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Napoli, allarme sicurezza a Porta Capuana e Quartieri Spagnoli: Prefetto convoca Comitato per Ordine Pubblico

Napoli – Una riunione d’emergenza al Palazzo di Governo per affrontare la recrudescenza della criminalità in due dei quartieri più simbolici e delicati del centro storico napoletano. Il Prefetto Michele di Bari ha convocato per oggi, alle 16.30, il Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica per un vertice focalizzato esclusivamente sulla situazione di Porta Capuana e dei Quartieri Spagnoli.

IL CONTESTO: UNA PRIMAVERA CALDA E UN AUTUNNO A RISCHIO

La convocazione straordinaria non arriva in un vuoto, ma sullo sfondo di un’estate e di un inizio d’autunno segnati da episodi di violenza che hanno riacceso i riflettori sul controllo del territorio.
A Porta Capuana, crocevia di culture e commerci, si sono registrate nelle ultime settimane tensioni legate allo spaccio e alla presenza di gruppi criminali, con scontri di piazza e episodi di intimidazione che hanno allarmato residenti e esercizi commerciali.
Ai Quartieri Spagnoli, cuore pulsante e a tratti selvaggio della città, il bilancio degli ultimi mesi parla di una recrudescenza di risse, aggressioni e atti di teppismo, che rischiano di minare la sicurezza percepita e la vivibilità di un’area ad alta densità abitativa e di forte richiamo turistico.

GLI ATTORI: UN VERTICE A LIVELLO ALTO

Al tavolo presieduto dal Prefetto Di Bari siederanno tutti i principali attori della sicurezza cittadina: il Questore, i Comandanti provinciali dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, i rappresentanti della Polizia Locale e delle Forze dell’Ordine con competenza sul territorio. Una presenza massiccia che segnala il livello di allerta elevato e la volontà di definire una strategia coordinata e immediata.

LE PROSPETTIVE: DAL RIPRISTINO DELLA LEGALITÀ ALLA PREVENZIONE

In agenda, fonti vicine alla Prefettura lasciano intendere che si discuterà di un piano di potenziamento dei controlli nelle aree critiche, con un dispiegamento di forze più incisivo e mirato, anche in borghese. Non solo misure repressive, ma anche strategie di prevenzione sociale per strappare il terreno fertile alla microcriminalità, con un’attenzione particolare alle giovani generazioni a rischio devianza.

Al termine dell’incontro, previsto per la tarda serata, il Prefetto Di Bari terrà un punto stampa per illustrare alla cittadinanza le decisioni assunte e le linee d’azione che le Forze dell’Ordine saranno chiamate a implementare da subito. Un messaggio di fermezza per rassicurare una città che non vuole arretrare di un millimetro sulla strada della sicurezza e della legalità.

Napoli, pusher 21enne arrestato dalla polizia al corso Garibaldi

Napoli– I controlli della Polizia di Stato contro lo spaccio di droga nel cuore della città continuano senza sosta. Nella notte appena trascorsa, gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico hanno arrestato un giovane di 21 anni, di origini rumene e con precedenti di polizia, sorpreso con diverse dosi di crack pronte per la vendita.

L’operazione rientra nei servizi straordinari disposti dalla Questura di Napoli per contrastare il traffico di sostanze stupefacenti nei quartieri centrali, in particolare nell’area di corso Garibaldi, da tempo al centro dell’attenzione delle forze dell’ordine per la presenza di spacciatori e piccoli trafficanti.

Il controllo e la fuga tentata in via Lavinaio

Erano da poco passate le due di notte quando una pattuglia in servizio di controllo del territorio ha notato un giovane che, appena sceso da un’auto in via Lavinaio, ha cambiato direzione e ha cercato di allontanarsi alla vista degli agenti.
Un atteggiamento che ha subito insospettito i poliziotti, i quali hanno deciso di fermalo per un controllo.

Il ragazzo, visibilmente agitato, è stato trovato in possesso di un involucro contenente crack e di 140 euro in contanti, suddivisi in banconote di vario taglio — una somma compatibile con l’attività di spaccio al dettaglio.

La perquisizione dell’auto e il ritrovamento della droga

I poliziotti, convinti che il giovane potesse nascondere altra droga, hanno esteso i controlli alla vettura da cui era appena sceso.
All’interno, occultati con cura, sono stati rinvenuti altri 16 involucri della stessa sostanza, per un peso complessivo di circa 3,5 grammi di crack.

Il materiale è stato sequestrato insieme al denaro, ritenuto provento dell’attività di spaccio.

L’arresto

Il 21enne è stato arrestato per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e condotto negli uffici della Questura per gli accertamenti di rito.

L’episodio conferma come la zona di corso Garibaldi e delle vie limitrofe, da via Lavinaio fino a piazza Garibaldi, resti uno dei punti più delicati per la lotta al microspaccio in città, con controlli mirati che nelle ultime settimane hanno già portato a diversi sequestri e arresti.

ICFE 2026, la fiera internazionale dei tappeti e delle pavimentazioni di Istanbul

Istanbul— L’International Carpet & Flooring Expo (ICFE) si amplia con un undicesimo padiglione per rispondere all’aumento della domanda mondiale, accogliendo 500 aziende provenienti da 25 Paesi e preparandosi ad accogliere a Istanbul, dal 6 al 9 gennaio 2026, oltre 50 mila visitatori professionali.Giunta alla sua terza edizione, l’International Carpet & Flooring Expo (ICFE) — già nota come CFE — si è rapidamente affermata come uno dei principali punti di riferimento globali per il settore. Organizzata dal Gruppo Tüyap Exhibitions in collaborazione con l’Associazione Esportatori di Tappeti di Istanbul (İHİB) e l’Associazione Esportatori di Tappeti dell’Anatolia Sudorientale (GAHİB), la fiera ha assunto una dimensione internazionale, attirando buyer, produttori e decisori da sei continenti.Anche in un’epoca in cui i venti dell’e-commerce soffiano su ogni angolo del commercio, è ancora nell’incontro diretto che nascono i legami duraturi capaci di trasformarsi in affari concreti. Per il settore dei tappeti e delle pavimentazioni, nessun appuntamento incarna meglio dell’ICFE questa realtà, in programma all’Istanbul Expo Center dal 6 al 9 gennaio 2026.

Un nuovo padiglione

La crescita è evidente. Per rispondere a una domanda in costante aumento, l’ICFE aggiunge un undicesimo padiglione nell’edizione 2026. Tutti gli spazi sono già stati assegnati, con i grandi marchi internazionali che hanno prenotato in anticipo, a conferma del ruolo dell’Expo come snodo centrale del settore.

Un’influenza globale

La forza dell’ICFE a livello mondiale si fonda su una strategia di marketing che raggiunge oltre 80 Paesi. Attraverso media digitali, campagne mirate e sistemi di matchmaking B2B internazionali, la fiera mette in contatto in modo diretto ed efficace espositori e visitatori. Questo respiro internazionale non solo distingue l’ICFE da altri eventi del settore, ma garantisce che ogni edizione generi nuove opportunità di business e partnership.

Oltre 50 mila visitatori attesi

L’ICFE 2026 si prepara ad accogliere quasi 500 aziende provenienti da 25 Paesi, tra cui Cina, Iran, Pakistan, India, Afghanistan, Uzbekistan, Stati Uniti, Egitto, Giordania, Belgio e Francia. Sono previsti circa 50 mila visitatori professionali da 105 nazioni, con una presenza particolarmente significativa da Germania, Italia, Cina, India, Iran, Belgio, Stati Uniti, Russia e Medio Oriente. Forte del successo dell’edizione 2025 — in cui il 78% degli espositori ha dichiarato di aver avviato nuove collaborazioni commerciali — l’organizzazione ha fissato un obiettivo ambizioso: raggiungere l’85% nel 2026.Il nostro settore può abbracciare gli strumenti digitali, ma vive della fiducia e dei rapporti che nascono dall’incontro diretto,” ha dichiarato İlhan Ersözlü del Gruppo Tüyap Exhibitions. “L’ampliamento dell’ICFE con l’undicesimo padiglione e la straordinaria varietà di partecipazioni internazionali dimostrano quanto Istanbul sia ormai un punto nevralgico a livello mondiale per tappeti e pavimentazioni. ICFE 2026 sarà la piattaforma dove nasceranno nuove partnership e prenderà forma il futuro del settore.”

