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Tragedia a Napoli: donna muore cadendo da un terrazza in vico Nocelle

Tragedia a Napoli: oggi pomeriggio una donna è morta, dopo essere precipitata dal terrazzo di un palazzo nel cuore del centro storico.

La tragedia è avvenuta intorno alle 13:00 in vico delle Nocelle, una stretta viuzza non lontana da via Salvator Rosa, in un’area densamente popolata e ricca di vita.

Il volo mortale nel vicolo stretto

La vittima, la cui identità non è stata ancora resa nota, ha perso la vita cadendo da un’altezza di circa 20 metri. Il corpo è stato ritrovato nella parte più angusta del vicolo, dove la donna sarebbe atterrata dopo il volo mortale. Secondo le prime ricostruzioni, la caduta sarebbe avvenuta direttamente dal terrazzo dell’appartamento.

I soccorsi: nulla da fare per i sanitari

Sul posto è scattato immediatamente l’allarme. Sono intervenuti i sanitari del 118 dell’ASL Napoli 1 Centro, arrivati pochi minuti dopo la chiamata di alcuni residenti che avevano sentito il tonfo. I medici, tuttavia, non hanno potuto fare altro che constatare il decesso della donna, avvenuto quasi certamente al momento dell’impatto con il suolo.

Ad assicurare i luoghi e avviare le indagini per fare luce sulla dinamica dell’accaduto sono giunti anche numerosi agenti della Polizia di Stato. Gli investigatori sono al lavoro per interrogare i testimoni e ricostruire l’ultima ora della donna, al momento sola in casa.

Il silenzio rotto nel vicolo

La tragedia ha gettato nello sgomento l’intero quartiere. Il vicolo, solitamente animato da voci e dai rumori della vita quotidiana, si è trasformato in un luogo di lutto e cordoglio. Mentre gli agenti procedevano ai rilievi, un gruppo di residenti si è raccolto in preghiera poco distante.

Le indagini della Polizia di Stato, coordinate dalla Procura di Napoli, sono ora concentrate sull’accertamento delle cause della caduta. Non è ancora chiaro se si sia trattato di un tragico incidente, di un malore o di un gesto volontario.

Gli investigatori stanno acquisendo le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona e ascoltando i familiari della vittima per ricostruire le sue ultime ore di vita.

Il ministro Abodi: “Europei senza Napoli? Inimmaginabile, ma possibile”

Parole che pesano quelle pronunciate a Napoli dal ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi. Intervenuto al circolo Ilva di Bagnoli durante l’incontro “Lo sport per tutti. Dalla Costituzione al territorio”, il ministro ha parlato dei preparativi per gli Europei di calcio del 2032, che l’Italia ospiterà insieme alla Turchia. E lo ha fatto con una frase che suona come un monito: “Un Europeo senza Napoli è inimmaginabile, ma è possibile”.

Abodi ha risposto così a una domanda sui tempi e sulle priorità legate alla questione stadi, sottolineando la necessità di agire in fretta. “Il tempo corre”, ha detto, ricordando come la città partenopea, insieme ad altre sedi candidate, debba accelerare per non restare indietro. Nel suo intervento, il ministro ha accennato anche all’America’s Cup, che Napoli spera di ospitare nei prossimi anni, definendo entrambi gli eventi “priorità con caratteristiche differenti”.

Ma è chiaro che l’attenzione resta puntata sul calcio e sulla possibilità che il Maradona, impianto simbolo del Sud, possa rischiare di non rientrare tra le sedi scelte per la competizione. Parole che accendono il dibattito politico e sportivo in città, dove il rischio di un Europeo “senza Napoli” è qualcosa che nessuno vuole nemmeno immaginare — ma che, come ha ricordato Abodi, non può più essere escluso.

Truffa del “finto incidente” ai danni di un’anziana: arrestato un 19enne di Aversa

Napoli, 16 ottobre 2025 – Ancora una truffa ai danni di un’anziana, ma stavolta il raggiro è finito con un arresto. La Polizia di Stato ha fermato a Scampia un 19enne di Aversa, accusato di truffa aggravata, e denunciato il suo complice, un 45enne, per lo stesso reato.
I due avevano appena messo in scena la classica truffa del “finto incidente”. Il giovane si era presentato ad Aprilia a casa di una donna anziana, fingendo di dover riscuotere un risarcimento per un presunto sinistro in cui sarebbe stata coinvolta la figlia della vittima. La donna, spaventata e convinta della storia, aveva consegnato numerosi monili in oro, per un valore di oltre 10.000 euro.

Poche ore dopo, però, il piano è crollato. Durante un normale controllo del territorio in via Tancredi Galimberti, gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico hanno notato due persone a bordo di un’auto con un atteggiamento sospetto. Alla perquisizione, il 19enne è stato trovato con un borsello pieno di gioielli. Interrogato, non ha saputo spiegare la provenienza degli oggetti.

Gli accertamenti successivi hanno permesso di collegare il bottino alla truffa appena consumata ad Aprilia. L’intervento tempestivo della Polizia ha permesso non solo l’arresto del giovane, ma anche la restituzione dei preziosi alla loro legittima proprietaria.
Un finale positivo, in una vicenda che ripropone la necessità di mantenere alta l’attenzione verso una delle truffe più subdole e diffuse ai danni degli anziani.

Lukaku accelera il recupero: nel mirino la Supercoppa contro il Milan

Romelu Lukaku non vuole più aspettare. Il centravanti del Napoli, fermo per una lesione al retto femorale sinistro rimediata con la maglia del Belgio, ha intensificato il lavoro di recupero e punta con decisione a rientrare in campo per la Supercoppa italiana contro il Milan del 18 dicembre.

Tra sedute in piscina e lavoro in palestra, Big Rom segue un programma personalizzato, con la determinazione di chi vuole tornare protagonista nel momento più caldo della stagione. Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, Lukaku tornerà in Italia a metà novembre per aggiornare lo staff medico azzurro sui progressi e fissare la road map definitiva verso il pieno recupero. Antonio Conte, intanto, sogna di poter contare su di lui in coppia con Hojlund, autore di un avvio di stagione esplosivo.

Dal punto di vista burocratico, nessun problema: il Napoli potrà reinserirlo in lista Serie A in qualsiasi momento, modificando due elementi della rosa. Nel frattempo, Lukaku segue i compagni a distanza da Bruxelles e alimenta la fame di campo. Il conto alla rovescia è iniziato: il 18 dicembre, contro il Milan, vuole esserci. Per riprendersi il Napoli e la scena.

Assomusica porta il made in Italy musicale al WOMEX 2025 in Finlandia

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Roma, 16 ottobre 2025 – La musica italiana parla ancora una volta al mondo. Anche per l’edizione 2025 del WOMEX – Worldwide Music Expo, in programma a Tampere (Finlandia) dal 22 al 26 ottobre, Assomusica sarà tra i promotori del Padiglione ITALY@WOMEX, confermando il proprio ruolo di punta nella promozione internazionale della musica dal vivo e dell’intero ecosistema creativo italiano.

Il Padiglione sarà un vero e proprio hub di incontri, showcase e workshop pensato per creare connessioni e nuove opportunità di collaborazione. Un crocevia dove artisti, professionisti e imprese potranno raccontare l’identità musicale italiana contemporanea, tra radici e innovazione.

Il progetto è coordinato e finanziato da ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, e vede tra i promotori, insieme ad Assomusica, Puglia Sounds, la Regione Emilia-Romagna (attraverso ATER Fondazione e la Music Commission), la Sicily Music Conference e la rete di festival Italian World Beat.

“Partecipare al WOMEX significa dare spazio e visibilità alla musica italiana in un contesto internazionale – spiega Carlo Parodi, presidente di Assomusica. Il Padiglione ITALY@WOMEX è un’occasione concreta per far conoscere le nostre imprese, creare nuove relazioni e rafforzare il made in Italy musicale nel mondo”.

Un impegno che si inserisce in un momento di crescita strutturale per il settore. Secondo il Rapporto SIAE 2024, in Italia sono stati organizzati oltre 38.900 concerti di musica popolare contemporanea, con 24 milioni di spettatori e un fatturato di quasi 900 milioni di euro. Dietro questi numeri c’è una rete di imprese, professionisti e creativi che fanno della qualità e della collaborazione i pilastri del successo del live italiano.

