Un provvedimento da circa 10 milioni di euro è stato eseguito questa mattina a Napoli dal Centro operativo della Direzione Investigativa Antimafia. Il sequestro preventivo di beni, disposto dal Tribunale di Napoli – Sezione misure di prevenzione – su proposta congiunta del procuratore della Repubblica e del direttore della DIA, ha colpito un imprenditore ritenuto vicino al clan Contini.
I sigilli sono stati apposti su quattro unità immobiliari, tra cui edifici di pregio e di rilevante valore commerciale, su cinque società e su 28 rapporti finanziari, per un controvalore complessivo di circa 10 milioni di euro.
Il profilo dell’imprenditore
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo era già stato condannato per associazione mafiosa all’esito di indagini che ne avevano documentato i rapporti con le organizzazioni criminali egemoni, nel tempo, nell’area di Piazza Mercato.
Dopo un periodo di detenzione e la successiva scarcerazione, il proposto sarebbe entrato in contatto con esponenti di vertice del clan Contini. Gli accertamenti della DIA hanno inoltre evidenziato il suo ruolo di gestore di fatto di un noto locale ricreativo nella zona di Coroglio, uno dei punti di riferimento della movida napoletana.
La sproporzione patrimoniale
Alla base del provvedimento ci sarebbe la consistente sproporzione rilevata tra la capacità reddituale dell’imprenditore e le disponibilità patrimoniali e finanziarie a lui riconducibili. È questo squilibrio, secondo la Sezione misure di prevenzione, a giustificare l’applicazione della misura preventiva prevista dal Codice antimafia.
L’indagine patrimoniale del Centro operativo della DIA ha quindi permesso di ricostruire un assetto economico che, secondo gli investigatori, non troverebbe riscontro nei redditi dichiarati o accertabili. Da qui il sequestro di immobili, quote societarie e disponibilità finanziarie.
Il provvedimento si inserisce nel quadro delle misure di prevenzione patrimoniale e non costituisce una condanna penale. Il destinatario del sequestro resta persona sottoposta a provvedimento preventivo e potrà avvalersi dei rimedi previsti dall’ordinamento, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza.