Scopri di più sul gruppo Tüyap Exhibition

Fondata nel 1979 da Bülent Ünal come prima società privata di organizzazione fieristica in Turchia, Tüyap ha contribuito a plasmare il settore per oltre 46 anni. Nel corso della sua attività ha ospitato oltre 370.000 aziende e 75 milioni di visitatori attraverso fiere specializzate in patria e all’estero.Oggi Tüyap gestisce tre centri fieristici in Turchia e mantiene uffici in sei Paesi, collaborando con più di 100 organizzazioni professionali in tutto il mondo. È stata pioniera nell’organizzazione di fiere dedicate ai prodotti turchi in Cina, Russia e Africa, e continua a sostenere il commercio internazionale con una media di 10 fiere estere all’anno.Un primato distingue Tüyap: è l’unico organizzatore privato in Turchia a disporre di un proprio centro fieristico. Grazie a questa peculiarità, l’azienda è in grado di unire eventi fisici e piattaforme digitali, offrendo fiere ibride pensate per rispondere alle esigenze di un mercato sempre più globalizzato.

Vertice a palazzo Santa Lucia: De Luca e Fico a confronto per il futuro della Campania

Napoli – Un faccia a faccia carico di simboli e attese, in un palazzo che ha visto nascere e crescere il potere regionale campano. È in corso da questa mattina, nella sede della Regione Campania in via Santa Lucia, un incontro tra il presidente uscente Vincenzo De Luca e il candidato del centrosinistra alla sua successione, Roberto Fico.

Il vertice, secondo fonti vicine all’entourage, si svolge in un clima di distensione apparente, ma con l’ombra delle recenti frizioni interne alla coalizione progressista che aleggia come un fantasma. Per De Luca, al termine di un decennio al timone della Regione, potrebbe essere l’occasione per passare il testimone con stile; per Fico, ex presidente della Camera e figura di spicco del Movimento 5 Stelle, un passo cruciale per consolidare l’alleanza in vista delle Regionali del 23 e 24 novembre.

L’appuntamento giunge in un momento di fermento per il campo largo di centrosinistra, reduce da settimane di scintille tra i partner. De Luca, noto per il suo stile tagliente, ha non risparmiato critiche al Pd nazionale, accusandolo di aver “perso il contatto con la realtà” e di aver consegnato regioni chiave al centrodestra per logiche di palazzo.

Parole che hanno fatto storcere il naso a Roma, ma che oggi sembrano un preludio a un riavvicinamento: l’incontro con Fico, infatti, è stato auspicato da più parti per ricucire lo strappo. Solo ieri, l’ex sindaco di Benevento Clemente Mastella ha incontrato lo stesso Fico, esortandolo a “basta liti con De Luca” e invocando un dialogo franco, alla presenza del primo cittadino di Napoli Gaetano Manfredi.

Dev’essere De Luca junior a promuovere il chiarimento”, ha tuonato Mastella, puntando il dito sul figlio del governatore, Piero, deputato Pd e ponte generazionale tra le anime del centrosinistra.Al centro del tavolo, non solo strategie elettorali, ma anche il programma di governo per una Campania che De Luca lascia con infrastrutture potenziate ma ereditata da scandali e debiti. F

ico, nel suo post su X di poche ore fa, ha lanciato un segnale di unità e rinnovamento, annunciando la sua lista civica “Roberto Fico Presidente”. “Il 23 e 24 novembre troverete diverse liste accanto al mio nome come candidato presidente della Regione Campania. E fra queste ci sarà la lista civica Roberto Fico Presidente”, scrive l’ex grillino, allegando il logo della formazione: un simbolo sobrio, con richiami al verde campano e al tema della “Campania del futuro”.

La lista, precisa Fico, sarà composta da “esponenti della società civile: attivisti, imprenditori, insegnanti, educatori, amministratori” – figure radicate nei territori, pronte a “dare un contributo alla nostra coalizione”. Presente in tutte le province, da Napoli a Salerno, rappresenterà “nuove energie, competenze, idee” per un progetto che guarda oltre le divisioni ideologiche.

Ma non è solo ottimismo programmatico. Le Regionali 2025 in Campania si annunciano come una battaglia campale: il centrodestra schiera un candidato di peso come Stefano Caldoro o un outsider locale, mentre il centrosinistra deve fare i conti con il pressing riformista sul segretario Pd Elly Schlein, che non esclude un congresso anticipato per ricompattare le truppe.

Giuseppe Conte, leader M5S, ha benedetto Fico come “il migliore” per il dopo-De Luca, ma ha invitato a “bando agli scherzi” e a un lavoro serio sul programma, rispondendo indirettamente alle frecciate del governatore.

E non mancano gli spunti polemici: Carlo Calenda, da Azione, ha definito i 5 Stelle “pericolosi populisti”, esortando De Luca a ripensarci sull’alleanza.

Intanto, Fico ha già incrociato le lame con il centrodestra su temi caldi come l’acqua pubblica, accusata di essere “in mano a lobby private” in un comizio a Cusano Mutri, scatenando la replica furiosa di Marcello Cirielli, deputato di Fratelli d’Italia.

Mentre le lancette scorrono a Palazzo Santa Lucia, la città trattiene il fiato. Usciranno dettagli concreti dal vertice? De Luca appoggerà apertamente la lista Fico, o opterà per la sua creatura personale, come ventilato nelle scorse settimane?

L’incontro, potrebbe segnare la svolta per una coalizione che, tra alleanze fragili e ambizioni personali, ha bisogno di un collante solido per non disperdere voti preziosi. La presentazione della lista Fico è fissata “nei prossimi giorni a Napoli”, ha promesso il candidato, lasciando intendere che il momento è propizio per unire le forze.

In una Regione che conta oltre 5 milioni di elettori, il dopo-De Luca non sarà una passeggiata: Fico lo sa, e oggi, con De Luca di fronte, gioca una delle sue carte decisive. La Campania osserva, tra speranze di rinnovamento e timori di un altro round di faide interne.

Truffano anziana a Gaeta: tre arresti tra Napoli, Caserta e Benevento

Gaeta– Si erano spacciati per carabinieri, chiamando da un numero che appariva come quello della stazione dell’Arma. Con voce ferma, tono rassicurante e una storia studiata nei dettagli, avevano convinto un’anziana di Gaeta a consegnare gioielli e denaro, temendo per la propria sicurezza.

Dietro quella telefonata, però, non c’erano tutori dell’ordine, ma una banda di truffatori seriali, esperti nelle “truffe del finto carabiniere”, che da mesi mietono vittime tra gli anziani del centro e del Sud Italia.

Grazie a un’articolata indagine condotta dalla Polizia di Stato di Gaeta e coordinata dalla Procura di Cassino, i tre responsabili del raggiro sono stati individuati e arrestati. Due di loro sono finiti in carcere, il terzo ai domiciliari con braccialetto elettronico.

Il raggiro: “Signora, abbiamo fermato quattro stranieri con la sua agenda”

La truffa era scattata pochi giorni fa. L’anziana aveva ricevuto una chiamata da un numero che sul display appariva come quello dei Carabinieri di Gaeta.

Dall’altra parte, una voce maschile, cortese ma decisa, le raccontava una storia inquietante: «Signora, abbiamo fermato un’auto con quattro algerini. Due sono fuggiti, due li abbiamo arrestati. Avevano con sé un’agenda con il suo nome e il suo indirizzo. Dobbiamo proteggerla, metta al sicuro i suoi valori».

Spaventata e confusa, la donna ha risposto di avere in casa soltanto alcuni oggetti d’oro di famiglia. A quel punto il truffatore ha rincarato la dose: «Le mando un mio collega in borghese, un carabiniere fidato.

