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Fiorella Mannoia in tournée in Campania: quattro imperdibili concerti ad agosto

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Dopo il successo delle serate sold out alle Terme di Caracalla, Fiorella Mannoia torna a incantare il pubblico con il suo tour “Fiorella Sinfonica – Live con orchestra”, che nelle prossime settimane farà tappa in quattro location d’eccezione in Campania.

Si parte il 13 agosto all’Arena dei Pini di Baia Domizia (Caserta), per proseguire il 14 agosto nella splendida cornice di Villa Matarazzo a Santa Maria di Castellabate (Salerno). Il 18 agosto sarà la volta dell’Arena Negombo a Ischia, mentre il 25 agosto la cantautrice romana chiuderà il mini-tour campano in Piazza Cardinal Pacca a Benevento, nell’ambito della rassegna Benevento Città Spettacolo.

Accompagnata dall’Orchestra Sinfonica Saverio Mercadante di Altamura, diretta dal maestro Rocco De Bernardis, Fiorella Mannoia proporrà un viaggio musicale tra i suoi grandi successi, riarrangiati in chiave sinfonica, senza dimenticare i brani del suo ultimo album, “Disobbedire”, uscito lo scorso novembre.

Un disco che, tra melodie intense e testi impegnati, conferma l’artista come una delle voci più autorevoli della musica italiana, capace di coniugare arte e impegno sociale.

Un’occasione da non perdere per gli appassionati, che potranno immergersi nell’universo poetico e musicale di un’artista che non smette di emozionare.

Reggia di Caserta, il museo aperto anche a Ferragosto: visite, mostre e natura per tutta l’estate

Caserta – Ferragosto e tutta l’estate alla scoperta della Reggia di Caserta. Il complesso monumentale vanvitelliano, patrimonio UNESCO e fiore all’occhiello del Ministero della Cultura, resterà aperto per tutto il periodo estivo, con l’unica eccezione del martedì, giorno di chiusura settimanale.

Gli orari di visita
Il pubblico potrà accedere agli spazi museali secondo i seguenti orari:

Appartamenti Reali: dalle 8.30 alle 19.00 (ultimo ingresso alle 18.15)

Cappella Palatina: dalle 8.30 alle 18.15 (ultimo ingresso alle 18.10)

Parco Reale: dalle 8.30 alle 19.00 (ultimo ingresso alle 18.00)

Giardino Inglese: dalle 8.30 alle 18.00 (ultimo ingresso alle 17.00)

Un’occasione imperdibile per chi trascorrerà il mese di agosto in Campania o desidera fare tappa in uno dei luoghi simbolo della storia e dell’arte italiana.

“Terzo Paradiso”: l’arte di Michelangelo Pistoletto nel Bosco Vecchio

Tra le attrazioni principali dell’estate alla Reggia, spicca l’installazione “Terzo Paradiso” dell’artista Michelangelo Pistoletto, inaugurata lo scorso giugno nel cuore del Bosco Vecchio. L’opera, pensata come spazio di meditazione e rigenerazione, si estende per 25 metri di lunghezza e 10 di larghezza, ed è realizzata con legni naturali e materiali lapidei storici, in un’area ombreggiata e silenziosa del Parco.

Natura da portare a casa: piante e botanica storica

La Reggia propone anche un’esperienza più “green” e concreta: presso Le Serre di Graefer (nel Giardino Inglese) e l’ex casa di guardia di Ercole (all’inizio della Via d’Acqua), i visitatori possono acquistare piante rare – sia esemplari autoctoni che specie esotiche – coltivate secondo i cataloghi ottocenteschi del giardino botanico del Museo Verde.

Ultime settimane per la mostra “Metawork”

Fino al 1° settembre, è inoltre visitabile la mostra “Metawork – Michelangelo Pistoletto alla Reggia di Caserta”, allestita negli spazi della Gran Galleria. Il progetto invita a riflettere sulle differenze come patrimonio comune, sulla responsabilità collettiva e sul rapporto sempre più attuale tra umanità e intelligenza artificiale.

Una visita alla r quest’estate non è solo un viaggio nel passato, ma anche un’immersione nella natura, nell’arte contemporanea e nella bellezza senza tempo di uno dei siti più affascinanti d’Italia.

Cyber Security Foundation compie tre anni: “Realtà riconosciuta che guarda al mondo”

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Roma – “A tre anni dalla nascita della Cyber Security Foundation, possiamo dire di aver costruito una realtà solida, indipendente, riconosciuta dalle Istituzioni e capace di aggregare le migliori competenze italiane in ambito digitale.

Nata come prima fondazione no profit dedicata alla sicurezza informatica, oggi la nostra missione continua con ancora maggiore determinazione: rafforzare la consapevolezza sui rischi del cyberspazio, formare cittadini e professionisti, sostenere l’innovazione e promuovere una cultura della sicurezza digitale aperta e inclusiva”. Così Marco Gabriele Proietti, fondatore e presidente della Cyber Security Foundation, in occasione dei tre anni della Fondazione.

“In questi anni- prosegue Proietti- abbiamo realizzato convegni in sedi istituzionali, attivato un master universitario, lanciato un’Academy, finanziato borse di studio e avviato progetti formativi nelle scuole italiane.

Abbiamo dato vita a un Centro Studi sulla relazione tra cybersicurezza e sostenibilità ambientale, avviato percorsi dedicati alle persone con disabilità e abbiamo, infine, iniziato un dialogo con la Camera Penale di Roma per un progetto specifico nelle carceri. Il 2025- aggiunge- ha rappresentato un anno di svolta, segnato soprattutto da un forte slancio verso l’internazionalizzazione.

Tra le tappe più significative il riconoscimento ufficiale della Fondazione presso l’Ue, con la registrazione nel Registro per la trasparenza del Parlamento e della Commissione europea. Un passaggio cruciale che ci ha permesso di intensificare il dialogo istituzionale anche a livello comunitario”.

Continua Proietti: “Agli incontri negli Stati Uniti e in Qatar si è aggiunta poi la partecipazione all’ultima edizione del CyberSec, dove ci siamo confrontati con rappresentanti governativi italiani ed europei su temi strategici: dall’intelligenza artificiale alla crittografia post-quantistica, dalla geopolitica del cyberspazio alla protezione dei dati.

In parallelo, abbiamo potenziato il progetto educativo con Polizia Postale – con cui abbiamo anche siglato un protocollo di intesa – con anche il supporto dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (Acn), portando nelle scuole italiane incontri formativi sulle minacce digitali e sull’uso consapevole delle tecnologie.

Abbiamo inoltre consolidato la nostra attività nel settore della ricerca e sviluppo, contribuendo alla pubblicazione del primo Cyber Security Report, che fotografa il panorama delle minacce informatiche in Italia e conferma la crescente esposizione del Paese ad attacchi DDoS e ransomware”.

