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Vairano Patenora, blitz antidroga allo Scalo: arrestato 34enne albanese con 31 dosi di cocaina

Vairano Patenora – Colpo dei Carabinieri allo spaccio di cocaina nella frazione Scalo di Vairano Patenora. Nella serata di mercoledì 21 gennaio, i militari della locale Stazione – al termine di un’articolata attività di osservazione e pedinamento – hanno arrestato in flagranza un 34enne albanese, privo di fissa dimora, accusato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

L’intervento è scattato in una zona urbana isolata, da tempo nel mirino delle forze dell’ordine per la presenza abituale di pusher e assuntori. I Carabinieri hanno sorpreso l’uomo proprio nel momento in cui stava cedendo una dose di cocaina a un soggetto non identificato: alla vista delle divise, il presunto acquirente si è dato alla fuga a piedi, riuscendo a far perdere le proprie tracce.

Immediata la perquisizione personale e del veicolo – una Smart Forfour presa a noleggio – che ha permesso di rinvenire 31 dosi di cocaina già confezionate, per un peso complessivo di circa 12 grammi, custodite all’interno di due barattoli in plastica sul sedile del passeggero.

Accanto allo stupefacente, i militari hanno sequestrato anche 515 euro in contanti, ritenuti provento dell’attività illecita.La droga e il denaro sono stati posti sotto sequestro, mentre l’arrestato – su disposizione dell’Autorità Giudiziaria – è stato associato alla casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere, dove resta a disposizione per il rito direttissimo.

L’operazione conferma l’impegno costante dei Carabinieri nel contrasto allo spaccio nell’alto Casertano, area in cui – nonostante i numerosi controlli – persistono focolai di micro-dealing, spesso gestiti da soggetti senza fissa dimora o con auto a noleggio per eludere i controlli.

Raffaele Furno e la Compagnia Imprevisti e Probabilità al Pagani Teatro Festival

Una sala gremita e un pubblico attento e partecipe, all’Auditorium Sant’Alfonso Maria de’ Liguori di Pagani, hanno caratterizzato la serata domenicale del Pagani Teatro Festival, giunto quest’anno alla sua sesta edizione con un programma di opere e compagnie che ne consolidano il prestigio nel panorama teatrale campano.

Nato da un’idea di Alfonso Giannattasio, da anni vero e proprio animatore culturale della città, il festival punta a coinvolgere in modo sempre più vivo i giovani e le famiglie, rendendo il teatro accessibile, inclusivo e capace di diventare occasione di divertimento, crescita e condivisione culturale.

In quest’ottica si inserisce la scelta di annoverare tra gli ospiti la Compagnia Imprevisti e Probabilità, diretta dal regista e attore Raffaele Furno, con lo spettacolo Neapopuli. Errando nell’invisibile, protagonista del quinto appuntamento della rassegna.

Reduce dal successo ottenuto in loco lo scorso anno, quando si aggiudicò la quinta edizione del Festival, la Compagnia Imprevisti e Probabilità ha accompagnato il pubblico, nel corso della serata, in un intenso viaggio teatrale nell’invisibile.

Attraverso ironia, profonda riflessione e un geniale intreccio narrativo, due mondi apparentemente distanti – quello della fiaba partenopea di Giambattista Basile e quello metaforico e immaginario de Le città invisibili di Calvino – si sono interfacciati in un affascinante dialogo, capace di tradurre realtà e visione con uno sguardo appassionato e profondamente umano.

Questo dialogo, nato dal genio creativo di Raffaele Furno, affonda le sue radici in un percorso artistico e intellettuale che unisce background accademico e sensibilità teatrale. Formatasi tra Napoli e Chicago, dove ha conseguito un dottorato in Performance Studies, Furno si conferma, nei suoi spettacoli pluripremiati in Italia e rappresentati con rilevante successo anche negli Stati Uniti, in Europa, in Africa e in Asia, una delle voci più originali del nostro panorama teatrale .

Coniugando ricerca e sensibilità visiva, il suo lavoro affonda le radici nella tradizione teatrale partenopea, rielaborata in chiave attuale.

Accanto al regista e attore Raffaele Furno si sono avvicendati sul palco i componenti della Compagnia Imprevisti e Probabilità – formatasi a Formia nel 1998 –: Soledad Agresti, premiata alla Biennale Internazionale di Drammaturgia Femminile con il riconoscimento La Scrittura della Differenza per il testo La Gamba di Sarah Bernhardt, insieme a Janos Agresti, Isabella Sandrini, Annamaria Aceto, Eva Albini, Anna Andreozzi, Maria Teresa Crisci, Valentina Fantasia e Giuseppe Pensiero.

Alla domanda sulla genesi dello spettacolo, Furno ha rievocato per noi gli anni trascorsi negli Stati Uniti, un periodo in cui la distanza da Napoli e la rilettura di Calvino generarono quello che lui stesso definisce un vero e proprio cortocircuito mentale.

Così racconta la nascita del progetto: «L’ispirazione per questo dialogo tra Basile e Calvino è nata quasi per caso. In quegli anni vivevo negli Stati Uniti, dove insegnavo storia del teatro italiano e spesso utilizzavo La Gatta Cenerentola come esempio di teatro popolare. Allo stesso tempo stavo preparando un corso di letteratura italiana e desideravo introdurre Calvino come riferimento.

Rileggendo Le città invisibili, alcune descrizioni mi evocavano l’immagine di Napoli. Da italiano all’estero provavo una forte nostalgia, e la mia napoletanità riaffiorava con intensità. Da questo cortocircuito mentale ho iniziato a vedere in Calvino degli echi di Napoli e a immaginare la struttura del dialogo tra le due opere.»

Lo spettatore ha dunque assistito a un sorprendente avvicendamento tra la ruvida narrazione de li cunti, con la sua lingua densa e metaforica, e quella intellettuale ed erudita di Calvino – interpretata da un elegante, quasi etereo Marco Polo – le cui Città invisibili diventano specchio dei tanti significati di Napoli. Ne è scaturita una sofisticata e originale contaminazione tra il terreno e il sublime, capace di innescare nel pubblico un autentico viaggio interiore.

