La confessione

Delitto di Porta Capuana, il killer cede davanti al gip: «Sì, ho sparato io a Grivano»

’indagato rilascia dichiarazioni spontanee. Resta in cella anche la moglie Immacolata Brunetti, accusata di concorso nel delitto. Caccia all’arma del delitto e ai complici che potrebbero aver aiutato la
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Napoli – Ha scelto la via delle ammissioni parziali, rimandando però la ricostruzione dettagliata dei fatti al faccia a faccia con l’accusa. Ernesto Maddaloni, 32 anni, ha confessato davanti al gip del Tribunale di Napoli, Carla Sarno, di essere l’autore dell’omicidio di Alessandro Grivano, il coetaneo freddato con un colpo di pistola alla nuca tra il 3 e il 4 luglio scorsi a Porta Capuana, mentre si trovava in sella al suo scooter.

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Al termine dell’interrogatorio di garanzia nel carcere di Poggioreale, il giudice ha convalidato il provvedimento di fermo emesso dal sostituto procuratore Stella Castaldo, disponendo la custodia cautelare in carcere per il trentaduenne. Maddaloni – assistito dai penalisti Simone Grossi e Leopoldo Perone – ha rilasciato brevi dichiarazioni spontanee («Sì, ho sparato io»), riservandosi tuttavia di spiegare l’esatta dinamica e il movente lunedì prossimo, nel corso di un interrogatorio già fissato dinanzi al pubblico ministero titolare del fascicolo.

Il movente passionale e la fine di quella relazione

Dietro la violenta esecuzione di Porta Capuana, secondo la ricostruzione della Squadra Mobile di Napoli diretta da Giovanni Leuci, si staglia l’ombra di un movente passionale. La vittima, Alessandro Grivano, avrebbe avuto in passato una relazione sentimentale, durata circa due anni e interrottasi da oltre un anno, con Immacolata Eliana Brunetti (30 anni), moglie di Maddaloni.

Una storia finita, ma evidentemente mai digerita dal trentaduenne, che avrebbe pianificato l’agguato mortale per consumare la propria vendetta. Anche la donna si trova attualmente in stato di fermo, accusata di concorso in omicidio volontario: la Procura ipotizza che abbia avuto un ruolo attivo nella preparazione del delitto o nell’attirare la vittima nella trappola di Porta Capuana.

La fuga lampo a Roma e l’abbandono dei figli

I tasselli ricostruiti dagli investigatori della Mobile delineano una fuga disperata e improvvisata, scattata pochi minuti dopo gli spari. Prima di far perdere le proprie tracce, la coppia è rientrata precipitosamente a casa per “sistemare” i figli minori: uno è stato affidato a un cognato di Maddaloni, l’altro è stato lasciato al padre dell’indagato. Proprio nell’abitazione del genitore, il killer ha abbandonato il proprio iPhone, nel tentativo di non farsi localizzare tramite le celle telefoniche.

Subito dopo, marito e moglie sono saliti a bordo di un autobus diretto a Roma, partendo di notte e senza portare con sé alcun bagaglio. Una latitanza brevissima, conclusasi tre giorni fa quando la donna, evidentemente schiacciata dal peso della situazione, si è presentata per prima negli uffici della Questura di Napoli, seguita a stretto giro dal marito.

I nodi da sciogliere: la ricerca della pistola e i complici

Nonostante la parziale confessione di Maddaloni, l’inchiesta è tutt’altro che chiusa. Gli agenti della Squadra Mobile stanno continuando a scandagliare la vita privata della vittima e dei due indagati per trovare riscontri oggettivi alle prime ammissioni.

Due sono i principali interrogativi a cui i magistrati cercano risposta: dove sia finita l’arma del delitto – non ancora rinvenuta – e come Maddaloni sia riuscito a procurarsela. Inoltre, i detective sospettano che la coppia non abbia agito in totale solitudine. Sotto la lente degli inquirenti c’è la rete familiare del killer: si scava per accertare se qualcuno abbia attivamente aiutato Maddaloni a pianificare l’omicidio, a nascondere la pistola o a organizzare la logistica della fuga lampo nella Capitale. Risposte importanti in questo senso potrebbero arrivare già lunedì, quando l’indagato comparirà nuovamente davanti al pm.

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