Da Proietti, quindi, “un ringraziamento sentito va a tutti i componenti della Fondazione e ai partner che in questi tre anni hanno condiviso con noi visione, impegno e responsabilità. Nel prossimo triennio vogliamo rafforzare ulteriormente la nostra presenza fuori dai confini nazionali, costruendo una rete internazionale di confronto e cooperazione.

Continueremo a lavorare in sinergia con le istituzioni, le università, le imprese e il mondo della formazione, perché solo unendo le forze è possibile affrontare le sfide complesse della transizione digitale e della sicurezza nel XXI secolo”, conclude Proietti.

Rimessaggio abusivo a Capodimonte: sequestrata cava di tufo trasformata in cantiere navale

Napoli– Una cava di tufo, un tempo silenziosa, era stata trasformata in un cantiere navale abusivo. È quanto scoperto dagli agenti della Polizia Locale di Napoli, che hanno sequestrato un intero rimessaggio per imbarcazioni situato in una cavità sotterranea sulla collina di Capodimonte.

L’operazione è scattata in seguito alle segnalazioni dei residenti, che da giorni lamentavano un forte odore chimico, soprattutto nelle ore serali. Le indagini della Polizia Giudiziaria e Ambientale hanno portato alla scoperta dell’attività illecita.

All’interno della cava, gli agenti hanno trovato un uomo, già noto alle forze dell’ordine, intento a svolgere lavori di manutenzione e verniciatura su un’imbarcazione.

Le verifiche hanno rivelato che l’intera attività era priva di qualsiasi autorizzazione: non solo per l’utilizzo della cavità, ma anche per la gestione dei rifiuti speciali e per le immissioni in atmosfera, particolarmente pericolose in un luogo sotterraneo. Ad aggravare la posizione dell’uomo, la scoperta di un allaccio abusivo alla rete elettrica pubblica, utilizzato per alimentare il cantiere.

L’uomo è stato denunciato all’autorità giudiziaria per i reati commessi, mentre l’intera area è stata posta sotto sequestro. L’episodio mette in luce la gravità di certe attività illecite, che non solo danneggiano il patrimonio naturalistico e storico della città, ma rappresentano anche un serio pericolo per l’ambiente e la salute pubblica.

Addio a Marco Bonamico, leggenda del basket italiano e simbolo della Virtus Bologna

Il basket italiano perde uno dei suoi simboli più amati: Marco Bonamico è morto all’età di 68 anni all’ospedale Bellaria di Bologna, dove era ricoverato da tempo. Per tutti era “il Marine”, un soprannome che ne sintetizzava l’essenza: determinazione, fisicità, spirito da combattente. Ala di 2.01 metri, nato a Genova, Bonamico ha segnato gli anni d’oro della pallacanestro italiana, diventandone uno degli interpreti più iconici tra gli anni ’70 e ’80.

Con la maglia della Virtus Bologna ha vissuto la parte più gloriosa della sua carriera, portando a casa due scudetti – tra cui quello della stella nel 1984 – e due Coppe Italia. Ma è stato anche protagonista in maglie prestigiose come Fortitudo, Siena, Milano, Napoli, Forlì e Udine, dimostrando ovunque il suo valore e la sua capacità di adattarsi a ogni contesto. È stato tra i primi in Italia ad abbracciare la rivoluzione del tiro da tre punti, padroneggiandolo con una precisione moderna e intuitiva, simbolo di un’evoluzione del gioco che lui ha saputo vivere da protagonista.

In Nazionale è stato un leader silenzioso ma fondamentale. Con 151 presenze e 777 punti, ha contribuito a scrivere alcune delle pagine più belle della storia azzurra: l’argento olimpico a Mosca nel 1980 e l’oro europeo a Nantes nel 1983. Momenti che lo hanno consacrato tra i grandi del basket italiano, guidando con carisma e spirito competitivo.

Anche dopo aver appeso le scarpe al chiodo, Bonamico non ha mai lasciato il basket. È stato voce e volto della pallacanestro in tv come commentatore tecnico Rai, accompagnando con competenza e passione anche la nazionale argento ad Atene 2004. Ha ricoperto ruoli chiave nella governance del movimento, come presidente della GIBA e della Legadue, impegnandosi per i diritti dei giocatori e per la crescita del basket in tutte le sue forme, compreso il 3×3, di cui è stato un convinto sostenitore.

Il mondo del basket piange un uomo che ha dato tutto a questo sport. Il presidente FIP Giovanni Petrucci ha espresso il cordoglio dell’intera comunità cestistica italiana. Commosso il saluto della Virtus Bologna, che in lui ha visto un eroe e una bandiera. Le parole di Renato Villalta, suo storico compagno di squadra, riassumono il vuoto lasciato: “Perdo un amico, un fratello”.

Mazzocchi dopo il pari con la Casertana: “Non vincere disturba. Il mio futuro? Si vedrà”

Non è bastato un gol di Politano al Napoli per avere la meglio sulla Casertana nell’amichevole di Castel di Sangro, ma c’è chi guarda oltre il risultato. Pasquale Mazzocchi, ai microfoni di Sky Sport, ha raccontato l’umore dello spogliatoio azzurro: “Noi vogliamo sempre vincere, non riuscirci ci disturba. Ma stiamo lavorando tanto, questi sono test importanti. Il gruppo sta dando il massimo e i carichi si sentono. A partire dalla prossima gara vogliamo fare di più”.

Mazzocchi, schierato da Conte anche in posizione centrale in difesa, ha parlato della nuova stagione come una conferma di quella precedente, sottolineando come la solidità difensiva resti il fulcro del progetto tecnico: “Quello che abbiamo fatto lo scorso anno lo stiamo ripetendo ora. La fase difensiva è il cuore del Napoli anche in questa stagione. In ritiro stiamo lavorando per migliorare le lacune”.

Un passaggio doveroso anche sull’amore del pubblico, che non manca mai nemmeno nelle amichevoli precampionato: “Chi arriva a Napoli rimane sempre sorpreso: abbiamo una delle migliori tifoserie del mondo. I nostri sostenitori ci accompagnano ovunque e ci danno forza”. Sul futuro personale, Mazzocchi non si sbilancia ma fa capire che la concentrazione è tutta sul presente: “Sono sereno e concentrato sul lavoro, in ogni singolo allenamento. Poi si vedrà”.

Napoli, finisce 1-1 l’amichevole con la Casertana. A segno Politano, torna in campo McTominay

Finisce 1-1 l’amichevole tra Napoli e Casertana, disputata in un caldo mattino allo stadio Patini di Castel di Sangro, davanti a una cornice di pubblico carica di entusiasmo. Antonio Conte ha approfittato del test per mettere minuti nelle gambe di chi aveva avuto meno spazio e provare soluzioni inedite, anche al limite del consueto: come Mazzocchi al centro della difesa o Lukaku titolare supportato da Politano e Sgarbi.