L’autore ci ha offerto un suo approfondimento a riguardo: «Napoli, come tutte le città molto antiche e segnate da dominazioni di ogni tipo, ha costruito la propria identità attraverso innumerevoli stratificazioni. È una città estremamente complessa, impossibile da comprendere e abbracciare tutta insieme.

Quando si leggono Le città invisibili, il narratore – Marco Polo – racconta di aver incontrato lungo il suo cammino una moltitudine di città fantastiche. Solo alla fine del libro rivela che, in realtà, ha sempre parlato di un’unica città, declinandola in forme diverse.

Questo gioco l’ho trasferito nella Napoli di Basile: ho cercato ogni volta il punto di contatto tra un aspetto della città invisibile di Calvino e l’aspetto della Napoli che desideravo raccontare in quel momento. Ho cercato sempre, dunque, l’elemento della città invisibile che potesse rispecchiare un elemento della Napoli di Basile.»

Furno ha poi proseguito sviscerando un altro importante elemento dello spettacolo: il rapporto tra luci e ombre della città di Napoli, un dualismo che resiste nel tempo proprio come le sue eterne contraddizioni.

«Sicuramente Napoli si è evoluta è diventata altro ma allo stesso tempo oggi ci sono tanti aspetti di una Napoli che è storia, che è tradizione, che è anche fatiscenza, in realtà uno degli elementi importanti dello spettacolo e quindi anche di questo continuo rimbalzarsi fra Calvino e Napoli è l’idea proprio che la città di Napoli sia al tempo stesso splendore e miseria totale, sia ricchezza, sfarzo anche ricchezza in senso culturale, di densità culturale ma allo stesso tempo sia fame atavica, mancanza di lavoro, mancanza di prospettive, mancanza di futuro e quindi i suoi cittadini devono arrangiarsi.

Napoli è sicuramente una città che si è liberata da alcuni stereotipi, oggi è diventata una meta turistica voluta da molti, ma allo stesso tempo le sacche di povertà, le sacche di ignoranza, le sacche di mancanza, di prospettive esistono ancora in una città come quella, quindi questo credo che sia proprio l’elemento che crea questa continuità tra passato e presente, cioè questa ulteriore stratificazione di massima bellezza, perché Napoli davvero può essere una città che lascia senza fiato e di massima povertà.»

Lo spettacolo ha saputo anche regalare momenti di meraviglia e una divertita connessione con il pubblico quando le attrici, scese in platea, hanno distribuito taralli, riproponendo un gesto tipico della strada. Un espediente scenico, ha spiegato l’autore, ma anche un modo per ricordare che la narrazione appartiene a tutti, che il pubblico è parte viva di quella cultura popolare che lo spettacolo porta in scena.

Un segno di “popolanità”, un gesto che, giocando con i registri linguistici, si rinnova ogni sera grazie all’improvvisazione delle interpreti e alla risposta del pubblico. Una dinamica che funziona anche nei teatri lontani da Napoli, dove lo spettacolo continua a suscitare lo stesso livello di divertimento e partecipazione.

Dopo aver esplorato Napoli, con le sue luci e le sue ombre, e attraversato le stratificazioni che il tempo e le dominazioni le hanno imposto, connotandola di irremovibili contraddizioni, questo spettacolo – che unisce novità e tradizione, originalità e classicità capaci di attrarre e coinvolgere il pubblico – ci ha condotti naturalmente a un’ultima fondamentale domanda da rivolgere a Raffaele Furno, che ringraziamo per la disponibilità e la puntualità delle sue riflessioni: che tipo di esperienza emotiva desidera far vivere allo spettatore attraverso questo incrocio di mondi?

A questa domanda, Furno ha risposto così: «Spero che questo spettacolo evochi nostalgia e il senso della bellezza: la bellezza di una cultura che va accettata per com’è, senza rinunciare a cambiare ciò che non funziona, ma riconoscendo che siamo figli di una molteplicità di influenze – della Grecia, della Francia, della Spagna – e che questa complessità non è mai facilmente gestibile. E desidero suscitare tanto amore per il teatro, perché il piacere della narrazione è ciò che spinge noi artisti a raccontare storie.

Siamo il frutto di una narrazione millenaria, stratificata e complessa, e in questa complessità risiede il piacere di continuare a raccontare. Basile e Calvino hanno potuto incontrarsi perché la letteratura si parla: al fondo, racconta sentimenti atavici come l’amore, la paura, la morte, la religiosità, la spiritualità, la ricerca di un senso. Ed è proprio questa ricerca – nel viaggio fantastico di Calvino e nel fantastico della fiaba di Basile – a mettere in contatto i due mondi.»

Juve Stabia-Entella a porte chiuse: decisione del Prefetto

Castellammare – Niente tifosi allo stadio per la partita tra Juve Stabia e Virtus Entella. La gara della Serie B, in programma sabato 24 gennaio alle ore 14.00 allo stadio “Romeo Menti” di Castellammare di Stabia, si disputerà a porte chiuse. Lo ha disposto con un’ordinanza il Prefetto di Napoli, Michele di Bari.

La decisione arriva in seguito a una valutazione di rischio elevato per l’ordine e la sicurezza pubblica. Il provvedimento fa seguito alle determinazioni assunte dal Comitato Provinciale di Analisi per la Sicurezza delle Manifestazioni Sportive, riunitosi lo scorso 20 gennaio, e si conforma alla proposta avanzata dalla Questura di Napoli.

Secondo quanto reso noto dalla Prefettura partenopea, gli organi di sicurezza hanno evidenziato specifici profili di criticità legati all’incontro, ritenendo necessaria la misura estrema dell’esclusione del pubblico per garantire lo svolgimento della gara in condizioni di massima sicurezza. L’ordinanza, di carattere preventivo, non fa riferimento a incidenti specifici precedenti, ma a un’analisi del rischio potenziale.

La Juve Stabia e la Virtus Entella, così come la lega di Serie B, sono state ufficialmente informate della disposizione. Per i tifosi, sia locali che ospiti, significa l’annullamento della trasferta e la mancata vendita dei biglietti. La partita sarà visibile esclusivamente in televisione, attraverso i canali che trasmettono il campionato di Serie B.

