In questo modo si instaura una sorta di rito laico del ricordo, una nuova tradizione che, anno dopo anno, celebra la continuità dei valori anziché la tristezza dell’assenza, trasformando una data altrimenti malinconica in un’occasione per rinnovare il bene nel suo nome.

L’importo e la comunicazione alla famiglia

Una delle domande più frequenti riguarda l’entità del contributo. Per le donazioni in memoria non esistono importi giusti o sbagliati; ogni gesto, piccolo o grande, ha un valore inestimabile perché nasce da un sentimento autentico e personale.

L’aspetto più delicato è la comunicazione alla famiglia. Quasi tutte le organizzazioni offrono un servizio per informare i familiari. Durante la donazione, si possono quindi lasciare i loro recapiti; sarà poi l’ente stesso a inviare una lettera formale a nome di chi ha donato. Questo messaggio di luce arriva con la massima discrezione, senza mai menzionare la cifra versata.

Per una famiglia, ricevere queste comunicazioni, che possono essere conservate nel tempo, può essere illuminante, svelando l’influenza positiva che il proprio caro ha avuto su altri e offrendo un ritratto ancora più ricco e consolatorio della sua esistenza. È una testimonianza tangibile che l’affetto e la stima per chi non c’è più sono vivi e condivisi da molti.

Furti e truffe ai Parioli: denunciati 3 napoletani trovati con oro rubato in auto

Roma – Notte movimentata a piazzale della Stazione Tiburtina, dove i Carabinieri della Stazione Roma Nomentana hanno messo a segno un’operazione che ha portato alla denuncia di tre uomini di 18, 23 e 31 anni, tutti originari di Napoli e con precedenti per truffa.

I tre, fermati a bordo di un’auto a noleggio durante un controllo di routine, non hanno saputo fornire spiegazioni convincenti sulla loro presenza nella zona, insospettendo i militari.

L’intuizione deiCarabinierisi è rivelata fondata: a seguito di una perquisizione personale e veicolare, sono stati rinvenuti e sequestrati numerosi oggetti di valore, tra cui collane, anelli, un orologio e un telefono cellulare, tutti in oro e di dubbia provenienza.

I tre individui sono stati condotti in caserma per accertamenti e, al termine delle verifiche, sono stati denunciati a piede libero con l’accusa di ricettazione in concorso.Gli oggetti sequestrati sono ora al vaglio degli inquirenti, che non escludono possano essere il frutto di truffe perpetrate nella Capitale nel corso della giornata.

Le indagini proseguono per chiarire l’origine del materiale e accertare eventuali collegamenti con episodi criminali registrati in città. L’operazione dei Carabinieri si inserisce nel quadro dei controlli rafforzati nelle aree sensibili di Roma, un’attività costante per contrastare reati predatori e garantire la sicurezza dei cittadini.