Il primo tempo si apre a ritmo blando. Lukaku cerca la porta dopo pochi minuti ma trova Zanellati pronto. Poi, al 35’, un errore di Zanoli regala alla Casertana il vantaggio: Vano svetta di testa e non perdona. La risposta arriva prima dell’intervallo, al 43’: Matteo Politano si inventa una perla, salta due uomini e con un sinistro chirurgico sigla il pareggio.

Nel secondo tempo spazio alle rotazioni. Conte lancia McTominay, finalmente in campo dopo lo stop accusato durante il ritiro sulle Dolomiti, insieme a Gilmour, Lang e Marianucci. Lo scozzese si prende applausi e sfiora due volte il gol, sempre di testa, confermando che il recupero procede nella giusta direzione.

Tanti assenti tra i titolari, da Olivera a Buongiorno, fino a Juan Jesus, ancora alle prese con acciacchi e gestione fisica. Ma per Conte la vera notizia è che i test continuano, e il Napoli comincia a delineare le sue alternative in vista della stagione. Anche se il pareggio con una formazione di Serie C accende qualche campanello, soprattutto dietro. Nel pomeriggio, la squadra è tornata subito al lavoro.

Camorra, sequestrate tre tabaccherie nel Casertano: profitti milionari per i clan

Caserta – Un nuovo colpo al patrimonio illecito della camorra nel Casertano. I carabinieri del Comando Provinciale di Caserta, su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia, hanno eseguito un maxi sequestro preventivo di tre rivendite di tabacchi, per un valore complessivo stimato di circa un milione di euro.

Il provvedimento riguarda sette indagati, tra cui figura un uomo già condannato in primo e secondo grado per concorso esterno in associazione mafiosa, ritenuto vicino al clan Amato, attivo a Santa Maria Capua Vetere e federato con il clan dei Casalesi.

Tabaccherie come fonte di riciclaggio e guadagni per la camorra

L’indagine, condotta dai carabinieri della compagnia di Santa Maria Capua Vetere e del Nucleo Investigativo di Caserta, ha riguardato il periodo compreso tra gennaio 2021 e dicembre 2022.

Secondo gli inquirenti, il principale indagato avrebbe intestato fittiziamente le attività commerciali a prestanome, nel tentativo di evitare sequestri o misure di prevenzione patrimoniale. Di fatto, però, continuava a gestirle e a incassarne i profitti, una parte dei quali sarebbe stata destinata alle casse dei clan camorristici.

Monopolio delle slot e controllo del territorio

Dalle indagini è emerso anche un altro fronte di interesse criminale: l’uomo avrebbe procurato al clan slot machine da installare in regime di monopolio in diversi esercizi commerciali di Santa Maria Capua Vetere.

Un’attività che, secondo gli inquirenti e già confermata in precedenti sentenze, avrebbe prodotto ingenti introiti, confluiti nei circuiti economici della criminalità organizzata, alimentando un sistema di potere e controllo del territorio.

I reati contestati e i territori coinvolti

Il decreto di sequestro è stato eseguito nei comuni di Santa Maria Capua Vetere e Bellona. Agli indagati è contestato, a vario titolo, il reato di trasferimento fraudolento di valori, una delle condotte tipiche per eludere i controlli antimafia e garantire la continuità economica delle attività criminali sotto copertura.

Le indagini proseguono per accertare ulteriori responsabilità e ricostruire i canali di riciclaggio e finanziamento dei clan.

Camion salta la barriera in autostrada: tre morti e diciotto feriti

L’autostrada A1 si è trasformata in una scena di devastazione questa mattina, poco dopo le 11:00, quando un tragico maxi-incidente ha causato la morte di tre persone e il ferimento di altre diciotto.

La strage è avvenuta nel tratto compreso tra Arezzo e Valdarno, in direzione nord, in un punto che è diventato un inferno di lamiere contorte e sirene spiegate.

L’incidente, la cui dinamica è ancora al vaglio delle forze dell’ordine, ha visto coinvolti diversi veicoli: un mezzo pesante, un camper, tre automobili e, tragicamente, un’ambulanza.

Secondo le prime ricostruzioni, un autotreno avrebbe perso il controllo, sfondando lo spartitraffico e invadendo la carreggiata opposta, scatenando una reazione a catena che non ha lasciato scampo a chi sopraggiungeva.

Le tre vittime accertate viaggiavano tutte a bordo dell’ambulanza della Misericordia di Terranuova Bracciolini. Un bilancio drammatico che solleva ancora una volta interrogativi sulla sicurezza stradale e, in particolare, sul comportamento alla guida in autostrada.

Le tre vittime viaggiavano a bordo di un ambulanza

La velocità eccessiva, la distrazione e il mancato rispetto delle distanze di sicurezza sono spesso i principali fattori di rischio in incidenti di questa portata, specialmente su arterie ad alta percorrenza come l’A1, dove anche una minima disattenzione può avere conseguenze devastanti.

La macchina dei soccorsi si è attivata immediatamente con il protocollo di maxiemergenza. Sul posto sono intervenuti due elicotteri, Pegaso 1 e Pegaso 3, oltre a squadre sanitarie, automediche e infermieristiche. I vigili del fuoco hanno lavorato incessantemente con diverse squadre e un’autogru per liberare le persone intrappolate e mettere in sicurezza l’area.

Il tratto autostradale è stato chiuso al traffico, provocando code e disagi, ma la priorità resta il salvataggio dei feriti. Tra di loro, un codice rosso, quattro gialli e dieci verdi, un quadro che testimonia la gravità dell’impatto. Le indagini sono in corso per fare piena luce sulle cause dell’incidente e sulle eventuali responsabilità.

La piaga degli incidenti stradali e il fattore velocità

Il tragico evento sull’A1 non è un caso isolato, ma si inserisce in un quadro nazionale che vede le autostrade come teatro di frequenti e spesso fatali incidenti. La velocità eccessiva rimane uno dei principali fattori di rischio.

Nonostante i limiti imposti e i controlli, molti automobilisti continuano a sfrecciare a velocità sostenute, sottovalutando i pericoli che ne derivano. In autostrada, una frazione di secondo può fare la differenza tra la vita e la morte, soprattutto quando un mezzo pesante perde il controllo.

La prevenzione e il rispetto delle regole sono l’unica via per ridurre questi eventi. L’educazione stradale, unita a un monitoraggio costante e a sanzioni più severe, potrebbe contribuire a una maggiore consapevolezza.

La strada, soprattutto se si tratta di un’autostrada, non perdona la fretta e la distrazione. L’incidente odierno, con il suo doloroso bilancio, è un monito che non può e non deve essere ignorato.

Stangata da 1 milione di euro a SHEIN: Antitrust sanziona i messaggi ambientali ingannevoli

Roma – L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha inflitto una sanzione da 1 milione di euro alla società Infinite Styles Services Co. Ltd, che gestisce in Europa le attività online del colosso cinese della moda SHEIN, per aver diffuso informazioni ambientali fuorvianti e omissive nella promozione dei propri capi di abbigliamento.