Omicidio Vassallo: rinviato il presidio per il Colonnello Cagnazzo dopo la tragedia di Castel d’Azzano 

Salerno – Il sostegno pubblico al Colonnello dei Carabinieri Fabio Cagnazzo, imputato nel processo per l’omicidio dell’ex sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, è stato sospeso in segno di lutto. La manifestazione, prevista per domani, 17 ottobre, nei pressi del Tribunale di Salerno, è stata rinviata a data da destinarsi su espressa richiesta dello stesso ufficiale.

La decisione è maturata a seguito della drammatica tragedia di Castel d’Azzano, dove tre Carabinieri hanno perso la vita in servizio. Un lutto che ha imposto di ridefinire l’ordine delle priorità.

La nota del Colonnello: silenzio e cicinanza

Il presidio era stato organizzato da parenti e amici di Cagnazzo con l’intento di esprimere “vicinanza concreta a chi sta lottando per la verità e la giustizia”, soprattutto dopo l’avvio dell’udienza preliminare lo scorso 16 settembre. L’ufficiale, tuttavia, ha voluto anteporre il rispetto per il dolore dell’Arma.

In una nota diffusa dalla sua famiglia, Cagnazzo ha chiesto il rinvio, “abbracciando le oltre 250 persone che erano pronte a raggiungere Salerno”. Ha poi espresso un sentito omaggio ai colleghi scomparsi:

“È fondamentale onorare con il silenzio e la vicinanza i morti e i feriti dei tragici fatti di Castel d’Azzano, il sacrificio di chi seguendo la strada del dovere è passato avanti,” ha dichiarato Cagnazzo, definendo i Carabinieri caduti “tre fratelli d’arma”.

Il processo e la fiducia nella magistratura

Il Colonnello Fabio Cagnazzo è imputato nell’inchiesta sull’omicidio Vassallo insieme all’ex brigadiere Lazzaro Cioffi, a Romolo Ridosso, all’imprenditore Giuseppe Cipriano e a Giovanni Cafiero.

Nonostante il rinvio del presidio, Cagnazzo ha voluto ribadire la sua posizione sulla vicenda giudiziaria. Forte della sua “assoluta estraneità ai fatti contestati”, si dice “certo di tornare presto operativo nell’Arma, avendo piena e incrollabile fiducia nella magistratura”.

“Verrà il giorno della giustizia. Oggi è il giorno del dolore, sempre fieri degli alamari cuciti sulla pelle,” conclude l’ufficiale, unendo il suo dramma personale al cordoglio dell’intera Istituzione.

Sigilli a Pianura: sequestrato centro sportivo abusivo su 10mila mq

Napoli – Un paradiso per gli appassionati del pallone trasformato in un caso emblematico di abusivismo edilizio: la Polizia Locale di Napoli ha posto sotto sequestro un intero complesso sportivo a Pianura, nel cuore della periferia ovest della città.

L’impianto, esteso su un’area di circa 10mila metri quadrati, ospitava quattro campi da calcetto, spogliatoi, uffici, un bar e un parcheggio scoperto, ma mancava completamente dei titoli autorizzativi necessari.

Il blitz, condotto dall’Unità Operativa Fuorigrotta, ha portato al deferimento del titolare all’Autorità Giudiziaria per gravi violazioni della normativa urbanistica e del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza. Un’operazione che arriva in un momento di intensificazione dei controlli contro l’illegalità edilizia, in una Napoli flagellata da abusi che divorano suolo e risorse pubbliche.

L’intervento è scattato nelle prime ore del mattino, quando gli agenti, a seguito di segnalazioni e accertamenti preliminari, hanno fatto irruzione nella struttura situata in una zona residenziale ad alta densità abitativa.

Il complesso, che da anni fungeva da punto di riferimento per tornei amatoriali e allenamenti giovanili, è stato dichiarato abusivo in toto: nessuna concessione edilizia, nessun certificato di agibilità, e zero autorizzazioni per l’esercizio delle attività commerciali annesse, come il bar e il parcheggio.

Con il sequestro preventivo, l’accesso all’impianto è stato interdetto, e le attrezzature sono state inventariate in vista di ulteriori verifiche.Il titolare, un imprenditore locale di 52 anni – il cui nome è coperto da segreto investigativo – è ora accusato di reati che potrebbero valere anni di carcere e sanzioni pecuniarie milionarie.

Le violazioni spaziano dall’occupazione abusiva di suolo pubblico alla gestione non autorizzata di impianti ricettivi, passando per la mancanza di misure di sicurezza antincendio e igienico-sanitarie.

Fonti investigative rivelano che l’impianto, eretto progressivamente negli ultimi cinque anni, aveva già attirato l’attenzione per rumori molesti e afflusso irregolare di veicoli, culminando in denunce anonime da parte di residenti esasperati.

Questo sequestro non è un caso isolato, ma l’ennesimo capitolo di una piaga cronica che affligge Napoli e la sua area metropolitana. Solo quest’anno, la Polizia Locale ha sigillato diverse strutture abusive, tra cui due complessi residenziali a Soccavo per mancanza di autorizzazioni, con un’operazione che ha coinvolto villette e annessi senza permessi.

A livello regionale, i sequestri per abusi edilizi hanno toccato picchi record, con casi eclatanti come quello dell’Immobile Academy a Torre del Greco, dove un centro sportivo di prestigio è finito sotto inchiesta per edificazioni irregolari e smaltimento illecito di rifiuti, coinvolgendo sei indagati tra cui familiari del calciatore Ciro Immobile.

Secondo dati del Comune di Napoli, nel 2025 sono stati oltre 150 gli interventi contro l’abusivismo, con un focus su periferie come Pianura, dove la pressione demografica e la carenza di spazi pubblici spingono verso soluzioni “fai-da-te” che spesso sfociano in tragedie, come i crolli o gli incendi dovuti a impianti non a norma.

Le ripercussioni immediate sul territorio sono tangibili: centinaia di giovani calciatori e famiglie si trovano senza un punto di aggregazione, e il quartiere – già segnato da degrado e disoccupazione giovanile – perde un pezzo di “socialità pulita”. L’amministrazione comunale, attraverso l’assessorato ai Lavori Pubblici, ha annunciato un sopralluogo per valutare un possibile recupero dell’area a fini pubblici, trasformandola in un vero polo sportivo legale.

Blitz nel cuore della Terra dei Fuochi: sigilli a fabbrica di infissi a Villa Literno

Villa Literno  – Il sole calante del pomeriggio di ieri, 15 ottobre, ha illuminato una scena da cronaca nera ambientale: i Carabinieri della Stazione locale, spalle a spalle con gli esperti dell’ARPAC Campania, irrompono in un capannone industriale ai margini di Villa Literno, nel cuore martoriato dell’Agro Aversano.

Quello che doveva essere un controllo di routine si trasforma in un’esplosione di irregolarità: gestione illecita di rifiuti pericolosi, cumuli di scarti metallici abbandonati senza criterio, fumi tossici liberi di avvelenare l’aria

. Risultato? L’intera area aziendale – un dedalo di officine e depositi su migliaia di metri quadrati – finisce sotto sequestro penale, e il titolare, un 37enne del posto amministratore unico di una società specializzata in infissi, viene denunciato a piede libero. Un colpo al torace per l’ecomafia che, da decenni, soffoca questa terra al confine tra Caserta e Napoli, dove il Vesuvio sembra voltare lo sguardo altrove.

L’operazione, battezzata nell’ambito di una più ampia campagna contro lo sversamento e il deposito incontrollato di veleni, parte da segnalazioni anonime di residenti esasperati: odori acre, ruscelli di liquami metallici che filtrano nel suolo, e un viavai sospetto di furgoni carichi di scarti.

I militari,  non perdono tempo: alle 16 in punto, con i tecnici dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale in prima linea, varcano i cancelli arrugginiti dell’azienda. Quello che emerge è un quadro desolante, da manuale del disastro ecologico.

Rifiuti derivanti dalla lavorazione di ferro e acciaio – sia pericolosi, come residui di saldatura con vernici tossiche, sia non – giacciono ammucchiati alla rinfusa, senza la minima separazione per tipologia, in violazione totale del decreto legislativo 152/2006 sul ciclo dei rifiuti.

Nessun registro di carico e scarico, zero formulari di identificazione: un buco nero amministrativo che espone l’impresa a sanzioni da capogiro, fino a 150mila euro per il solo illecito gestionale.Ma non è tutto.

