

Nell'Avellinese ennesima tragedia sul lavoro
Un operaio di 55 anni ha perso la vita metere era al lavoro su un capannone industriale di Prata Principato Ultra, in provincia di Avellino, precipitando dal tetto mentre era impegnato nello smontaggio di pannelli solari. La vittima è Pietro Pellegrino, originario di Sassano, nel Salernitano, dipendente di una ditta che stava effettuando lavori di manutenzione sulla copertura.
Secondo la prima ricostruzione effettuata dai carabinieri della Compagnia di Avellino e dal Nucleo Ispettorato del lavoro, Pellegrino sarebbe caduto da un’altezza di circa dieci metri dopo il cedimento improvviso di un lucernario, che non avrebbe retto al suo peso. L’impatto con il suolo è stato fatale: i soccorsi, giunti tempestivamente sul posto, non hanno potuto fare nulla per salvare l’operaio, deceduto sul colpo.
La Procura di Avellino ha disposto il sequestro della salma e avviato una serie di accertamenti tecnico-legali, delegando ai carabinieri e al medico legale le verifiche sulla dinamica esatta e sulle condizioni di sicurezza del cantiere. Sul posto sono intervenuti anche i tecnici dell’Ispettorato del lavoro, chiamati a valutare il rispetto delle norme antinfortunistiche durante le operazioni in quota.
L’incidente di Prata Principato Ultra non è isolato: nello stesso giorno, in Campania, si è registrata un’ulteriore tragedia sul lavoro ad Apollosa, nel Beneventano, dove ha perso la vita un altro operaio del Salernitano, Antonio De Simone, 46 anni, di Montesano sulla Marcellana.
Due vite spezzate in poche ore, entrambe legate ad attività svolte in altezza, che riaccendono i riflettori sulla sicurezza nei cantieri e nelle manutenzioni industriali.
La coincidenza temporale e geografica delle due morti ha spinto sindacati e associazioni a chiedere verifiche straordinarie sulle condizioni di lavoro nel settore delle manutenzioni in quota, dove le cadute dall’alto restano una delle principali cause di infortuni mortali.
Negli ultimi giorni diversi episodi simili hanno insanguinato le cronache italiane. A inizio ottobre, a Robecco sul Naviglio (Milano), un operaio di 48 anni è morto dopo essere precipitato da circa otto metri durante lo svuotamento di un solaio. Pochi giorni prima, a Pistoia, un altro lavoratore di 43 anni è precipitato da un tetto mentre montava pannelli, perdendo la vita sul colpo.
Ancora più recente è il caso di Caivano, dove la morte di un operaio per caduta da grande altezza ha portato all’iscrizione di tre indagati, tra cui i titolari del capannone in cui l’uomo stava lavorando. Una sequenza di episodi che conferma come le cadute dall’alto restino, anche nel 2026, una delle principali emergenze della sicurezza sul lavoro in Italia.
Secondo i dati Inail relativi al 2025, in Italia sono state denunciate 1.189 morti tra i lavoratori, con una media superiore a tre vittime al giorno. Rispetto al 2024 si registra un calo del 3,02% dei decessi in occasione di lavoro, ma il tasso di mortalità italiano (3,69 decessi ogni 100mila occupati) resta superiore alla media europea (1,63).
Le regioni con il maggior numero di morti sul luogo di lavoro sono Lombardia, Campania e Veneto, mentre le cadute dall’alto continuano a rappresentare una quota rilevante degli incidenti mortali, soprattutto nei settori delle costruzioni, della manutenzione e del montaggio di impianti. Nei primi sette mesi del 2026 sono già state registrate 422 morti sul lavoro, confermando la persistenza del fenomeno anche nell’anno in corso.
Mentre la Procura di Avellino approfondisce le responsabilità nell’incidente di Prata Principato Ultra, cresce la pressione sulle istituzioni per inasprire i controlli e le sanzioni in materia di sicurezza, soprattutto per i lavori in quota. Sindacati e comitati per la sicurezza chiedono ispezioni a sorpresa nei cantieri e nelle aziende che operano su tetti e coperture, oltre a campagne di formazione obbligatoria per tutte le ditte coinvolte in manutenzioni ad alta quota.
Intanto, la comunità di Sassano, paese di origine di Pietro Pellegrino, si stringe attorno alla famiglia della vittima, mentre si moltiplicano gli appelli perché “nessun’altra famiglia debba vivere lo stesso dolore”
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