Al centro del provvedimento dell’Antitrust ci sono una serie di “green claim” – ossia dichiarazioni a sfondo ambientale – veicolati attraverso il sito it.shein.com e altre pagine web informative o promozionali.

Secondo l’AGCM, tali messaggi sarebbero stati vaghi, generici o eccessivamente enfatizzati in alcuni casi, ingannevoli o parziali in altri.

Le sezioni nel mirino: #SheinTheKnow, evoluShein e Responsabilità Sociale
In particolare, i riflettori dell’Autorità si sono concentrati sulle sezioni #SheinTheKnow, “evoluShein by Design” e “Responsabilità sociale”, in cui l’azienda dichiarava di adottare pratiche sostenibili e utilizzare materiali riciclabili.

Le asserzioni relative alla “progettazione di un sistema circolare” o alla riciclabilità dei prodotti sono state giudicate false o comunque confusionarie, in grado di fuorviare i consumatori sull’impatto ambientale reale dell’azienda e dei suoi articoli.

La linea “evoluShein by Design”, ad esempio, è stata presentata come sostenibile grazie all’impiego di fibre “green”, senza però specificare in maniera chiara quali benefici concreti apporti all’ambiente, né indicare che tale collezione rappresenta una porzione marginale rispetto alla produzione totale di SHEIN.

Secondo l’Autorità, i messaggi diffusi sono tali da indurre i consumatori a credere erroneamente che i capi evoluShein siano interamente riciclabili e realizzati esclusivamente con materiali ecosostenibili, affermazione che non trova riscontro nei fatti, vista la composizione mista delle fibre utilizzate e l’attuale inefficienza dei sistemi di riciclo.

Promesse sul clima? “Generiche, vaghe e contraddette dai fatti”

Anche gli annunci relativi agli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra sono stati bollati come poco credibili e privi di concretezza. SHEIN aveva dichiarato l’intenzione di ridurre del 25% le proprie emissioni entro il 2030 e di azzerarle entro il 2050. Tuttavia, i dati effettivi – sottolinea l’AGCM – mostrano un incremento delle emissioni nel biennio 2023-2024, smentendo di fatto le promesse fatte alla clientela.

Il contesto: un dovere di trasparenza ancora più forte

Nel motivare la sanzione, l’Antitrust ha evidenziato il particolare dovere di diligenza che grava su SHEIN, in quanto operatore leader nel settore del “fast fashion”, un comparto caratterizzato da pratiche produttive ad altissimo impatto ambientale e consumi “usa e getta”.

Il rischio, secondo l’AGCM, è che le campagne di comunicazione ambientale di SHEIN alimentino un fenomeno di greenwashing, mascherando con retorica sostenibile una realtà produttiva inquinante e insostenibile.

Il provvedimento conferma la linea dura dell’Autorità verso le pratiche scorrette nel marketing ambientale, in un periodo in cui la sensibilità ecologica dei consumatori è in crescita e rappresenta un potente motore di scelta d’acquisto.

Napoli Capitale Europea dello Sport 2026, aperti i primi bandi comunali per realtà sportive

Il cammino verso Napoli Capitale Europea dello Sport 2026 è ufficialmente iniziato. Il Comune di Napoli ha pubblicato i primi due bandi pubblici che danno il via al programma di eventi e attività sportive che animeranno l’intero 2026.

Il primo bando è destinato alla ricerca di sponsor, aziende o soggetti interessati a sostenere le iniziative culturali e sportive promosse dal Comune. Una chiamata al mondo imprenditoriale per contribuire a un progetto che intende portare la città sotto i riflettori internazionali, valorizzando lo sport come strumento di inclusione e rigenerazione sociale. Le domande dovranno essere presentate entro il 31 ottobre 2025.

Il secondo bando apre le porte a tutto l’associazionismo sportivo, rivolgendosi ad associazioni, società dilettantistiche, federazioni ed enti di promozione sportiva. L’obiettivo è raccogliere proposte progettuali e selezionare manifestazioni da inserire nel programma ufficiale di Napoli 2026. Il termine per partecipare è fissato al 10 novembre 2025.

“Il nostro progetto di sport come grande strumento di inclusione è stato premiato a livello europeo – ha dichiarato Emanuela Ferrante, assessora allo Sport e alle Pari Opportunità –. Il titolo di Capitale Europea dello Sport rappresenta una vetrina internazionale prestigiosa e sarà un volano per la crescita economica, sociale e turistica della città.”

Con questi bandi, Napoli non solo avvia il percorso amministrativo che porterà al grande evento del 2026, ma soprattutto apre la sfida e l’entusiasmo a tutte le realtà del territorio. Un’occasione concreta per scrivere insieme un anno di sport, cultura, partecipazione e orgoglio cittadino.

Due operai morti e 2 feriti in due incidenti sul lavoro

Santa Maria di Sala (Venezia) e Vaiano (Prato) sono oggi i nomi da aggiungere alla lunga lista nera degli incidenti sul lavoro in Italia.

Due giovani operai, di 30 e 20 anni, hanno perso la vita cadendo in una cisterna per residui biologici mentre erano impegnati nella pulizia di una fossa. Nonostante l’arrivo dei soccorsi, per loro non c’è stato scampo: i vigili del fuoco hanno recuperato i corpi senza poter fare altro che constatare il tragico epilogo.

Poche ore prima, a 300 km di distanza, era stato registrato un altro dramma: in una tintoria di Prato, un operaio pakistano di 31 anni è stato investito da un getto di acqua e candeggina bollente, riportando ustioni gravissime.

Un collega che ha tentato di soccorrerlo è rimasto ferito a sua volta, anche se in modo meno serio. L’uomo è stato trasferito d’urgenza al centro ustionati di Pisa, mentre i carabinieri e i tecnici della Asl indagano per capire come sia potuto accadere.

Un’estate di sangue che non accenna a fermarsi

Questi due episodi non sono che l’ultimo capitolo di una stagione funesta per i lavoratori italiani, dove gli incidenti mortali sembrano ormai una tragica routine. Le cause? Macchinari obsoleti, mancata manutenzione, formazione insufficiente e, troppo spesso, una cultura della sicurezza che esiste solo sulla carta.

Quello di oggi è un bollettino di guerra che si ripete con una frequenza inaccettabile. E mentre le istituzioni promettono controlli e inasprimenti delle sanzioni, i numeri continuano a raccontare una realtà spietata: ogni giorno c’è qualcuno che non torna a casa.

La domanda è sempre la stessa: quando smetteremo di contare i morti e inizieremo davvero a prevenirli?

Capodimonte, scoperta officina abusiva in una cavità tufacea: sequestrata rimessa per barche

Sulla sommità verde di Capodimonte, là dove la città si affaccia sul silenzio e sulla storia, una cavità tufacea è diventata il teatro di un’attività totalmente abusiva. Un uomo, già conosciuto alle forze dell’ordine per precedenti di polizia, aveva trasformato una cava in una rimessa per imbarcazioni, operando senza alcuna autorizzazione e ignorando le più basilari norme ambientali.

