Un episodio che non c’entra nulla con combine e calcioscommesse. I giudici della Corte d’Appello ribaltano dopo 11 anni la sentenza di primo grado sul caso Golden Gol 2 che vide al centro dello scandalo la gara Juve Stabia-Sorrento vinta per uno a zero dalla squadra di Castellammare di Stabia. I giudici hanno riscritto difatti la storia della presunta Calciopoli ai piedi del Vesuvio su un giro di partite che, secondo le ricostruzioni dei magistrati della Dda, furono comprate con la complicità della criminalità organizzata. Ci furono penalizzazioni e squalifiche con una partita sospetta finita nel mirino degli investigatori. Il derby tra Juve Stabia – Sorrento disputato nell’aprile di dieci anni fa dove la spuntano le Vespe di Castellammare con un gol di Mineo. Una rete nata dalla “papera” del giovane portiere Vitangelo Spadavecchia. Inizialmente si è pensato ad un errore voluto, invece i giudici della corte d’Appello hanno ribaltato la sentenza di primo grado affermando che si era trattato di un semplice errore tecnico. Arriva quindi l’assoluzione con formula piena per “non aver commesso il fatto”. Questa decisione è totalmente opposta a quella ricevuta dall’ex numero uno del Sorrento in prima istanza che lo vide condannato a otto mesi di reclusione per frode sportiva e squalifica. La Corte d’Appello di Napoli ha dichiarato, inoltre, estinti per prescrizioni i reati degli altri tre protagonisti di quella famosa partita tra cui Cristian Biancone all’epoca attaccante del Sorrento che non disputò il match. Prescritte anche le accuse a Francesco Avallone e per Roberto Amodio, ex dirigente delle Vespe e attualmente direttore del settore giovanile della squadra stabiese. Sia Amodio che Avallone in primo grado furono condannati a un anno e otto mesi di reclusione con pena sospesa mentre Biancone e Spadavecchia a otto mesi. Vitangelo Spadavecchia, è l’unico ad aver rinunciato alla prescrizione e ad aver ribaltato il verdetto di primo grado, uscendo assolto per non aver commesso il fatto. Per i giudici quindi il portiere non partecipò alla combine del derby tra Juve Stabia e Sorrento. “E’ la fine di un incubo – dichiara il portiere – Essere accusato di una cosa che non esiste non è stato facile. Dico grazie alla famiglia che mi è stata vicina. Una volta che usciranno le motivazioni valuterò, insieme al mio legale, l’eventualità di un risarcimento”.
Secondo gli investigatori i due calciatori avrebbero accettato circa 50mila euro per truccare la gara del Campionato di Serie C. Secondo l’antimafia c’erano interessi della Camorra stabiese sull’affare delle scommesse sportive ma l’aggravante mafioso cadde già nel corso dell’udienza preliminare con il gip. Tuttavia si procedette con il processo per frode sportiva ribaltato in secondo grado dal portiere. Per gli altri coinvolti è intervenuta la prescrizione. Per leggere le motivazioni bisognerà aspettare tre mesi.
Camorra? Combine? No, fu solo una ‘papera’ del portiere, crolla il teorema della Calciopoli campana
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