L'INCHIESTA E IL CANTIERE DELLA PAURA

«Ti stacco la testa, metti tua moglie a fare…»: così il clan Moccia voleva divorarsi la Toscana

L'indagine di Firenze svela l'incubo vissuto da due imprenditori edili, finiti in una spirale di richieste estorsive da parte di soggetti legati al potente clan napoletano
Ascolta questo articolo ora...
Caricamento in corso...

C’è un confine sottile tra un normale contenzioso commerciale e l’inferno dell’estorsione di stampo mafioso. A Poggibonsi e Monteriggioni, nel cuore pacifico e produttivo della provincia senese, questo confine è stato brutalmente cancellato nella primavera del 2025.

Un cantiere edile si è trasformato in una roccaforte criminale, un avamposto dove la legge dello Stato ha dovuto cedere il passo a quella della prepotenza camorristica. A far luce su questa oscura vicenda è l’ordinanza cautelare firmata dal GIP di Firenze Alessandro Moneti, scaturita dal blitz “Contractos”, che ha portato all’arresto di 11 persone accusate di estorsione aggravata dal metodo mafioso, contigue o affiliate al temibile clan Moccia di Afragola.

Tutto inizia in modo apparentemente banale. Raffaele Panico, imprenditore edile di Castel Voturno e amministratore della P.R. Appalti s.r.l., concorda con Michele Palmerini e Michele Cannoni, titolari della Re. Strutture s.r.l., alcune opere edili da eseguire “a corpo” per un valore di 16.000 euro.

Ma quella che doveva essere una semplice subfornitura si rivela una trappola mortale. A marzo, il tono dei solleciti cambia: non più richieste contabili, ma ordini perentori, gonfiati a dismisura, che arrivano a pretendere oltre 160.000 euro.

«Sono un guappo, un camorrista»

A tessere la tela dell’intimidazione è Giuseppe Castiello, classe 1979, che si autoproclama vero padrone delle sorti dell’azienda. Le intercettazioni e i messaggi WhatsApp finiti agli atti dell’inchiesta restituiscono un vocabolario di brutale e cruda violenza. Castiello non usa mezzi termini per far capire chi comanda: «Tu lo sai chi sono io? Sono Castiello Giuseppe, in professione d’arte Peppe Castiello, noto alle forze dell’ordine, sono un guappo, un camorrista… io i soldi me li prendo dove e quando voglio io».

E per assicurarsi che il messaggio arrivi forte e chiaro agli imprenditori ormai terrorizzati, aggiunge il carico dell’intimidazione mafiosa: «La vostra unica salvezza è la caserma qua a fianco. Ma se arrestano me, tengo altri 20 soldati… altri mille soldati tengo pronti».

Di fronte all’impossibilità delle vittime di reperire decine di migliaia di euro in pochi giorni, le telefonate si trasformano in un macabro rosario di minacce di morte: «Ti faccio la faccia di pietra», «Ti stacco la testa», «Ti cavo via gli occhi, vengo a Firenze e ti tiro il cuore dal petto». Di fronte alle disperate obiezioni di uno dei soci («Ma con che te lo fò il bonifico, con l’aria?»), la risposta di Castiello è raggelante: «Metti tua moglie a fare la vita, metti tua sorella a battere».

L’assedio e le barricate a Monteriggioni

Il metodo Moccia non si limita al terrore telefonico. Il sodalizio mette in atto una vera e propria occupazione fisica, “militare”, del cantiere. Ad aprile, gli uomini di Castiello (tra cui il figlio Gennaro, Giovanni Del Prete e Claudio Zanfardino) cacciano via i geometri e i dipendenti della ditta vittima: «Fino a quando non pagate il cantiere è nostro, prendi le tue cose e vattene».