L’ispezione, protrattasi fino al tramonto con torce e contatori Geiger per misurare contaminazioni, rivela altre voragini normative. Nelle zone dedicate alla saldatura – cuore pulsante della produzione di infissi in alluminio e PVC – zero cappe di aspirazione per i fumi: polveri fini e vapori metallici si diffondono liberi, un cocktail letale per i polmoni dei lavoratori e per l’aria del quartiere.

E le emissioni in atmosfera? Un miraggio: manca l’autorizzazione integrata ambientale (IPPC), quel via libera ministeriale che dovrebbe garantire che l’impianto non trasformi il cielo in un inceneritore a cielo aperto.

Il 37enne, un volto noto in paese per la sua ditta nata una decina di anni fa come artigiana, si difende balbettando di “errori burocratici”, ma le prove sono schiaccianti: verbali, foto e campioni di suolo prelevati per analisi in laboratorio.

Questo blitz non è un fulmine a ciel sereno, ma l’ennesimo tassello in una guerra senza quartiere contro le “ecomafie” che infestano la Campania. Villa Literno, baluardo della Terra dei Fuochi – quel triangolo di fuoco e veleni tra Acerra, Caserta e l’Agro Aversano, bonificato solo sulla carta dopo lo scandalo del 2013 – è un terreno fertile per questi traffici.

Secondo il rapporto Legambiente 2025 sulle ecomafie, la provincia di Caserta registra un +15% di illeciti ambientali rispetto al 2024, con rifiuti industriali come quelli metallici spesso deviati verso discariche abusive per risparmiare sui costi di smaltimento legale.

Non a caso, solo a settembre, i Carabinieri forestali hanno smantellato una rete di sversamenti illegali a Succivo, a due passi da qui, sequestrando 200 tonnellate di scarti plastici. E a Villa Literno?

L’anno scorso, un’operazione simile aveva portato all’arresto di tre complici in un traffico di batterie esauste, con legami sospetti ai clan locali. Le indagini, coordinate dalla Procura di Napoli Nord, non escludono piste più oscure: finanziamenti opachi o connivenze con “consulenti” del settore che chiudono un occhio sui permessi.Per i residenti, è un sospiro di sollievo misto a rabbia.

Salerno, le auto rubate la seconda “linea di finanziamento” del clan

Salerno – C’era anche un giro di ricettazione e riciclaggio di auto rubate dietro il maxi blitz antidroga che oggi ha portato a 39 arresti nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno.

Un “secondo filone” dell’indagine, come lo ha definito il generale Luigi Carbone, comandante provinciale della Guardia di Finanza di Salerno, che ha illustrato i dettagli nel corso di una conferenza stampa.

“Quella delle auto rubate rappresentava una seconda linea di finanziamento dell’intera organizzazione criminale”, ha spiegato Carbone, sottolineando come il traffico di veicoli affiancasse quello di droga nel sostenere le casse del gruppo.

Il meccanismo del riciclaggio

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le autovetture venivano rubate, poi “ripulite” grazie a sofisticati interventi di manomissione del numero di telaio e alla sostituzione delle targhe con altre di Paesi stranieri.

Un sistema ben collaudato che permetteva al gruppo di immettere nuovamente sul mercato i mezzi o di utilizzarli per attività logistiche legate al traffico di droga, creando così un flusso di denaro parallelo.

Il generale Carbone ha evidenziato come le intercettazioni telefoniche e ambientali abbiano avuto un ruolo decisivo nell’individuare la rete dei riciclatori, ma ha soprattutto sottolineato “l’importanza della cooperazione internazionale”.

“Grazie agli strumenti di collaborazione con le autorità di altri Paesi europei — ha detto — siamo riusciti a verificare che molte di quelle targhe corrispondevano ad autovetture circolanti regolarmente all’estero, confermando così il meccanismo di falsificazione e riciclaggio”.

Un’organizzazione a più livelli

L’indagine ha fatto emergere una struttura criminale articolata, capace di diversificare le proprie attività per garantire liquidità e stabilità economica.
Accanto al traffico di stupefacenti — che restava l’attività principale del gruppo —, la ricettazione di auto costituiva una fonte di finanziamento alternativa, utile per sostenere spese, forniture e logistica.

Le indagini della Guardia di Finanza e della DDA proseguono per individuare eventuali collegamenti con reti criminali operanti fuori regione e per ricostruire i flussi economici generati dalla vendita dei veicoli riciclati.

Benevento, arrestata una coppia di spacciatori, lui ha 80 anni

Benevento-  Una storia che sembra uscita da una serie tv criminale, con un protagonista inaspettato: un ottantenne. In un’operazione a sorpresa, i Carabinieri di Benevento hanno arrestato una coppia di coniugi, lui 80 anni e lei 57, squarciando il velo su un presunto giro di spaccio familiare. L’azione, scattata nella giornata di ieri, ha portato al sequestro di cocaina, una pistola modificata e munizioni.

La scoperta nella cantina

Il blitz è iniziato con un controllo nella cantina in uso esclusivo alla donna, 57 anni. È lì che i militari hanno fatto il primo, importante ritrovamento: due bustine di cellophane contenenti circa 72 grammi di cocaina di alta purezza, pronte per essere messe in circolazione. Accanto alla droga, la prova che confermerebbe la destinazione commerciale della sostanza: un bilancino di precisione, strumento tipico del mondo dello spaccio.

La pistola modificata nascosta addosso all’ottantenne

Ma la sorpresa maggiore è arrivata durante la perquisizione personale all’ottantenne. Sotto i suoi vestiti, l’uomo celava un arsenale in miniatura: una pistola a salve calibro 8, resa letale dalla sostituzione della canna originale. L’arma, già caricata con tre cartucce calibro 6.35, era accompagnata da un involucro con altre 19 munizioni dello stesso calibro. Un ritrovamento che ha fatto scattare l’accusa di detenzione di arma clandestina.

L’indagine si allarga: coinvolta la nuora ventiquattrenne

Le indagini dei Carabinieri non si sono fermate qui. I controlli sono proseguiti presso l’abitazione della nuora dei coniugi, una ventiquattrenne di Benevento. Anche nella sua casa, la scena si è ripetuta: i militari hanno sequestrato 2,5 grammi di cocaina e 19 grammi di mannite, la sostanza tipicamente usata per “tagliare” la droga e aumentare i profitti dello spaccio.

Al termine dell’operazione, il quadro giudiziario era chiaro. La giovane nuora è stata denunciata in stato di libertà per detenzione ai fini di spaccio. Ben più gravi le posizioni dei due coniugi: entrambi sono stati tratti in arresto – l’uomo per l’arma clandestina, la donna per lo spaccio di cocaina. Data l’età avanzata dell’uomo e le condizioni personali, gli arrestati sono stati condotti presso la propria abitazione in regime di arresti domiciliari, in attesa del giudizio diretto.

L’operazione, oltre a sequestrare droga e armi, dipinge un quadro inquietante di un presunto business criminale che si nascondeva dietro le apparenze di una normale famiglia, dimostrando come il mercato della droga non conosca confini anagrafici.

Somma Vesuviana, morta la donna aggredita dal marito con una mazzuola da carpentire

Somma Vesuviana– Si aggrava drammaticamente il quadro giudiziario per un 70enne di Somma Vesuviana. La donna, Vasyl’yeva Olena Georgiyivna (classe ’65), di origine ucraina, che era stata ricoverata in condizioni gravissime in seguito al tentato omicidio subito in casa, è deceduta nel pomeriggio odierno presso il Camaldoli Hospital di Napoli.

Si tratta dell’ennesimo tragico caso di femminicidio

Il dramma risale al emse di agosto. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Nola e condotte dai Carabinieri della Compagnia di Castello di Cisterna, hanno permesso di ricostruire i fatti. Tutto sarebbe scaturito da una lite per futili motivi all’interno dell’abitazione della coppia.

Al culmine della discussione, il 70enne avrebbe afferrato una mazzuola da carpentiere e colpito violentemente la consorte alla testa, procurandole lesioni gravissime e lasciandola in fin di vita.

In un tentativo maldestro di depistaggio, lo stesso indagato aveva inizialmente richiesto l’intervento delle forze dell’ordine simulando una rapina in abitazione. Un escamotage durato poco. L’attività investigativa, protrattasi senza sosta per oltre 12 ore, ha permesso ai Carabinieri di raccogliere precisi e concordanti elementi indizianti.