Il “Romeo Menti” sarà quindi silenzioso e vuoto, scenario ormai purtroppo non raro nel calcio italiano quando le autorità, in via cautelativa, ritengono che la presenza del pubblico possa costituire un pericolo. L’ultima parola, come spesso accade in questi casi, spetta ora al campo.

Sigilli al cemento fantasma: sequestrato palazzo da 4 milioni ad Avellino

Avellino – Un complesso residenziale di lusso che sorgeva dove non sarebbe dovuto esserci nulla. I Carabinieri del Gruppo Forestale di Avellino hanno dato esecuzione oggi a un decreto di sequestro preventivo, emesso dal GIP del Tribunale locale su richiesta della Procura, apponendo i sigilli a un intero edificio composto da 12 unità immobiliari.

Un’operazione dal peso economico rilevante: il valore stimato del manufatto si aggira infatti intorno ai 4 milioni di euro.

Il blitz e le irregolarità

Al centro dell’indagine finisce un cantiere di circa 3.000 metri quadrati. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il fabbricato sarebbe stato realizzato violando totalmente l’assetto plano-volumetrico della zona.

L’area interessata, infatti, ha una forte vocazione agricola e, cosa ancor più grave, ricade nella fascia di rispetto di un corso d’acqua, dove vige un regime di inedificabilità assoluta.

Falsi catastali e titoli illegittimi

Il castello accusatorio non si ferma all’abusivismo edilizio “fisico”. Secondo la Procura irpina, gli indagati avrebbero messo in piedi un complesso sistema per aggirare i controlli, avvalendosi di:

Titoli edilizi illegittimi: autorizzazioni che non avrebbero mai dovuto essere rilasciate.

False attestazioni catastali: documenti manipolati per far apparire l’area idonea alla costruzione.

Il reato contestato è quello di lottizzazione abusiva. L’intervento dei Forestali ha dunque bloccato il completamento di un’opera che, se immessa sul mercato, avrebbe consolidato un danno ambientale in una zona protetta. Le indagini proseguono ora per accertare eventuali responsabilità all’interno degli uffici tecnici preposti al controllo.

Camorra, l’allarme di Gratteri: «Minori carne da macello e utili idioti del crimine»

Napoli – «Carne da macello» e «utili idioti». Non usa giri di parole Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica di Napoli, per descrivere l’inarrestabile deriva che vede i giovanissimi sempre più coinvolti nelle dinamiche feroci della criminalità organizzata.

L’occasione per questa durissima analisi è stata la conferenza stampa convocata a seguito del blitz anticamorra condotto dalla Polizia nel rione Iacp di Santa Maria Capua Vetere, nel Casertano.

L’operazione ha portato all’arresto di 19 persone, ma il dato che più allarma gli inquirenti è la presenza di tre minorenni tra i destinatari delle misure cautelari. Un segnale inequivocabile di come le “paranze” e i clan stiano sistematicamente attingendo alle nuove generazioni per alimentare i propri ranghi.

Un trend nazionale

Secondo Gratteri, quello osservato nel Casertano non è un caso isolato, ma un fenomeno che sta assumendo proporzioni nazionali. «Siamo di fronte a un trend in crescita — ha spiegato il Procuratore — alimentato da una profonda carenza educativa e dalla consapevolezza, da parte delle organizzazioni criminali, che il minore gode di un regime normativo meno severo rispetto agli adulti».

Fragilità e sfruttamento

L’analisi del magistrato punta il dito contro un sistema di concause che rende i ragazzi vulnerabili al richiamo del malaffare. La mancanza di una rete sociale solida e un “terzo settore” spesso troppo debole lasciano spazio libero ai clan.

«Il minore è meno strutturato sul piano psicologico e, proprio per questo, viene arruolato come manovalanza sacrificabile», ha incalzato Gratteri. I ruoli assegnati sono tra i più rischiosi: dal trasporto della cocaina alla custodia delle armi, fino a compiti ancora più efferati.

«Vengono usati come utili idioti per andare persino ad ammazzare», ha concluso il Procuratore, delineando un quadro sociale dove la fragilità dell’adolescenza diventa l’arma più efficace nelle mani delle mafie.

Gioacchino Murat: biografia, storia e regno di Napoli

Gioacchino Murat racconta la vicenda epica di un uomo che partì da umili origini per diventare uno dei più celebri generali dell’era napoleonica e, successivamente, Gioacchino Murat re di Napoli tra il 1808 e il 1815. La sua vita intreccia valore militare, abilità politica, riforme moderne e un’aspirazione, in parte realizzata, che anticipò l’idea di un’Italia unita.

Dalle umili origini alla corte di Napoleone

Gioacchino Murat nasce il 25 marzo 1767 a Labastide-Fortunière, nella Francia meridionale, figlio di un locandiere. Inizialmente destinato alla carriera ecclesiastica, all’età di vent’anni abbandona i voti per arruolarsi nell’esercito, desideroso di una vita di azione e avventura.

Nelle prime fasi della Rivoluzione francese la sua carriera militare decolla. Murat si distingue rapidamente per coraggio e abilità nella cavalleria, attirando l’attenzione di Napoleone Bonaparte, di cui diventerà presto aiutante di campo.

Murat combatte in Italia ed Egitto e gioca un ruolo decisivo in molte battaglie chiave dell’epoca napoleonica. La sua audacia militare e le vittorie conseguiti gli valgono la promozione a maresciallo dell’Impero nel 1804 e il matrimonio con Caroline Bonaparte, sorella dell’Imperatore, consolidando così anche la sua posizione politica.

Il regno a Napoli: riforme e visione politica

Nel 1808, dopo che Napoleone sposta suo fratello Joseph sul trono di Spagna, Murat viene nominato Gioacchino Murat re di Napoli, con il titolo di Joachim-Napoléon.

