

Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola
Roma – ‘Valter ma è tutto allucinante, non ci credo, non posso crederci e non voglio crederci, ma aiutarmi in cosa?’: così avrebbe detto Sigfrido Ranucci a Valter Lavitola dopo la perquisizione e la notifica dell’accusa di essere il mandante dell’attentato avvenuto a Pomezia il 16 ottobre scorso.
L’imprenditore ed ex editore dell’Avanti scegli il Giornale di Tommaso Cerno per raccontare l’ultima telefonata avuta con l’amico Sigfrido Ranucci. Secondo quanto ha riferito Lavitola sarebbe avvenuta la notte della perquisizione nella sua abitazione da parte dei carabinieri.
Sarebbe stata proprio quella telefonata l’ultimo contatto con il giornalista. A chiamare sarebbe stato Lavitola che poi racconta: “lui mi risponde dicendomi ‘Valter ma è tutto allucinante, non ci credo, non posso crederci e non voglio crederci, ma aiutarmi in cosa?’, poi mi chiama alle 3 e 30 del mattino e siamo stati al telefono circa due ore. Era notte e ha fatto giorno”, parlando “delle varie possibili e fantasiose ipotesi”.
Lavitola racconta anche della sua amicizia con Ranucci: “Non lo sento dalla sera dell’interrogatorio, purtroppo. Sai, quando sei abituato per anni a sentire una persona almeno una volta al giorno, o due… dopo una cosa del genere noi normalmente ci saremmo sentiti almeno dieci volte tutti i giorni. Io lo vorrei sentire, ma l’avvocato continua a dire che sarebbe inquinamento delle prove, che ne so…”.
Poi aggiunge: “Io in teoria ho tutto l’interesse a non tutelare Ranucci, tanto per essere chiaro. Ma se l’avessi fatto io l’ipotesi è che lui lo sapesse: l’idea degli inquirenti è che io l’ho fatto per il bene, così mi hanno detto… per cui l’ipotesi è che se io faccio qualcosa per aiutare te, tu lo sai, punto. Ma siccome supera la fantasia…”.
L’imprenditore accetta anche di parlare della donna citata dalla Procura di Roma come “persona in costante contatto con la vittima”, che “non si esclude possa aver ricevuto pregressi contatti, ovvero tentativi di contatto da soggetti legati al grave atto intimidatorio oggetto di indagine”.
“L’unica persona con cui ha parlato sono io – dice al Giornale Lavitola – Tieni presente che io e Sigfrido eravamo veramente amici e se litigava con lui lei un sacco di volte chiamava me” , “ma dire che gliela abbia presentata io no”.
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