Dalla reticenza alla confessione e poi l’arresto

Sottoposto a interrogatorio, l’uomo, pur mostrandosi inizialmente reticente, ha infine confessato le proprie responsabilità, ammettendo l’aggressione alla convivente. Già nel pomeriggio di domenica 3 agosto era scattato per lui il fermo di indiziato di delitto.

Durante le indagini è stata anche rinvenuta la presunta arma del delitto – la mazzuola da carpentiere – che era stata occultata in un deposito attrezzi adiacente all’abitazione.

Il 6 agosto scorso, il Gip del Tribunale di Nola aveva emesso un’ordinanza applicativa di misura cautelare in carcere nei confronti del 70enne, che ora vede l’accusa mutare in quella di omicidio aggravato.

Manfredi: “Mi ricandido a sindaco di Napoli. Non voglio lasciare il lavoro a metà”

Napoli— “La mia intenzione oggi è continuare a fare il sindaco di Napoli e completare il lavoro messo in campo. La città ha ancora bisogno di molto, e non voglio lasciare il lavoro a metà”.

Con queste parole, pronunciate durante l’evento di Repubblica “L’alfabeto del futuro” alle Gallerie d’Italia, Gaetano Manfredi ha di fatto sciolto ogni riserva sulla sua ricandidatura alla guida del Comune di Napoli, a un anno dalla scadenza del suo mandato.

L’ex rettore della Federico II e attuale presidente nazionale dell’Anci, ha spiegato che la sua priorità resta “fare il massimo per Napoli”, sottolineando l’importanza di una politica radicata nei territori e non concentrata solo sulle grandi narrazioni ideologiche.

“I sindaci — ha detto — svolgono un ruolo fondamentale perché ogni giorno si confrontano con i problemi reali dei cittadini. Una nuova proposta progressista nazionale deve partire dalla cura delle persone, non solo da battaglie ideali. Se indeboliamo i servizi pubblici, indeboliamo la democrazia”.

“Più unità nel centrosinistra: l’astensionismo è il vero avversario”
Durante il confronto pubblico, Manfredi ha affrontato anche il tema della tenuta del centrosinistra in vista delle prossime elezioni regionali in Campania, che vedranno in campo Roberto Fico come candidato unitario e il presidente uscente Vincenzo De Luca ancora figura di riferimento.

“Mi auguro che, dopo l’incontro, ci sia maggiore serenità nell’affrontare la campagna elettorale. Tutti i momenti di cambiamento sono complessi, ma serve compattezza in una regione dove il centrosinistra è forte, governa da dieci anni e si propone per continuare”.
Manfredi ha poi lanciato un monito: “Le sfide oggi sono due: una contro il centrodestra e una contro l’astensionismo, che è il vero vincitore delle ultime elezioni. Una democrazia in cui la gente non va a votare è una democrazia debole”.

(h3)“In politica servono generosità e meno personalismi”

Il sindaco di Napoli ha invitato a un cambio di passo nel modo di intendere la militanza politica: “Ci vuole più generosità, perché la politica è servizio. Bisogna sapersi spogliare della propria persona e mettersi al servizio dell’interesse collettivo. Non dobbiamo avere nemici, ma avversari: se facciamo una politica dei nemici, finiamo nelle derive trumpiste, dove l’autocrazia prevale sulla democrazia”.

“Scelta irreversibile: il centrosinistra deve restare compatto”

Manfredi ha infine commentato, pur con prudenza, il dibattito interno al Movimento 5 Stelle dopo le recenti elezioni regionali, ribadendo la necessità di un’alleanza solida nel campo progressista:

“Credo che la scelta di un posizionamento chiaro nel centrosinistra sia irreversibile. In un sistema maggioritario, se si vuole incidere bisogna stare da una parte o dall’altra: la terza via è solo testimonianza”.

Il primo cittadino ha concluso sottolineando che il vero nodo politico resta l’elaborazione di un progetto di Paese condiviso:“Più della somma dei partiti, conta la proposta politica: quale idea di Italia vogliamo costruire. E su questo — ha aggiunto — c’è ancora molto lavoro da fare”.

Castel Volturno,scoperta officina abusiva con una discarica di rifiuti pericolosi

Castel Volturno – Un’autorimessa abusiva trasformata in una piccola discarica illegale di rifiuti speciali. È quanto hanno scoperto i Carabinieri Forestali durante un’operazione congiunta a Castel Volturno, nella zona di Pescopagano, un’altra tessera del mosaico dell’emergenza rifiuti in quella che è tristemente nota come la “Terra dei Fuochi”.

L’operazione, finalizzata al contrasto dei fenomeni di sversamento illegale, ha visto collaborare il Nucleo Carabinieri Forestale di Castel Volturno con il Nucleo Parco di Vallo della Lucania (SA) e il Reparto Territoriale di Mondragone (CE). Il bersaglio dei controlli era un’attività di riparazioni meccaniche, già sotto osservazione.

Il quadro di degrado ambientale

Quello che i militari hanno trovato superava le peggiori aspettative. L’officina, priva di qualsiasi autorizzazione, operava in un contesto di totale incuria ambientale. All’esterno e all’interno della struttura sono stati rinvenuti cumuli di rifiuti speciali sia pericolosi che non pericolosi, per un volume complessivo stimato in circa 11 metri cubi.

Un mix pericoloso e illegale di materiali: parti meccaniche, rottami metallici, plastica, rifiuti ingombranti, contenitori di oli esausti e batterie per auto. Il tutto era miscelato e abbandonato senza alcun criterio di sicurezza su due aree cortilizie e persino lungo il margine stradale, in un evidente scempio ambientale.

All’esercente dell’attività abusiva è stato quindi contestato il reato di illecita gestione, miscelazione e abbandono di rifiuti speciali, un delitto che mette a serio rischio l’ambiente e la salute pubblica. Tutti i rifiuti sono stati sottoposti a sequestro per essere smaltiti in sicurezza.

Il responsabile, un italiano, è stato denunciato a piede libero all’Autorità Giudiziaria e dovrà rispondere delle accuse. Il blitz dimostra la continuità dell’impegno delle forze dell’ordine nel presidiare le aree più critiche della provincia casertana, dove il business illegale dei rifiuti continua a rappresentare una piaga sociale e ambientale.

Presunta malasanità al Cardarelli: giovane rischia di perdere la gamba dopo un incidente

Naspoli– Una frattura alla gamba che rischia di trasformarsi in un incubo. È la storia di un giovane napoletano, ricoverato all’Ospedale Cardarelli dopo un incidente stradale, che secondo la madre sarebbe oggi in pericolo di perdere l’arto a causa di presunte negligenze mediche e infezioni ospedaliere.

La donna, disperata, ha scritto una lunga e circostanziata segnalazione al deputato Francesco Emilio Borrelli (Alleanza Verdi e Sinistra), allegando documenti clinici e fotografie che mostrerebbero una grave lesione alla gamba del figlio, compatibile – sostiene – con una infezione in corso. La denuncia è stata inviata anche all’Ufficio Relazioni con il Pubblico dell’Azienda Ospedaliera Cardarelli, con la richiesta di un intervento urgente.

La ricostruzione: dal ricovero al sospetto di infezione

Secondo quanto ricostruito nella segnalazione, il ragazzo era rimasto ferito in un incidente stradale avvenuto il 18 aprile 2025 e ricoverato il giorno successivo nel reparto di Ortopedia 1, Padiglione H del Cardarelli. Lì sarebbe stato sottoposto a un intervento chirurgico alla tibia e dimesso il 1° agosto 2025.

Già nei mesi successivi all’operazione, la madre avrebbe segnalato la presenza di una flora batterica anomala – “Proteus Mirabilis” – riscontrata in un tampone esterno e, successivamente, confermata in sede ospedaliera.

Peggioramento e nuovi ricoveri

Dopo le dimissioni, la situazione sarebbe però precipitata. Il giovane, a causa del peggioramento delle condizioni della ferita, è stato ricoverato al CTO di Napoli il 20 agosto 2025, per poi essere trasferito nuovamente al Cardarelli, nello stesso reparto dove era stato operato.