Durante i sette anni di regno, Murat introduce riforme significative volte a modernizzare il regno e a diffondere i principi rivoluzionari. Tra queste:

  • introduzione del Codice Napoleonico e apertura dell’amministrazione alla carriera per merito;
  • misure contro il brigantaggio e promozione dell’ordine pubblico, che contribuirono a stabilizzare gran parte del territorio;
  • incentivi all’agricoltura (come il cotone) e iniziative per lo sviluppo economico;
  • promozione di infrastrutture, opere pubbliche e crescita culturale, con trasformazioni anche nelle residenze reali come la Reggia di Capodimonte.

In ambito militare, Murat rinnova l’esercito napoletano, rafforzandone l’organico e migliorando la marina; nonostante ciò, il regno resta un cliente della Francia napoleonica più che una potenza indipendente.

Inoltre nel 1815 Murat emette il celebre Proclama di Rimini, un appello che, pur essendo motivato anche da esigenze politiche contro l’Austria e dai rapporti altalenanti con Napoleone, rappresenta una delle prime dichiarazioni in favore di un’Italia unita sotto legge costituzionale.

Declino, ultimi anni e morte

Gli anni successivi alla disfatta di Napoleone in Russia (1812) segnano l’inizio del declino anche per Murat. Dopo aver tentato di difendere il proprio regno in un contesto geopolitico sempre più ostile e incerto, Murat si trova diviso tra fedeltà all’Imperatore e negoziazioni con le potenze alleate.

La battaglia decisiva per il suo destino è quella di Tolentino (2 maggio 1815), in cui le truppe austriache infliggono una dura sconfitta a Murat, costringendolo alla fuga.

Riparato in Corsica, Murat tenta una disperata riconquista del regno, ma viene catturato a Pizzo Calabro il 13 ottobre 1815 e fucilato senza bendaggio, secondo la leggenda con le sue ultime parole: “sparate al cuore”.

Il lascito storico

La Gioacchino Murat biografia rappresenta l’archetipo del protagonista napoleonico: un uomo di grande audacia, capacità militari eccezionali e ambizione politica, capace di salire dalla condizione di figlio di locandiere a sovrano di un regno europeo.

Come Gioacchino Murat re di Napoli, lascia un’eredità complessa: le riforme modernizzatrici e il tentativo, pur controverso, di inserirsi nel movimento verso l’unità nazionale italiana fanno di lui una figura storica affascinante e spesso rivalutata per il suo ruolo nel preparare il terreno al Risorgimento.

 

Estorsioni agli imprenditori: sei arresti per legami con il clan Rea-Veneruso

Sei persone sono finite in carcere nell’ambito di un’operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli contro il clan camorristico Rea-Veneruso, attivo tra Casalnuovo di Napoli, Volla e i comuni limitrofi.

I provvedimenti restrittivi sono stati eseguiti dai militari del Nucleo Investigativo del Gruppo Carabinieri di Torre Annunziata, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Napoli.

Gli indagati sono gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di estorsione aggravata dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare l’attività del sodalizio criminale. Secondo quanto emerso dalle indagini, avrebbero imposto con reiterate minacce il pagamento di somme di denaro a diversi imprenditori operanti nel territorio di Casalnuovo.

Le richieste estorsive, secondo l’accusa, erano finalizzate a consentire alle vittime di proseguire regolarmente le rispettive attività lavorative, in un contesto di intimidazione tipicamente riconducibile alle dinamiche camorristiche. Un sistema di pressione costante che avrebbe rafforzato il controllo del clan sull’economia locale.

L’operazione si inserisce in una più ampia strategia di contrasto alle organizzazioni criminali radicate nell’area a nord di Napoli, con l’obiettivo di colpire non solo gli affiliati, ma anche i meccanismi estorsivi che soffocano il tessuto produttivo e imprenditoriale del territorio.

Furto in un negozio a Salerno, fermati e arrestati due uomini dalla Polizia

Tentano di rubare all’interno di un negozio e si danno alla fuga, ma vengono rintracciati nel giro di pochi minuti e arrestati. È quanto accaduto a Salerno, dove la Polizia di Stato ha fermato due uomini accusati di furto aggravato in concorso ai danni di un esercizio commerciale della zona orientale della città.

L’intervento è scattato dopo una segnalazione giunta alla sala operativa della Questura, che indicava la presenza di due soggetti sospetti all’interno del punto vendita “Scarpe e Scarpe”. Le volanti dell’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico, inviate immediatamente sul posto, hanno accertato che i due avevano già oltrepassato le barriere antitaccheggio, attivate al momento del loro passaggio.

I sospetti sono stati rintracciati nelle immediate adiacenze del negozio e trovati in possesso di capi di abbigliamento per un valore complessivo di circa 100 euro, poi restituiti al legittimo proprietario. Dopo l’acquisizione della denuncia da parte del titolare dell’attività commerciale, i due sono stati accompagnati negli uffici della Questura per gli accertamenti di rito.

Si tratta di un cittadino tunisino di 21 anni e di un cittadino marocchino di 31 anni, entrambi già noti alle forze dell’ordine. Su disposizione del pubblico ministero di turno, i due uomini sono stati collocati nelle camere di sicurezza della Questura di Salerno, in attesa di comparire davanti al giudice per il rito direttissimo. Parallelamente è stato attivato l’Ufficio Immigrazione per verificare la regolarità della loro posizione sul territorio nazionale.

Napoli, per il dopo Lang occhi su Giovane: il Verona apre alla trattativa

Il mercato del Napoli resta formalmente in attesa di sviluppi regolamentari, ma dietro le quinte la dirigenza azzurra continua a muoversi con decisione. Dopo il confronto in Consiglio Federale per provare a sbloccare le operazioni in entrata, il club partenopeo sta lavorando in anticipo su profili ritenuti funzionali al progetto tecnico, con l’obiettivo di farsi trovare pronto quando il quadro sarà finalmente definito.

Nelle ultime ore si registra un’accelerazione concreta per Giovane, attaccante del Verona che ha acceso l’interesse del Napoli come possibile sostituto di Noa Lang. I contatti tra le due società hanno prodotto passi in avanti significativi e l’operazione potrebbe entrare presto nella fase decisiva. Al centro del dialogo c’è soprattutto la formula dell’accordo, condizionata dai vincoli dell’indice di liquidità che impongono al club un mercato a saldo zero. In questo contesto, la soluzione più praticabile resta quella di un prestito con obbligo di riscatto, capace di rinviare l’impatto economico alla prossima stagione.

