‘Ti mando il telefono in cella e ti pago la spesa’: così il clan Mazzarella gestisce il ‘welfare’ dei detenuti

Napoli – Il carcere non è un punto di arrivo, ma un fronte avanzato della guerra di mafia. Nelle oltre mille pagine dell’ordinanza cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, Gianluigi Visco, emerge con la precisione di un bilancio aziendale la struttura di welfare criminale gestita dai vertici del clan Mazzarella e dalle famiglie federate.

Al centro di questo ingranaggio di mutua assistenza ci sono gli stipendi periodici agli affiliati detenuti, il pagamento delle parcelle legali, ma soprattutto una rete di contatti quotidiani fatta di telefonate clandestine, scarpe Nike TN fatte recapitare oltre le sbarre e pressioni sui legali per aggiustare le posizioni in Tribunale.

Come sottolinea il gip nell’impostazione cautelare, l’esistenza di una retribuzione periodica e di una cassa comune presuppone una struttura stabile e complessa, dove nulla è lasciato al caso.

La cassa comune e i 500 euro per il mantenimento

La tenuta economica del clan si regge su flussi di denaro rigorosi. Il 3 luglio 2023, nel corso di un colloquio intercettato tra Eduardo Buonerba e la cognata  emerge con chiarezza il patto finanziario tra le famiglie federate. A proposito dei rapporti con i Mazzarella, Buonerba confermava che la loro fazione versava regolarmente a Barattolo la quota di 500 euro destinata proprio al mantenimento dei carcerati della propria famiglia.

Un sistema di tutele che si scontra però con le dinamiche interne e le valutazioni sul merito dei singoli. Il 24 ottobre 2023, una lunga sequenza di conversazioni tra i fratelli Eduardo e Pasquale Buonerba analizza il ruolo del cognato Salvatore Di Caprio, accusato di offrire uno scarso contributo al mantenimento di altri detenuti storici come Picone e Enzo D’Avino.

Mentre Di Caprio tentenna, i Buonerba stringono i ranghi per assicurarsi la fedeltà futura dei detenuti una volta liberi. Pasquale Buonerba illustra senza filtri la sua strategia di welfare:

«Stammi a sentire a me… noi ora… infatti sto vedendo come devo fare gli voglio far uscire il 50, 100 euro a settimana!!… tutte le settimane… ti puoi far dire da Maria… quindi quando te lo stai mantenendo a Picone?… è a parte… ma io per la famiglia nostra… per la famiglia Buonerba… io gli mando 60 euro a settimana!! al di fuori che lo faccio arrangiare… questa è una cosa che… quello che esce… stessa cosa Enzo Davino».

Telefoni in cella e colloqui a Poggioreale: la linea diretta con i boss

La detenzione, grazie ai telefoni cellulari fatti entrare clandestinamente, perde ogni barriera fisica. Il 17 novembre 2023 e poi il 10 dicembre 2023, Luciano Barattolo intrattiene fitte conversazioni telefoniche con Rosario Ciro Mazio, detenuto nel carcere napoletano di Poggioreale.
Nel colloquio di novembre, Barattolo promette a Mazio un nuovo apparecchio:

«A breve avrei provveduto tramite altre persone a fargli avere un altro telefono… no farli venire fratello, devi morire tu te lo sento tutti i giorni, sono proprio contento devi morire tu, lo terrei con me lo sai fratell… hai capito?».

Mazio, dal canto suo, rassicura il boss sulle fasce orarie in cui il terminale può essere acceso senza rischiare sequestri:

«Qualsiasi cosa chiamami sempre durante il giorno, dalla mattina fino alla sera lo tengo sempre, per esempio, alle otto e mezza alle nove, poi lo poso hai capito?».
Nel carcere di Poggioreale, Mazio divide peraltro la cella con un cugino dello stesso Barattolo, dettaglio che stringe ancora di più il legame di sangue e di cellula mafiosa. Prima di chiudere la chiamata, la raccomandazione del capo è perentoria:
«Ti voglio bene, stai attento… eh non litigare con nessuno».

Il Natale dietro le sbarre: pacchi, scarpe Nike TN e auguri ai detenuti

La cura dei affiliati non conosce pause, nemmeno nei giorni di festa. Il 25 dicembre 2023, l’ascolto delle microspie restituisce uno spaccato quasi domestico ma intriso di logica criminale. Tramite un detenuto identificato come Totore, Barattolo si attiva per fare recapitare “un pensiero” e regalie anche a un altro affiliato detenuto originario di Saviano.

È lo stesso Totore a dettare la lista dei desideri al boss, chiedendo un pacco per fine mese e un paio di scarpe ben precise:
«Mi devi mandare le TN (modello di scarpe da ginnastica marca Nike) a me».

La giornata di festa si chiude con gli auguri incrociati e la disponibilità totale ribadita a Salvatore Del Prete:
«Qualsiasi cosa chiamami sempre fratello hai capito?… questo è il numero mio hai capito? ti voglio bene, mi devi morire tu… passa una bella giornata».

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Pubblicato da
Giuseppe Del Gaudio

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