Aurelio De Laurentiis torna a parlare e lo fa senza mezzi termini, toccando ogni nervo scoperto del calcio moderno. Nell’intervista rilasciata a The Athletic, il presidente del Napoli parte dal tema più caldo, il futuro di Antonio Conte, per poi allargare il discorso a una critica complessiva del sistema.
Sul tecnico, la posizione è netta e si regge su un presupposto preciso: «La squadra è una creazione di Conte. Ucciderebbe la sua creatura abbandonandola proprio all’ultimo minuto?». De Laurentiis insiste sul concetto di responsabilità e professionalità, ribadendo la fiducia nell’allenatore: «Antonio Conte è un uomo molto serio. Ha un contratto con me. Non mi abbandonerebbe mai all’ultimo minuto. Perché creerebbe un grosso problema per il Napoli». E aggiunge un passaggio che lascia intravedere anche uno scenario alternativo: «Oppure decide immediatamente e dice “vorrei andare”. Allora avrei tempo durante aprile e maggio per trovare qualcun altro».
Il ragionamento si sposta poi su un piano più ampio, dove il presidente individua una crisi strutturale che riguarda soprattutto il pubblico più giovane. «Il calcio perderà le nuove generazioni», avverte, spiegando come i tempi attuali non siano più sostenibili per chi è cresciuto in un contesto di fruizione rapida. «Le partite sono troppo lunghe. Pensate che mio nipote di sei anni… lui scapperà… e voi pensate di recuperarlo dopo 15 minuti? Mai!». La fotografia è quella di uno sport che fatica a tenere il passo con i cambiamenti culturali e tecnologici.
Da qui nascono proposte drastiche, pensate per rendere il gioco più dinamico e spettacolare. «Ridurre i tempi da 45 minuti a 25 minuti ciascuno» è la prima idea lanciata, accompagnata da un attacco alle perdite di tempo: «Non puoi stare a terra a fare scena come un attore». Ma il punto centrale resta la necessità di aumentare lo spettacolo: «Troppi pochi gol! Così non c’è spettacolo. Bisogna segnare di più». E ancora, una critica diretta al fuorigioco: «Non si può annullare un gol solo per pochi millimetri… il fuorigioco deve essere cambiato, e di molto».
Il presidente del Napoli punta il dito anche contro le istituzioni del calcio internazionale, accusate di alimentare un sistema troppo affollato e poco sostenibile. «Il problema è che troppe persone vogliono essere protagoniste. UEFA, FIFA, federazioni locali. Grossi guai, grossi problemi». E rincara: «Perché vogliono fare soldi per se stessi». Nel mirino anche le competizioni sempre più estese, come la Champions League riformata: «Sono state aggiunte più partite, ma il successo non è lo stesso perché ci sono certe partite di cui non importa niente a nessuno».
Non manca una riflessione sul rapporto tra club e calciatori, sempre più legato a logiche economiche. «I tifosi vogliono vincere e pensano che i calciatori onoreranno la loro maglia per sempre. Ma non è vero! Onorano solo i soldi». Un’eccezione, per De Laurentiis, resta Marek Hamsik: «È rimasto con noi per sempre. Ma quello è solo un caso».
Infine, uno sguardo al mercato e a un retroscena significativo: «Abbiamo ricevuto un’offerta di 200 milioni dal PSG per vendere Osimhen e Kvara insieme». Una proposta che Conte aveva indirizzato diversamente: «Osimhen lo puoi vendere, ma per favore non vendere Kvara». Una scelta che, a posteriori, il presidente definisce problematica, legata ai rapporti con l’entourage del giocatore.




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