Dopo circa due mesi di cure, alla famiglia sarebbe stato comunicato che “l’intervento non era andato bene” e che sarebbe stato necessario tenere i ferri per altri due anni.
Il 6 ottobre, i familiari hanno deciso di ritirare la documentazione sanitaria per valutare altre soluzioni, ma solo tre giorni dopo – il 9 ottobre – il ragazzo è stato nuovamente ricoverato, in condizioni che la madre definisce “critiche e senza miglioramenti”.

In una fotografia allegata alla denuncia, si vedrebbe una profonda lesione sulla gamba del giovane, “segno – sostiene la madre – di un rigetto o di un’infezione mai trattata correttamente”.

L’appello e la richiesta di chiarezza

“Mio figlio rischia di perdere la gamba”, ha scritto la donna al deputato Borrelli, chiedendo che “qualcuno veda la situazione e intervenga subito”.

Il parlamentare, noto per le sue battaglie sulla sanità pubblica campana e contro gli episodi di malasanità, ha immediatamente contattato la direzione dell’Ospedale Cardarelli, chiedendo di fare luce sul caso.

“Questa è una storia che non possiamo ignorare – ha dichiarato Borrelli –. La disperazione di una madre il cui figlio rischia la perdita di un arto dopo un ricovero ospedaliero è un grido d’allarme che non può cadere nel vuoto. Chiediamo chiarezza immediata all’Azienda Ospedaliera Cardarelli e alla Direzione Sanitaria. Bisogna ricostruire con precisione l’iter clinico e capire perché un infortunio gestibile sia degenerato in una situazione così grave, con il sospetto di infezione da Proteus Mirabilis e l’ammissione che il primo intervento “non era andato bene”.
Non si può rischiare di perdere una gamba in questo modo. Metteremo in campo ogni strumento per tutelare il ragazzo e la sua famiglia, chiedendo di accertare eventuali responsabilità e garantendo che riceva subito le cure necessarie per salvare l’arto”.

Indagine interna in arrivo

Il parlamentare ha annunciato che seguirà personalmente la vicenda e presenterà una richiesta formale di indagine interna per accertare eventuali responsabilità nel percorso clinico del paziente.

Nel frattempo, dall’ospedale si attendono chiarimenti ufficiali sull’evoluzione del caso, mentre la famiglia del giovane resta in attesa di risposte concrete.

 Carcere di Ariano Irpino, arrestata donna: portava droga al fratello detenuto

Ariano Irpino – Nuovo, ingegnoso tentativo di introdurre sostanze stupefacenti all’interno della Casa Circondariale (C.C.) di Ariano Irpino, sventato grazie alla prontezza e all’intuito della Polizia Penitenziaria. L’episodio, avvenuto nella mattinata di ieri, ha portato all’arresto della sorella di un detenuto.

A darne notizia è stato Sorice Pellegrino Stefano, Responsabile della Segreteria G.A.U. Uilpa Polizia Penitenziaria di Ariano Irpino, che ha evidenziato l’efficacia dei controlli messi in atto nel penitenziario del Tricolle.

La tecnica del doppio fondo e l’ausilio dei cinofili

La donna, recatasi in carcere per il colloquio con il fratello detenuto, aveva con sé una busta di plastica rigida contenente generi di conforto. Ma l’apparente normalità nascondeva un sofisticato stratagemma: le sostanze, presumibilmente hashish e cocaina, erano state abilmente occultate nel doppio fondo della busta.

L’elaborata tecnica di occultamento non è però sfuggita al personale di Polizia Penitenziaria, che ha operato con l’ausilio cruciale dell’unità cinofila proveniente dal Comando di Benevento. La sinergia tra le capacità investigative degli agenti e il fiuto infallibile dei cani antidroga ha permesso di rinvenire l’ingente quantitativo di stupefacenti. Per la donna, immediatamente, sono scattate le manette.

Carceri come “piazze di smercio”: la sfida quotidiana

L’episodio di Ariano Irpino riaccende i riflettori sulla difficile e continua battaglia contro l’introduzione e lo spaccio di droghe nei penitenziari, che spesso si trasformano in vere e proprie “piazze di smercio a cielo chiuso”. Questa sfida è resa ancora più ardua dal sovraffollamento e dalla carenza di personale che affliggono il sistema carcerario.

Tuttavia, il successo di operazioni come quella di ieri dimostra che la cooperazione tra le capacità investigative della Polizia Penitenziaria e l’utilizzo delle unità cinofile rappresenta un fattore decisivo. Controlli meticolosi su detenuti e visitatori stanno giocando un ruolo fondamentale nella lotta alla criminalità organizzata e alla sua infiltrazione nelle carceri campane.

La Uilpa Polizia Penitenziaria ha espresso le sue vive congratulazioni agli Agenti addetti ai colloqui della C.C. di Ariano Irpino e all’Ispettore Coordinatore. Il loro “intuito e operato”, che in molteplici occasioni si sono rivelati decisivi, confermano la professionalità di un Corpo destinato a proseguire con fermezza questa metodologia di contrasto.

Caivano, sabato l’inaugurazione del nuovo Polo sanitario al Parco Verde

Caivano  – Sarà inaugurato sabato 18 ottobre 2025, alle ore 9.30, il nuovo Polo sanitario del Parco Verde di Caivano, una struttura destinata a diventare il fulcro dell’assistenza di prossimità per migliaia di cittadini dell’area nord di Napoli.

Alla cerimonia parteciperanno il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca e la direttrice generale dell’ASL Napoli 2 Nord, Monica Vanni, insieme a rappresentanti istituzionali locali e regionali.

Il nuovo complesso sanitario sorge in viale Dalia, nel cuore del Parco Verde, ed è frutto di un progetto di riqualificazione di un ex plesso scolastico, concesso nel 2022 dal Comune di Caivano.

L’intervento è stato finanziato nell’ambito della Missione 6 “Salute” del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) 2021-2026, il programma che punta a potenziare la rete di sanità territoriale e servizi di prossimità.

(h3)Un investimento per il territorio

Il Polo sanitario servirà un bacino di oltre 72.000 residenti del Distretto 45, che comprende i comuni di Caivano, Cardito e Crispano, offrendo servizi sanitari essenziali e integrati: ambulatori di medicina generale, specialistica, consultorio familiare e sportelli di prevenzione.

La nuova struttura è pensata per avvicinare la sanità ai cittadini, riducendo i tempi di attesa e alleggerendo la pressione sugli ospedali.

L’inaugurazione rappresenta, nelle intenzioni della Regione, un passo concreto nel percorso di rigenerazione del Parco Verde, area spesso simbolo di criticità sociali ma oggi al centro di un piano di rilancio che punta su servizi, presenza istituzionale e infrastrutture civili.

Un segnale di presenza dello Stato

Alla cerimonia di sabato sono attesi numerosi rappresentanti delle istituzioni civili e sanitarie, a conferma della volontà di rafforzare la presenza dello Stato nei territori più fragili della Campania.
Il Polo sanitario del Parco Verde sarà operativo già nelle prossime settimane, con l’attivazione progressiva dei servizi previsti nel piano di rete territoriale dell’ASL Napoli 2 Nord.

Napoli, +26% di morti stradali nel 2024, la provincia italiana con l’incremento peggiore

Napoli – Un bollettino di guerra che non risparmia nessuno: nel 2024, la provincia di Napoli ha registrato un drammatico +26,1% di vittime della strada, con 111 morti contro gli 88 dell’anno precedente.

È quanto emerge dall’ultimo report ACI-ISTAT, pubblicato il 14 ottobre, che colloca Napoli al primo posto tra le province italiane per l’aumento assoluto di decessi: +23 in un solo anno.

Un incremento che stride con il trend nazionale, dove i morti sono calati dello 0,3% (da 3.039 a 3.030), a fronte di un lieve aumento degli incidenti (+4,1%, per un totale di 173.364 sinistri con lesioni).

In Campania, la situazione è altrettanto allarmante: +18,6% di decessi (da 220 a 261, +41 vittime), con incidenti in crescita del 6,2% (10.874 contro 10.242) e feriti +4,8% (15.386).

Numeri che dipingono un quadro di vulnerabilità cronica, dove strade urbane e extraurbane diventano trappole letali, e la prevenzione resta un miraggio.La Città Metropolitana di Napoli, con i suoi 5.858 incidenti registrati nel 2024, ha visto non solo esplodere le morti (+26,1%), ma anche i feriti (+7,2%, da 7.385 a 7.918).

