Milano – La Curva Nord dell’Inter perde un altro dei suoi storici custodi dei segreti. Dopo Andrea Beretta, anche Marco Ferdico ha deciso di saltare il fosso e diventare collaboratore di giustizia. L’ex uomo dei social del tifo organizzato nerazzurro, 41 anni, già condannato a nove anni per associazione a delinquere con l’aggravante mafiosa e attualmente a processo per l’omicidio di Vittorio Boiocchi, ha iniziato a riempire pagine di verbali davanti ai pm della Dda di Milano, Paolo Storari e Stefano Ammendola.
Tre gli interrogatori già messi a verbale tra fine maggio e giugno, in cui Ferdico ha delineato un quadro a tinte fosche fatto di sangue, criminalità organizzata, ma anche di rapporti diretti con i giocatori e logiche da stadio.
L’omicidio Boiocchi e il peso della ‘Ndrangheta
Il nucleo centrale delle dichiarazioni riguarda la fine di Vittorio Boiocchi, lo storico capo dei ‘Boys San’ freddato sotto casa nell’ottobre del 2022. Ferdico confessa il proprio ruolo nella pianificazione dell’agguato, ma lancia anche accuse pesanti. Rivela l’impazienza del co-imputato Mauro Nepi (“Veniva da me e Beretta dicendo: ‘Quando lo facciamo?'”) e, soprattutto, traccia un bilancio amaro di quella decisione, ammettendo di aver scoperto solo in un secondo momento gli ammanchi economici legati al merchandising: “Ho fatto un’azione per Beretta, ma su di lui aveva ragione Boiocchi. Avevamo torto, Beretta era disposto ad ammazzare per tenere il negozio sotto la sua ala”.
Ma le parole più pesanti riguardano il controllo del Meazza. Un dominio impossibile senza l’appoggio della criminalità calabrese. “Per tenere la Curva Nord di Milano ci voleva la ‘ndrangheta”, ha messo a verbale Ferdico, “gliel’ho detto io, e Beretta può confermarlo”.
I diamanti di Dimarco e il “coro meno bello”
Dai retroscena criminali si passa poi a quelli legati al campo e ai rapporti di vicinanza, a tratti grotteschi, con i tesserati. Ferdico ha raccontato ai pm di un episodio che coinvolge Federico Dimarco, terzino dell’Inter e della Nazionale. Per celebrare lo scudetto della seconda stella, il giocatore sarebbe stato pronto a fare un dono prezioso ai vertici della curva. Ferdico racconta di aver chiesto un “presente” al manager del calciatore, sentendosi rispondere che Dimarco “era pronto a regalare a me, a (Antonio) Bellocco e a Beretta tre anelli con il brillante, lo stesso regalo fatto a tutta la squadra”.
Non solo regali, ma anche richieste specifiche. L’intermediario avrebbe infatti riportato a Ferdico le lamentele del giocatore per il coro a lui dedicato: “Si lamentava perché voleva un coro nuovo. Diceva che quello fatto per Calhanoglu era particolarmente bello, mentre il suo lo era meno”.
La difesa del club: “Biglietti trasparenti”
Nelle carte c’è spazio anche per la questione della gestione dei biglietti, da sempre al centro dell’inchiesta “Doppia Curva”. Su questo punto, però, Ferdico scagiona totalmente la società nerazzurra. “Tutto passava tramite Digos”, ha spiegato il neo-pentito, definendo l’Inter “impeccabile” e “intransigente” sulle procedure. “Noi davamo tutti i nominativi, tutte le tessere, quindi era tutto limpido”.
Ferdico non nasconde però l’amarezza per la decisione del club di costituirsi parte civile contro di lui: “Penso siano stati imbeccati dalla Procura, ma ci sono rimasto male. Ti organizzavamo le coreografie, ti chiedevamo l’anima e ora mi chiedi i soldi? A parte le cose fuori dallo stadio e il bagarinaggio, di cui mi prendo le responsabilità, non ho fatto niente di illegale dentro l’impianto. Non ho dato via un grammo di droga”.




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