Scenda e consegni tutto a lui, è per la sua sicurezza». L’anziana, convinta di collaborare con le forze dell’ordine, ha consegnato monili e gioielli al falso militare che l’attendeva sotto casa. Il giorno seguente, un’altra telefonata: lo stesso “carabiniere” le chiede di recarsi in banca e di effettuare due bonifici a favore di un conto corrente “per motivi di sicurezza giudiziaria”.

Solo dopo qualche ora, non riuscendo più a contattare i presunti agenti, la donna ha realizzato di essere stata truffata e ha chiesto aiuto al Commissariato di Polizia di Gaeta.

Gli investigatori della Questura di Latina hanno avviato immediatamente una serie di accertamenti bancari e perquisizioni, passando al setaccio smartphone e transazioni legate ai bonifici.

Le tracce digitali hanno portato gli agenti fino a tre uomini, già noti alle forze dell’ordine per reati analoghi, con base operativa tra Benevento, Caserta e Napoli.
Dalle indagini è emerso che il promotore del gruppo, attualmente ai domiciliari nel Beneventano, organizzava le operazioni telefoniche, gestendo i contatti e fornendo indicazioni precise ai complici.

A eseguire materialmente la truffa – e a presentarsi alla porta dell’anziana – sarebbe stato un pregiudicato napoletano, riconosciuto senza esitazione dalla vittima.
Un terzo componente, residente nel Casertano, fungeva da intermediario per la gestione dei conti bancari e dei bonifici.

Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Cassino, accogliendo la richiesta della Procura, ha disposto la custodia cautelare in carcere per due degli indagati e i domiciliari con braccialetto elettronico per il terzo.

I tre sono stati arrestati in contemporanea dal personale del Commissariato di Gaeta, in collaborazione con gli uffici di polizia di Santa Maria Capua Vetere e Benevento, dove i due principali indagati sono stati trasferiti in carcere.

Gli inquirenti stanno ora verificando se la banda possa essere collegata ad altri episodi simili registrati nelle scorse settimane tra Lazio, Campania e Molise.

Il caso di Gaeta riporta l’attenzione su un fenomeno in preoccupante crescita: le truffe agli anziani, spesso soli o fragili, colpiti da criminali che sfruttano la fiducia nelle istituzioni per raggirarli.

Secondo i dati delle forze dell’ordine, solo negli ultimi sei mesi nel Sud Italia si contano centinaia di denunce per truffe telefoniche condotte con lo stesso schema: il finto carabiniere, il parente in difficoltà, il medico o l’avvocato che chiede soldi per “evitare guai giudiziari”.

Le autorità rinnovano l’appello ai cittadini: mai consegnare denaro o oggetti a sconosciuti, verificare sempre l’identità di chi si presenta a nome delle forze dell’ordine e chiamare immediatamente il 112 o il 113 in caso di sospetto.

«Sono ancora scossa, ma voglio che la mia storia serva a mettere in guardia altri» – avrebbe confidato la vittima agli agenti.
Una frase che racchiude tutta la gravità di episodi come questo: non solo un danno economico, ma una ferita profonda nella fiducia delle persone verso chi indossa una divisa.

Un trapianto su dieci salva un cittadino campano

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Salerno– La Campania si conferma un polo cruciale nella rete nazionale dei trapianti, contribuendo con un dato di rilievo assoluto: un trapianto d’organo su dieci a livello italiano riguarda un cittadino campano. Un numero che evidenzia l’alta richiesta e l’impegno di una sanità regionale in costante evoluzione.

Per tre giorni, Salerno diventa il cuore pulsante di questo sforzo vitale ospitando il decimo appuntamento del “Transplant Procurement Management” (Tpm). Esperti da tutta Italia si riuniscono per un confronto tecnico e strategico sulla gestione del delicato processo di acquisizione di organi e tessuti.

La svolta storica: donazione a cuore fermo

Al centro delle discussioni c’è una pratica innovativa e fondamentale per accorciare le liste d’attesa: la donazione a cuore fermo (DCD). La Campania, in questo campo, ha segnato un momento storico a giugno scorso con il primo intervento di prelievo realizzato all’Ospedale Cardarelli di Napoli.

Questa tecnica, che permette l’espianto dopo l’arresto cardiaco – e non solo in caso di morte cerebrale – apre scenari concreti per tradurre in realtà la speranza di migliaia di pazienti.

“La donazione a cuore fermo rappresenta un tassello fondamentale per aumentare le opportunità di donazione,” ha spiegato Pierino Di Silverio, coordinatore del Centro Regionale Trapianti Campania. “Condividere esperienze e modelli organizzativi al Tpm significa trasformare la speranza in possibilità reali di cura.”

La Rete tra clinica ed etica

Il programma del Tpm Campania non si limita agli aspetti clinici, ma affronta i grandi temi di sistema che coinvolgono l’intera comunità: dall’espressione di volontà alla gestione del consenso informato, fino al cruciale ruolo delle famiglie e dei Comuni.

La sfida, sottolinea Di Silverio, è ormai civile oltre che medica. “Il trapianto è una sfida che riguarda tutti: istituzioni, operatori e cittadini. La collaborazione tra ASL, Aziende ospedaliere e Comuni è il vero punto di svolta per trasformare la cultura della donazione in pratica diffusa.” La tre giorni di Salerno si configura così come un momento chiave per cementare questa alleanza e spingere la Campania all’avanguardia nell’atto più generoso della medicina.

Caserta, inseguimento sull’A1: 52 chili di hashish nell’auto, arrestato dopo fuga rocambolesca

Caserta – Un’auto ferma nella corsia di emergenza dell’autostrada A1, nei pressi di Caianello, ha insospettito una pattuglia della Polizia Stradale di Cassino. Quello che sembrava un semplice intervento di assistenza si è trasformato in una caccia all’uomo ad alta velocità.

Quando gli agenti si sono avvicinati al veicolo, il conducente — un uomo solo a bordo — ha improvvisamente riavviato il motore e si è dato alla fuga, lanciandosi in una corsa disperata lungo l’autostrada. Ne è nato un inseguimento per diversi chilometri, con manovre pericolose, sorpassi azzardati e tentativi di speronamento ai danni della pattuglia della Stradale.

Nonostante i ripetuti ordini di fermarsi, l’uomo ha continuato la fuga zigzagando tra le corsie e tentando in ogni modo di seminare le auto della polizia.

Il blocco a Caianello e la fuga a piedi

Solo il coordinamento con un’altra pattuglia della Sottosezione Polizia Autostradale di Caserta Nord ha permesso di chiudere la via di fuga e bloccare il mezzo all’altezza del casello di Caianello.

A quel punto, il conducente ha abbandonato l’auto ancora in corsa e ha tentato un’ultima, disperata fuga a piedi. Si è arrampicato sul new jersey centrale nel tentativo di attraversare la carreggiata opposta, ma è stato raggiunto e bloccato dagli agenti dopo una breve colluttazione.

Condotto negli uffici della Polizia Stradale di Caserta Nord, l’uomo è stato identificato e perquisito insieme al veicolo.

Il ritrovamento: 96 panetti di hashish per oltre 50 chili

Nel bagagliaio dell’auto, gli agenti hanno scoperto 96 panetti di hashish di varie dimensioni, termosigillati e confezionati con nastro adesivo, per un peso complessivo di circa 52 chilogrammi.

Un carico che, una volta immesso sul mercato, avrebbe fruttato centinaia di migliaia di euro. La droga è stata sequestrata insieme al veicolo utilizzato per il trasporto.

Arresto e carcere

L’uomo, accompagnato in caserma per gli accertamenti di rito, è stato arrestato con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale.
Su disposizione del pubblico ministero di turno della Procura di Santa Maria Capua Vetere, il sospettato è stato trasferito nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, in attesa della convalida dell’arresto.

L’intervento è stato portato a termine grazie alla sinergia tra le pattuglie della Polizia Stradale di Cassino e Caserta Nord, che hanno agito con tempestività, evitando incidenti e garantendo la sicurezza degli altri automobilisti durante l’inseguimento.

Le indagini proseguono per capire la provenienza e la destinazione finale dell’ingente quantitativo di droga, che potrebbe essere parte di un canale di traffico diretto dal Sud al Centro Italia.

