Napoli – «Ci scusiamo per il disagio. Mancata consegna merci per sciopero trasportatori». È il messaggio ricorrente, affidato a semplici fogli di carta apposti accanto a ceste e banchi ormai deserti, comparso in queste ore sui display e tra le corsie dei punti vendita della grande distribuzione organizzata (GDO) a Napoli e in gran parte della Campania, così come in diverse altre regioni del Sud Italia.
Le conseguenze dei blocchi autostradali e dei presidi organizzati lungo i principali snodi logistici – tra cui i caselli strategici di Nola, Caianello e Caserta Sud – sono ormai tangibili nella quotidianità dei cittadini. Al centro della protesta, che sta paralizzando la catena degli approvvigionamenti, c’è il drammatico impatto del caro-gasolio e dei rincari incontrollati delle materie prime, che rendono insostenibili i costi operativi per le imprese di autotrasporto.
Il fermo della categoria, programmato per 120 ore, sta strangolando la filiera agroalimentare: a rischiare di più sono i prodotti freschi e deperibili – da ortofrutta a latte e generi di prima necessità – che non riescono a raggiungere i banchi dei negozi, bloccati nei centri di smistamento o direttamente sui Tir fermi in autostrada.
La situazione di tensione si estende ben oltre i confini campani, registrando criticità analoghe in Puglia, Calabria e Sicilia, dove alla mobilitazione dei camionisti si sono affiancati in alcuni tratti anche i presidi del comparto agricolo, con disagi che iniziano a toccare persino la rete dei carburanti.
Mentre i comitati di categoria minacciano di prolungare la protesta qualora i tavoli di confronto istituzionali non diano risposte concrete, il Governo è corso ai ripari: il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha infatti anticipato a stretto giro un vertice d’urgenza con le sigle degli autotrasportatori per tentare di disinnescare la crisi ed evitare il collasso definitivo dei servizi essenziali. Nel frattempo, per i consumatori, la spesa quotidiana si trasforma in un vero e proprio percorso ad ostacoli.