A maggio l’arroganza criminale tracima oltre i confini del cantiere, investendo le istituzioni e la comunità locale di Monteriggioni. Il 7 maggio, gli affiliati creano vere e proprie barricate con materiale di risulta in strada, impedendo il passaggio. Giuseppe Castiello arriva persino a pedinare la responsabile della scuola materna adiacente, intimandole di chiudere l’istituto: «Domani è meglio che non fate venire i bambini a scuola perché faremo azioni molto più grosse»

. Quando la Polizia Municipale interviene per scortare i tecnici comunali — bloccati e terrorizzati dai manifestanti — per ripristinare la corrente elettrica staccata, Castiello si batte il pugno sul petto, fronteggia l’agente urlando e minacciando i suoi figli, concedendo poi l’accesso ai contatori con magnanimità criminale solo perché «il guasto riguarda i bambini e i bambini non si toccano».

Il gip: “Il clan Moccia ha esportato il proprio modello criminale nelle campagne senesi”

Per il Giudice delle Indagini Preliminari, il quadro è chiarissimo e il richiamo all’aggravante del metodo mafioso (art. 416 bis.1 c.p.) è pienamente giustificato. Non è necessario che l’estorsore mostri un “patentino” formale di affiliazione, ma basta che la sua azione di gruppo, il richiamo ai “soldati” pronti a vendicarlo e le modalità efferate delle intimidazioni creino un assoggettamento psicologico tipico della camorra. Il clan Moccia ha esportato il proprio modello criminale nella placida campagna senese, stritolando un’impresa locale pur di cannibalizzarne i fondi. Un incubo finito solo grazie all’intervento della magistratura fiorentina.

L’ELENCO DEGLI INDAGATI RAGGIUNTI DA MISURA CAUTELARE

In custodia cautelare in carcere:

CASTIELLO Giuseppe (nato il 31.08.1979 ad Afragola), residente ad Afragola (NA)

PANICO Raffaele (nato il 07.06.1964 a San Felice a Cancello), residente a Scarperia e San Piero (FI)

DE FALCO Felice (nato il 20.01.1969 a Casalnuovo di Napoli), residente a Scarperia e San Piero (FI)

CASTIELLO Gennaro (nato il 02.09.1999 a Napoli), residente ad Afragola (NA)

DEL PRETE Giovanni (nato il 05.03.1987 ad Acerra), residente ad Afragola (NA)

ZANFARDINO Claudio (nato l’11.11.1980 ad Acerra), residente ad Afragola (NA)

ABATEGIOVANNI Domenico (nato il 10.11.1983 a Napoli), residente a Prato (PO)

Agli arresti domiciliari:

IORIO Michele (nato il 26.01.1996 a Napoli), residente ad Afragola (NA)

ROSMARINO Salvatore (nato il 05.01.1990), residente ad Afragola (NA)

PECORARO Armando detto “Lelluccio” (nato il 26.03.1976 a Bassano del Grappa), residente a Castel Volturno (CE)

DI GRAZIA Biagio Francesco (nato il 06.07.2005 a Villariccia), residente ad Afragola (NA)Gemini ha detto
Ecco le informazioni aggiornate che ho trovato sul web riguardo all’operazione antimafia in Toscana.

 

(nella foto il borgo di Monteriggioni e gli uomini del clan Moccia arrestati; da sinistra Giuseppe Castiello, Gennaro Castiello, Armando “lello” Pecoraro, Claudio Zanfardino, Michele Iorio, Salvatore Rosmarino e  Giovanni Del Prete)

RIPRODUZIONE RISERVATA

PUBBLICITA

● LIVE
Ultime notizie
Ultimo aggiornamento 17:09
13/04/2026 17:09

Napoli, spaccio sul pianerottolo del palazzo: arrestato pusher alle Case Nuove

13/04/2026 16:57

Presidenza Figc, Malagò è la scelta della Serie A: 18 club favorevoli. Si candida anche Abete

13/04/2026 16:45

Maltempo in Campania, scatta l'allerta gialla: rischio temporali e vento forte


Shorts

PUBBLICITA

Primo piano