Napoli, escursioni tra miti e vulcani : il Vesuvio

Napoli si staglia sul Golfo con tutta la sua potenza: un crocevia di culture, leggende, bellezze naturali e di imponenti forze geologiche. In questo angolo del Mediterraneo, le storie antiche dialogano con la terra viva: miti di sirene e dèi, interpretazioni del sacro e scorci di paesaggi plasmati da fenomeni vulcanici. In questo contesto, le escursioni Napoli diventano itinerari simbolici: non solo percorsi naturalistici, ma viaggi nell’anima mitologica della città.

Attraverso tre tappe essenziali, come il Vesuvio, i Campi Flegrei e le coste di Posillipo/Gaiola, racconteremo come i miti di Napoli si intrecciano con i vulcani, offrendo ai visitatori escursioni affascinanti, piene di storia e mistero.

Il Vesuvio e il mito che distrusse città

Tra i vulcani più famosi al mondo, il Vesuvio domina la scena intorno a Napoli, non soltanto per la sua imponenza geologica ma anche per il peso delle storie che gli gravitano attorno. Oggi è visitabile tramite escursioni di qualche ora, spesso si calcola un percorso di circa 4 ore per salire fino al cratere principale.

Vulcano, distruzione e rinascita

L’eruzione del 79 d.C. è forse l’evento più narrato: Pompei ed Ercolano furono travolte da flussi di cenere e gas, seppellite e poi scoperte nei secoli. Ma il Vesuvio non è un monumento morto: si tratta infatti di un vulcano quiescente ma sempre monitorato e studiato, anche grazie a progetti moderni come MURAVES, che indaga la struttura interna del grande cono usando radiografie di muoni.

Il Vesuvio nei miti di Napoli

Nella tradizione locale, il Vesuvio assume figure misteriose e ambivalenti. È una montagna sacra, un gigante dormiente che custodisce sotto le sue viscere i segreti della terra e l’ira che può svegliarsi. Alcune leggende collegano il fuoco del cratere a miti antichi di divinità del fuoco, evocando immagini di Prometeo o Vulcano che forgiano il ferro e i bagliori della colata. Negli itinerari delle escursioni Napoli, salire sul Vesuvio non è soltanto un’esperienza naturalistica, ma un’immersione simbolica in quel mito primordiale che ancora riverbera nella psiche cittadina.

Campi Flegrei: bradisismo, solfatare e miti dell’oltretomba

A ovest di Napoli, l’area dei Campi Flegrei è un territorio dalle mille potenzialità: archeologia, natura, vulcanismo secondario e racconti mitologici. È perfetta per chi ama le escursioni Napoli con un tocco di mistero.

I Campi Flegrei sono un distretto vulcanico caratterizzato da fenomeni di bradisismo (innalzamenti e abbassamenti lentissimi del suolo) e da numerose manifestazioni fumaroliche e solfatare. La Solfatara di Pozzuoli è un classico esempio: un’area in cui il terreno emette vapore e gas solforosi distintivi del vulcanismo secondario.

Un sito naturale degno di nota è il Cratere degli Astroni, un cratere largamente conservato con sentieri naturalistici, stagni interni e vegetazione tipica.

Luoghi mitici e leggendari

Proprio nei Campi Flegrei si concentrano miti profondi: il lago d’Averno, ad esempio, è ritenuto da Virgilio “porta degli Inferi” nell’Eneide, un accesso simbolico al mondo dei morti.
Il Monte Nuovo, nato con un’eruzione nel 1538 in pochissimi giorni, è un esempio recente di trasformazione geologica repentina. La camminata da Monte Nuovo al lago d’Averno è proposta in itinerari didattici che coniugano educazione ambientale e mito.

Anche i tour guidati ai Campi Flegrei uniscono l’“archeologia del mito” ai paesaggi vulcanici: archeologi conducono i visitatori nei luoghi mitici, dove ogni pietra può ricordare storie di dèi, poeti e città scomparse.

Così, partecipare a escursioni Napoli in questa zona significa camminare tra crateri, geyser, rovine antiche e leggende di passaggi ultraterreni.

Posillipo, Gaiola e altri “ponti” tra mito e vulcano

Non serve allontanarsi troppo dal tessuto urbano per scoprire come i miti di Napoli e la vulcanologia si intrecciano anche sulle coste e negli angoli meno noti. Le escursioni Napoli non si esauriscono sui grandi vulcani: molti percorsi si snodano attraverso scorci costieri, parchi sommersi e antichi teatri.

Il Parco sommerso di Gaiola

Nel tratto costiero di Posillipo si trova il Parco sommerso di Gaiola, un sito in cui archeologia e vulcanologia si fondono. I fondali sono segnati da strutture sommerse (resti di porti, ninfei, peschiere) che si sono accomodate tra cedimenti lenti dovuti al bradisismo locale. Wikipedia
Il parco è visitabile mediante battelli a fondo trasparente, snorkeling o immersioni guidate: un’escursione Napoli che scende letteralmente sotto il livello dell’acqua per scoprire antichi relitti e geomorfologie marine di origine vulcanica.

Scorci mitici e panorami nascosti

Nell’area di Posillipo, il Parco del Pausilypon e il Teatro sommerso del Pollione offrono un contesto di grande suggestione: la collina di Posillipo è parte del margine della caldera antica, con resti archeologici immersi nella vegetazione mediterranea.
Allo stesso modo, la Montagna Spaccata, un taglio naturale nella collina vicino a Pozzuoli, è considerata il bordo residuo di un cratere dei Campi Flegrei e conserva tracce di una eruzione antica.

In questi angoli, le escursioni Napoli si trasformano in cammini di scoperta: raccontano come il mito della fondazione, le sirene, la saggezza sibillina e gli spiriti sotterranei convivano con le tensioni della terra. Qui il mito non è astratto: è geologia, è pietra, è acqua, è luce che riflette sulle faglie.

Bacoli, morta a 52 anni la donna che 3 giorni fa lanciò l’appello sui social: “Aiutatemi a vivere”

Bacoli– La malattia ha corso più veloce della solidarietà. Carmela Hanuman, 52 anni, è morta ieri dopo una lunga lotta contro un tumore, proprio mentre i social network iniziavano a diffondere il suo straziante appello lanciato solo tre giorni fa.

“Mi presento, sono Carmen, una malata oncologica a Napoli, condannata alle chemio e alle cure sperimentali. Una speranza ci sarebbe ma costa molto. Aiutatemi a vivere. Ho 50 anni e voglio vivere”, aveva scritto in un post che aveva iniziato a mobilitare centinaia di persone.

Carmela – per tutti Carmela – ha combattuto fino all’ultimo respiro in un letto dell’ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli, dove era ricoverata da tempo. Le sue condizioni, già critiche, non le avevano mai fatto perdere la forza di lottare e di restare unita alla sua famiglia. Negli ultimi giorni la sua esistenza dipendeva completamente da una bomba di ossigeno, senza la quale non sarebbe riuscita a respirare.

Nonostante la debilitazione progressiva, la donna è riuscita a partecipare, seppur da un letto d’ospedale, alle gioie familiari. Appena cinque giorni fa aveva festeggiato il compleanno del figlio Manuel, in un’immagine di affetto straziante e normale che il ragazzo stesso aveva voluto condividere online. “Un compleanno imprevisto – aveva scritto – ma accanto a te è la festa più bella che potessi avere”. Una foto li ritrae insieme, sul letto dell’ospedale, un ultimo, prezioso scatto di vita prima del buio.

L’onda di commozione sui social

La notizia della sua scomparsa, diffusasi ieri, ha scatenato un’ondata di commozione collettiva sui social network, dove in tanti, pur non avendola conosciuta di persona, si erano sentiti toccati dal suo grido d’aiuto. “Che gran donna…che guerriera….sono con il cuore vicino alla sua famiglia”, ha scritto Annamaria, in uno dei tanti messaggi di cordoglio che stanno riempiendo il web.

