Castellammare di Stabia. Nessuna piazza di spaccio a Scanzano perché avrebbe attratto l’attenzione delle forze di polizia nel quartiere. Questa era la volontà del boss Vincenzo D’Alessandro che era, all’epoca dei fatti, latitante in Calabria. La volontà di lasciare al rione Savorito quale piazza di spaccio principale della città la motiva lo stesso D’Alessandro. E’ quanto emerge nelle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Vincenzo Polito che racconta agli investigatori di un suo incontro proprio con Vincenzo D’Alessandro in Calabria. Le dichiarazioni sono contenute nell’avviso di conclusione indagini firmato dal pm Giuseppe Cimmarotta della Dda di Napoli che alcune settimane fa è stato notificato a 30 tra boss e gregari della cosca di Scanzano. Si tratta di un filone della maxi inchiesta denominata “Tsunami” con 99 persone iscritte nel registro degli indagati. “Durante un nostro incontro in Calabria, D’Alessandro Vincenzo – racconta il pentito Polito il 9 febbraio 2011 nel corso di una deposizione davanti al pm Claudio Siragusa – mi ha detto che a Scanzano non doveva essere aperta nessuna piazza di spaccio, perché avrebbe attirato nel quartiere l’attenzione della Polizia. D’Alessandro Vincenzo mi ha detto che l’unica piazza di spaccio che doveva operare a Castellammare era quella del rione Savorito perché gli Imparato erano degli amici fedelissimi e avevano sempre pensato alla famiglia D’Alessandro”. Vincenzo Polito, inoltre, racconta la sua intenzione di gestire la piazza di spaccio a Scanzano. “Io volevo gestire la piazza di Scanzano ma Belviso Salvatore mi ha spiegato – dice Polito – che ognuno di noi aveva un compito e che c’era chi faceva la piazza di spaccio e chi faceva le estorsioni. Belviso mi ha detto che il mio compito era quello di fare le estorsioni sostituendo Lucchese Antonio…Belviso Salvatore aveva un buon rapporto con tutti coloro che gestivano le piazze di spaccio a Castellammare di Stabia e, quando si rivolgeva a loro per ottenere qualcosa la otteneva…”.
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