

Il carcere di Benevento
Nella giornata di ieri i Garanti dei diritti dei detenuti – Samuele Ciambriello per la Regione Campania e Patrizia Sannino per la Provincia di Benevento – hanno effettuato una visita ispettiva e di ascolto all’interno del carcere di Benevento. Accolti dalla direttrice Marianna Adanti, dalla comandante di reparto e da una rappresentanza degli educatori, i due garanti hanno ispezionato la sezione teatro della protesta.
L’area, attualmente sotto sequestro della Procura della Repubblica, comprende 14 celle per una capienza di 30 posti. È risultata completamente devastata e del tutto inagibile. Le testimonianze dei detenutiAl piano terra dell’istituto Ciambriello e Sannino hanno incontrato una delegazione di reclusi della sezione G1 che non hanno partecipato ai disordini.
Dalle loro parole è emerso che, nelle fasi iniziali, la sommossa era stata scambiata per una violenta lite interna. I detenuti hanno segnalato la presenza di persone anziane e con patologie psichiatriche. La spinta principale dei promotori sarebbe stata la richiesta di trasferimento in istituti che offrano reali opportunità di studio e lavoro, a fronte della quasi totale assenza di attività trattamentali nella sezione coinvolta.
Affollamento e salute mentaleLa visita ha riportato l’attenzione sulla situazione dell’articolazione di tutela della salute mentale, situata al quarto piano: chiusa e inattiva da oltre due anni nonostante le crescenti esigenze della popolazione detenuta. Attualmente il carcere di Benevento ospita 361 detenuti a fronte di 259 posti regolamentari, con un tasso di affollamento del 140%.
Di questi, 158 sono in regime di Alta Sicurezza e 66 sono donne. Mediazione e trasferimentiAll’uscita dall’istituto i garanti hanno incontrato i giornalisti. Hanno espresso sollievo per la totale assenza di feriti tra il personale di Polizia Penitenziaria e i reclusi. L’emergenza è rientrata grazie a un’operazione di mediazione condotta dal negoziatore e dal Gruppo di Intervento Operativo (G.I.O.) della Polizia Penitenziaria, che hanno riportato l’ordine esclusivamente attraverso il dialogo.
«Quanto avvenuto dimostra in modo inequivocabile che anche nelle situazioni più critiche e di fronte a soggetti complessi, l’ascolto e la mediazione garantiscono risultati efficaci ed evitano il ricorso alla violenza. Quando si dialoga e si ascoltano le ragioni, giuste o meno, la mediazione istituzionale prevale positivamente», ha dichiarato Samuele Ciambriello. Sul fronte sanitario è intervenuta un’ambulanza del 118 per un detenuto colto da una crisi d’ansia somatizzata a seguito dello stress emotivo.
Sul piano gestionale, 10 detenuti ritenuti i principali fautori della sommossa sono stati trasferiti in altri istituti (prima un gruppo di 6, poi altri 4). Altri 20 detenuti estranei ai fatti sono stati redistribuiti nelle sezioni della struttura sannita. Il dibattito sul futuro dell’istitutoRestano aperte le valutazioni sull’assetto futuro del carcere. La garante provinciale Patrizia Sannino si è detta favorevole all’ipotesi di destinarlo interamente al regime di Alta Sicurezza, per garantire maggiore omogeneità ed equità nei percorsi trattamentali.
Il garante regionale Ciambriello ha invece manifestato forti perplessità su questa riconversione. La criticità più urgente riguarda ora i detenuti sfollati: a causa del sequestro dell’area non hanno potuto recuperare indumenti ed effetti personali. Nelle prossime ore i garanti avvieranno interlocuzioni con la Direzione per consentire il recupero della biancheria e degli altri oggetti.
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