Carmela lascia il marito Fulvio, titolare di una ditta di ristrutturazioni, e tre figli, tra cui Manuel. Le esequie si terranno domani, mercoledì 14 ottobre, presso la Parrocchia Sant’Anna a Bacoli. Una comunità si prepara a dare l’ultimo saluto a una donna il cui estremo, coraggioso appello è rimasto purtroppo senza risposta, simboleggiando il dramma di tanti malati costretti a cercare nella rete quella speranza che il sistema non sempre riesce a garantire in tempo.

Napoli, ruba stereo da un’auto e fugge sulla e-bike: arrestato da due carabinieri fuori servizio

All’alba, in via Augusto De Martino, nel cuore del quartiere San Carlo all’Arena, due carabinieri della stazione di Capodimonte, liberi dal servizio, hanno colto in flagrante un ladro intento a forzare un’auto in sosta.

L’uomo, identificato come Emanuele Luciano, 52 anni, originario di Scampia e già noto alle forze dell’ordine, aveva appena sottratto uno stereo dal veicolo, nascondendolo nello zaino. Alla vista dei militari, Luciano ha tentato la fuga a bordo della sua bicicletta elettrica, ma il tentativo è durato poco.

Dopo un breve inseguimento tra le stradine del quartiere, i carabinieri sono riusciti a bloccarlo e ad arrestarlo. Il 52enne era già sottoposto alla misura della libertà vigilata e dovrà ora rispondere anche dei reati di furto aggravato e violazione degli obblighi imposti dall’autorità giudiziaria. L’uomo è stato condotto in caserma per le formalità di rito ed è ora in attesa di giudizio.

Giugliano, caccia illegale al tordo: sequestrati fucili e richiami elettronici

Proseguono senza sosta i controlli del Gruppo Carabinieri Forestale di Napoli sulle attività venatorie nell’area provinciale. In località Salice, nel territorio di Giugliano in Campania, i militari del Nucleo Forestale di Pozzuoli, con il supporto delle guardie zoofile e venatorie della LIPU, hanno sorpreso due uomini impegnati in una battuta di caccia illegale. I due sono stati trovati in possesso di dispositivi elettronici utilizzati per riprodurre artificialmente il canto del tordo bottaccio, una pratica vietata dalla legge 157 del 1992 che regola la caccia in Italia.

I carabinieri hanno proceduto al sequestro di due fucili da caccia calibro 12, sei cartucce, tre richiami acustici elettromagnetici completi di timer, schede SD e altoparlanti, oltre al corpo di un tordo bottaccio abbattuto durante l’attività illecita. Ai trasgressori sono state inoltre comminate sanzioni amministrative per un importo complessivo di oltre 400 euro.

L’intervento conferma l’impegno costante dei Carabinieri Forestali e delle associazioni ambientaliste nella tutela della fauna selvatica e nel contrasto alle pratiche di bracconaggio che mettono in pericolo gli equilibri dell’ecosistema locale. L’attenzione sul territorio resta alta, con controlli mirati per garantire il rispetto delle norme che regolano l’attività venatoria.

Mondragone, evade dai domiciliari e tenta la fuga in scooter: arrestato 63enne

Una fuga improvvisata, una corsa tra le stradine di Mondragone e l’ennesimo arresto. Un 63enne, già ai domiciliari per reati contro il patrimonio, è finito nuovamente nei guai dopo essere stato sorpreso dai carabinieri del Reparto Territoriale mentre circolava in scooter elettrico in pieno centro, nonostante la misura restrittiva che gli imponeva di restare a casa.

Alla vista della pattuglia, l’uomo ha tentato di dileguarsi, spingendo il motoveicolo a tutta velocità e costringendo i militari della Sezione Radiomobile a un inseguimento di alcune centinaia di metri. La fuga è durata poco: bloccato e messo in sicurezza, il 63enne è stato portato in caserma per gli accertamenti di rito.

Dalle verifiche è emerso che l’uomo, sottoposto a un provvedimento di pene concorrenti pari a 7 anni e 8 mesi di reclusione, era recidivo: già denunciato ben tredici volte per evasione. Una lunga serie di violazioni che non sembra averlo fermato, almeno fino a questa ennesima cattura. Su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, l’uomo è stato ricondotto nella sua abitazione, in attesa del giudizio con rito direttissimo.

Avellino, sequestrati 200 chili di rifiuti speciali: denunciato un 53enne

Duecento chilogrammi di rifiuti speciali sono stati sequestrati dai carabinieri di Mirabella Eclano, in provincia di Avellino, durante una serie di controlli ambientali mirati sul territorio. L’operazione rientra nel piano di vigilanza disposto dal prefetto di Avellino, Rossana Riflesso, in stretta collaborazione con la Procura diretta da Domenico Airoma.

I militari hanno intercettato un autocarro carico di materiali considerati rifiuti speciali, privi delle necessarie autorizzazioni per il trasporto. Il mezzo è stato immediatamente sequestrato e per il conducente, un uomo di 53 anni residente nella zona, è scattata la denuncia per trasporto illecito di rifiuti, oltre al ritiro della patente di guida.

L’operazione si inserisce nel più ampio piano di contrasto ai reati ambientali che negli ultimi mesi sta interessando l’Irpinia, con l’obiettivo di tutelare il territorio da smaltimenti abusivi e traffici illeciti di materiali pericolosi.

Napoli, Buongiorno vicino al rientro: verso la convocazione contro il Torino

La pausa per le Nazionali porta ossigeno al Napoli di Antonio Conte, che può finalmente sorridere sul fronte degli infortunati. Alessandro Buongiorno è tornato a completa disposizione e si prepara a rientrare in campo dopo lo stop che lo aveva costretto a saltare la sfida con il Cagliari.

Il difensore, uno dei pilastri del reparto arretrato azzurro, ha completato il recupero e sarà convocato per la trasferta di Torino. Conte conta su di lui già per la ripresa del campionato e lo considera un titolare certo in vista della sfida di Champions League contro il PSV a Eindhoven.

Segnali incoraggianti anche da Matteo Politano, che continua a lavorare per bruciare i tempi di recupero. L’esterno offensivo spera nella convocazione già contro il Torino, ma lo staff medico preferisce non forzare i tempi, monitorando quotidianamente le sue condizioni. Più lunghi invece i tempi di rientro per Lobotka, atteso a inizio novembre, e per Rrahmani, ancora alle prese con il percorso riabilitativo.

Pizza e pinsa a confronto: differenze che contano

Le differenze tra pizza e pinsa rappresentano oggi uno dei dibattiti più accesi nel panorama gastronomico italiano. Mentre i ristoratori cercano di distinguersi in un mercato sempre più competitivo, i consumatori scoprono sapori che credevano di conoscere già. La rivoluzione silenziosa che sta attraversando le tavole del Belpaese ha un protagonista inaspettato: un lievitato dalla forma ovale che sfida millenni di tradizione circolare.Il fenomeno non è passeggero. Le vendite di pinsa hanno registrato una crescita del 180% negli ultimi due anni, con oltre 1.500 locali specializzati aperti dal 2022 a oggi. Dietro questi numeri si cela una storia di innovazione tecnica e intuizione imprenditoriale che merita di essere raccontata.

Le differenze reali tra pizza e pinsa che stanno rivoluzionando la gastronomia

Comprendere le differenze reali tra pizza e pinsa significa andare oltre l’aspetto superficiale. Non si tratta semplicemente di una questione estetica o di marketing, ma di un approccio completamente diverso alla panificazione che coinvolge chimica, fisica e tradizione.La pinsa romana nasce nel 2001 dall’intuizione di un tecnico panificatore che ha osato mescolare farine diverse: frumento, riso, soia e pasta madre. Questa combinazione, apparentemente semplice, nasconde una complessità biochimica che modifica radicalmente le caratteristiche del prodotto finale. Dove la pizza utilizza esclusivamente farina di grano tenero, la pinsa introduce variabili che alterano assorbimento, elasticità e digeribilità.Il risultato è misurabile: l’impasto della pinsa presenta un’idratazione superiore del 15-20% rispetto alla pizza tradizionale, creando una struttura alveolare che trattiene l’umidità senza compromettere la croccantezza. Questa caratteristica tecnica si traduce in un prodotto che mantiene le sue qualità organolettiche per un tempo superiore del 40% rispetto alla pizza classica.

