AGGIORNAMENTO : 22 Febbraio 2026 - 21:14
8.3 C
Napoli
AGGIORNAMENTO : 22 Febbraio 2026 - 21:14
8.3 C
Napoli
Home Blog Pagina 367

Maxi frode sui prodotti da fumo, sequestri per oltre 54 milioni tra Napoli, Caserta e Scafati

Oltre 54 milioni di euro sequestrati tra beni, disponibilità finanziarie e immobili. È il bilancio dell’operazione condotta nei giorni scorsi dalla Guardia di Finanza di Salerno e Caserta, con il supporto dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli — Direzione territoriale di Napoli — e su delega della Procura della Repubblica di Salerno.

L’attività investigativa ha portato all’esecuzione di un decreto di perquisizione e sequestro d’urgenza nei confronti di numerosi soggetti fisici e giuridici, al centro di un presunto sistema di frode nel commercio di prodotti da fumo.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’indagine — condotta dalle Compagnie di Scafati e Marcianise — avrebbe fatto emergere, già nella fase preliminare, l’esistenza di un’associazione per delinquere composta da otto persone.

Il gruppo, attraverso una società di capitali con sede nella provincia di Caserta, formalmente attiva nel settore della rivendita di generi di Monopolio, avrebbe acquistato dal 2021 ingenti quantità di prodotti da fumo da un distributore ufficialmente autorizzato, per un valore commerciale complessivo superiore ai 53 milioni di euro.

Tali prodotti, però, sarebbero stati poi ceduti illecitamente a terzi — titolari di rivendite e patentini situati nelle province di Caserta, Napoli e Salerno — senza alcuna documentazione fiscale o commerciale in grado di garantirne la tracciabilità.

Le operazioni sarebbero state effettuate completamente al di fuori dei canali ufficiali, in violazione delle normative su accise e generi di monopolio, eludendo l’imposizione tributaria e generando un profitto illecito stimato in oltre 5,3 milioni di euro solo sotto forma di aggio commerciale.

La società, riconducibile al sodalizio criminale, avrebbe inoltre omesso di presentare le dichiarazioni fiscali previste per la maggior parte dei periodi d’imposta, determinando un ulteriore danno erariale e realizzando profitti che sarebbero stati reimpiegati per finanziare le medesime condotte fraudolente e per acquisire nuove attività economiche, in un’ottica di autoriciclaggio e di elusione sistemica dei controlli.

In seguito alle prime risultanze investigative, sono stati disposti provvedimenti d’urgenza di perquisizione e sequestro diretto e per equivalente, volti sia a raccogliere ulteriori elementi utili alle indagini, sia a bloccare beni e disponibilità fino al raggiungimento dell’importo stimato del profitto illecito.

I sequestri sono stati successivamente convalidati dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

Pizzeria abusiva in locali comunali a Napoli: sequestrata dopo mesi di indagini

Napoli– Una pizzeria allestita illegalmente in locali di proprietà del Comune di Napoli, con tavolini piazzati abusivamente sul suolo pubblico.

È l’attività scoperta e sequestrata dagli agenti delle unità operative Tutela Edilizia e Scampia della Polizia Locale, dopo tre mesi di indagini.

Tutto era partito da un controllo nell’area tra Piscinola e Scampia, dove il titolare aveva presentato documenti che attestavano l’autorizzazione all’uso dell’immobile comunale.

Peccato che quei fogli, a un esame più attento, si siano rivelati falsi. Non solo: l’esercizio aveva ampliato i propri spazi occupando indebitamente una porzione di marciapiede destinata al passaggio pedonale.

Il titolare è stato denunciato per occupazione abusiva di immobile e suolo pubblico, uso di atti falsi e violazioni edilizie.

La pizzeria è stata chiusa e sottoposta a sequestro amministrativo, mentre l’area esterna è finita sotto sequestro penale. Un altro caso di abusivismo smascherato, ma la domanda sorge spontanea: quanti altri locali, a Napoli, sopravvivono grazie a documenti fasulli e spazi rubati alla città?

Napoli, pusher sorpreso in giro in auto a Scampia l’impianto di video sorveglianza

Napoli  – Proseguono senza sosta i servizi straordinari della Questura di Napoli per contrastare il traffico di sostanze stupefacenti.

Ieri mattina, nel quartiere di Scampia, la Polizia di Stato ha arrestato un 59enne napoletano con precedenti di polizia, accusato di detenzione illecita di droga.

La scoperta in auto e la perquisizione domiciliare

Gli agenti della Squadra Mobile e del Commissariato di Scampia, durante un controllo in via Arcangelo Ghisleri, hanno fermato un’autovettura con a bordo l’uomo. La perquisizione iniziale ha portato al ritrovamento di 7 involucri di cocaina e 105 euro in contanti, suddivisi in banconote di vario taglio.