Giovane, classe 2003, rappresenta un profilo che convince per prospettiva e rendimento. Nelle prime 21 presenze stagionali in Serie A ha messo insieme 3 gol e 4 assist, numeri che raccontano una crescita costante e un potenziale considerato ancora in parte inesplorato. Un identikit che si sposa con la linea del Napoli, orientata a investire su calciatori giovani ma già pronti per il salto di qualità.

A rendere più fluido il percorso verso l’attaccante brasiliano è anche la partenza ormai definita di Noa Lang, destinato al Galatasaray. L’intesa tra i club è stata raggiunta sulla base di un prestito oneroso da 2 milioni di euro, con diritto di riscatto fissato a 30 milioni. Un’uscita che libera spazio in rosa e margini di manovra, consentendo al Napoli di concentrarsi sull’affondo per Giovane e di pianificare con maggiore lucidità le prossime mosse in un mercato che, seppur frenato, resta tutt’altro che immobile.

Truffa anziani a Torino con tecnica del finto carabiniere e finto perito: arrestato napoletano 37enne

Si era presentato come un uomo delle istituzioni, pronto a “verificare” gioielli e denaro per conto del Tribunale. In realtà era l’atto finale di una truffa ben orchestrata che ha fruttato circa 70mila euro ai danni di due anziani coniugi torinesi. Per quei fatti, la polizia ha eseguito una misura di custodia cautelare in carcere nei confronti di un 37enne napoletano, arrestato a Napoli dagli agenti del commissariato San Ferdinando su ordine del gip di Torino.

La vicenda risale allo scorso 21 ottobre, quando il marito della coppia ricevette una telefonata sull’utenza fissa di casa. Dall’altra parte del filo, un sedicente carabiniere lo invitava a presentarsi con urgenza presso la Stazione dell’Arma di via Catania, sostenendo che la sua auto fosse stata coinvolta in una rapina. L’uomo, spaventato e convinto della veridicità della chiamata, uscì immediatamente di casa.

Poco dopo, i truffatori entrarono in azione con la moglie, contattata prima sul telefono fisso e poi su quello cellulare. Anche in questo caso l’interlocutore si qualificò come carabiniere, ponendo domande precise sull’eventuale presenza di una cassaforte e sul contenuto custodito nell’abitazione. A rendere il raggiro ancora più credibile, l’annuncio dell’imminente arrivo di un presunto perito del Tribunale incaricato di confrontare gioielli e valori con quelli sottratti durante la rapina.

È così che un uomo si presentò alla porta e riuscì a farsi consegnare contanti, buoni postali e monili in oro, per un valore complessivo di circa 70mila euro. Solo in un secondo momento i due coniugi si resero conto di essere stati vittime di una truffa.

Le indagini della polizia, basate sull’analisi delle immagini di videosorveglianza, sulle testimonianze delle vittime, sull’esame del traffico telefonico e sull’utilizzo di strumenti tecnologici, hanno consentito di individuare l’autore materiale del colpo. L’uomo è stato rintracciato e arrestato a Napoli, ponendo fine a un raggiro che sfruttava paura e fiducia per colpire le persone più fragili.

Fuga e droga tra Caserta e Napoli, arrestato 28enne dopo un inseguimento

Un lungo e pericoloso inseguimento tra il Casertano e l’area nord di Napoli si è concluso con l’arresto di un 28enne di Boscoreale, fermato dai carabinieri per resistenza a pubblico ufficiale e detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. L’episodio si è verificato nel tardo pomeriggio di ieri a Trentola Ducenta, dove una pattuglia della locale stazione dell’Arma aveva intimato l’alt a una Fiat 500 appartenente a una società di noleggio.

Alla vista dei militari, però, il conducente ha deciso di forzare il controllo, dando il via a una fuga ad alta velocità nel tentativo di eludere i carabinieri. Durante le manovre evasive, l’uomo ha urtato l’autovettura di servizio, causando lievi danni, senza però fermarsi. L’inseguimento è proseguito per diversi chilometri, attraversando più comuni, fino a Giugliano in Campania.

Proprio nel corso della fuga, il 28enne ha lanciato dal finestrino un involucro, recuperato poco dopo dai carabinieri e risultato contenere 0,6 grammi di cocaina. La corsa si è conclusa quando i militari sono riusciti a raggiungere e bloccare il fuggitivo, ponendo fine a una situazione di potenziale pericolo per gli altri automobilisti. Dopo le formalità di rito e il sequestro della sostanza stupefacente, l’uomo è stato arrestato e sottoposto agli arresti domiciliari presso la propria abitazione, in attesa dell’udienza di convalida davanti all’autorità giudiziaria.

Milinkovic-Savic carica il Napoli: «Siamo qui per vincere»

Alla vigilia del big match dell’Allianz Stadium contro la Juventus, Vanja Milinkovic-Savic manda un segnale chiaro al campionato e alle dirette concorrenti del Napoli. Il portiere serbo dei campioni d’Italia è il protagonista del terzo episodio di “My Skills”, il format di interviste di DAZN condotto da Hernanes, e non lascia spazio a interpretazioni: «Siamo tutti qua per vincere».

Una dichiarazione che va oltre la singola partita e fotografa la mentalità con cui il Napoli di Antonio Conte affronta la stagione. «Non gioco se non voglio vincere – spiega Milinkovic-Savic – qualsiasi cosa faccia nella vita voglio vincere. Anche quando avrò dei figli non li lascerò mai vincere. Io devo vincere, a tutti i costi». Parole che risuonano come un avvertimento, soprattutto in vista dello scontro diretto con la Juventus, chiamata a misurarsi contro una squadra che non fa calcoli.

Nel corso dell’intervista, il “gigante serbo” ripercorre anche il suo percorso personale, dalla vocazione offensiva degli inizi alla scelta di diventare portiere. «Non sono nato per parare, sono nato per metterla dentro – racconta – ero un attaccante, un bomber che non vi immaginate. Vedevo solo la porta, non la passavo mai. Poi ho visto cosa devono fare oggi le punte, tutti quegli scatti e quelle corse, e ho pensato che in porta si correva di meno». Una trasformazione che non ha cancellato le sue qualità tecniche, oggi uno dei marchi di fabbrica del suo gioco.