Il blitz della Polizia Locale – Unità Operativa di Polizia Giudiziaria e Ambientale – è scattato dopo le ripetute segnalazioni di residenti infastiditi da un pungente odore chimico che, soprattutto di sera, invadeva la zona. L’attività investigativa ha condotto alla scoperta dell’insolito cantiere: al momento del controllo, l’uomo era intento a verniciare un natante, ignaro dell’arrivo degli agenti.

Le verifiche hanno svelato uno scenario da manuale dell’abusivismo: nessuna autorizzazione per l’attività, gestione illecita di rifiuti speciali, immissioni incontrollate in atmosfera e, come se non bastasse, un allaccio abusivo alla rete elettrica pubblica. L’intera area è stata posta sotto sequestro e l’uomo deferito all’autorità giudiziaria.

Ancora una volta, il degrado ambientale e la mancanza di scrupoli trovano terreno fertile nella zona collinare, dove la bellezza del paesaggio viene talvolta violata da attività illegali che mettono a rischio la salute pubblica e l’equilibrio del territorio. Ma la risposta delle istituzioni, in questo caso, è arrivata puntuale, grazie alla collaborazione tra cittadini e forze dell’ordine.

Napoli, controlli ambientali al Policlinico Federico II: sequestri e denunce per gestione illecita di rifiuti

Napoli – Un intervento delicato, in una delle più importanti strutture sanitarie pubbliche del Mezzogiorno.

Il Nucleo Carabinieri Forestale di Napoli, nell’ambito delle attività di contrasto ai reati ambientali, ha eseguito un controllo mirato all’interno del polo universitario e ospedaliero del Policlinico Federico II, accertando gravi irregolarità nella gestione dei rifiuti sanitari e nello smaltimento delle acque reflue.

Un’operazione che si inserisce in un più ampio piano di monitoraggio degli impianti di depurazione e dei sistemi di scarico, ma che – in questo caso – ha richiesto particolare attenzione, considerando la complessità della struttura ispezionata: al suo interno, infatti, convivono l’Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico Federico II, la Facoltà di Scienze Biologiche, il centro CEINGE di Biotecnologie Avanzate e le residenze ADISURC per gli studenti.

Scarichi non autorizzati e rifiuti ospedalieri esposti

Dalle verifiche eseguite dai militari è emerso che l’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II risultava autorizzata allo scarico in pubblica fognatura esclusivamente per le acque dei servizi igienici e quelle di condensa, secondo quanto stabilito dall’Ente Idrico Campano.

Tuttavia, l’analisi dell’impianto di depurazione ha rivelato la presenza di rifiuti non compatibili con tale autorizzazione.

Cerotti, garze, residui alimentari delle mense, ma anche siringhe e provette sono stati rinvenuti nella vasca finale di filtraggio, a pochi passi dal punto di immissione nella rete fognaria. Un’anomalia che ha portato i Carabinieri a classificare le acque reflue come “industriali” – categoria soggetta a un regime autorizzativo differente e, in questo caso, non in possesso della struttura sanitaria.

Rifiuti pericolosi all’aperto e in contenitori inadeguati

La seconda criticità emersa riguarda l’area di stoccaggio dei rifiuti ospedalieri, condivisa tra il Policlinico Federico II e l’Azienda Ospedaliera Universitaria Vanvitelli: circa 250 metri quadrati in cui i militari hanno trovato contenitori non sigillati, esposti alle alte temperature estive e agli agenti atmosferici, con all’interno materiale sanitario pericoloso – siringhe, flebo, disinfettanti – e rifiuti mescolati con scarti urbani.

Nella stessa area sono state rinvenute anche due apparecchiature fuori uso, impiegate per risonanze magnetiche, classificate come rifiuti pericolosi RAEE, lasciate senza protezione all’aperto.

Scattano i sequestri: impianto sotto sigillo, denunce ai vertici

Alla luce delle irregolarità riscontrate, i militari hanno disposto il sequestro dell’impianto di trattamento delle acque reflue, mantenendone la facoltà d’uso per garantire la continuità dei servizi sanitari. Sequestrata anche l’intera area adibita a deposito dei rifiuti, comprese le apparecchiature elettromedicali dismesse.

Contestualmente, sono stati deferiti all’autorità giudiziaria con l’accusa di gestione illecita di rifiuti e scarico di acque industriali non autorizzato:

il Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II, il Direttore Sanitario della stessa struttura e il Responsabile Unico Prevenzione dell’Azienda Ospedaliera Vanvitelli.

Una vicenda che solleva interrogativi su sicurezza e vigilanza.  L’intervento, pur necessario, ha sollevato interrogativi delicati sul sistema di vigilanza ambientale nelle grandi strutture pubbliche e sulla gestione dei rifiuti ospedalieri, specie in realtà complesse dove convivono sanità, ricerca e didattica.

Mentre proseguono gli accertamenti, la vicenda del Policlinico Federico II chiama in causa responsabilità istituzionali e organizzative in materia di sicurezza ambientale, salute pubblica e rispetto delle normative. In un contesto ospedaliero, dove ogni errore può avere ripercussioni dirette sulla collettività, la prevenzione e il controllo dovrebbero restare priorità assolute.

Napoli, controlli ai Baretti: recuperati i telefonini rubati a due turisti

Napoli– La “movida” di Chiaia, cuore pulsante della vita notturna napoletana, è stata nuovamente al centro dei controlli dei Carabinieri.

L’operazione, volta a contrastare illegalità e disordine, ha portato a sette denunce e, in un gesto di grande efficienza che rafforza l’immagine della città, al recupero e alla restituzione di due telefoni cellulari rubati a dei turisti.

L’area dei “baretti“, da tempo sotto la lente d’ingrandimento delle forze dell’ordine per la sua natura complessa, è stata teatro di un’intensa attività di prevenzione e repressione.

Tra le denunce, spiccano quelle a carico di un 22enne, fermato per la seconda volta in sella a una moto senza patente, e di altri quattro giovani, tutti sorpresi al volante senza aver mai conseguito la licenza. Un 18enne, invece, è stato denunciato per resistenza a pubblico ufficiale dopo aver forzato un posto di blocco.

Il dato più significativo, tuttavia, riguarda il recupero dei cellulari. Un 33enne è stato bloccato mentre tentava di disfarsi di due smartphone. Le verifiche immediate hanno confermato che i dispositivi erano stati rubati.

Fermato un 33enne che aveva i cellulari rubati a due turisti

I Carabinieri, grazie all’efficienza delle indagini, sono riusciti a rintracciare i proprietari: due turisti italiani. La restituzione degli apparecchi, avvenuta in tempi rapidi, è un segnale di grande importanza.