Considerando il ritrovamento, gli operatori hanno esteso il controllo all’abitazione dell’indagato. Qui, ben occultati all’interno di una credenza, sono stati scoperti ulteriori 8 involucri della stessa sostanza stupefacente, due bilancini di precisione e diverso materiale per il confezionamento della droga.

A testimonianza di un’attività illecita organizzata, è stato rinvenuto anche un sistema DVR (impianto di videosorveglianza) con un monitor che riproduceva le immagini registrate da cinque microcamere. Queste telecamere erano posizionate in modo strategico per inquadrare le pertinenze dell’area esterna, verosimilmente per eludere i controlli delle forze dell’ordine.

Per tutti questi motivi, il 59enne è stato tratto in arresto dal personale operante. L’operazione conferma l’impegno costante delle forze dell’ordine nella lotta allo spaccio di droga, un fenomeno che continua a minare la sicurezza e il benessere dei quartieri.

Vasto incendio tra Castellammare e Pompei: fumo nero visibile a chilometri di distanza

Un vasto incendio al confine tra Castellammare e Pompei sta causando gravi disagi agli automobilisti e al traffico della Circumvesuviana.

Una coltre altissima di fumo nero e visibile a chilometri di distanza esce dall’incendio che si è sviluppato in un vecchio deposito di auto abbandonato e che si trova proprio a ridosso della linea ferroviaria da un lato e lungo il raccordo autostradale dall’altro.

Sul posto ci sono ben sei squadre di vigili del fuoco che stanno cercando di domare le fiamme. La circolazione dei treni della Circumvesuviana lungo la tratta Pompei- Castellammare-Sorrento e viceversa è stata interrotta mentre si sta pensando di bloccare anche la circolazione automobilistica lungo il raccordo autostradale.

I cittadini che abitano nella zona sono stati invitati a chiudersi in casa e.a non aprire finestre e balconi lo stesso vale per un piccolo albergo che si trova nelle vicinanze.

Ora si dovrà capire se si è trattato di un incendio di natura dolosa o se le fiamme si sono sviluppate per autocombustione.

(Il video e le immagini sono di Ciro Serrapica)

Sarno, aggredisce medico e infermiere al pronto soccorso: arrestato 29enne

Sarno – Ancora un episodio di violenza nei confronti del personale sanitario. È accaduto nella tarda serata di ieri all’ospedale “Villa Malta” di Sarno, dove un uomo ha aggredito un medico e un infermiere del pronto soccorso.

L’uomo, identificato come P.M., 29 anni, residente a Sarno, si era presentato in ospedale con il figlio, affetto da una sindrome febbrile. Dopo il triage, il caso è stato classificato come “codice verde”, e dunque non urgente. Ma la valutazione dei sanitari ha scatenato la reazione violenta del padre, che ha iniziato a urlare e inveire contro il personale, pretendendo cure immediate per il bambino.

In pochi istanti, la tensione è degenerata: il 29enne ha colpito con calci e pugni un pediatra e un infermiere, entrambi poi medicati nello stesso pronto soccorso in cui stavano prestando servizio.

L’intervento della Polizia di Stato, giunta sul posto dal vicino commissariato, ha riportato la calma. L’uomo è stato arrestato con l’accusa di aggressione a pubblico ufficiale e interruzione di pubblico servizio.

L’episodio riaccende i riflettori sulla piaga della violenza contro gli operatori sanitari, sempre più frequente nei pronto soccorso italiani, e rilancia l’allarme delle organizzazioni mediche per la necessità di garantire maggiore sicurezza all’interno delle strutture ospedaliere.

Legambiente: Boom di Nidi di Caretta Caretta in Campania

La stagione estiva 2025 si sta rivelando eccezionale per la Caretta Caretta lungo le coste italiane, con numeri di nidificazioni che superano ogni record. La tappa campana di Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente, ha evidenziato una crescita del 30% rispetto all’anno precedente, con quasi 600 nidi individuati sulle spiagge italiane, di cui ben 103 solo in Campania, distribuiti in 16 diverse località.

Il Cilento si conferma l’area più vocata, con 8 comuni che ospitano queste preziose deposizioni.

Il Cilento in Prima Fila e l’Innovazione dei “Tarta Dog”

Dalla Baia Arena di Montecorice alla Spiaggia Cava dei Rocchi di Santa Maria di Castellabate, passando per Acciaroli, Centola, Ascea, Capaccio, Camerota e Casal Velino, il Cilento si conferma un santuario per la tartaruga marina. Per monitorare e salvaguardare questi siti, Legambiente ha messo in campo un’innovazione all’avanguardia: i Tarta Dog.

Queste unità cinofile, addestrate al rilevamento dei nidi di tartaruga marina, rappresentano una modalità di monitoraggio pionieristica in Europa per approccio strutturato, realizzata nell’ambito del progetto europeo Life Turtlenest, coordinato da Legambiente. Questa mattina, Mira, una giovane Springer Spaniel guidata dal suo conduttore Mario Fortebraccio, ha affiancato le operazioni di sorveglianza, come documentato in un video disponibile sui canali social di Legambiente e Goletta Verde.