Un ritmo infernale: 16 sinistri al giorno, 22 persone con lesioni e oltre due decessi a settimana. Il fenomeno si concentra nei centri abitati, dove 81 delle 111 vittime hanno perso la vita su 4.941 incidenti, ma sono le arterie extraurbane a rivelarsi micidiali, con un tasso di mortalità del 4,5% (4,5 morti ogni 100 sinistri), quadruplo rispetto alla media nazionale di 1,7%.

Giovani e notti sono i capitoli più tragici: il 36% delle vittime ha meno di 30 anni (40 casi), e 23 di questi decessi – quasi la metà – si è consumato tra le 22 e le 6 del mattino, ore in cui la vigilanza cala e i rischi si amplificano.Le cause? Un cocktail letale di distrazione e imprudenza.

La guida con lo sguardo al telefonino è responsabile del 25% degli incidenti totali, mentre l’alta velocità miete il 36% delle vittime fatali, trasformando un semplice errore in tragedia irreversibile. Escludendo il capoluogo, Pozzuoli guida la classifica dei sinistri con 233 episodi, ma è Giugliano in Campania a detenere il primato macabro: 7 morti e 359 feriti, un’epidemia locale che interpella istituzioni e comunità.

Un barlume di speranza, seppur flebile, arriva dal Comune di Napoli, dove la sinistrosità mostra lievi segnali di miglioramento. Gli incidenti sono saliti del 6,9% (da 2.378 a 2.544) e i feriti del 6,4% (da 3.066 a 3.262), ma i decessi sono calati del 5,4% (da 37 a 35), un progresso che supera il -0,3% nazionale.

Eppure, l’allarme resta alto per i pedoni: 16 morti nel 2024, il 45,7% del totale, con un +45,5% rispetto agli 11 dell’anno prima. A questo si aggiungono 10 centauri e un ciclista uccisi, mentre le cause non cambiano: distrazione al 24,3% per i sinistri generali, velocità al 36% per i fatali.

Positivo il calo dei decessi under 30 (-30%, a 7 casi), ma preoccupante l’aumento tra gli over 65 (+7,1%, a 14), segno di una mobilità fragile per gli anziani.A livello regionale, la Campania si conferma fanalino di coda: l’incremento dei morti (+41) è il più alto d’Italia, e solo Benevento offre un contrappunto virtuoso, con cali su tutti i fronti (-5,5% incidenti, -27,3% morti, -3,9% feriti). Sul piano nazionale, i pedoni deceduti sono 470 (-3,1%), i ciclisti 185 (-12,7%, di cui 20 su e-bike, +66,7% rispetto al 2023), e 23 conducenti di monopattini.

Dati che, secondo gli esperti, frenano l’Italia verso l’obiettivo UE 2030 di dimezzare i morti stradali rispetto al 2019, con un +4,1% di incidenti che vanifica i progressi.

“La battaglia per la sicurezza stradale richiede un salto di qualità”, tuona Antonio Coppola, presidente dell’Automobile Club Napoli, in un appello che riecheggia le recenti tragedie, come quella su Corso Umberto. “Non dobbiamo aspettare gli eventi luttuosi per intervenire, ma prevenire in tempo utile.

Come ribadito nell’Osservatorio sugli incidenti promosso dal prefetto Michele di Bari, sensibile al tema, non si può attendere anni per i miglioramenti infrastrutturali. Serve intensificare i controlli, potenziare la Polizia municipale e la videosorveglianza. Ma il vero cambiamento parte dalla testa: corsi di formazione nelle scuole per studenti e docenti, campagne di sensibilizzazione capillari”. Parole che, in un territorio dove il Vesuvio vigila su strade martoriate, suonano come un monito urgente. Perché ogni statistica è una storia interrotta, e Napoli non può permettersi altri lutti annunciati.

Salerno, droga anche in carcere: 39 arresti. La rete di spaccio gestita dal boss detenuto

Salerno -. Consegne di droga fino dentro il carcere, ordini impartiti dal boss attraverso il telefono e persino l’uso di un drone per far arrivare la “merce” dietro le sbarre. È lo scenario emerso dall’operazione antidroga condotta dalla Guardia di Finanza di Eboli, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno, che questa mattina ha portato all’arresto di 39 persone, accusate a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti e numerosi episodi di spaccio.

Il blitz, scattato all’alba, ha impegnato oltre 150 militari delle Fiamme Gialle in diverse località del Salernitano. Diciotto persone sono finite in carcere, ventuno ai domiciliari. In manette 29 uomini e 10 donne, al centro di una rete di spaccio che, secondo gli inquirenti, aveva la propria base nel rione Paterno di Eboli, ma ramificazioni anche in diversi comuni limitrofi.

Il linguaggio in codice e la centrale dello spaccio a Eboli

La droga, nel linguaggio criptato usato dagli affiliati, aveva nomi in codice:

l’hashish era chiamato “sheet”,

la cocaina diventava “servizio”,

il crack era il “cotto”.

Dietro quelle parole, intercettate durante mesi di indagini, si celava un flusso costante di traffici e consegne. Gli investigatori hanno ricostruito oltre sessanta episodi di spaccio, con una rete capillare che operava a ogni ora del giorno.

Due immobili nel quartiere Paterno fungevano da depositi della droga, poi ridotti a uno solo dopo un tentativo di furto da parte di un consumatore. Il gruppo, spiegano gli inquirenti, agiva con ruoli ben definiti e disponibilità di armi, mentre un club della zona era diventato il punto di ritrovo abituale per pianificare le operazioni.

Il boss che gestiva il traffico dal carcere

Al vertice dell’organizzazione, identificato dagli inquirenti come il capo dell’associazione, c’era il boss Mario Ruggero già arrestato nel corso delle indagini, ma che continuava a impartire ordini dal carcere di Ariano Irpino (Avellino).
Secondo quanto riferito dal procuratore vicario di Salerno, Rocco Alfano, il detenuto “è riuscito a gestire le consegne sia all’interno del carcere che all’esterno, mantenendo il controllo del gruppo anche da dietro le sbarre”.

Gli investigatori hanno documentato episodi di introduzione di droga nel carcere attraverso un drone, oltre a un tentativo da parte di una dipendente dell’istituto penitenziario, arrestata in flagranza mentre cercava di introdurre stupefacenti e microtelefoni.

Sequestri, soldi e il ruolo delle donne

Durante l’indagine, la Guardia di Finanza ha sequestrato 104 mila euro in contanti, mentre altri 41 mila euro sono stati trovati oggi nella disponibilità di alcuni indagati. Recuperato anche un taser.

Di particolare rilievo, sottolineano gli investigatori, è stato il ruolo delle donne: non più figure di contorno, ma vere e proprie sostitute dei compagni arrestati.
“Non più al fianco, ma al posto dei loro uomini – ha spiegato il generale Luigi Carbone, comandante provinciale della Guardia di Finanza di Salerno –. Quando i capi venivano colpiti da misure cautelari, erano loro a gestire la piazza di spaccio e i contatti con i fornitori”.

“La droga è il bancomat dell’illegalità”

Durante la conferenza stampa, il procuratore Alfano ha sottolineato come il traffico di droga resti una fonte inesauribile di guadagni per le organizzazioni criminali.

“Queste associazioni – ha dichiarato – fanno della droga una sorta di bancomat dell’illegalità, a danno soprattutto dei più giovani”.

L’indagine, durata circa un anno e sviluppata tra il 2022 e il 2023, ha confermato ancora una volta come il mercato degli stupefacenti nel Salernitano sia tutt’altro che marginale, con legami consolidati con fornitori dell’area napoletana e un livello di organizzazione tipico dei sodalizi criminali strutturati.