La forma ovale: primo indizio di una filosofia diversa

L’aspetto distintivo della pinsa non è casuale. La forma ovale riflette una filosofia produttiva che privilegia la funzionalità rispetto alla tradizione. Mentre la pizza tonda risponde a esigenze storiche legate alla cottura nel forno a legna, l’ovale della pinsa ottimizza la distribuzione dei condimenti e facilita la consumazione.Studi di ergonomia alimentare dimostrano che la forma allungata consente una distribuzione più uniforme degli ingredienti, riducendo del 30% la dispersione durante il consumo. Questa caratteristica si rivela particolarmente vantaggiosa per condimenti gourmet e preparazioni elaborate, aprendo nuove possibilità creative per i chef.La superficie maggiore, a parità di peso dell’impasto, offre inoltre un rapporto crosta-mollica ottimizzato che garantisce la croccantezza dei bordi mantenendo la morbidezza centrale. Un equilibrio fisico che richiede competenze tecniche specifiche e che giustifica la crescente specializzazione del settore.

Il segreto della miscela: quando l’innovazione nasce dalla tradizione

La vera rivoluzione della pinsa risiede nella sua formulazione. La miscela di farine non è un esperimento casuale, ma il risultato di anni di ricerca applicata. La farina di riso introduce leggerezza e contribuisce alla croccantezza, quella di soia apporta proteine nobili e migliora la struttura, mentre la pasta madre garantisce acidità controllata e sviluppo aromatico.Questa combinazione produce effetti misurabili sul prodotto finito. L’indice glicemico della pinsa risulta inferiore del 25% rispetto alla pizza tradizionale, mentre il contenuto proteico aumenta del 18%. Caratteristiche che rispondono alle esigenze di un mercato sempre più attento agli aspetti nutrizionali e salutistici.La standardizzazione di questa miscela ha richiesto investimenti significativi in ricerca e sviluppo. Il controllo qualità coinvolge analisi chimico-fisiche che monitorano umidità, proteine, ceneri e forza della farina, garantendo risultati costanti anche su scala industriale.

Tempo e fermentazione: la chiave della digeribilità superiore

La lievitazione rappresenta il cuore pulsante della differenza tra pizza e pinsa. Dove la pizza richiede 24-48 ore, la pinsa necessita di un minimo di 48 ore, con un optimum tra le 72 e le 96 ore. Questo processo prolungato non è solo una questione di sapore, ma una vera trasformazione biochimica dell’impasto.Durante la fermentazione estesa, gli enzimi presenti nella pasta madre e nelle farine scompongono le proteine complesse in aminoacidi più semplici, facilitando la digestione. Parallelamente, la formazione di acidi organici riduce il pH dell’impasto, creando un ambiente che inibisce la proliferazione di batteri patogeni e migliora la conservabilità.La tecnica del freddo, utilizzata per controllare questo processo, permette di gestire la fermentazione senza compromettere la struttura dell’impasto. Le basse temperature rallentano l’attività fermentativa mantenendo attivi i processi enzimatici benefici, un equilibrio delicato che richiede competenze specifiche.Il mercato ha risposto positivamente a questa innovazione. I locali specializzati in pinsa registrano un fatturato medio superiore del 22% rispetto alle pizzerie tradizionali, principalmente grazie a una clientela disposta a pagare un prezzo premium per qualità e benessere. La pinsa ha dimostrato che l’innovazione, quando fondata su basi scientifiche solide, può creare nuovi segmenti di mercato senza cannibalizzare quelli esistenti.

Napoli, blatte alla mensa del carcere di Poggioreale

Napoli – Non solo celle sovraffollate e tensione alle stelle: l’emergenza carceraria italiana, e in particolare quella della Campania, svela un lato oscuro che tocca la dignità e la sicurezza sul lavoro persino degli agenti di custodia.

L’ultima denuncia, lanciata dalla Consipe (Confederazione Sindacati Penitenziari), è un atto di accusa durissimo che mette a nudo lo stato di degrado in cui versano le strutture.

Poggioreale: degrado nel piatto

Il cuore della protesta è il carcere di Poggioreale, uno degli istituti più critici della regione per il cronico sovraffollamento. Qui, la situazione nelle mense del personale ha toccato il fondo. Il vicepresidente Consipe, Luigi Castaldo, ha puntato il dito contro “episodi di infestazione da blatte e altri insetti” negli spazi destinati alla consumazione dei pasti.

“Una situazione indecorosa e inaccettabile”, ribadisce Castaldo, che ha spinto parte del personale della Polizia Penitenziaria a astenendosi dal consumo dei pasti. Non si tratta solo di pasti scadenti e risorse insufficienti, un problema diffuso in tutta Italia, ma di una palese violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro. L’esasperazione degli agenti è il risultato di anni di “disattenzione e da politiche di risparmio contrarie al benessere del personale”.

Carceri in Campania: un sistema al collasso

La denuncia della Consipe si inserisce nel contesto di una crisi carceraria che in Campania ha proporzioni drammatiche. I problemi della mensa di Poggioreale sono un sintomo del malfunzionamento sistemico:

Sovraffollamento Record: Gli istituti campani sono tra i più affollati d’Italia. Il numero di detenuti supera regolarmente la capienza regolamentare, creando condizioni igienico-sanitarie precarie e un ambiente ad alta tensione.

Carenza di Personale: La Polizia Penitenziaria opera con un organico drasticamente sottodimensionato. La mancanza di risorse umane costringe gli agenti a turni massacranti, peggiorando la qualità del servizio e, come dimostra il caso delle mense, le loro condizioni di lavoro.

Strutture Obsolete: Gran parte delle carceri, inclusa Poggioreale, sono edifici datati e spesso fatiscenti, dove gli interventi di manutenzione sono insufficienti a garantire standard minimi di decoro e salubrità.

Il sindacato non chiede solo una soluzione tampone, ma l’apertura di un focus nazionale sul servizio mensa, con una particolare attenzione agli istituti campani. L’obiettivo è quello di confrontare la gestione con le mense di altre amministrazioni dello Stato, dove “una gestione più efficiente garantisce pasti decorosi, qualitativamente e quantitativamente migliori”.

La posta in gioco è alta: la dignità e la salute delle donne e degli uomini in divisa che ogni giorno, nonostante le condizioni proibitive, garantiscono la sicurezza all’interno delle mura penitenziarie.

Il messaggio di Castaldo è un ultimatum: la Consipe auspica “interventi urgenti, concreti e risolutivi”. In caso contrario, saranno perseguite “tutte le vie legali previste, a tutela dei diritti e della salute dei lavoratori”. Un’emergenza igienico-sanitaria che si somma all’emergenza strutturale, rendendo il sistema carcerario italiano una vera e propria polveriera sociale e lavorativa.

Caserta, rubano in un’azienda di fiori, inseguiti dal proprietario fanno incidente: tre feriti e 2 arrestati

Cancello ed Arnone – Un inseguimento mozzafiato tra furgoni, un’uscita di strada in piena campagna e un rogo che illumina la sera: è questa la drammatica scena che si è consumata ieri pomeriggio, domenica 12 ottobre, in via Armando Diaz, arteria centrale di Cancello ed Arnone, tranquillo comune del casertano noto per le sue distese agricole e le piccole imprese familiari.

Due cittadini tunisini, un 43enne e un 34enne entrambi con domicilio a Giugliano in Campania e precedenti penali, sono finiti in manette accusati di rapina impropria in concorso, dopo aver tentato di svaligiare un’azienda di vendita di prodotti floreali. Un terzo complice, fuggito nel caos, è ora braccato dalle forze dell’ordine.

La ricostruzione dei fatti, affidata ai Carabinieri della Stazione locale e del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Casal di Principe, parte da una notte di ombre e forzature.