Un Fenomeno in Crescita tra Clima e Consapevolezza

Il significativo aumento delle nidificazioni è frutto di una doppia dinamica. Da un lato, l’effetto dei cambiamenti climatici, che spingono le tartarughe a nidificare con maggiore frequenza nel Mediterraneo occidentale.

Dall’altro, il rafforzamento delle attività di monitoraggio e sensibilizzazione condotte da una rete sempre più ampia e attiva di volontari, ricercatori, associazioni e aree marine protette, con un contributo fondamentale dei tecnici e volontari del progetto Life Turtlenest.

“Il numero dei nidi stimati quest’estate sulle nostre spiagge – commenta Mariateresa Imparato, presidente Legambiente Campania – sono un segnale importante che fa ben sperare per il futuro.

Per questo è importante puntare su progetti di salvaguardia e di tutela di questa specie, a rischio estinzione, incentivare un turismo sostenibile e rispettoso dell’ambiente, e al tempo stesso promuovere a livello territoriale iniziative di informazione e sensibilizzazione coinvolgendo turisti, le associazioni, le comunità locali, le amministrazioni e i pescatori”.

I Protocolli “Amici delle Tartarughe”: la Campania è Leader Nazionale

Legambiente sottolinea come questo percorso sia “inconciliabile con uno sviluppo di grandi opere, con la maladepurazione o con un turismo che sceglie il cemento”. Per ridurre le interferenze umane e garantire nidi più sicuri, l’associazione ha lanciato i protocolli “Amici delle Tartarughe”, accordi stipulati con Comuni, aree protette e stabilimenti balneari.

Ad oggi, 119 Comuni, 38 aree marine protette e 200 lidi hanno aderito a livello nazionale, a testimonianza di una crescente consapevolezza. La Campania si distingue come leader nazionale, con ben 25 comuni e amministrazioni che, attraverso un apposito protocollo d’intesa, si sono impegnati ad adottare una serie di misure per rendere le spiagge accoglienti sia per le tartarughe che per i bagnanti.

Orrore a Gemona: ucciso, fatto a pezzi e gettato nel bidone: arrestate moglie e suocera

Gemona del Friuli – Un delitto di una violenza inaudita ha sconvolto la comunità di Gemona del Friuli, in provincia di Udine. Alessandro Venier, 35 anni, è stato trovato ucciso e smembrato all’interno della sua abitazione.

Il corpo dell’uomo, a quanto si apprende, era stato fatto a pezzi e nascosto in un bidone nel garage, dove era stato cosparso con calce viva in più strati, nel tentativo di accelerarne la decomposizione e mascherare l’odore.

Il macabro ritrovamento è avvenuto questa mattina, intorno alle 10:30, dopo una segnalazione arrivata dalla compagna dell’uomo e dalla madre di lei, che hanno allertato i carabinieri.

Ma proprio le due donne, secondo le prime indagini, sarebbero le presunte responsabili dell’omicidio: entrambe sono state arrestate con l’accusa di omicidio e occultamento di cadavere, dopo aver ammesso le proprie responsabilità durante l’interrogatorio.

La vittima, secondo quanto riferito dal sindaco Roberto Revelant, lavorava spesso all’estero e non era molto conosciuto in paese. “A mia memoria – ha dichiarato il primo cittadino – non è mai successa una cosa del genere qui. È un fatto gravissimo, straziante”.

La compagna di Venier, una donna di 30 anni di origini colombiane, e la suocera, ora in caserma, avrebbero agito insieme* ma restano ancora da chiarire il movente e la dinamica esatta del delitto.

Gli inquirenti della Procura di Udine, che coordinano le indagini, non escludono alcuna ipotesi, anche se si sta lavorando su un possibile contesto di forti tensioni familiari*

Ad aggiungere dolore alla tragedia è la presenza di una bambina di pochi mesi, figlia della coppia, ora affidata ai servizi sociali. “Tutta Gemona si stringe attorno a lei – ha aggiunto il sindaco –. Stiamo facendo tutto il possibile per garantirle sicurezza e un futuro dignitoso”.

Le indagini, condotte dai carabinieri del comando provinciale di Udine, sono tuttora in corso. Il paese, sotto shock, si interroga su come un orrore del genere abbia potuto consumarsi tra le mura di casa, in una comunità che non era mai stata teatro di una simile efferatezza.

Napoli, frasi sessiste alla residente della IV Municipalità: “Lei è sola, non ha figli”

Napoli – “Lei, essendo sola, non ha responsabilità verso i propri figli”. A scriverlo, in una giustifica per l’assenza a un consiglio comunale, è un consigliere della IV Municipalità di Napoli, rivolgendosi alla presidente Maria Caniglia.

