«Cagnazzo diffamato», condannati Giulio Golia, Rti e i fratelli Vassallo

Un racconto televisivo che, secondo il Tribunale civile di Frosinone, avrebbe finito per orientare il giudizio del pubblico sulla posizione dell’allora ufficiale dei carabinieri Fabio Cagnazzo, accostandolo alla vicenda dell’omicidio di Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica ucciso ad Acciaroli il 5 settembre 2010.

È questo il cuore della sentenza con la quale il giudice civile Luigi Petraccone ha ritenuto diffamatori i cinque servizi realizzati nel 2020 dalla trasmissione “Le Iene” sul caso del cosiddetto “sindaco pescatore”. Il provvedimento, articolato in oltre venti pagine, riconosce un danno alla reputazione di Cagnazzo e individua responsabilità sia nella realizzazione e nel contenuto dei servizi sia nelle dichiarazioni rese durante le interviste.

A essere condannati al risarcimento sono il giornalista Giulio Golia, Reti Televisive Italiane spa e i fratelli di Angelo Vassallo, Dario e Massimo. È stata invece esclusa la responsabilità di Francesco Avallone, assistito dagli avvocati Giorgio Scognamiglio e Sergio Grandoni dello studio De Simone.

Il risarcimento

Il Tribunale ha quantificato in 100mila euro il risarcimento principale, stabilendo una responsabilità solidale secondo una precisa ripartizione: il 40 per cento a carico di Giulio Golia, un altro 40 per cento a carico di Reti Televisive Italiane e il restante 20 per cento a carico dei fratelli Dario e Massimo Vassallo, in relazione alle dichiarazioni rese nelle rispettive interviste.

A questa somma si aggiungono altri 20mila euro, posti interamente a carico di Giulio Golia. Secondo il giudice, il giornalista avrebbe avuto un ruolo determinante nella costruzione complessiva dei servizi, compresi contenuti e montaggio.

Il conto complessivo indicato nella sentenza arriva dunque a 120mila euro.

il taglio dei servizi

È soprattutto sulla struttura narrativa delle cinque puntate che si concentra il ragionamento del Tribunale.

Per il giudice, il carattere diffamatorio non sarebbe riconducibile soltanto a una singola frase o a una esplicita accusa, ma alla modalità complessiva con cui il caso venne raccontato.

Nel provvedimento si sottolinea infatti come «il contenuto diffamatorio non deriva da singole affermazioni esplicite», ma dalla «costruzione complessiva del servizio», attraverso il montaggio delle sequenze, le correlazioni sottintese e le suggestioni narrative.

Secondo questa ricostruzione, il risultato sarebbe stato quello di indurre nello spettatore medio un giudizio negativo nei confronti di Cagnazzo, pur senza una contestazione formalmente formulata nei suoi confronti.

la difesa di Cagnazzo

Soddisfazione viene espressa dai legali che hanno assistito Cagnazzo nel procedimento civile.

L’avvocato Antonio Mosca, che ha seguito la causa insieme alla collega Marialuisa Petroni, sottolinea il valore del pronunciamento pur evidenziando che nessun risarcimento può cancellare le conseguenze personali e professionali della vicenda.

«C’è ovviamente soddisfazione per il verdetto che ha accolto le nostre valutazioni», spiega il legale, evidenziando al tempo stesso «la consapevolezza che nessuna somma potrà restituire al colonnello Cagnazzo quanto è stato costretto a subire in questi anni».

Le reazioni

La sentenza non chiude però la vicenda. Le parti condannate potranno infatti impugnare il provvedimento davanti alla Corte d’appello, chiedendone la riforma.

La difesa dei fratelli Vassallo ha già annunciato una linea molto critica nei confronti della decisione. L’avvocato Antonio Ingroia, che assiste Dario e Massimo Vassallo, parla di una «sentenza che grida vendetta» e si dice convinto che il verdetto possa essere ribaltato in secondo grado.

La tesi della difesa è che ai familiari della vittima debba essere riconosciuta la possibilità di esprimere valutazioni e critiche sull’operato di chi ha indagato sulla morte del loro congiunto, soprattutto quando tali dichiarazioni siano collegate a fatti ritenuti concreti.

Anche sul fronte di Giulio Golia viene ribadita la convinzione di aver svolto correttamente l’attività giornalistica.

L’inchiesta sull’omicidio del sindaco pescatore

La sentenza civile si inserisce in una vicenda giudiziaria ancora aperta sul fronte dell’omicidio di Angelo Vassallo.

Il 5 settembre ricorrerà il sedicesimo anniversario della morte del sindaco di Pollica, assassinato ad Acciaroli nel 2010.

Quanto alla posizione di Fabio Cagnazzo nell’inchiesta penale, l’ufficiale, assistito dagli avvocati Ilaria Criscuolo e Agostino De Caro, è stato archiviato dal giudice per l’udienza preliminare. A novembre, secondo quanto riportato nel testo, è previsto l’esame del ricorso presentato dal pm Elena Guarino della Procura di Salerno, titolare dell’inchiesta sull’omicidio del “sindaco pescatore”.

Due procedimenti, dunque, che corrono su piani differenti: da una parte la causa civile sulla presunta diffamazione televisiva; dall’altra l’inchiesta penale sulla morte di Angelo Vassallo. Un intreccio giudiziario destinato a rimanere al centro dell’attenzione anche nei prossimi mesi.

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Pubblicato da
Federica Annunziata

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