Intorno alle prime ore del mattino, i tre malviventi – ancora da identificare completamente il terzo – avrebbero scalato il cancello d’ingresso dell’azienda, un punto di riferimento per il settore floreale nella zona, specializzata in fiori secchi e composizioni decorative. Con mosse rapide e silenziose, hanno caricato sul loro Fiat Iveco, sprovvisto di targa per eludere i controlli, un bottino stimato in circa 5.000 euro: fasci di fiori essiccati, pronti per la vendita, che rappresentano il sudore di mesi di lavoro per il titolare, un imprenditore del posto che da anni combatte contro la concorrenza sleale e i colpi dei ladri.

 Avevano rubato 5.000 euro in fasci di fiori essiccati, pronti per la vendita

Il piano sembrava perfetto, ma l’alba ha portato la svolta. Il proprietario dell’azienda, un uomo sulla quarantina temprato dalla vita di provincia, si è accorto del raid durante il giro di routine.

Senza pensarci due volte, ha ingranato la marcia sul suo furgone aziendale e si è lanciato all’inseguimento, trasformando via Armando Diaz – strada che collega il centro abitato alle campagne circostanti – in un set cinematografico.

L’inseguimento, durato appena poche centinaia di metri tra curve e sterrati, è culminato in un dramma: entrambi i veicoli sono slittati fuori strada in una zona rurale, tra uliveti e terreni incolti che costellano il territorio. L’impatto è stato violento.

Il furgone dei ladri, crivellato dal fuoco improvviso – forse per un cortocircuito o un danno meccanico – ha avvolto la scena in fiamme arancioni, costringendo i due tunisini a balzare fuori dal mezzo in preda al panico. Il terzo complice, abile nel caos, è svanito tra i campi, lasciando i complici al loro destino.

Sul luogo del disastro, un dispiegamento impressionante: i Carabinieri del Nucleo Operativo, giunti a sirene spiegate, hanno bloccato i due fuggitivi mentre tentavano di dileguarsi tra la vegetazione. I Vigili del Fuoco di Aversa hanno domato le fiamme in meno di mezz’ora, evitando che il rogo si propagasse ai campi vicini, mentre il personale del 118 ha prestato i primi soccorsi.

Il titolare, eroe involontario della vicenda, ha pagato caro il suo coraggio: una frattura all’avambraccio destro lo ha costretto a un ricovero all’ospedale di Aversa, dove è stato trattenuto in osservazione.

Non se la passano meglio i presunti autori del furto. Il 43enne, con una frattura al piede destro, e il 34enne, sospettato di un trauma alla colonna vertebrale, sono stati medicati rispettivamente all’ospedale di Caserta e alla clinica Pineta Grande di Castel Volturno. Nessuno dei due è in pericolo di vita, ma le ferite li terranno lontani dalle strade per un po’.

Appena dimessi, su ordine della Procura della Repubblica di Napoli Nord, saranno tradotti dietro le sbarre della Casa Circondariale di Santa Maria Capua Vetere, accusati in flagranza di reato per rapina impropria – aggravata dal concorso e dall’uso di un veicolo per la fuga.Le indagini, coordinate dal maggiore della Compagnia di Casal di Principe, non si fermano qui.

I militari stanno passando al setaccio telecamere di sorveglianza della zona e interrogando testimoni oculari, alla ricerca del terzo uomo, descritto come sui 30 anni e con accento straniero.

Pozzuoli, picchia la moglie in strada: a Ferragosto le aveva rotto il naso con un pugno

Napoli, numeri choc sulla violenza di genere: oltre 4.500 tra arresti e denunce dall’inizio dell’anno. Gli ultimi episodi a Pozzuoli e Qualiano

La violenza di genere continua a macchiare di sangue e paura Napoli e la sua provincia. Numeri che non lasciano spazio a interpretazioni: dal primo gennaio ad oggi i Carabinieri hanno arrestato o denunciato 4.532 persone, in media 16 casi al giorno. Un dato impressionante che conferma la dimensione ormai strutturale del fenomeno.

Gli ultimi episodi arrivano da Pozzuoli e Qualiano, due comuni molto distanti tra loro ma uniti dallo stesso copione di rabbia e sopraffazione, consumato — ancora una volta — tra le mura domestiche e in un giorno di festa. Domenica.

Un dettaglio che non sorprende i militari del Comando provinciale di Napoli: troppo spesso, infatti, le tragedie familiari esplodono nei giorni festivi, quando la convivenza forzata e le tensioni latenti si trasformano in violenza fisica. «Non possiamo e non dobbiamo abituarci a considerare tutto questo come normale», spiegano dal Comando. «Ogni episodio deve essere denunciato, ogni segnale d’allarme ascoltato».

Il bilancio: oltre 850 arresti e quasi 3.700 denunce

I numeri raccolti dai Carabinieri parlano chiaro: dal 1° gennaio ad oggi sono 855 le persone arrestate per violenza di genere, 70 delle quali in “differita” — ovvero fermate dopo approfondite indagini e ricostruzioni dei fatti.
A queste si aggiungono 3.677 denunce formalizzate dalle vittime o da terzi.

Un totale di 4.532 procedimenti che fotografano una media di quasi 16 casi al giorno, una cifra che, da sola, restituisce la gravità del fenomeno nel territorio napoletano.

Pozzuoli: l’aggressione in strada sotto gli occhi dei passanti

Domenica pomeriggio, a Pozzuoli, la violenza ha avuto il volto di un uomo di 50 anni, incensurato, che ha picchiato la moglie in pieno centro.

I Carabinieri della sezione radiomobile, in pattugliamento lungo via Roma, sono stati richiamati dalle urla dei passanti. Quando sono arrivati, la scena era già chiara: alcuni cittadini cercavano di bloccare l’uomo, che continuava a dimenarsi, mentre a terra giaceva una donna visibilmente scossa e ferita.

A Ferragosto le aveva rotto il naso con un pugno

I due erano già noti alle forze dell’ordine. Solo due mesi fa, il 15 agosto, la stessa donna era stata colpita con un pugno al volto dal marito, riportando la frattura del setto nasale e una prognosi di 30 giorni. All’epoca, però, non aveva trovato la forza di sporgere denuncia.

Domenica, la storia si è ripetuta. La lite, iniziata in auto, è degenerata quando la donna — esasperata e spaventata — ha tentato di allontanarsi. L’uomo l’ha inseguita, l’ha colpita con schiaffi e pugni, poi l’ha scaraventata contro il finestrino di un’auto parcheggiata. Le sue urla hanno attirato tre giovani che sono intervenuti, riuscendo a metterla in salvo.

Nonostante la vittima non abbia ancora formalizzato una denuncia, il 50enne è stato arrestato in flagranza per maltrattamenti e lesioni ed è stato trasferito in carcere. Per la donna, 47 anni, cinque giorni di prognosi.

Qualiano: minaccia la moglie con un coltello davanti ai figli

Sempre domenica, a Qualiano, un’altra lite familiare ha rischiato di trasformarsi in tragedia.
Una segnalazione anonima ha spinto i Carabinieri della sezione radiomobile di Giugliano a intervenire in un appartamento dove si sentivano urla e pianti.

All’interno, un 40enne e la moglie 37enne, con i loro tre figli minorenni. L’abitazione era a soqquadro. Secondo la ricostruzione dei militari, l’uomo aveva aggredito la compagna con calci e pugni, poi, in un crescendo di violenza, aveva impugnato un coltello da cucina minacciandola di morte.

La donna, già vittima in passato di altre aggressioni e denunce, ha trovato rifugio grazie all’intervento tempestivo dei carabinieri, che hanno sequestrato l’arma. Durante la perquisizione è stata trovata anche una dose di cocaina.
L’uomo è stato arrestato e condotto in carcere.

L’appello dell’Arma: «Denunciate sempre, chiamate il 112»

Il Comando provinciale deiCarabinieridi Napoli ribadisce l’importanza di non restare in silenzio.
Ogni episodio di violenza, anche il più “piccolo”, deve essere segnalato. Il numero di emergenza 112 è attivo 24 ore su 24, con operatori formati per gestire situazioni di pericolo immediato.