Frasi che hanno provocato un terremoto di reazioni, non solo per il tono paternalistico, ma perché riportano in luce un pregiudizio antico: quello che misura il valore di una donna – e di una rappresentante istituzionale – in base alla sua vita privata.

“Non avere figli non è una colpa”

Caniglia non ci sta e risponde per le rime: “Ci sono momenti in cui leggere certi commenti lascia davvero basiti”. Per lei, quelle parole sono “un’invasione della sfera personale”, come se “non avere figli fosse una mancanza, e non una scelta, o peggio ancora il risultato di difficoltà che nessuno ha il diritto di giudicare”.

E aggiunge: “La famiglia non è solo procreazione. Famiglia è anche prendersi cura degli affetti dopo un dolore immenso, è sacrificio, è responsabilità che spesso chi giudica non conosce”.

La solidarietà delle istituzioni (e la domanda: perché nel 2024 è ancora necessario?)

La vicenda ha scatenato un’ondata di sostegno. C’è chi, come Ciro Bonajuto, vicepresidente nazionale dell’Anci, le ha espresso vicinanza. E c’è l’assessora alle Pari Opportunità del Comune di Napoli, Emanuela Ferrante, che parla di “comportamenti inaccettabili, soprattutto da parte di chi rappresenta le istituzioni”.

“Sono stereotipi che ostacolano l’emancipazione femminile”, aggiunge, sottolineando quanto sia “grave che una donna in politica debba ancora difendersi non dalle critiche alle sue idee, ma dai giudizi sulla sua vita privata”.

Il nodo politico (e culturale)

La domanda è inevitabile: perché, nel 2024, una donna al potere deve ancora sentirsi dire che “senza figli” è meno credibile? Perché la sua dedizione al lavoro viene messa in discussione in base alla sua scelta (o non scelta) di maternità? Quella di Caniglia non è una battaglia isolata: è l’ennesimo segnale di quanto certi retaggi resistano, persino nelle stanze del potere. E mentre le istituzioni si mobilitano in coro, resta da chiedersi se servirà a qualcosa, o se domani un altro consigliere troverà il modo di ricordare a un’altra donna che, “essendo sola”, forse non conta abbastanza.

Arzano, task force contro la guida selvaggia

Arzano. Centauri senza casco, guida senza patente e assicurazioni scadute, oltre quaranta veicoli sottoposti chiave . Il bilancio delle attività della polizia locale.

Il resoconto delle attività della polizia locale a seguito di intensi controlli sul territorio é notevole, soprattutto per la guida senza casco ed assicurazione scaduta.

Nonostante il notevole impegno per la tutela ambientale per prevenire roghi e abbandono rifiuti, gli agenti della polizia locale di Arzano per diversi giorni hanno setacciato il territorio individuando e sanzionando gli utenti della strada indisciplinati.

Sicurezza stradale e rispetto delle norme del codice della strada gli obiettivi e a finire sotto chiave sono stati circa 40 veicoli, tra cui 17 moto.

Le violazioni riguardano la guida senza casco, senza assicurazione, revisione scaduta, guida con il cellulare, soste selvagge.

Il bilancio é di 7 patenti ritirate, 200 sanzioni contestate e oltre 30mila euro gli importi inflitti.

Tre persone sono state denunciate alla Procura della Repubblica in quanto i conducenti guidavano con veicolo già sotto sequestro ed il veicolo verrà confiscato.

L’obiettivo degli uomini diretti dal colonnello Biagio Chiariello é quello di garantire una maggiore sicurezza stradale.

Napoli, pusher inseguito e arrestato con due chili di  stupefacenti

Napoli – Prosegue senza sosta l’attività della Polizia di Stato contro lo spaccio di stupefacenti e la detenzione abusiva di armi nel centro cittadino. Nell’ambito dei servizi straordinari predisposti dalla Questura, nelle ultime 24 ore sono stati arrestati tre uomini, tutti con precedenti di polizia.

A finire in manette un 44enne napoletano e due 46enni di nazionalità marocchina, questi ultimi anche denunciati per soggiorno irregolare sul territorio nazionale.

L’inseguimento in scooter e i 2 chili di hashish

Il primo intervento è avvenuto in via San Cosmo Fuori Porta Nolana, dove gli agenti del Commissariato Vasto-Arenaccia hanno intercettato uno scooter condotto da un uomo con una voluminosa busta sulle gambe. All’alt intimato dai poliziotti, il conducente ha tentato la fuga, ma è stato fermato poco dopo in via Gian Battista Manzo.

Durante la perquisizione, l’uomo è stato trovato in possesso di circa 4.000 euro in contanti, suddivisi in banconote di vario taglio. All’interno della busta, gli agenti hanno rinvenuto 21 panetti di hashish, per un peso complessivo di circa 2 chilogrammi.

