

Arrestati i due pistoleri di Pianura
Napoli – Il Gip del Tribunale di Napoli ha ufficialmente convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere per i due giovani gravemente indiziati di aver preso parte alla “stesa” andata in scena lo scorso 10 ottobre nel quartiere Pianura.
Per loro le accuse sono pesantissime: lesioni personali e pubblica intimidazione con l’uso di armi, aggravate dalle modalità mafiose.
Era giovedì 10 ottobre quando la quiete di via Arnaldi è stata lacerata dal rombo improvviso di una moto e dalla furia di una sfilza di colpi d’arma da fuoco esplosi all’impazzata per le strade. Una classica “stesa” di stampo camorristico, l’ennesima dimostrazione di forza di una faida sommersa che calpesta ogni regola e ogni vita umana.
A farne le spese, suo malgrado, è stato un 59enne di origini peruviane, un passante estraneo a qualsiasi logica criminale. L’uomo, ascoltato dagli investigatori sul letto d’ospedale, ha ricostruito quei drammatici istanti: stava camminando a piedi quando ha udito i primi scoppi e visto sfrecciare il ciclomotore con a bordo due persone. Subito dopo, la tragedia: un altro colpo secco, il bruciore lancinante al viso, la vista che si annebbia all’improvviso e il sangue che inizia a colare copioso. Le gravissime lesioni riportate nell’agguato rischiano di costargli la perdita permanente dell’occhio.
Il cerchio attorno ai responsabili si è chiuso grazie a un lavoro d’indagine serrato, condotto dagli uomini della Squadra Mobile di Napoli e dagli agenti del Commissariato di Pianura, sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia partenopea. Gli inquirenti hanno setacciato palmo a palmo la zona, analizzando senza sosta i filmati estrapolati dai sistemi di videosorveglianza pubblici e privati.
Immagini nitide, tasselli che si sono incastrati uno dopo l’altro permettendo agli investigatori di ricostruire millimetro per millimetro la dinamica della sparatoria e di stringere il cappio attorno ai presunti autori. Messo di fronte all’evidenza schiacciante delle prove raccolte dalla Dda, il castello di omertà è crollato e i due giovani sono finiti in cella, incastrati da un’inchiesta che ha evitato che la violenza impunita restasse senza un volto.
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