Immancabile il riferimento al fratello Sergej, ex Serie A e oggi all’Al-Hilal. «Un po’ gli manca l’Italia, si vede perché torna spesso – dice Vanja – quando ti abitui all’Italia è difficile cambiare. Contro di me non ha mai segnato e non lo farà mai. Con lui è una sfida da quando siamo piccoli: contro mio fratello metto il 200%, non dormirei se segnasse».

C’è spazio anche per un dettaglio personale come il numero di maglia, il 32, scelto in omaggio a Christian Abbiati. «Da ragazzino vidi una partita dell’Atletico Madrid in Serbia quando giocava Abbiati – ricorda – vedere una squadra così dal vivo era incredibile. Mi colpì lui e mi piacque subito il suo numero». Un numero che oggi difende i pali del Napoli e accompagna un messaggio netto: la corsa al titolo passa anche dalla fame di chi gioca soltanto per vincere.

Faida delle palazzine: smantellato il clan del rione Iacp

Santa Maria Capua Vetere – Il fragore dei petardi che copre il sibilo di un proiettile calibro 9. Il fumo colorato dei fuochi d’artificio che si mescola a quello acre della polvere da sparo. Inizia così, in una fredda notte di Capodanno di due anni fa, la scia di sangue che ha portato oggi all’alba allo smantellamento di un agguerrito gruppo criminale nel cuore del Casertano.

Erano le 00:30 del 1° gennaio 2024. Mentre il rione popolare ex IACP di Santa Maria Capua Vetere brindava al nuovo anno, Emanuele Nebbia, 26 anni, cadeva a terra senza vita. Non è stato un incidente, non è stato un “proiettile vagante”.

È stata un’esecuzione: un colpo di pistola alla testa, dritto, spietato, mentre il giovane era chinato ad accendere i fuochi d’artificio. Quel sangue versato sull’asfalto è diventato la traccia indelebile seguita dagli uomini della Squadra Mobile di Caserta.

Il Blitz all’alba

Stamani, il silenzio del rione è stato spezzato di nuovo, ma stavolta dal lampeggiante blu di oltre 140 agenti della Polizia di Stato. Un’operazione imponente, coordinata dalla DDA di Napoli e dalla Procura per i Minorenni, che ha portato all’esecuzione di 17 ordinanze di custodia cautelare.

Tra i destinatari del provvedimento figurano anche tre giovanissimi, minorenni all’epoca dei fatti, a testimonianza di una manovalanza criminale sempre più precoce e spregiudicata. Durante le perquisizioni, altre due persone sono state arrestate in flagranza, trovate con le mani ancora “sporche” di droga.

Una guerra fratricida per il controllo del rione

Le indagini hanno scoperchiato un vero e proprio “regime del terrore” instaurato all’interno delle palazzine popolari. Quello che è emerso è il ritratto di una consorteria criminale spaccata da una guerra intestina ferocissima, consumata tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024. Una faida interna per decidere chi dovesse comandare, chi dovesse gestire i proventi dello spaccio, chi avesse il diritto di vita e di morte tra i vicoli del rione.

Prima dell’omicidio Nebbia, la tensione era già alle stelle. Gli inquirenti hanno ricostruito una “stesa” (una sparatoria intimidatoria a scopo dimostrativo) avvenuta il 5 ottobre 2023, a cui seguì un tentato omicidio per vendetta.

Una spirale di violenza che non si è fermata nemmeno dopo il sangue di Capodanno: il 10 maggio 2024, un pusher “ribelle”, colpevole di essersi rifiutato di rifornirsi di droga dal clan, è scampato miracolosamente a un agguato a colpi d’arma da fuoco.

Le accuse: un catalogo del crimine

l bilancio dell’inchiesta è pesantissimo. Agli indagati vengono contestati, a vario titolo, reati che dipingono un quadro di assoluta pericolosità sociale:

Associazione armata finalizzata al traffico di stupefacenti;

Omicidio e tentato omicidio;

Estorsione e porto abusivo di armi;

Utilizzo di telefoni cellulari in carcere, per continuare a impartire ordini anche dietro le sbarre.

Il tutto è aggravato dal metodo mafioso: quel clima di omertà e assoggettamento tipico della camorra, che permetteva al gruppo di Nebbia di controllare ogni respiro del rione IACP, trasformando le case popolari in una fortezza inespugnabile della droga. Almeno fino a stamattina.

 Elenco degli arrestati

Assunta Buompane, 23 anni di Santa Maria Capua Vetere residente a San Prisco

Cristian Buompane, 42 anni, di Santa Maria Capua Vetere già detenuto nel carcere di Agrigento dal 10 ottobre 2023

Elena Buompane, 21 anni

Giulia Buompane, 23 anni di Santa Maria Capua Vetere

Maria Busiello, 30 anni nata a Napoli

Paola Capitella, 43 anni, di Santa Maria Capua Vetere

Salvatore Capitella o’ bobb, 72 anni, di Santa Maria Capua Vetere

Giovanni Cestrone, 30 anni, di Santa Maria Capua Vetere, detenuto dal 3 marzo 2024 nel carcere di Poggioreale

Maria Cristillo, detta ‘a mucella, 48 anni, di Santa Maria Capua Vetere

Aniello Di Biase, 40 anni, di Mugnano già agli arresti domiciliari dal 17 aprile scorso a Giugliano in Campania

Pasquale Giovanni Fabbozzi, 39 anni, di Santa Maria Capua Vetere

Maurizio Grieco, 57 anni, di Capua

Luciano Ivone, 26 anni di Napoli

Migen Kreka, 36 anni di nazionalità albanese già ai domiciliari a Riardo

Salvatore Lazzaro, detto Lulù, 32 anni detenuto dal 25 novembre 2021 a Poggioreale

Nicola Marino, 21 anni, di Santa Maria Capua Vetere già detenuto presso il carcere di Santa Maria Capua Vetere dal 21 ottobre 2024

Casagiove, furto al supermercato Lidl: arrestati 2 georgiani

Casagiove,– Due cittadini georgiani di 34 e 42 anni, senza fissa dimora, sono stati arrestati in flagranza nella serata di ieri,per furto aggravato all’interno del supermercato Lidl di Casagiove. A intervenire sono stati i carabinieri della Sezione Radiomobile della Compagnia di Caserta.