Crack ed eroina in piazza San Francesco di Paola

Sempre nel centro cittadino, un secondo intervento ha coinvolto una pattuglia dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico. In piazza San Francesco di Paola, i poliziotti hanno notato due uomini che, con fare sospetto, cedevo un involucro in cambio di denaro a una terza persona.

Bloccati immediatamente, i due sono stati trovati in possesso di nove involucri di crack e di 263 euro in contanti, ritenuti provento dell’attività di spaccio. L’acquirente, invece, aveva con sé un involucro di eroina appena acquistato.

I due spacciatori sono stati arrestati, mentre l’acquirente è stato segnalato amministrativamente per uso personale di stupefacenti.

L’azione delle forze dell’ordine conferma l’impegno della Questura nel presidiare il territorio, soprattutto nelle zone centrali della città, spesso teatro di microcriminalità legata al traffico di droga.

Morte del DJ Godzi a Ibiza: il padre ascoltato dalla Squadra Mobile di Napoli

Napoli– Si muove anche in Italia l’inchiesta sulla morte di Michele Noschese, il 35enne DJ napoletano noto come “Godzi”, deceduto lo scorso 19 luglio nella sua abitazione a Ibiza in circostanze ancora da chiarire. Oggi, il padre del giovane, Giuseppe Noschese, è stato ascoltato presso la Questura di Napoli dalla Squadra Mobile.

L’audizione del padre è avvenuta su delega della Procura di r, che ha aperto un procedimento sulla vicenda del DJ partenopeo. Secondo quanto emerso, Giuseppe Noschese ha ribadito agli investigatori le dichiarazioni già rese sull’isola delle Baleari, dove il figlio risiedeva

. Queste testimonianze sono state formalmente acquisite e confluiranno nel fascicolo aperto dagli inquirenti capitolini. La Procura di Roma ha competenza in materia di presunti delitti che coinvolgono cittadini italiani all’estero, un aspetto cruciale per fare piena luce sulla tragica scomparsa del DJ Godzi.

Napoli, la bomba di mercato di Sky: “Raspadori verso l’Atletico Madrid”

Napoli – Giacomo Raspadori, il nostro “Jack”, è nel mirino dell’Atletico Madrid! La bomba di mercato, lanciata da Gianluca Di Marzio di Sky Sport, scuote il cuore dei tifosi partenopei: i Colchoneros hanno fatto un sondaggio per l’attaccante classe 2000, con il Napoli che parte da una valutazione di 30 milioni più 5 di bonus, anche se un’intesa potrebbe trovarsi sui 25 più 5.

Dopo una stagione da protagonista nella cavalcata tricolore con Antonio Conte, Raspadori è un pezzo pregiato, e l’interesse di un club come l’Atletico fa gonfiare il petto di orgoglio.

Raspadori, con la sua tecnica, il suo fiuto per il gol e la sua intelligenza tattica, è stato un jolly fondamentale per il Napoli campione d’Italia. Anche senza essere un titolare inamovibile, ha lasciato il segno, dimostrando di poter brillare sia come punta che come trequartista.

La sua duttilità è oro colato per Conte, e il suo cuore napoletano – un ragazzo cresciuto con il sogno azzurro – è un valore che non si compra. L’interesse dell’Atletico Madrid, una corazzata europea, certifica il talento di Jack, ma fa anche scattare l’allarme tra i tifosi: perdere un giocatore così giovane e versatile sarebbe un duro colpo.

 

Napoli, “Uccisi dall’ingiustizia, non dal destino”: il grido del cardinale Battaglia per i tre operai morti 

Napoli – «Non è stato il destino, è stata l’assenza di regole. È stata l’ingiustizia che ha nomi e responsabilità». Con queste parole, forti e senza ambiguità, il cardinale di Napoli, Domenico Battaglia, ha voluto ricordare i tre operai morti tragicamente nel crollo avvenuto pochi giorni fa in un cantiere della città.

Un dramma che scuote le coscienze e che, secondo l’arcivescovo, non può essere archiviato come una fatalità.

Tra oggi e domani si celebrano i funerali delle vittime: questa mattina a Calvizzano, nella chiesa di San Giacomo, l’ultimo saluto a Ciro Pierro, 62 anni.

A Secondigliano, nella chiesa dei Santi Cosma e Damiano, le esequie di Luigi Romano, 67 anni, originario di Arzano. Domani sarà il turno di Vincenzo Del Grosso, 54 anni, che sarà accompagnato nel suo ultimo viaggio a Forcella.

Durante l’omelia funebre e in un messaggio accorato, il cardinale Battaglia ha puntato il dito contro un sistema che ancora oggi, nel 2025, continua a mettere a rischio la vita di chi lavora per sopravvivere.

«Tre uomini, tre lavoratori, tre storie spezzate mentre con dignità guadagnavano il pane – ha detto il prelato – erano su un cestello, poi è crollato tutto: il giorno, i sogni, le promesse. È crollato ancora una volta quel patto sacro tra lavoro e sicurezza, tra fatica e dignità».