Persone sottoposte alla misura cautelare i n carcere:

1. RUGGIERO Mario, nato a Eboli (SA) il 19.08.1991
2. BARRA Giovanni, nato a Battipaglia (SA) il 14.10.1990
3. RUGGIERO Luigi, nato ad Eboli (SA) il 26.12.1966
4. RUGGIERO Daniele, nato a Eboli (SA) il 10.10.1974
5. DI PAOLA Gianluca, nato a Massa di Somma (NA) il 23.09.1988
6. CASILLO Gianluigi, nato a Castellammare di Stabia (NA) il 01.07.1991
7. SPAGNUOLO Raffaele, nato a Battipaglia (SA) il 15.03.2004
8. DE VIVA Luigi, nato a Salerno il 20.07.1971
9. TAVASCIO Salvatore, nato a Napoli il 05.07.1976
10. LIGUORI Fabrizio, nato a Napoli il 27.06.2001
11. PENZA Giovanni, nato a Eboli (SA) il 15.07.1974
12. STROLLO Vincenzo, nato a Battipaglia (SA) il 19.09.1984
13. VOTTA Vito, nato a Battipaglia (SA) il 26.11.1988
14. CIANCIO Vincenzo, nato a Eboli (SA) il 19.01.1972
15. MAIALE Cosimo, nato a Eboli (SA) il 20.02.1975
16. ESPOSITO Mario, nato ad Angri il 05.06.1967
17. MORELLI Fiore, nato a Eboli (SA) il 16.10.1980
18. CALONICO Matteo, nato a Salerno il 21.12.1976

Persone sottoposte alla misura cautelare degli arresti domiciliari:

1. MOCCALDI Carmine, nato a Eboli (SA) il 24.01.1985
2. MASTROGIOVANNI Armando, nato a Salerno il 09.10.1990
3. 4. 5. 7. 8. DI CONZA Josephine nata ad Atripalda (AV) il 21.10.2000
DI CUNZOLO Valentina, nata a Eboli (SA) il 19.07.1997
DE VIVA Dennys, nato a Mercato San Severino (SA) il 05.02.2003
6. PENZA Katiuscia, nata a Battipaglia (SA) il 17.09.1997
GIRAULO Michela, nata a Eboli (SA) il 22.12.1945
BENNICI Fabio, nato ad Eboli (SA) il 04.08.1990
9. BENNICI Francesco, nato ad Eboli (SA) il 03.08.1989
10. CIARDO Annamaria, nata a Eboli (SA) il 10.12.1991
11. IORIO Anna, nata ad Eboli (SA) il 20.10.1982
12. CALIENDO Patrizia, nata a Eboli (SA) il 08.04.1982
13. MILANESE Immacolata, nata ad Eboli (SA) il 24.01.1995
14. ALBANO Daniele, nato ad Eboli (SA) il 20.12.1984
15. CORRADO Alessio, nato a Eboli (SA) il 02.10.2004
16. IMPARATO Orazio, nato a Battipaglia (SA) il 21.11.1995
17. CARRAFIELLO Armando, nato ad Eboli (SA) il 10.04.1987
18. PAOLINO Gerardo, nato a Potenza il 01.09.1988
19. ZUCARO Maria, nata a Napoli il 27.04.1958
20. D’AIUTOLO Teresa Patrizia, nata a Pontecagnano Faiano (SA) il 03.10.1960
21. FORTINO Carmine, nato a Nocera Inferiore il 17.07.1992

Chiese dimenticate di Napoli: 5 luoghi sacri da scoprire

Quando si pensa a Napoli, spesso vengono in mente il Vesuvio che domina il Golfo, i vicoli del centro storico, il presepe, il fermento popolare e le grandi chiese iconiche come il Duomo, Santa Chiara, San Domenico Maggiore. Ma c’è un’altra Napoli, quella dei silenzi, delle ombre, delle chiese nascoste: le chiese dimenticate di Napoli che custodiscono opere d’arte, storie sepolte, spaccati di fede e miti locali che attendono chi voglia avventurarsi oltre i percorsi battuti.

Esplorare questi angoli sacri significa scoprire luoghi sacri da scoprire a Napoli che parlano del tempo lontano, dei tumulti di una città in trasformazione, di voci che il tempo ha attenuato ma non cancellato. In questo articolo guiderò il lettore dentro cinque di queste chiese “nascoste”, partendo da due esempi emblematici: la Chiesa di Santa Maria Maddalena ai Cristallini e la Chiesa di San Giovanni a Carbonara.

Chiesa di Santa Maria Maddalena ai Cristallini

La Chiesa di Santa Maria Maddalena ai Cristallini sorge in Via dei Cristallini, nel quartiere San Carlo all’Arena. Non è tra i luoghi più citati nelle guide turistiche, ed è proprio questo il suo fascino discreto: uno dei gioielli nascosti tra le chiese dimenticate Napoli.

L’edificazione attuale risale al 1851, realizzata sulla base di strutture preesistenti che erano appartenute al “Ritiro delle Pentite di San Raffaele” a Materdei, grazie a donazioni private e spettacoli di beneficenza nei teatri cittadini.
Durante i bombardamenti del 1943 la chiesa subì gravi danni e, negli anni successivi, l’interno fu modificato sensibilmente. Solo recentemente è stato completato un restauro che ha trasformato lo spazio in una sorta di “set” d’arte contemporanea, integrando installazioni, interventi pittorici e un recupero simbolico dell’ambiente sacro.

Architettura e punti di interesse

La facciata è sobria: timpano triangolare e bugnato sulle pareti. Il portale, protetto da una scala in piperno, introduce all’interno che è a navata unica, con volta a botte e cappelle laterali.
All’altare maggiore un tempo era presente una tela raffigurante la Maddalena, opera del pittore Nicola La Volpe, trafugata da tempo; mentre la statua lignea dell’Addolorata, anch’essa ottocentesca, è tornata a occupare il suo posto nel 2023.
Questa chiesa, in potenza, è un perfetto esempio di come anche luoghi sacri da scoprire a Napoli possano diventare vere e proprie “stanze dell’anima”, capaci di unire passato e presente in una forma sottile di sacralità contemporanea.

Chiesa di San Giovanni a Carbonara

Tra le chiese dimenticate Napoli, poche sono così ricche di stratificazioni storiche, ambizioni politiche e decorazioni celebri come la Chiesa di San Giovanni a Carbonara. Passeggiando da Porta Capuana verso l’area di via Carbonara, la sua facciata appare modesta ma non lasciarti ingannare: è la soglia di un complesso spettacolare.

Le origini: luogo e denominazione

La chiesa e il complesso conventuale furono fondati tra il 1339 e il 1343, grazie al dono del nobile Gualtiero Galeota all’ordine degli Agostiniani, con la condizione che fosse dedicata a San Giovanni Battista.
Il nome “Carbonara” deriva dal fatto che l’area su cui sorgeva era nota come “Ad Carbonetum” o “Carbonarius”, un luogo fuori dalle mura dove venivano smaltiti i rifiuti e il carbone.

L’edificio fu completato, ampliato e decorato nel corso del XV secolo, in particolare per volontà di re Ladislao d’Angiò-Durazzo, che volle trasformarlo in una sorta di pantheon dinastico per gli Angioini.

Architettura, accessi e decorazioni

Una delle caratteristiche più scenografiche è lo scalone monumentale a tenaglia, concepito nel Settecento dall’architetto Ferdinando Sanfelice per collegare la quota stradale all’ingresso degli ambienti sacri sottostanti.

L’ingresso principale è un portale gotico del Quattrocento, mentre l’interno è impostato su una pianta a croce latina con una sola navata centrale e cappelle laterali (due per lato), oltre a una cappella nella controfacciata (Cappella Somma) e la Cappella Caracciolo del Sole alle spalle dell’abside.

Tra le opere più note vi è il monumento funebre di re Ladislao, con imponenti figure allegoriche, scolpito da Andrea da Firenze tra il 1414 e il 1420. Il monumento culmina con la statua equestre del re e costituisce un passaggio stilistico tra il gotico e il Rinascimento.

Nella Cappella Caracciolo del Sole si trova il monumento di Sergianni Caracciolo, celebre amante della regina Giovanna II, con sculture di derivazione fiorentina e influenze lombarde.

Tra gli altri elementi notevoli, si ricordano affreschi della scuola lombarda (come quelli di Leonardo da Besozzo nella lunetta del portale), il celebre dipinto della Crocifissione di Vasari commissionato da Seripando, e cappelle gentilizie (Caracciolo di Vico, Somma, Miroballo) con ricche decorazioni rinascimentali.

Con il passare del tempo, il complesso ha sofferto modifiche e fasi di restauro che ne hanno alterato alcune parti, ma la grandiosità della concezione originaria e le stratificazioni artistiche fanno di San Giovanni a Carbonara un must per chi cerca luoghi sacri da scoprire a Napoli con un’anima storica profonda.

Chiesa di Santa Maria della Stella

Tra le chiese dimenticate Napoli, la Chiesa di Santa Maria della Stella è un gioiello che racconta fermenti religiosi, trasformazioni architettoniche e tragedie che l’hanno segnata. È situata in Piazzetta Stella, nel quartiere che porta lo stesso nome.