Secondo quanto ricostruito, i due sarebbero stati sorpresi subito dopo aver asportato merce di varia tipologia, non riconducibile a beni di prima necessità, riuscendo a eludere i sistemi di sicurezza dell’esercizio commerciale.

La refurtiva, per un valore complessivo di circa 270 euro, è stata interamente recuperata e restituita al legittimo proprietario. Gli arrestati saranno giudicati con rito direttissimo.

Allarme cinghiali a Sarno: il parroco Don Ciro Zarra mette in moto la Regione

L’emergenza cinghiali a Sarno ha ormai superato i confini delle campagne e delle aree verdi per riversarsi nel cuore abitato della città. Negli ultimi mesi, gruppi di quattro o cinque esemplari si muovono con frequenza inquietante anche in pieno giorno lungo Corso Umberto I e in prossimità delle abitazioni, creando un concreto problema di pubblica sicurezza e igiene.

A lanciare l’allarme e a sollecitare un’azione istituzionale è stato Don Ciro Zarra, parroco della Chiesa di San Sebastiano, da sempre attento alle esigenze della comunità. Grazie alle sue segnalazioni pressanti, la Regione Campania ha deciso di scendere in campo, effettuando un primo sopralluogo nell’area interessata alla fine di dicembre, nell’ambito del territorio del Parco Regionale del Fiume Sarno.

Dall’ente regionale arriva ora la disponibilità a individuare soluzioni efficaci per il contenimento del fenomeno. La proliferazione incontrollata dei cinghiali, favorita dalla mancanza di predatori naturali, richiede infatti interventi urgenti e coordinati.

Il rischio per l’incolumità delle persone è reale: gli animali, soprattutto se in presenza di cuccioli, possono infatti assumere comportamenti imprevedibili e aggressivi.

La vicenda, portata alla luce dall’impegno civico di Don Zarra, pone l’accento sulla necessità di una gestione del territorio che coniughi la tutela ambientale con la sicurezza dei cittadini, sempre più esposti a incontri pericolosi con la fauna selvatica. La palla passa ora alla Regione, chiamata a tradurre in azioni concrete le rassicurazioni fornite dopo il sopralluogo.

N.M.

Violenza domestica ai Quartieri Spagnoli: arrestato 46enne, anni di abusi in famiglia

Napoli – Ancora un caso di violenza sulle donne consumata all’interno delle mura familiari emerge a Napoli, confermando quanto il fenomeno resti diffuso e spesso invisibile. I Carabinieri della stazione dei Quartieri Spagnoli hanno arrestato un uomo di 46 anni, ritenuto gravemente indiziato dei reati di maltrattamenti in famiglia e lesioni nei confronti della moglie.

Il provvedimento di custodia cautelare in carcere è stato emesso dal Tribunale di Napoli su richiesta della Procura partenopea. Le indagini, coordinate dalla IV sezione della Procura – specializzata in violenza di genere e tutela delle fasce deboli – hanno consentito di ricostruire un quadro di violenze fisiche e psicologiche che si sarebbe protratto dal 2023.

La donna, provata da una lunga escalation di comportamenti aggressivi e vessatori, ha raccontato di continue offese, minacce, umiliazioni e aggressioni subite dal marito. Episodi che, come spesso accade nei contesti di violenza domestica, sarebbero stati denunciati solo in rare occasioni e poi ritrattati, per paura di possibili ritorsioni.

La svolta nelle indagini è arrivata il 13 gennaio scorso. Durante un servizio di controllo del territorio, i militari dell’Arma hanno udito urla provenire dall’abitazione della coppia. L’intervento immediato ha permesso di sorprendere l’uomo mentre stava aggredendo violentemente la moglie. Successivi accertamenti investigativi e le testimonianze raccolte hanno rafforzato il quadro indiziario a suo carico.

L’episodio si inserisce in una scia di violenze domestiche che continuano a emergere solo nei momenti più drammatici, quando il silenzio si spezza. Un fenomeno che, secondo gli inquirenti, resta in gran parte sommerso e alimentato dalla paura e dall’isolamento delle vittime.

Boscoreale, Diego Pagano ottiene i domiciliari fuori regione

Boscoreale – Diego Pagano, 40 anni, lascia il carcere e ottiene gli arresti domiciliari fuori regione. Il provvedimento è stato disposto dal Tribunale di Salerno a poco più di 50 giorni dalla condanna a 8 anni e 8 mesi di reclusione emessa all’inizio di dicembre.

Pagano, residente a Boscoreale e assistito dall’avvocato Antonio Usiello, è stato ritenuto dagli inquirenti vicino al clan riconducibile a Rosario Giugliano, indicato come esponente (all’epoca minorenne) del gruppo di Poggiomarino e oggi collaboratore di giustizia. Secondo l’impostazione investigativa, il sodalizio avrebbe stretto un’alleanza con i Fezza-De Vivo di Pagani.

Nel procedimento, la Direzione distrettuale antimafia di Salerno — con la pm Elena Guarino — contesta a Pagano di aver occultato armi e di aver partecipato ad attività estorsive, con il compito di individuare imprenditori da sottoporre al “pizzo” per conto della cosca.

Con la decisione dei giudici, la custodia in carcere viene sostituita con una misura cautelare meno afflittiva, da scontare lontano dalla Campania.

Napoli, Vomero: garage con colonnine elettriche abusive, denunciati i titolari

Napoli – Un’autorimessa nel cuore del Vomero, in piazza degli Artisti, è finita nel mirino dei Carabinieri per un sistema di approvvigionamento energetico completamente abusivo. I militari della stazione Vomero, nel corso di un’ispezione supportata dalla Polizia Locale, hanno scoperto che l’intero garage prelevava corrente direttamente dalla rete elettrica pubblica senza alcun contatore a registrare i consumi.