Una denuncia dura, che richiama alle proprie responsabilità istituzioni, aziende e società civile. «Non possiamo fingere che si tratti solo di un tragico incidente – ha aggiunto – questi uomini sono stati uccisi da un’ingiustizia strutturale, da regole non rispettate, da controlli assenti, da chi mette il profitto sopra la vita. Non possiamo accettare che la morte sul lavoro diventi una notizia da dimenticare».

Battaglia ha invocato un impegno collettivo che vada oltre la commozione. «Il nostro lutto deve farsi lotta. Basta parole di circostanza. Basta appalti senza scrupoli. Basta con il lavoro nero che devasta dignità e vite. Il lavoro deve garantire la possibilità di vivere, non trasformarsi in condanna a morte».

Parole che risuonano come un appello alla città, alle istituzioni e alle coscienze: affinché tragedie come questa non si ripetano e affinché, una volta per tutte, venga rispettato il diritto sacrosanto di tornare a casa la sera, con le mani sporche, ma il cuore salvo.

Il borgo di Montesano si trasforma nel mondo di Pinocchio

Burattini che raccontano storie, trampolieri tra le vie antiche, giocolieri che sfidano l’equilibrio e il fuoco, mentre le note di una street band accompagnano i passi di grandi e piccoli immersi in un sogno ad occhi aperti.

È questo il cuore pulsante di “Pinocchio nel Borgo”, l’evento che ha trasformato il centro storico di Montesano sulla Marcellana in uno straordinario teatro diffuso. Dalla Cattedrale di Sant’Anna fino a Piazza Castello, le strade si popolano dei personaggi della celebre fiaba di Collodi, portati in scena da artisti di strada, attori e figuranti in un crescendo di emozioni e spettacoli dal vivo.

Un’iniziativa dal sapore fiabesco, che però guarda dritto alla valorizzazione culturale e turistica del territorio, come sottolinea il sindaco Giuseppe Rinaldi: “È un progetto che punta su una narrazione originale e inclusiva per far riscoprire le potenzialità del nostro borgo”.

L’evento culmina con “La ballata di Pinocchio”, spettacolo firmato Luigi Compagnone e portato in scena dalla compagnia La Cantina delle Arti: un’opera capace di far sognare e riflettere, in perfetto equilibrio tra poesia e intensità.

Il direttore artistico Enzo D’Arco non ha dubbi: “È un evento unico nel Vallo di Diano, pensato davvero per tutte le età. Pinocchio è un linguaggio universale, e oggi Montesano lo parla fluente”.

A completare l’esperienza, i profumi e i sapori de “L’Osteria del Gambero Rosso”, dove la cucina si ispira ai protagonisti della favola con piatti tematici: dal panino di Mangiafuoco ai fusilli di Geppetto, fino alle patatine di Lucignolo e al dolcissimo zucchero filato della Fata.

Malato di Alzheimer picchiato con bastone per farlo mangiare, quattro operatori a processo a Benevento

Un uomo di 68 anni, affetto da Alzheimer, originario di Ragusa, è tra le vittime principali dei gravi maltrattamenti scoperti in una RSA di Cerreto Sannita, nel Beneventano. Quattro operatori sociosanitari, due uomini e due donne, sono ora sotto processo davanti ai giudici del tribunale di Benevento, con l’accusa di avere infierito fisicamente e psicologicamente su ospiti fragili e non autosufficienti. Le violenze contestate, secondo quanto emerso dalle indagini chiuse lo scorso ottobre, includevano schiaffi, calci, insulti, tirate di capelli, ma anche minacce e vere e proprie torture psicologiche.

Nel caso di Salvatore Martorana, l’uomo siciliano affetto da Alzheimer, le aggressioni erano continue. Quando si rifiutava di mangiare, veniva colpito alla testa con un bastone, insultato con frasi umilianti e assurde come “ti tratto come un tonno nelle tonnare siciliane”. Il suo avvocato, Leonardo D’Erasmo, racconta un cambiamento drammatico: da persona solare, amante del teatro e del canto, Martorana si è trasformato in un uomo chiuso e spaventato, incapace di reagire anche a un semplice gesto di affetto, temendo nuove violenze.

La Procura di Benevento contesta agli imputati, già raggiunti da misure interdittive e divieti di avvicinamento, reati gravissimi. Il processo entrerà nel vivo a settembre, mentre i familiari del 68enne stanno valutando la costituzione di parte civile. “La qualità di uno Stato di diritto – ha sottolineato il legale – si misura da come vengono trattate le persone fragili, anziani e bambini. E quello che è successo in questa RSA è inaccettabile sotto ogni profilo umano e giuridico”.

Alpinista bloccato sulla parete ferrata del Monte Costa nell’Avellinese, salvato

Un attimo di disattenzione, un piede in fallo, e l’avventura in montagna si trasforma in un incubo a picco sul vuoto. È accaduto a Volturara Irpina, in provincia di Avellino, dove un alpinista è rimasto bloccato su una parete ferrata del Monte Costa dopo essere scivolato durante un’escursione.