In una città che punta sempre di più sul turismo, episodi come questo, se gestiti con prontezza, contribuiscono a costruire un’immagine di sicurezza e affidabilità. L’efficienza delle forze dell’ordine nel recuperare beni rubati ai visitatori è un biglietto da visita che la città può e deve mostrare con orgoglio.

L’operazione non si è limitata ai reati più gravi. I militari hanno notificato 41 contravvenzioni, di cui 12 per guida senza casco, e hanno sequestrato 9 veicoli. Segnalati, infine, tre assuntori di sostanze stupefacenti alla Prefettura.

I controlli dei Carabinieri, quindi, non si concentrano solo sulla microcriminalità, ma anche sul contrasto di quei comportamenti che minano la sicurezza stradale e l’ordine pubblico, elementi essenziali per una movida sana e vivibile per residenti e turisti.

Stadio Maradona, ecco tutti i divieti imposti dal Comune per la stagione calcistica 2025/2026

Napoli– In vista dell’inizio del campionato di Serie A 2025/2026, il Comune di Napoli ha emanato l’ordinanza sindacale n. 15 del 1° agosto 2025, che introduce rigide misure di sicurezza in occasione delle partite casalinghe del Napoli allo stadio Diego Armando Maradona di Fuorigrotta.

L’obiettivo dichiarato è quello di garantire l’ordine pubblico, prevenire episodi di violenza o degrado urbano e migliorare la gestione del flusso di tifosi e residenti nella zona dello stadio.

I divieti: stretta su alcol e contenitori

Il cuore del provvedimento riguarda il divieto di vendita e somministrazione di bevande in bottiglie, lattine o contenitori rigidi. La misura sarà attiva a partire da tre ore prima dell’inizio di ogni partita e fino a due ore dopo il termine dell’incontro. La restrizione vale sia all’interno dell’impianto sportivo che nelle aree circostanti, dove sarà consentita la vendita esclusivamente in bicchieri di plastica leggera o carta.

Il divieto riguarda tutte le bevande contenute in:

bottiglie di vetro

lattine in metallo

contenitori di plastica rigida

confezioni in tetrapak

qualsiasi altro materiale rigido o potenzialmente pericoloso

Sono coinvolti bar, ristoranti, chioschi, ambulanti, minimarket e qualunque esercizio commerciale presente nella vasta area perimetrale attorno allo stadio.

Le zone interessate

L’ordinanza delimita in maniera dettagliata la zona rossa dei divieti, che comprende gran parte del quartiere Fuorigrotta e aree limitrofe. Le strade interessate sono:

Via Cinthia (altezza via Terracina)

Via Terracina (fino all’Ospedale San Paolo)

Via Leopardi

Via Andrea Doria

Viale Augusto fino a Piazza Italia

Via Giulio Cesare fino a Piazza Italia

Via Campegna

Via Diocleziano (fino a via Cavalleggeri)

Viale Kennedy (fino alla Mostra d’Oltremare)

Piazzale Tecchio

Largo Matteucci e Barsanti

Via Claudio

Via Marconi

Via G. B. Marino

Via Lepanto

Piazzale D’Annunzio

Via Pirandello

Via Tansillo

Via Galeota

Via Jacopo De Gennaro

Via Morosini

Largo Atleti Azzurri d’Italia

Via Gonzaga

Misure per la sicurezza urbana

Le restrizioni si inseriscono in un più ampio piano di sicurezza urbana, concertato tra Comune, Prefettura, Questura e le altre forze dell’ordine. Oltre al divieto di contenitori rigidi, sono previsti presidi fissi e mobili di polizia e carabinieri nei punti nevralgici, soprattutto in occasione delle partite ad alto rischio ordine pubblico.

Il Comune invita anche i commercianti e gli esercenti a collaborare attivamente con le autorità, rispettando i divieti e segnalando eventuali anomalie. I trasgressori rischiano sanzioni amministrative e, in caso di recidiva, provvedimenti più severi, come la sospensione temporanea dell’attività.

“È una misura necessaria – spiegano fonti di Palazzo San Giacomo – per evitare episodi di violenza o vandalismo legati all’abuso di alcol e per ridurre il rischio di lanci di oggetti, purtroppo non rari negli ultimi anni durante le manifestazioni sportive. Vogliamo garantire a tutti, tifosi e cittadini, una vivibilità e una sicurezza degne di una grande città europea”.

L’ordinanza sarà in vigore per tutta la stagione sportiva 2025/2026 e potrebbe essere prorogata anche in caso di eventi straordinari come concerti o altri spettacoli al Maradona.

Meteo, inizio settimana col fresco poi arriva di nuovo il caldo africano

Una tregua effimera dal caldo estivo prima del ritorno dell’anticiclone nordafricano.*È questo lo scenario che si sta delineando sul fronte meteorologico in Italia, dove l’inizio della settimana porta con sé aria più fresca, instabilità al Sud e qualche pioggia residua, ma anche un progressivo rialzo delle temperature destinato a culminare, secondo le ultime proiezioni, in una nuova ondata di caldo africano proprio nel cuore di agosto.

La situazione attuale: goccia fredda tra Italia e Balcani

In queste ore, il tempo risente della presenza di una circolazione depressionaria con aria più fredda in quota, in transito tra l’Italia e i Balcani. Ne derivano condizioni instabili al Sud, dove non mancano acquazzoni e temporali sparsi, specie nelle aree interne peninsulari.

Va meglio, invece, al Centro-Nord, dove il tempo si mantiene più asciutto, pur con qualche rovescio pomeridiano lungo l’Appennino centrale e sulle Alpi.

Il tempo oggi: instabile al Sud, sereno al Nord

Nord: cielo irregolarmente nuvoloso, ma con prevalenza di bel tempo. Qualche acquazzone pomeridiano sulle Alpi, poi di nuovo sereno in serata.
Centro: nubi sparse alternate a schiarite. Qualche pioggia possibile sull’Abruzzo, ma nel complesso la giornata sarà asciutta.
Sud e Isole: mattinata perlopiù stabile con locali piogge sul Molise;instabilità in aumento nel pomeriggio, specie su Puglia, Campania, Basilicata e Calabria. Più sole su Sicilia e Sardegna. Temperature in leggero calo al Sud, in aumento al Centro-Nord.

Da metà settimana rimonta l’anticiclone: caldo in risalita

Nei prossimi giorni l’alta pressione, attualmente posizionata sull’Europa occidentale, tenderà a spingersi verso est, riportando stabilità atmosferica su gran parte della penisola. Le temperature torneranno a salire gradualmente, restando tuttavia ancora vicine alle medie stagionali almeno fino a metà settimana.

Ferragosto infuocato? Ritorna l’incognita caldo africano

Ma lo scenario cambia rapidamente in vista del prossimo weekend, quando l’espansione dell’anticiclone subtropicale potrebbe innescare una nuova, intensa ondata di caldo. Gli ultimi aggiornamenti del Centro Meteo Italiano indicano valori termici fino a 4-6°C sopra la media, con un aumento consistente delle temperature che potrebbe estendersi fino alla settimana di Ferragosto.