La chiesa fu fondata nel 1571 per custodire un’immagine della Vergine, precedentemente collocata presso Porta San Gennaro, su un colle che dominava il vallone della Sanità. Successivamente l’ordine dei Minimi acquisì l’edificio e lo fece ricostruire a partire dal 1587 su progetto di Domenico Fontana. Nei decenni successivi vi furono numerosi rimaneggiamenti, specialmente nel XVII secolo: la facciata in piperno e marmo fu iniziata da Bartolomeo Picchiatti e ultimata nel 1734 da Domenico Antonio Vaccaro.

Un evento tragico segnò la chiesa: nel 1944 un incendio distrusse gran parte della decorazione interna e danneggiò opere preziose. Alcune opere andarono perdute, ma il restauro successivo recuperò e reimpiegò elementi artistici provenienti da altre chiese distrutte.

Il complesso include anche l’ex-convento: in seguito alla soppressione degli ordini religiosi (1861) grandi parti furono destinate a funzioni militari, come la Caserma Podgora.

Architettura, opere e punti di interesse

La pianta è rettangolare con transetto e cinque cappelle per lato lungo l’unica navata. Il soffitto a cassettoni, decorato con vernici oro e toni cobalto, è particolarmente scenografico. Nelle cappelle laterali e nel presbiterio si incontrano opere pregevoli: tele di Pietro del Pò (provenienti da Castel Nuovo), e l’unico dipinto originale sopravvissuto all’incendio, una pala di Battistello Caracciolo che raffigura l’Immacolata con santi Domenico e Francesco (1607). In antico nella facciata era inserito un affresco della “Madonna della Stella tra i santi Gennaro e Francesco di Paola”, oggi non più visibile.

Anche il busto marmoreo del vescovo Luigi Riccio (†1643) merita attenzione, collocato nell’antisacrestia come elemento commemorativo.

Nel corso dei secoli intervennero architetti del calibro di Arcangelo Guglielmelli, Giovanni Battista Nauclerio, Dominique Vaccaro e Ferdinando Sanfelice nella ristrutturazione della chiesa e del convento. Subì danni anche durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale.

Basilica di San Pietro ad Aram

La Basilica di San Pietro ad Aram è forse una delle chiese dimenticate Napoli che più unisce mito, tradizione e stratificazione archeologica. È situata vicino a Corso Umberto I, nel cuore del centro storico, in una zona spesso affollata e attraversata dai flussi cittadini.

Leggenda, mito e funzione sacra

Secondo la tradizione, San Pietro predicò in questo luogo durante il suo viaggio a Napoli e qui innalzò un altare (“Ara Petri”) tra il 43 e il 44 d.C. In questo stesso punto avrebbe battezzato i primi napoletani convertiti: Santa Candida e Sant’Aspreno. Per queste ragioni, l’edificio ha acquisito una dimensione simbolica molto forte nella spiritualità cittadina.

Nel corso del Cinquecento il pontefice concesse alla chiesa il privilegio di celebrare giubilei locali, un modo per dare sollievo ai fedeli che non potevano recarsi a Roma. Tuttavia, tale privilegio fu abolito nei secoli successivi.

Architettura, scoperte archeologiche e tesori

L’attuale struttura risale al XVII secolo, costruita fra il 1650 e il 1690 su progetto di Pietro De Marino e Giovanni Mozzetta. Il layout è a pianta a croce latina, con navata centrale, cappelle laterali e un’abside.

Tra le decorazioni interne figurano tele e opere di artisti come Luca Giordano (per es. “San Pietro e San Paolo si abbracciano prima del martirio”) e altri pittori locali come Giacinto Diano, Andrea Vaccaro, Nicola Vaccaro, Sarnelli, Pacecco De Rosa. Il baldacchino marmoreo progettato da Giovan Battista Nauclerio protegge l’antico altare.

Un elemento particolarmente suggestivo è l’ipogeo sottostante: la basilica conserva una cripta paleocristiana a tre navate, scoperta durante lavori interni e identificata come parte dell’antica struttura originaria. In alcuni ambienti ipogei si possono vedere celle, ambienti funerari e tracce di antiche basiliche.

Non basta: nell’area sotto la chiesa sono stati rinvenuti resti scheletrici, che la leggenda ha associato a Santa Candida (una delle prime fedeli locali) e ad altre “anime”: alcune pratiche devozionali legate alle “anime del Purgatorio” si sono sviluppate proprio in questo contesto, in analogia con il culto noto nel Cimitero delle Fontanelle.

La facciata esterna è relativamente sobria, mentre l’ingresso si raggiunge scendendo alcuni gradini verso l’interno, accentuando l’idea di un ingresso “verso il tempo sotterraneo”. È interessante notare che il portale proviene dal Conservatorio dell’Arte della Lana (Vico Miroballo).

Infine, anche il contesto urbano ha influito: il chiostro originario e gli spazi conventuali sono stati in gran parte demoliti nel corso del Risanamento ottocentesco per la costruzione di Corso Umberto, con conseguente perdita parte della struttura originaria.

In questo modo San Pietro ad Aram rimane un luogo in cui mito, memoria e stratificazione architettonica si incontrano, rendendolo uno dei luoghi sacri da scoprire a Napoli più carichi di atmosfera.

Chiaiano, aggredito in auto sotto la metropolitana: l’aggressione ripresa in un video. Scoppia la protesta.

Napoli— Una lite furibonda, minacce urlate e gesti violenti dentro un’auto, nel cuore della notte, sotto la stazione della metropolitana di Chiaiano.

Un nuovo episodio di violenza, ripreso in un video e finito nelle mani del deputato Borrelli, riaccende i riflettori sul degrado e l’insicurezza in un’area che i residenti definiscono “terra di nessuno”.

La scena choc nel video

L’episodio è avvenuto a tarda sera in una zona già nota per episodi di illegalità. Nel filmato, girato da cittadini allarmati, si vedono due auto ferme in strada. La portiera di una delle due vetture è spalancata, mentre all’interno divampa una lite furibonda tra due individui.

Le urla sono così forti e distinte da essere chiaramente registrate. Una minaccia particolare risuona nel silenzio della notte: “Apri la porta, apri questa c*o di porta!”**, grida uno dei due soggetti, con tono di sfida e violenza. La tensione cresce quando l’individuo più aggressivo, in un moto di rabbia, esce dall’abitacolo e apre altre portiere dell’auto, in un gesto che i testimoni interpretano come un tentativo di ostacolare la vista ai passanti.

I testimoni: “Si puliva le mani, segno di un contatto fisico”

La scena si fa ancora più cupa quando l’uomo, una volta fuori dalla macchina, viene visto compiere un gesto inquietante: “si puliva le mani addosso”, come riferito da chi ha assistito alla scena. Un particolare, questo, che i residenti spaventati hanno letto come la possibile prova di un contatto fisico violento o di una zuffa.

Impauriti dall’escalation di aggressività, i cittadini hanno immediatamente allertato Polizia e Carabinieri. All’arrata delle volanti, le due vetture si sono però allontanate in fretta, lasciando sul posto solo paura e rabbia.

La denuncia di Borrelli: “Qui è terra di nessuno, servono più controlli”

L’episodio, con il video che fa da prova drammatica, è stato portato all’attenzione dell’opinione pubblica dal deputato di Alleanza Verdi-Sinistra, Francesco Emilio Borrelli, che ha ricevuto la segnalazione direttamente dai residenti.

“Questa violenza in strada, che sia tra partner o tra altri soggetti, è un sintomo di degrado sociale insopportabile”, tuona Borrelli. “Le minacce urlate e l’aggressività in un luogo pubblico, che dovrebbe essere presidiato, sono fatti gravissimi. L’area di Chiaiano sotto il ponte della metropolitana è purtroppo diventata una ‘terra di nessuno'”.

Il deputato lancia un appello chiaro alle istituzioni: “Chiedo alle Forze dell’Ordine di intensificare subito i pattugliamenti in questa zona, specialmente di sera. Non è accettabile che i residenti debbano vivere nella paura, costretti ad assistere a scene da film dell’orrore. La legalità deve tornare a essere la normalità per i cittadini di Chiaiano”.

La protesta ora si sposta dalle strade alle istituzioni, mentre il quartiere chiede risposte concrete e un presidio costante per riconquistare la propria sicurezza.