L’uomo, isolato e impossibilitato a muoversi, è stato individuato e tratto in salvo dagli uomini del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza, la cosiddetta “polizia della montagna”, in un’operazione che ha richiesto manovre tecniche precise e sangue freddo. Dopo il recupero, avvenuto in totale sicurezza, i soccorritori hanno verificato le sue condizioni fisiche, fortunatamente buone.

L’intervento, coordinato e tempestivo, ha visto la collaborazione anche dei Vigili del Fuoco e del Soccorso alpino e speleologico della Campania. L’episodio, per fortuna a lieto fine, riporta l’attenzione sull’importanza della prudenza in montagna e sul lavoro silenzioso ma essenziale dei reparti specializzati nel salvataggio in ambiente estremo.

La Lega candida la mamma di Giogiò Cutolo alle regionali in Campania

Napoli – Un simbolo di lotta e riscatto per la Campania: Daniela Di Maggio, madre di Giovanbattista Cutolo, il giovane musicista di 24 anni assassinato a colpi di pistola il 31 agosto 2023 in Piazza Municipio a Napoli, è la candidata della Lega alle prossime elezioni regionali.

L’annuncio è arrivato oggi dal Senato, durante una conferenza stampa nella Sala Nassirya, dove il partito di Matteo Salvini ha presentato tre proposte di legge sulla sicurezza.

La scelta di Daniela Di Maggio, figura diventata emblema della battaglia contro la violenza e per la legalità dopo la tragica morte del figlio, detto “Giogiò”, è stata comunicata direttamente dal leader della Lega.

In un gesto simbolico, Salvini ha donato alla candidata la spilletta del partito con l’Alberto da Giussano, ricevendo in cambio un corno rosso, amuleto napoletano portafortuna. “Ne ho davvero bisogno, magari me lo porto pure in Cassazione”, ha scherzato il vicepremier, rompendo il clima solenne con una battuta.

L’omicidio di Giovanbattista Cutolo, freddato mentre cercava di sedare una lite davanti a una paninoteca, ha scosso l’opinione pubblica napoletana e non solo. La madre, Daniela, da quel giorno non si è mai fermata: dalla denuncia delle condizioni carcerarie che permettono ai detenuti di usare i social, come nel caso del giovane assassino di Giogiò, alla promozione della “Legge Giogiò”, proposta oggi in Senato per rafforzare la sicurezza e la giustizia.

La sua candidatura rappresenta un messaggio chiaro: la Lega vuole puntare su una figura che incarna il dolore di una comunità, ma anche la determinazione a cambiare le cose.

Tuttavia, la scelta non è esente da riflessioni critiche. La candidatura di Daniela Di Maggio, per quanto simbolica e carica di significato, potrebbe essere letta come un’operazione emotiva più che strategica, in un contesto regionale complesso come la Campania.

La Lega, che in passato ha faticato a radicarsi nel Sud, deve dimostrare che questa mossa non sia solo un tentativo di cavalcare l’onda emotiva, ma un impegno concreto per affrontare i problemi strutturali della regione, come la criminalità giovanile e la dispersione scolastica, che alimentano episodi come quello che ha strappato Giogiò alla sua famiglia.

La sfida per Di Maggio sarà tradurre il suo impegno personale in proposte politiche capaci di incidere davvero, senza rimanere intrappolata in una narrazione meramente simbolica.Ciononostante, la candidatura è un segnale forte per i cittadini campani: una madre che ha trasformato il lutto in azione si mette in gioco per cambiare le cose dall’interno.

La Lega scommette su di lei per portare avanti un’agenda incentrata sulla sicurezza e sulla legalità, temi che risuonano profondamente a Napoli e in tutta la regione. La strada verso le elezioni è appena iniziata, ma il nome di Daniela Di Maggio è già destinato a lasciare un segno

Raoul Bova denuncia Fabrizio Corona al Garante della Privacy per diffusione audio

Una linea di difesa che sa di sfida e vendetta legale: Raoul Bova ha deciso di dire basta all’umiliazione pubblica e ha depositato un reclamo formale al Garante della Privacy contro una serie di soggetti, tra cui spiccano nomi pesanti come Fabrizio Corona, Meta, Google, YouTube, TikTok, X, Ryanair, SSC Napoli e Torino FC. Secondo quanto anticipato da La Repubblica, l’attore contesta la “diffusione illecita, strumentalizzazione e ridicolizzazione di un contenuto personale e riservato”, che lo ha trasformato, suo malgrado, in bersaglio del gossip e della gogna digitale.

A rappresentarlo è una figura tutt’altro che neutrale: l’avvocato Annamaria Bernardini de Pace, celebre matrimonialista e sua ex suocera, che ha spiegato così la scelta: “È uno strumento che la legge offre. E Raoul ha fatto ciò che è giusto: ha denunciato, come si deve fare, senza cedere al ricatto”.