Al momento è difficile stabilire quanto durerà l’ondata, ma i modelli lasciano intravedere un ritorno di giornate torride su tutta la penisola, con particolare impatto nelle regioni del Centro-Sud e nelle aree interne.

Una pausa prima del grande caldo

In sintesi, l’Italia vive in queste ore una parentesi relativamente fresca, tra temporali e venti settentrionali, ma si prepara a fare nuovamente i conti con il respiro rovente dell’Africa. L’estate, insomma, è tutt’altro che finita. E potrebbe mostrare presto il suo volto più estremo, proprio nei giorni in cui milioni di italiani si metteranno in viaggio per le ferie di metà agosto.

 

La storia del caffè: dalle origini antiche alla moka

C’è un aroma che attraversa i secoli, capace di svegliare i sensi e raccontare mondi lontani: è quello del caffè. Prima di essere una bevanda, il caffè è stato leggenda, merce preziosa, simbolo di rivoluzione culturale. Ha viaggiato per deserti e oceani, passando dalle mani dei monaci sufi ai mercanti veneziani, dai salotti letterari europei alle cucine italiane, dove ha trovato nella moka il suo altare domestico.

Quella del caffè è una storia fatta di scoperte, contaminazioni e invenzioni. Una storia che parte da una capra irrequieta in Etiopia (così vuole il mito), passa per i caffè turchi e le botteghe di Venezia, e arriva fino al suono familiare della moka sul fornello.

In questo articolo ripercorreremo il viaggio del caffè, dalle sue origini più remote fino alla sua trasformazione in rito quotidiano. Perché dietro ogni tazzina si nasconde molto più di un’abitudine: c’è un racconto che parla di culture, migrazioni e passioni che hanno cambiato il mondo.

Dalle leggende etiopi al primo sorso: le origini misteriose del caffè

Come ogni grande storia, anche quella del caffè nasce tra mito e realtà. Secondo una leggenda africana, tutto cominciò in Etiopia, quando un giovane pastore di nome Kaldi notò il comportamento insolito delle sue capre dopo aver mangiato delle bacche rosse da un arbusto sconosciuto. Le bestiole sembravano instancabili, quasi euforiche. Kaldi portò quei frutti in un vicino monastero, dove i monaci iniziarono a prepararne un infuso per restare svegli durante le lunghe veglie di preghiera.

È in questo scenario semileggendario, tra altopiani e silenzi rituali, che il caffè inizia il suo lungo viaggio. Non come bevanda, almeno non subito, ma come curiosità botanica, risorsa spirituale, elemento esotico da osservare e studiare.

L’oro nero degli arabi: nascita di un rito sociale

Dalla regione di Kaffa, il caffè si diffuse verso la Penisola Arabica, trovando terreno fertile nello Yemen del XV secolo. Qui nacque il qahwa, un infuso scuro dal gusto deciso, consumato nelle case, nelle moschee e soprattutto nei primi caffè pubblici di Mokha, la città portuale che avrebbe dato il nome a una delle varietà più antiche e nobili.

Gli arabi non si limitarono a berlo: lo trasformarono in cultura. Nacquero i qahveh khaneh, luoghi d’incontro dove si conversava, si leggeva, si suonava musica. Il caffè diventava così uno strumento di coesione, ma anche di dibattito e di fermento intellettuale. Tanto che in alcuni momenti storici fu persino vietato, considerato pericoloso quanto un libro proibito.

L’arrivo in Europa e la nascita del caffè moderno

Furono i mercanti veneziani, tra il Cinquecento e il Seicento, a portare il caffè nel Vecchio Continente. Inizialmente accolto con diffidenza, divenne in breve una moda tra le élite, fino ad aprire le porte dei primi caffè europei. Venezia, Londra, Vienna e Parigi si riempirono di locali dove l’aroma di caffè si mescolava al suono delle discussioni filosofiche, politiche, letterarie.

Il caffè divenne un ponte tra Oriente e Occidente, una bevanda democratica che univa pensatori, artisti, lavoratori e borghesi. Non era più solo un modo per restare svegli: era un modo per stare insieme, per pensare, per costruire una nuova modernità.

La moka e il caffè come gesto quotidiano

Nel 1933, in Italia, la storia del caffè compì un’altra svolta epocale. Alfonso Bialetti brevettò la moka, una macchina semplice e ingegnosa che permise a milioni di italiani di preparare a casa un caffè intenso, profumato, familiare.

La moka non fu solo un’invenzione tecnica, ma un cambiamento culturale. Introdusse una nuova intimità nel rapporto con il caffè: non più solo fuori casa, al bar o nei salotti, ma anche in cucina, ogni mattina. Il borbottio della moka divenne una colonna sonora domestica, un rito collettivo che scandiva il tempo.

Dalla moka alle capsule: il caffè nella contemporaneità

Negli ultimi decenni, la cultura del caffè ha vissuto un’altra trasformazione, legata all’evoluzione dei gusti e delle tecnologie. Le macchine per caffè in capsule hanno rivoluzionato il modo di preparare e consumare il caffè: semplicità d’uso, velocità e varietà di scelta hanno reso l’esperienza più accessibile, mantenendo alti standard qualitativi.

Queste macchine, spesso compatte e dal design ricercato, hanno introdotto nuove possibilità: caffè lunghi, corti, aromatizzati, e perfino bevande alternative, il tutto con una pressione ottimale per ottenere crema e corpo. Se la moka è il simbolo della tradizione, le capsule raccontano il caffè dell’era contemporanea: su misura, personalizzabile, sempre a portata di mano.

Tradizione e innovazione: il futuro del caffè è nelle nostre mani

Oggi, il caffè continua a essere molto più di una semplice bevanda. È un gesto rituale, un collante sociale, un’espressione culturale che muta con i tempi senza perdere la sua identità. Dalla tostatura artigianale alle estrazioni a freddo, dalle caffetterie di terza generazione alle nuove frontiere sostenibili, il caffè è al centro di un ecosistema vivo, curioso, in continua evoluzione.

Eppure, in ogni tazzina rimane qualcosa di immutabile: il bisogno di connessione. Con noi stessi, con gli altri, con una storia millenaria che ogni giorno si rinnova tra le mani di chi lo sceglie, lo prepara, lo condivide.

Maxi blitz contro la Mafia cinese in 24 province

Roma– Un’imponente operazione della Polizia di Stato ha scosso il panorama criminale legato alla comunità cinese in Italia.

Coordinata dal Servizio Centrale Operativo (SCO), l’azione, conclusasi ieri, ha coinvolto 24 province italiane, con l’obiettivo di contrastare una rete di attività illecite che spaziano dall’immigrazione clandestina allo sfruttamento della prostituzione e del lavoro, dalla contraffazione di prodotti al traffico di stupefacenti, fino alla detenzione abusiva di armi.