Particolarmente grave la circostanza che riguardava le colonnine di ricarica per veicoli elettrici installate nella struttura: non solo funzionavano senza regolare allaccio, ma venivano offerte ai clienti dietro pagamento di una quota aggiuntiva.

In pratica, i titolari garantivano ai propri utenti un servizio a pagamento utilizzando energia rubata alla rete, realizzando così un doppio illecito: furto di corrente e guadagno ingiusto sulle spalle dei clienti.

Al termine dei controlli è emerso inoltre che l’attività operava senza SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività), priva di insegna autorizzata e sprovvista di passo carrabile regolarmente concesso.I tre titolari sono stati denunciati all’autorità giudiziaria per furto aggravato di energia elettrica.

Contestualmente sono scattate sanzioni amministrative per un importo complessivo di 1.770 euro e la sospensione dell’attività fino al ripristino della regolarità.Il caso, emerso nei giorni scorsi, conferma l’attenzione delle forze dell’ordine verso forme di abusivismo che, oltre a danneggiare l’erario e i gestori della rete, alterano la concorrenza leale tra operatori del settore e mettono a rischio la sicurezza degli impianti elettrici.

Camorra, fermati killer e mandanti dell’omicidio di Ottavio Colalongo

Napoli – . Svolta nelle indagini sull’omicidio di Ottavio Colalongo, 48 anni, ucciso il 17 dicembre 2025 a Scisciano, nel Napoletano. I Carabinieri del Gruppo di Castello di Cisterna hanno eseguito un decreto di fermo emesso dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli nei confronti di otto persone.

Gli indagati sono accusati di omicidio aggravato dalle modalità e dalle finalità mafiose. Il provvedimento è stato eseguito tra le province di Napoli e Avellino, nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Dda; il fascicolo è seguito dal pm Henry John Woodcock.

Secondo la ricostruzione investigativa, il delitto sarebbe stato pianificato ed eseguito su input dei vertici di un clan camorristico riconducibile al gruppo Luongo-Covone-Aloia, storicamente contrapposto al clan Filippini nella contesa per la gestione delle attività criminali nei territori di San Vitaliano, Marigliano e Scisciano.

Dalle indagini, inoltre, emergerebbe un sistema di alleanze tra gruppi attivi nell’area nord della provincia di Napoli — con riferimenti ad Afragola e Acerra — e contatti che si estenderebbero anche in parte della provincia di Avellino.

I fermati sono Daniele Augusto, Bernardo Cava, Luca e Matteo Covone, Christian Della Valle, Ciro Guardasole, Eduardo Polverino e Giovanni Tarantino.

 I killer ripresi in diretta dalle telecamere

L’agguato, secondo quanto ricostruito dalla Procura antimafia, sarebbe avvenuto mentre Colalongo era in sella al suo scooter: una moto di grossa cilindrata con due persone in sella lo avrebbe affiancato, costringendolo alla caduta, per poi aprire il fuoco. Gli investigatori descrivono un’esecuzione particolarmente violenta, con colpi esplosi verso zone vitali e ulteriori spari quando la vittima era già a terra.

Le fasi dell’azione, sempre secondo gli inquirenti, sarebbero state riprese da telecamere presenti nella zona, acquisite agli atti dell’indagine.

Registro Tumori in Campania: D’Errico (Lista Fico) denuncia dati non reali dal 2021.

Napoli– “In Campania non possiamo accettare che il Registro Tumori 2025 non contenga i dati reali dal 2021 al 2025, ma solo proiezioni statistiche. È un fatto gravissimo”.

Con queste parole, nel suo primo intervento in Consiglio regionale, Davide D’Errico, neo-eletto nella lista “Roberto Fico Presidente”, ha lanciato un allarme sulla trasparenza dei dati sanitari in una regione storicamente esposta al rischio ambientale.

Il riferimento alla Terra dei Fuochi è esplicito: “Soprattutto nella regione in cui la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha riconosciuto un rischio concreto e imminente per la vita di milioni di cittadini”, ha sottolineato D’Errico. I numeri già noti, ha ricordato, “raccontano già una tragedia: 446.568 casi di incidenza oncologica tra il 2010 e il 2021, quasi un cittadino su dieci in 11 anni”.

La mancanza di dati aggiornati, secondo il consigliere, “indebolisce prevenzione, programmazione sanitaria e tutela della popolazione”. Da qui la richiesta di “un impegno ossessivo per aggiornare subito il registro, prevenire e colpire le cause, a partire da quelle ambientali”.

Nel suo intervento, D’Errico ha intrecciato la denuncia sanitaria con una forte critica sociale, partendo da un ricordo personale: “Mio nonno fu ucciso perché, da imprenditore onesto, si rifiutò di pagare il pizzo. Da allora una frase pesa su questa terra: ‘le persone per bene qui non si arricchiscono mai'”. Un sentimento, ha avvertito, che oggi “spinge i giovani ad andare via e lascia spazio a chi vive di scorciatoie e illegalità”.

Sul fronte della criminalità organizzata, ha evidenziato come “la camorra pensi di continuare a occupare spazi economici e sociali, dagli appalti alle nomine, dai fondi pubblici ai rifiuti”, ricordando che “la Campania è la regione con il più alto numero di Comuni sciolti per infiltrazione mafiosa”.

Come primo atto concreto per invertire la rotta e dare un “segnale immediato”, D’Errico ha rivolto un appello alla Giunta e al Consiglio regionale: “Servono misure concrete e rapide, soprattutto sul lavoro.

Chiedo che una delle prime decisioni sia l’introduzione di un salario minimo regionale per i lavoratori degli appalti della Regione, per impedire che chi lavora sia povero”. Una misura, a suo dire, già praticabile: “Lo ha fatto la Puglia e c’è un orientamento della Corte Costituzionale. Con un provvedimento si possono garantire 200-300 euro in più al mese a centinaia di persone”.

La sfida, ha concluso, è dimostrare che “in Campania le persone per bene possono farcela. Che lavorare onestamente conviene più del nero. Che rispettare le regole è meglio che scavalcare la fila. E che questa Regione può essere davvero giusta, produttiva e anticamorra”.

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