Un messaggio chiaro e necessario, soprattutto alla luce dell’ennesimo episodio di violenza sessuale avvenuto ieri nella zona di Porta Capuana, che ha scosso la città e riportato al centro dell’attenzione un fenomeno che continua a colpire — ogni giorno — donne di tutte le età e in ogni contesto sociale.

Pozzuoli, ennesimo incidente a Lucrino: morto il 36enne Bruno Marotta

Pozzuoli– Un sottile, agghiacciante filo lega due vite spezzate sullo stesso tratto di strada. Ieri notte, a Lucrino, Bruno Marotta, 36 anni, ha perso la vita in un drammatico incidente stradale.

E la sua auto si è schiantata a pochi metri di distanza dal punto esatto dove, solo tre mesi fa, un altro giovane, Augusto Di Meo, 18 anni, trovava una morte altrettanto violenta. Per la Polizia Locale, impegnata nelle prime indagini, l’ipotesi principale è che alla base della tragedia ci sia stato un malore improvviso.

La dinamica dell’incidente

Era l’ora in cui la movida della frazione di Lucrino, famosa per i suoi locali, inizia a spegnersi. Bruno Marotta stava rientrando a casa a bordo della sua piccola auto. Improvvisamente, lungo via Tripergola, una stradina laterale parallela alla trafficata via Miliscola, ha perso il controllo del veicolo.

Secondo una prima ricostruzione, l’auto non avrebbe mostrato segni di frenata, deviando bruscamente dalla sua corsia, centrando in pieno un palo della segnaletica e ribaltandosi più volte prima di fermarsi, squarciata, al centro della carreggiata.

Il boato dello schianto ha squarciato il silenzio notturno, svegliando i residenti, che sono stati i primi a dare l’allarme. Sul posto sono immediatamente intervenuti i soccorsi del 118, ma per il 36enne non c’era ormai più nulla da fare. Il suo corpo senza vita è stato estratto dall’abitacolo e poi trasferito presso il centro di medicina legale del II Policlinico di Napoli per gli accertamenti autoptici.

Esami “irripetibili”, cruciali per sciogliere ogni dubbio: è stato un malore cardiaco, un collasso, o una fatale distrazione, forse complice un’elevata velocità? L’auto, intanto, è stata sequestrata e messa a disposizione dell’autorità giudiziaria per i rilievi tecnici.

Il luogo maledetto e il cordoglio

Quella di Lucrino si conferma una strada segnata dal lutto. Il parallelo con la morte del giovane Augusto Di Meo, avvenuta in circostanze tragicamente simili appena tre mesi fa, è d’obbligo e grava sulla comunità come un macigno. Un “punto maledetto” che ora unisce due famiglie nella disperazione.

Il dolore per la scomparsa di Bruno Marotta, uomo molto conosciuto e stimato a Pozzuoli, è esploso sui social network, diventando un fiume in piena di ricordi e affetti.

Sul gruppo di Lucrino lo ricordano così: “Le parole servono a ben poco, ma un pensiero lo vorrei lasciare qui, in questo gruppo della nostra cittadina. Oggi Lucrino piange un figlio,un fratello, un amico, un conoscente che ha regalato sorrisi, affetto , chiacchiere a tutti noi.
Il mio legame è quasi fraterno, Bruno Marotta hai lasciato un vuoto incolmabile.

È inaccettabile. Non avrei mai voluto scrivere queste parole, avrei preferito di gran lunga dircelo a viso a viso ricordando tutti i nostri momenti d’infanzia, di adolescenza, le nostre esperienze lavorative, il Napoli, chiacchierate varie , un saluto al volo in salumeria ma da qualche anno l’argomento più trattato era la gioia dei nostri nipotini. Ti si illuminavano gli occhi quando ti chiamavo zio Bruno. Ti porterò sempre nel mio cuore. Un abbraccio alla famiglia e credo di parlare a nome di tutta Lucrino ci stringiamo al vostro immenso dolore”.

Al coro di dolore si è unito anche il sindaco di Pozzuoli, Gigi Manzoni, che ha rilasciato una dichiarazione ufficiale: «Desidero esprimere, a nome mio e dell’intera amministrazione comunale, il più sincero cordoglio per la tragica scomparsa del giovane di 36 anni… In questo momento di profondo dolore, mi unisco alla famiglia e agli amici, esprimendo loro la mia più sentita vicinanza».

Mentre la città si interroga sull’ennesima tragedia della strada, per Bruno Marotta e per Augusto Di Meo rimane, amara, la stessa geografia della fine: un rettilineo, un palo, e una comunità che, per la seconda volta in pochi mesi, piange un pezzo del suo futuro.

Napoli, assalto notturno in farmacia a Fuorigrotta: ladri in fuga all’arrivo dei carabinieri

Napoli – Erano da poco passate le 4.40 del mattino quando un boato ha rotto il silenzio di via Consalvo, nel cuore del quartiere Fuorigrotta. Alcuni residenti, svegliati di soprassalto, hanno visto una scena ormai purtroppo familiare: una serranda divelta, vetri infranti e un gruppo di uomini che si muovevano in fretta davanti a una farmacia all’altezza del civico 66.

L’allarme è scattato immediatamente: sul posto sono arrivati i Carabinieri della sezione radiomobile della Compagnia di Bagnoli, supportati da una pattuglia del Nucleo radiomobile di Napoli, dopo la segnalazione giunta alla centrale operativa.

La fuga prima del colpo

Quando le forze dell’ordine sono giunte sul luogo, i ladri si erano già dileguati. Hanno lasciato dietro di sé i segni evidenti di un’azione rapida e violenta: la serranda completamente sfondata e il vetro della porta d’ingresso distrutto.

Secondo una prima ricostruzione, i malviventi – almeno due, ma potrebbero essere di più – sarebbero fuggiti a bordo di un’auto di grossa cilindrata, probabilmente rubata, riuscendo a far perdere le proprie tracce in pochi istanti.

Dalle prime verifiche, non sarebbe stato rubato nulla, forse perché l’arrivo delle pattuglie ha interrotto l’azione prima che i ladri potessero entrare pienamente nei locali. Tuttavia, i danni alla farmacia sono ingenti e l’attività è rimasta chiusa per consentire i rilievi tecnici.

Indagini in corso e sospetti su una banda specializzata

I Carabinieri hanno avviato le indagini per risalire all’identità dei responsabili, passando al setaccio le telecamere di sorveglianza della zona.
Gli investigatori non escludono che il raid possa essere opera di una banda specializzata nei colpi notturni ai danni di farmacie e tabaccherie, già segnalata nelle ultime settimane tra Fuorigrotta, Pianura e Agnano.

Negli ultimi mesi, infatti, si è registrata una crescita dei furti con spaccata, una tecnica violenta e fulminea che prevede l’uso di auto come arieti per sfondare serrande e vetrine. Spesso i ladri puntano a bottini di modesto valore – denaro contante o farmaci – ma lasciano alle loro spalle danni per migliaia di euro.

Residenti preoccupati: “Siamo ostaggi dei ladri di notte”

L’episodio di via Consalvo ha scosso la comunità locale. Molti abitanti di Fuorigrotta lamentano da tempo un aumento dei furti e dei danneggiamenti notturni.
«Qui non si dorme più tranquilli – racconta Antonio, un residente della zona – ogni settimana si sente di un negozio o di una farmacia colpiti. Ci vogliono più controlli e telecamere funzionanti».

Anche i commercianti sono esasperati: «Siamo lasciati soli – dice Giovanna, titolare di un bar poco distante –. Le sirene le sentiamo spesso, ma poi non cambia nulla. I ladri tornano sempre».

La scia di furti nel quartiere

Negli ultimi mesi diversi esercizi commerciali tra via Consalvo, via Giacomo Leopardi e via Caio Duilio sono finiti nel mirino dei malviventi. In alcuni casi, i ladri hanno agito con lo stesso modus operandi: colpi lampo tra le 3 e le 5 del mattino, fuga su auto potenti e nessuna traccia utile immediata.

Gli inquirenti stanno ora valutando se anche il raid di stanotte possa essere collegato a questa serie di spaccate che sta preoccupando l’intera zona occidentale della città.

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