Il maxi blitz, definito ad “alto impatto”, ha visto l’impiego delle Squadre Mobili di Ancona, Bergamo, Bologna, Brescia, Cagliari, Catania, Cosenza, Firenze, Forlì Cesena, Genova, Latina, Mantova, Milano, Padova, Parma, Perugia, Pistoia, Prato, Reggio Emilia, Roma, Siena, Treviso, Udine, Verona e Vicenza, supportate dai Reparti Prevenzione Crimine.

Le operazioni sono state precedute da indagini meticolose, condotte dalle Squadre Mobili sotto la guida dello SCO, che hanno permesso di identificare individui e luoghi chiave legati alle attività criminali, con un focus particolare su esercizi commerciali e attività produttive gestite da membri della comunità cinese.

nel corso dell’operazione sono stati controllati e identificati centinaia di cittadini di cui molti sono stati denunciati e 15 finiti in carcere con l’accusa di riciclaggio e traffico di stupefacenti ma anche immigrazione clandestina, sfruttamento della prostituzione e del lavoro.

Una criminalità organizzata e radicata

Le indagini hanno rivelato la presenza in Italia di gruppi criminali cinesi strutturati, spesso composti da soggetti provenienti dalla stessa area geografica della Repubblica Popolare Cinese.

Questi gruppi, operativi su tutto il territorio nazionale, si concentrano soprattutto in regioni come la Toscana, dove la comunità cinese è particolarmente radicata. Organizzati in nuclei autonomi, spesso a base familiare, questi gruppi agiscono prevalentemente contro connazionali, adottando un codice di omertà e ricorrendo a intimidazioni e violenza per imporre il proprio controllo sul territorio. In alcuni casi, le indagini hanno documentato l’esistenza di vere e proprie “ali armate”, incaricate di compiere atti intimidatori e reati gravi, inclusi delitti di sangue.

Un “Dialogo” criminale transnazionale

Un aspetto preoccupante emerso dalle indagini è la capacità di questi gruppi di instaurare “dialoghi” con altre organizzazioni criminali, anche italiane, per spartirsi territori e profitti illeciti. Tra le attività più rilevanti spicca l’*hawala*, un sistema clandestino di trasferimento di denaro che consente di spostare ingenti somme in nero tra continenti. Questo metodo, utilizzato non solo dalla criminalità cinese ma anche da altre organizzazioni, facilita traffici illeciti come quello di droga e migranti, oltre al riciclaggio di denaro.

L’operazione evidenzia la complessità della lotta alla criminalità cinese in Italia. La struttura familistica e l’omertà rendono difficile infiltrarsi in questi gruppi, mentre la loro capacità di collaborare con altre organizzazioni criminali amplia la portata delle loro attività illecite. Tuttavia, il successo del blitz dimostra l’efficacia delle indagini coordinate e dell’approccio ad “alto impatto” adottato dalla Polizia di Stato.

Questa operazione rappresenta un colpo significativo alla criminalità organizzata di matrice cinese, ma il lavoro delle forze dell’ordine non si ferma qui. Le indagini proseguono per smantellare ulteriormente le reti criminali e prevenire la loro riorganizzazione. L’impegno congiunto delle istituzioni, unito a una maggiore cooperazione internazionale, sarà cruciale per contrastare un fenomeno che opera su scala globale.

Il blitz della Polizia di Stato non è solo una vittoria operativa, ma anche un segnale chiaro: l’Italia è determinata a combattere ogni forma di criminalità organizzata, indipendentemente dalla sua origine, per garantire sicurezza e legalità sul proprio territorio.

Allarme West Nile in Campania: il virus miete la sesta vittima e si diffonde nella provincia di Napoli

Napoli – L’epidemia di West Nile continua a preoccupare la Campania, mietendo un’altra vittima e allargando la sua area di diffusione.

Un anziano di 79 anni, originario di Teverola, è deceduto ieri in ospedale a Frattamaggiore, portando a sei il numero totale delle vittime nella regione. L’uomo, contagiato probabilmente a Mondragone a metà luglio, è stato ricoverato due volte, prima ad Aversa e poi a Frattamaggiore, dove è stato intubato, ma purtroppo le sue condizioni sono precipitate.

La morte dell’anziano, unita a quella di altre cinque persone, evidenzia la pericolosità del virus, specialmente per i soggetti più fragili. Sebbene l’infezione sia spesso asintomatica o causi sintomi lievi in adulti sani, può evolvere in una forma neuroinvasiva fatale per l’1% dei pazienti anziani o con patologie pregresse.

La diffusione si estende al Napoletano

Il cluster epidemico, che fino a poco tempo fa aveva colpito prevalentemente il Casertano e il basso Lazio, sta ora interessando in maniera sempre più massiccia la provincia di Napoli.

Quattro nuovi casi di infezione sono stati registrati nella giornata di ieri, con pazienti residenti a Portici, Afragola, Boscoreale e Napoli. Quest’ultima è una donna di 68 anni che, pur vivendo nel capoluogo, aveva soggiornato a Baia Domizia, area considerata l’epicentro dell’epidemia di quest’anno.

Una settimana fa, i primi casi nella provincia di Napoli erano stati segnalati a Nola, Pomigliano e Marigliano, con un totale di dodici infezioni e un decesso. Altri sporadici contagi sono stati registrati a Terzigno, San Sebastiano al Vesuvio ed Ercolano.

L’espansione del virus sta mettendo a dura prova il sistema sanitario regionale, con nuovi ricoveri che si susseguono nelle strutture specialistiche. All’Ospedale del Mare, al Policlinico Federico II e al Ruggi di Salerno, i reparti di Malattie Infettive sono in piena attività per gestire l’emergenza.

Le contromisure: disinfestazioni e allerta

Il quadro clinico rimane preoccupante. Nel Casertano si contano un totale di 14 casi, di cui 11 ricoverati, 4 decessi (a cui si aggiunge quello di Teverola), 4 dimessi e altri casi in attesa di conferma.

Al Ruggi di Salerno, quattro nuovi pazienti, tutti provenienti dal territorio di Nola, sono stati ricoverati, confermando la fragilità di queste persone a causa di patologie pregresse. Un quinto paziente, di circa 60 anni, sembra invece non avere patologie e le sue condizioni rimangono stabili.

In risposta all’emergenza, le autorità sanitarie hanno avviato una serie di misure preventive. Il ritrovamento del virus in allevamenti di cavalli del Casertano e in uccelli selvatici morti nell’area di Nola ha fatto scattare l’allerta.

Sono in corso disinfestazioni in tutti i 57 Comuni di competenza della ASL Napoli 3 Sud. L’anno scorso la provincia di Salerno, colpita duramente con 5 decessi, aveva attuato misure preventive che sembrano aver scongiurato nuove infezioni quest’anno, sebbene le aree umide restino a rischio.