

Guido Roviello
Caserta – Cinquanta euro. È questa la cifra su cui si è misurato l’ultimo respiro di Guido Roviello, il prezzo effimero di una vita calpestata sul selciato di una piazza di Caserta. Quando la disperazione tocca il fondo, la convivenza tra gli ultimi si trasforma in una spietata lotta darwiniana, dove l’elemosina di una giornata diventa movente sufficiente per scatenare una ferocia primordiale.
Eppure, a fare ancora più orrore del sangue versato per una manciata di monete, è il silenzio complice dei passanti. Mentre i colpi si abbattevano sul corpo inerme del sessantenne, c’era chi impugnava lo smartphone per documentare l’orrore in tempo reale, senza che alcuno trovasse il coraggio civile o l’istinto umano di gridare un alt, di frapporsi, di chiamare aiuto.
La sequenza che ha inchiodato il presunto aggressore – anch’egli un senza fissa dimora e di origini rumene come la vittima– racconta l’involuzione brutale della nostra quotidianità. Le immagini mostrano un’escalation di violenza inaudita: una discussione accesa per quel piccolo gruzzolo preteso con prepotenza, poi il primo colpo secco che abbatte la vittima.
Ciò che segue è un accanimento metodico: calci al torace e al cranio mentre Guido giaceva a terra, fino al gesto estremo di sollevarlo per sferrargli un ultimo pugno al volto. Nessun gesto di pietà sul selciato, né tra chi colpiva né tra chi guardava attraverso la lente rassicurante e distaccata di un display.
Dietro la definizione asettica di “clochard” c’era la parabola complessa di un uomo mite. Guido, 62 anni originario della Romania ma da anni parte integrante del tessuto cittadino, aveva conosciuto una vita diversa dietro i tavoli dei ristoranti dove lavorava come cameriere, prima che la perdita dell’occupazione lo trascinasse ai margini.
Nonostante la strada, non si era arreso: frequentava regolarmente la mensa di Nostra Signora di Lourdes e la Comunità di Sant’Egidio, punti di riferimento dove trovava ristoro, docce calde e, soprattutto, una dimensione relazionale che gli restituiva dignità.
Quella di Guido è stata una fine che riapre ferite mai del tutto rimarginate. Già nel 2019 era scampato a un pestaggio analogo, riportando fratture multiple e venendo curato e riabilitato grazie all’impegno instancabile dei volontari de “L’Angelo degli Ultimi”, che gli avevano consentito di rimettersi in piedi e trovare un tetto provvisorio a Maddaloni.
La strada, tuttavia, presenta un conto implacabile a chi non ha difese. Il secondo round contro la marginalità non gli ha concesso appello, lasciando alla città una macchia indelebile: una morte consumata per pochi spiccioli e trasformata in spettacolo da una folla muta.
Guido stava discutendo con l’uomo quando è stato improvvisamente colpito con un pugno che lo ha fatto rovinare sull’asfalto. L’aggressore si è poi accanito con ripetuti calci al capo e al torace, sollevandolo infine per sferrargli un ultimo colpo al volto. Dai video emerge inoltre un dettaglio inquietante: nessuno dei passanti, compreso l’autore della registrazione video, ha mosso un dito per fermare la furia omicida.
Il suo assassino su disposizione del procuratore vicario di santa Maria Capua Vetere, Graziella Arlomede, è rinchiuso in carcere con l’accusa di omicidio aggravato dai futili motivi.
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