Una mossa clamorosa, che coinvolge piattaforme globali, club sportivi e nomi del jet-set mediatico, e che potrebbe aprire un precedente rilevante nel rapporto tra privacy, celebrità e diritto all’immagine. Raoul Bova, silenzioso fino a oggi, lancia un messaggio chiaro: i confini della riservatezza non sono terra di nessuno, nemmeno per i potenti del web.

Napoli, topo tra i passeggeri a Capodichino: il video fa il giro del web

Napoli – Un topo che si aggira indisturbato tra le sedie dell’area attesa all’aeroporto di Capodichino. È bastato un breve video girato con un cellulare a scatenare indignazione, paura e polemiche.

Le immagini, diventate rapidamente virali su WhatsApp e sui social, mostrano chiaramente il roditore muoversi tra i viaggiatori, alcuni dei quali si alzano di scatto, visibilmente allarmati.

Un episodio che arriva in un momento particolarmente delicato per lo scalo partenopeo, in questi giorni letteralmente preso d’assalto da migliaia di turisti e viaggiatori, e che rappresenta un duro colpo per l’immagine della città e della sua principale porta d’accesso.

In una stagione in cui Napoli registra numeri record in termini di flussi turistici, una scena del genere rischia di offuscare gli sforzi fatti per migliorare l’accoglienza e la reputazione del territorio.

Nel video, di pochi secondi e girato probabilmente nelle ore serali, non si notano interventi immediati da parte del personale addetto alla sicurezza o alla pulizia. Un’assenza che ha acceso il dibattito sull’igiene e la gestione dello scalo, uno dei più importanti del Sud Italia.

A confermare l’autenticità del filmato, anche alcune segnalazioni raccolte all’interno dello stesso aeroporto. «Non è la prima volta – ha raccontato un operatore dello scalo – soprattutto di sera, quando le sale si svuotano, capita di vedere dei roditori. Non mi sorprende che qualcuno li abbia filmati».

La vicenda ha suscitato l’intervento del deputato dell’Alleanza Verdi–Sinistra, Francesco Emilio Borrelli, che ha chiesto chiarimenti ufficiali alle autorità aeroportuali e sollecitato un’immediata bonifica.

«Scene del genere sono inaccettabili in una città civile – ha dichiarato Borrelli – Capodichino è il biglietto da visita di Napoli, la prima immagine che milioni di turisti portano con sé. Se confermato, questo episodio rappresenta un segnale preoccupante. Serve un intervento urgente, non solo per rimuovere il problema, ma per prevenirlo con controlli, pulizia e vigilanza costante».

Un episodio che, al di là dell’impatto mediatico, riaccende i riflettori sulla necessità di una gestione più attenta e trasparente degli spazi pubblici, soprattutto in un momento in cui l’appeal turistico della città vive una fase di forte espansione. Un topo tra i viaggiatori non può e non deve diventare simbolo di un aeroporto internazionale.

Caserta, scoperta piantagione di stupefacenti a Caiazzo: arrestati padre e figlio

Una piantagione ben nascosta, recintata con filo elettrico, dotata di impianto di irrigazione e difesa da una pistola semiautomatica pronta a fare fuoco: è questo lo scenario che si sono trovati davanti i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Caserta durante un blitz nella zona rurale di Caiazzo, piccolo comune alle porte della città.

L’operazione, scattata nella tarda mattinata di ieri, è il risultato di alcuni giorni di appostamenti e sorveglianza condotta anche con l’ausilio di un drone del Comando Provinciale. Proprio dall’alto i militari hanno individuato l’appezzamento sospetto, dove tra la vegetazione emergevano chiaramente le sagome di numerose piante di marijuana. All’arrivo delle forze dell’ordine, padre e figlio, di 69 e 29 anni, entrambi originari di Caiazzo e già noti alle autorità, sono stati colti in flagranza.

All’interno del terreno, ben delimitato e attrezzato per la coltivazione, sono state contate 76 piante di cannabis alte circa un metro e mezzo, pronte per la raccolta. Ma la sorpresa più inquietante è arrivata durante la perquisizione: nascosta dentro un bidone in plastica, i carabinieri hanno rinvenuto una pistola semiautomatica con matricola abrasa e colpo in canna, completa di caricatore con 15 proiettili.

Tutto il materiale è stato sottoposto a sequestro penale, compresa l’arma clandestina. Per i due uomini sono scattati gli arresti domiciliari con le accuse di coltivazione di sostanza stupefacente, detenzione illegale di arma, munizionamento e ricettazione. Un’operazione che conferma l’efficacia del controllo del territorio anche grazie alla tecnologia, e riporta l’attenzione su come spesso, anche in piccoli centri rurali, si nascondano attività criminali ben organizzate.